9 dicembre forconi: Shangai
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domenica 23 settembre 2018

Il petroyuan inizia a diventare uno strumento politico “reale”

La prima consegna di greggio fisico avvenuta nei giorni scorsi, che regola il primo future petrolifero quotato in valuta cinese, è una buona occasione per fare il punto sul petroyuan e sugli effetti che nel medio e lungo periodo questo strumento può svolgere non solo sui mercati petroliferi ma anche su quelli finanziari e quindi inevitabilmente politici. Può sembrare un vezzo da specialisti, monitorare il regolamento di un contratto future. Ma in realtà è un passaggio fondamentale per testare la solidità del processo messo in piedi dalle autorità cinesi che ha condotto alla quotazione del future. Se la consegna per una qualsiasi ragione avesse incontrato intoppi, il future cinese avrebbe sostanzialmente fallito la sua prova di mercato. Al contrario, tutto è andato come da copione. Le cronache riportano che sono stati consegnati 601.000 barili di greggio sour mediorientale per un valore di 293 milioni di yuan, pari a circa 42,6 milioni di dollari. Lo Shanghai International Energy Exchange (INE), la borsa dove è quotato il future, non ha fornito l’identità degli acquirenti. Alcune fonti però alludono genericamente a compagnie finanziarie e ad almeno una compagnia cinese a controllo pubblico, la Yongan future.
Conclusa la regolazione, l’attenzione degli analisti si è spostata sull’andamento finanziario del future, che per una serie di ragioni legate probabilmente ai costi di storage e alla situazione internazionale è andato in contango già dal 21 agosto con il contratto in scadenza a dicembre. Quindi i prezzi futuri di dicembre sono superiori al prezzo spot corrente e tuttavia gli acquisti si son concentrati proprio su questa scadenza già dalle metà di agosto. Agli inizi di settembre i lotti scambiati su questo contratto avevano toccato quota oltre 348 mila lotti, poco sotto il record di oltre 367 mila contratti dell’8 agosto raggiunto però dal future di settembre ormai vicino alla scadenza. La preferenza dei trader sul future di dicembre, ossia il contratto più lontano nel tempo, non è usuale nei grandi mercati dei derivati, dove di solito la liquidità si concentra sul contratto più prossimo (cd prompt-month), quindi quello del mese successivo a quello in scadenza. Questa caratterista del future cinese denota l’utilizzo più che altro speculativo che ne fanno i trader, peraltro in gran parte clientela retail cinese. Avere tre mesi di tempo prima della scadenza, insomma, dà più margini per speculare sui prezzi e lasciare il mercato prima della consegna fisica. In tal senso in questi primi sei mesi di attività il petroyuan, secondo diversi osservatori, più che un termometro della domanda cinese di greggio, che ricordiamo essere ormai sostanzialmente la prima al mondo, è un indicatore dell’attitudine speculativa dei suoi partecipanti. Le cronache riportano che in oltre 30.000 avrebbero aperto un account all’INE e almeno una decine di grandi compagnie, cinesi e non, hanno iniziato da subito a utilizzare il petroyuan. Secondo alcune stime, dal momento del lancio al 31 agosto scorso sono stati tradati a Shangai oltre 11 milioni di lotti per un valore di circa 5,39 trilioni di yuan, superando di gran lunga il DME Oman future. Gii osservatori stimano che ormai il 15% di queste posizioni siano estere, rispetto al 5% dei primi due mesi di trading.  Insomma: il petroyuan mostra un gradimento crescente, ma soprattutto inizia a penetrare nell’economia reale del petrolio.
A parte la consegna di settembre, che sarà servita a rassicurare chi il greggio lo compra sul serio, gli analisti hanno osservato la nascita di un certo collegamento “spontaneo” fra il future cinese e Dubai. La preferenza finora mostrata per i contratti in petroyuan a intervallo trimestrale, infatti, si combina bene con i meccanismi di mercato della cittadina araba visto che il future ha come sottostante il Middle eastern sour, contrattato a Dubai, e soprattutto si sposa col ciclo di mercato di questo greggio che tratta cargo con merce spedita a due mesi, in coerenza con i 20-35 giorni che servono per raggiungere la Cina dal Golfo Persico. E non ci sono solo ragioni tecniche, ossia legate al funzionamento dei mercati, a lasciar immaginare grandi spazi di crescita nell’economia reale del petroyuan. La variabile politica è sicuramente quella più interessante. Cronache più o meno interessate sottolineano le enormi opportunità che si aprono per il petroyuan adesso che diventa imminente l’applicazione completa delle sanzioni Usa all’Iran. Dal prossimo novembre sarà molto difficile per gli iraniani vendere petrolio in dollari, e poiché la Cina rimane uno dei principali clienti della Repubblica Islamica, nulla di più semplice che usare uno strumento che già esiste – il petroyuan – per quotare e scambiare greggio contro valuta.
Qualcosa di simile starebbe accadendo anche fra Russia e Cina. Secondo questi resoconti Mosca e Pechino sono intenzionate a incrementare il valore delle transazioni denominato in rubli e yuan. I media riportano che il capo del Russian Direct investmente fund, Kirill Dmitriev, avrebbe annunciato lo scorso 12 settembre all’Easter Economic Forum (EEF) di Vladivostok che i primi accordi in valute locali avverranno all’inizio del prossimo anno e che esiste un’intesa con la China Development Bank per creare un fondo in valuta cinese da almeno dieci miliardi per sostenere questi scambi. L’intenzione è di scambiare beni per 100 miliardi di valore in prima battuta per arrivare a 200 nel medio termine. Una scelta che ha anche un certo senso economico se si osserva che la Cina, secondo alcuni resoconti, pesa circa il 15% del commercio russo e che il commercio bilaterale è cresciuto del 31,5% nel 2017 raggiungendo gli 87 miliardi. Peraltro pare che l’interscambio in valute locali sia già avviato da un pezzo. 
La Cina avrebbe pagato nel 2017 il 9% delle sue fornitura dalla Russia in rubli mentre le compagnie russe avrebbero pagato il 15% delle loro importazioni in Yuan. Il fatto che la Russia sia il primo fornitore di greggio della Cina potrebbe semplificare molto l’adozione del petroyuan nello scambio fra i due paesi.
E qui si arriva al punto che trasforma una questione da specialisti – un future sul greggio – o al limite da studiosi del commercio internazionale – l’interscambio russo-cinese – in un affare di stato. Anzi: di stati. La diffusione di scambi in yuan implica l’aumento del volume di transazioni valutarie in moneta cinese, ancora poco significativo, soprattutto a causa dell’inconvertibilità dello yuan, ma soprattutto perché sinora il commercio internazionale è stato denominato in gran parte in dollari. Anche su questo tema, resoconti più o meno interessati ipotizzano che l’evoluzione del quadro politico internazionale stia lentamente traghettando il mondo verso un sistema multi-valutario, dove il Re dollaro, seppur fra molte resistenze, e in parte per precise scelte degli Usa (dazi, sanzioni) sta lentamente perdendo quote di mercato. E’ presto per dire se queste previsioni siano sensate. Ma sarebbe poco saggio ignorarle.
Fonte: qui

giovedì 13 settembre 2018

Sempre più profondo l’isolamento di Washington per effetto della politica di sanzioni e minacce

Se è visibile un risultato della politica di attacchi economici del presidente Trump questo è stato quello di riavvicinare le diverse potenze mondiali, di aver favorito la normalizzazione di nuove partnership economiche e prodotto la cooperazione reciproca fra i paesi oggetto delle sanzioni USA. Tutti i paesi in questione hanno maturato l’orientamento di unirsi contro l’egemonia statunitense.
I brutali attacchi finanziari attuati da Washington su diversi paesi hanno prodotto di fatto un autoisolamento degli Stati Uniti che non erano mai stati così isolati dalla comunità mondiale, tenendo conto dei loro ruolo di superpotenza leader fino a pochi anni addietro.
A contrasto di questo, risulta che si è formato un nuovo terreno di solidarietà e partnership contro questa pressione illecita sull’economia mondiale e questo coinvolge varie potenze globali, tra cui Russia, Cina, Iran, indiscutibilmente anche la Turchia e probabilmente il Pakistan..
A seguito all’annuncio di sanzioni contro l’Iran, gli Stati Uniti hanno cercato di imporre le proprie politiche anche alla Turchia attraverso un’operazione di strangolamento finanziario , che ha colpito anche altri stati. La Turchia è stata colpita con dazi e con una guerra valutaria che ha fatto crollare la lira turca e schizzare i suoi tassi di cambio con il dollaro, con l’abnorme salita dei tassi di interesse che sono diventati uno strumento per Washington per costringere la Turchia ad accettare le sue richieste illegali. Tuttavia, la posizione ferma della Turchia contro questa illegalità, e la posizione del popolo turco che si è schierato in massa contro l’attacco economico di Washington al loro paese, ha creato un ambiente ostile agli USA dove Ankara sta assumendo una forte posizione internazionale contro questo attacco, riavvicinandosi alla Russia ed all’Iran.
Sanzioni USA all’Iran
Molti analisti ritengono che gli Stati Uniti stiano cercando di stabilire “un sistema egemonico di nuova generazione” con cui, utilizzando il loro potere geofinanziario, vorrebbero “schiacciare” la Russia, la Cina, la stessa UE, l’Iran e la Turchia attaccando la loro economia e le istituzioni finanziarie con mosse manipolative. Le sanzioni contro l’Iran, le dispute sulle difese del sistema della NATO e l’accordo sul clima e così via sono stati argomenti di lite tra gli alleati transatlantici della NATO. Germania, Francia e Regno Unito insieme alle istituzioni dell’UE hanno già adottato misure severe contro le sanzioni statunitensi sull’Iran e hanno dichiarato che Bruxelles e gli Stati membri non lasceranno che Washington faccia pressione sulle società europee.
L’Amministrazione di Donald Trump, che ha cercato di stabilire (senza successo) un contatto diretto con il presidente russo, Vladimir Putin, ha voltato le spalle ai suoi vecchi alleati europei ed ha messo in questione i vecchi accordi di cooperazione esistenti. A causa di questo ambiente conflittuale, l’UE è ora più vicina alla Turchia e all’Iran rispetto agli Stati Uniti. La Germania rafforza la sua cooperazione energetica con la Russia, resistendo alle pressioni USA e dichiara apertamente di lavorare per modificare i propri orientamenti guardando sempre più ad est, verso i mercati emergenti.
Summit dei BRICS con Erdogan osservatore
Questo nuovo scenario internazionale realizza un nuovo ordine globale in cui tutte le potenze pregiudicate dalle sanzioni di Washington stanno optando di unirsi contro le azioni irrazionali e non diplomatiche degli Stati Uniti. In altre parole, gli Stati Uniti sono diventati la spina dorsale di un sistema che viene riformato e ristrutturato sulla base di nuove realtà emergenti che rigettano il dominio geofinanziario di Washington ed adottano nuove forme valutarie e nuovi canali finanziari per le loro transazioni, sottraendosi al ricatto economico e finanziario manovrato delle piazze di New York e Londra.
Il sistema finanziario mondiale, dominato dagli anglo USA, che è stato utilizzato come una clava dall’Amministrazione di Washington contro i paesi ostili o non conformi agli interessi statunitensi, è destinato a essere affiancato da un sistema parallelo di cui si fa promotrice la Cina in cooperazione con i paesi aderenti al gruppo dell’Accordo di Shangai che comprende oltre alla Russia e alla Cina tutti i più importanti paesi dell’Asia. Pechino ha lanciato con successo, nel Marzo di quest’anno, la sua prima grande offerta di futures sul petro-yuan, la sua moneta nazionale, che ha rappresentato una modifica sull’assetto del mercato del commercio del greggio , fino ad oggi espresso sempre in dollari. L’operazione ha riscontrato il successo e la crescita delle transazioni nella nuova forma valutaria.
Nel frattempo, la Turchia ha superato questa operazione economica grazie alle sue misure forti e al sostegno finanziario di paesi come il Qatar che ha investito 15 miliardi sulla sua economia e della Cina, oltre al deciso appoggio della sua popolazione. La crisi prodotta a Washington si è rivelata un’opportunità per la Turchia di stabilire una nuova forma di solidarietà e cooperazione non solo su scala nazionale, ma anche su basi internazionali.
Ancora di più l’opportunità ha consentito a Pechino di tessere una rete di grandi paesi interessati ad adottare la sua moneta per gli scambi internazionali in sostituzione del petroldollaro e, in alcuni casi, di svolgere la funzione di ivestitore e finaziatore di economie di paesi emergenti che cercano di affrancarsi dal neocolonialismo anglo americano.

Il quadro internazionale sta quindi muovendosi verso un profondo cambiamento non solo geopolitico ma anche geofinaziario e sempre di più si avverte il declino ed il ridimensionamento del potere globale USA e l’avvento di nuovi centri di sviluppo che inevitabilemnte puntano tutti verso l’Asia.
Le sanzioni e le guerre commerciali stanno contribuendo a questo cambiamento, anche se gli obiettivi che avevano mosso Washington nell’intraprendere la sua brutale guerra economica non contemplavano gli effetti che oggi si stanno manifestando. Potrebbe essere la dura lezione della Storia che determina la fine irreversibile del vecchio mondo unipolare sognato dai neocon di Washington. 
Lo accetteranno? 
Questo è il grande interrogativo.

di  Luciano Lago

Fonte: qui

domenica 15 aprile 2018

Il petro-yuan può lanciare il renminbi come valuta globale e mettere in ginocchio il petro-dollaro



In un interessante serie di interviste di esperti finanziari raccolte oggi da RT emerge come i futures sul petrolio sostenuti dallo yuan possono nel medio periodo annientare il dominio del dollaro USA sul mercato del greggio. Tuttavia, il biglietto verde non cederà facilmente ila sua posizione di moneta egemone. "La domanda numero uno è quella di capire se la Cina sarà in grado di rendere il mercato petrolifero un suo mercato della domanda, e non il mercato delle forniture petrolifere scambiato in dollari come è ora", ha dichiarato Vladimir Rozhankovsky, analista di Global FX Investment.

La Cina ha recentemente superato gli Stati Uniti come il primo acquirente di petrolio al mondo. "La domanda numero due riguarda il futuro delle guerre commerciali. Se il commercio mondiale entra in una spirale mortale di sanzioni economiche reciproche, mantenere il commercio del petrolio in dollari sarà una questione di importanza strategica, o una questione di sopravvivenza per gli Stati Uniti", ha aggiunto l'analista.

Di conseguenza, Washington può minare deliberatamente l'immagine del petro-yuan attaccando le azioni cinesi. Questo potrebbe comportare la svalutazione dello yuan, rendendo il futuro del petrolio cinese meno attraente, ha proseguito Rozhankovsky.

Tuttavia, gli Stati Uniti hanno evidenti svantaggi su cui il petro-yuan può capitalizzare. Innanzitutto, il dollaro USA è ancora troppo forte, rendendo la produzione petrolifera nazionale molto costosa. In secondo luogo, gli Stati Uniti non hanno gasdotti transatlantici e le navi cisterna sono costose e altamente rischiose, ha aggiunto l'analista.

"La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina è già iniziata. La Cina ha in programma di promuovere il renminbi come valuta di riserva e non c'è mossa migliore che acquistare materie prime nella sua valuta nazionale. Può risparmiare sulla conversione di valuta e diventare meno dipendente dal dollaro USA ", ha commentato Stanislav Werner, capo del dipartimento di analisi di Dominion.

L'analista nota che il mercato del petrolio ha un valore di 14 trilioni di dollari al momento, ed è più grande dell'economia cinese. "Le prime sessioni di trading sono state volatili, ma questa è una storia tipica per i nuovi strumenti finanziari. Gli Stati Uniti hanno una seria ragione per innervosirsi, perché in molti modi l'egemonia del dollaro USA viene dal commercio di petrolio in dollari ", ha concluso.

Fonte: qui

lunedì 8 gennaio 2018

Avanza il Petro-Yuan nell’asse russo cinese che si contrappone al dollaro USA

La Cina è interessata a firmare contratti nel settore petrolifero espressi in yuan. In questo senso Pechino ha programmato di introdurre un suo indice di riferimento che andrà a competere con il Brent o il “West Texas Intermediate”.
Essendo la Cina attualmente il maggiore utilizzatore di energia ed acquirente di greggio, Pechino è interessata a firmare contratti petroliferi con pagamanto in yuan e a stabilire nello stesso tempo un riferimento di prezzi sulla piazza di Shangai. Il piano prevede che i soci del paese asiatico ricevano, a saldo delle loro forniture, pagamenti a mezzo yuan e ed oro, stabilendo una convertibilità della moneta cinese con l’oro ed evitando di utilizzare dollari USA.
Visto il potere contrattuale della Cina negli acquisti di greggio, è facile prevedere che i principali fornitori del gigante asiatico si vorranno adeguare onde evitare di perdere il loro maggiore cliente.
Il prezzo del barile espresso in yuan permetterà agli esportatori di petrolio, come Russia, Iran e Venezuela, di evitare le sanzioni nordamericane nella vendita del loro petrolio per mezzo della moneta cinese.
Già In settembre, il Venezuela aveva eliminato il dollaro dai suoi contratti petroliferi. Caracas ha ordinato ai commercianti di petrolio di convertire tutti i loro contratti in euro e di non utilizzare più i dollari. La misura ha fatto seguito all’approvazione delle sanzioni USA contro il paese latinoamericano.
La Russia e la Cina hanno iniziato a commerciare tra loro con le proprie monete dopo le sanzioni imposte dagli USA nel 2014.
Si tratta quindi di costituire una enorme zona di interscambio in moneta di riserva alternativa e di allontanarsi totalmente dal dollaro nordamericano. La decisione segue all’inaugurazione da parte di Pechino del nuovo sistema di pagamenti transnazionale, il CIPS, che diventa alternativo alo “SWIFT Code”, radicato a Bruxelles e controllato dalle centrali finanziarie USA che viene utilizzato normalmente per le transazioni bancarie.
Anche nel caso del CIPS , questo è nato come sistema alternativo allo Swift nel momento in cui gli USA hanno utilizzato il loro potere per bloccare i paesi sotto sanzione dall’utilizzo del sistema Swift, oltre al fatto che Pechino ha deciso da tempo di lanciare obbligazioni di Stato espresse in Yuan e di garantire la converitbilità con l’oro di cui ha accumulato gigantesche riserve.
Nyovo sistema monetario
Il tutto forma parte di una strategia a lungo termine con cui si va ad abbandonare il dollaro nelle transazioni internazionali come principale moneta per gli scambi, sottraendosi al potere geofinanziario anglo USA e al suo sistema di ricatti nei confronti dei paesi non conformi agli interessi di Washington.
Quella della conversione in Yuan del petrolio non si può considerare una iniziativa estemporanea nè di avventurismo, nè da parte di Caracas nè di Pechino.  La “Shanghai Futures Exchange” e la filiale “Shanghai International Energy Exchange”, INE, hanno da poco realizzato quattro test con esito positivo sui contratti a termine del greggio. Vedi: Ine.cn
Facile prevedere che le regole del mercato petrolifero e la speculazione con gli “acquisti a futuro” cambieranno profondamente, ma non è tutto. Se si considera che tutto l’intercambio tra Russia, Cina, Iran e India si va incanalando attraverso le rispettive monete nazionali, si deduce che la domanda del biglietto verde è destinata a subire un drastico calo.
Il sistema verso cui si stanno incamminando paesi come la Cina, la Russia ed i paesi del gruppo BRICS (Brasile, Russia, Cina, India e Sudafrica) sarà un sistema di post Bretton Woods, per indicare lo sganciamento dal signoraggio del dollaro USA.
Questo avrà conseguenze importanti negli equilibri geofinanziari mondiali e come prima conseguenza renderà quella delle sanzioni USA una arma spuntata per i paesi che avranno aderito al sistema alternativo. Chi di sanzioni ferisce……..
Fonte:   Al Manar    Asia Times
Traduzione e sintesi: Luciano Lago

Altro colpo mortale all'egemonia del dollaro? Cina e Pakistan da oggi lo sostituiscono con lo yuan




Altro colpo mortale all'egemonia del dollaro? Cina e Pakistan da oggi lo sostituiscono con lo yuan
La Banca centrale del Pakistan ha concordato martedì di sostituire il dollaro USA con lo yuan per gli scambi bilaterali con la Cina. Si tratta di una decisione che potrebbe accellerare la fine dell'egemonia del dollaro nel mondo.

L'adozione dello yuan nel commercio bilaterale tra i due paesi è particolarmente significativo per la mole di scambi tra Islamabad e Pechino nelle transazioni nei progetti del corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC). E da oggi  il Pakistan sarà ora in grado di pagare le importazioni dalla Cina in yuan e le società cinesi che investono in progetti CPEC in Pakistan potranno restituire i loro profitti anche nella loro valuta nazionale. "Considerando i recenti sviluppi economici locali e globali, in particolare con la crescente dimensione degli scambi e degli investimenti con la Cina nell'ambito del CPEC, la Banca centrale del Pakistan prevede che il commercio di yuan con la Cina aumenterà significativamente nel futuro prossimo e genererà benefici a lungo termine per entrambi i paesi". Si legge in una nota della Banca di Islamabad che annuncia la notizia.


Al momento, gli scambi bilaterali tra Pakistan e Cina si sono attestati intorno ai 14 miliardi di dollari tra il 2015 e il 2016. Le autorità pakistane prevedono un aumento significativo del volume degli scambi tra i due paesi. La Cina si è impegnata a investire, infatti, circa 60 miliardi di dollari in Pakistan fino al 2030 nel quadro del progetto CPEC, che è un mega progetto annunciato nell'aprile 2015 che mira a collegare il porto di Gwadar nel Pakistan sud-occidentale con la regione autonoma dello Xinjiang nella Cina nord-occidentale attraverso una rete di autostrade, ferrovie e oleodotti.
Fonte: qui