9 dicembre forconi

sabato 17 novembre 2018

''PANORAMA'' CON VISTA SU SAVIANO - IL SETTIMANALE CRITICATO DA FANPAGE PER AVER RACCONTATO LA VITA DELLO SCRITTORE SOTTO SCORTA.


RISPONDE SIMONE DI MEO: ''SIAMO MESSI DIETRO LA LAVAGNA DAL SITO INDAGATO PER CORRUZIONE DOPO AVER ASSOLDATO UN CRIMINALE COME AGENTE PROVOCATORE (PER UNA RESA DEI CONTI INTERNA AL PD?), IL SITO CHE PAGA SAVIANO PER FARE EDITORIALI, IL CUI DIRETTORE ERA IN POLE PER IL TG1…''

Simone Di Meo per “la Verità

francesco piccinini direttore fanpageFRANCESCO PICCININI DIRETTORE FANPAGE
I maestri di Fanpage ci hanno messo dietro la lavagna per l' inchiesta su Roberto Saviano, pubblicata da Panorama l' altro ieri. In un articolo intitolato «Prima Elena Ferrante, poi Roberto Saviano: ma è giornalismo d' inchiesta attaccare gli scrittori?», Massimiliano Virgilio (molto addentro al cerchio magico di Robertino grazie alle collaborazioni con Goffredo Fofi e Maurizio Braucci, entrambi mentori dello scrittore) ci bacchetta per le modalità di conduzione dell' indagine giornalistica che, scrive, ha «l' aria di essere un' azione dal sapore puramente scandalistico».

E questo perché, secondo Virgilio, non avremmo dovuto rivelare quanto fattura e con chi vive (ma soprattutto come vive) la sempre malinconica star di Gomorra. Virgilio - che è uno sceneggiatore, e quindi probabilmente poco abituato a maneggiare gli arnesi dell' approfondimento giornalistico - ha però scelto come pulpito una testata che, di certo, non può essere dichiarata indipendente rispetto a Saviano.

inchiesta fanpage sui rifiuti in campaniaINCHIESTA FANPAGE SUI RIFIUTI IN CAMPANIA
Il gruppo guidato da Gianluca Cozzolino (10 milioni di euro di fatturato nel 2017) ha infatti reclutato Saviano come editorialista di punta (è negli studi romani della CiaoPeople, editrice di Fanpage, che Robertino accusa in video Matteo Salvini di essere il ministro della Mala Vita) e gli ha organizzato, nell' ottobre 2017, una partecipata presentazione del libro Bacio feroce.
Nel suo atto d' accusa, Fanpage denuncia una «considerazione molto negativa sul giornalismo d' inchiesta» di Panorama.

Ma qual è invece il metodo d' inchiesta del giornale online diretto da Francesco Piccinini? Fanpage è diventato famoso, nel febbraio di quest' anno, per il reportage Bloody money che ha visto, come agente provocatore nei confronti di politici e imprenditori (su cui autonomamente e indipendentemente stava già indagando la Direzione distrettuale antimafia di Napoli) il camorrista Nunzio Perrella.

vincenzo de luca con i figli roberto e pieroVINCENZO DE LUCA CON I FIGLI ROBERTO E PIERO
Con addosso una telecamerina, Perrella ha incontrato vecchie e nuove conoscenze (tra cui il figlio del governatore Vincenzo De Luca, indagato e dimessosi da assessore a Salerno) per proporre affari sporchi con i rifiuti. In Italia, la legge non prevede l' agente provocatore, ma Fanpage ha reclutato un malavitoso, con un passato da collaboratore di giustizia, per prendere all' amo un po' di faccendieri.

Rischiando, però, di vanificare il lavoro della Procura (che ha infatti ha iscritto sul registro degli indagati per corruzione il direttore Piccinini, il giornalista Sasha Biazzo e lo stesso Perrella).
roberto saviano contro matteo salviniROBERTO SAVIANO CONTRO MATTEO SALVINI
Nella narrazione di Fanpage, quest' ultimo è un vecchio boss che cerca il riscatto travestendosi da imprenditore, a favore di telecamera, per attirare in trappola i criminali.

La realtà è ben diversa. E la racconta lo stesso Piccinini a verbale ai pm: «A mio parere, Perrella non ha mai smesso di occuparsi di questa materia. Anzi, probabilmente, ha interesse nel settore con società ucraine». E aggiunge: «Ho potuto constatare che società indicate da Perrella come per lui disponibili rientravano in scatole cinesi che avevano diramazioni in quel Paese».
roberto saviano contro matteo salvini 5ROBERTO SAVIANO CONTRO MATTEO SALVINI 

Fanpage, quindi, ha assoldato un malavitoso. E ne ha fatto un eroe. A mettere in contatto Perrella e uno degli indagati interessati all' affaire smaltimento, il consigliere regionale Luciano Passariello, è stato il commercialista Carmine Damiano, che cura anche la contabilità di Fanpage.

roberto saviano contro matteo salvini 6ROBERTO SAVIANO CONTRO MATTEO SALVINI 
Allora, chi è Perrella? È per lo più un contaballe, secondo la Procura di Brescia che l' ha valutato per una possibile collaborazione. Uno che chiedeva il rimborso del biglietto del treno per andare a rendere dichiarazioni al pm (a proposito, Fanpage l' ha pagato per la sua partecipazione al reportage durata «tre mesi, ventiquattr' ore su ventiquattro»?) e che, per il procuratore Sandro Raimondi, «non ha fornito... dati significativi per poter individuare ulteriori siti o ulteriori responsabilità ascrivibili a persone fisiche o giudiridiche» nella Terra dei fuochi a Brescia.
SIMONE DI MEOSIMONE DI MEO

Interessante scoprire, ancora, che a dare l' imbeccata a Piccinini (che fino all' ultimo è stato nella terna di nomi per andare a dirigere il Tg1 in quota Luigi Di Maio-Vincenzo Spadafora, qualche settimana fa) per il videoreportage è stato - come ha scritto Guido Ruotolo sul portale Tiscali - «una fonte di altissimo livello del Pd e di Palazzo Chigi» che ha suggerito al direttore del giornale online di «indagare sull' emergenza smaltimento delle ecoballe per capire il sistema di potere del governatore Vincenzo De Luca».

rowlingROWLING



Quindi, Bloody money è una faida interna al centrosinistra? Infine, un' ultima annotazione. Virgilio sostiene che all' estero non farebbero mai una inchiesta giornalistica per scoprire quanto guadagna uno scrittore. Peccato per Virgilio che, due anni fa, Forbes pubblicò una dettagliata indagine sugli autori più pagati al mondo. A guidare la classifica la mamma di Harry Potter, J.K. Rowling, con 95 milioni di dollari. In graduatoria, per sua sfortuna, Robertino non c' era.

Fonte: qui

MILANO, ROGOREDO: MILLE CLIENTI AL GIORNO ARRIVANO NELLA PIAZZA DI SPACCIO PIÙ GRANDE D' EUROPA, A 15 MINUTI DAL DUOMO: SONO SOPRATTUTTO MINORENNI CHE PER BUCARSI RUBANO TUTTO, ANCHE I VESTITI


LE RAGAZZINE SI PROSTITUISCONO PER 5 EURO, NE BASTANO 2 PER UNA ‘PUNTA’ DI EROINA 

E DALL'INIZIO DELL'ANNO CI SONO STATI 11 MORTI PER OVERDOSE 

VIDEO DEL BLITZ DEI CARABINIERI DEL 16/11/2016


Monica Serra per la Stampa

rogoredo siringheROGOREDO SIRINGHE
«Volevo sentirmi grande. Bucarmi era più forte di me, mi sentivo importante.
Poi sono finito in strada. Su e giù con la metro a elemosinare qualche moneta per pagare una dose. Mi "facevo" una volta all' ora. Venivo a bucarmi piangendo».

Fabio, vent' anni, ha appena scoperto di avere l' Aids. Maglia nera e jeans, un ragazzo come tanti.
Accanto c' è la fidanzata, da poco maggiorenne, sta per prendere il treno per tornare a casa. «Lei è pulita, viene qui a trovarmi. È l' unica che mi è sempre stata accanto».
Quando è finito in ospedale i genitori lo hanno ripreso in casa. «Ho smesso col metadone - accenna un sorriso - e non mi "faccio" più quanto prima. Vengo solo la domenica». Poi si ferma, sospira. «Tutta la settimana aspetto questo momento».

rogoredo boschettoROGOREDO BOSCHETTO
La stazione di Rogoredo è a due passi dal parco della morte, la più grande piazza di spaccio d' Europa, 15 minuti di metropolitana dal Duomo. Mille clienti al giorno, molti dei quali minorenni, «che nessun muro può fermare». Hanno 14, 15, 17 anni, «i ragazzi dello zoo di Rogoredo». Figli di persone perbene, come Fabio. Operai, insegnanti, medici, ingegneri e farmacisti. Si avvicinano alla droga con gli amici, a scuola. Perché «se non lo fai sei sfigato», perché «devi» provare. «Poi il passaggio all' eroina è sempre più veloce: nel giro di un' estate si trasformano», dice Simone Feder, responsabile dell' area dipendenze della Casa del giovane di Pavia, l' unica in Lombardia con una comunità per adolescenti con tossicodipendenza certificata. E i dati lo dimostrano. Secondo uno studio del Cnr sono 320 mila gli adolescenti che hanno assunto eroina almeno una volta nell' ultimo anno. In un decennio i giovani consumatori sono aumentati del 36% e l' età media del primo contatto con la sostanza si è abbassata da 18 a poco più di 14 anni.

muro rogoredoMURO ROGOREDO
I post-Millennials della «Generazione Z» non hanno conosciuto gli effetti devastanti dell' eroina negli Anni 70 e 80 e ora rischiano di perdersi. «Ho visto madri in lacrime accompagnare ragazzine a Rogoredo. Genitori disperati che non vedono i figli da giorni e vengono qui ad appendere foto e appelli sugli alberi. Sono mamma anch' io e mi piange il cuore». La voce di Roberta tradisce la sua fragilità. Ha 32 anni, una bambina di 12 affidata alla nonna, si droga da 7. «Vorrei uscirne.Vengo qui una volta al giorno, un paio d' ore, poi vado via».
degrado a rogoredoDEGRADO A ROGOREDO

Nel tempo ha visto cambiare la «popolazione» di Rogoredo: «Su 10 che entrano, 4 sono ragazzini. Arrivano con lo zaino di scuola, ascoltano musica, fumano la "roba" con la stagnola, in mezzo allo schifo, come nulla fosse». Trascorrono il tempo quasi come farebbero in un parco normale. Ma a Rogoredo niente lo è.

«C' è chi vende ogni cosa per "farsi". Rubano i vestiti a chi va in overdose. E le ragazzine si prostituiscono per 5 euro». Ne bastano 2 per una «punta» di eroina. «La droga è tagliata con ogni cosa: stricnina (veleno per topi), paracetamolo e altre schifezze». Si è salvato per miracolo Ivan, 31 anni, la faccia segnata da 14 di tossicodipendenza. Preferisce parlare lontano da Rogoredo. Come molti fantasmi del boschetto trascina la gamba destra: «mi sparavo la roba all' inguine. Sono finito in ospedale con una trombosi, mi hanno detto che rischiavo di perdere la gamba».
stazione milano rogoredo 1STAZIONE MILANO ROGOREDO 

È una roulette russa, Rogoredo: 11 morti per overdose a Milano da inizio anno. «Il confine tra la vita e la morte è solo questione di fortuna. Sono i nostri figli, dobbiamo dargli una speranza. Non possiamo arrenderci all' idea che siano perduti. Non possiamo abbandonarli», ripete Simone Feder. Con i suoi collaboratori prova ad avvicinare i ragazzi attorno al parco della morte.

degrado a rogoredo 4DEGRADO A ROGOREDO 





«Questo dramma riguarda tutti noi. Non possiamo più voltarci dall' altra parte».

Fonte: qui

IL MISTERO DELL'AEREO DI 007 FRANCESI ESPLOSO IN VOLO NEI CIELI DI MALTA: CONTROLLAVA I MOVIMENTI DELLE ARMI TRANSALPINE DIRETTE AI LIBICI


GLI UOMINI DELL’INTELLIGENCE DI PARIGI DOVEVANO ASSICURARSI CHE FINISSERO NELLE MANI GIUSTE... 

LA VERSIONE UFFICIALE PARLAVA DI CONTROLLORI DEI FLUSSI MIGRATORI, MA ORA ARRIVA LA RIVELAZIONE DI UN GIORNALE MALTESE

Gabriele Carrer per la Verità

MACRON SERRAJ HAFTARMACRON SERRAJ HAFTAR
Nel bel mezzo della conferenza per la Libia, emergono dettagli sui movimenti dei servizi segreti francesi a Malta. Il giornale Malta Today ha pubblicato un' inchiesta sulle persone a bordo del piccolo aereo bimotore, un Fairchild Metroliner Mk III, che il 24 ottobre 2016 precipitò poco dopo il decollo dallo scalo internazionale di Luqa a Malta. Il velivolo esplose nell' impatto con il suolo e morirono le cinque persone a bordo. Si trattava di tre funzionari del Dgse, i servizi segreti francesi per l' estero, e due contractor della società lussemburghese Cae. Il governo maltese sostenne immediatamente che si trattasse di un volo di ricognizione per monitorare le rotte del traffico di droga ed esseri umani dalla Libia.

sarkozy gheddafiSARKOZY GHEDDAFI
In realtà i cinque, come ha ricostruito Malta Today, facevano parte di una cellula di nove uomini che - da una villetta a schiera in quel di Balzan, ricco comune di meno di 4.000 anime nel cuore dell' isola - controllava i movimenti delle armi francesi dirette in Libia. La loro missione era assicurarsi che finissero nelle mani giuste.

Lo scriveva l' allora segretario di Stato americano Hillary Clinton in una mail del 2 aprile 2011 (rivelata da Wikileaks 4 anni più tardi) destinata al suo fedele Sid, cioè il consigliere per lo politica estera, Sidney Blumenthal: la Francia di Nicolas Sarkozy, la stessa che sotto egida Nato intervenne con altri Paesi occidentali il 19 marzo 2011 per rovesciare il regime di Muammar Gheddafi, vendeva armi ai ribelli libici. E ha continuato a farlo, nonostante l' embargo delle Nazioni Unite, anche dopo il 2011.

Moftah Missouri con Sarkozy e GheddafiMOFTAH MISSOURI CON SARKOZY E GHEDDAFI
Malta Today racconta come l' abitazione sia stata smantellata in fretta e furia, lasciando cavi scoperti per le stanze. Ma in tempo: appena prima dell' arrivo dei magistrati e della polizia, il giorno stesso della tragedia dell' aereo. E oggi, a distanza di qualche giorno dal rapporto delle autorità francesi secondo cui l' incidente fu causato dalla scarsa manutenzione del velivolo, l' inchiesta del giornale contraddice quanto dichiarato ufficialmente dal governo della Valletta, che allora sostenne si trattasse di uomini coinvolti in un' operazione di sorveglianza doganale che andava avanti da soli cinque mesi. E la polizia maltese che indaga sul caso avanza dei dubbi sul rapporto francese.

hillary clintonHILLARY CLINTON
In realtà, in quell' abitazione di Balzan, affittata per 20.000 euro all' anno, viveva una squadra di nove membri degna di un film di spionaggio. Immaginate l' aereo in volo che trasmette le riprese dal vivo delle coste e del territorio della Libia; poi alcuni agenti che, seduti dietro i loro computer nelle stanze dalle villetta, elaborano le informazioni.

È così che una fonte di Malta Today racconta le testimonianze raccolte dal magistrato inquirente Doreen Clarke, aggiungendo: «Contrariamente a quanto era stato detto pubblicamente, l' aereo non stava sorvegliando le rotte del traffico di droga e di essere umani, ma si stava assicurando che le armi francesi venissero consegnate alle persone giuste in Libia». E pensare che nel 2014, nonostante l' embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite per impedire la fornitura a qualsiasi fazione libica che non fosse stata autorizzata dal comitato competente del Consiglio di Sicurezza Onu, la Francia riuscì a raggiungere i 9,1 miliardi di export di armi, un record storico.

haftar serrajHAFTAR SERRAJ
Non è stato possibile verificare se queste armi fossero proprietà del governo o se fossero state fornite da società private, ma quel che emerge dall' articolo di Malta Today è il fatto che non si trattava di sorveglianza doganale ma di affari legati alla vendita di armi alle fazioni libiche in guerra dopo il rovesciamento di Gheddafi. Bocche ufficialmente cucite tra chi indaga sulla faccenda: dal magistrato Clarke all' esperto incaricato dal tribunale fino alla società che vigila sul traffico aereo maltese, nessuno parla. E nessuno ha ancora chiarito dove siano finite le scatole nere e uno dei portatili ritrovati nell' abitazione ma spariti poco dopo che gli investigatori francesi arrivarono a Malta.

khalifa haftarKHALIFA HAFTAR
Ma ormai, con l' iniziativa italiana e soprattutto la vicinanza tra l' uomo forte della Cirenaica Khalifa Haftar e la Russia, Parigi sembra destinata a essere tagliata fuori dai giochi delle armi. Mosca è pronta sostenere il leader di Bengasi, come dimostrava la presenza di Evgenij Prigozhin, detto lo «chef di Vladimir Putin», l' uomo che coordina i mercenari russi della compagnia Wagner, durante le trattative tra lo stesso Haftar e il ministero della Difesa russo. A ribadire il concetto sono le indiscrezioni di alcuni giorni fa del tabloid britannico Sun, che riferiva di agenti del Gru - i servizi segreti militari russi - già presenti sia a Tobruk sia a Bengasi. Al fianco di Haftar c' è anche l' Egitto di Abdel Fattah Al Sisi. E con l' intesa tra il generale e Roma, pare avvicinarsi l' uscita di scena dei servizi francesi dallo scenario libico.

Fonte: qui

ITALIA-EUROPA, SCONTRO FRONTALE - SALVINI E DI MAIO PRONTI A METTERE IL VETO AL BILANCIO UE


IN CONSIGLIO DEI MINISTRI DUELLO TRA SAVONA E TRIA SULLA MANOVRA 

MATTARELLA SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI: VOLEVA CHE SI EVITASSE LO SCONTRO CON L’EUROPA E ORA TEME IL RISCHIO COMMISSARIAMENTO DEL PAESE

Marco Antonellis per Dagospia

MOAVERO DI MAIO SALVINI CONTE MATTARELLAMOAVERO DI MAIO SALVINI CONTE MATTARELLA
Mattarella ci ha sperato fino all'ultimo: secondo i consiglieri del Quirinale la rottura tra il governo gialloverde e la Commissione europea si doveva, anzi poteva evitare. Ma a nulla sono valse le ripetute sollecitazioni, riservate e informali, dei consiglieri del Colle nei confronti di chi ha da tempo scelto la strada del "realismo politico", Giancarlo Giorgetti in primis (sempre più in sintonia politica con il grillino Buffagni).

Ma lo strappo alla fine si è consumato, con buona pace del Quirinale. La lettera che è stata inviata a Bruxelles prima della mezzanotte di ieri era stata in un primo momento approvata in un incontro riservato tra il Premier Conte, i dioscuri Vicepremier Salvini e Di Maio ed il Ministro Tria e solo successivamente approvata formalmente in Consiglio dei Ministri. Il "dietro le quinte" del Cdm rivela però di un duro confronto-scontro tra il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, e il responsabile degli Affari Europei, Paolo Savona.
di maio e salviniDI MAIO E SALVINI

Oggetto del contendere, ovviamente, la posizione da tenere nei confronti dell'Europa. Ma gli altri Ministri, in particolare i 5Stelle, hanno subito fatto muro mettendo in minoranza il povero Tria: la manovra non si tocca e con l'Europa si va allo scontro. L'umore del Capo dello Stato non è proprio dei migliori, rivela chi ha avuto modo di incontrarlo in queste ultime ore.

Per il Colle "il governo sta scherzando con il fuoco. Scommettere che l'Europa non possa fare all'Italia ciò che ha già fatto alla Grecia è un azzardo troppo grande". Insomma, per il  Quirinale il rischio commissariamento del  Paese è un'ipotesi ben presente e da non escludere affatto.
il ministro giovanni tria (2)IL MINISTRO GIOVANNI TRIA

Ma c'è di più perché nelle ultime ore sta prendendo sempre più forza l'idea, da parte di Salvini e Di Maio di porre il veto al bilancio Ue, forse già in occasione del prossimo Consiglio Europeo: "Se l'Europa continua di questo passo non potremo più farne a meno" si spiegava off the record a Palazzo Chigi. Insomma, quello che nelle scorse settimane sembrava solo una vaga minaccia dal sapore elettoralistico, rischia di diventare una clamorosa realtà.

Fonte: qui

L’inarrestabile crescita del debito in dollari

Gli ultimi dati pubblicati dalla Bis sull’andamento della liquidità internazionale confermano la crescita robusta dell’indebitamento internazionale in dollari americani, che aveva raggiunto quota 11,5 trilioni al giugno 2018, in aumento del 6% rispetto allo stesso periodo di un anno fa.
Una crescita guidata in gran parte dal mercato obbligazionario. Le emissioni, infatti, sono aumentate dell’8,5% rispetto a un anno fa, assai più dei prestiti, cresciuti appena del 2,5%. Ciò significa che la domanda degli acquirenti di debito denominato in dollari, ma emesso fuori dagli Stati Uniti, è ancora forte. E ciò malgrado l’ormai avviatissima normalizzazione monetaria Usa renda questo debito assai più rischioso di quanto non fosse fino a un paio di anni fa.  Ciò per la semplice ragione che il rafforzamento del dollaro sposta sulle spalle dei debitori anche il rischio del cambio. Se si considera che circa 3,7 trilioni di questo debito è stato emesso da paesi emergenti, si ha una rappresentazione più chiara dei rischi annidati in questa crescita del credito denominato in dollari, che però evidentemente non bastano a moderarne la domanda.
Nei dodici mesi finiti a giugno 2018, infatti, la crescita del credito alle EME è stata del 7%, con la componente obbligazionaria cresciuta del doppio (+14%). Un dato che non rappresenta l’esposizione complessiva verso questi paesi. “Le stime – spiega infatti la Bis – non includono i prestiti effettuati tramite foreign exchange swaps/forwards che creano un debito simile a quello obbligazionario. Questi prestiti hanno una dimensione simile e probabilmente eccedono il debito contratto tramite obbligazioni e prestiti”. Detto in parole semplici, il debito degli emergenti quotato in dollari, aggiungendo anche gli accordi di swap e forward contratti sul mercato valutario, potrebbe sfiorare gli otto trilioni.
Anche il debito in euro, sebbene per quantità inferiori, fa la sua parte. L’eurodebito concesso ai prenditori fuori dall’eurozona è cresciuto del 7%, sempre nei dodici mesi finiti a giugno 2018, e quota ormai 3,1 trilioni. La crescita, al contrario di quanto avviene per il debito denominato in dollari, è guidata dai prestiti (+8%) più che dalle obbligazioni (+6%).
Questi andamenti si associano a una volatilità, espressa dall’indice VIX relativamente bassa.
I mercati finanziari, insomma, sono ancora stabili. Ciò non vuol dire che non siano seduti su un barile di polvere da sparo. Ma semplicemente che se ne infischiano. Per adesso.
Fonte: qui

Jim Rickards: The Debt Bomb Is Ready To Explode


Jim says the debt bomb has been a long time in the making, but it is finally getting ready to explode. Here are the details…
The great Chinese growth slowdown has been proceeding in stages for the past two years. The reason is simple. Much of China’s “growth” (about 25% of the total) has consisted of wasted infrastructure investment in ghost cities and white elephant transportation infrastructure.
That investment was financed with debt that now cannot be repaid. This was fine for creating short-term jobs and providing business to cement, glass and steel vendors, but it was not a sustainable model since the infrastructure either was not used at all or did not generate sufficient revenue.
China’s future success depends on high-value-added technology and increased consumption. But shifting to intellectual property and the consumer means slowing down on infrastructure, which will slow the economy.
In turn, that means exposing the bad debt for what it is, which risks a financial and liquidity crisis. China started to do this last year but quickly turned tail when the economy slowed. Now the economy has slowed so much that markets are collapsing.
But doesn’t China have over $1 trillion of reserves to prop up its financial system?
On paper, that’s true. But in reality, China is “short” U.S. dollars. The Chinese may have $1.4 trillion of U.S. Treasury securities in its reserve position, but they need those assets possibly to bail out their banking system or defend the yuan.
Meanwhile, the Chinese banking sector, which in many ways is an extension of the state, owes $318 billion in U.S. dollar-denominated deposits of commercial paper.
From a bank’s perspective, borrowing in dollars is going short dollars because you need dollar assets to back up those liabilities if the original lenders want their money back. For the most part, the banks don’t have those assets because they converted the dollar to yuan to prop up local real estate Ponzis and local corporations.
There’s not much left over to bail out the corporate, individual and real estate sectors.
This is all part of a global “dollar shortage” attributable to Fed tightening, both in the forms of higher rates but also a reduction in base money.
A dollar shortage seems implausible in a world where the Fed printed $4.4 trillion. But while the Fed was printing, the world borrowed over $70 trillion (on top of prior loans), so the dollar shortage is real. The math is inescapable.
So the Chinese debt bomb that has been a long time in the making is finally getting ready to explode. The economy is slowing, debt is exploding and the trade war with Trump has hurt China’s exports needed to earn dollars to pay the debts.
The defaults are beginning to pile up. Several large corporations and regional governments have defaulted recently.
China’s leaders have panicked at the slowdown and have started the credit flow again with lower interest rates, higher bank leverage and more debt-financed, government-directed infrastructure spending.
Of course, this solution is strictly temporary. All it does is postpone the day of reckoning and make the debt crisis worse when it does arrive.
With every passing day, a Chinese financial collapse draws closer. The rest of the world will not escape the consequences.
When the crisis strikes in full force, possibly in 2019, the rest of the world will not be spared.

I principali investitori in Cina sono gli europei, non gli Usa

Un approfondimento pubblicato da Bofit, ci comunica un’informazione molto interessante che dice molto su come stia cambiando la geografia degli interessi economici globali. Il dato, che non ha bisogno di molti commenti, è che la guerra commerciale con gli Usa non ha impedito alla Cina di continuare a ricevere corposi flussi di investimenti diretti esteri (FDI) nei primi nove mesi del 2018, pure al netto di alcune discrepanze fra le diverse misurazioni statistiche. I numeri diffusi dal ministro per il commercio estero cinese (MCO) riportano infatti che gli afflussi netti hanno raggiunti quota 98 miliardi fra gennaio e settembre di quest’anno, il 6% in più rispetto allo stesso periodo del 2017. Tuttavia i dati della bilancia dei pagamenti differiscono notevolmente da quelli del ministero. Secondo i primi, gli afflussi nei primi sei mesi del 2018 avrebbero raggiunto i 126 miliardi, più del doppio rispetto al primo semestre del 2017.
Ma aldilà di queste differenze, connesse probabilmente ai diversi metodi di misurazione adottati, il dato interessante è un altro: “Il 9% dei flussi di investimenti diretti arriva dall’Ue mentre gli Usa contribuiscono per il 2%”. A quanto pare la promessa cinese di aprirsi sempre più agli investimenti esteri al momento convince gli europei assai più che gli americani, certamente meno motivati a causa della guerra commerciale fra i due paesi che “ha forzato molte compagnie straniere a dislocare i propri investimenti fuori dalla Cina”.
In effetti i dati sui deflussi sono abbastanza eloquenti. I dati del ministero del commercio estero li quantificano i 89 miliardi nei primi nove mesi dell’anno, in crescita del 6% rispetto allo stesso periodo del 2017. Il grosso si è concentrato nei primi sei mesi, mentre nel terzo trimestre i deflussi sono diventati negativi.
Dal canto suo anche la Cina ha rallentato gli investimenti diretti esteri. Secondo i dati del China global investment tracker (CGIT) nei primi nove mesi del 2018 Pechino ha investito all’estero solo 56 miliardi di dollari, ben 101 in meno rispetto allo stesso periodo del 2017, quando però i cinesi avevano effettuato un mega acquisto da 43 miliardi del colosso svizzero Syngenta. Ma anche qui si osserva una interessante circostanza: il 35% degli investimenti cinesi è andata all’Europa e solo il 10% agli Usa, leggermente meno che nel 2017. Europa e Cina, evidentemente, condividono molti più interessi. Usa e Cina sempre meno.
Fonte: qui