9 dicembre forconi

martedì 17 maggio 2016

Collasso, collasso, collasso!!!!

Gli scienziati del clima ed altri negli ultimi anni hanno pubblicato un flusso costante di analisi che mostrano che, senza azioni immediate per rimediare, abbiamo sul nostro cammino un futuro disastroso. Uno studio di 40 anni fa si dimostrerà preveggente?


Quello studio, pubblicato nel libro del 1972 “I limiti della crescita”, prevede che la produzione industriale avrebbe declinato all'inizio del XXI secolo, seguita in veloce successione da un aumento dei tassi di morte dovuti alla ridotta disponibilità di servizi e cibo che porterebbe ad un drammatico declino della popolazione mondiale. Ad essere precisi, la produzione industriale pro capite è stata prevista in declino “precipitoso” a partire circa dal 2015.

Bene, eccoci qua. Nonostante anni di stagnazione a seguito della peggiore crisi economica dalla Grande Depressione, le cose non sono andate così male. Perlomeno non ancora. Anche se gli autori originali de “I limiti della crescita”, condotti da Donella Meadows, mettono in guardia dall'attenersi in modo troppo stretto ad un anno specifico, le tendenze reali degli ultimi quattro decenni non sono troppo lontane da quanto era stato previsto dai modelli dello studio. Un recente articolo che esamina lo studio originale del 1972 si sbilancia tanto da dire che le previsioni dello studio sono perfettamente sulla strada della conferma.


L'articolo scientifico, preparato dallo scienziato dell'Università di Melbourne Graham Turner, é intitolato senza ambiguità “Il collasso globale è imminente?” Come potrete indovinare dal titolo, il dottor Turner non è terribilmente ottimista. E' solo l'ultimo ricercatore che suona l'allarme. Proprio il mese scorso, un articolo peer-reviewed di 19 scienziati condotti da James Hansen dimostra che le continue emissioni di gas serra porterà ad un aumento del livello del mare di diversi metri in soli 50 anni, tempeste sempre più potenti e un rapido raffreddamento in Europa. Due altri articoli recenti calcolano che l'umanità ha già prenotato sé stessa per un aumento del livello del mare di sei metri ed un gruppo separato di 18 scienziati ha dimostrato nel suo studio che la Terra sta attraversando molteplici punti di non ritorno. Nel frattempo, i governi si aggrappano all'idea che il “il capitalismo verde” tirerà fuori l'umanità dalla graticola.

Quattro decenni di ‘business as usual’

Perlomeno oggi il riscaldamento globale è riconosciuto, anche se le prescrizioni dei governi del mondo finora sono del tutto inadeguate. Nel 1972, il messaggio de “I limiti della crescita” è stata ben lontano dall'essere il benvenuto ed è stato ampiamente ridicolizzato. Regolando i parametri per verificare diverse possibilità, gli autori hanno provato una dozzina di scenari in un modello globale dell'ambiente e dell'economia ed hanno scoperto che “superamento e collasso” erano inevitabili con il perdurare del 'business as usual', cioè, senza cambiamenti significativi dell'attività economica. Non c'è bisogno di dire che tali cambiamenti non si sono verificati.

Nel modello 'business as usual', il capitale necessario per estrarre risorse più difficili da raggiungere diventa sufficientemente alto che altre necessità di investimento vengono fatte morire di fame nello stesso momento in cui le risorse cominciano ad esaurirsi. La produzione industriale avrebbe iniziato a declinare dal 2015, ma l'inquinamento avrebbe continuato ad aumentare e sarebbero stati disponibili minori input per l'agricoltura, cosa che porterebbe ad un declino della produzione di cibo. Insieme ai declini dei servizi come la sanità e l'educazione dovuti ad insufficienza di capitale, i tassi di morte cominciano ad aumentare nel 2020 e la popolazione mondiale comincerebbe a declinare ad un tasso di circa mezzo miliardo per decennio dal 2030. Secondo il dottor Turner:

Il modello World3 ha simulato una riserva di risorse non rinnovabili così come di risorse rinnovabili. La funzione delle risorse rinnovabili in World3, come il terreno agricolo e gli alberi, potevano erodersi in conseguenza dell'attività economica, ma potevano anche recuperare la loro funzione se veniva intrapresa deliberatamente un'azione o veniva ridotta l'attività dannosa. Il tasso di ripresa relativo ai tassi di degrado condiziona il momento in cui vengono superate soglie o limiti così come la dimensione di ogni potenziale collasso”. 

Il modello computerizzato World3 ha simulato le interazioni interne e fra in fattore e l'altro di popolazione, capitale industriale, inquinamento, sistemi agricoli e risorse non rinnovabili, impostate per catturare anelli di retroazione positivi e negativi. Il dottor Turner scrive che cambiare i parametri ritarda soltanto il collasso. L'attuale boom del fracking di gas naturale e l'estrazione di prodotti petroliferi dalle sabbie bituminose non sono stati previsti negli anni 70, ma l'espansione di nuove tecnologie per estrarre risorse posticipa il collasso di “un decennio o due”, ma “quando questo si verifica la velocità del declino è persino maggiore”.

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Quindi, in che misura dovremmo fidarci di uno studio che ha più di 40 anni? Il dottor Turner asserisce che le misurazioni reali ambientali, economiche e di popolazione degli anni successivi “si allineano fortemente” a ciò che prevedeva il modello de “I limiti della crescita” nella versione “business as usual'. Turner scrive:

“La produzione industriale pro capite osservata illustra un tasso di crescita in rallentamento che è coerente con [lo scenario business as usual] che raggiunge un picco. In questo scenario, la produzione industriale pro capite è ampiamente in linea con lo [scenario business as usual de I limiti della crescita], con la fornitura alimentare che aumenta solo marginalmente più velocemente della popolazione. I tassi di alfabetizzazione mostrano una tendenza alla crescita in saturazione, mentre la generazione di elettricità pro capite... cresce più rapidamente e in migliore accordo con il modello de [I limiti della crescita]". 

Picco del petrolio ed economia difficile

Aumentando i costi dell'energia, i picco globale del petrolio renderà gran parte della riserva rimanente non economica da estrarre. Si tratta di un punto di forza cruciale nello scenario del collasso. E man mano che serve più energia per estrarre risorse che sono più difficili da sfruttare, l'energia netta della produzione continua a cadere. John Michael Greer, una persona che scrive di picco del petrolio, osserva che proprio come serve più energia per produrre un manufatto d'acciaio di quanta ne servisse un secolo fa a causa della minore qualità del minerale di ferro di oggi, serve più energia per produrre l'energia di oggi. L'energia netta della produzione di petrolio sì è ampiamente contratta negli ultimi anni, scrive Greer:

Il tipo di pozzi poco profondi che hanno costituito l'industria petrolifera statunitense hanno un'energia netta di qualcosa come 200 a 1: in altre parole, meno di un quarto di gallone ogni barile da 42 galloni di petrolio va a pagare il costo energetico dell'estrazione e il resto è puro profitto. … Man mano che si scende di grado verso gli idrocarburi più viscosi, però, questa piacevole equazione viene sostituita da cifre considerevolmente meno geniali. Il vostro barile medio di petrolio da un giacimento petrolifero convenzionale statunitense oggi ha un'energia netta introno a 30 a 1. L'ondata di nuovo petrolio che ha colpito il mercato petrolifero appena in tempo per aiutare ad alimentare l'attuale crisi dei prezzi del petrolio, però, non è arrivata dai pozzi di petrolio a 30 a 1... ciò che ha prodotto l'ondata stavolta è stato un mix di sabbie bituminose e scisti fratturati diraulicamente, che sono molto, molto più in basso nella curva della viscosità...

“La vera difficoltà con la viscosità che si ha con le sabbie bituminose e gli scisti fratturati idraulicamente è che bisogna mettere molta più energia per tirare fuori ogni [barile di petrolio equivalente] di energia dal sottosuolo ed in una condizione utilizzabile di quanta se ne deve mettere col petrolio greggio convenzionale. Le cifre esatte sono oggetto di dibattito e tenere conto di ogni input energetico è un processo dannatamente difficile, ma è sicuramente molto meno di 30 a 1 – e le stime credibili pongono l'energia netta di sabbie bituminose e scisti fratturati idraulicamente ben al di sotto ed in cifra singola. Ora chiedetevi questo: da dove viene l'energia che deve essere messa nel processo di estrazione? La risposta, naturalmente, è che viene dalla stessa fornitura globale di energia alla quale le sabbie bituminose e gli scisti fratturati idraulicamente dovrebbero contribuire”.

Sono la disponibilità di energia in declino e la spesa maggiore il punto di non ritorno, sostiene il dottor Turner:

La ricerca contemporanea sull'energia necessaria per estrarre ed alimentare una unità di energia da petrolio, mostra che gli input sono aumentati di quasi un ordine di grandezza. Non importa quanto sia grande la riserva di risorsa se non può essere stratta abbastanza rapidamente o se altri input scarsi necessari altrove nell'economia vengono consumati nell'estrazione. Gli ottimisti del petrolio e del gas osservano che estrarre combustibili non convenzionali è economico solo al di sopra di un prezzo vicino ai 70 dollari al barile. Riconoscono tranquillamente che l'era del petrolio a buon mercato è finita, apparentemente senza rendersi conto che i combustibili costosi sono un segnale dei limiti dei tassi di estrazione e degli input necessari. Sono questi limiti che portano al collasso nel modello 'business as usual' de“I limiti dello sviluppo”.

Il nuovo petrolio è petrolio sporco

L'attuale crollo dei prezzi di petrolio e gas non saranno permanenti. La speculazione sul perché l'Arabia Saudita, di gran lunga il più grande esportatore di petrolio al mondo, continui a pompare furiosamente petrolio più che può nonostante il collasso dei prezzi spesso si concentra sulla speculazione secondo cui i costi di pompaggio dei sauditi sono più bassi che altrove e quindi possono sostenere i prezzi bassi tagliando fuori i concorrenti che devono lavorare in rosso a tali prezzi.
Se questo scenario si realizza, alla fine si materializzerà una carenza di petrolio che riporterà su di nuovo il prezzo. Ma l'economia difficile non sarà scomparsa. Tutte le fonti facili di petrolio è da molto che vengono sfruttate. E le fonti del recente boom – sabbie bituminose e fracking – sono dei pesanti contributi al riscaldamento globale, un altro pericolo incombente. La distruzione climatica catastrofica dovuta al riscaldamento globale oggi è compresa di gran lunga meglio che nel 1972 – e ne stiamo già sperimentando gli effetti.

Il dottor Turner, osservando con un eufemismo che questi enormi problemi globali “hanno incontrato una considerevole resistenza da parte di potenti forze sociali”, conclude:

Una lezione stimolante proveniente dagli scenari de I limiti della crescita è che i problemi ambientali globali sono tipicamente intrecciati e non dovrebbero essere trattati come problemi isolati. Un'altra lezione è l'importanza di intraprendere un'azione preventiva molto prima che i problemi si radichino. Purtroppo, l'allineamento delle tendenze dei dati con le dinamiche de I limiti della crescita indica che le prime fasi del collasso potrebbero verificarsi entro un decennio, o potrebbero già essere in corso. Questo suggerisce, da un punto di vista razionale basato sui rischi, che abbiamo sprecato i decenni passati e che prepararsi per un sistema globale che collassa potrebbe essere anche più importante di cercare di evitarlo”. 

Fa pensare. Ciò che rimane da dire (e, come sempre, non c'è intento di critica nell'osservare che un articolo scientifico non vada al di fuori dei suoi parametri) è perché sia stato fatto così poco per scongiurare una catastrofe globale incombente. Liberi da limitazioni, non è difficile quantificare quelle “potenti forze sociali” come i più grandi industriali e finanzieri del sistema capitalistico mondiale. Finché abbiamo un sistema economico che permette al capitale privato di essere accumulato senza limite in un pianeta finito, e di esternalizzare i costi, in un sistema che richiede crescita infinita, non c'è nessuna prospettiva reale di fare i cambiamenti drastici per scongiurare un futuro molto doloroso.

Solo perché è stato condotto uno studio 40 anni fa non significa che non possiamo imparare da questo, anche con una misura di scetticismo nei riguardi degli scenari di picco del petrolio e rapido collasso. Se andiamo ancora più indietro nel tempo, le parole di Rosa Luxemburg ci perseguitano ancora: socialismo o barbarie.

Da “Counterpunch”. Traduzione di MR

2 aprile 2016

Di Pete Dolack

Fonte: qui


P.S. è sempre possibile passare ad un sistema economico che utilizzi l'energie rinnovabili per funzionare e ricicli le risorse di base quasi integralmente.

TUTTO QUELLO CHE DOVRESTE SAPERE PRIMA DI COMPRARE UNA BOTTIGLIA D'OLIO EXTRAVERGINE

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L'OLIO BUONO COSTA. L'OLIO VECCHIO SI PUÒ USARE PER FRIGGERE. BUTTATE LE OLIERE DI VETRO TRASPARENTE

Mai lasciare la bottiglia aperta senza tappo, l'ossigeno e la luce sono i peggior nemici. L'olio assorbe gli odori come una spugna. La descrizione dei sapori in etichetta è spesso fantasia pura. Un olio eccellente si ottiene solo da olive sane spremute entro le 12 ore, max 24 se la temperatura è fresca e il raccolto eccellente

Troppe cose bisognerebbe insegnare agli italiani, così magari smettono di vergognarsi di esserlo. Non sarebbe male educarli a mangiare meglio, ad esempio, scegliere le materie prime di cui siamo riconosciuti produttori di punta in tutto il mondo. Corsi di palato, altro che pilates!
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OLIO EXTRAVERGINE
Americani, giapponesi, brasiliani e non solo, sono spesso ottimi conoscitori della nostra tradizione a tavola. Dal vino, all'olio, al pane, fino ai formaggi e alle ricette regionali e, invece, mangiamo quello che capita. L'importante è riempire la panza. Non sappiamo distinguere un ghiacciolo scongelato al microonde da un gambero rosso di Mazara del Vallo. Ci riempiamo la bocca di "lievito madre" e non distinguiamo una pasta per pizza surgelata da una Margherita dei fratelli Salvo.
Siamo pervasi da una malsana voglia di asparagi a luglio, pomodori a Natale e frutti esotici raccolti acerbi e stivati per un mese in una nave da carico prima di raggiungere il banco delle offerte al supermercato. In compenso non ci caghiamo le mele dell'Alto Adige che consideriamo un alimento per porci e forse non abbiamo nemmeno digerito il fatto che l'Alto Adige sia un pezzo d'Italia. Mangiamo quello che capita e siamo i primi a mancare di rispetto alla cucina regionale. Però pubblicizziamo in TV il nostro yogurt "alla greca": bell' idea!
Un tempo per inquadrare un ristorante come posto scadente si usava definirlo "locale per turisti". Oggi un ristorante frequentato da stranieri offre maggiori garanzie di qualità, proprio perché gli stranieri conoscono materie prime e cucina italiana molto meglio di noi. E poi pagano il conto senza spacciarsi per ambasciatori di qualche guida o blog di borgata che attribuisce punteggi diversamente utili per la reputazione futura dell'attività.
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OLIO EXTRAVERGINE D'OLIVA
Parliamo di olio, ad esempio, visto che lo produciamo sull'intera penisola con una varietà e un livello qualitativo unici al mondo. 
Il termine extravergine di oliva non significa granché, non chiarisce al consumatore cosa stia scegliendo e quel che consumerà. D'altronde anche la normativa europea sul biologico non brilla per precisione.
VADEMECUM DELL'OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA ITALIANO
- La dicitura extravergine si riferisce ai soli parametri chimici, ed è per questo che la grande industria non vuole il panel test che con molta probabilità ne boccerebbe parecchi.
  • Anche un olio extravergine può avere molti difetti. Ad esempio può sapere di rancido per eccessive ossidazioni causate dalla lavorazione o dalla conservazione, oppure dalla raccolta avvenuta in presenza di forte umidità o alte temperature. 
olio d oliva all estero
OLIO D'OLIVA ALL'ESTERO
  • Gli stabilimenti industriali imbottigliano e rivendono spesso olii prodotti fuori dai confini italiani. Non sempre i paesi da cui provengono questi olii - soprattutto quelli fuori dalla UE - rispettano i nostri parametri agronomici e igienico-sanitari.
  • Un olio buono non può costare meno di 9 euro/lt. Fra pratiche agronomiche, potature, raccolta manuale, spremitura a freddo in un buon frantoio, imbottigliamento, etichettatura e distribuzione, non è possibile stare sotto a quella cifra. Un olio che costa meno di 9 euro/lt è molto probabile che non sia italiano
-  L'ossigeno è nemico dell'olio che, a differenza di alcuni vini, non migliora invecchiando.
  • L'olio è molto fotosensibile, la luce lo deteriora rapidamente
  • Conservatelo sempre in luogo fresco, asciutto, al buio e in bottiglia di vetro scura. Non tenetelo sulla finestra della cucina o vicino a fonti di calore.
-  Mai lasciare la bottiglia aperta senza tappo.
olio d oliva
OLIO D'OLIVA
- Vietate le latte di capacità superiore a 1 lt. Se non c'é un forte consumo la confezione resta aperta troppo tempo e si ossida. Se acquistate olio in latta da 5 lt, travasatelo sempre in bottiglie più piccole scure, ben pulite e verificare che non vi siano residui olfattivi di saponi o altro
- L'olio assorbe gli odori come una spugna.
- Se avete poco consumo di olio comprate bottiglie di piccolo formato. Non gli darete il tempo di alterarsi qualitativamente né sotto il profilo organolettico
- Fate sparire per sempre le oliere trasparenti dalle vostre tavole. Oppure utilizzatele come vasetti per le margherite
  • L'olio vecchio, ovvero a un anno circa dalla raccolta, si può utilizzare per friggere. Non è necessario buttarlo
-  Non comprate olio dal contadino senza assaggiarlo e mai in bottiglia di plastica trasparente                                                                                                                                   
OLIO
OLIO
- Un olio eccellente si ottiene solo da olive sane spremute entro le 12 ore, max 24 se la temperatura è fresca e il raccolto eccellente. Il frantoio deve essere vicino perché le olive ammassate e trasportate si deteriorano facilmente e sviluppano muffe e marciume
  • La denominazione olive italiane significa che sono state prodotte in Italia ma non offre garanzie su come arrivano allo stabilimento e sul loro stato di conservazione. Accertatevi, comunque, che in etichetta o nella retro etichetta sia riportata la provenienza, ovvero miscele di olii italiani, comunitari o extracomunitari. Per farlo munitevi di una lente di ingrandimento.
-  Nelle bottiglie di olii DOP sono indicati la provenienza delle olive, la cultivar e l'anno di raccolta. Negli extravergine solo la scadenza dopo 18 mesi che non partono dalla raccolta delle olive, ma dall'imbottigliamento
  • Le tabelle con i valori nutrizionali sono standard, pertanto non indicative della qualità dell'olio.
  • La  descrizione dei sapori dell'olio in etichetta è spesso fantasia pura . Queste caratteristiche sono labili e possono modificarsi nel tempo e a seconda di come l'olio viene conservato
-  Ricordatevi, in fine, che un olio buono è un ottimo antiossidante naturale, ricco di vitamine e proprietà nutritive.
Fonte: qui

UE SHOCK: TASSARE IL TURISMO. COME UCCIDERE DEFINITIVAMENTE L’ITALIA

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Nuova follia targata UE: La proposta di Bruxelles, una tassa di 50 euro per tutti coloro che entrano in Europa sia per lavoro che per turismo, per finanziare il “migration compact” ossia un piano per fermare i flussi migratori del costo di 15 mld di euro proposto dal governo Renzi con investimenti nei Paesi africani.

Intanto per l’Italia e Roma, città già invasa da centri d’accoglienza che ospita clandestini, più che “migration compact” si dovrebbero eseguire sgomberi ed espulsioni.

Ora, per la Capitale d’Italia, il turismo è una risorsa importantissima e già la tassa giornaliera applicata ai visitatori della Capitale non riscuote simpatia per coloro che la esigono. Inoltre, penalizza gli albergatori e i titolari delle strutture d’alloggio. E’ bene ricordare poi che l’euro non è certo un fattore che aiuta l’export italiano e quindi anche l’industria del turismo italiano ne risente, specie se in competizione con Paesi extra UE che godono di una moneta molto più flessibile di quella unica europea. Le sanzioni alla Russia e l’attacco speculativo-politico sul rublo hanno fatto crollare il flusso turistico russo in Italia fino al 35% dal 2015. Pertanto in questo quadro, una tassa da 50 euro per ogni turista che viene a Roma e/o in Italia, rappresenterebbe una mazzata all’economia di Roma e nazionale per quanto riguarda la voce turismo. Quindi per non diminuire i flussi turistici, penalizzati da questa tassa europea, gli stipendi del settore si ritroverebbero più leggeri per non perdere competitività, già penalizzata dalla moneta unica.
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CLICCA SULLA FOTO PER SAPERNE DI PIU'
Il costo del progetto per respingere il flusso di “profughi” sarebbe di 15 mld, a livello europeo, ma basti pensare che solo l’Italia ha speso 60 mld dal 2011 in fondi salva Stati per salvare banche tedesche e francesi in credito con quelle greche e spagnole.
In aggiunta, il governo tedesco avrebbe potuto contribuire a questo piano per arrestare i flussi migratori, attingendo dagli enormi surplus commerciali, superiori a quelli cinesi ed oltre la soglia consentita dall’UE, ottenuti grazie all’euro che difatti ha bloccato la rivalutazione di quello che sarebbe stato il Marco tedesco, cosa inimmaginabile per Berlino che si è rifiutata anche di finanziare questo progetto con l’emissione di bonds europei.
E in conclusione: è stato fatto forse qualche investimento su Roma e sul turismo?
Roma Capitale e il parlamento italiano si dovranno opporre a questa ingiusta tassa europea, altrimenti il turismo verrà duramente penalizzato in tutto il nostro Paese.

lunedì 16 maggio 2016

La truffa del secolo (e il fregato sei tu)

VM_184_00MA FIGURATI, A ME NON MI FREGA NESSUNO!Figuriamoci, il solito articolo scandalistico – pensera’ qualcuno.
Io, di certo, non mi sono fatto fregare.
Liberissimo di pensarla cosi’. In effetti, la pensano cosi’ – da tanti anni – milioni di italiani e centinaia di persone nel mondo occidentale.
Una sola domanda, allora: sei contento del mondo in cui vivi?
In quel mondo, hai un lavoro migliore di un tempo, piu’ soldi di allora, hai tutto il credito bancario che ti serve, il Paese in cui vivi ti offre servizi decorosi in cambio di tasse oneste, e vedi il futuro radioso per te e la tua famiglia.
Non e’ forse vero?
Se e’ cosi’, non leggere questo articolo, non ti riguarda.
Se non e’ cosi’, sappi che quanto ti e’ accaduto – ed e’ accaduto a centinaia di milioni di persone – non e’ un caso.
Ecco perche’.
IL PRIMO GRANDE INGANNOMa in che minchia di presunta truffa sarei stato raggirato? – ti starai chiedendo.
Bisogna conoscere la storia economica, per capire il presente e perche’ la tua famiglia soffre.
Parliamo allora della madre di tutte le truffe: della grande rivoluzione che c’e’ stata in economia, sul finire del secolo scorso, il XX secolo. In quella rivoluzione si e’ deciso da parte dei governi di abdicare al loro ruolo di gestori della spesa pubblica per affidarlo a organismi privati: le banche.
Non si sapra’ forse mai in cambio di cosa sia stata fatta questa scelta.
Sta di fatto che, quella scelta, ha cambiato tutto.
Una volta, lo Stato costruiva ospedali, strade, scuole, spendendo a debito. Come abbiamo spiegato in un precedente articolo (Il debito pubblico? Una menzogna del diavolo), quelle opere ” debito” erano anche una altra cosa, in realta’: una ricchezza.
Quelle opere creavano servizi e posti di lavoro, cioe’ redditi che poi venivano spesi, andando a pagare quel debito, per mezzo delle tasse.
Ora, c’e’ un passaggio semplice ma fondamentale da capire.
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Poi, a un certo punto, qualcuno ha voluto che lo Stato – cioe’, noi – non avesse piu’ il controllo della moneta. Quindi, lo Stato si doveva indebitare verso altri soggetti per poter fare le cose che faceva prima.
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E’ in questo ben preciso momento storico che si ha un cambiamento epocale in economia. Il debito pubblico non e’ piu’ dovuto a un soggetto pubblico, cioe’ alla totalita’ dei soggetti privati (lo Stato), ma a una pluralita’ ristretta di soggetti privati.

Ebbene, questa e’ la truffa del secolo.

Da li’, originano altri guai, che oggi pesano sul pane della tua tavola.
IL SECONDO GRANDE INGANNO: L’EUROTi raccontano che siamo in crisi, che e’ una crisi dovuta a un fatto episodico della finanza.
Balle, balle rosse e gialle.
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Infatti, la cosiddetta “crisi” non e’ una cosa nuova, ma nota e prevedibile.
La crisi della struttura europea e’ stata generata da un meccanismo gia’ sperimentato piu’ volte in passato, che ha portato i paesi periferici ad entrare in crisi tutte le volte che si e’ verificato uno shock esterno (la crisi finanziaria americana che ha poi causato il fallimento Lehman Brothers).

Ma il fallimento Lehman Brothers e’ il cerino che fa esplodere l’esplosivo, non l’esplosivo.

L’esplosivo e’ stato il secondo grande inganno, quello dell’Euro.
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Questa e’ stata la favola dell’Unione Europea.
Questa favola e’ stata raccontata per decenni, spiegata ai ragazzi nelle Universita’, raccontando loro che con il 1992 e l’abolizione delle frontiere sarebbe nato un nuovo mondo e piu’ tardi alla fine del millennio che con l’unione monetaria europea si sarebbe creato un futuro solido in cui si sarebbero ridotte le differenze tra i ricchi e i poveri.

Ricordate le parole di Romano Prodi? “Con l’euro lavoreremo un giorno in meno guadagnando come se lavorassimo un giorno in piu'”.

Per anni, questa favola ha prodotto un mercato enorme (soprattutto per i consulenti) dato dai contributi europei, che erano soldi che noi toglievamo dalle nostre tasche per darli a qualcuno che, forse, avrebbe deciso a chi darli, sovente in logica di lobby (materia in cui gli italiani sono sempre stati gli ultimi).

Come tutti sanno, quel mondo magico non si e’ creato: si e’ creato invece l’esplosivo.

L’esplosivo si crea nei paesi periferici.

Questi paesi, negli anni precedenti alle crisi, sperimentano sempre massicci afflussi di capitali esteri, il che corrisponde ad un indebitamento estero: le economie centrali solide, quelle piu’ sviluppate, piu’ produttive e tecnologicamente piu’ avanzate, hanno sedotto le economie periferiche attraverso l’inganno dell’unione monetaria (a cambi fissi) grazie alla quale la periferia puo’ avere possibilita’ di investimenti con afflusso di capitali esteri ed enormi prospettive di crescita.
IL TERZO GRANDE INGANNO: LIBERA CIRCOLAZIONE DEI CAPITALI


La teoria sottostante al capitalismo liberista e’ quella del mercato autoregolato.

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Hai capito davvero cosa e’ successo in Europa?
Tutta l’economia neoclassica si fonda sul teorema del mercato inteso come dio assoluto, che deve essere libero da ogni barriera amministrativa, un mercato in grado di autoregolarsi e, per questo, capace di regolare l’economia.
La teoria sottostante era quella della convergenza. Tutta la favola europea, per anni ed anni, ha usato questa bella parola nei documenti ufficiali. In sostanza, tutti sarebbero cresciuti e i redditi si sarebbero allineati. Per anni, si sono fatte politiche per ridurre le divergenze.
Ovviamente, nella teoria, e’ tutto bello e spiegabile; la realta’ e’ ben diversa.
Secondo la legge economica dei rendimenti decrescenti, quando un Paese non del tutto sviluppato, cioe’ non ancora dotato di un apparato industriale e infrastrutturale adeguato, assiste all’afflusso di capitali esteri poiche’ ci sono evidenti prospettive di maggiore produttivita’, col passare del tempo si dovrebbe registrare un progressivo smorzamento di questi afflussi a causa della riduzione della produttivita’ man mano che nel Paese in questione vengono costruiti sufficienti infrastrutture e apparati industriali, meccanismo noto agli economisti col nome di “Convergence”.
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Pertanto, il mercato avrebbe dovuto autoregolarsi.
Tutti i Paesi avrebbero vissuto, alla fine, felici e contenti.
Una gran bella favola per bambini, alla quale tutti gli adulti hanno creduto.
A dire il vero, non tutti.
I Paesi piu’ furbi non hanno abboccato.
LA FAVOLA E IL MONDO REALENella favola, le cose sarebbero dovute andare in questo modo.
Nella realta’, le cose non sono andate cosi’.
Il fenomeno al quale abbiamo assistito negli anni precedenti la crisi del 2008, infatti, e’ caratterizzato addirittura da un aumento nel tempo dell’afflusso di capitali verso Paesi meno sviluppati.
E’ proprio quello che e’ successo all’interno dell’Eurozona, dove i Paesi periferici (meno sviluppati) hanno visto aumentare sempre piu’ il loro indebitamento estero (corrispondete all’afflusso di capitali provenienti dai paesi del nord) con dei casi, come in Spagna, dove si e’ raggiunto un livello di deficit della bilancia del pagamenti (import/export) mai sperimentato prima.
Perche’ questi afflussi di capitali non si sono via via ridotti nel tempo – seguendo la bella teoria dei rendimenti decrescenti – ma sono addirittura aumentati sempre di piu’?
Per svariati motivi, ma principalmente per il vantaggio di continuare a fare grandi profitti da parte dei creditori dei Paesi del nord, consapevoli che il cambio fisso avrebbe protetto i loro capitali da un’eventuale svalutazione e che, nel momento in cui i debitori non avrebbero piu’ avuto modo di onorare i propri debiti, sarebbero intervenuti gli Stati salvando banche e istituti finanziari.
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Che poi e’ quello che e’ storicamente successo.
Fantasia, illazioni?
La parola Grecia dovrebbe dirti qualcosa.
IL CASTELLO DI CARTE


E cosi’ si scopre, finalmente, che la solida casa europea e’ in realta’ solo un castello di carte. Mancando una Unione politica che, dopo venticinque anni, e’ ormai palese non si sia realmente mai voluta fare.

L’unione politica europea e’ ormai un progetto irrealizzabile, in questo modo, poiche’ la stessa moneta unica e’ la causa della disgregazione economica, politica e sociale dell’Europa.
Lo dite voi! – protestera’ qualcuno.
No, lo sapevano molte persone autorevoli, e molto prima di noi.
L’economista Nicholas Kaldor, nel lontano 1971, aveva sconsigliato la realizzazione della moneta unica prima dell’unione politica.
Oggi, a giochi fatti, non solo sei stato truffato della possibilita’ che il tuo Stato (cioe’, tu) possa battere e controllare la moneta, ma anche del diritto democratico di votare qualcuno che possa controllare chi lo fa.
Un enorme inganno.
Un castello di carte e’ instabile.
Non era affatto imprevedibile, anzi, era logico aspettarselo.
Lo affermate voi! – protestera’ ancora qualcun altro.
Niente affatto.
Non lo dicono le opinioni, ma la scienza economica.
L’economista argentino Roberto Frenkel, rifacendosi alla teoria dell’instabilita’ finanziaria elaborata dall’economista statunitense Hyman Minsky, ha delineato l’andamento del cosiddetto “ciclo minskyano” che si instaura quando un Paese poco sviluppato decide di entrare in un accordo di cambio fisso con un’area valutaria piu’ forte.
Esattamente quello che si e’ verificato tra il centro e la periferia dell’eurozona:
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Teoria, secondo te?
Va bene, e allora rileggi questa pagina pensando a cosa e’ successo in Grecia.

Un popolo che ha dato i natali alla cultura del mondo distrutto, umiliato, annichilito; una vicenda vergognosa, che rimarra’ nei libri di storia.

POPOLI IN CATENEE cosi’ si sono incatenati i popoli.

Lo Stato non puo’ piu’ decidere quanto e come spendere per i propri cittadini, come aveva fatto per secoli, per la prima volta nella storia. Al suo posto, non viene creato alcun sostituto, un organo politico di rappresentanza diretta, uno stato federale, ma solo un collegio di burocrati non eletti(FALLITI) dalla gente che fissano regole non decise dal popolo.

Non c’e’ piu’ liberta’ dei singoli governi di costruire ospedali, strade, scuole, indebitandosi con se’ stessi, cioe’ con il proprio popolo.

Nasce, per giustificare tale oppressione in cui siamo stati incarcerati, il grande inganno del debito pubblico.

Nostre opinioni?
Niente affatto.
Questo sistema a keynesismo privatizzato, come e’ stato definito dall’economista Riccardo Bellofiore, prevede che se c’e’ bisogno di una fonte di domanda nell’economia, siccome lo Stato non puo’ piu’ decidere autonomamente quanto e come spendere, a causa dei vincoli €uropei, al posto della domanda pubblica si utilizza la domanda privata facendo indebitare le famiglie.
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Oh, sia chiaro, non e’ un passaggio banale e ovvio: non si comprende subito il meccanismo, anzi per molti anni nessuno lo comprende.
Tantissime persone non lo capiscono nemmeno oggi e molti – ne siamo certi – si incazzeranno come belve a leggere questo articolo e lo contesteranno.
Sono coloro che credono alle favole oppure coloro che hanno interesse a raccontarle. Queste persone citeranno dati di espansione, di crescita, di ripresa. E, in effetti, nel breve periodo, questo meccanismo privatistico, questa logica di sostituzione della domanda pubblica con la domanda e l’indebitamento privato, porta benefici.
Nel breve termine.
Per un po’ il sistema va avanti, ci guadagnano un po’ tutti, c’e’ crescita economica la quale permette ai conti pubblici di attraversare un periodo florido (piu’ redditi, piu’ domanda, piu’ Pil, piu’ entrate per l’erario, minore spesa a sostegno dei redditi, diminuzione del debito).
Ma nel lungo termine?
LA VERA ORIGINE DEL MALE: IL DEBITO PRIVATO


Esplode, ovviamente, il debito privato, cioe’ di famiglie e imprese.

Il debito privato esplode dato che i capitali finiscono nel settore privato, famiglie e imprese appunto, generando un aumento della domanda che, di riflesso, porta ad un aumento dei prezzi.
Si crea questo loop, osserva:
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L’aumento dei prezzi rende il paese periferico sempre meno competitivo, il suo export diminuisce e continua ad indebitarsi con l’estero per finanziare le proprie importazioni e si entra in un loop autodistruttivo: aumentano i debiti per pagare gli interessi all’estero, aumenta lo spread fino a che, alla fine scoppia la crisi.
Teoria?
Allora, prova a rileggere questo schema circolare pensando a cosa e’ successo al Paese in cui vivi, l’Italia, da quando e’ stato introdotto l’Euro.
Ma allora, in tutta questa storia il debito pubblico cosa c’entra?
Appunto, cominci a capire: nulla.
E’ il debito privato ad aver causato la crisi dapprima nei paesi come Irlanda, Spagna e anche Portogallo; il debito pubblico non c’entrava nulla.
Una nostra strana, assurda e originale opinione?
No, dati economici non spiegati alla gente.
In economia contano i dati, per sostenere delle opinioni.
Vediamo quindi qual e’ stata la variazione dei debiti pubblici e privati nei paesi periferici dell’eurozona e cosa e’ realmente aumentato nel periodo che va dall’entrata formale nell’unione monetaria europea (1999) fino all’alba dell’esplosione della crisi finanziaria (2007):
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Non sono nostre folli opinioni.
Sono dati incontrovertibili, fonte del Fondo Monetario Internazionale.
Cosa ti dice questo grafico?
Ti dice cosa e’ successo dal 1999 (entrata nell’euro) al 2007 (crisi finanziaria), se e’ cresciuto il debito pubblico o quello privato, Paese per Paese.
Ebbene, strabuzza gli occhi, perche’ in Italia, in percentuale del PIL, e’ cresciuta la barra verde (debito estero) e quella rossa (debito privato).
Cosa? – ti starai chiedendo, leggendo queste parole – Ma allora, da anni, ogni sera al telegiornale mi prendono in giro?
Mah; vedi un po’ tu.
L’INFAME INSULTO DEI MAIALI CHE NON VOLANOIn inglese “PIGS” significa maiali.
Ora, e’ noto a tutti che i maiali hanno alcune caratteristiche (tra le quali quelle di puzzare) e non ne hanno altre (per esempio, non volano).
Gia’ che ci siamo, da italiani diciamo che non ci piace particolarmente essere apostrofati “PIGS”.
Perche’ – ti chiederai – qualcuno lo dice?
Si’, sui giornali economici, praticamente ogni giorno e da sette anni.
Dopo la crisi, alcuni giornalisti economici di lingua inglese, anche loro al soldo dei padroni o semplicemente ignoranti come tutti dei dati sopra riportati, hanno inventato un bel gioco di parole.
Datemi una P, datemi una I, datemi una G, datemi una S:
Ed ecco il simpatico raggruppamento nel porcile: i maiali.
In pratica, in questa allegorica rappresentazione della favola europea, si legge la fiaba:
Questi esilaranti giornalisti economici, hanno messo nell’immaginario collettivo mondiale l’immagine di quei quattro porci, creando il concetto indelebile nella mente dei lettori del fatto che ci siano due Europe: quelle ad economia sana (delle formiche, dei virtuosi, dei buoni, degli amanti del rigore) e quella ad economia malata (delle cicale, dei fannulloni, dei cattivi, degli spreconi).

Quindi, i maiali sono coloro che non sanno tenere i conti pubblici.

Non stiamo raccontando bufale ne’ esagerando, facendo le vittime.

Nel luglio 2008 viene pubblicato sul prestigioso Newsweek un celebre articolo, dal titolo “Why Pigs Can’t Fly” (perche’ i maiali non possono volare), per la prima volta facendo capire al mondo (insultando milioni di persone) che c’era qualcosa che non funzionava nella fiaba dell’Europa unita.
La tesi che e’ passata, e che ormai e’ un dogma indiscusso, e’ che l’Europa non ha funzionato per colpa dei maiali, i quali, a causa del peso del loro debito pubblico, non le permettono di volare.
Il prestigioso Times ha rincarato in seguito la dose, scrivendo che i PIGS sono le 4 economie disastrate del sud Europa, malate di debito pubblico.
E anche in internet, da noi – non dubitiamo succedera’ anche con questo articolo – il lavaggio mediatico del cervello e’ stato cosi’ massiccio, cosi’ continuato, cosi’ insistente, che ci siamo davvero convinti di esserlo, dei maiali.
Indubbiamente ci saranno coloro che commenteranno scrivendo cose del genere:
Ma si’, diamoci dei maiali.
Negli ultimi anni, e’ stata fatta entrare nel “circolo dei maiali” anche l’Irlanda, cosi’ che la sigla diventa PIIGS.
Allora, signore e signori, quale che sia il presunto porcile, voi non siete dei maiali.
E sapete perche’?

Perche’ quelle informazioni sono volutamente scorrette.

Di nuovo, non e’ questione di opinioni, come per la ricetta della torta pasqualina.
Si discute di economia conoscendo questa scienza, citando fonti e dati.
E ora noi ve li facciamo vedere.
Abbiamo visto, nel grafico precedente di fonte Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, che la variazione del debito pubblico italiano in percentuale sul PIL (prodotto interno lordo) prima e dopo l’entrata nell’area Euro non e’ esattamente quella che ti hanno raccontato per anni.
Allora, ogni sera senti al telegiornale che il debito pubblico e’ il principale problema del momento.

Ogni giorno, i giornali scrivono del problema del debito pubblico, dicendo in soldoni due cose:

  1. Che il debito pubblico in Europa e’ esploso ed ha causato la crisi

  2. Soprattutto nei Paesi che non controllano i conti pubblici (i maiali)

Non e’ forse vero?
Bene, vediamo se le cose stanno cosi’.
Come sempre, non opinioni, ma dati. Penso sarai d’accordo con me che, se la fonte e’ l’Europa, e’ attendibile.
Vediamo di capire cosa dice la tabella (fonte Banca Centrale Europea).

Dai due grafici precedenti si nota che durante tutto il periodo antecedente la crisi finanziaria del 2008, i debiti pubblici dei cosiddetti PIIGS (ricordi i maiali?) non solo non erano aumentati, ma erano addirittura diminuiti, ad eccezione del Portogallo e marginalmente della Grecia.

Non stai leggendo grafici e tabelle scritte su Topolino, ma una di fonte Banca Mondiale e una di fonte Banca Centrale Europea.
E allora, perche’ non si dicono alla gente queste cose?
Semplice: perche’ la gente non deve capire.
LA FREGATURA DELL’EURO


L’euro, di per se’, puo’ sembrare solo una moneta.

In realta’, l’aggancio valutario favorisce unicamente i capitalisti delle economie centrali (come ad esempio la Germania), perche’ – come abbiamo visto – nelle economie periferiche (come Grecia, Spagna, ecc.) i tassi di interesse sono fisiologicamente piu’ alti perche’ ci sono piu’ possibilita’ di investimenti, di conseguenza il capitale si dirige proprio in questi Paesi dove le prospettive di produttivita’ sono maggiori. In presenza di un aggancio valutario, inoltre, per i capitalisti sparisce il rischio di perdere parte dei capitali investiti poiche’ non c’e’ possibilita’ di svalutazione da parte del Paese periferico.

Distrarre la gente con la panzana del debito pubblico serve solo a non fare comprendere la realta’.

La realta’ non e’ che esistono Paesi che non lavorano e Paesi che lavorano, cicale e formiche, virtuosi e ladri, corrotti e galantuomini, spreconi e risparmiatori, perdigiorno e gente operosa, santi e malfattori.

La verita’ e’ che gli squilibri non derivano dal debito pubblico e nemmeno da caratteristiche geografiche, culturali o sociali dei Paesi, ma dall’unione monetaria fra Paesi con economie troppo differenti fra loro. La verita’ e’ che le banche del nord hanno finanziato la domanda del settore privato dei Paesi del sud. Cosi’ facendo, quelle banche hanno fatto crassi affari, ma quei Paesi hanno perso ulteriore competitivita’, e il divario tra ricchi e poveri, anziche’ ridursi, e’ aumentato.

L’euro e’ stata una droga, non un farmaco.

Questo lo dite voi! – protestera’ l’indottrinato dal telegiornale.
No.
Lo dice nuovamente la Banca Centrale Europea, solo che queste notizie sono nascoste nelle pieghe dei giornali e non diffuse al grande pubblico.
Che la crisi dell’Eurozona fosse stata causata dall’indebitamento estero privato lo ha affermato, nel 2013, nientemeno che Vitor Constâncio, allora vice-presidente delle BCE. Egli fugo’ ogni dubbio evidenziando come gli squilibri non siano derivati dal debito pubblico, ma privato.
Leggi questo incredibile documento:
Hai capito la fregatura?
I RIFLETTORI DELL’INGANNOGli organi di informazione fanno cio’ che viene loro detto di fare. E’semplice, manipolare l’opinione pubblica, se tu ogni giorno fai passare, per anni, un messaggio.
Basta accendere i proiettori su cio’ che ti interessa e la gente vedra’ solo cio’ che e’ illuminato, non cio’ che e’ in ombra.
Allora perche’ hanno acceso i riflettori sul debito pubblico e non su quello privato?
Semplice, perche’ fanno da anni il lavaggio del cervello della gente.

a) se si dice Debito Pubblico, la gente intende che lo Stato e’ brutto, cioe’ la politica.

b) se si dice Debito Privato, invece, la gente intende che il mercato e’ brutto, cioe’ la finanza.

Hai notato come cambiare un aggettivo cambia la realta’?

Pubblico, invece di privato.

Ah, ma lo dite voi che siete anarchici insurrezionalisti! – protestera’ il lavato di cervello.
Che si dovessero istituire controlli e limitazioni sui movimenti internazionali di capitali lo avevano detto anche quegli anarchici insurrezionalisti del Fondo Monetario Internazionale per bocca dell’ex direttore Dominique Strauss-Kahn, che poi casualmente si ritrovo’ incastrato, un mese dopo averlo detto, in una vicenda di violenza sessuale nei confronti di una cameriera.
Dovrebbe ormai essere chiaro che il debito pubblico non c’entrava nulla con la crisi, ma venne usato come spauracchio per imporci governi graditi alla finanza mondiale che, con il loro sapiente lavoro di “tagli”, “sacrifici”, “rigore” e “austerita’” ha causato il peggioramento della situazione e di tutti gli indicatori economici (PIL, rapporto Debito/PIL, produzione industriale, ecc.).
E l’inganno continua.
LA SOSTENIBILITA’ DELL’INGANNO


Per ingannare la gente, basta spaventarla.

La grande menzogna e’ far credere che il debito sia insostenibile. Quindi, da anni ci dicono, ogni giorno, che noi maiali abbiamo un debito pubblico troppo elevato e che, per ridurlo, dobbiamo tagliare la spesa pubblica (e quindi redditi, diritti e servizi dei cittadini).

A parte il fatto che la ricetta della austerita’ si e’ rivelata – da anni – disastrosa e che per ridurre il debito pubblico bisognerebbe alzare la spesa pubblica, tornando a parlare di investimenti e riduzione delle tasse, i dati sono altri.

Lo dite voi! – strepitera’ lo strenuo difensore del telegiornale lavacervello – Il Debito Italiano non e’ sostenibile!
No.
Lo dicono i dati.
Non i nostri, ma quelli della stessa Commissione Europea.

Il grafico seguente e’ un estratto preso da uno studio della Commissione Europea (Economic Papers 475/2012) pubblicato nel Dicembre del 2012 e indica la sostenibilita’ dei debiti pubblici dei Paesi Europei. La linea orizzontale indica il limite oltrepassato il quale non si e’ sostenibili.

Guarda un po’ dove si trova l’Italia.

Se vuoi il report completo, e’ pubblico: puoi scaricarlo in formato pdf dal cliccando qui.
CONCLUSIONI


Basta cambiare una parola per mandare, attraverso tutti i media, un messaggio opposto alla verita’. Il debito davvero esploso in Italia non e’ quello pubblico, in variazione del PIL, ma quello privato.

Tagliare la domanda di spesa pubblica non poteva che creare le condizioni per la crescita del debito privato. Ma se tu parli di debito pubblico, allora quello che e’ da regolamentare e’ il bilancio pubblico, cioe’ la lente del riflettore va sull’amministrazione pubblica, sui tagli. Se invece tu parli di debito privato, allora la lente va a regolamentare il mercato dei movimenti di capitali privati, l’eccesso di liberismo.

Dipende da dove vuoi fare andare la lente del riflettore. Ma chi manovra quella lente, oggi, e’ il finanziere, non piu’ il politico, che ha svenduto il suo potere per quattro poltrone e due piatti di lenticchie.

La verita’ e’ che c’e’ un eccesso di finanza, nel mondo.

Un tempo, la finanza dipendeva dall’economia.

Oggi, il rapporto e’ rovesciato.

L’economia era diretta dallo Stato, che aveva il controllo della moneta ed era gestito dai politici, controllati dai cittadini. Oggi l’economia dipende dalla Finanza, che ha il controllo della moneta ed e’ gestita da finanzieri che nominano burocrati senza il controllo democratico dei cittadini.

In questo scenario, e’ del tutto illusorio pensare che domani, per il solo fatto che mamma BCE stampera’ piu’ denaro, quel denaro servira’ a far decollare l’economia, perche’ cosi’ non sara’.

Quello che davvero serve, e cioe’ abbandonare quel grande inganno, tornare a parlare di produzione, di terra, di fabbriche e lavoro, di investimenti privati e spesa pubblica, di riduzione delle tasse, di controllo pubblico della moneta, di piena occupazione, come era un tempo, non lo vogliono fare.

Chi si illude invece che stampando un po’ di moneta o buttandola dagli elicotteri si ridurranno i problemi, si finanzieranno nuovamente le imprese, non ha capito nulla di cio’ che sta succedendo.

L’inflazione non salira’ perche’ la gente ha fame e non ha piu’ reddito da spendere.

Non sa perche’, ma capisce di essere stata ingannata.

Speriamo che questo articolo abbia contribuito a farti vedere una cosa.
Cosa c’e’ nell’ombra, dietro ai riflettori.
Quello che ti ho appena descritto e’ il “campo di battaglia” su cui combatte la tua famiglia e la tua azienda e questo sono io (scarica gratuitamente questo mio libro):
In questo mondo in cui la finanza conta molto di piu’ del tuo duro lavoro, hai la possibilita’ di scegliere come informarti e formarti.
Valerio Malvezzi e Piero Di Florio
Da: www.winthebank.com