9 dicembre forconi

sabato 8 giugno 2019

GERMANIA, LA PRODUZIONE INDUSTRIALE VA PEGGIO DEL PREVISTO: AD APRILE -1,9. ANCHE IL PIL RALLENTA: PER IL 2019 PREVISTO LO 0,6

IL CALO DELL'ATTIVITÀ PRODUTTIVA COMPLESSIVA SECONDO GLI ANALISTI DOVEVA ESSERE DI -0,5% 

SU BASE MENSILE, LE ESPORTAZIONI SONO SCESE DEL 3,7 PER CENTO E LE IMPORTAZIONI DELL’1,3

angela merkelANGELA MERKEL
  
La Germania si risveglia raggelata dai dati sulla produzione industriale di aprile. Il calo è più ampio di quanto previsto dagli analisti: -1,9 per cento rispetto a marzo, mentre sull’anno la diminuzione è dell’1,8%. Gli esperti prevedevano un calo congiunturale pari a -0,5 per cento.

Le notizie non sono buone nemmeno sul Pil perché le stime di crescita sono state tagliate dalla Bundesbank allo 0,6 per cento nel 2019 contro l’1,6 indicato in precedenti previsioni. Nel 2020 le cose, secondo la banca centrale tedesca, andrebbero meglio con una crescita dell’1,2 ma sempre con un tasso inferiore da quanto stimato in precedenza (1,6). Il taglio delle stime sul Pil della Bundesbank seguono quelle del governo tedesco che ad aprile aveva rivisto le stime di crescita allo 0,5 per cento quest’anno indicando però un aumento del Pil dell’1,5 per cento nel 2020.
angela merkel in costumeANGELA MERKEL IN COSTUME


Quanto al cosiddetto avanzo commerciale, questione annosa per Berlino anche rispetto alle regole dell’Ue, la Germania ha registrato in aprile un avanzo commerciale di 17 miliardi di euro, in calo rispetto ai 20 di marzo (i dati in questo caso sono quelli pubblicati dall’Ufficio federale di statistica). Su base mensile, le esportazioni sono scese del 3,7 per cento e le importazioni dell’1,3.
ANGELA MERKEL GIOCA CON PHON E PALLINAANGELA MERKEL GIOCA CON PHON E PALLINA












GERMANIA
Michelangelo Colombo per www.startmag.it

CHE COSA HA DECISO LA BUNDESBANK La banca centrale tedesca ha tagliato le stime di crescita della Germania portandole allo 0,6% nel 2019 rispetto all’1,6% precedentemente indicato e all’1,2% nel 2020 (sempre 1,6% in precedenza).
 
LA REVISIONE DELLE STIME ANCHE DEL GOVERNO Secondo la Bundesbank l’inflazione nel Paese sarà dell’1,4% quest’anno e dell’1,5% il prossimo. Il taglio delle stime sul Pil della Bundesbank seguono quelle del governo tedesco che ad aprile aveva rivisto le stime di crescita allo 0,5% quest’anno indicando però un aumento del pil dell’1,5% nel 2020.
 
COME CALA LA PRODUZIONE INDUSTRIALE Non sono finite qui le pessime notizie per Berlino. La produzione industriale tedesca è scesa dell’1,9% su mese ad aprile, dopo due mesi di segno positivo, secondo i dati destagionalizzati.
 
IL CALO TENDENZIALE Si tratta di un calo ben più significativo di quanto previsto (-0,5)%. Su base tendenziale il calo è stato dell’1,8%. La produzione manifatturiera è scesa del 2,5% congiunturale. Dopo due mesi di aumenti della produzione, i segnali sul fronte economico non sono positivi. Gli ordini registrano un piccolo rialzo ad aprile, dopo un aumento ben piu’ significativo il mese prima, indice che il rallentamento persiste.
mattarella merkelMATTARELLA MERKEL
 
LO STATO DELL’INDUSTRIA MANIFATTURIERA
L’industria manifatturiera mostra un calo diffuso a tutti le attività: beni capitali -3,3%, semilavorati -2,1%, beni di consumo -0,8% ed energia -1,1%. La debolezza dell’industria, motore dell’economia tedesca ed europea, ha provocato il taglio drastico delle previsioni di crescita da parte della Bundesbank e di altre organizzazioni internazionali.
 
merkelMERKEL
LA BILANCIA COMMERCIALE Oggi sono stati diffusi anche i dati sulla bilancia commerciale nello stesso mese che vede un surplus in calo: le sportazioni sono state pari a 109,7 miliardi ad aprile e l’import a 91,7 miliardi. L’Europa ha assorbito 63,8 miliardi di merci tedesche, cioè il 3,5% in meno di un anno prima, mentre l’export verso paesi terzi e’ aumentato del 4% su anno a 45,8 miliardi. Quindi anche su questo fronte la Germania continua a soffrire sotto il peso delle tensioni commerciali mondiali.

Fonte: qui

venerdì 7 giugno 2019

Ma Salvini e Di Maio sanno come e cosa si somma?

Mercoledì scorso l’Agenzia delle Entrate ha comunicato che nei primi quattro mesi dell’anno il gettito Irpef è salito del 3,2 per cento e quello Iva del 4,6 per cento. E qualche giorno dopo è arrivato un comunicato congiunto di MoVimento 5 Stelle e Lega: “Abbiamo maggiori incassi di Irpef e Iva di quasi l’8 per cento”
salvini di maio

Pierino all’esame di terza media consegna il compito con la risoluzione di un semplice problema di matematica: un fruttivendolo e sua moglie hanno due banchi di frutta al mercato. Nei primi quattro mesi dell’anno lui vende il 20 per cento in più; lei il 30 per cento in più. Quanto vendono in più in totale? Risposta: il 50 per cento. Matita blu dell’insegnante e Pierino è bocciato.
Basterebbe una scolarizzazione di base per sapere che l’aumento totale di Iva e Irpef non può essere dell’8 per cento (per la cronaca, è del 3,6).
lega m5s addizioni
Ma noi sappiamo di chi stiamo parlando, no?
Fonte: qui

giovedì 6 giugno 2019

QUOTA CENTO: CALANO LE DOMANDE PER I NUOVI PENSIONAMENTI. SOLO 15MILA NELL'ULTIMO MESE.

LA MAGGIOR PARTE DELLE RICHIESTE ARRIVA DA LAVORATORI DIPENDENTI (51.644), A SEGUIRE QUELLI PUBBLICI (46.099), GLI ARTIGIANI (12.408), I COMMERCIANTI (11.965), GLI ISCRITTI AI FONDI SPECIALI (7.036) I COLTIVATORI DIRETTI (2.883)

INPS QUOTA 100INPS QUOTA 100
Sono poco più di 142mila le domande presentate al 3 giugno all’Inps per quota 100, l’uscita anticipata dal lavoro con 62 anni di età e 38 anni di contributi. Nell’ultimo mese ne sono arrivate circa 15mila. Rispetto a febbraio, il primo mese in cui furono presentate un quarto del totale delle domande attese (circa 77mila su un totale di 290mila previste per il 2019) il rallentamento è evidente. Se a marzo - mettendo sotto la lente i “bollettini” dell’Inps su quota 100 - risultano presentate circa 33mila domande, le richieste sono drasticamente calate ad aprile (circa 18mila) e poi a maggio (circa 15mila, come detto in precedenza).

La maggior parte delle richieste arriva da lavoratori dipendenti (51.644), a seguire quelli pubblici (46.099), gli artigiani (12.408), i commercianti (11.965), gli iscritti ai fondi speciali (7.036) i coltivatori diretti (2.883) e in misura più marginale iscritti alla gestione separata e lavoratori dello spettacolo e sport.

Sono 50.164 le domande arrivate da persone con meno di 63 anni e 63.578 le richieste di persone tra i 63 e i 65 anni.
pasquale tridico 1PASQUALE TRIDICO 


Si conferma poi la prevalenza di richieste da parte di uomini con il 74% delle domande rispetto al 26% di quelle inviate da lavoratrici.

Sul territorio le province che hanno registrato il maggior numero di domande, in valore assoluto, sono Roma (10.784), Milano (6.444), Napoli (5.968), Torino (4.999), Palermo (3.458). All’opposto troviamo Vibo Valentia (354), Isernia (321), Aosta (307), Fermo (300) e Sondrio (283). Fonte: qui

SE IL 9 LUGLIO L’ECOFIN DECIDE DI PUNIRE L’ITALIA CON LA PROCEDURA D’INFRAZIONE PER DEBITO SONO GUAI SERI


LE SANZIONI SONO TRE: UNA MULTA (E VABBÈ), MA SOPRATTUTTO LA FINE DELL’ACQUISTO DEI TITOLI DI STATO ITALIANI DA PARTE DELLA BCE, IL CONGELAMENTO DEI FONDI STRUTTURALI E IL BLOCCO DELL’ACCESSO ALLA BANCA EUROPEA DEGLI INVESTIMENTI 

CI SCRIVE LA BEI: ''NON C'E' NESSUN AUTOMATISMO: IL CONSIGLIO UE, AL TERMINE DELLA LUNGA PROCEDURA, PUO' INVITARE LA BEI A 'RICONSIDERARE' LA SUA POLITICA DI PRESTITI VERSO LO STATO MEMBRO''

Riceviamo e pubblichiamo:

“Il riferimento alla Banca Europea per gli Investimenti (BEI) nell’articolo “Preparate i fazzoletti” sugli effetti per l’Italia della possibile procedura di infrazione da parte dell’Unione europea, e’ errato. Non si prospetta nessun “blocco dell’accesso alla BEI” per gli investitori italiani.

L’articolo 126, comma 11 del Trattato UE non menziona questa possibilità. Indica invece una ben più generica facoltà del Consiglio UE, al termine della lunga procedura prevista dai commi 3-6 dello stesso articolo, di invitare la Banca europea per gli investimenti a riconsiderare la sua politica di prestiti verso lo Stato membro in questione.
Marco Santarelli
Responsabile Comunicazione Italia- BEI


CHE SUCCEDE CON LA PROCEDURA D’INFRAZIONE PER DEBITO?
 
Hai voglia a dire, come fa Matteo Salvini, che “con i tagli, le sanzioni e l’austerità sono cresciuti il debito, la povertà e la disoccupazione” e per questo bisogna fare il contrario. Intanto la letterina di Moscovici e Dombrovskis è arrivata e non promette niente di buono per l’Italia. La data da segnarsi nel calendario è il 9 luglio: è quello il giorno dello showdown, quando cioè l’Ecofin, il consiglio composto dai ministri dell’economia di tutti i paesi Ue, dovrà prendere la decisione finale sulla procedura d’infazione. Da oggi fino a quel giorno, Tria e Conte dovranno convincere l’Europa a essere clemente con noi, magari promettendo una manovra correttiva da (almeno) 3-4 miliardi.

Cosa succede con la procedura d’infrazione?
Premessa: la procedura d’infrazione per debito è l’arma da fine del mondo della Commissione europea uscente, che spera di sderenare Salvini e costringerlo, con le lacrime e il sangue, ad abbassare la cresta. Ma è un processo inesplorato, visto che non è mai stato portato a termine per nessun paese, e potrebbe portare a una sorta di commissariamento de facto dei conti del nostro paese.

MOSCOVICI E DOMBROVSKIS BOCCIANO LA MANOVRA ITALIANAMOSCOVICI E DOMBROVSKIS BOCCIANO LA MANOVRA ITALIANA
La procedura d’infrazione prevede in sostanza tre sanzioni: una multa, proporzionata al Prodotto Interno Lordo del Paese che ha violato le regole (e sarebbe la parte meno dannosa) e soprattutto il blocco dei fondi strutturali e dell’accesso alla Bei, la Banca europea degli investimenti. Per capire l’impatto di questa “punizione” basta pensare che all’Italia spettano circa 70 miliardi di fondi strutturali, con cui ad esempio si provvede ai finanziamenti per i progetti di sviluppo regionali in tutta Europa. Soldi che servono per finanziare o co-finanziare le infrastrutture, e senza i quali molte regioni, soprattutto nel Meridione, si troverebbero a gambe all’aria. Dopo il bye bye alla Bei ci sarebbe anche la fine  dell’acquisto dei titoli di stato italiani da parte della BCE. Con tanti saluti allo spread e al “governo del cambiamento”

ECCO LE CONSEGUENZE DI UNA PROCEDURA SUL DEBITO ECCESSIVO (MAI APPLICATA FINORA)
Dino Pesole per www.ilsole24ore.com

Quella che la Commissione Ue ha deciso di “raccomandare” ai ministri (e dunque alla valutazione politica dei governi) è tecnicamente una procedura per disavanzo eccessivo causato dal mancato rispetto della regola del debito.


 E le cifre sono queste: nel 2018 il debito è stato pari al 132,2%, rispetto al 131,4% del 2017, nel 2019 si attesterà al 133,7% e nel 2020 raggiungerà il 135,2%.
Il criterio del debito, così come codificato nel Fiscal Compact e nelle sue ulteriori declinazioni (in particolare il Two Pack) non è dunque rispettato poiché prevede che il debito vada ridotto di un ventesimo l’anno e comunque proceda con sufficiente velocità verso l’obiettivo del 60% del Pil. La violazione dunque – stando alle regole (che si possono e forse devono cambiare ma che fino a quando sono in vigore vanno rispettate) – è evidente.
FONDI EUROPEIFONDI EUROPEI

Ad aggravare il quadro, nel 2018 non vi è stata alcuna riduzione del deficit strutturale, che è il parametro fondamentale in quanto fotografa l’andamento del deficit al netto delle una tantum e delle variazioni del ciclo economico. Il governo si era impegnato un anno fa a ridurlo dello 0,3%.
MARIO DRAGHI E GIOVANNI TRIAMARIO DRAGHI E GIOVANNI TRIA

Nel calcolo cumulato 2018-2019 si arriva a uno scarto dello 0,7% tra Roma e Bruxelles, vale a dire 11/12 miliardi. Non è questa l’entità della correzione che viene richiesta, ma una manovra correttiva tra lo 0,2 e lo 0,3% del Pil (da 3,6 a 4,8 miliardi) da varare entro l’anno potrebbe certo costituire un segnale per evitare di finire nel girone dei “sorvegliati speciali”.

Intanto vediamo quali sono le prossime scadenze e quali le conseguenze qualora a luglio l’Ecofin aprisse formalmente la procedura.

La Commissione “raccomanda”, i governi decidono. Con la raccomandazione che la Commissione Ue ha deciso di approvare, di fatto si chiede ai governi europei di esprimersi sulla necessità di avviare nei confronti dell'Italia una procedura di infrazione sul debito. Il primo step prevede che su tale richiesta si pronunci il Comitato economico e finanziario, vale a dire l'organismo tecnico che raggruppa gli “sherpa”, i direttori generali dei rispetti ministeri delle Finanze. Poi la palla passerà all'Eurogruppo convocato per il 13 giugno a Lussemburgo, che a sua volta girerà l'intera “pratica” all'Ecofin del 9 luglio.

LUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTELUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTE
Ed è questa la sede in cui verrà presa la decisione finale: avvio formale della procedura oppure rinvio o infine sospensione in presenza di eventuali impegni aggiuntivi prospettati dal governo. Un percorso a ostacoli che può anche prolungarsi per anni.

Finora la procedura di infrazione per disavanzo eccessivo causato dalla violazione del criterio dei debito non è mai stata applicata per nessun paese europeo. Questa sarebbe la prima volta e scatterebbe nei confronti del nostro paese una sorta di sorveglianza rafforzata, con un stretto monitoraggio (ogni tre/sei mesi) per verificare se le azioni correttive richieste per rientrare dalla “deviazione significativa” evidenziata siano effettivamente poste in essere.
jean claude juncker giuseppe conte 3JEAN CLAUDE JUNCKER GIUSEPPE CONTE 

Manovre correttive che rischiano di essere anche molto pesanti poiché inevitabilmente comporterebbero aumenti delle tasse e tagli alle spese e ai servizi sociali. In sostanza viene definita una sorta di calendario per l'adozione delle misure di correzione richieste.
 
Il monitoraggio riguarda sia i tempi di attuazione degli interventi che la “qualità” delle misure correttive. Per questo si può prevedere che un'apertura di infrazione sul debito possa dispiegare i suoi effetti su un orizzonte quanto meno triennale, se non oltre. Qualora i piani di rientro predisposti non fossero ritenuti sufficienti a riportare il debito su una traiettoria di progressiva discesa, arriverebbe da Bruxelles un secondo invito ad adottare un nuovo piano di rientro.
 
Se anche quest'ultimo fosse valutato negativamente, allora potrebbe essere imposto l'obbligo di un deposito infruttifero pari allo 0,2% del Pil (3,6 miliardi), con possibilità che possa essere ridotto o incrementato, e che comunque verrebbe convertito in ammenda nel caso in cui la raccomandazione di correggere il disavanzo eccessivo non fosse rispettata. E potrebbe scattare in questo caso anche un’ulteriore e più pesante sospensione dei fondi di coesione europei. La sanzione sarebbe poi ulteriormente incrementata in caso di persistente inosservanza della raccomandazione. 

SAPETE CHE LE 203 NAVI DA CROCIERA IN EUROPA INQUINANO VENTI VOLTE DI PIÙ DI TUTTE (TUTTE) LE AUTO DEL CONTINENTE, CHE SONO 260 MILIONI

IL PORTO DI VENEZIA È IL PIÙ INQUINATO IN ITALIA, E OGNI VOLTA CHE UNA NAVE ENTRA NELLA LAGUNA CREA UNO TSUNAMI CHE HA DEVASTATO I FONDALI: LE FOTO DEL CNR


VENEZIA, COS’ LE GRANDI NAVI HANNO MODIFICATO I FONDALI DELLA LAGUNA

Sandro Orlando per www.corriere.it

cnr i disastri delle grandi navi sui fondali di venezia 3CNR I DISASTRI DELLE GRANDI NAVI SUI FONDALI DI VENEZIA 
Ogni volta che una nave lunga oltre 300 metri entra dalla bocca di Malamocco, con la sua stazza a volte anche superiore alle 100 mila tonnellate, sui fondali della laguna si scatena un mini tsunami. Un maremoto che solleva montagne di sedimenti e detriti, sospingendoli in tutte le direzioni e lasciandoli in parte in sospensione, prima che le maree le buttino fuori dalla laguna, in mare aperto.

Gli effetti di queste navigazioni sono ora visibili nelle immagini che l’Ismar, l’Istituto di scienze marine del Cnr di Venezia, ha «scattato» nelle profondità della laguna servendosi di un ecoscandaglio ad alta risoluzione. «Fotografie acustiche», pubblicate dalla rivista Scientific Reports (Nature), che descrivono con precisione quale sia l’impatto sull’ecosistema lagunare di questo traffico marittimo: con un migliaio di grandi navi da crociera che ogni anno transitano davanti al bacino di San Marco, per poi costeggiare Punta della Dogana e infilarsi nel canale della Giudecca – in manovre complicatissime, come ha confermato per l’ennesima volta la collisione domenica scorsa della Msc Opera con un battello in prossimità del molo di San Basilio; oltre a più di tremila navi cargo che vanno su e giù per il cosiddetto canale dei Petroli tra Malamocco e Marghera, e un numero imprecisato di vaporetti, barche e barchini.
cnr i disastri delle grandi navi sui fondali di venezia 2CNR I DISASTRI DELLE GRANDI NAVI SUI FONDALI DI VENEZIA 

Il risultato sono fondali martoriati da crateri, buche e solchi scavati da chiglie o eliche, come se la laguna fosse stata sottoposta a massicci bombardamenti. Ma il danno peggiore è costituito dalla continua erosione dei fondali, ormai ridotti a una piastra inerte e senza vita, sempre più profonda. Perché le onde supersoniche generate dal passaggio di questi grattacieli del mare in acque profonde a volte appena una decina di metri – spiega l’oceanografo Andrea Bergamasco, del Cnr di Venezia – smuovono dai fondali masse enormi di sedimenti, che poi le maree spingono nell’Adriatico. Così che ogni anno almeno un milione di metri cubi di materiali vengono trascinati fuori dalla laguna; e con la profondità aumenta anche la forza di maree e correnti.
cnr i disastri delle grandi navi sui fondali di venezia 1CNR I DISASTRI DELLE GRANDI NAVI SUI FONDALI DI VENEZIA 

E come se non bastasse poi ci sono i rifiuti. Fabio Trincardi, direttore dell’Ismar-Cnr, parla di «una terra dei fuochi subacquea» emersa dai rilevamenti effettuati con l’ecoscandaglio: «Sul fondo dei canali abbiamo trovato di tutto, vecchie barche, copertoni, rottami ed elettrodomestici. Per incuria, dolo o inconsapevolezza c’è ancora chi pensa alla laguna come ad una discarica, tanto non si vede. Ora invece possiamo vedere tutto».


2. GRANDI NAVI, UNA SCIA DI SMOG: VENEZIA PORTO PIÙ INQUINATO
Estratto dall'articolo di Paolo Berizzi per ''la Repubblica''
Qui l'integrale:

Una scia nera, nerissima. Sparsa nei mari d'Europa e che si addensa ad ogni attracco in porto, oppure, come a Venezia - terza tra le 50 città europee portuali più inquinate e teatro dell'incidente della Msc - , quando i camini dei bestioni galleggianti violentano i canali spargendo i loro fumi tossici. (…) mentre i passeggeri a bordo se la spassano, gli abitanti delle città dove approdano i giganti del turismo marittimo respirano gas che causano tumori: ossidi di zolfo, azoto, particolato. Una bomba ambientale che passa sotto silenzio, offuscata dal business delle vacanze in nave.
quanto inquinano le grandi naviQUANTO INQUINANO LE GRANDI NAVI

Per capirci: 203 navi da crociera in Europa inquinano 20 volte più di tutte le automobili - sono 260 milioni - che circolano nel continente. Se poi si parla dell'Italia, i nodi vengono al pettine: siamo, insieme alla Spagna, il Paese europeo più colpito dalle emissioni delle grandi navi. Tra le 50 città di porto più inquinate d'Europa, 10 sono italiane. Al terzo posto c'è l'intasatissima Venezia, preceduta solo da Barcellona e Palma di Maiorca. A radiografare le esalazioni del turismo galleggiante - pochi giorni dopo l'incidente di Venezia - è un rapporto pubblicato da Transport & Environment e diffuso dall'associazione "Cittadini per l'aria". Repubblica ne anticipa i dati. Allarmanti.

Fonte: qui

mercoledì 5 giugno 2019

A BARI DUE LADRI GEORGIANI PESTANO UN CARABINIERE E GLI FRATTURANO LA COLONNA VERTEBRALE DOPO AVER TENTATO UN FURTO IN DUE UFFICI

QUANDO HANNO VISTO I CARABINIERI HANNO SUBITO TENTATO LA FUGA SCAGLIANDOSI CONTRO UN MILITARE, COLPENDOLO CON CALCI E PUGNI

Emanuela Carucci per www.ilgiornale.it

ladriLADRI
Si chiamano Kakhaber Akhalaia e Irakli Papava. Hanno 38 e 37 anni. Si tratta di due uomini di origine georgiana, colti in flagranza di reato e processati per direttissima per un tentativo di furto in due uffici. È accaduto ad Altamura, un Comune in provincia di Bari. La cosa ancora più grave è che si sarebbero scagliati contro i carabinieri intervenuti sul posto. Ad uno dei militari i due ladri hanno provocato una frattura alla colonna vertebrale. Ora i georgiani sono accusati di tentato furto, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate.
carabiniereCARABINIERE

I due topi d'appartamento si sarebbero introdotti all'alba di ieri in uno stabile del centro cittadino dove si trovano gli uffici dell'assicurazione Alleanza e uno studio antinfortunistica Bce, come si legge sul quotidiano regionale "La Gazzetta del Mezzogiorno". I vicini di casa hanno sentito i rumori e hanno subito allertato i carabinieri. I malfattori, infatti, erano riusciti ad entrare nei due appartamenti forzando le serrature delle porte. Alla vista dei militari, i georgiani avrebbero tentato la fuga scagliandosi contro e ferendo uno di loro. Hanno colpito l'uomo con calci e pugni causandogli una frattura chiusa alla colonna vertebrale giudicata guaribile in trenta giorni.

Fonte: qui

domenica 2 giugno 2019

M5S: DA RIVOLUZIONARI DIGITALI A VENDITORI DI PANNOLINI USATI


ECCO COSA È SUCCESSO, IN POCO PIÙ DI UN ANNO, AL “NON PARTITO” CHE, PREDICANDO LA DEMOCRAZIA ORIZZONTALE, ERA DIVENTATO IL PRIMO PARTITO ITALIANO. 

E SI RITROVA ORA TRASFORMATO IN (POCO PIÙ CHE) UN PARTITO TERRITORIALE DEL SUD

E CON TUTTI I VIZI DEI PARTITI TRADIZIONALI: CORRENTI, LEADER, DIRETTORIO, PERFINO IL PARTITO-AZIENDA CASALEGGIO) 

Massimiliano Panarari per ''La Stampa''

di maio grillo casaleggioDI MAIO GRILLO CASALEGGIO
Volano gli stracci (specialmente via social network, ça va sans dire) nel Movimento 5 Stelle. Cosa è successo, in poco più di un anno, al «non partito» che, predicando la democrazia orizzontale, era diventato il primo partito italiano? E che da partito della nazione - con ambizioni persino da postmoderna «PD 2.0» - si ritrova ora trasformato in (poco più che) un partito territoriale del Sud?

rocco casalino beppe grilloROCCO CASALINO BEPPE GRILLO





Quanto è accaduto ce lo racconta in maniera molto chiara la parabola «storica» del M5S. Una traiettoria assai accelerata, poiché il postmodernissimo «non partito» è figlio esemplare di un' epoca in cui le organizzazioni politiche diventano intermittenti e le loro leadership risultano sempre più «a tempo determinato».
grillo casaleggio altafiniGRILLO CASALEGGIO ALTAFINI


E, così, nel corso della sua breve storia ha vissuto in modo rapido e distorto vari dei processi che costellano il ciclo esistenziale dei partiti della modernità, finendo per ribaltare - o «tradire», come direbbe qualcuno dei suoi militanti - diversi assunti iniziali.

Il Movimento pentastellato è nato da comitati locali impegnati in battaglie ambientaliste, spesso a elevato tasso di sindrome Nimby (i meet up), e da gruppi di attivisti noti come gli «Amici di Beppe Grillo»; ma gli uni e gli altri sono stati via via dismessi (o espulsi) negli anni, specie in occasione delle selezioni dei candidati per le tornate elettorali.
BEPPE GRILLO - DI MAIO - DAVIDE CASALEGGIOBEPPE GRILLO - DI MAIO - DAVIDE CASALEGGIO

Si è poi legittimato sull' onda del sentiment prepolitico dell' onestà, che fa tutt' uno con l' idea di una diversità morale dei suoi elettori rispetto a quelli degli altri partiti, salvo poi mostrarci che «nessuno è perfetto» eticamente (a partire dall' amministrazione di Roma), e che si tratta innanzitutto di una narrazione elettoralmente redditizia.
GRILLO CASALEGGIO DI MAIO DI BATTISTAGRILLO CASALEGGIO DI MAIO DI BATTISTA




E, soprattutto, si è ingrossato facendo da «banca (online) del rancore e agitando come cura quasi esclusiva a tutti i problemi esistenti la democrazia diretta e la trasparenza su Internet - o, per meglio dire, quel suo simulacro che è l' ideologia (e retorica) del direttismo democratico. «Uno vale uno»: e non si discute, altrimenti si finisce accomunati alla vituperata élite.

GRILLO DI MAIO CASALEGGIOGRILLO DI MAIO CASALEGGIO
E, allora, rispolverando qualche rudimento sulla Rivoluzione francese, ecco i parlamentari muovere i loro primi passi in qualità di meri portavoce della «volontà generale» del popolo, che si esprimeva a colpi di clic sulla piattaforma privata Rousseau. In termini, però, più di macchina per il plebiscito e la ratifica delle scelte dei vertici che non di paradiso della disintermediazione; come lascia intendere anche il voto sulla fiducia al «capo politico» (e collezionista di cariche) Luigi Di Maio, visto che, ancora una volta, già si è preventivamente pronunciato a suo favore il redivivo Beppe Grillo.
beppe grillo rocco casalino alla marcia di assisiBEPPE GRILLO ROCCO CASALINO ALLA MARCIA DI ASSISI

E già, perché col tempo il grillismo che sfoderava la maschera di Anonymous ha vissuto una deriva che, nella Fattoria degli animali, George Orwell aveva racchiuso nello slogan «Tutti sono uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri». Così, accanto al capo politico, sono sorte schiere di capetti e graduati, con l' inevitabile corollario della lotta per il potere.

grillo e casaleggioGRILLO E CASALEGGIO






Perché la proibizione delle correnti, nel nome della finzione dell' unità della volontà popolare (sempre il giacobinismo «a braccio»), ha finito per soffocare e opacizzare il dibattito tra le correnti (altro che il ben presto archiviato streaming), riducendolo per tanti versi a una guerra per bande.

GRILLO CASALEGGIOGRILLO CASALEGGIO
E, d' altronde, in un Paese purtroppo bloccato e senza mobilità come l' Italia, il M5S ha svolto la funzione di ascensore sociale per tutta una serie di soggetti alla ricerca di un posto al sole. Insomma, il movimento ha continuato a rigettare in tutto e per tutto l' ineluttabile processo di istituzionalizzazione denunciandolo come sinonimo di «partitismo», e, tuttavia, ha contemporaneamente contratto alcuni dei vizi dei partiti tradizionali.
GRILLO CASALEGGIOGRILLO CASALEGGIO




E ne ha pure aggiunti alcuni altri, caratteristici delle odierne democrazie post-rappresentative. Perché a prendere decisioni - come congruente con la sua natura mediale - è lo staff (non eletto) dei comunicatori. E perché nel dna del Movimento c' è anche la dimensione dell' azienda-partito, con la trasmissione dinastica di padre in figlio non soltanto, come legittimo, della Casaleggio Associati, ma anche del ruolo di «azionista di maggioranza» di una forza politica presente in seno alle istituzioni pubbliche. Come pure quella del «partito bipersonale», con la coppia di uomini soli al comando Gianroberto Casaleggio e Grillo.
beppe grillo gianroberto casaleggioBEPPE GRILLO GIANROBERTO CASALEGGIO

E Di Maio, uscito vittorioso dalla lotta delle investiture del 2017, ha provato a trasformarlo in un anticarismatico partito personale di fatto, avvalendosi a corrente alternata dell' amico-nemico Alessandro Di Battista, riesumato non a caso, per l' ennesima volta, in queste ore difficili. Quando la soluzione alla grave crisi, alla faccia del rigetto della partitizzazione, sembra essere proprio la resurrezione di un «direttorio».
Che suona un po' come una segreteria di partito (magari con tanto di stipendio per i suoi componenti). Fonte: qui