9 dicembre forconi

giovedì 17 gennaio 2019

LA CAMERA DEI COMUNI RESPINGE LA MOZIONE DI SFIDUCIA ALLA MAY PRESENTATA DA CORBYN CON 326 NO. I FAVOREVOLI SI SONO FERMATI A 306

IL CAOS BREXIT CONTINUA, ORA L’UE CONCEDERÀ UNA PROROGA OPPURE SARÀ “NO DEAL”? 


BREXIT: MAY OTTIENE LA FIDUCIA DEL PARLAMENTO

theresa may alla camera dei comuniTHERESA MAY ALLA CAMERA DEI COMUNI
Il voto di ieri sulla Brexit dimostra che il governo Tory di Theresa May non ha una maggioranza sulla "questione più vitale che è di fronte" al Regno Unito e non è in grado di controllare la Camera dei Comuni. Lo ha sottolineato il leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, formalizzando oggi la mozione di sfiducia e aprendo il dibattito. "Il governo ha fallito, restituisca la parola al Paese", ha detto Corbyn, sollecitando l'approvazione della mozione e la strada di elezioni anticipate.

jeremy corbyn alla camera dei comuniJEREMY CORBYN ALLA CAMERA DEI COMUNI
Theresa May ha chiesto ai Comuni di respingere la mozione, additando le elezioni anticipate dopo la bocciatura ieri del suo accordo sulla Brexit come "la peggiore strada possibile". Le elezioni - ha detto la premier Tory replicando a Jeremy Corbyn - non sono nell'interesse nazionale: porterebbero divisione mentre il Paese ha bisogno di unità, incertezza quando servono certezze e un ulteriore rinvio mentre il popolo britannico vuole guardare avanti".

theresa may alla camera dei comuni 2THERESA MAY ALLA CAMERA DEI COMUNI
Il voto di ieri sulla Brexit dimostra che il governo Tory di Theresa May non ha una maggioranza sulla "questione più vitale che è di fronte" al Regno Unito e non è in grado di controllare la Camera dei Comuni. Lo ha sottolineato il leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, formalizzando oggi la mozione di sfiducia e aprendo il dibattito. "Il governo ha fallito, restituisca la parola al Paese", ha detto Corbyn, sollecitando l'approvazione della mozione e la strada di elezioni anticipate.
THERESA MAYTHERESA MAY

Theresa May ha chiesto ai Comuni di respingere la mozione, additando le elezioni anticipate dopo la bocciatura ieri del suo accordo sulla Brexit come "la peggiore strada possibile". Le elezioni - ha detto la premier Tory replicando a Jeremy Corbyn - non sono nell'interesse nazionale: porterebbero divisione mentre il Paese ha bisogno di unità, incertezza quando servono certezze e un ulteriore rinvio mentre il popolo britannico vuole guardare avanti".







A rischio 23 miliardi di export verso la Gran Bretagna: i pericoli per l'Italia targati Brexit

Rischi ed opportunità. Le authority italiane si sono già attivate, in accordo con quelle europee, per assicurare la continuità operativa delle piattaforme britanniche su cui viaggiano grandi flussi finanziari europei e anche per consentire la piena operatività degli sportelli italiani delle banche britanniche. Il ministero dell'Economia, in collaborazione con le diverse autorità di vigilanza dei mercati, sta poi elaborando un decreto da varare prima del 29 marzo proprio per evitare contraccolpi al funzionamento del mercato.
Ma, accanto a rischi e sfide per le imprese italiane (a partire dai livelli di export, 26 miliardi da difendere ma che potrebbero sentire di contraccolpi) - sostiene un'analisi del Centro Studi di Confindustria - Brexit e rischio 'no deal' creano anche opportunità che "trovano però l'Italia impreparata a coglierle", soprattutto visto qual è la posizione del governo sull'Europa.
A livello finanziario l'Italia si sta preparando ai rischi. Trova conferme l'indiscrezione che il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, stia lavorando ad un decreto per garantire continuità operativa con banche e piattaforme britanniche. La Consob, ha diffuso nei mesi scorsi tre comunicati, nei quali richiama le posizioni dell'autorità borsistica europea, l'Esma.
Mirano al riconoscimento delle cosiddette "controparti centrali" del Regno Unito: di fatto si tratta delle piattaforme su cui viaggiano investimenti e anche la maggior parte dei derivati europei. Per evitare che l'arrivo del No Deal richieda poi tempi per l'attivazione della procedura che autorizzerebbe questi soggetti come "non comunitari" si è deciso di partire in anticipo, riconoscendo anche l'equivalenza del quadro giuridico applicabile, con un periodo 'cuscinetto' di un anno. Fissate le regole per le attività di compensazione (clearing) anche in caso di mancato accordo politico sulla Brexit, con un richiamo agli intermediari ai doveri informativi verso la clientela sull'impatto dell'uscita del Regno Unito dall'Ue.
A richiamare l'attenzione sui possibili vantaggi che potrebbero derivare dalla Brexit è invece il centro studi di Confindustria. L'opportunità è quella di veder dirottati dal Regno Unito all'Italia investimenti diretti esteri per 26 miliardi di euro, con un aumento del valore aggiunto di 5,9 miliardi annui pari allo 0,4% del Pil. Non giocano però a favore - ragionano gli economisti di via dell'Astronomia - alcune ragioni strutturali ma anche altre "istituzionali", perchè "l'Italia, insieme al Regno Unito, è diventato il secondo Paese tra i più critici rispetto all'attuale architettura istituzionale dell'Unione".
In caso di Brexit, rileva il Csc di Confindustria, "ne risentiranno le imprese esportatrici italiane che rischiano di vedere ridotti i volumi di beni rivolti al mercato britannico: in ballo 23 miliardi". "La prolungata incertezza potrebbe far allontanare alcune multinazionali dal territorio britannico, costituendo un'opportunità per altri paesi europei: il Csc stima che per l'Italia gli investimenti diretti esteri potenziali extra potrebbero generare un aumento del Pil di 5,9 miliardi annui, ovvero lo 0,4%; ciò non è comunque compensativo di rischi ed effetti negativi legati alla Brexit".
Con la Brexit, dice il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, "il problema non è quante imprese collaborano con la Gran Bretagna ma come l'Italia potrebbe e dovrebbe candidarsi ad attrarre investimenti". Mentre "è evidente che la Brexit comporta maggior incertezza per l'economia: i dati previsionali del rallentamento dell'economia globale non fanno presagire niente di positivo". E "la situazione di incertezza diventa un vulnus anche per l'imprenditoria italiana", avverte il presidente della Picccola Industria di Confindustria, Carlo Robiglio.
Fonte: qui
BACKSTOP IN IRLANDA, COS’È E PERCHÉ STA FACENDO SALTARE LA BREXIT

Alberto Magnani per "www.ilsole24ore.com"
theresa may alla camera dei comuni 1THERESA MAY ALLA CAMERA DEI COMUNI 1
Uno fra i nodi irrisolti della Brexit è rappresentato dai confini irlandesi, i 499 chilometri che dividono lo spicchio settentrionale dell'Isola fra Repubblica d'Irlanda e Irlanda del Nord. L'argomento è tra le controversie che hanno affossato l'accordo siglato da Theresa May con i partner europei, stroncato dalla Camera dei comuni con uno scarto di oltre 200 voti. 

Fronde interne ai Tory (il partito conservatore) e al Democratic Unionist Party (il partito di destra nordirlandese che fa da stampella al governo May) non hanno mai digerito la soluzione concordata dalla premier con i leader Ue: il cosiddetto backstop, un accordo per garantire che non vengano eretto un confine fisico fra Irlanda e Irlanda del Nord.
CORBYN DA' DELLA STUPIDA A THERESA MAYCORBYN DA' DELLA STUPIDA A THERESA MAY
Perché il tema è così delicato? 

Dopo la Brexit, il confine irlandese si trasformerebbe nell'unica frontiera di terra fra la Gran Bretagna (che include l'Irlanda del Nord) e l'Unione europea (che include l'Irlanda, entrata nella Ue nel 1973). Oggi il confine tra i due è invisibile, aperto alla circolazione reciproca di merci e cittadini. Il problema di come valorizzarlo non è mai emerso finché la Gran Bretagna è rimasta all'interno della Ue insieme all'Irlanda. Diventa cruciale ora, visto che Irlanda e Irlanda del Nord si troverebbe improvvisamente soggette a regole doganali diverse: la prima nel mercato unico europeo, la seconda nello spazio autonomo che si vorrebbe ritagliare Londra.

BATTIBECCO TRA THERESA MAY E JUNCKERBATTIBECCO TRA THERESA MAY E JUNCKER
Nessuno vuole ripristinare i confini, perché un irrigidimento delle frontiere si ripercuoterebbe sull'interscambio interno (dal valore di circa 3 miliardi di euro nel 2016) e risveglierebbe vecchie tensioni politiche, in teoria pacificate dalla fine degli anni ‘90. Da qui la scelta di tamponare il problema con la “polizza” del backstop.

Ma cosa vuol dire? E come si manifesta?
Il termine backstop, preso in prestito dal baseball, indica la rete di protezione dispiegata alle spalle del ricevitore: si allude a una soluzione di emergenza per tenere la «palla nel campo» ed evitare che vada a sbattere, figurativamente, sulla faccia degli spettatori. Nel contesto della Brexit, è il compromesso sui confini irlandesi raggiunto da Theresa May nel patto siglato con i partner europei a novembre 2018.
theresa mayTHERESA MAY

La clausola assicura che non sarà imbastito alcun «hard border» (confine fisico) fra Irlanda e Irlanda del Nord qualora Regno Unito e Ue falliscano nel trovare una partnership commerciale sul lungo periodo. Il Regno Unito dovrebbe restare allineato all'unione doganale, cioè rispettarne i principi di base; l'Irlanda del Nord rientrerebbe in pieno nell'unione doganale e dovrebbe, in aggiunta, rispettare alcune norme del mercato unico europeo.

theresa may annuncia l'accordo sulla brexitTHERESA MAY ANNUNCIA L'ACCORDO SULLA BREXIT
In teoria, il divorzio fra Londra e la Ue dovrebbe scattare il 29 marzo 2019, con un periodo di transizione per metabolizzare i vari accordi in scadenza al 31 dicembre 2020. Il backstop potrebbe servire solo dopo quella data, in assenza di un accordo bilaterale che lo renda superfluo. «Ma gli accordi richiedono anni, non mesi – dice al Sole 24 Ore Matteo Villa, ricercatore Ispi – Quindi è probabile che rimanga il backstop. L'accordo peggiore, ma l'unico possibile».
THERESA MAYTHERESA MAY

Perché è criticato?
L'accordo di backstop ha suscitato le ire sia dei cosiddetti Hard Breexiter, i difensori più strenui di una Brexit dura e pura, sia degli unionisti nordirlandesi. I primi ritengono che la permanenza nell'unione doganale sia la negazione stessa della Brexit, visto che obbligherebbe la Gran Bretagna a restare - di fatto - nel perimetro delle regole commerciali Ue.

Una limitazione che impedirebbe al paese di fissare una tariffa doganale autonoma, vanificando la retorica sulle «nuove politiche commerciali» di un paese affrancato da Bruxelles. I secondi temono che il backstop sia il primo passo per isolare l'Irlanda del Nord dal resto della Gren Bretagna, rompendo l'unità del Regno e “consegnando” Belfast alla Ue e all'Irlanda. In aggiunta il Regno Unito non potrebbe recedere unilaterlmente dall'accordo: l'ennesima prova, a detta dei più critici, della «dipendenza da Bruxelles» dell'Isola. 

Fonte: qui
confine irlandese backstop 5CONFINE IRLANDESE BACKSTOP 

mercoledì 16 gennaio 2019

PURGHE A 5 STELLE - DOPO GLI SCIENZIATI, SI SCATENA LA CACCIA AI GIORNALISTI NEMICI


LA PROPOGANDA GRILLINA FA FLOP DA TUTTE LE PARTI.
PER ARGINARE IL CROLLO DI CONSENSI, IL PARA-GURU CASALINO CHIEDE “REPORT” SULL' INFORMAZIONE LOCALE PER APPUNTARE I MINUTI CHE I TG REGIONALI (RAI MA ANCHE LE EMITTENTI LOCALI) RISERVANO ALLE BATTAGLIE DEI CONSIGLIERI GRILLINI 

MA CON QUALI FINALITÀ?

Pasquale Napolitano per “il Giornale”

Non c' è la firma di Rocco Casalino. Ma è impensabile che il portavoce del premier Giuseppe Conte, guru della comunicazione dei Cinque stelle, non sia stato informato di un' iniziativa che rischia di aprire un nuovo conflitto tra politica e informazione. La smania di controllare, silenziare, addomesticare la stampa avrebbe spinto l' ufficio nazionale comunicazione del M5s a predisporre una schedatura di tg regionali, quotidiani e giornalisti locali. Stavolta, gli scienziati del Consiglio superiore della Sanità, finiti nel dossier del ministro della Salute Giulia Grillo per le presunte simpatie politiche, non c' entrano nulla. Ma il metodo appare identico: far sentire il fiato sul collo all' informazione.

giuseppe conte con rocco casalino alla conferenza stampaGIUSEPPE CONTE CON ROCCO CASALINO ALLA CONFERENZA STAMPA
Nei giorni post Befana, la struttura comunicazione dei pentastellati avrebbe spedito un messaggio, un ordine, una chiamata alle armi, nella chat degli uffici stampa dei gruppi regionali dei Cinque stelle, chiedendo un report dettagliato sullo spazio che tv e giornali riservano a iniziative politiche ed istituzionali degli eletti del M5s. Per comprendere lo scopo dell' operazione è opportuno entrare nel variegato e infinito mondo della comunicazione stellata. I consiglieri regionali del M5s hanno un ufficio stampa, al cui vertice c' è un responsabile: esiste poi una chat su whatsapp tra tutti i responsabili degli uffici stampa. Un sistema per controllare dall' alto (Rocco Casalino) dichiarazioni pubbliche, articoli e iniziative.
luigi di maio casaleggio di battista casalinoLUIGI DI MAIO CASALEGGIO DI BATTISTA CASALINO

Utile soprattutto a coordinare le campagne mediatiche e social contro gli avversari politici. Dal vertice parte l' ordine: a cascata tutti gli eletti grillini rilanciano un messaggio politico mettendo nel mirino il nemico di turno. Hanno fatto scuola le campagne mediatiche contro i ministri Maria Elena Boschi, Josefa Idem e Federica Guidi. È il meccanismo per raccogliere consensi(con slogan vuoti!), legittimare una battaglia o far veicolare un messaggio del Capo. Una micidiale artiglieria, che i Cinque stelle hanno usato quando sedevano tra i banchi dell' opposizione.

Dal 4 marzo, con la vittoria alle elezioni e l' approdo al governo di Luigi di Maio e dei ministri grillini, la comunicazione, targata Casalino, sta provando a fare un salto di qualità. L' obiettivo sarebbe quello di contenere il dissenso e la delusione degli elettori dopo i primi impegni disattesi.

In cosa consisterebbe il salto?
ROCCO CASALINOROCCO CASALINO
L' ufficio centrale avrebbe chiesto agli uffici stampa locali (regionali e comunali) di relazione sull' atteggiamento della informazione rispetto alla nuova forza di governo. Va chiarito come sia l' esecutivo a nominare vertici e direttori Rai. E gestisce, direttamente da Palazzo Chigi, i fondi per i quotidiani locali. In cosa consisterebbe la relazione? Una richiesta molta dettagliata: un documento sul quale appuntare i minuti che i tg regionali (Rai ma anche le emittenti locali) riservano alle battaglie dei consiglieri grillini. Per accertare se le tv locali diano l' adeguato spazio alle battaglie politiche dei grillini che, a differenza del governo centrale, sono all' opposizione nelle Regioni guidate da centrodestra e centrosinistra. Minuti e altro: se i tg raccolgono e mandano in onda le dichiarazioni degli esponenti politici locali. C' è poi la sessione conferenze stampa.
Chi sono i giornalisti che seguono quelle dei grillini. E chi le snobba. E soprattutto in che modo viene poi rilanciata la notizia.

conte casalino 1CONTE CASALINO 1
Se viene assegnato un taglio positivo oppure relegata tra le brevi. Il lavoro deve essere esteso anche ai quotidiani locali: quali sono gli «amici», che sostengono le battaglie dei grillini. Chi i filogovernativi nella politica regionale. Si tratta, ovviamente, di una schedatura che al Nord ha creato malumori tra i comunicatori grillini. Ma con quali finalità? Capire come rodare la macchina comunicazione dei grillini? Oppure far partire le purghe contro i giornalisti nemici? È chiaro che il M5s avverta le pressioni in vista del voto per le Europee. Le difficoltà di un governo, incapace di rispettare gli impegni. E potrebbe essere una mossa per arginare il crollo di consensi.

Fonte: qui

BREXIT, VOTO O RINVIO A LUGLIO, GLI SCENARI PER LONDRA DOPO LA BOCCIATURA DELL’ACCORDO


 

LA PREMIER PUNTA A FAR SLITTARE L' USCITA DALLA UE A LUGLIO 
SUL TAVOLO ANCHE L'OPZIONE DI UN SECONDO REFERENDUM ED ELEZIONI POLITICHE PER AZZERARE LA BREXIT (IL LEADER LABURISTA CORBYN HA PRESENTATO UNA MOZIONE DI SFIDUCIA NEI CONFRONTI DELLA MAY)
Marco Ventura per “il Messaggero”
THERESA MAYTHERESA MAY

I Beatles l' avrebbero chiamata The long and winding road. Una strada lunga e tortuosa. Soprattutto, una strada che potrebbe rivelarsi un vicolo cieco, con l' unica uscita di una Brexit senza accordo. No deal. È la strada che si appresta a percorrere Theresa May dopo la bocciatura, ieri sera, del complesso accordo con l' Unione europea sull' abbandono dell' Unione il 29 marzo. Gli scenari che si aprono sono disparati e nessuno più prevedibile degli altri. Forse il meno improbabile è il congelamento del termine del prossimo marzo fino a luglio, per un surplus di trattativa che richiede però il passaggio delle forche caudine della sfiducia presentata (per il voto oggi) dal leader dell' opposizione, il laburista Jeremy Corbyn.

la camera dei comuni boccia l'accordo sulla brexit 2LA CAMERA DEI COMUNI BOCCIA L'ACCORDO SULLA BREXIT




LA SCADENZA Se Westminster mandasse a casa la May si dovrebbe sciogliere il Parlamento e se in due settimane non sarà possibile formare un nuovo esecutivo con un leader Tory diverso da Theresa, entro 25 giorni si dovrebbero indire le elezioni e si avvicinerebbe drammaticamente il termine del No Deal a fine marzo. Perché la scadenza venga congelata, occorre non solo il favore del Regno Unito, cioè del Parlamento, ma anche l' assenso dei 27 membri superstiti della Ue.
CORBYN DA' DELLA STUPIDA A THERESA MAYCORBYN DA' DELLA STUPIDA A THERESA MAY



Se invece oggi la mozione di sfiducia laburista non passerà (e l' opposizione di Corbyn mancherà l' obiettivo principale, irrigidendosi in una opposizione ancora più pervicace), la May potrebbe tentare la carta disperata messa a disposizione da una risoluzione non a caso adottata la scorsa settimana dalla Camera dei Comuni, che concede al governo tre giorni lavorativi di tempo, fino a lunedì, per presentare al Parlamento un nuovo Piano.
manifestazioni contro la brexit 1MANIFESTAZIONI CONTRO LA BREXIT 1
Ma più che l' incertezza sulla reazione del resto della Ue di fronte al rigetto dell' accordo, pesano le divisioni delle (e dentro) le forze politiche britanniche. Possibile che passi in soli tre giorni un compromesso che in tutti questi mesi non è stato possibile definire secondo una ricetta per Westminster commestibile?

Del resto, l' Unione Europea dovrebbe a sua volta ottenere da una riapertura del negoziato qualcosa che Londra non è in grado di offrire: restare nel mercato interno o nell' unione doganale, rinunciando a riprendere la sovranità sull' immigrazione dai Paesi Ue e poter fare autonomamente una politica commerciale svincolata da regole e vincoli comunitari.
BATTIBECCO TRA THERESA MAY E JUNCKERBATTIBECCO TRA THERESA MAY E JUNCKER

LE ALTERNATIVE Certo, se passa la mozione di sfiducia di Corbyn, o se la May non sarà in grado, confermata alla guida dell' esecutivo, di mettere le mani in tre giorni a un' ipotesi appetibile per Bruxelles (e puntare poi a dilatare i tempi del negoziato col rinvio a luglio), c' è sempre l' eventualità del No Deal, nessun accordo, che secondo gli osservatori avrebbe effetti drammatici sia sul Regno Unito, sia sulla Ue.

Al punto che il presidente del Consiglio Europeo, il polacco Donald Tusk, in un tweet azzarda: «Se un accordo è impossibile, e nessuno vuole un No Deal, chi avrà alla fine il coraggio di dire qual è l' unica soluzione positiva?».

Ovvia allusione alla ripetizione del referendum o, più precisamente, a un secondo referendum.
la camera dei comuni boccia l'accordo sulla brexitLA CAMERA DEI COMUNI BOCCIA L'ACCORDO SULLA BREXIT

Che però oggi è ancora più difficile di ieri, perché sull' intesa si è espresso il Parlamento, quindi la proclamazione di una nuova consultazione sarebbe non soltanto un sottile tradimento della prima, ma anche una sconfessione dell' assemblea rappresentativa.
Inoltre, perché si possa indire una seconda consultazione referendaria occorrerebbe che il Labour ne accettasse l' idea, e non perseguisse al contrario l' abbattimento del governo Tory e il ritorno alle urne.

C' è pure un' ipotesi improbabile, ma sulla carta possibile, per cui bocciata la mozione di sfiducia, riscontrata l' impossibilità di fare un nuovo accordo, lo stesso governo della May comunichi l' uscita dall' Unione nel termine previsto del 29 marzo, senza neppure metterla ai voti. Westminster dovrebbe prenderne atto e la strada lunga e tortuosa si schianterebbe contro un muro.

Fonte: qui

Tre italiani rifugiati nelle sede dell'Onu a Gaza

"Tre uomini della sicurezza italiana(carabinieri)" sono attualmente rifugiati nella sede dell'Onu a Gaza, che è circondata dalle forze di sicurezza di Hamas. Lo ha riferito la Radio militare israeliana, secondo cui Hamas ha "dubbi sulla loro identità e sospetta che siano delle forze speciali israeliane sotto mentite spoglie".

© Fornito da RAI COM SPA (Articles)

Secondo la Radio,"sono stati inviati dal Consolato italiano a Gerusalemme e mentre erano a Gaza si sono rifiutati di fermarsi a un posto di blocco di Hamas, trovando poi rifugio nella sede dell'Onu".
Una dinamica confermata da Hamas, citata dal sito Arabi21: l'auto su cui viaggiavano i tre italiani "non si è fermata nella serata di lunedì a un posto di blocco a Gaza e ne è scaturito un inseguimento con spari". Sempre secondo Hamas, "gli uomini a bordo dell'auto avevano armi automatiche con loro". Fonte: qui

LIBERI I TRE CARABINIERI ITALIANI BLOCCATI NELLA SEDE ONU A GAZA 
HAMAS HA TOLTO L'ASSEDIO DOPO AVER ACCERTATO LA LORO IDENTITÀ: IN UN PRIMO TEMPO SOSPETTAVANO CHE FOSSERO ELEMENTI DI UN'UNITÀ SPECIALE ISRAELIANA
Da ansa.it
carabinieriCARABINIERI

I tre carabinieri italiani sono appena usciti da Gaza passando dal valico di Erez con Israele. Lo dicono fonti locali dopo che la vicenda si era sbloccata. I militari si erano rifugiati nella sede dell'Onu a Gaza. Hamas aveva tolto l'assedio dopo aver accertato la loro identità di italiani e non di israeliani come sospettato in precedenza. 

I carabinieri in forza al Consolato generale italiano di Gerusalemme - secondo quanto si è appreso - si sono diretti verso il valico dopo aver lasciato il compound dell'Onu, nel centro di Gaza. Lì si erano rifugiati a seguito dell'incidente con le forze di sicurezza della Striscia che avevano messo sotto stretto controllo il luogo. I tre - secondo le informazioni - mentre erano a Gaza, a bordo di un veicolo armati, "si erano rifiutati di fermarsi ad un posto di blocco di Hamas, trovando poi rifugio nella sede dell'Onu".

gazaGAZA
Già la notte scorsa, tuttavia, notizie riportavano che la vicenda si era sbloccata e che era stata accertata l'identità degli italiani scambiati in un primo momento - secondo le informazioni - per elementi di un'unità speciale israeliana. Questa mattina il ministero dell'interno di Hamas ha comunicato ufficialmente che "le indagini hanno permesso di accertare l'identità dei tre italiani e la sicurezza delle procedure del loro ingresso a Gaza". Il ministero ha poi sottolineato "l'efficace cooperazione" con l'inviato Onu Nikolai Mladenov, dell'Unesco a Gaza, del Consolato generale italiano e dell'ambasciatore del Qatar Mohammed Al Emadi.

Fonte: qui

martedì 15 gennaio 2019

“I TEATRINI FALLI A TEATRO”

BEPPE GRILLO VIENE CONTESTATO A NAPOLI DA TRE EX MILITANTI DEL M5S: “BASTA CON I TUOI SPOT ELETTORALI E LE BUGIE” 

BEPPE, CHE HA MANDATO IN TILT PARTE DELL’ELETTORATO GRILLINO FIRMANDO IL MANIFESTO DI BURIONI, VUOLE VENDICARSI DEL “TRADIMENTO” DI DIBBA, DIMAIO E CASALEGGIO E ORA NON E' ESCLUSO QUALCHE ALTRO "COLPETTO" PER FAR PERDERE VOTI AL MOVIMENTO… 

L'ATTACCO A SALVINI E L'ECCESSO DI ESAMI MEDICI




BEPPE GRILLO CONTESTATO A NAPOLIBEPPE GRILLO CONTESTATO A NAPOLI

Mini-contestazione di un gruppetto di ex M5S per Beppe Grillo, di scena ieri sera a Napoli nel Teatro Diana con il suo spettacolo «Insomnia». Poco prima dell' inizio dello show tre ex militanti del Movimento cinque stelle sono arrivati davanti all' ingresso del teatro. Uno di essi ha aperto un cartello di protesta: «Grillo, basta con gli spot elettorali, basta con le bugie. In politica ci vuole serietà. I teatrini falli al teatro». I tre contestatori hanno ingaggiato un battibecco con alcuni simpatizzanti del Movimento.


BEPPE GRILLO ATTACCA SALVINI: "QUELLA SERA TUA MADRE DOVEVA PRENDERE LA PILLOLA"
Ottavio Lucarelli per https://napoli.repubblica.it

"Ho detto alla madre di Salvini che quella sera doveva prendere la pillola".  Beppe Grillo sul palco del teatro Diana, nella prima delle due serate napoletane di "Insomnia", attacca il vicepremier: "Anni fa, quando lo incontravo, mi dava del lei. Poi parlai alla madre al cellulare".

LO SPETTACOLO DI BEPPE GRILLO A NAPOLILO SPETTACOLO DI BEPPE GRILLO A NAPOLI
Settecento biglietti venditi su 900 posti disponibili. Settecento spettatori si sono trovati di fronte gli strali di Grillo che in un monologo di due ore, parlando spesso un improbabile napoletano, si è spostato tra il palco, con un letto su cui ogni tanto si sdraiava, e la platea provando a coinvolgere il pubblico. Con attacchi a Salvini, ma anche ad altri suoi obiettivi storici: «Quando mi hanno messo una sonda nell’intestino si vedeva un parte grigia, era Giorgio Napolitano, poi una parte spappolata, Matteo Renzi».
Grillo a Napoli: "I medici vi fanno fare esami inutili"

beppe grillo luca bergamo speraggio 5BEPPE GRILLO LUCA BERGAMO SPERAGGIO
Grillo è arrivato alle 19,50. È sceso in fretta dal taxi con vetri oscurati e si è infilato nell’ingresso laterale del Diana. Sparito lui nella viscere del teatro, alcuni ex esponenti del Movimento hanno sventolato un manifesto in cui si chiedeva di farla finita con "gli spot elettorali e le bugie". Si invocava «serietà, i teatrini falli a teatro». Infine l’elenco dei “ tradimenti” del Movimento: alleanza con la Lega, Ilva, vaccini, condoni, spese militari, immigrazione, Q8. Contestatori, però, a loro volta contestati da altri presenti, al grido di «è solo speculazione, lasciateli soli».

Poi lo spettacolo e un fuori programma con una parte del pubblico rimasta in sala per i selfie con Grillo. Che batte sulla questione sanità, dopo le polemiche dei giorni scorsi: «Io trent’anni fa parlavo di Aids». Insomma nessuno può dargli lezioni.
Napoli mini-contestazione di 3 ex M5s fuori al Diana, prima dello show di Grillo
L’attesa resta per lo spettacolo di oggi con il  coinvolgimento del parterre politico e la presenza di Roberto Fico, presidente della Camera e grillino della prima ora, un fedelissimo del comico. E Grillo avverte: "Roberto ci sarà, guai a lui se non viene".
beppe grillo no tavBEPPE GRILLO NO TAV

Ma ci sarà anche una pattuglia di consiglieri regionali capeggiati dalla portavoce Valeria Ciarambino, che è e resta anche l'espressione campana del concittadino Luigi Di Maio. Sarà comunque una occasione per scambiare qualche punto di vista con l’ex garante nel Movimento, forse più critico anche dei suoi stessi rapporti col Movimento, come testimoniano le nutrite proteste di militanti nei suoi confronti per la firma da lui apposta al documento su scienza e vaccini. 

Fonte: qui

Terremoto a Ravenna, in tanti lo hanno sentito anche in Toscana



15 gennaio 2019 - La forte scossa di terremoto registrata a Ravenna poco dopo la mezzanotte è stata avvertita distintamente anche in Toscana. Il sisma (secondo l'Ingv di magnitudo 4.6 ma piuttosto profondo, a 25 chilometri) ha fatto sentire i suoi effetti anche a molti chilometri di distanza, per fortuna solo come percezione ma senza causare danni.In molti hanno visto i lampadari dondolare, soprattutto ai piani alti: testimonianze in questo senso si trovano sui social network. "Io abito al settimo piano e ho sentito chiaramente il terremoto", testimonia un membro di un gruppo fiorentino e anche da Prato arrivano tante segnalazioni del genere.La prima scossa è stata seguita da una seconda, 26 minuti dopo, con epicentro Cervia e magnitudo 3.0, a 22 km di profondità. Fonte: qui