9 dicembre forconi

mercoledì 21 febbraio 2018

IL PRESIDENTE MADURO LANCIA IL ‘PETRO’, VALUTA DIGITALE GARANTITA DAL PETROLIO PER AGGIRARE LE SANZIONI OCCIDENTALI AL VENEZUELA

OGNI PETRO-TOKEN È GARANTITO DA UN BARILE DI GREGGIO, PER UN VALORE TOTALE DI 6 MILIARDI DI DOLLARI - ANCHE LA RUSSIA PENSA A UN CRIPTORUBLO, MA PER MOLTI NON SI TRATTA NEANCHE DI UN SIMIL-BITCOIN: ‘È UNA VENDITA FORWARD DI PETROLIO’

Pierangelo Soldavini per www.ilsole24ore.com
NICOLAS MADURONICOLAS MADURO

Nicolas Maduro l’aveva preannunciato e ora passa dalle parole ai fatti: il Venezuela lancia oggi la sua criptovaluta, il Petro, una moneta digitale garantita dal petrolio che nei fatti è uno strumento del regime chavista per cercare di aggirare le sanzioni occidentali. L’operazione prevede l’emissione di cento milioni di petro-token, ciascuno garantito da un barile di greggio, per un valore totale che nelle stime del Governo di Caracas sarà pari a 6 miliardi di dollari.

Ma i dubbi sull’operazione non mancano, a partire dalla reale copertura di greggio, che non sarebbe sufficiente e garantire l’emissione del Petro: si tratterebbe infatti di petrolio non ancora estratto dal pozzo Ayacucho 1 nell’Orinoco e per di più non nella completa disponibilità di Caracas, essendo estratto da una joint venture. L’opposizione ha contestato duramente l’utilizzo del petrolio per coprire il debito del Paese. Il Tesoro americano ha inoltre già messo in chiaro che qualsiasi acquisto di Petro sarà considerato alla stregua di una violazione delle sanzioni imposte da Stati Uniti ed Europa.

L’operazione nei dettagli
Il Petro sarà collocato da oggi al valore del barile di greggio, pari a 60,40 dollari sulla base della media delle quotazioni della scorsa settimana per un totale di poco superiore ai sei miliardi. L’emissione dovrebbe essere effettuata in due tranche, stando ai documenti di presentazione: un private placement di 38,4 milioni di unità dal valore facciale di 2,3 miliardi di dollari che saranno collocate con uno sconto fino al 60% e altri 44 milioni di monete offerte al pubblico. La restante quota rimarrà in mano al Governo.
maduroMADURO

Il valore totale sarà quindi inferiore ai sei miliardi auspicati da Caracas, dal momento che gli stesso consulenti del Governo per l’operazione si sono dimostrati scettici sul valore facciale della valuta.

Manovra contro le sanzioni
Nelle intenzioni le valute dovrebbero essere utilizzate per aggirare le sanzioni permettendo alle aziende di non utilizzare valuta estera e potranno essere usate per il pagamento delle imposte. Non potranno essere acquistate in bolivar, la valuta venezuelana il cui valore continua a deteriorarsi sotto i colpi dell’iperinflazione a tripla cifra e della crisi economica che sta attraversando il Paese sudamericano.
l ex presidente chavez e maduroL EX PRESIDENTE CHAVEZ E MADURO

In realtà l’emissione sarà utilizzata per raccogliere valuta forte e coprire il debito venezuelano: l’isolamento economico che ha fatto seguito alla deriva autoritaria del Governo Maduro, erede di Hugo Chavez, blocca infatti la possibilità di finanziamento sui mercati internazionali e frena le vendite di petrolio, la vera ricchezza nazionale. Si tratterebbe quindi di una mossa della disperazione da parte di Caracas.

Per questo già un mese fa il Tesoro Usa ha messo in chiaro che l’investimento in Petro rappresenterebbe «un’estensione del credito» al Paese, andando quindi a violare le sanzioni occidentali ed esponendo «gli autori a rischi legali».
la blockchainLA BLOCKCHAIN

Anche Mosca ci pensa
Esistono anche dubbi che si tratti in effetti di una criptovaluta. Il deputato venezuelano Jorge Millan l’ha definita «una vendita forward di petrolio nazionale». Stando ai documenti di presentazione, la valuta sarà un token che utilizzerà la blockchain di Ethereum, la seconda criptovaluta per capitalizzazione. A differenza dei Bitcoin, i Petro non saranno creati nel corso del tempo, ma sono emessi tutti in una volta, facendoli assomigliare a un’altra criptovaluta, il Ripple.

BLOCKCHAIN1BLOCKCHAIN
L’esempio venezuelano potrebbe essere seguito a breve da Mosca, che ha annunciato di avere allo studio un progetto di criptovaluta, un criptorublo da utilizzare per aggirare le sanzioni occidentali. Ma Vladimir Putin non ha ancora indicato una tempistica.

Fonte: qui

martedì 20 febbraio 2018

LA SCELTA DELLO SPAGNOLO LUIS DE GUINDOS, CONSIDERATO IL “CAMERIERE DI BERLINO”, COME VICEPRESIDENTE DELLA BCE AVVICINA IL “FALCO” TEDESCO JENS WEIDMANN ALLA POLTRONA DI MARIO DRAGHI A FINE 2019


Marco Bresolin per “la Stampa”

luis de guindos e yanis varoufakisLUIS DE GUINDOS E YANIS VAROUFAKIS
Per l' Italia non è la migliore delle soluzioni possibili, anzi. Perché da ieri Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, ha fatto un ulteriore passo in direzione del suo obiettivo: prendere il posto di Mario Draghi. Pier Carlo Padoan non ha potuto far altro che ingoiare il rospo e dare il suo via libera - come tutti gli altri 18 ministri dell' Eurogruppo - a Luis De Guindos.

Dal 1° giugno l'attuale ministro dell' Economia spagnolo prenderà il posto del portoghese Vitor Costancio alla vicepresidenza della Bce. De Guindos lascerà il governo di Madrid «nei prossimi giorni» e assicura che difenderà «l'indipendenza della Banca centrale europea». Principio che già fa discutere: la seconda poltrona più importante dell'Eurotower non era mai andata a un ministro in carica.
LUIS DE GUINDOSLUIS DE GUINDOS

Fino all' ultimo minuto la nomina di De Guindos era rimasta in bilico per via della concorrenza di Philip Lane, che nei giorni scorsi aveva ricevuto l'apprezzamento della commissione Affari Economici del Parlamento Ue. A detta degli eurodeputati, Lane se l'era cavata meglio dello spagnolo durante l'audizione. Ma ieri pomeriggio l'Irlanda ha fatto un passo indietro, ritirando il suo candidato.

weidmann schaeubleWEIDMANN SCHAEUBLE


Circolano voci di un patto siglato già in autunno. All'epoca De Guindos veniva da tutti indicato come uno dei papabili per prendere il posto di Jeroen Dijsselbloem al vertice dell'Eurogruppo (presidenza poi conquistata dal socialista portoghese Mario Centeno).

Ma sarebbe stato l'ennesimo popolare in una posizione di vertice, per questo i socialisti si erano opposti, offrendo però la seconda poltrona della Bce alla Spagna, che da tempo lamentava una scarsa rappresentanza a livello Ue. Alla Spagna, ma non direttamente a De Guindos (e infatti ieri gli eurodeputati socialisti hanno reagito maluccio, dicendo che quella del ministro «non è la miglior scelta»).
MARIO DRAGHIMARIO DRAGHI

L'esponente popolare, però, da dicembre ha iniziato a lavorare alla sua auto-candidatura.
E ha potuto contare sul sostegno del governo tedesco, con cui ha sempre avuto ottime relazioni. Poi è arrivato l'appoggio francese («L' uomo giusto al posto giusto» ha detto ieri il ministro Bruno Le Maire), mentre l'Italia è rimasta in disparte fino all' ultimo.

Persino ieri mattina, al suo arrivo a Bruxelles, Padoan si era mostrato molto tiepido («Stiamo ancora facendo le ultime valutazioni»): i rapporti con De Guindos, considerato "il cameriere di Berlino", non sono eccellenti. Ma per non ritrovarsi isolata in una battaglia già persa, senza solidi alleati, l'Italia ha evitato di alzare le barricate.
macron davosMACRON DAVOS

Ora però si aprono i giochi per la successione di Draghi, il cui mandato scade a fine 2019.
Una partita che si intreccia anche alle prossime elezioni europee e nella quale Weidmann sembra il gran favorito. Anche se Emmanuel Macron potrebbe giocare la carta François Villeroy de Gallhau, governatore della Banca di Francia. Per ottenere la presidenza Bce o almeno per incassare qualche credito nel risiko europeo.

Fonte: qui

SIRIA - ERDOGAN E ASSAD SULL'ORLO DELLA GUERRA

IL GOVERNO DI DAMASCO (CON L'AIUTO DELL’IRAN) MANDA LE TRUPPE AD AFRIN, ROCCAFORTE CURDA, ASSEDIATA DALLE BOMBE TURCHE 

LA MOSSA IMBARAZZA PUTIN CHE ORA SI RITROVA IN MEZZO A UNA FAIDA TRA DUE ALLEATI 

ISRAELE APPROFITTA DEL CAOS E FINANZIA I RIBELLI ANTI-ASSAD NEL GOLAN

Gio.Sta. per “la Stampa”
PUTIN ERDOGAN SAN PIETROBURGOPUTIN ERDOGAN SAN PIETROBURGO

Gli sviluppi ad Afrin complicano ancora una volta i piani di Putin in Siria ed Israele è pronta ad approfittarne per mettere in difficoltà Damasco. Ieri un convoglio di milizie alleate del governo di Bashar al-Assad è arrivato nel capoluogo del cantone curdo, assediato da tre lati dall' esercito turco e dai ribelli arabi schierati con Ankara. La situazione per i guerriglieri dello Ypg sta diventando insostenibile.

Afrin è isolata dal resto dei territori curdi e può essere rifornita solo attraverso le zone sotto controllo governativo. I curdi hanno perso mille uomini e hanno chiesto aiuto ai governativi, che pure sono loro avversari in altre zone. Ma nell' area vicina ad Aleppo è diverso.
putin assadPUTIN ASSAD

Gli appelli dei curdi sono stati raccolti da milizie sciite locali, come quelle di Nabal e Zahraa, che hanno combattuto accanto allo Ypg contro i ribelli islamisti appoggiati dalla Turchia durante la battaglia di Aleppo. Teheran, su loro richiesta, ha fatto pressione su Damasco. Assad ha risposto che preferiva far intervenire l'esercito regolare, a patto che i combattenti dello Ypg deponessero le armi. Ma poi ha ceduto e ha lasciato affluire le milizie sciite. Quest'ultimo sviluppo ha mandato su tutte le furie la Turchia.
netanyahuNETANYAHU

Erdogan ha discusso con Putin e ha ribadito che l'esercito turco «continuerà la sua avanzata verso Afrin». Se i miliziani filo-Assad sosterranno i guerriglieri curdi dell' Ypg, ha minacciato, «ci saranno conseguenze». Cioè il rischio di uno scontro diretto fra forze turche e governative, come mai è successo in sette anni di guerra.

Putin è così costretto a scegliere fra Turchia e Iran. Può ostacolare l' offensiva turca se nega l' accesso allo spazio aereo siriano all' aviazione di Ankara. Ma rischia di spingere Erdogan a ricucire l' alleanza con gli Stati Uniti, incrinata proprio dall' appoggio a curdi da parte di Washington. Del passo falso approfitta Israele. Dal 2013, quando è cominciato l'intervento di Hezbollah e dei Pasdaran, ha compiuto un centinaio di raid contro depositi e convogli di armi iraniane.
curdi a RaqqaCURDI A RAQQA

Ma ora il suo intervento è più diretto: nell'area del Golan, è emerso, appoggia con armi e finanziamenti sette gruppi ribelli anti-Assad. Netanyahu aveva chiesto ai russi una zona "senza iraniani" profonda 60 km. Ne ha ottenuta una di soli 5 km. E ora passa alle contromisure.

Fonte: qui


Siria, Mosca riconosce l'uccisione di cinque russi nel raid Usa

Si moltiplicano le testimonianze. Reuters: "200 tra uccisi e feriti". Le vittime facevano parte di Wagner, una compagnia privata militare vietata dalla legge

L’AVVOCATO INGLESE MILLS PATTEGGIA CON LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO E VERSA UNA CIFRA (IGNOTA): DOVEVA 250MILA EURO ALLO STATO ITALIANO

IN PRIMO GRADO E IN APPELLO ERA STATO CONDANNATO CON L’ACCUSA DI AVER INCASSATO “ALMENO 600 MILA DOLLARI” DA BERLUSCONI PER TESTIMONIARE IL FALSO. LA CASSAZIONE MODIFICò LA DATA DELLA CONSUMAZIONE DEL REATO E FECE SCATTARE LA PRESCRIZIONE. CONFERMANDO PERÒ IL RISARCIMENTO

Frank Cimini per www.giustiziami.it

L’avvocato inglese David Mills ha raggiunto a Londra un accordo con la presidenza del consiglio dei ministri sul risarcimento fissato in 250 mila euro dalla Cassazione quando aveva dichiarato la prescrizione del reato di corruzione in atti giudiziari in concorso con Silvio Berlusconi. Mills in un primo momento aveva detto di non riconoscere le statuizioni civili. La causa per il riconoscimento della validità della sentenza italiana a Londra era andata avanti per anni. Alla fine l’accordo, una sorta di patteggiamento sulla somma da versare a Palazzo Chigi.
David MillsDAVID MILLS

Mills in primo grado e in appello era stato condannato a 4 anni e sei mesi di reclusione con l’accusa di aver incassato “almeno 600 mila dollari” da Silvio Berlusconi testimoniando il falso nei processi a carico del fondatore di Fininvest. La Cassazione modificando la data della consumazione del reato dal febbraio del 2000 al novembre del 1999 faceva scattare la prescrizione, confermando però il risarcimento sul quale iniziava un lunghissimo contenzioso finito circa un anno fa ma del quale si è saputo solo adesso. Si ignora comunque la somma esatta su cui Mills ha trovato l’accordo con i legali inglesi nominati da palazzo Chigi

Fonte: qui

Axios: "La valigetta nucleare di Trump al centro di una rissa in Cina"

Il capo dello staff della Casa Bianca John Kelly e un agente del Secret service si sarebbero azzuffati con funzionari della sicurezza cinese sulla valigetta nucleare di Donald Trump durante il suo tour asiatico lo scorso novembre. Secondo cinque fonti citate da Axios, l'episodio si sarebbe svolto nella Grande sala del Popolo a Pechino, dove sarebbe stato sbarrato l'ingresso all'ufficiale incaricato di seguire sempre il presidente Usa con la Football, come è soprannominata la valigetta con i codici per lanciare un attacco atomico.
Un altro ufficiale sarebbe corso da Kelly e quest'ultimo sarebbe intervenuto ordinando che la valigetta rimanesse vicino al tycoon. A questo punto un ufficiale della sicurezza cinese avrebbe afferrato il chief of staff, che però lo avrebbe spinto per allontanarlo, ottenendo rinforzi da un agente del Secret service. In ogni caso la valigetta non sarebbe mai caduta in mano cinese e uno dei massimi dirigenti della sicurezza cinese avrebbe poi chiesto scusa al team del presidente Usa.
Fonte: qui

lunedì 19 febbraio 2018

DIAMANTI? TRA 15 ANNI I GIACIMENTI MINERARI SARANNO ESAURITI

ECCO PERCHE’ IL GRUPPO OLANDESE DE BEERS INIZIA L'ESTRAZIONE NEGLI ABISSI 

LE PIETRE PRESE DAI FONDALI SARANNO PIU’ COSTOSE PERCHE’ PRIVE DI IMPERFEZIONI: IL PREZZO PASSERA’ DA 187 A 528 DOLLARI PER CARATO 

E' GIA' PARTITA LA CORSA ALLE LICENZE...

Lorenzo Simoncelli per “la Stampa”

DE BEERSDE BEERS
A forza di scavare sottoterra alla ricerca di pietre preziose in tutta l' Africa australe, anche la nota azienda mineraria De Beers si è resa conto che lo slogan lanciato nel 1999, «un diamante è per sempre», era alquanto fuorviante. Il governo della Namibia, dove la De Beers detiene numerose concessioni minerarie, ha annunciato che fra 15 anni le cave di diamanti saranno vuote.

Nel giro di vent' anni, dunque, il nuovo slogan si è trasformato in «un diamante non è per sempre». L' azienda, venduta dalla famiglia sudafricana Oppenheimer al colosso minerario Anglo American, lo ha capito ed è corsa subito ai ripari, spostando l' estrazione dalla terra al mare.
diamante sul loboDIAMANTE SUL LOBO

Non più a temperature infuocate sotterranee, bensì a 150 metri di profondità nel gelo dell' oceano Atlantico al largo delle aride coste della Namibia. «I diamanti marittimi sono il nostro futuro» - ha detto Paulus Shituna, direttore commerciale della Namdeb, società divisa al 50% tra la De Beers ed il governo namibiano ed attiva nell' estrazione dei diamanti.

Secondo la Namdeb, in futuro, il 95% dei diamanti immessi sul mercato verranno dal fondo degli oceani africani e grazie alla qualità superiore i prezzi saranno anche più elevati. Il Dipartimento di Scienze Biologiche di Città del Capo stima che, nonostante di dimensioni inferiori, le pietre preziose sarebbero di maggior valore perché prive di imperfezioni. Il prezzo dovrebbe passare da 187 a 528 dollari per carato.

«È in corso una lotta per accaparrarsi le licenze per le estrazioni sottomarine - ha detto Andrew Bloodworth, direttore del dipartimento minerario del British Geological Survey - perché molti Paesi hanno capito che la posta in palio è alta». Aziende private, ma anche governi nazionali.
diamanteDIAMANTE

Nel 2017, le società minerarie coinvolte nell'estrazione di pietre preziose sottomarine, hanno fatturato oltre 600 milioni di dollari. L'ex primo ministro David Cameron ha investito molto sul rastrellamento oceanico di pietre preziose, valutando che avrebbe potuto fruttare al Regno Unito 40 miliardi di sterline nei prossimi 30 anni. Anche perché gli studi della società di consulenza Bain&Company parlano chiaro: nel 2019 la domanda di diamanti supererà l'offerta.

I picchi del 2006 in cui si sono estratti in tutto il mondo 177 milioni di carati sono lontani. Da anni la produzione si assesta intorno ai 144 milioni con trend negativo. È in questo panorama che la De Beers ha deciso di realizzare una flotta di navi capaci di sfruttare la nuova frontiera dell'industria mineraria.

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Costate 157 milioni di dollari l'una, lunghe più di 170 metri e con un personale a bordo di 80-100 persone, sono dotate di un trattore che viene immerso a 150 metri sotto il livello dell' oceano Atlantico e con bracci lunghi 20 metri iniziano ad estrarre il materiale roccioso.

Un'enorme manica di gomma fa emergere in superficie 60 tonnellate di sedimenti all'ora. I detriti vengono setacciati sulla nave per separare il materiale non prezioso, rigettato in mare. Il primo processo di pulizia è a bordo, con estreme misure di sicurezza poi i diamanti vengono trasportarti via elicottero dalla nave fino a Windhoek, la capitale.

Solo così De Beers sarà in grado di raggiungere l'obiettivo di estrarre 1,2 milioni di carati all' anno per i prossimi 20 anni. Una visione lungimirante che risale al 1991, quando l'allora azienda sudafricana aveva investito a costi ridotti per l'acquisto delle licenze.
ANELLO DIAMANTEANELLO DIAMANTE

Ad oggi, dei circa 6mila chilometri quadrati di concessioni a disposizione, infatti, solo il 3% del totale è stato esplorato. Non mancano le critiche da parte degli ambientalisti secondo cui sarebbe in corso una sorta di «land grabbing» marittimo, che starebbe nuocendo ai fondali oceanici africani e alle specie ittiche già a dura prova per la pesca estensiva.

«È inutile nascondere che l' attività ha un impatto ambientale - ha detto Jan Nel, a capo delle operazioni di Debmarine, il braccio operativo della DeBeers nell' estrazione dei diamanti marittimi in Namibia -, la zona di perforazione è circoscritta a 200 metri di distanza dallo scavo, l' impatto è ridotto e meritevole se si pensa al numero di posti di lavoro creati e ai guadagni. per un Paese che rimane il terzo al mondo per disuguaglianza».

Fonte: qui

IL PREMIER ISRAELIANO NETANYAHU ATTACCA TEHERAN E MOSTRA AL MINISTRO DEGLI ESTERI IRANIANO UN PEZZO DI DRONE ABBATTUTO

NETANYAHU: “L’IRAN E’ LA MAGGIORE MINACCIA PER IL NOSTRO MONDO” 

“LO RICONOSCE? QUESTO È VOSTRO” 

LA REPLICA NON SI FA ATTENDERE: 'E' UN 'FUMETTISTA DA CIRCO', RIBATTE ZARIF



netanyahuNETANYAHU

Il premier Benyamin Netanyahu ha mostrato oggi, durante la Conferenza sulla sicurezza a Monaco, il frammento di un drone iraniano abbattuto giorni fa dall' aviazione israeliana dopo che era penetrato nel territorio di Israele. Ironizzando sulle smentite ufficiali giunte in merito da Teheran, Netanyahu ha lanciato verso il ministro degli esteri iraniano Javad Zarif una domanda ironica: «Signor Zarif, lo riconosce ? È vostro».

L'Iran rappresenta oggi «la maggiore minaccia per il nostro mondo», ha detto il premier israeliano. Il regime iraniano, ha aggiunto, «minaccia di distruggere Israele». «L'Iran non è una minaccia solo per noi, ma anche per voi» ha detto ai partecipanti della conferenza. Netanyahu ha poi espresso preoccupazione per le ripercussioni dell'accordo sul nucleare con Teheran, che ora conduce «una politica ancora più aggressiva» nella Regione.

Fonte: qui