9 dicembre forconi

domenica 28 gennaio 2018

GLI ERRORI MEDICI OCCUPANO IL TERZO POSTO NELLA CLASSIFICA DELLE CAUSE DI MORTE DEI PAESI OCCIDENTALI, DOPO TUMORI MALIGNI E MALATTIE CARDIOVASCOLARI

UN DECESSO SU TRE POTEVA E' DOVUTO A IMPREPARAZIONE, BUROCRAZIA E SCARSI MEZZI EPPURE IL 95% DEI PROCESSI PENALI A CARICO DEI SANITARI SI CONCLUDE CON UN PROSCIOGLIMENTO

Melania Rizzoli per “Libero quotidiano”

Se gli errori medici fossero una malattia occuperebbero il terzo posto nella classifica delle cause di morte dei paesi occidentali, dopo i tumori maligni e le malattie cardiovascolari, perché un terzo del totale dei decessi, ovvero il 33,3%, è considerata una mortalità prematura, e soprattutto una morte su tre si sarebbe potuta evitare.

Secondo un' analisi della John Hopkins pubblicata sul British Medical Journal, se al primo posto di questo nefasto elenco troviamo ancora la mortalità per cancro, e a seguire quella per le malattie respiratorie, per incidenti, per suicidi, per lesioni da armi da fuoco, da taglio e così via, quello che colpisce è che, nonostante i progressi della medicina e delle sue tecniche diagnostiche, al terzo posto ci siano gli errori medici, i quali, solo negli Stati Uniti, causano più di 250 mila morti l' anno su un totale di 2,6 milioni di decessi, mentre in Europa sono oltre 1,2 milioni le morti stimate come evitabili.

mediciMEDICI
Le stime naturalmente cambiano sensibilmente tra gli Stati membri, e quelle ufficiali sulla malasanità del nostro Paese scarseggiano, ma anche se i dati di cui disponiamo sono poco accurati e probabilmente al ribasso, è evidente che l' Italia non faccia eccezione, almeno fino a prova contraria, se è stato calcolato e pubblicato, secondo Eurostat, che il 33% delle morti, cioè quasi 140 mila decessi, sono stati considerati prematuri.

Cifre da brivido, considerando che il concetto di mortalità trattabile e prevenibile che illustra Eurostat si basa sull' idea che certe morti per malattie specifiche potevano essere evitate se ci fosse stato un sistema di salute pubblica più efficace, con interventi medici immediati e soprattutto esenti da negligenze operative e decisionali.

L' errore medico è definito dagli autori dello studio "un atto terapeutico non intenzionale (azione od omissione) che non raggiunga il risultato preposto, un errore di esecuzione o di pianificazione della terapia, o una deviazione dal programma di cura che possa causare o meno un danno al paziente", e lo stesso errore è considerato differente, e quindi distinto, dal rischio di complicanze o di effetti collaterali che si accompagnano inevitabilmente a qualsiasi procedura o terapia medica, poiché questi sono previsti e prevedibili, mentre l' errore umano non lo è quasi mai.

mediciMEDICI
DI CHI È LA COLPA?

Nella maggioranza dei casi è molto difficile distinguere il singolo errore medico da una successione complessa di eventi che accompagna una malattia, tranne che ci si trovi di fronte a negligenze ovvie ed eclatanti come per esempio la somministrazione di una terapia sbagliata, di una trasfusione di sangue con gruppo non compatibile, di una diagnosi clinica errata a fronte di chiari riscontri strumentali e radiologici, o di una evidente distrazione in sala operatoria, ma anche considerando che l' errore umano è inevitabile, e che ogni attività medica prevede un suo rischio, più del 50% delle morti per non idonea procedura sono potenzialmente evitabili.

HospitalHOSPITAL
Fermo restando che in Italia, dati alla mano, abbiamo un sistema sanitario in gran parte eccellente ed efficiente, che garantisce un adeguato accesso pubblico, e che copre migliaia e migliaia di patologie mediche e chirurgiche di ogni tipo, garantendone le cure, l' errore umano in un percorso terapeutico sia clinico che chirurgico è spesso in agguato, e tra chi commette la negligenza e chi la subisce, è sempre il secondo a rimetterci, a volte purtroppo con la vita.

Spesso però l' errore umano non accade solo per colpa di una singola persona, ma per il fallimento di un intero processo che non ha messo in campo adeguati strumenti per evitare che l' errore accadesse, per cui a volte risulta inutile individuare la colpa personale o inconcludente trovare il capro espiatorio, perché bisognerebbe cambiare la cultura della sicurezza, ovvero conciliare i due aspetti principali dell' errore, quello dell' ineluttabilità e quello della prevenzione, per comprendere meglio perché sia accaduto e come evitare che si ripeta.

ospedaleOSPEDALE
Per esempio, in America per somministrare una terapia ad un paziente ospedalizzato è necessaria una doppia identificazione con un collega medico, o l' utilizzo di un sistema elettronico che si basa su un codice a barre, che rende più difficile confondere un farmaco con un altro, o peggio somministrarlo al malato sbagliato causandone la morte.

IL CONFRONTO

Una tradizione degli ospedali anglosassoni, che si sta diffondendo in altri paesi, è quella dell' M&M, ovvero del Morbidity and Mortality meeting, dove si discute delle complicanze e dei decessi avvenuti nel proprio dipartimento, per analizzare con tranquillità e trasparenza le cause e capire cosa non abbia funzionato.

A volte si conclude che non si sarebbe potuto fare altrimenti, ma altre volte si decide di cambiare procedura, anche aumentando il training dello staff medico e paramedico, con un consulto multidisciplinare di specialisti e coinvolgendo anche il management ospedaliero per migliorare le prestazioni e le cure offerte all' utenza.

infezioni ospedaliereINFEZIONI OSPEDALIERE
Queste procedure insegnano che nessuno è esente dal rischio di sbagliare, ma che siamo tutti responsabili del miglioramento continuo del nostro operato, soprattutto se questo è applicato nella cura di pazienti fragili e indifesi che si affidano nelle nostre mani con fiducia e con la speranza di essere curati e possibilmente guarirli, e soprattutto senza la prospettiva di morire.

Oggi nel nostro sistema sanitario impera la medicina difensiva, ovvero la propensione dei medici a moltiplicare gli accertamenti, gli esami diagnostici, strumentali e i trattamenti terapeutici, non tanto per la salute del paziente, ma per cautelarsi contro cause legali per i loro eventuali errori, prescrivendo analisi e controlli "non necessari", a volte dannosi per il malato, che causano il superamento del 10% della spesa sanitaria complessiva, con un costo esorbitante di circa 13 miliardi di euro, una mole di denaro che dovrebbe invece essere investita nella prevenzione sia delle patologie che delle negligenze mediche.

infezioni ospedaliereINFEZIONI OSPEDALIERE
Eppure l' Italia è tra gli Stati membri con i più bassi tassi di mortalità evitabile nel 2015 insieme a Cipro, Spagna, Francia e Malta, mentre le nazioni con i più alti livelli di morti potenzialmente prevedibili sono la Lituania, la Lettonia, l' Ungheria e la Romania, ed in tutta Europa la mortalità prevenibile ha tassi più alti per gli uomini di quelli per le donne, e le sei principali cause di morte riguardano le malattie ischemiche cardiache, le malattie cerebrovascolari, il cancro colon-rettale, il cancro del seno, le malattie ipertensive e le polmoniti. In Italia si sono state registrate oltre 40mila le denunce all' anno per danni subiti in strutture ospedaliere, il 78% relative a lesioni personali e l' 8% a decessi. Le denunce provengono per il 44,5% dal Sud, il 32,2% dal Nord e dal Centro il 23,2%.

DENUNCE AI DOTTORI

Dopo i nosocomi, i più convenuti a giudizio risultano i medici ortopedici, i traumatologi, quelli del pronto soccorso, i chirurghi, gli ostetrici e ginecologi, ed infine i medici di medicina generale. Da un'indagine condotta dalla commissione parlamentare d' inchiesta sugli errori sanitari, risulta che il 95% dei procedimenti penali per lesioni personali colpose a carico dei sanitari si conclude con un proscioglimento, mentre in sede civile le richieste di risarcimento vengono accolte nel 34% dei casi.

Il 72% dei medici ritiene che le norme che disciplinano la responsabilità professionale si ripercuotono negativamente sulla qualità delle cure e circa l' 83% ritiene che esse influenziamo negativamente il rapporto con il paziente. L'obiettivo dunque sarebbe quello di poter lavorare con responsabilità e serenità per evitare ed eliminare gli errori, piuttosto che nella paura di commetterne uno, o meglio essere messi nelle condizioni di riconoscerli tempestivamente in modo da poter rimediare per tempo, di affrontarli e soprattutto di farne memoria. Perché non accadano mai più, e non causino mai più migliaia di morti e decessi inutili, prevenibili ed evitabili.

Fonte: qui

venerdì 26 gennaio 2018

MARIA ETRURIA BOSCHI CANDIDATA IN ALTO ADIGE, DOVE IL GOVERNO PD HA GARANTITO FONDI, POTERE POLITICO E LINEE AD ALTA VELOCITA'

A VOTARLA SARANNO GLI AUTONOMISTI CHE PARLANO SOLO TEDESCO

Antonio Signorini per il Giornale

BOSCHI CAMPIGLIOBOSCHI CAMPIGLIO
Più che blindata è gepanzert. La candidatura di Maria Elena Boschi nel collegio uninominale di Bolzano nelle intenzioni di chi l' ha decisa (Matteo Renzi) è assicurata dal sostegno del Svp. Partito un tempo vicino alla Dc, poi ai democratici e oggi fedelissimo sostenitore del segretario Pd, che ha ricambiato con generose concessioni ai partiti di lingua tedesca dell' Alto Adige. Da un atteggiamento indulgente verso la cancellazione dei nomi italiani di alcune località alla legge elettorale, fino a una linea ferroviaria ad alta velocità tra Bolzano e la Capitale. O meglio, la città che alcuni sud tirolesi considerano tale: Innsbruck.

BOSCHIBOSCHI
Il sottosegretario alla presidenza, insomma, nel Tirolo del sud troverà un' accoglienza calorosa. Difficile dire quanti voti raccoglierà. Sicuramente quelli di chi nella provincia hanno sostenuto la cancellazione dei toponimi italiani dalle mappe dell' Alto Adige. Il governo Monti nel 2012 presentò ricorso contro una legge varata dell' allora governatore Luis Dornwalder perché non rispettava il principio del bilinguismo. Un classico caso di uso politico della lingua, che l' esecutivo Monti cercò di fermare (ora è all' esame della Corte costituzionale).

Luis DornwalderLUIS DORNWALDER
Il governo Renzi ha avuto un atteggiamento tutt' altro che ostile alle insegne in solo tedesco. Si disse che era il regalo di Renzi all' Svp per assicurarsi il Sì al referendum. La sfida elettorale è andata male un po' ovunque, a Bolzano vinsero i sì; non bastò. Ma non è mai troppo tardi per mettere a frutto un capitale politico.

I rapporti tra Renzi e l' Svp sono sempre stati ottimi. Sulla legge elettorale il Partito popolare del Sud Tirolo ebbe in realtà da ridire sulle scelte del Pd, tanto da minacciare l' uscita dalla maggioranza. Intervenne lo stesso segretario dem per dire che «sul Trentino Alto Adige, non faremo mai una legge contro Svp o contro gli amici autonomisti» del Trentino «perché ci sono decenni di regole internazionali e nazionali che difendono l' autonomia di quel territorio e che nessuno può mettere in discussione semplicemente per un' esigenza personale dell' onorevole Biancofiore o dell' onorevole Fraccaro. Svp è un punto di riferimento di un pezzo cruciale del nostro territorio e noi non andremo mai contro quella realtà».
BOLZANOBOLZANO

Il problema era sui collegi che, secondo i partiti autonomisti, non garantiva tutti i gruppi linguistici. Soluzione trovata. Talmente gradita che nel collegio altoatesino è finita una candidata italiana doc, la Boschi per l' appunto. Contro la candidata di Forza Italia, che è Michaela Biancofiore.

RENZI CON MOGLIE IN ALTO ADIGERENZI CON MOGLIE IN ALTO ADIGE
I rapporti tra Alto Adige e politica sono sempre stati complessi. Uno dei terreni di scontro nel passato è stata la scuola e l' università. Negli ultimi anni è cresciuta quella di Bolzano, riuscito esperimento trilingue. In passato il progetto stentò a decollare perché per molti sud tirolesi l' unica università era quella di Innsbruck, se non Vienna.
ALTO ADIGE - CARTELLI STRADALI IN DUE LINGUEALTO ADIGE - CARTELLI STRADALI IN DUE LINGUE

Oggi è diverso, ma a breve i legami tra Bolzano e la città austriaca saranno rafforzati grazie al corridoio del Brennero. Progetto più vecchio del governo Renzi, ma salutato come una novità importante dal ministro delle Infrastrutture Graziano Del Rio. «Non credo vi siano grandi movimenti quotidiani di persone tra Bolzano e Innsbruck e l' Alta velocità cambierà questa situazione». L' Alto Adige più integrato con l' Austria. Proprio come vogliono i partiti di lingua tedesca.

Fonte: qui
CARTELLI STRADALI IN ALTO ADIGECARTELLI STRADALI IN ALTO ADIGE

IERI MATTINA DISASTRO FERROVIARIO A MILANO: MORTE TRE DONNE, DECINE I FERITI

L'INCIDENTE ALLE 7 DEL MATTINO, PROBABILMENTE CAUSATO DA UN "CEDIMENTO STRUTTURALE DELLA RETE." 

TRE CARROZZE FUORI DALLE ROTAIE PER DUE CHILOMETRI: I VAGONI PIENI DI LAVORATORI SI SONO ACCARTOCCIATI - APERTA UN'INDAGINE 

Video: qui


Milano, 25 gennaio 2018 - Gravissimo incidente ferroviario alle 6.57. Il treno regionale 10452, partito da Cremona alle 5.32 e diretto a Milano Porta Garibaldi, è deragliato all'altezza di Seggiano di Pioltello, alle porte di  Milano.

disastro ferroviario a milanoDISASTRO FERROVIARIO A MILANO
A quell'ora il convoglio era pieno di lavoratori e pendolari, rimasti intrappolati nelle lamiere. Per tre di loro, tutte donne, l'impatto è stato fatale. Al momento si conoscono solo due nomi delle vittime: Pierangela Tadini, 51enne originaria di Caravaggio ma residente a Vanzago (Milano), Giuseppina Pirri, 39 anni, di Cernusco sul Naviglio. Per la terza vittima è ancora in corso l'identificazione a causa delle condizioni del corpo anche se alcuni elementi coincidono con la descrizione fornita da un parente.

disastro ferroviario a milano 6DISASTRO FERROVIARIO A MILANO 
Poi, si registrano 5 codici rossi  (3 San Raffaele, 1 Humanitas  Rozzano, 2 San Gerardo Monza), 8 codici gialli (2 Policlinico Milano, 1 Fatebenefratelli Milano, 1 Niguarda, 1 San Gerardo di Monza, 1 Cernusco, 1 Melzo, 1 San Raffaele) e 36 codici verdi ospedalizzati (4 San Donato, 10 Melzo, 5 San Paolo, 10 Cernusco sul Naviglio, 5 Niguarda e 2 Vimercate), 17 persone in trattamento presso la palestra di Segrate ed altre 3 di queste saranno ospedalizzate 75 unità segnalate  in trattamento. Il convoglio era composto da un locomotore che spingeva quattro vetture.

disastro ferroviario a milano 4DISASTRO FERROVIARIO A MILANO 
Nella terza vettura si è avuto il maggio numero di feriti. Il treno era partito da Cremona alle 5.32 e sarebbe dovuto arrivare a Milano Porta Garibaldi alle 7.24.  Immediatamente è stato lanciato l'allarme e sul posto sono intervenuti tutti i mezzi di soccorso disponibili dalla regione e anche da fuori. Dall'Emilia Romagna è giunta una eliambulanza. Intervenuti anche vigili del fuoco, Polfer e carabinieri di Cassano D'Adda. Ma anche i poliziotti del Noif - Nucleo Operativo Incidenti Ferroviari della Polizia Ferroviaria.

disastro ferroviario a milano 3DISASTRO FERROVIARIO A MILANO 


VERTICE IN PREFETTURA - Il ministro dei Trasporti Graziano Delrio sarà oggi alle 16 in Prefettura a Milano, in corso Monforte, per un vertice con le autorità sull'incidente ferroviario.  Delrio è in contatto da questa mattina con le autorità locali e ha avuto anche un colloquio telefonico con il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni.

LA DINAMICASi tratterebbe di "un cedimento strutturale di una rotaia a circa due chilometri e 300 metri dal luogo dell'incidente e non allo scambio come si era ipotizzato inizialmente. Sono comunque in corso accertamenti per individuare il punto esatto e le cause del disastro, sono trascorse ancora poche ore", ha detto Vincenzo Macello, responsabile di Rfi della Lombardia.  Secondo una prima ricostruzione, il convoglio viaggiava a velocità normale al momento del deragliamento.

disastro ferroviario a milano 23DISASTRO FERROVIARIO A MILANO 
Dopo lo scambio i primi due vagoni sarebbero passati, mentre gli altri tre dietro sarebbero finiti fuori dai binari andando a sbattere contro un palo. La rotaia che ha ceduto sulla linea Cremona-Milano stava per essere sostituita. In quel tratto erano in corso lavori di manutenzione. Lo prova una fotografia scattata esattamente nel punto in cui è avvenuto il cedimento, un paio di chilometri prima di quello in cui il treno si è poi scomposto. In quel punto manca un pezzo di rotaia lungo una ventina di centimetri.

Accanto al binario, il tratto di binario nuovo che avrebbe dovuto sostituire quello vecchio e per il quale erano in corso i lavori di manutenzione. Secondo una prima ricostruzione, la dinamica dovrebbe essere questa: la rotaia cede al passaggio delle prime carrozze, ma quelle che escono dai binari sono solo quelle centrali. Il treno continua la sua corsa, ma le carrozze centrali hanno ormai le ruote fuori dal binario. Due chilometri dopo si intraversano ed è il deragliamento vero e proprio.

disastro ferroviario a milano 22DISASTRO FERROVIARIO A MILANO 
L'INCHIESTA - La Procura di Milano ha aperto un'inchiesta con l'ipotesi di reato di disastro ferroviario colposo. "Il macchinista non è ferito, è già stato sentito e ha dato indicazioni utili". Lo ha detto il procuratore aggiunto di Milano Tiziana Siciliano, a capo del pool "ambiente, salute e lavoro", che si occupa dell'inchiesta sul deragliamento.

SOCCORSI - A rendere più complesse le operazioni di soccorso una massicciata ferroviaria a cui sono state asportate alcune ringhiere di cemento per consentire ai soccorritori di raggiungere i vagoni accartocciati sui binari. Per circa 4 ore infermieri, operatori delle forze dell'ordine hanno fatto la spola, su e giù sulle scale dei vigili del fuoco poggiate alla massicciata, per raggiungere i feriti, liberarli dalle lamiere del treno e portarli in salvo.  All'ospedale San Raffaele, il più vicino alla zona del disastro ferroviario, secondo quanto si è appreso, sono giunte due persone in codice rosso, un uomo e una donna con politrauma. Entrambi sono al momento in sala operatoria.

disastro ferroviario a milano 2DISASTRO FERROVIARIO A MILANO 
Soccorsi anche due codici gialli e 4 verdi. Un ferito ha subito l'amputazione di una gamba. L'ospedale ha attivato il piano di maxi emergenza che prevede la mobilitazione di tutto il personale, la liberazione di posti letto nei reparti, l'assistenza di un team di psicologi, l'attivazione di un numero di telefono per i familiari delle persone coinvolte.  Attivato un numero d'emergenza: i familiari possono chiamare il numero 02 26439000 per ricevere informazioni sulle persone ricoverate in ospedale: ne dà notizia su twitter il gruppo san Donato. 

disastro ferroviario a milano 18DISASTRO FERROVIARIO A MILANO 
La Prefettura di Milano ha invece attivato il 'Centro Coordinamento Soccorsi' per il coordinamento delle componenti coinvolte nelle procedure di soccorso - Forze dell'Ordine, Polizia Stradale , Polizia Ferroviaria, Vigili del Fuoco, AREU 118, Croce Rossa, Trenord, Rfi. Sono state attivate delle linee telefoniche dedicate per i parenti dei viaggiatori presumibilmente presenti sul treno e per gli uffici consolari al fine di raccogliere tutti gli elementi informativi utili e fornire, appena in grado, una restituzione sulle condizioni delle persone a bordo del treno coinvolto (02 77584184 e 02 77584892). 

LE TESTIMONIANZE - Drammatica testimonianza di due genitori che a Seggiano di Pioltello attendono di avere notizie della figlia, che viaggiava sul treno deragliato. "Ho sentito mia figlia al telefono poco prima. 'Mamma aiuto, il treno sta uscendo dai binari!'.Poi il silenzio. Non mi ha detto più niente, e ora non risponde più al telefono". Sul posto sono arrivati anche i familiari di alcuni passeggeri per avere notizie dei propri cari. "Andava tutto bene, all'improvviso il treno ha iniziato a tremare - racconta uno dei passeggeri tratti in salvo -, poi si è sentito un boato e le carrozze sono uscite dai binari. Quasi subito  abbiamo capito che cosa era successo". 

disastro ferroviario a milano 15DISASTRO FERROVIARIO A MILANO 
È viva per miracolo Marcella, una impiegata di 45 anni che stamani si trovava a bordo del treno deragliato nei pressi di Pioltello. "Sono stata davvero fortunata, mi sento miracolata - ha raccontato uscendo a piedi dal centro di coordinamento dei soccorsi - mi sono trovata sull'unica carrozza dove non ci sono stati feriti. Poi quando sono scesa ho visto che era successo un disastro tutto intorno a noi".  "C'è stato un gran botto, ho perso quasi subito l'equilibrio. Poi c'è stato uno stridere fortissimo, che sembrava non finire mai, e tutti hanno iniziato a urlare", ha raccontato P.B., uno dei feriti meno gravi.

disastro ferroviario a milano 14DISASTRO FERROVIARIO A MILANO 
LE REAZIONI DAL MONDO POLITICO - Immediate le reazioni da parte del mondo politico. Il sindaco Beppe Sala ha detto: "I morti sul lavoro della scorsa settimana e, oggi, il grave incidente ferroviario a Pioltello.

La Milano delle sue fabbriche e dei suoi pendolari. Milano e lavoro, intreccio indissolubile anche nei giorni del dolore. Dobbiamo moltiplicare gli sforzi sulla sicurezza dei luoghi di lavoro e nei trasporti, è un essenziale dovere civile". "Esprimo il cordoglio e la vicinanza della Regione alle famiglie delle vittime e dei feriti del terribile incidente ferroviario avvenuto questa mattina. Sono in contatto costante con i vertici delle Ferrovie dello Stato, di Ferrovie Nord, Trenord e Areu che stanno accertando le cause dell'incidente", ha aggiunto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni. Il governatore - informa la nota - si rechera' a breve sul posto dell'incidente ferroviario. "Sono sconvolto e addolorato.

disastro ferroviario a milano 12DISASTRO FERROVIARIO A MILANO 12
Adesso sarà necessario fare chiarezza sul perché di questo incidente", ha affermato il candidato governatore del centrodestra per la Regione Lombardia, Attilio Fontana. "Sono ore di angoscia e di dolore", ha continuato il candidato governatore del centrosinistra Giorgio Gori. E Onorio Rosati, candidato presidente di Liberi e Uguali in Lombardia ha aggiunto: "Bisogna accertare il prima possibile la dinamica di quanto accaduto e individuare le responsabilita'". Poi, Dario Violi, candidato del Movimento 5 Stelle: "Sono senza parole. Non si può morire da pendolare".

disastro ferroviario a milano 10DISASTRO FERROVIARIO A MILANO 



CIRCOLAZIONE BLOCCATA - Pesantissime le ripercussioni  alla circolazione ferroviaria e stradale della zona. Sulla linea Milano-Brescia la circolazione ferroviaria è stata interrotta dalle 7: il traffico è sospeso su entrambe le linee (direttissima e lenta). Fermi anche i treni di Trenitalia, che ha attivato un servizio sostitutivo con autobus sulla linea Milano-Brescia.

RABBIA SUI SOCIAL - Numerose proteste sui social per la comunicazione di Trenord in seguito al deragliamento del treno. Nelle stazioni lombarde sono annunciati ritardi dagli altoparlanti e sugli schermi a causa di un "inconveniente a un treno". Stessa scelta presa dalla società sui social, dove alle 8.30 Trenord ha scritto: "Circolazione interrotta tra Treviglio e Milano a causa di un inconveniente tecnico a un treno".

Fonte: qui

martedì 23 gennaio 2018

KABUL - UN COMMANDO TALEBANO ATTACCA L'HOTEL INTERCONTINENTAL FREQUENTATO DAGLI STRANIERI: ALMENO 43 MORTI, UCCISI 3 TERRORISTI

NESSUN ITALIANO COINVOLTO


Notte di sangue a Kabul. Almeno 43 persone sono morte e altre sono rimaste ferite in un attacco all'Hotel Intercontinental della capitale afghana assaltato da un gruppo di uomini armati, almeno quattro. Lo riferisce la tv Tolo, che cita fonti di sicurezza, mentre fonti governative ufficiali parlano ancora di sole sei vittime. Tre assalitori sono stati uccisi dalle forze speciali secondo il portavoce del ministero dell'Interno Nasrat Rahimi.

Da fonti di intelligence si apprende che fra i morti ci sarebbero, oltre ad alcuni membri del personale di sicurezza afghano dell'hotel, anche una donna straniera, mentre 126 persone (fra cui 41 stranieri) sono state tratte in salvo. L'attacco si sarebbe concluso poco prima delle 10 locali (le 6.30 italiane), anche se due tv afghane sostengono che dalla zona provengono ancora rumori di spari ed esplosioni.

kabul attacco hotel intercontinentalKABUL ATTACCO HOTEL INTERCONTINENTAL
L'attacco, che è stato rivendicato dai talebani afghani in un tweet in inglese del portavoce Zabihullah Mujahid, che sostiene che l'attentato abbia provocato «decine di vittime fra nemici stranieri e loro mercenari» e ha precisato che l'operazione è stata condotta da 5 mujaheddin e che nell'albergo era in corso un incontro fra responsabili militari stranieri e personalità del governo afghano.

L'attacco è iniziato attorno alle 21 locali quando gli uomini armati sono entrati nelle cucine dell'albergo sparando all'impazzata sui clienti e spostandosi poi nei vari piani dell'edificio mentre la gente terrorizzata cercava riparo nelle stanze piombate improvvisamente nel buio. Gli attaccanti hanno tagliato l'energia elettrica e quasi subito è divampato un incendio che ha avvolto i piani alti dell'edificio: le fiamme, secondo fonti ufficiali afghane, sono state appiccate in una cucina del quarto piano.

kabul attacco hotel intercontinentalKABUL ATTACCO HOTEL INTERCONTINENTAL
Immediato l'intervento delle forze speciali anche perché l'albergo era sotto stretta sorveglianza da quando, nel 2011, un attacco analogo provocò la morte di 20 persone, inclusi nove assalitori. «Chiedo alle forze di sicurezza di aiutarci il prima possibile, prima che ci raggiungano e ci uccidano», è stato l'appello disperato lanciato da un ospite dell'Intercontinental, probabilmente via cellulare, e ripreso dai media internazionali. Secondo un uomo che è riuscito a fuggire - ha riportato la tv Tolo - gli attaccanti hanno lanciato alcuni ospiti dalle finestre al grido di 'Allah u Akbar'.

Le strade di accesso all'edificio, che si trova su una collina nella zona ovest della capitale afghana, sono state chiuse mentre fuori, nella notte, le ambulanze aspettavano il via libera per far entrare i soccorritori. Gli elicotteri sorvolano costantemente l'albergo. Giovedì scorso il Dipartimento di Stato Usa aveva diramato un'allerta su possibili, imminenti attacchi contro alberghi a Kabul. In un tweet, il ministero degli Esteri americano scriveva: «Allerta sicurezza a Kabul. Notizie che gruppi estremisti potrebbero preparare un attacco contro hotel a Kabul, come l'hotel Baron vicino all'aeroporto Hamid Karzai». Un obiettivo sensibile, l'Intercontinental, che ospita di frequente incontri internazionali. Anche questa mattina si era svolta una conferenza sugli investimenti cinesi nel Paese.
kabul attacco hotel intercontinentalKABUL ATTACCO HOTEL INTERCONTINENTAL

Secondo quanto hanno riferito all'Ansa fonti di intelligence, nessun italiano risulta essere alloggiato nell'albergo, né vi sarebbero italiani direttamente o indirettamente coinvolti.

Fonte: qui

Il tormentone fake news ha il primo risultato: la "verità" la decideranno i poliziotti di Minniti

Siamo governati da ignoranti contenti di esserlo. Dunque da gente pericolosa per tutta la popolazione, perché – perversa conseguenza di leggi elettorali che promuovono i “nominati” da qualche segreteria – dispongono delle leve del potere militar-poliziesco. L’unico che gli sia rimasto, dopo la “sussunzione di sovranità economico-finanziaria” da parte dell’Unione Europea.

La notizia è rimbalzata su tutti i media, spaventando in parte anche quelli più strettamente di regime (fa eccezione solo qualche fulminato del pig journalism). Il ministro dell’Interno Marco Minniti ha presentato “il Primo protocollo operativo per il contrasto alla diffusione delle fake news attraverso il web”, predisposto dal Ministero del’Interno in collaborazione con la Polizia. Ovvero con se stesso.

Una classica misura da ministro fascista. Ma questa definizione non gli si attaglia più molto, perché persino il fascismo storico – quello che metteva come ministro dell’istruzione il miglior filosofo italiano del tempo, Giovanni Gentile – ha evitato di affidare a dei poliziotti il compito di stabilire cosa fosse “vero” e cosa no. Inventò infatti un ministero apposito, quello della stampa e propaganda, poi diventato Minculpop, incaricato di far girare la voce del regime su qualsiasi argomento, censurando tutte le altre.

Non c’era molta differenza con la pensata di Minniti, all’effetto pratico, ma in qualche modo si faceva capire che la “verità di regime” era una verità di parte, basata sulla forza.

Il deciso passo avanti di Minniti sta in due passaggi decisivi: la pretesa di stabilire quasi automaticamente cos’è vero e cos’è falso (fake news), tramite un “red button” affidato a dei poliziotti, e soprattutto la pretesa di far credere che questa sia un’operazione “democratica”.

Andiamo con ordine. La discussione sulla verità è antica quanto l’essere umano e continuerà fin quando esisterà un bipede pensante sulla Terra. In ambito scientifico – assai più rigoroso di quello politico, specie italico – la verità viene espressa in leggi e teorie, che per essere considerate valide debbono essere verificate da qualsiasi appartenente alla comunità scientifica di riferimento (i biologi non si impicciano di fisica, e viceversa), tramite la replicabilità degli esperimenti che hanno portato alla loro formulazione.

La relatività di Einstein, per fare un esempio, è “verità accettata” da un secolo a questa parte. Ma ciò non toglie che ogni esperimento o ricerca punti esplicitamente a verificare se qualche aspetto della realtà fisica possa metterla in discussione.

Questo modo di procedere assume insomma che “la verità” sia un processo storico infinito – che naturalmente è fatto di punti temporaneamente fermi e accettati da tutti –, ma anche e soprattutto un processo che deve essere affidato a esperti della materia. E le materie sono una moltitudine, per cui anche tra gli scienziati ognuno parla di quel che studia e sa, mentre tace e ascolta (al massimo fa domande) sul lavoro altrui in materie diverse.
 
Vabbeh, dirà qualcuno, però i poliziotti di Minniti si occuperanno di cose ben meno difficili, tipo cancellare la pletora di falsi palesi sull’infinito numero di presunti parenti di Laura Boldrini che sarebbero stai assunti da qualche parte (un tormentone in effetti osceno che dura da cinque anni e terminerà il 4 marzo…).

E’ un’obiezione idiota quasi quanto l’istituzione del red button e i meme offensivi. Il punto è infatti uno solo: l’affidamento alla polizia di stabilire cosa sia vero o no. Una volta fissato per legge, questo potere sarà applicato secondo i regolamenti e le indicazioni del ministro dell’interno e del governo in carica. Non crediamo che Salvini riuscirà a fare molto peggio di Minniti (visto che Berlusconi lo candida in quel ruolo), ma è chiaro che si tratta di un potere enorme e abnorme, che costringerà ogni blogger, giornalista, cronista o free lance, ad evitare qualsiasi notizia potenzialmente sgradita al governo.

Il red button vigila sulle sue parole.

Qualcuno ha giustamente assimilato questa pretesa a quella medioevale del Sant’Uffizio, che arrivò a un passo dalla tortura su Galileo o che aveva già mandato al rogo Giordano Bruno. Ma anche qui Minniti è riuscito a far peggio. In fondo il Sant’Uffizio vigilava sulla nascente attività scientifica, che metteva inevitabilmente in discussione le cosiddette sacre scritture. Insomma, una roba che riguardava allora poche centinaia di persone e su materie che non erano accessibili alle masse sterminate degli analfabeti.
 
Qui, invece, il bottoncino di Minniti pretende di vigilare sul notiziume quotidiano, quello su cui ognuno di noi – per proprio conto – forma le proprie opinioni. Dunque Minniti instaura uno strumento che vorrebbe proprio essere un controllo delle fonti con cui si costruisce l’opinione pubblica.

Una pretesa stupida, diciamolo subito. La massa di informazione circolante è largamente superiore alle capacità di lettura quotidiana di un reparto anche numeroso di poliziotti del pensiero. Dunque bisognerà far ricorso a qualche algoritmo incentrato su un certo numero di “parole sensibili”. Non è difficile immaginarle, perché avranno come criterio di individuazione la “sicurezza”, che è sempre quella del potere. Quindi ogni “critica” ai potenti verrà registrata, monitorata, soppesata nella frequenza e ripetizione, e – quando il “limite di guardia” sarà raggiunto – entrerà in funzione il famigerato bottoncino.

Una pretesa stupida non è per questo meno pericolosa. E lo sanno benissimo, perché scrivono:«non esiste nessun sistema tecnologico in grado di individuare in maniera assoluta le notizie false e la loro veridicità è dimostrabile solo attraverso la valutazione di esperti di settore». Insomma, il bottone deve essere azionato da un bipede pensante, che ha le sue idee come tutti noi. Immaginatevi un poliziotto stile Bolzaneto o Diaz come potrà comportarsi…

La stupidità prepotente del fascista, però, risalta maggiormente mettendola a confronto con la realtà del mondo dell’informazione attuale. In cui, come spiegava addirittura Obama qualche tempo fa, «Il mondo di uno che si informa su Fox News non ha praticamente nessun punto in comune con quello di uno che si informa ascoltando la NPR». Cosa significa? Che si sono creati “microcosmi” fatti di informazioni coerenti tra loro e assolutamente diversi tra loro. Esempio? Chi si abbevera al microcosmo composto da Libero-Giornale-Rete4-”Dalla vostra parte” è convinto di vivere in un mondo alieno, senza alcun punto di contatto con quello reale e meno ancora con quello di altri microcosmi.

La molteplicità di questi mondi è tale da mettere in discussione radicale ogni “autorevolezza”. Un po’ quello che abbiamo visto accadere nel microcosmo della cosiddetta sinistra radicale degli ultimi 25 anni, quando si è imposta la criminale psicologia dell’”ognuno dice la sua”; alla fine chiunque si sente in grado di discettare alla pari con chiunque altro, fosse pure il massimo esperto della materia di discussione.

E ovviamente quando scompare l’autorevolezza si apre un vuoto terribile in cui ogni imprenditore della paura ritiene di potersi infilare, surrogandola con l’autorità. Non c’è più un un universo condiviso, una comunità che riconosce chi ha ragione per la forza degli argomenti? E allora ecco qui quello che sbandiera l’argomento della forza per ridurre la complessità inestricabile del reale.

E’ a questo punto che emerge un Marco Minniti.

di Dante Barontini*

*Articolo esce in contemporanea Contropiano e AntiDiplomatico

lunedì 22 gennaio 2018

ITALIANI, POPOLO DI DROGATI E PUTT...

SPENDONO 14,3 MILIARDI IN STUPEFACENTI E “SOLO” 4 PER FARE SESSO A PAGAMENTO 

LE ATTIVITA’ ILLEGALI VALGONO UN PUNTO DI PIL ALL’ANNO

Fabrizio Biasin per ''Libero Quotidiano''

drogaDROGA
Osserva con attenzione la persona che hai di fianco mentre leggi queste quattro righe: c' è una discreta probabilità che vada a puttane. E che si droghi. O che faccia entrambe le cose (ma più che si droghi). Se, invece, codesta persona può vantare una specchiata moralità, allora il «malandrino» è probabile che sia proprio tu.

Pensaci bene prima di dire «come ti permetti?» perché, come si suol dire, qui «carta canta». È uscito questo resoconto dell' Ufficio studi degli artigiani (Cgia) di Mestre. Un malloppo di dati che certifica tutta una serie di cose e, soprattutto, ci consente di ampliare il detto «italiani popolo di santi, poeti e navigatori» in «italiani popolo di santi, poeti, navigatori, puttanieri e drogatissimi».

Oh, mica tutti, per carità, ma più di qualcuno sì.
Secondo la pruriginosa indagine, noialtri Fratelloni d' Italia spendiamo la bellezza di 19 miliardi di euro in attività illegali, che equivalgono a un punto di Pil all' anno (del resto l' economia in qualche modo deve pur girare). Andando nel dettaglio dei peccati e peccatucci più gettonati da Aosta a Lampedusa, risulta che si scialacquino ben 14,3 miliardi in sostanze stupefacenti e «solo» 4 per i «servizi di prostituzione». In quella che potremmo definire «zona-Champions» del vizio illegale, troviamo infine il glorioso contrabbando di sigarette (600 milioni), un tempo attività trainante del settore e, oggi, retrocessa a un comunque dignitoso terzo posto del podio.
prostituzionePROSTITUZIONE

A quali conclusioni ci porta tutto ciò? La più immediata è che se, per caso, conoscete qualcuno che si droga, fuma di contrabbando e frequenta marciapiedi, prima di attaccarlo al grido di «vergognati schifoso!» forse è il caso che gli diciate «grazie per quello che fai per la nostra economia». Poi, però, è doveroso ragionare su almeno un altro paio di faccende. La prima: come fanno quelli del Cgia a calcolare troieggio e drogaggio? Cioè, come riescono a fare calcoli «in chiaro» su mercati che si sviluppano clamorosamente «in nero»? Mistero. La seconda: stiamo parlando di un mercato in espansione o in lenta recessione? Ovviamente trattasi della classica «domanda retorica», perché l' italiano quando si tratta di «sballare» può solo incrementare (+4 punti percentuali nelle attività fuorilegge rispetto all' ultimo dato disponibile, quello del 2015).
cocainaCOCAINA

Parola al lucido Paolo Zabeo, coordinatore dell' Ufficio studi della Cgia di Mestre, che prima mette clamorose mani avanti («Lungi dall' esprimere alcun giudizio etico»), quindi cala la mannaia sui nostri precedenti e beceri ragionamenti: «Il giro d' affari che questa economia produce, costringe tutta la comunità a farsi carico di un costo sociale altrettanto elevato». Gli dà man forte il segretario della Cgia, Renato Mason: «Tra le attività illegali l' Istat include solo le transazioni illecite in cui c' è un accordo volontario tra le parti, come il traffico di droga, la prostituzione e il contrabbando di sigarette e non, ad esempio, i proventi da furti, rapine, estorsioni, usura». Ecco, cari usurai, che non vi venga in mente di passare per benefattori.

PROSTITUZIONE 1PROSTITUZIONE 
Da ultimo, la curiosa indagine ci rende edotti del fatto che negli ultimi anni sono aumentate addirittura del 380% le segnalazioni pervenute all' Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d' Italia quanto a «operazioni sospette», a riprova del fatto che il grano «sporco» prodotto da droga e meretricio deve in qualche modo rientrare in circoli «puliti» o pseudo-tali.

Zabeo ci illumina da par suo («i gruppi criminali hanno la necessità di reinvestire i proventi delle loro attività nell' economia legale, anche per consolidare il proprio consenso sociale») e porta questo articolo alla sua conclusione più logica: la citazione di George Best.

«Ho speso gran parte dei miei soldi per alcool, donne e macchine veloci, il resto l' ho sperperato» (c' entra qualcosa con l' indagine del Cgia? Assolutamente no, ma chiudere con Best ha sempre il suo perché).

Fonte: qui