9 dicembre forconi

venerdì 16 dicembre 2016

Raffaele Marra arrestato a Roma. L'accusa: "Corruzione". M5S verso rinvio flashmob a Siena


Ansa- E' stato arrestato Raffaele Marra, attuale capo del personale del Campidoglio e braccio destro del sindaco Virginia Raggi. Il reato contestato è quello di corruzione. Raffaele Marra è un nome da sempre inviso ad una parte del Movimento 5 Stelle per il suo passato politico, avendo lavorato anche con Gianni Alemanno e Renata Polverini. I carabinieri stanno perquisendo la stanza di Marra in Campidoglio.
E' stato arrestato anche il costruttore e immobiliarista Sergio Scarpellini. La vicenda che ha portato ai due arresti è legata all'inchiesta sulla compravendita delle case Enasarco e risale al 2013. In quel periodo Marra era a capo del dipartimento politiche abitative del Comune di Roma. 
Nel settembre scorso Raffaele Marra era stato al centro del caos nomine in Campidoglio, contestate all'interno dei Cinque Stelle. Il dirigente, inizialmente nominato vicecapo di gabinetto della sindaca, è stato poi spostato alla guida delle Risorse Umane come capo del personale del Campidoglio.
Ma non è tutto. L'Authority anticorruzione (Anac) e la procura di Roma indagano sulla nomina alla direzione turismo del Campidoglio di Renato Marra, fratello di Raffaele. E' l'effetto di un esposto presentato il 14 novembre dall'associazione dei consumatori Codacons, che chiedeva di accertare la possibile violazione dell'articolo 7 del codice di comportamento dei dipendenti pubblici, in vigore dal 2013 ('il dipendente si astiene dal partecipare all'adozione di decisioni o ad attivita' che possano coinvolgere interessi propri, ovvero di suoi parenti, affini entro il secondo grado'), ma anche "responsabilita' penalmente rilevanti quali il reato di abuso di ufficio".
Inoltre un'inchiesta del settimanale L'Espresso ha svelato suoi presunti legami impropri in passato con alcuni costruttori, dai quali avrebbe ricavato vantaggi. Accuse sempre smentite da Raffaele Marra, che ha annunciato querele. Un'altra spina nel fianco per Raggi, dopo la vicenda Muraro.
"Prima le tardive dimissioni della Muraro, poi le perquisizioni in Campidoglio, oggi l'arresto di Marra: quando dissi che stavano riciclando il peggio, quando raccontai i legami pericolosi di questa gente, Grillo, Di Battista e Di Maio mi insultarono. Oggi non chiederanno scusa. Perché sono politicamente corresponsabili", scrive su Facebook il presidente del Pd Matteo Orfini.
M5S: verso rinvio flashmob a Siena - Si va verso un rinvio del flashmob organizzato dagli M5S a Siena a sostegno dei risparmiatori per la vicenda Mps. I parlamentari che dovevano raggiungere la cittadina toscana insieme al leader M5S Beppe Grillo hanno infatti deciso di rinviare la partenza, prevista per questa mattina alle 10, dopo la notizia dell'arresto di Marra.

Per Maietta (Fdi) arresto senza fretta: tempi lunghi per decidere sul carcere

I magistrati vogliono mandare dietro le sbarre il deputato di Fratelli d’Italia. Ma l’organo chiamato all’istruttoria è guidato dal collega di partito La Russa(soggetto che ben conosciamo, clicca qui).

E prima di un pronunciamento passeranno mesi. Come mostrano i primi passi. E i precedenti di Genovese e Galan
Pasquale Maietta
Associazione a delinquere finalizzata alla commissione di abuso d’ufficio, falso ideologico, turbativa d’asta e concussione: sono le pesanti accuse che coinvolgono il deputato di Fratelli d’Italia Pasquale Maietta, coinvolto in un’inchiesta su una serie di appalti truccati a Latina . Per il parlamentare il gip ha chiesto il carcere ma i tempi perché Montecitorio si pronunci, come accade spesso , si preannunciano estremamente lunghi.

Malgrado la gravità degli addebiti e l’urgenza di una risposta in tempi rapidi alla magistratura, la prima seduta della Giunta delle autorizzazioni di Montecitorio - guidata da Ignazio La Russa, di Fratelli d’Italia come Maietta - è in calendario giovedì 24 novembre. Motivo: prima di quel giorno non ci sono sedute d’Aula, a eccezione del question time mercoledì pomeriggio, e quindi non è possibile assicurare la presenza dei commissari. In pratica la nomina del relatore incaricato di occuparsi della vicenda, per quanto sia un atto meramente formale, arriverà a dieci giorni dall’arrivo della richiesta di arresto a Montecitorio.

vedi anche:

Onorevole inquisito? Non c'è fretta
La melina delle Camere che rallenta i giudici

Due anni di attesa per le intercettazioni di Verdini. Quasi uno per quelle dell'Ncd Azzollini. Sei mesi (finora) per l'autorizzazione nei confronti dell'ex ministro Matteoli e tempi ancora vaghi per le offese di Calderoli alla Kyenge. Quando è indagato un suo componente, il Parlamento se la prende comoda

Chi sarà il prescelto? La decisione, prettamente politica, spetta proprio all’ex ministro La Russa, che potrebbe anche tenere per sé quel ruolo: è già accaduto quando si è trattato di concedere l’uso di alcune intercettazioni di Silvio Berlusconi nel filone barese del processo sulle escort. Di certo, da questo sarà possibile intuire quale sarà l’andamento dei lavori. Ad esempio quando si trattò di stabilire se carcerare il democratico Francantonio Genovese, come chiedevano i magistrati di Messina (e il Pd), La Russa scelse come relatore l’alfaniano Antonio Leone, che era notoriamente contrario. E non è inverosimile che anche stavolta l’ex ministro guardi fra i commissari di centrodestra (uno dei nomi cui è ricorso più di frequente è il fittiano Gianfranco Chiarelli).

Nominato il relatore, ci vorranno almeno un altro paio di settimane prima di affrontare la questione nel merito: il tempo necessario a leggere la documentazione trasmessa dal gip, nonostante sia stata inviata in Parlamento contestualmente alla richiesta di arresto. E poi? Poi inizierà la discussione, con la possibilità di chiedere documentazione integrativa alla magistratura o ascoltare l’indagato, con l’ex ministro La Russa che avrà un ruolo di primo piano nella definizione e gestione dei tempi. Anche alla luce del fatto che decisiva sarà la posizione del Pd, che in Giunta conta 11 membri su 21 e alla Camera ha la maggioranza assoluta dei seggi. Eppure nulla è scontato e una defezione è già prevista: quella del deputato democratico Danilo Leva, di professione avvocato. Un suo collega di studio difende uno degli indagati a piede libero e il parlamentare non intende partecipare ai lavori della Giunta per questioni di opportunità.

Guardando ai precedenti e buttando un occhio al calendario un’idea, se non altro per difetto, è comunque possibile averla. Con Genovese e Galan, prima che l’Aula di Montecitorio concedesse l’autorizzazione all’arresto, ci sono volute sette sedute della Giunta e due mesi di tempo. Se si considerano i possibili sconvolgimenti provocati dal referendum del 4 dicembre, l’impegnativa sessione di bilancio, la possibilità di pratiche dilatorie e la pausa natalizia (che l’anno scorso durò quasi tre settimane), è assai probabile che con Maietta ci vorrà ancora più tempo.

Fonte: qui                                                            

Giuseppe Vacciano, il senatore con si riesce a dimettere


Giuseppe Vacciano (Napoli, 15 settembre 1972) è un politico italiano.


Giuseppe Vacciano

Senatore della Repubblica Italiana
LegislatureXVII
Gruppo
parlamentare
Movimento 5 Stelle (2013-2015)
Misto (2015- )
CircoscrizioneLazio 2
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politicoMovimento 5 Stelle (fino al 2015)
Titolo di studiodiploma di ragioneria
Professioneimpiegato



Nato a Napoli nel 1972, si diplomò ragioniere nel 1991[1]. Nel 1994 vinse un concorso come assistente di cassa presso la Banca d'Italia, e lo stesso anno iniziò a lavorare nella sede di Ravenna[1]. Nel 2006 venne trasferito nella sede di Latina, dove vive tuttora[1].

Carriera politica

Ha iniziato la sua attività politica nel meetup di Latina, impegnandosi attivamente nella campagna a favore dei Referendum abrogativi del 2011[1]. Nel 2011 è stato il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle alle elezioni comunali di Latina ottenendo l'1,3% delle preferenze pari a 1.055 voti[2].
Alle elezioni del 2013 viene eletto senatore nella circoscrizione elettorale Lazio 2[1]. Il 17 marzo 2013 il senatore ha dichiarato, sul suo profilo Facebook, di aver votato Pietro Grasso al ballottaggio al Senato per l'elezione del presidente della camera alta del Parlamento[3] in contrapposizione alla linea ufficiale del partito che aveva indicato di votare scheda bianca.
Sostituisce il collega Sergio Puglia come Tesoriere del gruppo M5S al Senato dal 30 settembre 2013.
Il 22 dicembre 2014 ha presentato le dimissioni da senatore assieme al deputato Cristian Iannuzzi e alla senatrice Ivana Simeoni in dissenso con la nomina del direttorio[4]. Le dimissioni sono state poi respinte dal parlamento, ma Vacciano è stato comunque espulso dal gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle il 7 gennaio 2015 su iniziativa del capogruppo in carica Alberto Airola non confermata da alcun voto[4]. Vacciano, come previsto dal regolamento del Senato[5], è entrato quindi a far parte del Gruppo Misto senza però iscriversi a nessuna componente. Il Senato ha respinto altre 3 volte le sue dimissioni, prima il 17 febbraio 2015, poi il 16 settembre 2015 ed infine il 13 luglio 2016[6][7][8].

Note

  1. ^ a b c d e Elezioni, Giuseppe Vacciano: senatore pontino del Movimento 5 Stelle latinatoday.it
  2. ^ Dati ufficiali elezioni comune.latina.it
  3. ^ Vacciano (M5S): «Ho votato Grasso, pronto a dimettermi»Corriere della Sera 17 marzo 2013
  4. ^ a b MOVIMENTO 5 STELLE: ESPULSI I SENATORI VACCIANO E SIMEONI su rainews.it
  5. ^ Regolamento del Senato - Art. 14 - Comma 4, su www.senato.it. URL consultato il 13 gennaio 2016.
  6. ^ Respinte dimissioni senatori Vacciano, Simeoni e Molinari in Aula senato.it
  7. ^ Dimissioni presentate dal senatore Giuseppe Vacciano: respinte per la seconda volta dall'Assemblea, su www.senato.it. URL consultato il 13 gennaio 2016.
  8. ^ Vacciano senatore per forza, Palazzo Madama dice no alle dimissioni per la terza volta, su Adnkronos. URL consultato il 13 luglio 2016.
 

giovedì 15 dicembre 2016

MPS LANCIA UN AUMENTO DI CAPITALE DA 5 MILIARDI ENTRO NATALE



VIA LIBERA UFFICIOSO DI CONSOB ALLA CONVERSIONE DELLE OBBLIGAZIONI SUBORDINATE IN BOND: PER 40 MILA RISPARMIATORI SARA' UN BAGNO DI SANGUE 

IL FONDO DEL QATAR RESTA ALLA FINESTRA

1. MPS: MESSINA, MAGGIORE CONTRIBUTO LO DÀ ATLANTE
Da Ansa
carlo messinaCARLO MESSINA

"Il punto centrale riguarda le sofferenze e sulle sofferenze c'è la piena disponibilità del fondo Atlante di acquistarle. E credo che dal punto di vista della struttura dell'attivo l'operare con il fondo Atlante possa risolver la gran parte dei problemi di Mps". Lo ha detto Carlo Messina, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, parlando con i giornalisti.

Quanto alla possibilità di un intervento pubblico, Messina ha detto: "Non escludo nulla. Penso che sia indispensabile che Mps possa tornate a essere in condizioni di stabilità. Il più grosso contributo lo dà Atlante con l'acquisto delle sofferenze".

2. TOSATURA DEL RISPARMIATORE - PARTE L’AUMENTO DI CAPITALE DEL MPS: 5 MILIARDI ENTRO NATALE

MARCO MORELLIMARCO MORELLI
Dopo due ore di consiglio di amministrazione, il Monte dei Paschi ha deciso di procedere con il suo aumento di capitale da 5 miliardi di euro, da chiudere per volere della Bce entro la fine dell'anno. Il consiglio ha aggiornato le deliberazioni e il prezzo massimo dell'aumento è stato confermato in 24,9 euro mentre il prezzo minimo tecnico è fissato in 1 euro (le azioni sono state recentemente raggruppate in un rapporto di 100 a 1).

Si tratta di una operazione di fatto in due fasi. Nella prima riguarda la conversione dei titoli subordinati in azioni, già richiesta agli investitori istituzionali che hanno aderito per un valore intorno al miliardo.

Dopo un via libera "ufficioso" della Consob, il cda ha deciso di riaprire la finestra di conversione estendendola ai titoli subordinati in mano alla clientela retail.

Si tratta di bond (incluso il titolo "Fresh 2008", che vale poco più di 220 milioni) subordinati sottoscritti da 40mila piccoli investitori, che dovranno accettare se trasformarli subito in azioni oppure rischiare di andare incontro al loro azzeramento, in vista di un possibile ristoro con l'intervento statale. 

Nel comunicato della banca si specifica comunque che "l'avvio dell'offerta retail relativa all'Aumento di Capitale, così come la proroga dei termini dell'esercizio di Liability Management, rimangono subordinate all'ottenimento dei necessari provvedimenti autorizzativi da parte di Consob".
jamie dimon jpmorganJAMIE DIMON JPMORGAN

In un secondo momento, infatti, quando si capirà quante adesioni alla conversione ci saranno (dovrebbero essere oltre 3 miliardi tra retail e istituzionali), scenderanno in campo le banche d'affari per cercare il supporto di anchor investor e del mercato. In questa fase dovranno esser raccolti i denari mancanti per arrivare alla soglia dei 5 miliardi. 

In una nota, la banca spiega che il 35% dell'aumento (al netto della parte che deriverà dalla conversione dei bond subordinati) sarà destinato al pubblico indistinto in Italia, di cui almeno il 30% in prelazione ai soci, mentre il 65% sarà riservato al collocamento istituzionale. Il titolo avanza in Borsa.

QIAQIA
In attesa di capire se la conversione permetterà al Monte di fare lo scatto decisivo verso la raccolta di 5 miliardi di capitali (1 miliardo è assicurato dalla conversione alla quale hanno già aderito gli investitori istituzionali), il Tesoro ha approntato il paracadute pubblico. Si tratta di un fondo da 15 miliardi che potranno essere usati per supportare gli aumenti di capitale delle banche più fragili.

A questi, si aggiungono le garanzie per 80 miliardi che supportano eventuali crisi di liquidità e quindi la raccolta di capitali sul mercato. L'idea del Tesoro è di aprire il paracadute il prossimo giovedì, a meno che non riesca l'impresa di risolvere la questione del Monte dei Paschi direttamente sul mercato.
PADOAN SMORFIEPADOAN CI PIGLIA PER IL C..O

Intanto, i legali dei risparmiatori costituiti parti civile nel processo milanese con al centro la vicenda Mps e a carico di 16 imputati, tra cui gli ex vertici, hanno annunciato che chiederanno l'esclusione "dalla posizione di parti civili di Bankitalia e Consob, perché sapevano, quando autorizzano l'acquisto di Antonveneta, che l'operazione sarebbe costata non solo 9 miliardi ma altri 7 miliardi di interessi". 

Nelle centinaia di liste testi presentate dalle parti, tra cui circa 2500 risparmiatori e piccoli azionisti, figurano anche i nomi dell'ex premier Matteo Renzi e del presidente della Bce ed ex governatore di Bankitalia Mario Draghi. Anche Marco Morelli, attuale ad, viene chiamato in causa.

Fonte: qui

BREVE STORIA TRISTE DI UN PAESE VOTATO A COLONIZZAZIONE E DECLINO

IL BLOG ''PHASTIDIO'' VA ALL'ATTACCO DI CHI DIFENDE MEDIASET DAI FRANCESI: ''DA FIAT ALLE TV, IL NOSTRO È UN PAESE IN CUI I CAPITALISTI NON HANNO CAPITALE, E PREFERISCONO INTESSERE RAPPORTI MALATI CON LA POLITICA E LE BANCHE, IN CHIAVE PROTEZIONISTICA. 

SALTATA LA PROTEZIONE DELLE BANCHE, LA POLITICA È FINITA CON LE SPALLE AL MURO''

Da www.phastidio.net , blog a cura di Mario Seminerio

alberto nagel vincent bolloreALBERTO NAGEL VINCENT BOLLORE
Allarmi, lo Straniero è alle porte! Dopo l’insediamento del governo Gentiloni, un fremito scuote la Penisola: ci stanno comprando a pezzi, poco alla volta. Sono lustri che va avanti, è intollerabile, signora mia.

Ora è la volta di Mediaset, il “patrimonio del paese” di dalemiana memoria, sotto attacco di un pirata bretone che di fatto si è già mangiato Telecom Italia, la sciagurata “privatizzazione” dell’era Prodi passata per la merchant bank dalemiana (corsi e ricorsi) e molti cambi di mano sempre col denominatore comune del “bambole, non c’è una lira”.

Oltre ad innumerevoli altri esempi degli ultimi anni, come Parmalat. Eppure, non è difficile da capire: siamo un paese senza capitalisti né capitali. E da molti anni votato al declino.

Mediaset è un’azienda che rischia di essere troppo piccola per l’evoluzione tecnologica globale, che va verso l’integrazione sempre più spinta tra piattaforme e contenuti. Dopo decenni passati nel confortevole duopolio con la Rai, e dopo essere stata indebolita da Sky, che ha deragliato Mediaset Premium, si avvicina il tempo delle scelte. Quando non si ha la massa critica per reggere investimenti in nuove tecnologie, si possono tentare alleanze.

VINCENT BOLLORE ARNAUD DE PUYFONTAINEVINCENT BOLLORE ARNAUD DE PUYFONTAINE
Che gli alleati, ad un certo momento, ipotizzino di prendersi tutto il piatto, fa parte degli eventi della vita. Ma il punto vero è un altro: il nostro è un paese in cui i capitalisti non hanno capitale, da sempre, e preferiscono intessere rapporti malati con la politica e le banche, in chiave protezionistica. Saltata la protezione delle banche, la politica è finita con le spalle al muro.

Quanti tra voi ricordano il modo in cui Fiat “prosperava”, in Italia? Giovanni Agnelli trattava coi governi di turno la protezione sul mercato domestico. Il suo implacabile mastino, quello che spingeva il governo italiano a battersi come un leone in Europa per frenare le importazioni di auto giapponesi, attraverso i contingentamenti, era Cesare Romiti.

I sindacati erano al fianco della casa reale di Villar Perosa, senza pensare che l’apertura del mercato avrebbe permesso di portare altri costruttori in Italia, come accaduto in altri paesi europei, dove notoriamente la schiavitù è regola di vita. Meglio allora le pratiche collusive sindacati-imprese-governo romano, che aprirsi alla competizione. Da lì discese l’iper-normazione socialista che caratterizza questo disgraziato paese, che da sempre opera febbrilmente per creare un ambiente tossico per lo sviluppo dell’impresa.
amato agnelli romitiAMATO AGNELLI ROMITI

Un balzo ai giorni nostri, ed ecco l’eterno ritorno: Alitalia che non doveva andare ad Air France, “altrimenti i turisti esteri diretti in Italia verrebbero dirottati nella Valle della Loira“. Forse dovremmo dare il Cavalierato a Michael O’Leary di Ryanair: ha fatto più lui per favorire i flussi turistici internazionali in questo paese che ministeri ed improbabili “Enti per il turismo”, nati morti e la cui decomposizione procede serenamente. Come quella del sistema-paese, del resto.

Ma è mai realmente esistito, il sistema-paese Italia? Si, ma ha avuto un’unica missione: quella di autodistruggersi nel suo consociativismo surreale e capitalismo di debito, con i governi a fare da mediatori o più spesso da faccendieri. Voi ricordate le leggendarie sinergie tra Alitalia e Poste italiane, vero? Chiusura dopo chiusura, protezione dopo protezione, abbiamo plasmato un paese incapace a competere. Ma anche un paese ostile all’investimento diretto estero, per sostituire gli inetti “capitalisti” domestici. Forse era fatale, visto che ormai siamo definiti essenzialmente come un paese di consumatori anziani.
Romiti AgnelliROMITI AGNELLI

Volete un altro plastico esempio? Il settore bancario italiano. Chiuso al mondo (la “foresta pietrificata”), controllato dalla politica mediante il sistema delle fondazioni, perennemente a corto di capitali, con gruppi di controllo divenuti comitati d’affari localistici oppure parte della costellazione di potere oligarchico nazionale. Quando l’habitat ha iniziato a divenire ostile, richiedendo sempre maggiore capitale, dopo una crisi devastante ma che soprattutto ha messo a nudo prassi di concessione del credito non particolarmente avvedute (per usare un understatement), ecco che è scattata la reazione difensiva dei gruppi di controllo: mettere titoli computabili come capitale (i subordinati) nei portafogli dei risparmiatori, pagando il meno possibile. La vigilanza, come l’intendenza, ha seguito, ed ora siamo a questo punto.
marina berlusconi piersilvio e silvioMARINA BERLUSCONI PIERSILVIO E SILVIO

Problema sofferenze: anche qui, la soluzione sarebbe semplice: mancano i capitali domestici? Li si va a cercare dove ci sono, fuori dal paese. Che implica, questo? Una cosa terribilmente semplice: che esiste un prezzo per ogni cosa. Quindi, spazio a chi ha soldi per comprare le sofferenze al “suo” prezzo, cioè molto basso. Il successivo buco di capitale della banca può essere colmato con un aumento destinato al fondo “avvoltoio”. Il quale comprerebbe un “pacchetto”: la redditività bassa ma stabile della banca commerciale più quella potenziale molto elevata delle sofferenze.

Troppo cinico? Forse, ma vale il solito Articolo Quinto: chi mette i soldi sul tavolo ha vinto. Invece, quello a cui assistiamo è un gigantesco gioco a somma negativa, dove la difesa delle sedicenti “élites” al comando finisce a scavare la fossa all’intero paese. E giù le mani dalle nostre sofferenze bancarie: le abbiamo fatte noi, col sudore della nostra fronte e l’incapacità collusa e spesso criminale dei nostri banchieri. La crisi di un paese che attende che il proprio destino si compia ha fatto il resto.

PATUELLI PADOAN GUZZETTI VISCOPATUELLI PADOAN GUZZETTI VISCO
Non stiamo assistendo ad una sceneggiatura originale ma all’ennesimo remake. Solo che, in un paese privo di memoria storica, a nessuno viene in mente di unire i puntini attraverso i decenni. Per fortuna, come ben si addice ad un paese malato di consociativismo, abbiamo sempre il tic della “protezione” a soccorrere il raccomandato di turno. La narrativa del rapimento oltre confine ha sempre il suo fascino: dai turisti al risparmio. Poi ci sono anche quelli che “se avessimo una nostra moneta, non accadrebbe”.

In effetti, se andassimo avanti a colpi di svalutazioni competitive (che competitive non erano, ma solo l’adeguamento “a scatti” alla costante perdita di competitività di un sistema-paese già all’epoca incapace di adattarsi all’ambiente esterno), alla fine qualcuno da fuori potrebbe arrivare a comprare i nostri gioielli per un tozzo di pane. Ma a quel punto noi interverremmo con la clausola dell'”interesse nazionale”, e bloccheremmo ogni scalata straniera.

Come dite? Con quali soldi finanzieremmo gli investimenti, in quel caso? Con le stampanti, che domanda. Mai come nel caso italiano appare chiaro che il patriottismo(alla Salvini!), nella sua versione applicata all’economia, è l’ultimo rifugio di oligarchi-canaglie e di falliti. Perché è sempre e comunque un complotto esterno: tedeschi, francesi, romulani, vulcaniani. E su questo complotto, generazioni di editorialisti costruiscono la loro sussidiata carriera. Quanto sarebbe più semplice leggere tutte queste vicende in un modo solo: siamo un paese inadatto alla competizione internazionale. Ogni apertura è una crepa nel nostro edificio. Il nostro modello finirà ad essere la Corea del Nord.

Per tutti questi motivi, permetteteci di dirlo chiaro e forte: Mediaset è sotto minaccia dello Straniero? E chissenefrega. Firmato: un cittadino-contribuente che ne ha piene le palle. Da molto tempo.

Fonte: qui

Il Comitato per la legalità ed il 9 Dicembre Forconi presentano la formale denuncia presso la Procura di Roma contro i parlamentari


Ci sono cose che non si fanno per coraggio. Si fanno per potere continuare a guardare serenamente negli occhi i propri figli e i figli dei propri figli”( Gen. Carlo Alberto dalla Chiesa)


9 Dicembre Forconi - Comitato per la legalità 

COMUNICATO STAMPA

In data odierna una delegazione del “Comitato per la Legalità”, con il Generale Antonio Pappalardo, si è presentato dal Procuratore della Repubblica di Roma, dott. Pignatone, al quale ha consegnato l’allegato esposto denuncia, in cui è ben evidenziato che i delinquenti sono i parlamentari abusivi dal 2014, che hanno rubato alle casse dello Stato oltre 900 milioni di euro.
E’ stato precisato che la Corte Costituzionale ha indicato nella sua sentenza, con cui è stata dichiarata incostituzionale la legge elettorale “Porcellum”, che i parlamentari potevano rimanere in carica nel segno della continuità dello Stato, per portare a termine l’attività in quel momento in essere e per modificare la legge elettorale. Ma la continuità dello Stato è saltata nel momento in cui i parlamentari si sono pervicacemente attaccati alle poltrone per ben oltre un ragionevole periodo di tempo di un anno e dopo aver formato un nuovo governo nel febbraio 2014 con Renzi, tentando in modo eversivo a colpi di maggioranza di modificare la Costituzione.

Ora siamo oltre ogni logica e completamente fuori dallo Stato di diritto, visto che con il governo Gentiloni gli abusivi intendono rimanere ancora un altro anno.

E’ stato ribadito che i Forconi si sono limitati ad arrestare una persona, che si è qualificata come onorevole, coperta da immunità.

L’arresto è stato operato sulla base dei reati di:
  1. Usurpazione di potere politico”, che punisce “chiunque usurpa un potere politico, ovvero persiste nell’esercitarlo indebitamente”, che prevede la pena della reclusione da sei a quindici anni;
  2. Attentato ai diritti politici del cittadino”, che punisce “chiunque con violenza, minaccia o inganno, impedisce in tutto o in parte l’esercizio di un diritto politico”, che prevede la pena della reclusione da uno a cinque anni;
  3. Associazione a delinquere”, che punisce “tre o più persone che si associano allo scopo di commettere più delitti”, che prevede la pena della reclusione da tre a sette anni.
Al Procuratore della Repubblica è stato fatto presente che è stata inviata l’allegata lettera al Capo della Polizia, ai Capi di Stato Maggiore Militare e ai Comandanti Generali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza perché procedano a perseguire reati così gravi.
Sono state, altresì, inviate lettere a Papa Francesco, al Presidente del Parlamento Europeo, alla Corte dei diritti dell’Uomo e all’Alta Corte di Giustizia Europea, affinché siano ripristinate in Italia legalità, libertà e democrazia.

Il Comitato per la Legalità ha ribadito al Procuratore della Repubblica di Roma che se le autorità preposte non procedono nei confronti dei parlamentati abusivi sarà il popolo ad agire nelle forme previste dalla legge e dalla Costituzione.
Il Procuratore Pignatone ha risposto che esaminerà con molta attenzione gli atti prodotti.

Abbiamo dato mandato ai nostri legali di querelare tutti coloro che definiscono delinquenti e squadristi cittadini che stanno compiendo il loro dovere, in assenza di provvedimenti delle autorità competenti.

Roma, 15 dicembre 2016


Antonio Pappalardo, Danilo Calvani, Francesco Puttilli, Adolfo Bottiglione

I delinquenti sono i parlamentari abusivi dal 2014, che hanno rubato alla casse dello Stato oltre 900 milioni di euro. E non i Forconi che volevano arrestare uno di loro.

 COMITATO PER LA LEGALITA’


Il “Comitato per la Legalità”, appreso che il Presidente incaricato, Claudio Gentiloni, aveva formato un governo copia del precedente, con l’obiettivo di portare a compimento la legislatura, in dispregio della volontà popolare che ha votato in massa “NO” contro questa classe politica, formata da parlamentari tutti abusivi, si è mosso e nei pressi della Camera dei Deputati ha fermato una persona che si è dichiarata onorevole, coperta da immunità.

Il Comitato, in nome e per conto del Popolo Italiano, e sulla base dell’art. 383 del codice di procedura penale, che autorizza ogni persona a procedere all’arresto in flagranza di delitti perseguibili d’ufficio, ha proceduto all’arresto della persona suindicata, in quanto colto in flagranza dei reati di:
  1. Usurpazione di potere politico”, che punisce “chiunque usurpa un potere politico, ovvero persiste nell’esercitarlo indebitamente”, che prevede la pena della reclusione da sei a quindici anni;
  2. Attentato ai diritti politici del cittadino”, che punisce “chiunque con violenza, minaccia o inganno, impedisce in tutto o in parte l’esercizio di un diritto politico”, che prevede la pena della reclusione da uno a cinque anni;
  3. Associazione a delinquere”, che punisce “tre o più persone che si associano allo scopo di commettere più delitti”, che prevede la pena della reclusione da tre a sette anni.
Il citato Comitato, a mente dell’art. 383 del codice di procedura penale, ha proceduto a consegnare senza ritardo l’arrestato alla polizia giudiziaria, per la redazione del verbale della consegna.
Negli Uffici del Commissariato si è scoperto che la persona era Osvaldo Napoli, già, e non più, deputato della Repubblica, per cui il citato Comitato ha desistito, constatato l'errore, dal procedere al suo arresto.
Il Responsabile degli Uffici del Commissariato, dopo aver identificato i componenti del Comitato, si è limitato a dichiarare che a carico dei componenti era solo ravvisabile, essendo l’atto meramente dimostrativo, la mancata osservanza dell’obbligo di chiedere l’autorizzazione alle Autorità di Pubblica sicurezza per lo svolgimento della manifestazione in luogo pubblico.
Il Comitato Nazionale per la Legalità ha tributato ai componenti del Gruppo romano un vivo apprezzamento, additandoli al Popolo italiano come Eroi della Nuova Repubblica.
Roma, 14 dicembre 2016

Fonte: qui

P.S. RICORDATEVI CHE SONO ABUSIVI COME HA SENTENZIATO LA CONSULTA, PROVVEDIMENTO 01/2014 SULLA LEGGE ELETTORALE DENOMINATA "PORCELLUM", ED IL CONTINUUM ISTITUZIONALE E' FINITO DA ALMENO 2 ANNI.