9 dicembre forconi: sangue
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mercoledì 19 settembre 2018

L’ASPIRINA SOMMINISTRATA A BASSE DOSI NON PORTEREBBE VANTAGGI PER LA SALUTE NEGLI ANZIANI CHE NON HANNO MALATTIE O DISABILITÀ




LA CARDIOASPIRINA PUO' CAUSARE EMORRAGIA INTERNA, MA MAI INTERROMPERE L'ASSUNZIONE IMPROVVISAMENTE...


aspirinaASPIRINA
L’aspirina a basse dosi non porterebbe vantaggi per la salute negli anziani che non hanno particolari malattie o disabilità. Ad affermarlo è uno studio clinico condotto dall’Nih, un’agenzia del dipartimento della Salute degli Stati Uniti. I risultati dello studio sono pubblicati in tre articoli su The New England Journal of Medicine.

Le ricerche hanno analizzato gli eventuali benefici dell’aspirina, in persone anziane sane, sulla salute cardiovascolare, sulla sopravvivenza libera da disabilità e sulla mortalitàper tutte le cause.

aspirinaASPIRINA
I ricercatori sono partiti dal fatto che l’aspirina rappresenta una terapia consolidata per la prevenzione secondaria di eventi cardiovascolari importanti, come infarto e ictus, per cui l’assunzione regolare di questo farmaco è raccomandata in persone che già hanno patologie vascolari come la cardiopatia coronarica e dunque che presentano un rischio maggiore rispetto alla popolazione generale, di questi gravi episodi cardiaci.

ASPIRINAASPIRINA



Mentre l’efficacia dell’aspirina nella prevenzione primaria dei problemi cardiovascolari (in chi non ha già malattie) non è così nota e studiata. “Gli effetti di questo farmaco in persone di età avanzata che non hanno una malattia già in corso sono ancora non ben definiti”, sottolinea Evan Hadley, direttore della divisione di geriatria e gerontologia clinica del National Institute on Aging statunitense, “e questo studio mostra il perché è così importante svolgere questo genere di ricerca, che permette di ottenere una fotografia più completa dei benefici e dei rischi dell’aspirina fra gli anziani in salute”.

ASPIRINAASPIRINA
Così, per indagare meglio questi effetti, gli autori hanno condotto un vasto studio clinico, chiamato Aspree, (ASPirin in Reducing Events in the Elderly – l’aspirina nella riduzione degli eventi negli anziani), coinvolgendo più di 19mila persone che all’inizio della ricerca avevano dai 65 anni in su (per lo più australiani, ma anche statunitensi). Alla partenza, tutti i partecipanti erano in salute, cioè non avevano condizioni patologiche che richiedessero l’uso di aspirina e non avevano demenza o altre disabilità. E lo studio è durato quasi cinque anni.

aspirinaASPIRINA



In base ai dati, un trattamento costante con 100 mg di aspirina al giorno, che corrisponde ad un dosaggio basso, non modifica (né positivamente, né negativamente) la sopravvivenza libera da demenza o disabilità, ovvero non aumenta (né diminuisce) la durata di vita senza questi problemi di salute: le percentuali di persone che hanno sviluppato una disabilità sono circa identiche sia nel gruppo che ha assunto il farmaco sia in quello che prendeva il placebo.

Chi ha assunto l’aspirina, inoltre, mostra un rischio di morte per tutte le cause pari a 5.9%, superiore rispetto a quello del gruppo di controllo, pari a 5,2%, tuttavia, gli autori sottolineano che questo effetto associato all’aspirina non era stato osservato in studi precedenti e che il risultato deve essere interpretato con cautela, dato che potrebbe anche essere casuale.

ASPIRINAASPIRINA
Il maggiore rischio riscontrato nello studio è associato soprattutto a casi di tumore  In generale, in tutti i gruppi di partecipanti, il decesso è dovuto per lo più ad una qualche forma di cancro (nel 50% dei casi), a malattie cardiache ed ictus nel 19% dei casi e nel 5% ad emorragie.

Un altro dato importante riguarda le malattie e gli eventi cardiovascolari importanti, fra cui la malattia coronarica, l’infarto (non fatale) ed ictus ischemico fatale e non fatale: la percentuale di incidenza di questi gravi problemi è molto simile nel gruppo a cui è stata somministrata l’aspirina e nel caso del placebo: si parla di 448 persone nel primo e 474 nel secondo.
tumore al cervelloTUMORE AL CERVELLO

Mentre nel gruppo dell’aspirina aumenta in maniera significativa il rischio di sanguinamento ed emorragie – un problema già noto, associato all’uso regolare di questo farmaco – principalmente nel tratto gastrointestinale e a livello cerebrale (361 persone contro le 265 del gruppo placebo, il 3,8% contro il 2,7%).

La ricerca conclude che non sembrano esservi particolari benefici rispetto alle problematiche prese in considerazione. Tuttavia, rimarcano gli autori, il risultato non si applica a persone con meno di 65 anni o che hanno indicazioni per l’assunzione di tale farmaco, come infarto, ictus o altre malattie cardiovascolari.

ASPIRINAASPIRINA
Gli anziani, infatti, devono utilizzare l’aspirina seguendo le indicazioni del medico, come rimarca Hadley. E questa ricerca apre la strada ad altri studi sul tema, per definire sempre meglio i benefici e i rischi dell’aspirina, uno dei farmaci più diffusi e prescritti al mondo.

Valentina Corvino per “www.ilsalvagente.it”

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Assunta regolarmente, l’aspirina può provocare molti effetti collaterali. Aumenta, ad esempio, come  indicato in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Lancet il rischio di emorragia interna soprattutto negli over 75.

Per questo motivo, i cardiologi sono concordi nel somministrare il farmaco, a questa particolare fascia di popolazione, secondo regole ben precise.

Aiuta a prevenire gli infarti
La malattia cardiovascolare è spesso causata dalla presenza di arterie ristrette. L’aspirina è un farmaco antipiastrinico. Ciò significa che impedisce alle piastrine (un tipo di cellule del sangue) di aggregarsi e formare coaguli di sangue nelle arterie.

cardioaspirina 4CARDIOASPIRINA
“Per le persone con malattia cardiovascolare accertata, in particolare per coloro che hanno già avuto un infarto o ictus, ci sono prove certe che l’assunzione di un’aspirina giornaliera riduce significativamente il rischio di un secondo evento cardiovascolare” spiega Marvin M. Lipman, consulente medico di Consumer Reports.

Nessuna certezza per gli over 75
Una certezza che non ha chi la prende a solo scopo precauzionale, specialmente gli over 75. La task force dei servizi preventivi degli Stati Uniti, un gruppo indipendente che sviluppa raccomandazioni in materia di assistenza sanitaria preventiva, afferma, infatti, che attualmente non esistono prove sufficienti per valutare i benefici e i danni dell’aspirina negli adulti di 70 anni e oltre.

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Il suggerimento è, quindi, sin questi casi di valutare assieme al medico i rischi e i benefici dell’eventuale assunzione di aspirina. Inoltre, altra regola è assumerne la dose giornaliera più bassa possibile. Il rischio, infatti, aumenta con il dosaggio.

Mai smettere l’assunzione improvvisamente
C’è ancora un altro rischio da non sottovalutare. Mai interrompere improvvisamente la terapia. Uno studio svedese pubblicato nel settembre 2017 sulla rivista Circulation ha rilevato che interrompendo bruscamente l’assunzione di aspirina, aumenta del 37% il rischio di infarto o ictus.
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Aspirina e cancro
L’uso a lungo termine di aspirina giornaliera a basso dosaggio sembra ridurre il rischio di cancro del colon-retto. Ma la task force non lo consiglia per tutti raccomandando l’assunzione giornaliera di aspirina solo alle persone tra 50 e 59 anni che sono anche a rischio di malattia cardiovascolare nei prossimi 10 anni e soddisfano altri criteri.

Fonte: qui

martedì 17 luglio 2018

UNA RICERCA CHOC: SOLO ALCUNE SAREBBERO COMPATIBILI CON LA POSIZIONE DI UN UOMO CROCIFISSO. LE ALTRE NON TROVEREBBERO GIUSTIFICAZIONE IN NESSUNA POSIZIONE DEL CORPO, NÉ SULLA CROCE NÉ NEL SEPOLCRO


sindoneSINDONE
Solo alcune macchie di sangue sarebbero compatibili con la posizione di un uomo crocifisso; il resto - almeno la metà - sarebbero false. È il risultato di una nuova ricerca sulla Sindone di Torino. In pratica, molte macchie non troverebbero giustificazione in nessuna posizione del corpo, né sulla croce né nel sepolcro.

A indicarlo sono i dati pubblicati sul Journal of Forensic Sciences e basati su un esperimento che, con le tecniche di medicina forense, ha ricostruito la formazione delle macchie. Condotto da Matteo Borrini, dell’università di Liverpool, e Luigi Garlaschelli, del Cicap.

La storia del misterioso lenzuolo di lino - un sindòn, dal greco «tessuto» - inizia nel 1353 a Lirey, in Francia, quando il cavaliere Goffredo di Charny sostiene di possedere la reliquia delle reliquie: il sudario di Cristo su cui è rimasta impressa l’immagine del viso e del corpo.

sindoneSINDONE
In seguito, attraverso una lunga serie di peripezie, al principio del Cinquecento la Sindone grazie a una compravendita approda a Chambéry, prima capitale del Ducato di Savoia, e viene custodita in una cappella con facoltà di pubblica ostensione autorizzata dal pontefice Giulio II, il cosiddetto papa guerriero. Il lenzuolo segue le vicende politiche sabaude e nel 1578 viene portata a Torino, nuova capitale del Ducato, da Emanuele Filiberto. Vi resterà fino a oggi, salvo due intervalli significativi: andrà a Genova durante l’assedio francese e dal 1939 al 1946 nel santuario di Montevergine, in Irpinia, negli anni della seconda guerra mondiale.

Fonte: qui

giovedì 24 maggio 2018

NOVITA' NELLA DIAGNOSI DEL CANCRO ALLA PROSTATA ...

UN TEST DEL SANGUE POTREBBE EVITARE LA FASTIDIOSA BIOPSIA PER INDIVIDUARE LA PRESENZA DI UN TUMORE MALIGNO...


Tumore alla prostata nuovo test del sangue potrebbe evitare, nel 40 per cento dei casi, la biopsia per individuare la presenza di un tumore maligno. La novità arriva dagli Stati Uniti.

Il test del sangue contro il tumore alla prostata è stato messo a punto dalla Cleveland Diagnostic, i cui risultati si sono rivelati più accurati dell'esame del PSA.
TUMORE ALLA PROSTATATUMORE ALLA PROSTATA

La svolta che porterebbe a diagnosticare il tumore alla prostata attraverso un nuovo test del sangue è stata presentata nel corso dell’annuale Meeting della American Urological Association tenutosi a San Francisco, negli Stati Uniti. Il test, Iso PSA, è differente dal tradizionale esame per la ricerca dell’antigene prostatico specifico (Psa) perchè non si limita a verificare i valori alterati del PSA ma trova i cambiamenti della struttura molecolare, discriminando con attendibilità i cambiamenti strutturali della proteina associati alla eventuale presenza di un tumore.

uomini e prostataUOMINI E PROSTATA
In tema di tumore alla prostata questo test del sangue è davvero una svolta. La dote di riuscire a distinguere tra tumori benigni e maligni - come si evincerebbe dalla fase di sperimentazione - porterebbe, secondo i ricercatori americani che hanno messo a punto il test, a ridurre del 40 per cento la necessità di ricorrere alla biopsia nei casi sospetti.

L'utilità del tradizionale test del PSA provoca un dibattito nell’ambiente medico degli urologi dagli anni Ottanta a causa della semplice alterazione dei valori riscontrabile attraverso il tradizionale esame del sangue che non è, da solo, sufficiente per una diagnosi sulla presenza di un tumore maligno alla prostata.

prostataPROSTATA
L’evidenza di valori alterati, è solo un primo passo nel percorso diagnostico che porta poi a visita urologica, ecografia e biopsia per accertare le eventuali cellule tumorali presenti siano di origine benigna o maligna. Un percorso che cozza con la tempestività della diagnosi, fondamentale nella individuazione di una terapia efficace contro il tumore. Secondo le statistiche così facendo negli ultimi 5 anni i casi di mortalità per tumore alla prostata negli Stati Uniti sono in crescita.

La biopsia per il tumore alla prostata, che potrebbe dunque essere evitata nel 40 per cento dei casi con il nuovo test del sangue, ha anche il problema che risulta difficile individuare la zona di prelievo attraverso l’ecografia, rischiando così di sottoporre il paziente a terapie invasive, di tipo chirurgico e radioterapico, che potrebbero anche rivelarsi non necessarie. Fonte: qui
PROSTATAPROSTATA

domenica 12 novembre 2017

BELLUNO, FINISCE IN OSPEDALE PER UNA LOMBOSCIATALGIA E POI MUORE

NEL BELLUNESE UN 76ENNE MUORE PER UNO SCAMBIO DI PROVETTE: ORA L’ACCUSA PER I MEDICI E’ DI OMICIDIO COLPOSO 

TRA LE IPOTESI CHE HANNO STRONCATO ALBERTO GIACOBBI LE CURE ERRATE DOVUTE ALLA PRESENZA DI UN PAZIENTE OMONIMO

Federica Fant per Corriere.it

provettePROVETTE
Fu ricoverato per una lombosciatalgia, ma pochi giorni dopo morì in ospedale. I familiari del 76enne Alberto Giacobbi, storico cadorino già presidente dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano hanno chiesto giustizia e ora a processo ci sono 4 medici dell’ospedale di Pieve di Cadore.

Venerdì mattina il colpo di scena: in aula è stato sentito il direttore medico dell’allora Usl 1, Raffaele Zanella. «Un medico mi disse che c’era stato uno scambio di prelievi - ha raccontato al giudice - e ho ritenuto di procedere alla segnalazione all’autorità giudiziaria».

Giacobbi morì nel pomeriggio del 9 maggio 2014, nel reparto di Medicina dove era stato ricoverato per una dolorosa, ma «comune» lombosciatalgia. Dopo 15 giorni dall’inizio del dolore, il 15 aprile è stato ricoverato. Le sue condizioni si sono gradualmente aggravate, con due embolie e un infarto, fino alla morte, causata probabilmente dalle cure errate, per lo scambio di provette di sangue tra la vittima e un suo omonimo e per il conseguente sbaglio nel dosaggio dei medicinali.

ospedaleOSPEDALE
Per quella morte sono finiti a processo per omicidio colposo quattro medici dell’ospedale di Pieve di Cadore: Daniele De Vido, del servizio di Diabetologia 51enne di Venezia, Paolo Nai Fovino, 62enne endocrinologo di Brescia, Federica Vascellari, 61enne di Calalzo, internista, e Roberta Da Re, 53enne reumatologa, di Vittorio Veneto.

Venerdì il giudice ha ascoltato i primi testimoni, per prima la figlia dello storico cadorino. «Mio padre è morto per emorragia cerebrale - ha spiegato la donna - indotta dalle terapie anticoagulanti effettuate con un erroneo dosaggio». La figlia, consapevole dell’omonimia, avvisò la dottoressa Vascellari di spostare il padre altrove, ma così non fu. Il giudice alla prossima udienza, il 24 novembre, nominerà un perito d’ufficio per fare chiarezza.

Fonte: qui

domenica 15 ottobre 2017

IN ANTARTIDE C'È UNA MACABRA CASCATA COLOR ROSSO RUGGINE CHE IRROMPE FRA I GHIACCI

POTREBBE SEMBRARE LO SCENARIO DI UNA MATTANZA, INVECE E’ QUALCOSA DI COMPLETAMENTE NATURALE: LO HANNO SCOPERTO I RICERCATORI ANALIZZANDO L’ACQUA…
Noemi Penna per la Stampa
CASCATA COLOR SANGUE ANTARTIDECASCATA COLOR SANGUE ANTARTIDE


Potrebbe sembrare il macabro scenario di una mattanza. E invece questo ghiaccio “insanguinato” è qualcosa di completamente naturale. Si tratta di un fenomeno che ha scosso molti animi, osservato per la prima volta dal geologo Griffith Taylor nel 1911. 

Siamo vicino al lago ghiacciato Bonney, in Antartide. Ed è impossibile non notare quelle macchie rosso sangue che rompono il bianco cristallino circostante. Si è da subito capito che non si trattava di sangue umano o animale, ma il mistero del macabro fenomeno è proseguito per quasi un secolo. 

CASCATA COLOR SANGUE ANTARTIDECASCATA COLOR SANGUE ANTARTIDE
Solo recentemente si è infatti scoperto che a colorare di rosso il ghiaccio, creando un effetto «cascata di sangue» a intermittenza, è l'acqua che sgorga da un enorme lago salato sotterraneo, risalente a 1,5 milioni di anni fa. 

I ricercatori hanno prelevato e analizzato chimicamente l'acqua salmastra che ciclicamente emerge in superficie, trovando una altissima concentrazione di ferro che, a contratto con l'aria, si ossida, imprimendo il color ruggine sul ghiaccio.  Per individuare il bacino sotterraneo antantirco è stato utilizzato il Radio Eco Sounding, una tecnica basata sul rimbalzo dei suoni ad alta frequenza nell'ambiente.

Ma è solo grazie al differente punto di congelamento, dato proprio dalla salinità dell'acqua sotterranea, se il flusso ferroso riesce a rimanere allo stato liquido e a sgorgare dai ghiacci, creando questa cascata rossa unica al mondo.  

Fonte: qui

CASCATA COLOR SANGUE ANTARTIDECASCATA COLOR SANGUE ANTARTIDE

I TUMORI DEL SANGUE SONO SEMPRE PIÙ DIFFUSI IN ITALIA A CAUSA DELL’INVECCHIAMENTO DEMOGRAFICO

E’ UNA MALATTIA CHE COLPISCE SOPRATTUTTO GLI OVER 65 

I SINTOMI SONO SPESSO SIMILI A QUELLI DEI MALANNI DI STAGIONE 

I CONSIGLI SU COME RICONOSCERLI

I tumori del sangue sono sempre più diffusi in Italia ed il motivo è facilmente spiegabile: questo genere di tumori, infatti, colpisce soprattutto gli over 65 e con l'invecchiamento demografico aumentano anche i pazienti che vengono colpiti da queste patologie ancora troppo poco conosciute. I sintomi, a differenza di altri tipi di tumori, spesso sono comuni a malanni di stagione e sembrerebbero essere trascurabili, ma non vanno sottovalutati.

TUMORE DEL SANGUETUMORE DEL SANGUE
Come illustrano gli specialisti impegnati in questi giorni a Roma nel Convegno nazionale della Società Italiana di Ematologia, i sintomi dei tumori al seno, al colon, alla prostata e ai polmoni sono noti e facilmente individuabili. Per patologie che riguardano il sangue, come leucemie, linfomi e mielomi, invece, le prime avvisaglie in genere non vengono riscontrate facilmente e per tempo. Il Corriere della Sera ha quindi deciso di elencare i principali sintomi di queste gravi patologie, solo apparentemente non degni di nota.

Ecco quali sono i principali sintomi delle malattie del sangue, legati principalmente al ruolo delle citochine, molecole che hanno la funzione di trasmettere messaggi tra le cellule di diversi organi e tessuti:

TUMORE DEL SANGUETUMORE DEL SANGUE
1) Stanchezza estrema: potrebbe essere legata sia all'anemia, sia al rilascio anomalo di citochine nell'organismo.

2) Febbre continua: anche se non alta, una febbre che non passa con il tempo potrebbe essere causata da infezioni dovute ad una carenza di globuli bianchi che rinforzano il sistema immunitario.

3) Sudorazione notturna eccessiva e anomala: soprattutto se abbinata alla febbre continua, e se quest'ultima si presenta soprattutto nelle ore diurne, potrebbe trattarsi di un campanello d'allarme.

4) Dolori alle ossa persistenti: occhio a non sottovalutare i dolori presenti sempre negli stessi punti dello scheletro e che non passano neanche dopo l'assunzione di specifici antidolorifici.

5) Perdita di peso: se vi accorgete di perdere peso in maniera del tutto ingiustificata, questo potrebbe essere un effetto del rilascio di citochine da parte delle cellule neoplastiche.
TUMORE DEL SANGUETUMORE DEL SANGUE

6) Ematomi o lividi 'spontanei': se vi accorgete della presenza di ematomi o lividi senza aver subìto alcun trauma, questo potrebbe essere dovuto alla carenza di piastrine, che coagulano il sangue. Se queste sono assenti, il sangue si addenserà più facilmente in alcuni punti provocando la comparsa di ematomi 'spontanei'.

7) Sangue, infezioni e ulcere continuati: soprattutto nel cavo orale, in condizioni normali l'equilibrio è garantito tra gli agenti microbici e il sistema immunitario. Quando quest'ultimo viene indebolito per un tumore possono formarsi sanguinamenti, infezioni e ulcere nella bocca.

TUMORE DEL SANGUETUMORE DEL SANGUE
8) Gonfiore dei linfonodi: spesso notiamo gonfiori nei linfonodi superficiali nel collo, nelle ascelle o nell'inguine, anche senza provare alcun dolore. Questi ingrossamenti possono essere spontanei e dovuti ad un'eccessiva risposta immunitaria, ma non vanno sottovalutati se dopo un mese non sono ancora regrediti.

9) Prurito: se avete questa sensazione, eccessiva e immotivata, in ogni parte del corpo, potrebbe essere colpa delle citochine.

A causa della varietà e dell'apparente trascurabilità di questi sintomi, è bene non allarmarsi. Se si hanno questi sintomi e si sospetta un tumore del sangue, il consiglio degli specialisti è quello di contattare il proprio medico di base che, sulla base di una visita, deciderà se prescrivere o meno esami più approfonditi e specifici.       

Fonte: qui

giovedì 14 settembre 2017

FEBBRE CHIKUNGUNYA: A ROMA STOP ALLE DONAZIONI PER EVITARE IL DIFFONDERSI DEL VIRUS, A RISCHIO LE SCORTE DI SANGUE

EMERGENZA NEGLI OSPEDALI PER 1,3 MILIONI DI CITTADINI 
PER LA REGIONE L’ORDINANZA PER LA DISINFESTAZIONE E’ARRIVATA IN RITARDO
Francesca Angeli per il Giornale

CHIKUNGUNYA - STOP ALLE DONAZIONICHIKUNGUNYA - STOP ALLE DONAZIONI
Scorte ematiche a rischio.

É scattato il blocco delle donazioni anche per Roma. Il Centro Nazionale Sangue ha diramato una circolare che sospende le donazioni di sangue ed emocomponenti nella Asl 2 del Comune di Roma, ovvero per 1.295.212 abitanti. 

Stop che coinvolge anche i donatori che hanno soggiornato in quella zona della capitale per 28 giorni. 

Un provvedimento reso necessario dall' incremento dei casi di infezione da Chikungunya, virus simile all' influenza che può essere trasmesso dalla zanzara tigre, specie oramai autoctona anche in Italia.

La sospensione totale delle donazioni riguarda solo i comuni di Roma e di Anzio. Ma purtroppo sono a rischio anche le scorte. Le sacche raccolte al di fuori dell' area interessata dall' infezione devono essere messe in «quarantena» come spiegano dal CNS.

«In tutte le altre aree della Regione, in base all' assunzione di un minor livello di rischio di infezione, al sangue raccolto verrà applicata una quarantena di 5 giorni se il donatore ha soggiornato in una delle due città colpite», si spiega in una nota mentre il direttore del CNS, Giancarlo Maria Liumbruno, precisa di aver attivato «tutte le misure possibili per evitare eventuali carenze a Roma a partire dalla mobilitazione delle scorte accantonate per le maxiemergenze».

CHIKUNGUNYA - STOP ALLE DONAZIONICHIKUNGUNYA - STOP ALLE DONAZIONI
I casi di Chikungunya registrati fino ad ora sono 17, di cui 6 a Roma. Gli altri casi monitorati nel comune di Anzio riguardano residenti o persone che hanno soggiornato nella cittadina nelle scorse settimane. 

La Chikungunya si presenta come un' influenza con febbre alta ma caratterizzata da forti dolori articolari. 

Nella maggioranza dei casi la malattia ha esito benigno.

I casi gravi sono rari e di solito coinvolgono soggetti con patologie pregresse. Allora perché il diffondersi del virus desta tanta preoccupazione? 

Purtroppo per la Chikungunya non esiste un test di riconoscimento.

Dunque in caso di un prelievo del sangue finalizzato alla donazione non è possibile verificare se il donatore sia infetto.

CHIKUNGUNYA - STOP ALLE DONAZIONICHIKUNGUNYA - STOP ALLE DONAZIONI
L' unica scelta in caso di presenza del virus nella zona interessata alle donazioni è quella di bloccarle. Lo stop era già stato imposto nella zona di Anzio ma ovviamente le conseguenze di un blocco che riguarda Roma sono molto più pesanti.

Una situazione molto più grave rispetto a quella provocata dallo stop imposto qualche settimana fa alle donazioni a causa della diffusione del virus del West Nilo, per il quale invece esiste un test di riconoscimento e dunque è molto più facilmente contenibile.

E ovviamente anche su questo fronte è scattata la polemica politica. Al centro della bufera ancora una volta la prima cittadina della capitale, Virginia Raggi. La Regione Lazio fa notare di aver sollecitato il Campidoglio una settimana fa affinché procedesse alla disinfestazione delle aree interessate dal virus. L' unico modo per fermare la diffusione infatti è eliminare il vettore attraverso il quale si propaga, ovvero le zanzare. E anche il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, si era detta molto preoccupata per la situazione conseguente alla Chikungunya esortando il Comune di Roma a procedere alla disinfestazione. «È passato troppo tempo dalla prima richiesta di intervento da parte della Asl che risale al 7 settembre», aveva detto la Lorenzin.

Ma la Raggi ha respinto le accuse e ieri ha firmato l' ordinanza di disinfestazione per contrastare l' emergenza sanitaria causata dalla Chikungunya in tutte le aree «dove si sono verificati i casi clinici notificati dalle Asl».

Fonte: qui

CHIKUNGUNYA - STOP ALLE DONAZIONICHIKUNGUNYA - STOP ALLE DONAZIONI

domenica 10 settembre 2017

“SANGUE FRESCO PER RINGIOVANIRE, TUTTE BALLE”

“UNA VOLTA LE TRASFUSIONI ERANO UNA PRATICA VAMPIRESCA MA OGGI STA DIVENTANDO UN’ATTRATTIVA CHIMERA TRA MOLTI COMUNI MORTALI PER RITARDARE LA PROPRIA MORTE CELLULARE, PER RIGENERARE LE CELLULE E QUINDI PER INSEGUIRE IL SOGNO DELL'ETERNA GIOVINEZZA"

Melania Rizzoli per Libero Quotidiano

BANCA DEL SANGUEBANCA DEL SANGUE
La parabiosi è la nuova tendenza: trasfusioni di sangue per ringiovanire. Questa, una volta, era una pratica diffusa solo tra i vampiri, ma oggi sta silenziosamente diventando una attrattiva chimera tra molti comuni mortali per ritardare la propria morte cellulare, per rigenerare le cellule esistenti, e quindi per inseguire il sogno dell' eterna giovinezza e forse quello dell' immortalità.

In biologia per parabiosi si intende la connessione organica e/o vascolare di due individui della stessa specie - quella dei gemelli siamesi, per intenderci - ma viene realizzata anche sperimentalmente in laboratorio per studiare l' effetto reciproco di ciascun individuo sull' altro.

melania rizzoliMELANIA RIZZOLI
Secondo la mitologia greca, gli Dei dell' Olimpo si nutrivano di due alimenti preclusi agli esseri umani, il nettare e l' ambrosia, cibi che, se ingeriti, garantivano una vita eterna. Proprio a questo mito si è ispirato Jesse Karmazin, un imprenditore trentaduenne laureato in medicina a Princeton, che ha creato la Ambrosia Llc, una startup di Monterey, in California, che mira appunto a testare e garantire le possibilità ringiovanenti e rinvigorenti del plasma sanguigno umano, offrendo ai propri clienti trasfusioni di sangue giovane per ritardare e sconfiggere l' invecchiamento, in un esperimento che ha sollevato più di qualche perplessità all' interno della comunità scientifica internazionale.

TRASFUSIONITRASFUSIONI
Il sangue viene prelevato da donatori volontari di età compresa tra i 16 e i 25 anni, viene centrifugato e separato dalla parte corpuscolare, cioè dai globuli rossi, bianchi e piastrine, ed il plasma residuo, ovvero la parte liquida del sangue, viene trasfuso in soggetti più anziani, che devono aver superato almeno i 35 anni, con una infusione endovenosa della durata di due ore, al costo di 8mila dollari (avete letto bene) per ogni trasfusione, ciascuna delle quali richiede due litri di plasma per dimostrare la sua promessa efficacia, per un totale di almeno dieci trattamenti, da infondere a distanza di un mese uno dall' altro.

SANGUESANGUE
Questo studio, che si concluderà nel 2018, coinvolge attualmente 600 volontari paganti, e include test di bio-makers legati all' età, misurati e confrontati prima e dopo la trasfusione dei due litri di plasma, il quale viene infuso nel giro di due giorni. Il plasma, separato dalla cellule del sangue, contiene acqua al 95%, con proteine, glucosio, fattori coagulanti, elettroliti, ormoni, ossigeno ed anidride carbonica
Ma nel sangue giovane esiste anche il GDF11, un fattore di crescita definito "il fattore dei fattori", in quanto coordina e regola l' invecchiamento nei diversi tessuti, ed essendo un ormone che diminuisce con gli anni, la sua reinfusione diretta negli over 50 sarebbe in teoria in grado di aumentare la forza e la resistenza della muscolatura, di ripristinare il Dna danneggiato all' interno delle cellule staminali muscolari, proprio come avviene negli anni della gioventù.

SANGUE 2SANGUE 2
Inoltre, nel plasma dei giovani è presente in quantità elevate l' ormone ossitocina, il quale viene identificato come il fattore circolante il cui livello definisce l' età del soggetto. La nuova popolarità della parabiosi si è estesa anche a molti laboratori impegnati nella ricerca sull' invecchiamento, e nel cuore, nel cervello, nei muscoli ed in quasi tutti i tessuti esaminati, il sangue di un topo giovane trasfuso sembra portare nuova vita agli organi vecchi, rendendo il topo anziano più forte, sveglio e sano, con una plasticità cerebrale più evidente. Gli esperimenti per confermare queste affermazioni, però, dovrebbero durare almeno 6 anni, per consentire ai ratti prima di invecchiare poi di morire naturalmente, per poter infine permettere una corretta analisi dei dati.

provette analisiPROVETTE ANALISI
Invece lo studio californiano dal 2014 sta testando tale metodo direttamente su facoltose cavie umane, e molte sono le critiche sollevate di fronte a questa iniziativa sperimentale. La mancanza di un gruppo di controllo e la elevata richiesta di denaro risultano infatti sospette, anche se il metodo è basato su un filone di ricerca molto affascinante benché speculativo, che ruota però attorno a una illusoria ed ingannevole procedura parabiotica, trattandosi in questo caso di una semplice trasfusione di plasma e non di parabiosi vera e propria.

TEST LABORATORIOTEST LABORATORIO
In California, comunque, non ci sono solo i 600 volontari di Karmazin che si sottopongono a tale metodo, alleggerendo per ogni seduta il proprio portafoglio di migliaia di dollari: pare si stia formando in tutti gli Stati Uniti, grazie al passaparola, un "collettivo fisiologico" di presunti anziani che aspirano alle presunte proprietà rigenerative, disposti a sottoporsi al gioco capitalista e visionario della parabiosi, pur di veder rinvigorite le proprie funzioni muscolari, cardiache e cerebrali, oltre che sessuali. Insomma, gli aspiranti vampiri si stanno mettendo in fila di fronte agli studi dei vari medici Dracula, e lo stesso Karmazin non ha escluso di provare lui stesso un giorno la sua ambrosia personale, non appena sentirà il suo sangue appena affaticato. Alcuni suoi ricchi pazienti hanno dichiarato miglioramenti nei biomakers di malattie come il cancro, cardiopatie e Alzheimer, altri hanno ripreso attività fisiche e sessuali dimenticate da anni, uno di loro ha mostrato i suoi capelli che dal bianco sono tornati al colore originale nero.

DNADNA
La credibilità scientifica di tali risultati è naturalmente tutta da verificare, non è stata confermata da dati medici e clinici, ed ammesso che siano veri, molti scienziati propendono per un semplice effetto placebo. Diversi anni fa sono stati molti i trial clinici che hanno testato la sicurezza e l' efficacia dell' utilizzo del plasma giovane per curare diverse malattie, soprattutto neurologiche, ma i risultati benefici sui malati si sono rivelati più che modesti - anzi, l' attivazione forzata delle cellule staminali sul lungo periodo ha comportato una eccessiva divisione e replicazione cellulare e quindi un aumento nello sviluppo dei tumori, per cui questa pratica è stata rapidamente abbandonata.
SCIENZIATISCIENZIATI

Trapianti di cellule staminali senza licenza, ovvero non autorizzati e clandestini, sono purtroppo un settore speculativo in piena espansione, ma una trasfusione di plasma giovane risulta ancora più semplice da attuare, potenzialmente con pochi rischi, e l' idea che possa invertire gli effetti dell' invecchiamento, anche senza risultati comprovati da studi di parabiosi, sembra non scoraggiare affatto e attira sempre più centinaia di soggetti più o meno anziani che inseguono il mito del ringiovanimento fisico non solo estetico.

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Allo stato attuale ogni clamore relativo alla possibilità che sangue o plasma giovane sia realmente in grado di ridurre l' età biologica e di allungare la vita è priva di qualunque fondamento scientifico, tanto è vero che nei pazienti ematologici, quelli che in ragione della loro patologia sono costretti ad effettuare per tutta la vita continue trasfusioni di sangue, non si sono mai evidenziati segnali di ringiovanimento fisico od organico, pur avendo ricevuto molti e molti litri di plasma, continuativamente per molti mesi ed anni.

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Vampiri a parte, le mitologiche proprietà curative e ringiovanenti del sangue umano hanno sempre avuto un fascino particolare nella letteratura e cinematografia internazionale, ma questa presunta miracolosa funzione della parabiosi è un filone di ricerca ritenuto dalla scienza ufficiale addirittura provocatorio, come ha sottolineato Mark Mattson, direttore dell' Istituto di Neuroscienze dello US National Institute on Aging di Bethesda, nel Maryland, il quale ha bocciato senza mezzi termini questa iniziativa, ironizzando: «Forse dovrei conservare un po' del sangue di mio nipote, così quando avrò qualche problema cognitivo, potrei avere un po' di aiuto per riuscire a ricordare chi sono e quanti anni ho». E lo scienziato lo ha dichiarato al recente congresso internazionale di neurochirurgia di Boston, rispondendo ad una domanda sull' argomento, e lo ha fatto sorridendo e scherzando sì, ma no troppo.

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