9 dicembre forconi: trasfusioni
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venerdì 5 aprile 2019

“VORREI USCIRNE MA NON POSSO. SAREBBE LA FINE DELLA MIA FAMIGLIA, MIA MOGLIE E MIO FIGLIO SMETTEREBBERO DI PARLARMI” 

LA STORIA DI GRAZIA DI NICOLA, RIPUDIATA DALLA FAMIGLIA PER UNA TRASFUSIONE

GRAZIA DI NICOLA TESTIMONI GEOVAGRAZIA DI NICOLA TESTIMONI GEOVA

RICORDATE LA STORIA DI GRAZIA DI NICOLA, LA TESTIMONE DI GEOVA RIPUDIATA DALLA FAMIGLIA E ALLONTANATA DALLA COMUNITÀ PER AVER ACCETTATO UNA TRASFUSIONE CHE LE SALVÒ LA VITA? ADESSO NON SA DOVE SIANO LE SUE TRE FIGLIE CHE L'AVEVANO RIPUDIATA PER LA SUA SCELTA – GRAMELLINI: “IN NOME DELL' AMORE DIVINO, NEGANO L' ESSENZA DELL' AMORE FILIALE, CHE CONSISTE NELL' ESSERE FELICE CHE TUA MADRE SIA VIVA” –LE TRE FANATICHE
Massimo Gramellini per il “Corriere della Sera”
 
Come in un romanzo di Ian McEwan, c' è un malato grave che può ancora scamparla e una religione che vuole impedirglielo: per i testimoni di Geova le trasfusioni di sangue sono tabù. Fede e scienza si fronteggiano al capezzale di un reparto chirurgico del Salernitano e alla fine vince la scienza, o la sopravvivenza.

Grazia Di Nicola accetta di «contaminarsi» con il sangue di altri esseri umani. Una decisione che le salva la vita, ma gliela cambia per sempre. La sua comunità la scaccia come indegna, effetto collaterale che forse aveva messo nel conto. Ma non basta: le tre figlie grandi, cresciute da lei nel medesimo credo, la ripudiano. Si rifiutano non solo di continuare a vederla, ma di respirare la sua stessa aria.

Prima trovano rifugio in casa di correligionari, poi lasciano il paese natio per un rifugio sconosciuto, dove non debbano scontare ogni giorno la vergogna di sentirsi figlie di chi ha preferito obbedire all' istinto invece che al dogma. 

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Qui non si nega il diritto di un club di espellere chi non ne rispetta le regole. Ma si rimane sgomenti ogni volta che i legami di appartenenza ideologica prevalgono su quelli di sangue. Quando un estremista politico consegna i parenti ai boia della rivoluzione. Quando un invasato religioso ammazza una figlia ritenuta infedele (e la fa franca, come è appena successo in Pakistan). Quando, in nome dell' amore divino, tre ragazze negano l' essenza dell' amore filiale, che consiste nell' essere felice che tua madre sia viva.
TRASFUSIONE SANGUETRASFUSIONE SANGUE


ACCETTÒ TRASFUSIONE: GRAZIA, TESTIMONE DI GEOVA, HA PERSO LE TRE FIGLIE: «NON SO DOVE SIANO»

Grazia Di Nicola ha 48 anni e da tre settimane non ha notizia delle sue figlie. La storia viene da Colliano, in provincia di Salerno, e l'incubo di Grazia, testimone di Geova, è iniziato tre anni fa quando dovette sottoporsi ad un intervento chirurgico e accettò, dopo una lunga riflessione, alcune trasfusioni di sangue: una pratica rifiutata dalla sua religione, ma i medici avevano fatto pressione su di lei affinché cambiasse idea, dal momento che rischiava la morte.

russia testimoni di geovaRUSSIA TESTIMONI DI GEOVA
Dopo un travaglio interiore, Grazia accettò di seguire le indicazioni dei medici, ma da quel momento tutta la sua vita cambiò. Il primo trauma fu l'espulsione dai Testimoni di Geova, poi l'allontanamento delle tre figlie, anche loro testimoni di Geova. Accusandola di essere una peccatrice, le tre ragazze di 30, 25 e 21 anni troncarono il rapporto con la famiglia e abbandonarono la casa dei genitori, ospitate da altri testimoni di Geova nella stessa Colliano.

Tre settimane fa l'ultimo choc, le tre figlie hanno lasciato Colliano e ora la famiglia non sa dove siano. «Papà, il vostro fratellino ed io vogliamo solo essere sicuri che stiate bene - dice la donna lanciando un appello alle figlie -. Rispettiamo le vostre decisioni in campo religioso, questo è fuori discussione. Ma voi rendetevi conto del nostro dolore, voi sapete il bene che vi vogliamo, chiamateci». «Questi due orsacchiotti erano delle bambine, ora mi sono rimasti solo loro», le sue parole, guardando con nostalgia i giocattoli delle sue figlie di cui non ha notizie da tre settimane.
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La madre sfoglia l'album di famiglia con le foto delle sue ragazze da piccole, si ferma sull'immagine di loro tre sorridenti attorno all'ultimo nato in ospedale, e non riesce a darsi pace. «Io ho vissuto il terremoto dell'Ottanta - racconta amareggiata -, se quella tragedia si ripetesse oggi, se ci fosse una scossa proprio in questo momento, io non saprei in quale casa sono le mie figlie. 
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Questo non riesco ad accettarlo. È già accaduto in passato un incidente e noi siamo rimasti all'oscuro di quello che era successo, scoprendolo solo molto dopo. Non è normale per un genitore che ha cresciuto con sacrifici i propri figli non sapere dove si trovino, non so che cosa fare, spero che riescano a capire quanto stiamo soffrendo per loro e si facciano vive». dagospia.com


“SONO UN TESTIMONE DI GEOVA DA 30 ANNI, VOGLIO USCIRNE, MA SE LO FACCIO SONO FINITO”
testimoni di geova 2TESTIMONI DI GEOVA


Mirko Bellis per “Fanpage”

“Un testimone di Geova non può esprimere alcuna critica. Se lo fa corre il rischio di essere cacciato. Un’eventualità che ci terrorizza perché significa perdere tutti gli affetti”. Paolo (un nome di fantasia), imprenditore di 58 di Pescara, è da trent'anni un seguace di Geova. “Mia moglie ed io eravamo cattolici – precisa – poi ci siamo convertiti, mentre mio figlio è testimone dalla nascita.

Per 3 anni sono stato anziano in una congregazione; sei mesi fa ho rimesso il mio incarico perché non volevo più continuare ad avere responsabilità nell'organizzazione”. Paolo ha rivelato per la prima volta a Fanpage.it le proprie critiche e perplessità verso il culto a Geova.

testimoni di geova 3TESTIMONI DI GEOVA
“I seguaci sono così indottrinati che se domani il corpo direttivo gli dicesse di suicidarsi, sarebbero diversi milioni a togliersi la vita. E lo avrei fatto anch'io. Prima non volevo sentire niente che potesse mettere in discussione la mia fede, ma adesso ho finalmente aperto gli occhi”.

Quando ha iniziato a nutrire dei dubbi?
"Cinque anni fa, quando ho scoperto come sono stati trattati i casi di pedofilia. In tutto questo tempo sono cambiate le procedure: adesso è permesso denunciare alle autorità gli abusi ai minori. Ma la regola interna dei due testimoni, che devono confermare le accuse al presunto pedofilo, è rimasta.

Mi chiedo come si possa pensare di trovare due testimoni che abbiano assistito ad un abuso a un bambino. In questo modo, se la denuncia rimane dentro la congregazione, è probabile che per il pedofilo non ci sia alcuna conseguenza. Dopo gli scandali scoppiati in Australia, l’organizzazione è dovuta correre ai ripari però si continua a dare troppa enfasi alla riabilitazione del pedofilo e molta di meno alla protezione del bambino abusato. Insomma, credo esista ancora molta omertà al nostro interno. Se non vengono alla luce i casi di pedofilia è per paura".
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Paura di cosa?
"Di essere cacciati. Nel mio caso, se fossi disassociato sarebbe la fine della mia famiglia. Mia moglie e mio figlio smetterebbero di parlarmi. Dopo aver smesso di essere anziano, sembra che in casa sia entrato il diavolo. Un litigio continuo.

Per mio figlio è stata una tragedia. Non pensavo che questa mia scelta provocasse una reazione simile. No, non posso permettermi di essere mandato via. E comunque, una volta dentro la congregazione, tutti i testimoni di Geova si allontanano dalle amicizie e affetti precedenti. Per cui, se vieni cacciato, non ha più nessuno fuori dall'organizzazione. Sei da solo, “bruciato”".

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Quali altri aspetti non la convincono più?
"Non mi convince per niente come si spendono i soldi raccolti con le offerte. Un altro aspetto è l’ipocrisia rispetto alle trasfusioni di sangue".

Può spiegare meglio questo ultimo punto?
"Conosco bene la storia di una sorella (i testimoni di Geova chiamano l’un l’altro fratello e sorella, ndr) che ha fatto trasfondere il marito. Avremmo dovuto organizzare un comitato per decidere un'eventuale dissociazione. Ma un sorvegliante, cioè un mio superiore in grado, mi ha minacciato di non fare niente. Se vuoi stare tranquillo, mi disse, non parlare. Mentre in altri casi chi ha ricevuto una trasfusione è stato messo all'indice, come Grazia Di Nicola".
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Cosa deve fare quindi un testimone di Geova se l’unica alternativa per sopravvivere è una trasfusione di sangue?
"Deve morire. Con fede, ma deve morire. Prima ci credevo anch'io ma ora ho capito che è sbagliato. Portiamo sempre con noi un documento in cui affermiamo di non volere sangue altrui. Se mi trovassi in ospedale dopo un incidente, e fossi incosciente, qualcun altro deciderebbe per me. Conoscendo mia moglie, sono sicuro mi lascerebbe morire piuttosto di autorizzare una trasfusione".

E per quanto riguarda la gestione dei fondi?
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"La gestione dei fondi è quantomeno opaca perché non sappiamo come vengono spese le offerte che raccogliamo. E ancora: dove vanno a finire i soldi della vendita degli immobili? Ad esempio, la sala delle assemblee di Roseto degli Abruzzi è stata messa in vendita per 14 milioni di euro; quando l’abbiamo costruita è costata tre miliardi di vecchie lire (1,5 milioni di euro). Vorrei tanto sapere a chi andrà la differenza. Ci sono altri anziani che la pensano come me, ma sono terrorizzati di esprimere pubblicamente le loro critiche".
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Cosa avviene se un seguace vuole uscire dalla congregazione?
"Se si allontana volontariamente e rimane comunque un fedele, i parenti e gli altri membri continuano a mantenere i rapporti. Se invece viene disassociato o firma la propria rinuncia, nessuno, persino i familiari più stretti, dovranno più trattare con lui. Diventa un apostata, un malvagio che è tornato a Satana".
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Dopo queste considerazioni, cosa pensa dei fedeli a Geova?
"Penso siano una setta. Fino a quando credi ciecamente in quello che dice l’organizzazione non ci sono problemi. Ma appena esprimi dei dubbi, delle perplessità, finisci tagliato fuori da tutti i tuoi affetti. Non credo che una religione debba permettersi di rovinare le persone in questo modo". Fonte: qui

domenica 10 settembre 2017

“SANGUE FRESCO PER RINGIOVANIRE, TUTTE BALLE”

“UNA VOLTA LE TRASFUSIONI ERANO UNA PRATICA VAMPIRESCA MA OGGI STA DIVENTANDO UN’ATTRATTIVA CHIMERA TRA MOLTI COMUNI MORTALI PER RITARDARE LA PROPRIA MORTE CELLULARE, PER RIGENERARE LE CELLULE E QUINDI PER INSEGUIRE IL SOGNO DELL'ETERNA GIOVINEZZA"

Melania Rizzoli per Libero Quotidiano

BANCA DEL SANGUEBANCA DEL SANGUE
La parabiosi è la nuova tendenza: trasfusioni di sangue per ringiovanire. Questa, una volta, era una pratica diffusa solo tra i vampiri, ma oggi sta silenziosamente diventando una attrattiva chimera tra molti comuni mortali per ritardare la propria morte cellulare, per rigenerare le cellule esistenti, e quindi per inseguire il sogno dell' eterna giovinezza e forse quello dell' immortalità.

In biologia per parabiosi si intende la connessione organica e/o vascolare di due individui della stessa specie - quella dei gemelli siamesi, per intenderci - ma viene realizzata anche sperimentalmente in laboratorio per studiare l' effetto reciproco di ciascun individuo sull' altro.

melania rizzoliMELANIA RIZZOLI
Secondo la mitologia greca, gli Dei dell' Olimpo si nutrivano di due alimenti preclusi agli esseri umani, il nettare e l' ambrosia, cibi che, se ingeriti, garantivano una vita eterna. Proprio a questo mito si è ispirato Jesse Karmazin, un imprenditore trentaduenne laureato in medicina a Princeton, che ha creato la Ambrosia Llc, una startup di Monterey, in California, che mira appunto a testare e garantire le possibilità ringiovanenti e rinvigorenti del plasma sanguigno umano, offrendo ai propri clienti trasfusioni di sangue giovane per ritardare e sconfiggere l' invecchiamento, in un esperimento che ha sollevato più di qualche perplessità all' interno della comunità scientifica internazionale.

TRASFUSIONITRASFUSIONI
Il sangue viene prelevato da donatori volontari di età compresa tra i 16 e i 25 anni, viene centrifugato e separato dalla parte corpuscolare, cioè dai globuli rossi, bianchi e piastrine, ed il plasma residuo, ovvero la parte liquida del sangue, viene trasfuso in soggetti più anziani, che devono aver superato almeno i 35 anni, con una infusione endovenosa della durata di due ore, al costo di 8mila dollari (avete letto bene) per ogni trasfusione, ciascuna delle quali richiede due litri di plasma per dimostrare la sua promessa efficacia, per un totale di almeno dieci trattamenti, da infondere a distanza di un mese uno dall' altro.

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Questo studio, che si concluderà nel 2018, coinvolge attualmente 600 volontari paganti, e include test di bio-makers legati all' età, misurati e confrontati prima e dopo la trasfusione dei due litri di plasma, il quale viene infuso nel giro di due giorni. Il plasma, separato dalla cellule del sangue, contiene acqua al 95%, con proteine, glucosio, fattori coagulanti, elettroliti, ormoni, ossigeno ed anidride carbonica. 
Ma nel sangue giovane esiste anche il GDF11, un fattore di crescita definito "il fattore dei fattori", in quanto coordina e regola l' invecchiamento nei diversi tessuti, ed essendo un ormone che diminuisce con gli anni, la sua reinfusione diretta negli over 50 sarebbe in teoria in grado di aumentare la forza e la resistenza della muscolatura, di ripristinare il Dna danneggiato all' interno delle cellule staminali muscolari, proprio come avviene negli anni della gioventù.

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Inoltre, nel plasma dei giovani è presente in quantità elevate l' ormone ossitocina, il quale viene identificato come il fattore circolante il cui livello definisce l' età del soggetto. La nuova popolarità della parabiosi si è estesa anche a molti laboratori impegnati nella ricerca sull' invecchiamento, e nel cuore, nel cervello, nei muscoli ed in quasi tutti i tessuti esaminati, il sangue di un topo giovane trasfuso sembra portare nuova vita agli organi vecchi, rendendo il topo anziano più forte, sveglio e sano, con una plasticità cerebrale più evidente. Gli esperimenti per confermare queste affermazioni, però, dovrebbero durare almeno 6 anni, per consentire ai ratti prima di invecchiare poi di morire naturalmente, per poter infine permettere una corretta analisi dei dati.

provette analisiPROVETTE ANALISI
Invece lo studio californiano dal 2014 sta testando tale metodo direttamente su facoltose cavie umane, e molte sono le critiche sollevate di fronte a questa iniziativa sperimentale. La mancanza di un gruppo di controllo e la elevata richiesta di denaro risultano infatti sospette, anche se il metodo è basato su un filone di ricerca molto affascinante benché speculativo, che ruota però attorno a una illusoria ed ingannevole procedura parabiotica, trattandosi in questo caso di una semplice trasfusione di plasma e non di parabiosi vera e propria.

TEST LABORATORIOTEST LABORATORIO
In California, comunque, non ci sono solo i 600 volontari di Karmazin che si sottopongono a tale metodo, alleggerendo per ogni seduta il proprio portafoglio di migliaia di dollari: pare si stia formando in tutti gli Stati Uniti, grazie al passaparola, un "collettivo fisiologico" di presunti anziani che aspirano alle presunte proprietà rigenerative, disposti a sottoporsi al gioco capitalista e visionario della parabiosi, pur di veder rinvigorite le proprie funzioni muscolari, cardiache e cerebrali, oltre che sessuali. Insomma, gli aspiranti vampiri si stanno mettendo in fila di fronte agli studi dei vari medici Dracula, e lo stesso Karmazin non ha escluso di provare lui stesso un giorno la sua ambrosia personale, non appena sentirà il suo sangue appena affaticato. Alcuni suoi ricchi pazienti hanno dichiarato miglioramenti nei biomakers di malattie come il cancro, cardiopatie e Alzheimer, altri hanno ripreso attività fisiche e sessuali dimenticate da anni, uno di loro ha mostrato i suoi capelli che dal bianco sono tornati al colore originale nero.

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La credibilità scientifica di tali risultati è naturalmente tutta da verificare, non è stata confermata da dati medici e clinici, ed ammesso che siano veri, molti scienziati propendono per un semplice effetto placebo. Diversi anni fa sono stati molti i trial clinici che hanno testato la sicurezza e l' efficacia dell' utilizzo del plasma giovane per curare diverse malattie, soprattutto neurologiche, ma i risultati benefici sui malati si sono rivelati più che modesti - anzi, l' attivazione forzata delle cellule staminali sul lungo periodo ha comportato una eccessiva divisione e replicazione cellulare e quindi un aumento nello sviluppo dei tumori, per cui questa pratica è stata rapidamente abbandonata.
SCIENZIATISCIENZIATI

Trapianti di cellule staminali senza licenza, ovvero non autorizzati e clandestini, sono purtroppo un settore speculativo in piena espansione, ma una trasfusione di plasma giovane risulta ancora più semplice da attuare, potenzialmente con pochi rischi, e l' idea che possa invertire gli effetti dell' invecchiamento, anche senza risultati comprovati da studi di parabiosi, sembra non scoraggiare affatto e attira sempre più centinaia di soggetti più o meno anziani che inseguono il mito del ringiovanimento fisico non solo estetico.

SCIENZIATI 2SCIENZIATI 
Allo stato attuale ogni clamore relativo alla possibilità che sangue o plasma giovane sia realmente in grado di ridurre l' età biologica e di allungare la vita è priva di qualunque fondamento scientifico, tanto è vero che nei pazienti ematologici, quelli che in ragione della loro patologia sono costretti ad effettuare per tutta la vita continue trasfusioni di sangue, non si sono mai evidenziati segnali di ringiovanimento fisico od organico, pur avendo ricevuto molti e molti litri di plasma, continuativamente per molti mesi ed anni.

VAMPIROVAMPIRO
Vampiri a parte, le mitologiche proprietà curative e ringiovanenti del sangue umano hanno sempre avuto un fascino particolare nella letteratura e cinematografia internazionale, ma questa presunta miracolosa funzione della parabiosi è un filone di ricerca ritenuto dalla scienza ufficiale addirittura provocatorio, come ha sottolineato Mark Mattson, direttore dell' Istituto di Neuroscienze dello US National Institute on Aging di Bethesda, nel Maryland, il quale ha bocciato senza mezzi termini questa iniziativa, ironizzando: «Forse dovrei conservare un po' del sangue di mio nipote, così quando avrò qualche problema cognitivo, potrei avere un po' di aiuto per riuscire a ricordare chi sono e quanti anni ho». E lo scienziato lo ha dichiarato al recente congresso internazionale di neurochirurgia di Boston, rispondendo ad una domanda sull' argomento, e lo ha fatto sorridendo e scherzando sì, ma no troppo.

Fonte: qui