9 dicembre forconi: ministro della Difesa
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martedì 19 novembre 2019

ELISABETTA TRENTA VOLEVA DIVENTARE UNA 007 MA FU BOCCIATA AL TEST E RICONOSCIUTA NON IDONEA

FECE DOMANDA DI ASSUNZIONE NEI SERVIZI SEGRETI E NON PASSÒ I COLLOQUI PSICO-ATTITUDINALI 
“IL GIORNALE”: “ERA PROPRIO UNA LOVE STORY, QUELLA TRA I SERVIZI SEGRETI E LA LINK CAMPUS…APPARE SINGOLARE CHE UN SOGGETTO CHE NON HA SUPERATO L'ESAME PSICHICO PER UNA POSIZIONE DI BASSO LIVELLO VENGA SCELTO COME MINISTRO DELLA DIFESA…
Luca Fazzo per “il Giornale”

elisabetta trentaELISABETTA TRENTA
Era proprio una love story, quella tra i servizi segreti e la Link Campus, l' università romana fucina dei politici del Movimento 5 Stelle finita al centro dello scandalo del Russiagate. Dopo le rivelazioni sul ruolo nel complotto anti-Trump del professor Jospeh Mifsud, ormai irreperibile da tempo, ora salta fuori un dettaglio che riguarda la più nota tra gli esponenti grillini formatisi nell' ateneo fondato dall' ex ministro degli Interni Vincenzo Scotti. Si tratta di Elisabetta Trenta, laureata alla Link e nominata ministro della Difesa nel governo Conte 1.

elisabetta trenta lorenzo gueriniELISABETTA TRENTA LORENZO GUERINI
Che la Trenta avesse contatti nel mondo dell' intelligence per via familiare era noto: suo marito è un ufficiale dell' esercito che ha lavorato a lungo alle dipendente del generale Giovanni Caravelli, attualmente vicedirettore dell'Aise (l' ex Sismi). Ma evidentemente alla Trenta non bastava: voleva per se stessa un futuro da agente segreto in prima persona. Un atto interno all' Aise, che il Giornale ha a sua disposizione e di cui ha verificato l'autenticità, racconta che Elisabetta Trenta fece domanda di assunzione all' Aise all' epoca in cui gli 007 esteri erano guidati dal generale Alberto Manenti.

GIUSEPPE CONTE ELISABETTA TRENTAGIUSEPPE CONTE ELISABETTA TRENTA
La Trenta riuscì a fare prendere in esame la sua candidatura, superò il primo scoglio e quando era a un passo dall' arruolamento si scontrò sull' ostacolo più banale, il colloquio psico-attitudinale. Si tratta dell' esame cui tutte le aspiranti spie devono sottoporsi anche nel caso (come quello della Trenta) che non siano destinate ad attività operative sul campo o a infiltrazioni. Si tratta di verificare parlando con psicologi e psichiatri se i candidati abbiano la solidità caratteriale per reggere una professione comunque complessa. E la Trenta viene bocciata.

ELISABETTA TRENTAELISABETTA TRENTA
I documenti dell' Aise dicono che alla dottoressa fu offerta a quel punto una sorta di premio di consolazione: l'assunzione come «articolo 7». L'articolo prevede una assunzione a tempo, per seguire progetti specifici alle dipendenze dirette del capo dell'agenzia.
Quando il direttore cambia, gli «articoli 7» cessano automaticamente il servizio. E questo spiega perché la Trenta declina l'offerta: il suo referente sarebbe stato Manenti, il cui mandato alla testa dell'Aise era in scadenza. Appena il tempo di cominciare, e sarebbe rimasta a casa.

elisabetta trenta all'adunata degli alpini 3ELISABETTA TRENTA ALL'ADUNATA DEGLI ALPINI 
L'esponente grillina, d'altronde, da lì a pochi mesi si consolò a livelli ben più alti, venendo designata a ministro della Difesa, e incamerando in questo modo rapporti con i servizi segreti ben più solidi di quelli che avrebbe avuto come semplice agente a tempo determinato. Certo, può apparire singolare che un soggetto che non ha superato l'esame psichico per una posizione di basso livello venga scelto come ministro della Difesa: ma per i membri del governo non sono previste visite attitudinali.
elisabetta trenta all'adunata degli alpini 6ELISABETTA TRENTA ALL'ADUNATA DEGLI ALPINI 

Da notare c' è che nella nuova veste, il ministro Trenta utilizza e rinsalda i rapporti che aveva già nella sua vita precedente: sia con Caravelli, l' ex superiore gerarchico di suo marito, sia con l' altro vicedirettore dell' Aise nominato dal premier Giuseppe Conte (prima versione, governo gialloverde) ovvero il generale della Finanza Giuseppe Caputo. I rapporti della Trenta con Caravelli e Caputo sono di pubblico dominio. E non si sfilacciano neanche quando nel maggio scorso l'Espresso accusa Caputo di essere tra i responsabili dell' acquisto di un software di spionaggio chiamato Exodus, che la Procura di Roma considera in realtà un pericoloso malware.

elisabetta trenta all'adunata degli alpini 7ELISABETTA TRENTA ALL'ADUNATA DEGLI ALPINI 
In estate il governo Conte 1 cade, e nel nuovo gabinetto la Trenta non viene confermata.
Ma la storia della sua domanda di assunzione all' Aise rinfocola inevitabilmente gli interrogativi sul ruolo effettivo giocato dalla Link Campus nelle attività di intelligence del nostro governo. A partire dal ruolo di Alberto Manenti, che era a capo del' Aise quando i servizi americani chiesero l' aiuto italiano per frenare la corsa alla presidenza di Donald Trump, e che nei giorni scorsi La Verità ha indicato come il suggeritore della scomparsa di Mifsud. E che, nonostante sia in pensione, ha incontrato il capo della Cia in occasione della sua ultima visita a Roma.

Fonte: qui

“ORMAI LA CASA È STATA ASSEGNATA A MIO MARITO E IN MANIERA REGOLARE. PER QUALE MOTIVO DOVREBBE LASCIARLA?” - 

ELISABETTA TRENTA: “AVEVO BISOGNO DI UN POSTO DOVE INCONTRARE LE PERSONE, DI UN ALLOGGIO GRANDE 

DUE GIORNI FA È STATO PUBBLICATO UN DOCUMENTO RISERVATO CON IL MIO TEST ATTITUDINALE PER L'AGENZIA DEI SERVIZI SEGRETI. POI È SALTATA FUORI LA STORIA DELLA CASA. È EVIDENTE CHE SONO SOTTO ATTACCO. È UN ATTACCO A CONTE? ALL'AISE, AL MOVIMENTO? ALLA LINK CAMPUS, DOVE SONO TORNATA A LAVORARE?

Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della sera”

ELISABETTA TRENTA E PAOLO RAUDINOELISABETTA TRENTA E PAOLO RAUDINO
«Sono molto arrabbiata. Questa storia mi porterà dei danni. È evidente che ormai sono sotto attacco». Elisabetta Trenta risponde al cellulare alle 9.30 di domenica mattina mentre prepara il post da pubblicare su Facebook. «Devo chiarire, è tutto regolare».

Vuol dire che rimarrà nell' alloggio che aveva da ministra?
«Ormai la casa è stata assegnata a mio marito e in maniera regolare. Per quale motivo dovrebbe lasciarla?».

E crede sia giusto tenerla?
«Mi faccia spiegare. Non ho chiesto subito l'alloggio pur avendone diritto, ma soltanto nell'aprile scorso. Ho resistito il più possibile nel mio. Un ministro durante la sua attività ha necessità di parlare con le persone in maniera riservata e dunque ha bisogno di un posto sicuro».

elisabetta trentaELISABETTA TRENTA
Lei ha una casa al quartiere Pigneto di Roma. Non poteva rimanere lì, sia pur con misure di protezione adeguate?
«No, c' erano problemi di controllo e di sicurezza. In quella zona si spaccia droga e la strada non ha vie d' uscita. E poi io avevo bisogno di un posto dove incontrare le persone, di un alloggio grande. Era necessaria riservatezza».

Ma ora non è più ministra.
«Ho l' atto di cessazione dell' esercito a me e ho tre mesi per andare via. Intanto mio marito ha fatto richiesta perché è aiutante di campo di un generale e per il suo ruolo può avere quell' appartamento».

GIUSEPPE CONTE ELISABETTA TRENTAGIUSEPPE CONTE ELISABETTA TRENTA
Scusi ma se era così semplice e regolare, perché avete deciso di farlo solo adesso?
«Quando sono diventata ministra, mio marito è stato demansionato. Ora ha di nuovo i requisiti. E comunque noi prima facevamo una vita completamente diversa. Dopo la vita del marito ha seguito quella della moglie. Se vivevamo in due uno sull' altro poteva andare bene, poi le condizioni sono cambiate. E anche adesso continuo ad avere una vita diversa».

Che vuol dire?
«È una vita di relazioni, di incontri».

Però avete una casa di proprietà e questo vi impedisce di poter usufruire dell'alloggio di servizio.
GIUSEPPE CONTE ELISABETTA TRENTAGIUSEPPE CONTE ELISABETTA TRENTA
«In realtà mio marito ha la residenza nella sua città dove ha una casa, ma ha diritto ad avere l' alloggio dove lavora. Invece l' appartamento di Roma al quartiere Pigneto è intestato soltanto a me. Finora è rimasto vuoto, non l'ho affittato. Continuo a pagare il mutuo e sono nella legalità e per questo non capisco gli attacchi. Crede davvero che se non fosse stato tutto in regola lo Stato maggiore avrebbe dato il via libera?».

Lei è stata ministra. Non ritiene che fosse difficile dire di no a suo marito?
«Potevano farlo. E comunque se avessi lasciato quell'alloggio di servizio per trasferirmi in un altro avrei dovuto fare un doppio trasloco visto che quello di mio marito era a carico dello Stato. Invece così lo Stato ha risparmiato».

ELISABETTA TRENTAELISABETTA TRENTA
Al momento della sua nomina lei aveva assicurato che suo marito sarebbe stato trasferito ad altro incarico. Come mai non è successo?
«L'avevo spostato e adesso è tornato a fare quello che faceva. Non è giusto che lui paghi le conseguenze del mio incarico. Posso assicurare che da questa mia nomina è stato solo svantaggiato: è andato in un altro ufficio per motivi di opportunità perché ero convinta fosse giusto. Quando ho cessato l'incarico è stato reintegrato».

Lei è stata nominata in quota 5 Stelle e il Movimento ha sempre dichiarato guerra ai privilegi.
«Non credo proprio che si tratti di un privilegio perché io l'appartamento lo pago e lo pago pure abbastanza».

la ministra elisabetta trenta (1)LA MINISTRA ELISABETTA TRENTA (1)
Molti militari lamentano di non aver ottenuto l'alloggio pur avendo i requisiti.
«Durante il mio mandato io mi sono occupata delle esigenze di tutti i militari. E infatti è sempre stato detto e scritto che i generali mi osteggiavano e la base mi difendeva. Lasci stare, qui ci sono altre ragioni. Due giorni fa è stato pubblicato un documento riservato con il mio test attitudinale per l'Aise, l' agenzia dei servizi segreti. Poi è saltata fuori la storia della casa. È evidente che sono sotto attacco».

Da parte di chi?
«Non lo so. È un attacco al presidente Conte? All' Aise, al Movimento? Alla Link Campus, dove sono tornata a lavorare?».

Elisabetta TrentaELISABETTA TRENTA
Nel pomeriggio Luigi Di Maio le chiede pubblicamente di lasciare la casa. Vi siete parlati?
«Si, gli ho spiegato che tutto è stato fatto correttamente».

E quindi?
«Quando l' incarico di mio marito sarà terminato lasceremo la casa come dicono le regole».

Stefano Buffagni dice che lei non ha rispettato le regole del Movimento.
«Se mi avesse chiamato l'avrei spiegato anche a lui».

Quindi resterà nel M5S?
«Ho chiesto di essere una dei 12 facilitatori. Ci rimarrò di sicuro».

Fonte: qui

elisabetta trenta 1ELISABETTA TRENTA 
HA OTTENUTO L'ALLOGGIO “DI SERVIZIO” POCO DOPO ESSERE STATA NOMINATA MINISTRA DELLA DIFESA MA IN QUELL'APPARTAMENTO (IN UNO DEI LUOGHI PIÙ SUGGESTIVI DEL CENTRO DI ROMA), ELISABETTA TRENTA HA DECISO DI RIMANERCI ANCHE ADESSO CHE NON HA PIÙ ALCUN RUOLO PUBBLICO - COME CI È RIUSCITA? FACENDOLO ASSEGNARE AL MARITO, IL MAGGIORE DELL'ESERCITO CLAUDIO PASSARELLI 

E ORA LA MAGISTRATURA CONTABILE POTREBBE VERIFICARE SE CI SONO DANNI ERARIALI...

Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della sera”

ELISABETTA TRENTA E PAOLO RAUDINOELISABETTA TRENTA E PAOLO RAUDINO
Ha ottenuto l' alloggio «di servizio» poco dopo essere stata nominata ministra della Difesa. Ma in quell' appartamento in uno dei luoghi più suggestivi del centro di Roma, Elisabetta Trenta ha deciso di rimanerci anche adesso che non ha più alcun ruolo pubblico. E ci è riuscita facendolo assegnare al marito, il maggiore dell' Esercito Claudio Passarelli. Una vicenda che imbarazza il dicastero ma soprattutto il Movimento 5 Stelle che l' aveva indicata per l' esecutivo come «esperta di questioni militari» e da sempre è schierato - almeno a parole - contro i privilegi.

Anche perché la concessione potrebbe essere avvenuta aggirando i regolamenti, visto che la coppia ha una casa di proprietà nella capitale e dunque non sembra avere necessità di usufruire dell' alloggio.

elisabetta trentaELISABETTA TRENTA
In ogni caso il «livello 1» di dimora attribuito al momento di scegliere la casa per la ministra, è molto superiore a quello previsto per l' incarico e il grado del suo consorte. E dunque non è escluso che la magistratura contabile sia chiamata a valutare eventuali danni erariali e quella ordinaria debba verificare la regolarità della procedura di assegnazione. Senza contare che potrebbe essere il Movimento, primo fra tutti il capo politico Luigi Di Maio, a chiedere conto all' ex ministra di quanto accaduto.
GIUSEPPE CONTE ELISABETTA TRENTAGIUSEPPE CONTE ELISABETTA TRENTA

Si torna dunque al giugno 2018 quando Movimento 5 Stelle e Lega formano il governo guidato da Giuseppe Conte. Trenta viene scelta come responsabile della Difesa. In genere i ministri che risiedono a Roma o comunque hanno a disposizione un appartamento in città non ottengono l' alloggio di servizio. Si provvede a «blindare» la loro casa e a predisporre tutte le misure di sicurezza adeguate al ruolo mentre il trasferimento viene deciso soltanto in situazioni eccezionali di grave minaccia.

elisabetta trenta all'adunata degli alpini 3ELISABETTA TRENTA ALL'ADUNATA DEGLI ALPINI 
Lei ha una casa al quartiere Pigneto, non sembra ci siano rischi particolari, però chiede una «residenza» dove si trasferisce con il marito. Si trova in uno stabile del ministero a poche centinaia di metri da piazza San Giovanni in Laterano. L' appartamento è al 2° piano, molto ampio, chi lo ha visto parla di «casa di alta rappresentanza».

La procedura viene seguita dal V reparto della Stato Maggiore dell' esercito guidato dal generale Paolo Raudino. Ben prima che il governo gialloverde entri in crisi, la ministra decide di rendere definitiva l' assegnazione. E così si stabilisce che l' intestatario sia il marito. In realtà appena due giorni dopo l' arrivo alla Difesa il rapporto tra Trenta e il consorte era stato al centro delle polemiche su un possibile conflitto di interessi.
la ministra elisabetta trenta col marito claudio passarelli (1)LA MINISTRA ELISABETTA TRENTA COL MARITO CLAUDIO PASSARELLI 

Passarelli era infatti «ufficiale addetto alla segreteria del vice direttore nazionale degli armamenti all' ufficio Affari generali» e questo aveva spinto l' opposizione a sollevare il problema di possibili incompatibilità. Con una nota ufficiale i collaboratori di Trenta avevano dunque comunicato che «la ministra ha chiesto il trasferimento del capitano maggiore Claudio Passarelli per questioni di opportunità all' ufficio Affari generali, retto da un dirigente civile, che sovrintende alle esigenze organizzative e logistiche del funzionamento del segretariato generale».

Elisabetta TrentaELISABETTA TRENTA
Lo spostamento in realtà non risulta avvenuto, ma evidentemente Trenta non ritiene che il suo legame familiare possa crearle problemi. Dunque va avanti la procedura relativa all' appartamento. E quando a fine agosto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte decreta la fine del governo gialloverde, Passarelli risulta intestatario dell' alloggio.

Secondo le regole del ministero della Difesa - pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale - gli alloggi «di servizio» vengono assegnati in base all' incarico ricoperto. E il grado di capitano maggiore di Passarelli non rientra tra quelli che possono ottenere un alloggio di primo livello, come è appunto quello occupato dalla ministra e ora rimasto nella disponibilità della coppia. E poi c' è da chiarire il problema della casa al quartiere Pigneto, visto che uno dei requisiti per entrare in graduatoria è dimostrare di non avere un' altra abitazione nel Comune di residenza. Circostanze sulle quali Trenta e suo marito dovranno fornire spiegazioni.

Fonte: qui



martedì 7 maggio 2019

TRA I MILITARI CRESCE IL MALCONTENTO CONTRO L’OPERATO DEL MINISTRO DELLA DIFESA

SE PURE I GENERALI, ABITUATI ALL’OBBEDIENZA, SONO ARRIVATI A QUESTO PUNTO, SIGNIFICA CHE SIAMO ARRIVATI A UN PUNTO DI NON RITORNO 
L’ISTRUTTORIA SUL GENERALE PAOLO RICCÒ, IL RIORDINO DELLE CARRIERE, L’INFLUENZA DI LUIGI DI MAIO E L’INSOFFERENZA DI SALVINI: TUTTI I FRONTI APERTI
Chiara Giannini per “il Giornale”

Il malcontento tra i militari cresce. Le esternazioni del ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, in seguito all' apertura di un' istruttoria nei confronti del generale Paolo Riccò, che lo scorso 25 aprile aveva abbandonato la cerimonia della festa della Liberazione a Viterbo in seguito agli attacchi dell' Anpi, non sono piaciute né alla base né ai vertici delle Forze armate. Sui social la polemica si è scatenata, tanto che è stato creato un gruppo, che conta oltre 4.400 iscritti, dal nome «Io sto con il generale Paolo Riccò».

paolo ricco' 3PAOLO RICCO'
Il fatto è che il ministro, nel corso del suo anno di mandato, ha fatto un sacco di promesse, ma ne ha mantenute poche, a partire da quelle sul riordino delle carriere, tanto che un delegato Cocer ha dovuto fare, nel silenzio più assoluto della Difesa, 40 giorni di sciopero della fame per avere le rassicurazioni del caso dal premier Giuseppe Conte.
I militari sono abituati all' obbedienza, al rispetto dell' istituzione, per cui se sono arrivati a questo punto è perché davvero non ne possono più dell' agire dei 5 stelle. Tutto passa per la piattaforma Rousseau, con decisioni che cadono dall' alto.

giovanni tria saluta elisabetta trenta (1)GIOVANNI TRIA SALUTA ELISABETTA TRENTA 
«La Trenta - racconta un ufficiale - è una brava persona, ma è nelle mani di Di Maio e dei pentastellati. Non ha un suo vero potere decisionale. Il problema non è lei, ma i suoi più stretti collaboratori, che ci chiediamo: sono stati scelti dal ministro o da qualcun altro?». A far infuriare ancora di più sono i recenti attacchi al ministro dell' Interno, Matteo Salvini, i cui consensi sono in crescita anche in ambito Forze armate.
paolo ricco' 2PAOLO RICCO'




Il vicepremier non manca ogni volta di avere premura per le divise e questo piace ai militari, che si sentono, invece, con i 5 Stelle, in mano a dilettanti allo sbaraglio. E il malcontento tocca davvero tutti i livelli, malgrado le apparenze.

salvini ignora elisabetta trentaSALVINI IGNORA ELISABETTA TRENTA
Il generale di brigata in ausiliaria Vincenzo Liguori ha scritto ieri su Facebook, dopo che la Trenta ha cancellato un suo commento: «Lei parla tanto di trasparenza, ma applica la censura nella peggiore forma di bolscevica memoria! Il mio pensiero non offendeva nessuno ed era riferito agli aspetti tecnici delle procedure di accertamento da lei poste in essere e reclamizzate. La sua reazione avvilisce qualsiasi tentativo di dialogo, riducendolo al mero o ti schieri con e mi ossequi o ti cancello! Questa non è democrazia».
elisabetta trentaELISABETTA TRENTA




Il tenente Alessandro Scano, del reggimento Lanceri di Montebello, ferito nel 1993 nei combattimenti di Mogadiscio, non usa mezzi termini sulla vicenda del generale Riccò e si chiede quale sia «l' opportunità, data la gravità e la risonanza mediatica, di verifiche e accertamenti che sono legittimi e previsti dalla legge. Ma anche circa l' opportunità da parte di esponenti dell' attuale governo di pubblicare i propri giudizi sui social». Ricordando il curriculum di Riccò, specifica: «Per noi, la sofferenza e il valore sul campo, non hanno colore.
elisabetta trenta giuseppe conteELISABETTA TRENTA GIUSEPPE CONTE

Chiariscano i politici, nei loro ambiti parlamentari e non nelle cerimonie ufficiali, le loro differenze e soprattutto le loro contraddizioni senza riversare la loro bile ideologica su di noi, sulle nostre famiglie e, peggio, sui nostri caduti». E conclude: «Noi siamo già tutti con Paolo Riccò».

elisabetta trentaELISABETTA TRENTA
Il generale Marco Bertolini, ex comandante del Comando operativo di vertice interforze, candidato alle Europee per Fdi, avanza critiche: «Si sta trasformano una vicenda spiacevole, che poteva essere sbrigata con un encomio solenne all' interessato, in un assist per chi sta cercando di distruggere le Forze Armate; che non sono proprietà del ministro, né della coalizione di governo, ma di tutti gli italiani».

Fonte: qui

mercoledì 12 dicembre 2018

La ministra Trenta: «Area ad alta tensione, dobbiamo tutelare i nostri militari»


L’allarme per la brigada impegnata con Unifil


La notizia del tweet del vicepremier Matteo Salvini, che definisce gli Hezbollah «terroristi islamici», le arriva mentre è impegnata in un incontro internazionale a Roma. 

E la ministra della Difesa Elisabetta Trenta, che sta facendo gli onori di casa, passa in fretta dallo stupore alla rabbia. Perché, sbotta, «la questione riguarda la sicurezza dei nostri soldati che si trovano in quell’area in un momento di forte tensione e proprio mentre la missione Unifil in Libano è sotto il comando italiano con il generale Stefano Del Col». Quale sia la sua preoccupazione, lo spiega poco dopo al telefono: «Proteggere chi rischia la vita per tutti noi». 

In una giornata di altissima tensione tra Lega e 5Stelle, quella sui soldati è soltanto l’ultima polemica in ordine di tempo. Ma diventa la più spinosa, proprio perché riguarda l’incolumità degli uomini del contingente e soprattutto il ruolo dell’Italia sulla scena internazionale. Anche tenendo conto che nelle ultime settimane ci sono state avvisaglie di una tensione che cresce nei confronti dei reparti schierati in quell’area e dunque anche una minima «uscita» fuori luogo può provocare conseguenze gravi.


Quando si capisce quali rischi possa causare la gaffe del titolare del Viminale, l’altro vicepremier Luigi Di Maio fa una dichiarazione pubblica proprio per dare manforte alla ministra «mandando un abbraccio ai soldati». 

E lei, dopo aver premesso di «non voler alzare polemiche, il governo è unito e compatto», scandisce: «Io dico solo che quando parliamo dei nostri militari all’estero, che rischiano la vita per la nostra sicurezza con le famiglie lontane migliaia di chilometri da casa, dobbiamo esserlo ancora di più. In Libano, così come in altri teatri, questo fanno i nostri militari: rischiano la vita per noi. E lo fanno da molti anni. I nostri uomini e le nostre donne delle forze armate vanno tutelati sempre». 

Proprio ieri in piazza San Pietro a Roma è stato fermato un uomo mentre versava benzina su un blindato

Non a caso la ministra dice: «Quando ho saputo che i due ragazzi impegnati nell’operazione Strade sicure erano stati attaccati da un uomo di origine marocchina li ho ringraziati personalmente perché sono intervenuti con la massima professionalità. Ecco, a questo mi riferisco quando dico che dobbiamo sempre tenere a mente che i nostri militari ogni giorno rischiano la vita per la nostra stabilità». 

In Libano è schierata la brigata Garibaldi con circa 1.250 uomini nell’ambito di una missione affidata ai caschi Blu dell’Onu che — come viene adesso sottolineato alla Difesa —- «sono sinonimo di imparzialità, trasparenza e unione d’intenti perché hanno un obiettivo comune: la stabilità e la sicurezza nel sud del Paese e, di riflesso, nell’intera regione medio-orientale»

Per questo Trenta ci tiene a sottolineare che si tratta «di una questione di metodo, non di politica estera, che compete ovviamente a Palazzo Chigi e al Ministero degli Affari esteri. I rapporti con Israele e la stessa comunità ebraica sono solidi ma noi dobbiamo fare in modo che tutto il governo lavori compatto per la sicurezza». 

A Roma sono arrivati proprio ieri i rappresentanti di Francia, Spagna, Portogallo, Marocco, Mauritania, Malta, Libia, Algeria e Tunisia per un vertice «5+5» tra Stati europei e del Mediterraneo. Un’occasione di cooperazione internazionale che servirà a discutere di immigrazione e terrorismo e sarà segnato dal passaggio di consegne con il comando alla Libia. 

E anche per questo l’uscita di Salvini è stata subita come «inopportuna» dagli stessi vertici militari che hanno sottolineato la necessità di «marcare il nostro ruolo super partes, vicini a Israele e al popolo libanese, come ci è sempre stato riconosciuto». E in questo modo, evidenzia Trenta «non mettere mai in dubbio la nostra credibilità»

Fonte: qui