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martedì 15 maggio 2018

AL CONFINE CON THAILANDIA E MYANMAR C’È UNA ZONA ECONOMICA SPECIALE CHIAMATA "TRIANGOLO D’ORO" DOVE SI TRAFFICANO EROINA E SPECIE PROTETTE DI ANIMALI

IL CENTRO DI QUESTO BUSINESS È IL "KINGS ROMANS CASINO", DOVE IL VERO SOVRANO È IL CINESE ZHAO WEI: TRA CONDOMINI DI 15 PIANI E SUV, SI AFFOLLANO I RICCHI SCOMMETTITORI CHE ARRIVANO DA PECHINO, E SECONDO GLI USA LÌ…

Francesco Radicioni per la Stampa
kings romans casino 7KINGS ROMANS CASINO 

La sagoma delle cupole d' oro e di un' imponente decorazione a forma di corona spunta tra la vegetazione lussureggiante sulle colline tropicali di questo angolo del Sud-Est asiatico. È il Kings Romans Casino: la grande sala di gioco d' azzardo cuore pulsante della zona economica speciale del Triangolo d' Oro.

Il piano di Zhao
zhao weiZHAO WEI





Il vero sovrano di questa enclave - dove si incontrano i confini di Laos, Thailandia e Myanmar - è un anonimo cittadino cinese con passaporto di Macao. Nel 2007, Zhao Wei ha ottenuto dal governo del Laos la concessione per 99 anni su diecimila ettari di terra nella remota provincia di Bokeo.

L' obiettivo dichiarato è trasformare un piccolo villaggio placidamente adagiato sulle rive del Mekong in un ambizioso progetto di hotel di lusso, shopping mall, ristoranti, campi da golf e centri massaggi.

zhao wei 2ZHAO WEI 
Formalmente la zona rimane sotto il controllo del governo di Vientiane, anche se qui tutto parla mandarino: la lingua franca è il cinese, gli orologi segnano l' ora di Pechino e quasi nessuno accetta il kip laotiano, preferendo lo yuan, la valuta della Repubblica Popolare.

Mentre i campi di riso lasciano il posto a condomini di quindici piani e i Suv sfrecciano sulle strade deserte, la vera attrattiva della zona economica speciale è il casinò decorato con statue greco-romane e soffitti dai colori pastello dove ricorrono motivi neo-classici.

kings romans casinoKINGS ROMANS CASINO
Ai tavoli verdi si affollano scommettitori cinesi con la sigaretta sempre accesa tra le labbra e in mano mazzette di banconote. Con l' eccezione di Macao, nella Repubblica Popolare il gioco d' azzardo è vietato, così che i turisti arrivano qui per giocare al longhudou e per sfidare la fortuna alle slot-machine. «È possibile scommettere anche on-line», dice un addetto del Kings Romans Casino.

zhao wei 1ZHAO WEI 



Sulla carta, il progetto prometteva di sviluppare l' economia del povero, piccolo e sottopopolato Paese del Sud-Est asiatico. Effettivamente in questa regione del Laos settentrionale sono arrivati investimenti per centinaia di milioni di dollari, anche se i contadini del Laos hanno visto pochi vantaggi. «Puntiamo far crescere gli standard di vita e le condizioni economiche per i locali», assicura Ye Jiankun della Golden Kapok Group.

Promesse e realtà
La realtà racconta un' altra storia: la maggior parte dei negozi è ancora chiuso e chi lavora qui è ha in tasca un passaporto cinese. Zhou Ye è appena arrivato dalla provincia del Guangdong e ha aperto un ristorante poco lontano dalla statua di Confucio eretta all' interno della replica di una città tradizionale cinese.
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«È vero che i turisti sono ancora pochi - ammette - ma presto questa zona diventerà un polo di attrazione per i visitatori sia dalla Cina meridionale che dalla Thailandia». Cosa dovrebbe spingere qui i turisti? «C' è un buon clima e possiamo usare il brand evocativo del Triangolo d' Oro - spiega Ye - che insieme al miglioramento dei servizi, della sicurezza e dell' infrastrutture sarà essere un' attrazione per i turisti».

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Al di là delle parole, è impossibile avere statistiche e cifre precise sul progetto. A gennaio il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha però annunciato sanzioni contro Zhao Wei, il fondatore del Kings Romans, considerato a capo di un' organizzazione criminale transnazionale coinvolta «in orrende attività illecite»: traffico di narcotici, riciclaggio di denaro, corruzione, traffico di persone e di animali esotici.

Secondo l' amministrazione americana, il casinò sarebbe stato un importante punto di transito e di stoccaggio di eroina e metanfetamine. Ye Jiankun dice di non saper nulla sulle connivenze tra il casinò e le attività illegali. «È in corso una conversione delle colture illegali per dare possibilità economiche alternative all' oppio per i contadini».

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L' ombra del narcotraffico

Poco si conosce di Zhao Wei: nato 65 anni fa nella provincia dello Heilongjiang, all' estremità Nord-orientale della Cina, negli Anni 90 ha fatto investimenti a Macao e poi a Mong La, città birmana dove con i proventi del narcotraffico i signori della droga locali hanno finanziato la florida industria del gioco d' azzardo. Sicuramente Zhao può anche contare su una solida rete di amicizie con il governo di Vientiane.

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Le brochure del Kings Romans Casino pubblicano le foto della visita dell' ex-presidente del Laos, Choummaly Sayasone, alla zona economica speciale del Triangolo d' Oro.
Non solo.

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L' enclave cinese in territorio laotiano sarebbe anche al centro di un network di traffico di persone e di prostituzione minorile, così come di animali esotici: tigri, orsi della luna, pangolini, elefanti.

Secondo un rapporto del 2015 della Environmental Investigation Agency (Eia) la zona sarebbe un vero e proprio «supermarket a cielo aperto» di specie protette. Gli animali esotici verrebbero usati per la produzione di rimedi della medicina tradizionale cinese, nei ristoranti e per souvenir d' avorio e corno di rinoceronte.

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Negli ultimi tempi molte attività illegali sono state nascoste sotto il tappeto: bruciati davanti alle telecamere alcuni articoli in avorio, la prostituzione confinata nei centri massaggi e gli animali protetti tolti dai menù dei ristoranti. Anche se all' ombra del Kings Romans Casino c' è chi assicura che tutto sia ancora disponibile su richiesta.

Fonte: qui

mercoledì 1 novembre 2017

LA REGIONE VAL D’AOSTA, IL BUCO NERO ITALIANO

PURE IL CASINÒ È DI PROPRIETÀ DELLA REGIONE E RIESCE A PERDERE 50 MILIONI DI EURO IN UN ANNO. MA NON È L’UNICA MOSTRUOSITÀ DI UNA REGIONE CHE CON 126MILA ABITANTI (QUANTO GIUGLIANO IN CAMPANIA) HA PIÙ DIPENDENTI PUBBLICI DEL PIEMONTE, CHE NE HA 4,4 MILIONI 

IN OGNI FAMIGLIA C’È ALMENO UNO CHE CAMPA DI SOLDI PUBBLICI

Sergio Rizzo per www.repubblica.it

CASINO VALLE D AOSTACASINO VALLE D'AOSTA
«In un casinò la regola è far continuare a giocare i clienti. Più giocano e più perdono, e alla fine becchiamo tutto noi», fa dire Martin Scorsese a Robert De Niro, alias “Asso” Rothstein, nel film Casinò. Regola che a Saint Vincent, tuttavia, nessuno ha mai applicato. Perché se avesse funzionato anche lì, come nelle case da gioco del mondo intero, il Casinò de la Vallee non avrebbe perso una montagna di soldi.

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Centotrentaquattro milioni 583.189 euro dal 2003 al 2016, che fa 26.311 euro al giorno. Ogni valdostano, neonati compresi, perde al Casinò un centesimo all’ora. E non è una battuta a effetto, ma un’emorragia economica reale: perché la casa da gioco è pubblica, di proprietà della Regione. Che ora, dopo il rosso monstre dell’anno scorso (46,6 milioni!) dovrà con ogni probabilità rimettere mano al portafoglio per ricapitalizzare: almeno una ventina di milioni.

Un altro fra i prodigiosi risultati delle autonomie regionali? In una certa misura. Di sicuro il Casinò è oggi lo specchio della Valle D’Aosta. E se è legittimo chiedersi che senso abbia la sopravvivenza di statuti regionali speciali che spesso risultano fonte di sprechi e privilegi anacronistici e non più giustificabili, in questo caso la domanda è ancor più radicale: a settant’anni dai trattati di pace di Parigi del 1947 che ne sono di fatto l’origine, può ancora esistere una Regione così?

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Il record di dipendenti pubblici
Secondo l’ultimo dato Istat la Valle D’Aosta ha 126.883 abitanti. Più o meno la metà di Verona, o se preferite tanti quanti sono i residenti di Giugliano in Campania, provincia di Napoli. Con la densità territoriale minore del Paese, la popolazione è disseminata in 74 comuni. Ognuno dei quali ha i relativi uffici. Ci sono poi quelli della Regione, oltre alle strutture periferiche dello Stato centrale. Il che rende questa microscopica Regione il più massiccio serbatoio di posti pubblici della nazione in rapporto agli abitanti. L’Istat dice che ce ne sono 14.101, ovvero uno ogni nove valdostani. Dei quali posti, va precisato, ben 2.821 sono occupati dai dipendenti regionali. Duecento in più rispetto alla vicina Regione Piemonte, che però di abitanti ne ha 4,4 milioni.

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Ma non basta. Perché si deve aggiungere la pletora assurda delle società pubbliche. Nel portafoglio della Valle D’Aosta si contano una sessantina di partecipazioni di primo e secondo livello, con un numero di posti a carico del bilancio regionale non inferiore alle 2.300 unità. Settecento solo nel Casinò. Per non parlare dei 22 “enti strumentali” elencati nel bilancio regionale. Se poi si calcola anche l’indotto, si può dire che in ogni famiglia c’è chi campa con i denari pubblici.

Tutto parte da qui. Per chi non lo sapesse, la Valle D’Aosta è l’unica Regione italiana il cui governatore non è votato dal popolo, ma nominato dal consiglio regionale. Succede quindi che dopo le dimissioni del presidente Pierluigi Marquis seguite al ritrovamento di 25 mila euro in contanti nel suo ufficio, non si torni a votare. Perché la crisi si risolve esattamente come nella prima repubblica, con una manovra di corridoio. Anche se nulla cambierebbe pur tornando al voto. Perché in una comunità così ristretta, con il meccanismo delle tre preferenze, il sistema è congegnato in modo tale da garantire la conservazione del potere. Accontentando tutti grazie allo statuto speciale.
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Il bastone del comando
In una Regione normale come la Lombardia c’è una poltrona ogni 125 mila abitanti. Seguendo lo stesso criterio, il consiglio regionale della Valle D’Aosta dovrebbe averne una sola. Invece sono 35: una ogni 3.600 residenti. Con i costi che ne conseguono, se si considerano anche i 111 dipendenti del medesimo consiglio.

Dal 1946 a oggi, per più di sei decenni, il bastone del comando è stato nelle mani dell’Union Valdotaine, che ha governato ininterrottamente negli ultimi ventiquattro anni fino all’arrivo Marquis della Stella Alpina, il quale ha retto soltanto sei mesi e poi s’è dovuto dimettere. Prima di lui, la lunga epoca di Augusto Rollandin, ultimo vero padre padrone di una Regione dove un certo modo di intendere la politica ha allagato l’intera società. Come dimostrano alcuni dettagli solo apparentemente trascurabili.
VALLE AOSTA 1VALLE D'AOSTA 

Prima di essere nominato governatore Rollandin era presidente della Compagnia valdostana delle acque, l’azienda pubblica che gestisce gli impianti idroelettrici acquistati nel 2001 dalla Regione con un’operazione di cui si parla più avanti. Società nella quale l’assessore al turismo Aurelio Marguerattaz, già membro del collegio sindacale del Casinò, è stato peraltro revisore. Mentre lo stesso Marquis aveva in passato occupato le poltrone di presidente della Società autostrade valdostane e del Raccordo autostradale Valle D’Aosta spa.

L'ombra del voto di scambio

VALLE AOSTAVALLE D' AOSTA
Su 35 consiglieri, una decina hanno ricoperto incarichi in aziende o enti regionali. E colpisce che in quattro siano stati sospesi ai sensi della legge Severino perché raggiunti da condanne in primo grado in seguito alle inchieste sull’uso improprio dei fondi di partito. Mai però come hanno colpito le sconvolgenti affermazioni di Rosy Bindi, presidente della commissione parlamentare antimafia, che giovedì 19 ottobre ha scioccato l’intera Regione con queste parole: «In una realtà con così pochi elettori e una presenza significativa di persone riconducibili a gruppi ‘ndranghetisti è singolare che in Valle D’Aosta non si sia indagato sul voto di scambio per accertare se ci sono stati tentativi di condizionamento sulle scelte politiche e amministrative».

Ombre davvero inquietanti, che si aggiungono alle tante che già aleggiano sulla più piccola Regione italiana. Al riparo dello statuto speciale e di un potere politico così pervasivo qui tutto può accadere. Sfiorando il limite delle regole imposte a ogni buon padre di famiglia. Per esempio, può succedere che la Regione acquisti un albergo (l’hotel Billia) per la rispettabile cifra di 58 milioni, con il risultato di aggravare la traballante situazione finanziaria del Casinò e ritrovarsi sul groppone altro personale.
VALLE D AOSTA 3VALLE D' AOSTA 

L'affare Skyway
Oppure che la medesima Regione spenda 162 milioni per realizzare un impianto avveniristico come lo Skyway affidandone la gestione alla società Funivie Monte Bianco nella quale i privati hanno metà meno una quota del capitale. Però senza che sia stata fatta una gara, perché quella società era in origine tutta privata. O ancora, capita che più di 30 milioni dei contribuenti vengano investiti in un aeroporto gestito da un’altra società controllata da un petroliere genovese proprietario della compagnia aerea Air Vallée. Ma con la partecipazione, anche qui, della Regione che continua a tirare fuori i soldi.

I derivati con Deutsche Bank

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Piccolo particolare, dal 2008 non c’è un volo di linea e l’aeroporto è costato quest’anno un altro milione e mezzo a un bilancio regionale pieno di sorprese. Una per tutte. Si scopre che dal 2001 la Regione ha stipulato con Deutsche bank un contratto in derivati per 543,1 milioni (4.310 euro per ogni cittadino) a valle di un prestito obbligazionario per comprare le centrali idroelettriche. Motivo, tutelarsi dal rischio di aumento dei tassi d’interesse. Fatto sta che i tassi sono al minimo storico e per quel contratto ventennale i valdostani stanno accantonando 43,5 milioni l’anno: circa 27 di capitale e 16 di interessi. Fare i conti non è difficile.
VALLE D AOSTA - 1VALLE D' AOSTA 

Poi si è reso necessario per legge un riaccertamento dei residui attivi e passivi nel bilancio regionale, con il risultato che l’avanzo di amministrazione di 217,6 milioni del 2015 si è trasformato in un disavanzo di 204,8 milioni. Niente male, per una Regione che per statuto può trattenere in casa il 90 per cento delle tasse. Esattamente come ora vorrebbe il Veneto di Luca Zaia…

Fonte: qui

lunedì 2 ottobre 2017

COME UN UOMO DI 64 ANNI SI È AFFACCIATO DA UN CASINÒ DI LAS VEGAS E HA COMPIUTO LA STRAGE DA ARMA DA FUOCO PIÙ SANGUINOSA DELLA STORIA DEGLI STATI UNITI

ALMENO 50 MORTI E 200 FERITI 

‘MORIRETE TUTTI!’ AVEVA URLATO UNA DONNA PRIMA DELLA SPARATORIA, ALLONTANATA DAL CONCERTO 

FERMATA LA COMPAGNA DEL KILLER, MA NON SAREBBE LEGATA ALL’ATTENTATO

La strage di Las Vegas


LAS VEGAS: TRUMP, SPARATORIA TERRIBILE
strage a las vegas 7STRAGE A LAS VEGAS 7
 (ANSA) - Una ''sparatoria terribile. Le mie piu' calde condoglianze alle famiglie delle vittime''. Lo twitta il presidente Donald Trump.


'MORIRETE TUTTI', L'AVVERTIMENTO PRIMA SPARATORIA
 (ANSA) - ''Morirete tutti'': sono le parole di una donna allontanata dal concerto di Las Vegas poco prima della sparatoria. Lo riferisce una testimone oculare citata dai media americani. La donna e' stata allontanata, insieme a un uomo con il quale era al concerto, perche' stava infastidendo i vicini. ''E' stata portata via in modo che la smettesse di infastidire tutti, ma nessuno pensava che le sue parole fossero serie'' afferma la testimone, una ragazza di 21 anni che preferisce non rivelare il proprio nome. La coppia era di origini ispaniche: ''sembravano persone normali''.

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SPARATORIA PIU' SANGUINOSA IN STORIA USA
 (ANSA) - La strage di Las Vegas e' la ''sparatoria più sanguinosa della storia americana'', con un bilancio provvisorio di 50 morti e 200 feriti. Lo riporta la Cnn.


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E' di almeno 50 morti e 200 feriti il bilancio aggiornato della sparatoria nella zona dei casinò di Las Vegas: il killer avrebbe aperto il fuoco dal 32mo piano dell'hotel Mandalay Bay verso la folla che assisteva a un concerto per il festival country "Route 91 Harvest", nelle immediate adiacenze. Testimoni affermano di aver visto i bagliori degli spari. Un uomo sospettato di aver aperto il fuoco è stato ucciso. ''A questo punto non consideriamo la sparatoria un atto di terrorismo - afferma la polizia di Las Vegas - Sembra più un'azione di un lupo solitario''. Fra i morti ci sono due agenti di polizia fuori servizio: erano tra il pubblico ad assistere al concerto.
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La polizia ha rintracciato Mary Lou Dandley, ma non è chiaro se sia sotto custodia della polizia. La donna, asiatica, avrebbe legami con il killer. Nata il 12 dicembre 1954, è considerata una ''persona di interesse'' e viveva con l'aggressore. La polizia sta cercando anche due auto, una Hyunday e una Chrysler Pacific, registrate a nome dell'autore della sparatoria. Lo sceriffo chiede di consegnare i video della sparatoria perché potrebbe aiutare le indagini.


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''Sembrava il rumore di fuochi di artificio''. Cosi' alcuni testimoni descrivono i secondi iniziali della sparatoria. La musica e' inizialmente andata avanti con la band del cantante Jason Aldean che si esibiva che, probabilmente come il pubblico, non aveva capito quanto stava avvenendo. ''E' stato al di la' di ogni possibile immaginazione: e' stato orribile'' commenta Jason Aldean, il quale ha continuato a cantare per circa 45 secondi prima di lasciare il palco.
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"Abbiamo sentito decine di colpi di armi automatiche", riferisce uno dei testimoni. Nei video pubblicati online si sentono quelle che sembrano centinaia di raffiche di mitra.

Anche gli agenti delle Swat intervenuti sono stati presi di mira da colpi di arma da fuoco, riferisce il New York Times. Gli hotel Mandalay Bay, Luxor e l'Excalibur Vegas, tutti nei pressi della sparatoria, sono ancora isolati dalla polizia, e i clienti bloccati all'interno. E' stato bloccato il traffico aereo all'aeroporto McCarran di Las Vegas. 

Fonte: qui

COSA HA SPINTO IL MITE STEPHEN PADDOCK, PENSIONATO DI 64 ANNI, A COMPIERE A LAS VEGAS LA STRAGE PIÙ SANGUINOSA NELLA STORIA AMERICANA, CON 59 MORTI E 527 FERITI?

EX CONTABILE, ERA BENESTANTE, GIOCAVA D'AZZARDO, AMAVA LA MUSICA COUNTRY, VIVEVA IN MODO MOLTO RISERVATO MA PER ALCUNI AVEVA ACCUMULATO PARECCHI DEBITI DI GIOCO

AVEVA PRESO UNA STANZA AL MANDALAY HOTEL GIOVEDÌ 28 SETTEMBRE, MA NESSUNO HA NOTATO CHE, GIORNO DOPO GIORNO, HA PORTATO CON SE' UN ARSENALE (19 FUCILI DA GUERRA) 

IL PADRE BENJAMIN HOSKINS PADDOCK ERA UN RAPINATORE ED È STATO NELLA LISTA DEI “MOST WANTED” DALL'FBI: ERA CONSIDERATO "PSICOPATICO" CON "TENDENZE SUICIDE" - VIDEO

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1 - AL CONCERTO COUNTRY DI LAS VEGAS IL TERRORE ARRIVA DAL GRATTACIELO
Paolo Mastrolilli per “la Stampa”

strage di las vegasSTRAGE DI LAS VEGAS
La «Strip» di Las Vegas è diventata un campo di battaglia domenica sera, con almeno 59 caduti e 527 feriti. Ma perché? Cosa ha spinto Stephen Paddock, un pensionato di 64 anni, a compiere la strage più sanguinosa nella storia Usa nel cuore della capitale mondiale della trasgressione? Domenica era l'ultima giornata del «Route 91 Harvest Festival», kermesse di musica country, e Jason Aldean era appena salito sul palco all' aperto per chiudere il concerto.

strage di las vegas stephen paddockSTRAGE DI LAS VEGAS STEPHEN PADDOCK
Alle dieci e otto minuti i 22.000 spettatori hanno sentito alcune esplosioni: «Ho capito subito - ha raccontato la testimone Tenaja Floyd - che non si trattava di fuochi d' artificio». Erano proiettili, piovevano da una finestra al 32° piano del Mandalay Bay Resort, l' albergo sul lato opposto della «Strip». Nove secondi di spari a raffica, poi trentasette secondi di pausa, e poi ancora scariche di colpi. Almeno 58 persone sono morte, e oltre 500 sono rimaste ferite. Prima dello show, secondo un'altra testimone, una donna aveva minacciato gli spettatori: «Morirete tutti».

strage di las vegasSTRAGE DI LAS VEGAS
Sapeva qualcosa? La polizia ha individuato in fretta la stanza da dove venivano gli spari, ma quando ha forzato la porta tutto era già finito. Dentro ha trovato Paddock, che si era suicidato, e diciannove fucili da guerra. Il killer era un pensionato benestante, secondo il fratello miliardario, che viveva in una bella casa di Mesquite, poco a Nord di Las Vegas, con la fidanzata di 62 anni Marilou Danley. Aveva preso una stanza al Mandalay giovedì 28, ma nessuno aveva notato nulla di strano. Giorno dopo giorno però aveva portato dentro il suo arsenale, e un martello per rompere la finestra da cui sparare. Dunque un piano premeditato nei dettagli, che esclude un' esplosione improvvisa di rabbia, e accresce il mistero sulle motivazioni.

strage di las vegasSTRAGE DI LAS VEGAS
L'Isis, che a giugno con un video aveva sollecitato i militanti a colpire Las Vegas, ha rivendicato l'attentato: «Paddock era un soldato convertito di recente all'Islam». L' Fbi però ha smentito: non ha trovato tracce nell' albergo, e nulla di inusuale nella casa. Ha parlato con Marilou, che era nelle Filippine e ha detto di non sapere nulla. Eric, il fratello di Paddock che vive in Florida, ha descritto così la sua sorpresa: «È come se ci fosse caduto un meteorite in testa. Stephen non aveva alcuna affiliazione politica o religiosa, che io sappia. Possedeva armi, ma non era un maniaco. Al massimo aveva beccato un paio di multe».
stephen paddockSTEPHEN PADDOCK

Il presidente Trump, in assenza di dettagli, si è limitato a fare un appello all'unità: «Questo è un atto di pura malvagità». Quando gli investigatori scopriranno il motivo, però, i toni cambieranno. Se Paddock ha agito davvero ispirandosi all' Isis non sarebbe una notizia positiva per l' amministrazione, ma almeno giustificherebbe la durezza con cui il capo della Casa Bianca vuole combatterla, anche se il bando degli immigrati islamici non avrebbe evitato la strage.

Se era affiliato a qualche gruppo terroristico interno, l'attacco acuirebbe la spaccatura politica e razziale, che Trump è accusato di fomentare. Se era un «sociopatico», come ha detto lo sceriffo di Las Vegas Joe Lombardo, o uno «psicopatico», come suo padre che rapinava banche, si scateneranno due polemiche. La prima sulla scarsa attenzione per la cura delle malattie mentali, che è la versione preferita dai conservatori per spiegare queste tragedie; la seconda sulla diffusione delle armi, che invece è un tema centrale per i democratici, ma molto imbarazzante per Trump. Negli Usa infatti ci sono più fucili che abitanti.
stephen paddockSTEPHEN PADDOCK

La loro diffusione è garantita dal Secondo emendamento della costituzione, un paragrafo ormai anacronistico, che era stato inserito dai padri fondatori per consentire ai cittadini di riprendere le armi se gli inglesi fossero tornati ad invadere l'ex colonia. La lobby dei produttori Nra è però brava ad usare la tradizione culturale americana per difendere i suoi interessi: Obama non era riuscito a piegarla dopo la strage nella scuola di Sandy Hook, e Trump nemmeno ci proverà adesso, perché altrimenti perderebbe i voti della sua base. Secondo le prime informazioni raccolte dagli investigatori, Paddock aveva comprato legalmente le sue armi. Se fosse così, dunque, la polizia non avrebbe potuto fargli neppure una multa, mentre andava a compiere il suo massacro.


2 - UN CONTABILE COL VIZIO DELL' AZZARDO L'INSOSPETTABILE PENSIONATO-KILLER
Francesco Semprini per “la Stampa”

la strage di las vegasLA STRAGE DI LAS VEGAS
Contabile di professione, giocatore d'azzardo incallito, con la passione per la musica country, e una condotta di vita decisamente riservata. È questo il profilo che emerge dal passato di Stephen Craig Paddock, il pensionato di 64 anni autore di quello che passerà alla storia come il massacro dello Strip, la via di Las Vegas dove era in corso un festival di musica country. Se questa sia una coincidenza o meno lo stanno stabilendo gli inquirenti, così come i contatti con la «jihadisfera».

Le cannoniere social dello Stato islamico non hanno perso tempo nel rivendicare la mattanza di almeno 58 innocenti, per mano del soldato Paddock «da poco convertito all' Islam col nome di Samir Al-Hajib».
la strage di las vegasLA STRAGE DI LAS VEGAS

Per ora ciò che emerge è che lo «stragista della Strip» non amava mettersi in mostra, e sul casellario giudiziario il suo nome era comparso solo una volta per un vecchio contenzioso con un albergo di Las Vegas in seguito a un infortunio. Il padre invece era noto alle forze dell' ordine, «rapinatore seriale» di banche: Benjamin Hoskins Paddock è stato per anni nella lista dei «most wanted» dall' Fbi dopo essere fuggito da un carcere federale del Texas dove stava scontando una condanna a vent' anni. L' uomo era stato diagnosticato come uno «psicopatico» con «tendenze suicide».

Ma Stephen di tutto questo sembrava non aver ereditato nulla, aveva un regolare porto d' armi, la licenza di caccia e la licenza di volo. Cosa lo abbia fatto sentire titolare anche della licenza di uccidere è da appurare. «Come un asteroide caduto dal cielo», dice Eric Paddock, fratello del killer, sconvolto.


la stanza del mandalay bay da cui ha sparato stephen paddockLA STANZA DEL MANDALAY BAY DA CUI HA SPARATO STEPHEN PADDOCK
«Non aveva alcuna affiliazione politica o religiosa e non c' era alcuna indicazione che potesse fare una cosa del genere. Era normale - prosegue -. Qualcosa deve essere successo, ha perso la testa». Alcuni azzardano l' ipotesi dei debiti di gioco, perché il vizio di scommettere Stephen lo aveva. «Giocava forte a video poker - dice il fratello -, una volta mi ha mandato un messaggio dicendo di aver vinto 250 mila dollari».

Il killer, prima della pensione, aveva lavorato come contabile e poi nel settore immobiliare, in particolare nell' area di Orlando, in Florida, dove vive la sua famiglia. Di recente spariva per periodi prolungati, secondo il fratello per dedicarsi a «full-immersion» di gioco d' azzardo, una passione, o meglio un vizio, che condivideva con Marilou Danley, la donna di origini asiatiche, con cui ha vissuto per diversi anni a Reno, in Nevada.
il padre di stephen paddockIL PADRE DI STEPHEN PADDOCK

I due però avevano anche una casa a Mesquite, fuori Las Vegas, dove Stephen si era trasferito da Melbourne, Florida, dopo aver vissuto in California e Texas. I vicini raccontano di aver avuto contatti con la donna - l'unica che potrebbe dare spiegazioni ulteriori -, ma non con l'uomo, a conferma della sua riservatezza. L'ultima a sentire il killer è stata la madre 90enne che vive in Florida: circa due settimana fa, era stata contattata dal figlio, sempre con un messaggino, dopo il passaggio dell' uragano Irma.

Poi più nulla. Un nuovo periodo di «apnea», l'ultimo, prima della mattanza. Ed è proprio in quell' apnea che si concentrano gli inquirenti, per capire se stavolta la sua condotta riservata, celasse un seme di follia, un laico intento omicida o la conversione al jihadismo. E dare un movente alla peggiore strage della storia americana.

Fonte: qui

la stanza del mandalay bay da cui ha sparato stephen paddockLA STANZA DEL MANDALAY BAY DA CUI HA SPARATO STEPHEN PADDOCKil mitragliatore usato da stephen paddockIL MITRAGLIATORE USATO DA STEPHEN PADDOCK