9 dicembre forconi: GIULIETTO CHIESA
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sabato 9 dicembre 2017

Giulietto Chiesa: così Beppe Grillo ha ingannato gli italiani

Avevo creduto alle promesse di Grillo, ma sbagliavo: che se ne rendano conto o meno, i grillini non hanno nessuna possibilità di cambiare l’Italia. 
E nemmeno nessuna intenzione di farlo, stando a come si comportano i leader: nessuna proposta vera su niente di importante, né la crisi economica né quella geopolitica. «Fanno le pulci alle spese dei parlamentari, ma tacciono sui fiumi di soldi che spendiamo per la difesa militare: 60 milioni di euro al giorno, contro i 44 di finanziamento pubblico a cui i parlamentari grillini hanno rinunciato, dal 2013». 
Parola di Giulietto Chiesa, direttore di “Pandora Tv” e promotore – con Antonio Igroia – del progetto “Lista del Popolo”, definito anche “La Mossa del Cavallo”. In sintesi: «Metà degli italiani non vanno più a votare, l’altra metà votano per partiti in cui non credono più, in gran parte, e intanto l’Italia va a rotoli: quindi che facciamo, stiamo a guardare?».
Chiesa punta su una lista che si rivolga all’oceano dell’astensionismo, per portare in Parlamento un nucleo di opposizione radicale al mainstream politico: «Fra cinque anni sarà tardi, perché i cartelli bancari avranno finito di privatizzare il paese e per l’Italia non ci sarà più niente da fare», dice, ai microfoni di “Border Nights”.
A motivare Chiesa rispetto al progetto elettorale con Ingroia, anche la cocente delusione rappresentata dai 5 Stelle: «Li ho votati, sperando che la loro spallata sarebbe stata molto utile, ma poi alla spallata non è seguita un’azione». 
Beppe Grillo? 
«Mi Giulietto Chiesaaveva telefonato, promettendomi che ci saremmo risentiti, per parlare di contenuti. Invece è sparito». 
Peccato, si rammarica il giornalista, autore di saggi come “La guerra infinita”, sul terrorismo “false flag” dell’11 Settembre. Giulietto Chiesa è tra quanti avevano sperato che, dopo i “vaffa” iniziali, i grillini potessero accettare di crescere e confrontarsi con altri interlocutori sui temi più decisivi. 
Errore: continuano a ripetere che non faranno alleanze con nessuno. «Hanno ottenuto un grande risultato, dovuto alla genialità spettacolare di Beppe Grillo», ammette. 
Ma poi, aggiunge, «sostanzialmente hanno ingannato milioni di persone, perché non si può cambiare l’Italia con il 25%». 
Onestamente: è impensabile cambiare un paese complesso come l’Italia rappresentando solo un elettore su quattro. Si erano illusi di poter conquistare il 51% per cento? «Qualcuno ha addirittura scritto, stupidamente, che tutti si dovrebbero iscrivere al M5S». 
Altra sciocchezza: «Nel paese ci sono sensibilità diverse, esperienze, storie. Non puoi chiedere alla gente di cancellare il proprio passato. Non esiste una maggioranza della totalità».
Nel frattempo, aggiunge Chiesa, «i leader sono andati dietro a Grillo, il deus ex machina che li aveva portati, tra virgolette, al potere. Hanno creduto che, essendo entrati in Parlamento, fossero entrati nel potere: e ci sono stati comodi». 
Volevano moralizzare il paese? 
«Ma la moralizzazione che avevano concepito, adesso si vede con tutta chiarezza: era la lotta contro i politici. Sembravano (e sembrano) non rendersi conto che i politici sono solo dei maggiordomi. E’ un errore di analisi», sottolinea Chiesa. «I veri guastatori della democrazia sono state le banche, i grandi imprenditori che hanno venduto le loro imprese all’estero». 
Un nome su tutti, la Fiat. «Come mai non si parla mai dei grandi imprenditori ladri? Come mai non si parla dei politici che, insieme a loro, hanno cambiato le leggi dello Stato? Non le hanno mica fatte i politici: le hanno fatte i ricchi banchieri che hanno deciso chi doveva scrivere quelle leggi». 
Giulietto Chiesa non ha mai smesso di parlare con gli elettori grillini, anche su Facebook. «Qualcuno mi ha detto: ma perché non ti iscrivi al M5S? Io ci ho persino provato, ma sono Grillostato respinto: perché ero troppo ingombrante, per questi signori, a cominciare da Beppe Grillo, e a quel punto ho cominciato a pensare che non era un uomo sincero. E adesso lo penso con cognizione di causa».
Racconta Chiesa: «A Grillo ho offerto aiuto. Gratis, senza nessun impegno. Gli ho offerto documenti, analisi. Una volta mi telefonò, ero a Mosca, mi ringraziava per aver invitato a votare 5 Stelle in Sicilia. Mi disse: forse dovremmo parlarci. E io: bene, lo farò molto volentieri, al mio rientro in Italia. Mai più sentito». Aggiunge Giulietto Chiesa: «Io sono stato espulso, virtualmente, probabilmente perché sapevano che si sarebbero trovati in grave difficoltà a rispondere a mie obiezioni, che erano tutte amichevoli». 
Assicura: «Non ho niente contro il Movimento 5 Stelle. Anzi, al contrario: penso che in gran parte sia composto da persone arrabbiate, che non hanno il quadro della situazione ma sono arrabbiate, come milioni di italiani. E io sono arrabbiato esattamente come loro, ma ho capito che senza una linea politica chiara, senza aver individuato il nemico, non si vince. Ecco la differenza». 
In altre parole: inutile sparare sui politici, meglio individuare i veri “mandanti”. E magari, fare proposte concrete: «Il loro programma 2018 è inconsistente, pari a quello del 2013. Nessun impegno sostanziale sull’economia, sull’Europa, sulla Nato».
C’è chi sospetta che i 5 Stelle non siano nient’altro che “gatekeeper”, specchietti per allodole. Missione: deviare l’indignazione popolare verso binari non pericolosi per il potere. Giulietto Chiesa non lo crede: «Ho l’impressione che all’inizio non ci fosse nessun disegno. Credo che né Grillo né gli altri avessero qualche secondo fine. Semplicemente, non essendo in politica, hanno saputo percepire gli umori popolari, e li hanno interpretati. Un fatto spontaneo, quindi, senza un disegno per imbrigliare la spinta popolare». Del resto, qualcosa del genere è avvenuto un po’ in tutta Europa: «Chi ha capito al volo la sfiducia verso i partiti tradizionali ha raccolto questa protesta». Poi, ovvio, i poteri forti hanno strumenti formidabili per imbrigliarla: «Riescono a corrompere, distorcere, inquinare la spinta del nemico. Quindi qualcuno adesso può benissimo aver pensato a Di Maioquesta forza nuova, che però è molto primitiva, non conosce la situazione, non ha esperienza. Qualcuno quindi può aver pensato: ok, dirottiamola su fenomeni secondari. Così il nemico è diventato la classe politica, tutto il resto non è stato visto».
Secondo Giulietto Chiesa, «l’Italia è ridotta a colonia dell’America», al guinzaglio della Nato che minaccia la pace in mezzo mondo. 
«Ma se tu non ti poni il problema di chi è il padrone che ti ha colonizzato, come diavolo puoi pensare di rivoltare l’Italia come un calzino?». I grillini, insiste Chiesa, si sono scatenati contro il finanziamento pubblico ai partiti, rinunciando finora a 44 milioni di euro. «Ma 44 milioni fanno ridere: la nostra difesa militare ci costa 60 milioni di euro al giorno». Grillo dispone di 170, tra deputati e senatori, che si limitano a fare le pulci al conti dei parlamentari: il problema della spesa militare Nato «dovrebbero sollevarlo in Parlamento e gridarlo ai quattro venti», dice Chiesa. «Almeno, quei 44 milioni dovrebbero usarli fare una televisione, che lo dica tutti i giorni dove finiscono quei soldi. Allora sì, ci sarebbe stato un rilancio del movimento: e invece, su queste questioni, silenzio». A quattro anni dalle elezioni 2013, «il Movimento 5 Stelle non solo non dice “uscire dalla Nato”, ma dice “ci voglio rimanere, nella Nato”». 
E il suo nuovo leader, Di Maio, «va negli Stati Uniti per dire agli americani: state tranquilli, noi non metteremo in discussione il nostro essere una vostra colonia». E allora, conclude Chiesa, «è la fine del Movimento 5 Stelle, e mi dispiace». Può anche darsi che vadano bene, a queste elezioni, «e io glielo auguro». 
Ma non hanno più nessuna chance di salvare l’Italia.

Fonte: qui

venerdì 3 novembre 2017

Perché i derivati sono le “armi di distruzione di massa” della finanza mondiale

Viene da chiedersi: cosa sta succedendo nella finanza mondiale?
Secondo un rapporto della ESMA (European Security and Markets Authority) il solo mercato dei derivati "europei" vale 453 trilioni di €, cioè 453 mila miliardi. Il calcolo è stato effettuato sulle transazioni effettivamente avvenute in base ai sistemi dell'EMIR (European Market Infrastructure Regulation).
ESMA e EMIR sono due strutture relativamente "giovani" istituite dalla Commissione Europea per cercare di capire, e rendere un tantino più trasparenti, le operazioni di un mercato i cui eccessi furono decisivi per provocare la crisi finanziaria del 2008.
Cercare di capire non significa controllare, tanto meno frenare gli eccessi. Ma almeno il rapporto consente di percepire — a chi vuole vedere — se il livello di allarme è stabile, è cresciuto, o scende. Risposta: cresce.
Ma, ciò che è più importante, si mantengono inalterate le cattive abitudini che si coltivavano in precedenza. Dal rapporto emerge che gli operatori finanziari mondiali (infatti sul mercato europeo ci sono tutti, non solo gli euroei) agiscono soprattutto attraverso i canali non regolamentati (che continuano imperterriti ad essere tali): quelli che vengono definiti comunemente come "over the counter", ovvero "sul banco". 

Su un valore nozionale di 282 mila miliardi di euro di derivati concernenti i tassi d'interesse, ben il 94% viene negoziato "over the counter". 
Questa percentuale sale al 99% se si analizzano i derivati concernenti il mercato valutario. E queste due voci coprono circa l'80% di tutti i derivati "europei". In termini più brutali siamo di fronte a un Far West valutario più o meno al 96%, dove gli sceriffi, se ci sono, non osano neppure mettere il naso.
Ma ora proviamo a vedere, a occhio e croce, qual è la molto probabile situazione mondiale. Se il mercato dei derivati dell'Unione Europea vale — con le caratteristiche qui delineate — 453 trilioni di €, quanto sarà il mercato mondiale dei derivati? 
Per esempio: prendiamo come riferimento le cifre corrispondenti del 2008. Il PIL mondiale dell'epoca veniva calcolato attorno ai 54 trilioni di $. Quello dei derivati mondiali "over the counter" era di 684 trilioni. Fatti un po' di calcoli all'ingrosso, tenendo conto dell'aumento del PIL mondiale e della cifra dei derivati europei qui esplicitata, sembra di poter dire che la cifra dei derivati mondiali al 2016 supera i 1000 trilioni di $. (un milione di miliardi). Erano, nel 2008, all'incirca 14 volte il PIL mondiale. Ancora una volta a occhio e croce, si può ipotizzare che siano oggi non meno di 20 volte il PIL mondiale.
Siamo di fronte a un gigantesco "mercato ombra" composto da contratti tra privati di cui non solo è impossibile stabilire l'esatto ammontare, ma neanche quale sia il ruolo dei cosiddetti investitori istituzionali (società di intermediazione finanziaria che raccolgono i risparmi dei privati per investirli prevalentemente nelle imprese quotate in borsa). Cioè un mercato di cui si sa poco o niente, ma che influisce sui destini della finanza mondiale praticamente sfuggendo a ogni controllo.
In particolare ai controlli degli Stati. Se perfino Warren Buffet, uno dei maggiori finanzieri del mondo, arrivò a definire i derivati come "gli equivalenti finanziari delle armi di distruzione di massa", dovremmo dedurne che la situazione delle grandi masse di risparmiatori è simile a quella dei profughi africani che prendono il mare in cerca di fortuna a bordo di gommoni rattoppati. Ovviamente nel rapporto dell'ESMA queste e analoghe considerazioni sono rigorosamente assenti. Non è compito loro — anzi al contrario — sollevare allarmi. Viene in mente il discorso che Franklin Delano Roosevelt fece al Congresso degli Stati Uniti il 29 aprile 1938: "la prima verità è che la libertà di una democrazia non è salda se il popolo tollera la crescita d'un poter privato al punto che esso diventa più forte dello stesso stato democratico. Questo, in essenza, è fascismo — un governo posseduto da un individuo, un gruppo, o qualsiasi altro potere privato capace di controllarlo".


Fonte: qui

venerdì 6 gennaio 2017

Come funziona l'informazione di Vladimir Putin in Europa (e in Italia)

L’offensiva mediatica russa in Occidente ha il nome di Sputnik, il primo satellite mandato in orbita dai sovietici.


È un sito Internet in 30 lingue, con radio e agenzia. Basato a Mosca. 


E per l’edizione italiana c’è la firma di Giulietto Chiesa
Come funziona la propaganda di Putin in Europa (e in Italia)
Vladimir Putin
Da qualche tempo, in vetta alle ricerche Google sui fatti più importanti del mondo, compaiono nelle larghe finestre a pagamento gli articoli di Sputniknews Italia . “Sputnik”, come il primo satellite artificiale sovietico lanciato in orbita nel 1957 dal cosmodromo di Baikonur e la cui traduzione letterale significa “compagno di viaggio”. Un riferimento ai soviet e una strizzata d’occhio agli internauti nell’esplorazione di quella che si promette sia una «fonte unica di notizie alternative» che racconta «ciò che gli altri non dicono».

Il suffisso “it” è la variante italiana di un’agenzia, sito Web e radiobroadcast che si declina in realtà in 30 lingue tra cui quelle parlate nei Paesi a ridosso della Russia, in aree sensibili (l’arabo, il pashto di afgani e pakistani, il serbo dei correligionari ortodossi per il legami con i sempre turbolenti Balcani), oltre naturalmente all’inglese, francese, spagnolo, portoghese per veicolare messaggi dovunque. Uno sforzo economico enorme che contempla anche 800 ore di trasmissioni radiofoniche giornaliere e il lavoro 7/24 delle redazioni regionali di Washington, Cairo, Pechino, Montevideo.

Nuovi monumenti, musei, centri culturali.  Perfino concorsi  a premi dedicati  al dittatore. A Mosca e in provincia.  Perché nel paese di Putin il passato è più presente che mai. A 25 anni dal crollo dell’Urss e nel centenario della Rivoluzione bolscevica   

Il tutto controllato dall’agenzia Rossiya Segodnya, fondata dal Cremlino nel dicembre del 2013 per volere naturalmente di Vladimir Putin e affidata al giornalista Dmitry Konstantinovich Kiselev, 62 anni, già vicedirettore della tv di Stato, un fedelissimo del nuovo zar e in prima linea nel difendere le ragioni di Mosca in Ucraina come in Medioriente. A svolgere il ruolo di redattore capo c’è invece una donna, Margarita Simonyan, origini armene, che si è guadagnata i galloni sul campo coprendo la seconda guerra di Cecenia e la sanguinosa vicenda della presa d’ostaggi nella scuola di Beslan.

Il sito italiano, peraltro ben curato, ha sezioni che spaziano dai nostri affari interni alla politica internazionale, l’economia, news curiose di vita in Russia. Riporta interviste come quella all’indipendentista veneto Gianluca Busato su «tutte le cose che hanno in comune la Crimea e il Veneto». Fornisce in diretta le conferenze stampa del presidente russo, confuta puntigliosamente le teorie sull’invadenza degli hacker russi e la loro influenza sulle elezioni americane.

Difende l’operato di Mosca in Siria. Insomma, informazione a tutto campo. Più gli opinionisti che le commentano e tra i quali spicca il nome di Giulietto Chiesa, 76 anni, a lungo corrispondente da Mosca per l’Unità e La Stampa, giornalista, scrittore, politico, spesso controcorrente e convinto, per dire, che la versione ufficiale dell’11 settembre di New York sia una serie di colossali panzane americane fatte bere all’opinione pubblica.

Eloquenti alcuni dei suoi ultimi editoriali come quello sulle «falsificazioni mainstream» circa Aleppo, o l’appassionata autconfessione: «Scrivo su Sputnik e collaboro con diversi canali russi. Che ne sarà di me?». Dove il bersaglio è una risoluzione del Parlamento europeo che «equipara i media russi allo Stato islamico», bollata come «record del delirio russofobico».

Come in tanti altri Paesi, anche in Italia Sputnik è stato accusato di pesante propaganda al servizio di Putin che avrebbe voluto far cadere il governo Renzi per favorire i 5Stelle di Beppe Grillo. Il tutto per un commento di Marco Fontana, 39 anni, addetto stampa della Regione Piemonte, responsabile dell’ufficio stampa della Federazione medici pediatri di Torino, il quale si difende: «La cosa mi ha fatto parecchio incazzare. Mi hanno paragonato a un hacker russo, nientemeno, e solo perché il sito TzeTze, area Grillo-Casaleggio, aveva ripreso il mio scritto». Quando, giura, non ha mai subito pressioni dalla redazione centrale che sta a Mosca, che lo lascia libero di esprimere le sue idee, non ha mai cambiato una riga («certo so che non potrei scrivere che Putin deve andare in galera, ma forse che i media italiani non hanno un padrone contro il quale non possono esprimersi liberamente?») e semmai si è limitata, talvolta, a commissionare un articolo, come capita in ogni giornale: «È successo tre volte. Per un pezzo su Ratzinger, uno sulle foibe e uno sui rappresentanti della Duma in visita a Torino».

Le cose funzionano più o meno così, a suo dire. «L’unico che ha un legame diretto con la redazione centrale è Giulietto Chiesa. Io mando i miei scritti via email a un amico che sta a Mosca e lui li gira alla caporedattrice, di nome Elena. Altro non so, se non che io mi limito a fare il mio lavoro da professionista come farei per qualsiasi altra testata».

Sputnik è l’erede della storica “Voce della Russia”: «Il governo di Mosca», prosegue Fontana, «ha voluto fare un grosso investimento per rendere più moderna la sua informazione e ha fatto scouting in diverse nazioni per accaparrarsi delle firme. Scegliendole, naturalmente, tra coloro che hanno almeno un comune sentire con la politica ufficiale. Veniamo regolarmente retribuiti. Subiamo la doppia tassazione e, da quando è stato varato l’embargo, abbiamo dovuto sottoscrivere con la banca un documento in cui l’istituto di credito ci avverte che può fornire i nostri dati a chiunque li richieda perché riceviamo un compenso dalla Russia».

Fontana si chiede come mai ci sia tanto interesse per un organo che, nella sua pagina Facebook, raccoglie solo 32 mila “mi piace” quando i media filoccidentali sono centinaia e centinaia con milioni di seguaci. La risposta è nel rumore che, soprattutto negli ultimi mesi, hanno fatto notizie apparse sui vari Sputnik (vanno in Rete, è bene ricordarlo, da fine 2014, due anni fa). A partire da quella più discussa e che ha alimentato il sospetto di ingerenze del Cremlino nella campagna elettorale che ha portato all’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti. Era successo che Bill Moran, redattore di Sputnik Washington, avesse citato alcuni passaggi della corrispondenza privata di Hillary Clinton resa nota da Wikileaks, attribuendo erroneamente una citazione a un assistente della candidata democratica quando in realtà era il frutto di un articolo di “Newsweek”. Ecco La teoria difensiva che appare sul sito italiano: accortosi del pasticcio, «Moran invece di modificare l’articolo lo ha direttamente eliminato. Era rimasto online per solo 19 minuti. Tra i mille che lo avevano visualizzato c’era Trump che ha usato l’erronea citazione nel corso di un incontro coi suoi sostenitori». Da qui l’accusa al nuovo presidente Usa di usare tesi della propaganda russa quando in realtà si sarebbe trattato solo uno sbaglio materiale.

Resta il fatto che Trump con Putin ha più volte dichiarato di voler andare daccordo. E che Putin con Sputnik ha in mano un’arma efficace per veicolare la sua visione strategica ai quattro angoli del pianeta. Il che non è né illegale né vietato, sia chiaro. Solo l’ennesima dimostrazione di quanto lo zar stia investendo perché la Russia torni da protagonista della politica mondiale. Anche grazie a un moderno ed efficiente network mediatico.        
        

Fonte: qui

venerdì 16 dicembre 2016

Giulietto Chiesa: "Cia e Putin, fascismo e forconi: sono bufale e nervosismo d'èlite"

Ha ragione la Cia quando dice che Putin ha influenzato la campagna elettorale negli Stati Uniti a vantaggio di Donald Trump? E hanno ragione certi giornali italiani che utilizzano termini quali "squadrismo" e "fascismo" per commentare quanto fatto dai forconi davanti a Montecitorio? IntelligoNews lo ha chiesto allo scrittore Giulietto Chiesa che, come sempre, ha detto la sua in modo chiaro...

Ci sarebbero delle prove incontrovertibili, almeno secondo Nbc News: Putin in prima persona ha interferito nelle elezioni americane, indicando come far trapelare e utilizzare il materiale hackerato ai democratici. La verità o è fantapolitica?
"Assolutamente è fantapolitica, questa è la mia risposta univoca. Un'accusa per Putin equivalente a quella di aver ucciso Anna Politkovskaja. Sono grandi bufale preparate per tempo truccando le carte. Nella migliore delle ipotesi si tratta di un fake, cosa di cui gli americani sono particolarmente ferrati. Nella peggiore delle ipotesi si tratterà di una fantasia che servirà a far fare un certo numero, direi decine di migliaia di titoli alle riviste occidentali. In entrambi i casi non c'è da credere a questo".

Perché?
"Perché Putin è uomo di grande intelligenza ed esperienza. Queste cose qui non solo non le può fare, ma solo un imbecille le può considerare credibili. Tutto lì, è molto semplice. Il mio è un ragionamento sulla base dell'esperienza".

Vi è però una divergenza di vedute tra Cia ed Fbi. 
"Questo è il segno di una lotta politica dura negli Stati Uniti d'America che, attenzione, dura da molto tempo. Lì non c'è un solo gruppo dirigente, ma uno scontro fortissimo tra due o più ipotesi di gestione della crisi degli Usa. La campagna elettorale che ha portato alla vittoria di Donald Trump è esattamente un risultato temporaneo e parziale di questo scontro. La cosa che appare evidente, questo l'ho già ripetuto anche con voi, è la crisi profondissima dell'America". 


Giulietto Chiesa: 'Cia e Putin, fascismo e forconi: sono bufale e nervosismo d'èlite'
Spostiamoci in Italia. Il caso Forconi-Osvaldo Napoli ha visto usare, verso quello che possiamo definire movimento, dei termini quali "squadristi" e "fascisti". Un utilizzo appropriato? Sul loro sito si parla di "resistenza" al potere, perché in Italia si usano ancora quei termini? In questo caso è giusto?
"Credo che c'entri poco. Lo considero una reazione nervosa delle èlite politiche, dove metto anche i giornalisti accreditati sulle televisioni nazionali. Una reazione in parte sbalordita, in parte appunto nervosa a quello che sta accadendo sotto i nostri occhi. Questo modo di gestire la crisi sta aprendo una sollevazione del Paese. La classe politica non è capace di capire che c'è un limite oltre il quale si solleverà una rivolta". 

Se non ci fossero stati i 5 Stelle si sarebbe già scesi in piazza? Grillo e Casaleggio hanno un po' gestito il disordine?
"Francamente non lo so, è un'ipotesi difficile da fare. Il Movimento 5 Stelle ha interpretato una parte di questa rivolta, di questo sdegno sociale contro la classe politica. L'ha interpretata bene, tant'è vero che ha preso il 25% dei voti. Ora la sta interpretando male perché non è capace di andare avanti. Non ha il respiro e l'antagonismo per farlo". 

Cosa significa questo?
"Vuol dire che altre forze entreranno in campo". 

Fonte: qui