9 dicembre forconi: Csu
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lunedì 15 ottobre 2018

Germania, elezioni in Baviera. Alleati Merkel crollano, boom Verdi. Csu perde maggioranza assoluta





Tonfo Spd. L'ultradestra all'11%


Ansa- Alle elezioni bavaresi, stando alle ultime proiezioni pubblicate dall'emittente tv Ard alle 19.57, la Csu ha preso il 37,3%, l'Spd il 9,5%, i Freie Waehler l'11,6%, i Verdi il 17,8%, l'ultradestra di Afd il 10,7% e i Liberali il 5. Resta fuori dal Parlamento la sinistra della Linke.
"Un risultato storico". Queste le parole di Katharina Schulze. Robert Habeck, leader federale del partito ha invece ammonito: "Gli elettori hanno dato un segnale chiaro, non si può andare avanti così", ha affermato parlando a Ard.
"Un risultato amaro, ma abbiamo un chiaro mandato a governare", ha detto il segretario generale della Csu, parlando alla tv Ard, subito dopo gli exit poll. "Non è un giorno facile della Csu, e questo è un risultato doloroso. Lo accettiamo e ci confrontiamo. Lo analizzeremo. Ma una cosa è chiara: non solo siamo il partito più forte, ma abbiamo anche un chiaro mandato a governare", ha spiegato il candidato presidente della Csu Markus Soeder. "Adesso bisogna costruire un governo stabile per la Baviera", ha aggiunto. "Parleremo con tutti i partiti. Non tratteremo con Afd", ha anche spiegato Markus Soeder. Soeder ha poi affermato che "le liti non hanno aiutato" e che bisogna adesso andare avanti "con spirito costruttivo e maggiore ottimismo".
Il leader della Csu bavarese Horst Seehofer si è detto "abbattuto per il risultato" emerso dalle urne, "quando io ero qui era qualcosa di diverso", ha anche detto, "ma dall'altra parte abbiamo avuto un chiaro segnale per formare il governo". Il leader del partito ha promesso un'analisi del voto, "lavoreremo per capire da dove viene questo risultato". Seehofer ha ringraziato la base del partito e l'impegno di Markus Soeder, e ha poi aggiunto: "Nelle prossime tre quattro settimane dobbiamo concentrarci per formare il governo".
"È una sconfitta molto amara per il nostro partito", ha detto il segretario generale dell'SPD Lars Klingbeil. "Analizzeremo questi risultati in Baviera e a Berlino", ha affermato. "Quel che già si può dire è che si tratta di un chiaro segnale al governo di Berlino", ha aggiunto, criticando lo "stile sbagliato" e le troppe liti nel governo federale.
"Con questo risultato abbiamo l'aumento più significativo di tutti", ha detto Joerg Meuthen, di Afd, che vedono il partito di ultradestra entrare nel parlamento regionale con un 11%. Meuthen ha sottolineato che i Freie Wäehler hanno costituito una forte concorrenza per la destra in Baviera. "Non è realistico trattare per una coalizione con la Csu", ha aggiunto. 
"In Baviera ha vinto il cambiamento e ha perso l'Unione europea, il vecchio sistema che malgoverna da sempre a Bruxelles", ha commentato il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini. "Sconfitta storica per democristiani e socialisti, mentre entrano in tanti, e per la prima volta nel Parlamento regionale, gli amici di Afd. Arrivederci Merkel, Schultz e Juncker", aggiunge. "A maggio l'Europa cambierà volto! Vi ho sempre detto che stava per arrivare un terremoto politico anche in Europa. Il voto in Baviera è solo un anticipo di quello che succederà",  scrive su Facebook il leader M5s Luigi Di Maio. "L'Italia, ora possiamo dirlo, è precursore dell'Europa che cambia. Così come abbiamo contribuito a fondarla, saremo protagonisti nel rifondarla. Sarà la fine dell'austerità e l'inizio della solidarietà. Sta per arrivare la Manovra del Popolo anche a livello europeo".
È stata molto alta l'affluenza al voto in Baviera, con il 72,5% della partecipazione, rispetto al 63,6% del 2013. È quanto emerso dai dati divulgati da Ard. 

Circa 9,5 milioni di elettori chiamati alle urne. L'Unione dei Cristiano Socali (Csu), alleata di governo della cancelliera Angela Merkel, ha mantenuto la maggioranza assoluta in questa prospera regione del Paese negli ultimi 56 anni, con la sola eccezione di cinque.


Baviera, crollano Csu e Spd, boom dei Verdi. Seehofer non fa autocritica


Merkel: 'Governo riguadagni fiducia elettori'

  

Ludwig Hartmann e Katharina Schulze © EPA

Ansa - Le urne provocano l'atteso terremoto in Baviera, dove i cristiano-sociali di Horst Seehofer perdono la maggioranza assoluta, crollando al 37,3%. Sfondano i Verdi, che diventano la seconda forza del Land, mentre è drammatico il tonfo per i socialdemocratici, spodestati proprio dagli ecologisti. Anche nel sud della Germania infine avanza l'ultradestra, con l'ingresso nel parlamento regionale di Alternative fuer Deutschland, che conquista sì le due cifre ma non i risultati clamorosi che sperava.
Questo terremoto politico locale propagherà le sue onde anche a Berlino, e si temono effetti sulla politica federale. Per valutare la tenuta della Grosse Koalition occorrerà comunque aspettare le amministrative in Assia, il 28 ottobre, fra due domeniche. Persi sul terreno oltre 10 punti rispetto al 2013 (quando il partito svettava al 47,7%), Markus Soeder, candidato presidente della Csu, ha comunque rivendicato il diritto al governo: "Non è una giornata facile e abbiamo avuto un risultato doloroso. Ma una cosa è chiara: non solo siamo il partito più forte, ma abbiamo anche un chiaro mandato a governare". Soeder ha anche annunciato di "voler parlare con tutti i partiti, ma non con l'Afd".
"Il governo della Grosse Koalition deve recuperare la fiducia persa", ha detto Angela Merkel, commentando i risultati delle urne bavaresi, intervenendo alla giornata dell'associazione del commercio estero BGA. "I risultati economici migliori e la disoccupazione ai minimi livelli alla gente non bastano, se non c'è la fiducia negli attori politici", ha affermato. "Da ieri traggo questo insegnamento: come cancelliera devo fare in modo che la Grosse Koalition recuperi la fiducia e che i suoi risultati siano visibili", ha aggiunto.
"Non affronto neppure oggi alcuna discussione su di me", ha detto Horst Seehofer, leader della Csu e ministro dell'Interno tedesco, prima della seduta del presidio del partito a Monaco, dove si discuteranno gli esiti delle elezioni in Baviera. La Csu è crollata al 37,2% e ha perso la maggioranza assoluta. L'analisi degli sconfitti (anche i socialdemocratici hanno dimezzato i loro consensi) è che a pesare sul collasso dei grandi partiti siano state le liti a Berlino, provocate proprio da Seehofer, che ha mandato in crisi il governo due volte in pochi mesi.
Il segretario generale dell'Spd Lars Klingbeil vede nei risultati delle urne bavaresi un "chiaro segnale" che pesa fortemente sulla Grosse Koalition. Dopo il voto di ieri dovranno esserci delle "conseguenze", ha aggiunto parlando alla tv Ard. Lo stile del governo comporta che la gente si allontani dall'Spd e dall'Unione, nell'analisi di Klingbeil. "Dobbiamo ammettere - questo è il chiaro segnale arrivato ieri - che la situazione è difficile e per questo adesso dobbiamo avere un nuovo stile di governo nella Grosse Koalition", ha commentato.
Il governo della Grosse Koalition deve recuperare la fiducia persa, ha detto Angela Merkel. "I risultati economici migliori e la disoccupazione ai minimi livelli alla gente non bastano, se non c'è la fiducia negli attori politici", ha affermato. "Da ieri traggo questo insegnamento: come cancelliera devo fare in modo che la Grosse Koalition recuperi la fiducia e che i suoi risultati siano visibili", ha aggiunto.

martedì 3 luglio 2018

GERMANIA (E EUROPA) SULL’ORLO DI UNA CRISI DI MERKEL – IL GOVERNO TEDESCO RISCHIA DI CADERE.

SERVE UN’INTESA SUI RESPINGIMENTI AL CONFINE, MA ANGELA NON CEDE 

L’ULTIMATUM DI SEEHOFER: SVOLTA ENTRO TRE GIORNI O AUF WIEDERSEHEN MERKEL! 

SCHAUBLE: “L’UNIONE È SULL’ORLO DELL’ABISSO”


horst seehofer angela merkelHORST SEEHOFER ANGELA MERKEL
Senza un accordo, il governo tedesco è appeso a un filo. La riunione a Berlino tra Angela Merkel e Horst Seehofer con il presidente del Bundestag Wolfgang Schäuble a fare da mediatore, è uno degli ultimi tentativi di trovare un compromesso nella crisi politica tra la cancelliera della Cdu e il suo ministro dell’Interno, leader della Csu bavarese.

Serve un’intesa sui respingimenti al confine tedesco dei richiedenti asilo già registrati in un altro Paese Ue: la misura voluta da Seehofer che Merkel ha stoppato, perché la ritiene una mossa “unilaterale” di uno Stato, e non intende cedere neanche di un centimetro.
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Il vertice è solo l’ultimo atto, per ora, della crisi di governo tedesca cominciata a metà giugno. Uno strappo tra i due storici alleati democristiani che nella notte tra domenica e lunedì ha conosciuto un nuovo capitolo, con la riunione a Monaco dei vertici della Csu e l’ultimatum dato da Seehofer alla cancelliera. Dopo aver minacciato due volte le dimissioni, il ministro degli Interni si è appellato a un ultimo disperato tentativo di trovare un accordo.

MERKEL SEEHOFERMERKEL SEEHOFER

Ma se “entro tre giorni” non otterrà da Merkel una svolta soddisfacente sulla questione migranti, allora lascerà “tutte le poltrone“. “L’Unione è sull’orlo dell’abisso“, ha detto lunedì mattina Schäuble che ora chiede ai due protagonisti della crisi di trovare un compromesso. La Csu, dopo quanto successo domenica notte, ha cercato invece di minimizzare, dichiarandosi aperta a una possibile soluzione.

TITOLO LIBERO LA CULONA SI E' SGONFIATATITOLO LIBERO LA CULONA SI E' SGONFIATA

“La stabilità del governo per noi non è in discussione, e neppure la fine del gruppo parlamentare comune è la strada giusta”, ha addirittura detto il presidente della Baviera, Markus Soeder, secondo il quale “in un governo si può raggiungere molto, ma fuori no”. “Noi riteniamo che ci sia bisogno di maggiore sicurezza alle frontiere”, ha continuato parlando a margine di un evento a Passau, e sottolineando che il partito sia comunque disponibile al compromesso. Nel pomeriggio dalla sede della Cdu, la Konrad-Adenauer-Haus, dopo una riunione fiume cominciata alle 8.30, sono arrivati anche i toni concilianti della Merkel, disponibile a trovare una soluzione.
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Lo scenario: accordo, cambio di ministro o urne –Tutto comunque è rimandato a quello che uscirà dal faccia a faccia Merkel-Seehofer in cui, scrive il quotidiano bavarese Sueddeutsche Zeitung, “quasi tutto è ancora possibile“. A questo punto tra Berlino e Monaco, tra Cdu e Csu, potrebbe davvero esserci la rottura, come non succedeva dal 1976. Merkel ha poche opzioni davanti a sé.

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Senza un’improvvisa intesa con Seehofer da trovare al massimo entro il 4 luglio, dovrebbe accettare le dimissioni del suo ministro. Seehofer potrebbe essere sostituito da un altro esponente della Csu, per esempio il capogruppo Alexander Dobrindt. L’altro scenario sarebbe la fine della coalizione.

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A quel punto la cancelliera si presenterebbe in Parlamento a chiedere la fiducia, per certificare la mancanza di una maggioranza. Da quel momento dovrebbero passare 60 giorni prima di tornare al voto. Per evitare le urne Merkel potrebbe tentare due strade: un governo di minoranza con i socialdemocratici, oppure una nuova coalizione con Spd e Verdi. In caso di accordo last minute invece, la cancelliera si presenterebbe comunque davanti al Bundestag per una fiducia che servirebbe semplicemente a sancire la fine della crisi.

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La riunione di domenica – Per due volte nel corso della serata di domenica Seehofer aveva minacciato le dimissioni. Le prime sono state respinte dal suo stesso partito, per mano del capogruppo Alexander Dobrindt, che le ha definite inaccettabili. Le secondo le ha ritirate il ministro stesso, spiegando che avrebbe cercato un nuovo accordo con la sua cancelliera. Un balletto che è lo specchio della fragilità degli equilibri politici tedeschi.

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Che la situazione sia “molto seria“, lo aveva ammesso anche la stessa Merkel in un’intervista alla Zdf rilasciata domenica alle 14, prima che a Monaco si compiesse il dramma Seehofer. Ha dichiarato che farà “tutto il possibile per raggiungere risultati e continuare a tutelare la responsabilità per il nostro Paese”. Ma sul casus belli della crisi non è arretrata di un centimetro: nessuna apertura, al momento, ai respingimenti al confine tedesco dei richiedenti asilo già registrati in un altro Paese Ue. “La considererei una mossa unilaterale di uno Stato”, ha più volte spiegato.

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Seehofer: “Ci parleremo ancora” – I controlli alla frontiera sono invece il punto cardine del masterplan sull’immigrazione redatto da Seehofer: un testo su cui la Csu si gioca la faccia, anche in vista delle elezioni del prossimo ottobre nella sua Baviera. “Dico di sì, che mi dimetterò da ministro e da capo del partito e che lo farò entro tre giorni”, ha confermato Seehofer nella notte, parlando fuori dalla sede del partito a Monaco e anticipando un incontro in giornata con la Cdu, “nella speranza che si possa arrivare ad un accordo”.
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“Ci parleremo ancora – ha detto il ministro degli Interni – Nell’interesse di questo paese e della capacità della nostra coalizione e dell’esecutivo di governo, cosa che vogliamo preservare. Vogliamo raggiungere un accordo sulle questioni chiave del controllo dei confini e dei respingimenti alle frontiere, e solo su questi punti”. “Spero che ci riusciremo”, ha concluso.

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La crisi dopo il Consiglio Ue – L’Asylstreit, così come i quotidiani tedeschi chiamano la crisi di governo sull’immigrazione, sembrava essere giunta a una svolta in positivo dopo il Consiglio europeo di settimana scorsa. Il partito del ministro Seehofer chiedeva di ottenere a Bruxelles “qualcosa di peso equivalente” ai respingimenti. Per Merkel il risultato delle trattative era stato “anche più di qualcosa che abbia peso equivalente”.

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Credeva che i fratelli bavaresi potessero essere soddisfatti quando ha indirizzato loro la lettera di otto pagine dal titolo Più ordine e controllo nella politica migratoria in cui annunciava tra l’altro di aver stretto accordi con 14 Stati Ue per velocizzare i respingimenti. Fonte: qui