9 dicembre forconi: Cosenza
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sabato 7 settembre 2019

RICETTOPOLI IN CALABRIA: UN MEDICO DI BASE PRESCRIVEVA UN FARMACO PER MALATI TERMINALI AI TOSSICI: SOSPESO


L’ACCUSA È DI TRUFFA AL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE PER CIRCA 180MILA EURO: 7.000 CONFEZIONI DI ‘OXYCONTIN’, UN MEDICINALE IN USO PER LA TERAPIA DEL DOLORE, SONO FINITE A UN GIRO DI SPACCIATORI (9 DI LORO SONO FINITI AI DOMICILIARI)

Carlo Macrì per corriere.it

oxycontinOXYCONTIN
Una truffa al Servizio sanitario nazionale per circa 180 mila euro per prescrizioni mediche di «Oxycontin», un farmaco solitamente in uso per la terapia del dolore utilizzato, invece, dagli spacciatori come sostanza stupefacente. Un medico di base sospeso dal servizio indagato per redazione illegale delle prescrizioni e tre farmacisti compiacenti interdetti indagati con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato.

Nove spacciatori sono finiti ai domiciliari, di cui sei con il braccialetto elettronico. L’inchiesta condotta dalla procura della Repubblica di Cosenza ha messo in evidenza uno spaccato che il procuratore capo Mario Spagnuolo ha definito « inquietante» visto che si è scoperto un traffico di «droga di Stato».

ricetteRICETTE
Il meccanismo delle prescrizioni sanitarie avviato dal medico di base con 800 mutuati, sarebbe iniziato -come accertato dai carabinieri del comando provinciale di Cosenza e dai Nas -, dal 2016, ma i riscontri investigativi farebbero pensare che esisteva già da molto tempo prima. Il dottor Francesco Galli - hanno verificato i carabinieri – negli ultimi 4 anni ha prescritto circa 7.000 ricette di «Oxycontin» a spacciatori, tra l’altro esentati dal ticket, che provvedevano a presentare in un’unica farmacia di Luzzi(Cs) di proprietà della dottoressa Angela Pugliano e dai figli Giuseppe e Pasquale Carnovale. Il farmaco è generalmente somministrato a malati oncologici terminali: ne bastano tre capsule al giorno. Ogni scatola costa al Servizio sanitario 80 euro e contiene 28 pillole. In più occasioni ne venivano prescritti due scatole al giorno. Nella ricetta veniva indicato anche il dosaggio, 20 milligrammi, che gli spacciatori modificavano facendo risultare da 80.
oxycontinOXYCONTIN

I tossicodipendenti assumevano solo parte delle pasticche, mentre la restante la rivendevano ad altri tossici al mercato nero. Il dottor Francesco Galli era ben consapevole del danno materiale ed economico delle sue prescrizioni. «Tu non hai titolo a prendere questo farmaco. Ma ti rendi conto che sono anni che fate ‘ste cose…? Anni…». L’inchiesta è stata avviata dopo una segnalazione che l’Asp di Cosenza ha inviato in procura relativa al numero spropositato di prescrizioni di «Oxycontin». 

Da quel momento l’inchiesta affidata al sostituto procuratore Margherita Saccà avvalendosi di intercettazioni telefoniche e ambientali e di video ha evidenziato il vasto traffico della sostanza terapeutica che anzichè servire ad allietare il dolore dei malati cronici, ha favorito in città il proliferare dell’assunzione sotto forma di oppiaceo, allargando la platea dei tossicodipendenti. L’uso degli oppiacei, naturalmente destinate alla terapia del dolore, nel mondo delle tossicodipendenze è ben noto negli Stati Uniti d’America come dimostrano le ultime rilevazioni secondo le quali, il mix eroina più “Fentanyl”, è la quinta causa di morte nello Stato americano. Fonte: qui

giovedì 15 agosto 2019

UN'ALBANESE È STATA STUPRATA PER 10 ANNI ANCHE DA 20 UOMINI CONTEMPORANEAMENTE



TUTTO ERA NATO DA UNA RELAZIONE EXTRACONIUGALE CHE COL PASSARE DEL TEMPO SI È TRASFORMATA IN ANNI DI SEVIZIE E VIOLENZE: NELLA CASA DEGLI INCONTRI SONO STATI RINVENUTI OGGETTI PER PRATICHE SADOMASO 

ALLA DONNA VENIVA ESTORTO DENARO PER NON PUBBLICARE I VIDEO HOT ED ERA STATA MINACCIATA DI…


Violentata per 10 anni anche da 20 uomini contemporaneamente. Un'indagine lampo durata sette giorni dal momento della denuncia, della vittima, quella che a Corigliano Rossano, in provincia di Cosenza, ha portato alla luce uno scenario raccapricciante. «Tutto è cominciato da una relazione sentimentale extraconiugale - riferisce Cataldo Pignataro, dirigente del Commissariato di Corigliano Rossano - tra una donna albanese e un uomo, che con il passare del tempo si è trasformata in un vero e proprio incubo».

violenzaVIOLENZA
«Una relazione sentimentale trasformatasi in 10 anni di sevizie e violenze - continua Pignataro - con incontri e prestazioni sessuali con altri uomini che si sono appunto protratti nel tempo: sono arrivati a violentare la vittima anche in 20 contemporaneamente.

violenza sessualeVIOLENZA SESSUALE
E nella casa dove avvenivano le sevizie sono stati trovati anche strumenti per pratiche sadomaso». Le indagini sono state coordinate dalla Procuratore capo di Castrovillari, Eugenio Facciolla e dal sostituto procuratore Mauron Gallone che hanno portato anche al ritrovamento, grazie al racconto della donna, di una piantagione di marijuana.

VIOLENZA SESSUALEVIOLENZA SESSUALE
In più occasioni la donna è stata costretta a ricorrere alle cure dei medici di un ospedale romano, per giustificare con i familiari, all'oscuro di tutto, una non meglio specificata malattia che gli provocava segni evidenti sul corpo. La vittima ha sempre taciuto per paura per la sorte del marito e del figlio che all'inizio della vicenda aveva 5 anni.

VIDEO HARD COL CELLULAREVIDEO HARD COL CELLULARE
I suoi aguzzini, infatti, le avrebbero intimato di tacere minacciando di morte i suoi familiari, rimasti all'oscuro di tutto in questi anni. Inoltre, gli arrestati le avrebbero estorto somme di denaro dietro la minaccia di divulgare dei filmati che la ritraevano in atteggiamenti sessuali espliciti.

violenza sessuale minori stuproVIOLENZA SESSUALE MINORI STUPRO
Il 5 agosto scorso, però, la donna, esasperata, si è rivolta agli agenti del Commissariato di Corigliano Rossano della Polizia che hanno avviato le indagini coordinate dal pm Mauron Gallone sotto le direttive del procuratore Eugenio Facciolla che hanno riscontrato il racconto della donna. È emerso quindi un lungo periodo nel corso del quale la vittima veniva sottoposta ad ogni genere di violenze.

violenza sessualeVIOLENZA SESSUALE
«Una vicenda che fa emergere una situazione inquietante, una vicenda di grave degrado che si è protratta per dieci anni. Le indagini, celeri e intense, hanno consentito di individuare gli autori e cristallizzare i reati di violenza sessuale di gruppo ed estorsione», ha detto il capo della Squadra mobile di Cosenza Fabio Catalano.
violenza contro donneVIOLENZA CONTRO DONNE

Secondo quanto riferito dagli investigatori nell'abitazione del principale indagato si svolgevano la maggior parte delle violenze sessuali. «L'unica via di uscita è la denuncia - ha sottolineato il procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla -. I cittadini, soprattutto le donne, devono avere fiducia delle istituzioni. È l'ennesima attività che portiamo avanti nonostante la carenza di personale con risultati tangibili della nostra presenza sul territorio». Fonte: qui

martedì 21 agosto 2018

La piena del torrente travolge gli escursionisti, 10 morti sul Pollino

Ancora tre i dispersi, travolti dal Raganello





Sono dieci le vittime della tragedia delle Gole del Raganello in Calabria. Nella notte una delle persone rimaste ferite gravemente è deceduto nell'ospedale di Cosenza in conseguenza di un trauma toracico. Lo ha riferito il capo della Protezione civile della Regione Calabria, Carlo Tansi.
La protezione civile regionale, che in mattinata aveva aggiornato a 11 la conta dei morti, ha in seguito corretto il dato riportandolo a dieci. A causare l'errore, secondo Tansi, "è stata una sovrapposizione di informazioni nel corso della notte".
Sono invece tre, ufficialmente, le persone disperse tra coloro che ieri si trovavano nelle Gole del Raganello e sono state investite dalla piena. Il dato, fornito dai carabinieri, è ricavato dalle segnalazioni giunte nelle ultime ore al numero verde 800-222211 della Protezione civile regionale. Alle ricerche partecipano anche 3 squadre del soccorso alpino giunte da Umbria, Campania e Basilicata.
Tansi ha chiarito che "la difficoltà ad avere un quadro chiaro di chi manca all'appello è dovuta al fatto che gli escursionisti erano in gruppi sparsi. Molte segnalazioni sono pervenute nella notte al nostro numero verde. Tutte le vittime sono state identificate e, al momento, le persone ricoverate sono 11 e si trovano negli ospedali di Castrovillari quelli meno gravi e di Cosenza quelli più gravi(cinque) e uno a Rossano. Le ricerche non si sono mai interrotte e sono andate avanti tutta la notte. Con la luce del giorno è più facile procedere". Le operazioni di setaccio che vedono impegnati uomini e mezzi dei vigili del fuoco, della guardia di finanza e del soccorso alpino saranno spostate anche più a valle fino alla foce del torrente con il coinvolgimento della Capitaneria di porto perché c'è il timore che alcune persone siano finite a mare. "Pensate - ha detto Tansi - che un corpo è stato trovato a distanza di cinque chilometri dal punto dell'alluvione".
Fonte: qui
“I CORPI TRASCINATI VIA E SBATTUTI CONTRO LE ROCCE DA UN FIUME DI FANGO”
Estratto dell’articolo di Alfredo Sprovieri per “la Repubblica”
la piena del torrente raganello 6LA PIENA DEL TORRENTE RAGANELLO

(…)

Fra i superstiti c'è Cristina, ha 25 anni ed è arrivata all'ospedale del capoluogo di Cosenza in elisoccorso. I genitori sono arrivati in ospedale da Vaccarizzo Albanese, paesino della provincia di Cosenza, riescono a vederla dopo qualche minuto: è cosciente e lucida, ha ingerito fango e sbattuto forte all'altezza della milza. La furia del fiume ha travolto il suo gruppo di escursionisti, di cui facevano parte i cuginetti e uno zio. Qui, a distanza di ore dalla tragedia, nessuno riesce ancora a capire cosa sia potuto accadere nei canyon del Parco del Pollino. Un fiume di fango si è messo in viaggio verso valle a velocità sostenuta, travolgendo tutto quello che ha trovato fino alla foce sulla Piana di Sibari.
la piena del torrente raganello 5LA PIENA DEL TORRENTE RAGANELLO

Con una vistosa benda in testa, un turista olandese racconta tra le lacrime ma in buon italiano la fortuna di esserne uscito vivo: "È arrivata una valanga d'acqua, una cosa improvvisa, non abbiamo avuto il tempo di fare nulla. Sono stato fortunato. È stata una cosa incredibile, ho visto l'inferno, sono davvero senza parole e piango le persone che non sono riuscite a salvarsi", racconta sotto shock a chi cerca di consolarlo.

la piena del torrente raganello 4LA PIENA DEL TORRENTE RAGANELLO
Anche dopo il tramonto, spicca illuminato dalle sirene sulle gole diventate buie il ponte costruito dai romani per aprire una via di commercio fra oriente e occidente. Insieme al borgo nel quale si rifugiarono i perseguitati albanesi, rimane unico testimone dei segreti della montagna e delle disperate ricerche che sono andate avanti per tutta la notte. Costruire sui corsi d'acqua anticamente era ritenuto un sacrilegio, e la leggenda del posto, raccontano gli anziani, narra che per mantenere salvo dalle intemperie questo ponte, chi l'ha costruito dovette promettere un numero di anime al maligno. Ma quella di ieri non è una leggenda, e il tributo di questo lunedì infernale è stato altissimo.








La tragedia del Pollino poteva essere evitata: era stato lanciato l'allerta meteo

È di dieci morti il bilancio conclusivo della piena del torrente Raganello, nel Parco del Pollino a Civita, in provincia di Cosenza. I tre dispersi sono stati localizzati in mattinata grazie al gps dei loro telefonini: erano sul versante lucano del Pollino, dove si erano accampati rinunciando, a causa del maltempo, alla prevista gita alle Gole del Raganello.
I feriti sono 5, in gravi condizioni. Tra loro una bambina di 9 anni che ha perso i genitori), trasferita all’ospedale Cardarelli di Napoli, mentre quattro uomini presentano politraumi.

C’era l’allerta meteo

Una tragedia forse evitabile: c'era un bollettino di allerta meteo diffuso dalla Protezione civile sin dal giorno prima. Eventuali responsabilità saranno accertate dalla Procura di Castrovillari, che ha aperto un’inchiesta: omicidio colposo, lesioni colpose, inondazione e omissione d’atti d’ufficio sono i reati ipotizzati.
Le dieci vittime provenivano da 5 regioni: Antonio de Rasis, 32 anni, calabrese, una guida esperta e volontario della Protezione civile, era stato tra i primi a prestare i soccorsi all'hotel di Rigopiano dopo la valanga; Paola Romagnoli, 55 anni, di Bergamo, Gianfranco Fumarola, 43 anni, di Martina Franca (Taranto), Miriam Mezzolla, 27 anni, di Taranto, Claudia Giampietro, 31 anni, di Conversano (Bari), Maria Immacolata Marrazzo, 43 anni, di Ercolano (Napoli), Carmela Tammaro, 41 anni, di Napoli, Antonio Santopaolo, 44 anni, di Napoli, Carlo Maurici, 35 anni, di Roma, Valentina Venditti, 34 anni, di Roma.

Il cordoglio di Mattarella e Conte

Cordoglio per la tragedia è stato espresso del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: "Tutto il nostro Paese prova grande tristezza per questa nuova tragedia che ha provocato tanti morti e feriti nel Parco del Pollino", ha detto il capo dello Stato. "Esprimo - ha aggiunto - la più grande solidarietà ai familiari delle vittime e ai feriti e ringrazio gli uomini del soccorso che hanno operato e stanno tuttora operando, con la consueta abnegazione, in condizioni difficili".
 Il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha scritto su twitter, oltre ad essere stato in contatto con le autorità locali da ieri pomeriggio: "Continuo a seguire con apprensione e tristezza gli sviluppi della tragedia del Pollino. Si tratta purtroppo di 10 deceduti, 11 feriti e 23 persone tratte in salvo illese. Un grazie all'instancabile macchina dei soccorsi. Il Governo è vicino ai familiari delle vittime e ai feriti".
Il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, usa toni polemici: "Siamo stanchi di piangere i morti", ha affermato. "Ho voluto fortemente essere qui, accanto a queste persone sofferenti, per far sentire anche alle loro famiglie la vicinanza non solo mia ma di tutto il governo", ha sottolineato Costa. Per domani mattina, invece, è in programma la visita del capo del dipartimento della Protezione civile nazionale, Angelo Borrelli, che, accompagnato dal presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, effettuerà un sopralluogo in elicottero sui posti della tragedia.

Senza attrezzatura nella gola

Le Gole del Raganello sono visitate ogni giorno da decine di escursionisti. Non ci sono accessi controllati ed ognuno può muoversi autonomamente. Ieri, se le ricostruzioni fornite fino ad ora saranno confermate, c’erano due gruppi di turisti ed escursionisti. Nessuno di loro, pare, era attrezzato per una escursione vera e propria.

Il numero dei visitatori nella zona, specie durante i fine settimana e i giorni di festa, è altissimo. L’onda di piena giunta ieri ha travolto tutti sia per la forza che per la portata del torrente. Un muro d'acqua e detriti di almeno 2,5 metri di altezza che ha scaraventato le persone a centinaia di metri di distanza. Alcuni corpi sono stati recuperati ad almeno tre chilometri dal punto di “impatto” della piena.  Fonte: qui
ALTRO SU MSN:
Travolti da acqua e fango (Mediaset)

giovedì 3 maggio 2018

DENIS BERGAMINI: UNA NUOVA AUTOPSIA DIMOSTRA CHE L’EX CALCIATORE DEL COSENZA FU SOFFOCATO 10 MINUTI PRIMA DI ESSERE GETTATO SOTTO IL CAMION

"E' STATO STESO A TERRA GIÀ MORTO O AGONIZZANTE" 

LE PROVE DELLA MESSINSCENA DEL SUICIDIO 

SOTTO ACCUSA L’EX FIDANZATA E IL SUO ATTUALE MARITO CHE DISSERO: "BERGAMINI SI GETTÒ SOTTO IL TIR NELLO STESSO MODO IN CUI SI FANNO I TUFFI IN PISCINA”

Rita Cavallaro per "Giallo"
denis bergaminiDENIS BERGAMINI

“Donato Bergamini è morto tra i cinque e i dieci minuti prima che il camion lo sormontasse”. 

È questo uno dei passaggi più significativi della superperizia che ha fatto definitivamente luce sul caso di Donato Bergamini, detto Denis, il 27enne calciatore del Cosenza trovato morto il 18 novembre del 1989 sulla Statale 106 Jonica all’altezza di Roseto Capo Spulico, in Calabria. Per oltre 28 anni la tragica fine del centrocampista originario della provincia di Ferrara è stata fatta passare per un suicidio, attraverso una grossolana messinscena rafforzata, nel tempo, da depistaggi e, purtroppo, indagini fatte male. Ma oggi la verità sta venendo finalmente a galla.

La consulenza medico-legale disposta dalla dottoressa Teresa Riggio, giudice del Tribunale di Castrovillari, ha infatti portato alla luce nuovi, clamorosi elementi, che non lasciano più spazio a dubbi: Denis è stato prima stordito con un narcotico, poi soffocato con un sacchetto di plastica schiacciato sulla faccia e infine steso già morto o in fin di vita sull’asfalto, dove il camion guidato da Raffaele Pisano, uno dei tre indagati, l’ha schiacciato con “moto lento”, cioè procedendo a bassissima velocità.
denis bergaminiDENIS BERGAMINI

La dinamica è scritta a chiare lettere nella consulenza affidata a cinque super esperti: il professor Antonello Crisci, specialista in neurologia e medicina legale all’Università di Salerno, la dottoressa Carmela Buonomo, direttore dell’Unità operativa complessa del Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, la professoressa Maria Pieri, tossicologa forense dell’Università Federico II di Napoli, il tenente colonnello Andrea Berti e il maresciallo Marco Santacroce, carabiniere del Ris di Roma. Gli esperti hanno lavorato insieme per rispondere a una serie di quesiti posti dal giudice per le indagini preliminari al fine di accertare come sia morto Denis. Gli esperti hanno analizzato ben 101 campioni biologici, rispetto agli appena 17 prelievi fatti nella prima perizia del 1990, e sono arrivati a un risultato eccezionale. Sono riusciti a determinare il lasso di tempo trascorso tra l’aggressione e la morte del ragazzo. Vediamo come.

BERGAMINI 1BERGAMINI 
Scrivono i consulenti nelle loro conclusioni: «L’exitus (la morte, ndr) di Donato Bergamini è attribuibile, con elevato grado di probabilità, alle lesioni da scoppio causate dallo schiacciamento addomino-perineale con conseguente eviscerazione degli organi e rottura di grosso vaso arterioso, a sinistra, in soggetto in liminae vitae o già morto per asfissia meccanica». Non ci sono dubbi, dunque, che il calciatore sia stato aggredito prima e poi steso a terra già morto o agonizzante. A smascherare la messinscena del suicidio – la ex fidanzata Isabella Internò e Raffaele Pisano sostengono che Denis si sia tolto la vita lanciandosi sotto al camion – è stata proprio la devastazione addominale causata dal camion.

Quello squarcio, bagnato con la glicoforina (una proteina che colora i tessuti in presenza di sangue), non si è colorato, accertando così che quando la ruota ha sormontato Denis, il ragazzo era già cadavere. Scrivono i periti: «Le caratteristiche macroscopiche e microscopiche dei tessuti lesi, con rilievo in assenza di travasi di sangue ai margini delle lesioni, depongono per una incerta vitalità del complesso lesivo, compatibile con uno stato di liminae vitae (in fin di vita, ndr) al momento delle medesime o di morte per asfissia meccanica. Diversi elementi ci fanno propendere per un decesso avvenuto prima dell’investimento, quali ad esempio l’assenza di materiale positivo alla glicoforina sul bacino frantumato». 
bergamini gialloBERGAMINI GIALLO

E aggiungono: «Ovviamente tale ipotesi non può avere valore di certezza tecnica, in quanto la morte si è verificata in maniera molto ravvicinata rispetto all’investimento». Quest’ultimo punto può sembrare controverso per chi non ha competenze mediche ed è stato molto discusso nell’incidente probatorio del 29 novembre scorso, durante il quale i consulenti hanno spiegato in maniera chiara il funzionamento della glicoforina. 

Ma perché gli esperti sono così convinti che Denis fosse già morto o che, al massimo, sia deceduto tra i cinque e i dieci minuti prima del sormontamento del camion di Raffaele Pisano? La risposta è di natura scientifica e la possono dare proprio i granulociti neutrofili, cioè i globuli bianchi che intervengono a difesa dell’organismo per contrastare le infezioni. 


Ha spiegato la professoressa Buonomo in udienza: «Abbiamo fatto diversi prelievi, su cui è stato applicata la glicoforina. In tutti i prelievi (una decina) la glicoforina non è mai stata evidenziata». Significa che non c’era sangue, cioè che quella ferita è stata fatta su un corpo già cadavere. Ha continuato l’esperta: «C’è un altro particolare che ci ha fatto propendere per l’ipotesi che quando fu schiacciato dalle ruote del camion Denis fosse già morto o in fin di vita: la totale assenza di granulociti neutrofili. Significa che la morte è stata estremamente breve, cioè tra cinque o sei minuti, perché se i granulociti neutrofili ci mettono 11 minuti a essere presenti laddove c’è una lesione, devo dedurre che la cosa si sia verificata in termini molto più brevi, visto che non c’erano». Termini tecnici che possiamo riassumere così: Denis è stato ucciso tra i cinque e i dieci minuti prima di essere sdraiato sull’asfalto.
BERGAMINIBERGAMINI

Alla domanda del gip se si possa dire con certezza assoluta che Bergamini fosse già morto prima dell’investimento, la Buonomo ha risposto: «Sì, lo penso, c’è un’alta probabilità. Lo penso e l’ho scritto». È tutto nero su bianco.


La salma è stata trovata in quello stato che dal punto di vista medico-legale viene chiamato di ‘corificazione’. La corificazione si verifica quando la pelle e i tessuti diventano come il cuoio conciato. Pensavamo di trovare solo lo scheletro, invece abbiamo trovato la salma di Bergamini in buono stato: erano ancora presenti gli occhi, la cute, i muscoli e tutta una serie di parti del corpo che non erano andate in putrefazione”.

È così che il super consulente Antonello Crisci, specialista in neurologia e medicina legale all’Università di Salerno, ha descritto, durante il cosiddetto incidente probatorio, il cadavere riesumato di Donato Bergamini. Per incidente probatorio si intende una serie di esami e accertamenti per fare in modo che i risultati vengano assunti come prova al processo. Il corpo del calciatore, che chiedeva verità sul suo omicidio mascherato da suicidio, si è mantenuto intatto per poter continuare a “parlare” a chi avesse voluto ascoltarlo. Grazie alle analisi scientifiche di ultima generazione, richieste dall’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Bergamini, la prima pietra sulla strada della verità è stata cementata nell’incidente probatorio dello scorso 29 novembre 2017.

BERGAMINIBERGAMINI
L’esame ha smontato il castello di menzogne durato quasi 29 anni e costruito attorno alle testimonianze di Isabella Internò, ex fidanzata di Denis, e del camionista Raffaele Pisano. Gli indagati hanno sempre sostenuto che il calciatore si fosse suicidato gettandosi sotto il camion in corsa. Le loro testuali parole furono: «Nello stesso modo in cui si fanno i tuffi in piscina».

La dinamica raccontata dai due indagati, oggi accusati di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dalle sevizie e dai futili e abietti motivi in concorso, non è compatibile con i segni riscontrati sul cadavere del giovane. I consulenti tecnici, partendo da alcuni aspetti controversi della prima autopsia effettuata nel 1990, hanno deciso di prelevare ben 101 campioni genetici, 14 dei quali solo sulla laringe, del tutto ignorata nell’esame autoptico dell’epoca, dal quale comunque erano emersi inspiegabili segni di enfisema polmonare (un grave danno ai polmoni). Sui polmoni di Denis, che si sono mantenuti in uno stato ottimale, oggi i periti hanno effettuato una serie di nuove indagini scientifiche.

BERGAMINI 3BERGAMINI 
Ha spiegato al giudice l’anatomopatologa Carmela Buonomo: «È normale che il surfactante (un composto di lipidi e proteine, ndr) sia presente al livello del sacco alveolare, che è l’ultima unità respiratoria del polmone, ma non è normale, e questo si verifica nelle asfissie meccaniche (soffocamento o strangolamento, ndr), che degeneri come accaduto a Denis. Questo è un segno molto significativo di asfissia». Il tessuto polmonare di Denis «aveva un’iperdistensione degli alveoli, una rottura dei setti (le regioni tra gli alveoli, ndr), piuttosto strana in un ragazzo così giovane e atletico».

È stato il professor Crisci a chiarire perché l’enfisema acuto derivante dal soffocamento e riscontrato sul calciatore non può essere legato a una patologia o dipendere da altri fattori. Ha detto il medico legale: «L’enfisema polmonare acuto non può essere causato da una malattia genetica, da una patologia cronica o da una bronchite... Con il termine enfisema polmonare acuto noi intendiamo qualcosa che avviene nel giro di pochissimo tempo, altrimenti parleremmo di enfisema polmonare subacuto o cronico». 

bergaminiBERGAMINI
I consulenti hanno poi fatto il test della glicoforina, l’esame che stabilisce se una ferita è stata inferta su un corpo vivo o morto. Nella zona della laringe hanno accertato la rottura dei vasi sanguigni. Ha spiegato ancora Crisci: «Perché la glicoforina è positiva a livello della laringe-trachea? Perché c’è stato un travaso di sangue. E perché c’è stato un travaso di sangue? Perché verosimilmente è avvenuta un’impermeabilizzazione, cioè un aumento della mobilizzazione dei tessuti molli e dei muscoli laringei. È avvenuta perché mancando l’aria a causa di un soffocamento “soft”, quello si iperdistende, si apre e perciò si lacera».


Crisci ha inoltre chiarito che cosa intende per soffocamento “soft”: «Dalle indagini autoptiche e radiologiche non c’è stato qualcosa di violento. Un soggetto nel momento in cui viene asfissiato cerca di difendersi. Queste lesioni da difesa solitamente sono a livello degli arti superiori; spesso le unghie contengono delle tracce. Ci possono essere altri segni esterni: ad esempio, se io tento di strozzare una persona con le mie mani lascio sul collo segni evidenti, o comunque posso ledere l’osso del collo, che infatti troviamo sempre rotto nell’impiccato. Inoltre, se io tento uno strangolamento con una sciarpa, un filo, una corda o una cintura dei pantaloni è chiaro che anche in questo caso i segni restano sul collo.

BERGAMINIBERGAMINI
E allora, nel caso di Bergamini, l’ipotesi è quella di un soffocamento avvenuto con un mezzo “soft”, cioè leggero, soffice. Abbiamo ipotizzato che non sia stato utilizzato un cuscino, poiché un calciatore alto e robusto come Denis si sarebbe difeso, senza lasciarsi soffocare impunemente. A meno che...». Continua l’esperto: «A meno che il soggetto non si trovi in uno stato di sopore. Ed ecco allora l’ipotesi del soffocamento per mezzo di un sacchetto di plastica. È l’ipotesi che più si avvicina alla realtà, perché mancano i segni esterni di qualcosa di violento imposto al soggetto». Per i consulenti, dunque, Denis non si è difeso perché è stato narcotizzato con il cloroformio, l’etere o altre sostanze, che però non sono state rilevate. Come mai? La tossicologa forense Maria Pieri ha precisato che eventuali sostanze sarebbero potute essere rilevate solo nell’immediatezza del decesso. Invece sono trascorsi 29 anni. 29 anni di bugie, di depistaggi, di indagini fatte male e chiuse troppe in fretta. Ma oggi è cambiato tutto. Il corpo di Denis ha parlato. Anzi, ha urlato: «Giustizia!».  


“Gli elementi forti di questa perizia sono dati dal fatto che c’è una lesione all’epiglottide (una parte della laringe, ndr), con travaso ematico, e quindi una lesione vitale. Già quello è un chiaro segno di una lesività a livello del collo, cioè a livello interno. E poi l’altro elemento fondamentale è che tutte le lesioni prodotte dalla ruota del camion non sono vitali: significa che sono state inferte su un cadavere”.

DONATO BERGAMINIDONATO BERGAMINI
Parla a Settimanale Giallo l’avvocato Fabio Anselmo, legale dei famigliari di Denis Bergamini. Per papà Domizio, mamma Maria e per la sorella Donata è arrivato il momento della verità. Lo hanno atteso quasi 29 anni. Ormai è sicuro: il loro Denis non si è suicidato, ma è stato ammazzato. E poi, già morto o in fin di vita, è stato steso sull’asfalto per essere sormontato dal camion, con “moto lento”. Ci dice l’avvocato Anselmo: «Ormai è chiara la messinscena. Questa volta, a differenza del passato, si indaga veramente partendo da un presupposto, cioè che Denis non si è suicidato e non è stato vittima di un incidente, ma che è stato ucciso!». Sono state le tac tridimensionali e altre analisi scientifiche di ultima generazione, richieste proprio dall’avvocato Anselmo nell’istanza di riapertura dell’inchiesta, a svelare l’omicidio e a dare un nuovo corso agli accertamenti investigativi.

Spiega Anselmo: «Sono estremamente soddisfatto, perché la richiesta di riapertura è stata presa in considerazione molto seriamente da parte del procuratore Eugenio Facciolla, che l’ha fatta sua e l’ha inoltrata al giudice. Oggi è in corso un’attività di indagine serrata, come non era mai stato fatto prima. Non conosco tutte le carte della Procura, perché sono ancora coperte da segreto istruttorio. Facciolla ha sentito decine e decine di testimoni e ora bisogna capire bene che cosa abbia accertato. La Procura ha fatto un lavoro enorme, ed avendo ancora numerosi accertamenti e una complessa attività di indagine da eseguire, io auspico che si possa arrivare a un processo, perché la morte di Denis Bergamini merita un processo, anche se sono passati 29 anni». Quali saranno i prossimi passi?

ex fidanzata bergaminiEX FIDANZATA BERGAMINI
Risponde il legale: «La richiesta di rinvio a giudizio! Sinceramente non so dire se ci saranno nuovi indagati, ma è chiaro che Isabella Internò non era da sola e non poteva fare tutto da sola. L’esame dei periti fatto nel cosiddetto incidente probatorio fuga ogni dubbio a riguardo». Come avete letto nelle pagine precedenti, l’ex fidanzata e il camionista hanno sempre sostenuto che Denis si fosse suicidato gettandosi sotto il mezzo pesante, allo stesso modo di un tuffatore che si lancia nella piscina. Ma, come ha spiegato al giudice il professor Antonello Crisci, «Denis Bergamini aveva arti superiori perfettamente integri e puliti, viso perfettamente integro e pulito, arti inferiori, ginocchia incluse, integre e pulite...

Noi parliamo di parziale sormontamento: è l’unica fase dell’investimento che abbiamo trovato, perché tutte le altre fasi, cioè l’urto, l’abbattimento, il caricamento, la proiezione in avanti, mancano. La ruota del camion ha sormontato parzialmente l’emibacino di sinistra con il soggetto messo prono (a pancia in giù, ndr), è arrivata sicuramente fino alla metà della colonna vertebrale, e poi è ritornata indietro». È questa un’ulteriore novità rispetto alle perizie precedenti: finora tutte le consulenze avevano ipotizzato che il corpo di Denis fosse stato adagiato sull’asfalto in posizione supina e che fosse stato sormontato dal lato destro. Denis, invece, è stato soffocato e poi posizionato a faccia in giù a terra, come dimostrano le lesioni riscontrate sul lato sinistro del cadavere. Fonte: qui
ex fidanzata bergamini e attuale maritoEX FIDANZATA BERGAMINI E ATTUALE MARITO

domenica 25 febbraio 2018

3MILA EURO PER COMPRARSI IL DIPLOMA DI INSEGNANTE: IN CALABRIA FALSIFICATI UN CENTINAIO DI ATTESTATI CHE HANNO PERMESSO A FINTI DOCENTI DI INSEGNARE, SENZA AVERNE TITOLO

CLAUDIA OSMETTI per Libero Quotidiano

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Quando, nei giorni scorsi, i carabinieri di Cosenza hanno fatto irruzione in una copisteria, hanno trovato un numero sterminato di rotoli di pergamena ammassati in un angolo. Sopra avevano il bollo del ministero dell' Istruzione, minuziosamente riprodotto e (manco a dirlo) illegalmente contraffatto. Su una delle scrivanie erano ancora accesi i computer collegati alle stampanti a colori, il toner era in funzione e il frusciare di carte continuo. Lì, nella periferia della città calabrese, si stampavano falsi diplomi magistrali. A vagonate, tra l' altro.

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Sono almeno cento quelli accertati dalle forze dell' ordine, ma l' inchiesta (iniziata nell' autunno del 2016 e tuttora in corso) rischia di scoperchiare un giro molto più grande. Fatto di insegnanti mai abilitati che si abilitavano da soli, pagando fino a 3mila euro per un timbro fasullo e gabbando, con un unico colpo, istituti, genitori e alunni.

Quei documenti contraffatti venivano infatti consegnati all' Ufficio scolastico provinciale, magari direttamente alla segreteria del circolo didattico prescelto, e chi sorrideva allo sportello mostrando buste e dichiarazioni entrava nelle graduatorie nazionali. Per finire in cattedra dove lo portava il destino, abilmente beffato in precedenza.

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MERITI INESISTENTI Niente merito, nessuna preparazione curriculare, matricole che non tornano e punteggi inventati di sana pianta: i tanti operatori della scuola onesti, che pure ci sono, adesso si trovano alle prese con un esercito di maestri irregolari. Tra di loro c' è un po' di tutto: insegnanti di sostegno ed educatori dell' asilo, docenti delle elementari e istruttori che a conti fatti non potrebbero nemmeno entrare in una classe come bidelli, figuriamoci come professori. Nella bottega cosentina sono stati messi a punto certificati fin dal 2005: chi li ha sbandierati, nel frattempo, è passato dalle supplenze stagionali al posto fisso, alcuni (come il signore che è stato beccato dai militari a Udine) si sono perfino trasferiti al Nord pur di piazzarsi davanti alla lavagna per impartire chissà quale lezione a uno scolaretto ignaro.

Al momento in 38 sono stati raggiunti da un avviso di garanzia, un provvedimento di espulsione targato Provveditorato e una sospensione in autotutela da parte del preside di turno. Nella retata sono coinvolti tre licei magistrali per «complicità interne»: uno di questi aveva chiuso i battenti addirittura sedici anni fa, ma ha continuato a sfornare diplomi come se fosse la cosa più normale del mondo.

L' anno scorso a Chieti, in Abruzzo, era scoppiato un caso simile: una scuola abusiva aveva rilasciato, negli anni Novanta, centinaia di diplomi inutilizzabili che avevano mandato al macero (letteralmente) le successive lauree e i master di specializzazione.
Ma la Guardia di Finanza aveva fermato, già nel 2014, ventidue falsi insegnanti in provincia di Foggia che, con in tasca delle autocertificazioni vere quanto i soldi del Monopoli, avevano scalato le graduatorie per il sostegno.
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La magistratura, in quell' occasione, aveva aperto un faldone per truffa aggravata ai danni dello Stato. Ad Avellino (in Campania) a fine 2017 gli inquirenti si erano imbattuti in un andirivieni di mazzette e false attestazioni che aveva toccato anche un rappresentate sindacale del posto.
Al di là dei processi, dei provvedimenti disciplinari e dei codici penali, a farne le spese sono sempre i piccoli che a scuola ci vanno con la cartella sulle spalle e la speranza di imparare qualcosa. Magari non a falsificare il compito in classe per avere una pagella migliore, seguendo l' esempio che danno loro i finti insegnanti in questione.

22 Febbraio 2018

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