9 dicembre forconi

venerdì 14 giugno 2019

LA TRATTA DELLE SCHIAVE – SMANTELLATA UN’ORGANIZZAZIONE CHE COSTRINGEVA GIOVANI NIGERIANE A CONTRARRE UN DEBITO DI 30MILA EURO PER VENIRE IN ITALIA DOVE VENIVANO SBATTUTE IN STRADA A FARE LE PROSTITUTE

PER TENERLE LEGATE AL “CONTRATTO” LE DONNE VENIVANO SOTTOPOSTE A MACABRI RITI “VOODOO” E VIVEVANO CON IL TERRORE DELLE POSSIBILE CONSEGUENZE DELLE LORO AZIONI SUI FAMILIARI...

riti voodoo 7RITI VOODOO 
I finanzieri del Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo, hanno proceduto al fermo di 4 persone, tra cui una donna nigeriana e un cittadino italiano, accusate di appartenere ad un'associazione per delinquere transnazionale dedita al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, alla tratta di esseri umani e allo sfruttamento della prostituzione.

L'operazione si è svolta fra Palermo, Napoli, Dervio (Lecco), Bergamo, concludendosi con l'individuazione e la cattura del capo dell'organizzazione - già rifugiato politico - presso l'aeroporto di Orio al Serio (Bergamo).

prostituzione 4PROSTITUZIONE 
L'indagine delle fiamme gialle, coordinate dalla Dda palermitana, ha consentito di smantellare l'organizzazione che operava tra la Nigeria, la Libia e l'Italia, costringendo giovani donne nigeriane - a fronte della promessa di opportunità lavorative nel nostro Paese - ad assumersi un debito di 30 mila euro, quale pagamento del viaggio verso l'Italia e per l'avviamento al lavoro.

riti voodoo 4RITI VOODOO 
Le ragazze - di fatto avviate alla prostituzione - si trovavano in un evidente stato di vulnerabilità psicologica, determinato dalla celebrazione di macabri riti «Voodoo» a garanzia del debito contratto. Le donne venivano, poi, trasferite in Libia, dove erano costrette a permanere presso strutture di detenzione prima di essere imbarcate alla volta dell'Italia. Dai centri di prima accoglienza in Sicilia, venivano successivamente avviate alla prostituzione, con l'obbligo di riscattare progressivamente la somma concordata per riottenere la libertà ed evitare conseguenze per loro e i propri familiari in Nigeria. 

C'era una donna «crudele», come la definiscono gli inquirenti, a capo dell'organizzazione criminale smantellata all'alba. Le indagini complessivamente svolte, sotto la costante direzione della Dda di Palermo, hanno consentito di «accertare come i fermati concorressero, sinergicamente e in piena condivisione d'intenti, nel reclutamento delle giovani ragazze in Nigeria, nella loro 'traduzione', attraverso il Nord Africa, sino alle spiagge libiche dove, con l'utilizzo dei consolidati canali di migrazione illegale, venivano condotte in Italia e consegnate al capo dell'associazione (una donna nigeriana, T.E. di 35 anni, residente a Palermo)».
riti voodoo 5RITI VOODOO

Su questo territorio, la «maman» provvedeva ad avviarle forzatamente alla prostituzione, spesso con minacce di morte e percosse, grazie al fattivo contributo di due sodali residenti in Campania e Lombardia, G.P. di anni 26 e G.S. di anni 29.

prostituzione 5PROSTITUZIONE
La «maman» si avvaleva, inoltre, del contributo di un cittadino italiano, G.M. di 78 anno, il quale - con la propria autovettura - si adoperava per la collocazione delle vittime destinate allo sfruttamento presso i luoghi di prostituzione del capoluogo siciliano, promuovendo un servizio «dedicato» di trasporto da e verso i luoghi di sfruttamento. L'anziano fungeva anche da vedetta, segnalando alla «responsabile» l'eventuale sopraggiungere di pattuglie delle Forze dell'Ordine. Fonte: qui

ARRESTATO UN USURAIO NEL SALERNITANO: PERCEPIVA IL REDDITO DI CITTADINANZA

L'UOMO, UN PREGIUDICATO, È STATO DENUNCIATO E BLOCCATO MENTRE RISCUOTEVA 200 EURO IN CONTANTI DALLA SUA VITTIMA CHE AVEVA SALDATO ALLO STESSO USURAIO UN PRESTITO DI TREMILA EURO LIEVITATO NEL CORSO DI UN SEMESTRE A CIRCA DIECIMILA EURO…

usuraio reddito di cittadinanzaUSURAIO REDDITO DI CITTADINANZA

Ufficialmente risultava indigente, e quindi aveva ottenuto anche il reddito di cittadinanza. In realtà praticava l'usura e per questo è stato arrestato dai carabinieri della compagnia di Sala Consilina, in provincia di Salerno. Si tratta di un pregiudicato 40enne del posto, bloccato dai militari dopo aver ricevuto dalla sua vittima duecento euro in contanti, rata di un cospicuo "credito".

Dalle indagini condotte da militari, guidati dal capitano Davide Acquaviva, è emerso che il pregiudicato aveva prestato ad un ex imprenditore 41enne del Vallo di Diano mille euro, pretendendo dopo tre mesi la restituzione del triplo della somma.
usuraio reddito di cittadinanzaUSURAIO REDDITO DI CITTADINANZA
 La vittima, in passato, vendendo diversi beni propri e dei suoi familiari, aveva saldato allo stesso usuraio un prestito di tremila euro lievitato nel corso di un semestre a circa diecimila euro. L'indagine, scaturita dalla denuncia della vittima, è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Lagonegro (Potenza). Fonte: qui

BASTA UN'EMAIL PER TRUFFARE 17 MILIONI DI EURO A UNA MULTINAZIONALE ITALIANA

MAIRE TECNIMONT HA SUBITO LA ''TRUFFA DEL CEO'': UN MESSAGGIO INVIATO DA UN FINTO AMMINISTRATORE DELEGATO A UN DIRIGENTE CON POTERE DI SPESA, CON L'ORDINE DI FAR PARTIRE BONIFICI MILIONARI 
IL TRIBUNALE DI MILANO HA DOVUTO ARCHIVIARE L'INDAGINE PERCHÉ LA TRUFFA È AVVENUTA ''ESTERO SU ESTERO''. ECCO COME FUNZIONA

La multinazionale italiana Maire Tecnimont ha subito due truffe milionarie ordite mediante lo stesso stratagemma, la cosiddetta "truffa del Ceo". A riportare la vicenda, avvenuta tra ottobre e novembre dello scorso anno, è stato Luigi Ferrarella sul "Corriere della sera". A stupire è l'apparente facilità con cui qualcuno, ancora ignoto, è riuscito a distrarre milioni di euro dalle casse della multinazionale, un colosso del settore ingegneristico ed energetico nato nel 2005 e con sede a Milano, alla cui Borsa è quotata dal 2007.
maire tecnimontMAIRE TECNIMONT

In entrambi i casi, infatti, il meccanismo alla base della truffa è stato lo stesso: qualcuno avrebbe inviato delle mail dagli account di vertici della multinazionale (anche se in un caso l'indirizzo differiva da quello vero per un carattere) e avrebbe ordinato di far partire dei bonifici milionari, giustificandoli con operazioni da eseguire in gran segreto o restituzioni di finanziamenti avvenuti all'interno del gruppo.

Come sono avvenute le due truffe
La seconda truffa in ordine di tempo è stata anche la più grande. Una mail, apparentemente inviata il 13 novembre 2018 dall'amministratore delegato di Tecnimont Spa, aveva ordinato al capo della controllata indiana del gruppo di effettuare tre bonifici all'estero per complessivi 18,6 milioni di euro necessari per completare un'acquisizione segreta di cui non avrebbe dovuto parlare con nessuno, tranne che con un fantomatico avvocato di Ginevra. Proprio parlando via mail e telefono con questo legale, in realtà inesistente, il capo della controllata indiana ha eseguito i tre bonifici su conti correnti in Cina. Solo dopo nove giorni il vero presidente di Tecnimont, durante un viaggio in India, è venuto a sapere della fantomatica acquisizione e dei bonifici.

TRIBUNALE DI MILANOTRIBUNALE DI MILANO
Troppo tardi: la gran parte dei soldi era già stata spostata su altri conti e le autorità cinesi sono riuscite a bloccare e recuperare solo cinque milioni di euro. Appena due settimane prima una truffa analoga aveva coinvolto la controllata araba del gruppo: in quel caso a inviare la mail che ordinava di eseguire un bonifico di cinque milioni di euro a una banca londinese era stato, apparentemente, il direttore finanziario della capogruppo Maire Tecnimont. In realtà però qualcosa nell'indirizzo mail non tornava: mancava una "i". Il malcapitato manager che ha ricevuto la mail non se ne sarebbe accorto, se non quando alcuni giorni dopo ha ricevuto l'ordine di eseguire un nuovo bonifico. A quel punto, però, buona parte dei soldi già versati erano spariti.

Secondo quanto riferito dal Corsera, l'azienda ha presentato due denunce alla procura di Milano, ma le indagini sono state bloccate per "difetto di giurisdizione": le operazioni finanziarie truffaldine sono infatti state eseguite all'estero verso l'estero. Sembra dunque difficile che la multinazionale riuscirà a recuperare i soldi persi a causa di quella che sembra essere stata una variante della famosa "truffa del Ceo", che dopo aver mietuto vittime all'estero si è diffusa anche in Italia.


CHE COS'È LA TRUFFA DEL CEO
Lorenzo Longhitano per https://tech.fanpage.it/

C'è una telefonata in arrivo dal direttore finanziario della casa madre, in Irlanda, che per qualche motivo cerca proprio te: l'addetto alla contabilità della filiale italiana. Pare che l'azienda stia per portare a termine un'acquisizione fondamentale, ma che per finalizzarla manchi liquidità — un milione di euro che andrebbero prelevati dalla sede locale e girati su un conto estero, velocemente e con la massima discrezione. Che fai?

LA TRUFFA DEL CEOLA TRUFFA DEL CEO
La risposta non è così scontata e lo scenario appena descritto in effetti è diventato tristemente famoso all'estero con un nome che da noi è difficile da tenere a mente: la truffa del CEO. Si tratta di un raggiro che unisce attacco cibernetico e ingegneria sociale, che da noi è arrivato in ritardo rispetto ad altri Paesi ma che purtroppo sta iniziando a spopolare fino a far perdere alle aziende milioni di euro. A Fanpage.it l'ha raccontato Marianna Vintiadis la Managing Director e capo delle operazioni nel sud Europa di Kroll, azienda specializzata tra le altre cose nella sicurezza informatica, nelle investigazioni e nella risposta a questo tipo di minacce a livello globale.

Come funziona la truffa del CEO
L'obbiettivo dei truffatori è solitamente un'azienda multinazionale, ma non mancano i casi di attacchi a gruppi esclusivamente tricolore. Lo svolgimento è sempre il medesimo: una persona si finge una figura preminente nell'organigramma della società e chiama al telefono una figura contabile all'interno della filiale locale per chiederle di effettuare un pagamento. I due elementi chiave della telefonata sono urgenza e confidenzialità, mentre il tono e i contenuti della conversazione sono tipicamente quelli già riportati. Una chiusa ad effetto del finto dirigente — "mi raccomando, mi fido di te" — suggella il patto segreto tra truffatore e vittima. Il contabile agisce e fa partire il denaro sul conto richiesto. Il credito viaggia alla velocità della luce transitando spesso dalla Cina ma per poi finire ovunque nel mondo, sostanzialmente impossibile da recuperare.

Come viene trovata e raggirata la vittima
LA TRUFFA DEL CEOLA TRUFFA DEL CEO
Il sistema, racconta Vintiadis, "prevede una componente cibernetica e una di ingegneria sociale". Dopo aver preso di mira un'azienda, i truffatori cercano la vittima da raggirare tentando di ricostruire un organigramma della società utilizzando i social network — da Facebook a Linkedin passando per Twitter e gli altri — alla ricerca di una figura che abbia accesso alle operazioni bancarie del gruppo.

Le telefonate avvengono in alcuni casi in italiano, ma spesso in inglese (un fatto tutto sommato normale in ambito multinazionale, ma ancora in grado di mettere sotto pressione i dipendenti nostrani da un punto di vista psicologico). Esistono poi casi più sofisticati nei quali si verifica anche una violazione dei sistemi email azientali: in questo caso tra i truffatori si nasconde anche un hacker che si impadronisce temporaneamente della casella postale della figura impersonata, per effettuare eventuali scambi di conferma con la vittima senza che lascino traccia sui server aziendali.

Perché sta spopolando in Italia
La truffa del CEO non è nulla di nuovo, ma in Italia sembra stia trovando un terreno particolarmente fertile fin da quando è apparsa per la prima volta. I motivi sono difficili da isolare, ma Vintiadis prova a individuarne tre. Il primo è che nelle aziende nostrane spesso non sono previste procedure antifrode interne, che ad esempio vietano a chiunque abbia le mani sui conti di effettuare pagamenti prima di un controllo incrociato da parte di una seconda figura.

fugaFUGA
Il secondo è che, soprattutto da noi, la parola del capo vale più della regola: che un alto dirigente telefoni in prima persona a una filiale per ricevere un pagamento sostanzioso non viene dunque considerato assurdo, ma plausibile. Il terzo è il già citato elemento psicologico: quando qualcuno che si finge essere una figura di spicco per chiedere di effettuare un pagamento, "in pochi si chiedono come mai tra tutte le filiali abbia deciso di contattare la propria". Nelle modalità di attacco insomma è presente un elemento di gratificazione, che unito all'urgenza della richiesta, alla richiesta di confidenzialità e all'uso di una lingua diversa da quella meglio padroneggiata, fa in modo che le vittime non dedichino tempo a farsi le domande che sarebbe necessario porsi in una situazione del genere.

Sono gruppi ben organizzati
Oltre a chi si occupa di trovare e contattare le vittime, l'organizzazione è composta da personaggi in grado di mettere in piedi e far funzionare l'infrastruttura di transito del denaro estorto con l'inganno. "Studiando i passaggi bancari si nota una suddivisione dei pagamenti ricevuti, che una volta giunti al conto di destinazione ripartono frazionati in numerosi altri Paesi", spiega Vintiadis. Perpetrate poi da un Paese terzo, queste truffe rendono molto difficili le indagini per le forze dell'ordine, le quali una volta arrivate al confine italiano devono chiedere la collaborazione dei Paesi nei quali i soldi sono transitati.

Le proporzioni del fenomeno
Difficile capire quante aziende finiscano vittime ogni anno di questo tipo di truffa. Vintiadis riferisce di essere passata, in Italia, dal ricevere una segnalazione all'anno a una al mese, ma si tratta solo delle vicende denunciate a Kroll, che sono tendenzialmente di alto profilo e riguardano la perdita "anche di decine di milioni di euro"; la maggior parte dei casi, che invece coinvolge aziende più piccole e importi minori, spesso non vengono neppure denunciati.

Inoltre non è possibile fare una stima ufficiale del fenomeno a livello nazionale, perché questo tipo di crimini non viene trattato in modo coordinato dalle forze di polizia, dando adito a volte a fenomeni paradossali: la società di consulenza ha scoperto ad esempio che in alcuni casi esaminati i numeri di telefono dai quali provenivano le chiamate erano identici per più aziende truffate, ovvero che dietro a più attacchi si cela inequivocabilmente lo stesso gruppo.
intercettazioni emailINTERCETTAZIONI EMAIL

Come combatterla
Paradossalmente porre un freno al dilagare della truffa del CEO non dovrebbe essere difficile. "Nei Paesi in cui la truffa è arrivata prima" racconta Vintiadis "sono bastate alcune campagne informative ad ampio spettro a debellarla, tanto che le sedi centrali delle aziende colpite spesso si stupiscono di come in Italia questo trucco ancora funzioni". Grazie a queste campagne, altrove i dipendenti delle aziende potenzialmente nel mirino dei truffatori conoscono già le caratteristiche della minaccia; in alcuni Paesi sono state le società a formare il personale in questo senso, mentre in altri — come nel Regno Unito — ci ha pensato perfino il governo.

Sono però soprattutto i piani alti delle aziende a dover prendere coscienza del problema e capire cosa intendono fare in merito: oltre alla formazione (che "va svolta in modo coinvolgente, meno rigido") occorre infatti una reale divisione dei poteri in azienda, un sistema di controlli che impedisca del tutto a un solo dipendente di prendere decisioni potenzialmente disastrose per tutto il gruppo. Fonte: qui

A MEMPHIS LA POLIZIA UCCIDE UN RAGAZZO AFROAMERICANO DI 20 ANNI E SI SCATENA LA GUERRIGLIA URBANA TRA MANIFESTANTI E AGENTI: ALMENO 24 POLIZIOTTI FERITI E TRE PERSONE ARRESTATE

giovedì 13 giugno 2019

"Il declino è ovunque" e abbiamo appena ricevuto la conferma che il peggio deve ancora venire

In tutta l'America, ampie porzioni delle nostre principali città si stanno trasformando in pozzi neri di squallore.  Migliaia di città stanno spuntando da una costa all'altra quando la popolazione senzatetto esplode, persino il New York Times ammette che siamo di fronte  "alla peggiore crisi per la droga nella storia americana" , ci sono stati  oltre 28.000 reclami ufficiali sulle feci umane nelle strade di San Francisco l'anno scorso da solo, e  milioni di ratti  stanno attualmente sorpassando la città di Los Angeles. Eppure le autorità continuano a insistere sul fatto che l'economia è in buona forma e che tutto andrà bene.
Forse tutto può sembrare "perfetto" se vivi in ​​un quartiere suburbano ricco e fortemente igienizzato e ricevi solo le tue notizie da fonti di informazione corporativa pesantemente igienizzate, ma nel mondo reale le cose stanno diventando davvero pessime.
L'altro giorno, LZ Granderson ha  scritto un editoriale  in cui ha descritto com'è la vita a Los Angeles proprio in questo momento ...
L' anno scorso LA ha speso  circa $ 620  milioni in dollari di tasse per affrontare il problema, eppure il numero di senzatetto è aumentato del  16%, raggiungendo quasi 60.000 persone.
Come residente a Los Angeles, sono tra quelli che si chiedono che cosa stia facendo l'ufficio del sindaco. Quando vivevo in centro era praticamente impossibile camminare per un isolato in qualsiasi direzione senza vedere un senzatetto. In Silver Lake, dove vivo ora, ci sono tendopoli. Durante la mia guida al lavoro vedo persone che vivono sotto i cavalcavia dell'autostrada. Qui non ci sono più Skid Row. Lo slittamento è ovunque.
Ovviamente quella frase, "il declino è ovunque", potrebbe applicarsi anche a San Francisco, Portland, Seattle, Denver, Minneapolis, Chicago, Detroit, St. Louis, Memphis, Cleveland, Baltimora, Filadelfia e innumerevoli altre città degli Stati Uniti.
Ma senza dubbio, LA è particolarmente disgustosa a questo punto. Infatti, lo scorso fine settimana un editorialista del Los Angeles Times ha ammesso che  "Los Angeles è diventata un gigantesco ricettacolo della spazzatura" ...
Una striscia di Los Angeles si è trasformata in una terra desolata con ratti che corrono tra mucchi di spazzatura in decomposizione e squallide tendopoli, secondo una serie di foto agitate da stomaco che il Los Angeles Times racconta del "collasso di una città che ha perso il controllo".
"La città di Los Angeles è diventata un gigantesco ricettacolo della spazzatura", si è lamentato domenica l'editorialista Steve Lopez.
Stiamo assistendo a questo in un momento in cui ci viene detto che l'economia statunitense è ancora relativamente stabile.
E concederò quel punto. In questo momento, l'economia americana è molto più stabile di quanto non lo sarà nei prossimi mesi.
Quindi, se le cose sono già così brutte nelle nostre città principali, quali saranno le prospettive di queste città una volta che saremo immersi nella prossima crisi economica?
Venerdì, il Dipartimento del lavoro ha riferito che 75.000 posti di lavoro sono stati aggiunti all'economia statunitense a maggio. Quel numero è coerente con il dato estremamente deludente che ADP ha segnalato  pochi giorni prima , ed è ben al di sotto del numero di posti di lavoro di cui abbiamo bisogno solo per tenere il passo con la crescita della popolazione ogni mese.
Prima di questo rapporto, c'erano già più americani in età lavorativa senza un lavoro  che in qualsiasi momento durante l'ultima recessione , e ora le cose sono andate ancora peggio.
Ma il governo categorizza convenientemente la stragrande maggioranza degli americani in età lavorativa senza un lavoro come "non nella forza lavoro", e così ufficialmente il tasso di disoccupazione è "molto basso" in questo momento.
Che scherzo.
La verità è che la classe media si è  costantemente contratta per un lungo periodo di tempo e tutti i numeri che stanno arrivando sembrano indicare che è iniziato un rallentamento economico.
Ad esempio, quando l'attività economica è in espansione, la domanda di risorse industriali chiave quali rame, zinco e legname aumenta e i prezzi tendono a salire.
Ma quando l'attività economica si contrae, la domanda di quelle risorse industriali chiave diminuisce e i prezzi tendono a scendere.
E proprio ora stiamo vedendo precipitare i prezzi del rame, dello zinco e del legname  ...
I prezzi del rame sono scesi del 6% nell'ultimo mese, mentre lo zinco è sceso dell'8,5%. Il rame e lo zinco sono componenti importanti per molte aziende industriali e tecnologiche. Le persone prestano tanta attenzione al rame come un barometro che i commercianti chiamano scherzosamente Dr. Copper, come se avesse un dottorato in economia.
Anche i prezzi del legname stanno calando, scendendo di circa il 10% nell'ultimo mese. Ciò potrebbe essere visto come un segno che il mercato immobiliare - in particolare la costruzione di nuove case - si sta indebolendo.
Se stavi cercando indicazioni estremamente chiare su dove si dirigerà l'economia americana nel prossimo futuro, le hai appena ricevute.
Ma la maggior parte degli americani continuerà a vivere negando fino alla fine. E anche se il  59 percento  della popolazione vive con l'ultimo stipendio, la gente continua ad accumulare debiti come se non ci fosse un domani.
In effetti, abbiamo appena appreso che le dimensioni medie di un nuovo prestito di veicoli negli Stati Uniti hanno  appena raggiunto un nuovo massimo storico ...
Le persone che acquistano un nuovo veicolo prendono in prestito di più e pagano di più ogni mese per il loro prestito auto.
Experian, che tiene traccia di milioni di prestiti auto ogni mese, ha dichiarato che l'importo medio preso in prestito per acquistare un nuovo veicolo ha toccato il record di $ 32.187 nel primo trimestre. Anche il prestito medio per veicoli usati ha raggiunto il record, $ 20,137.
Le persone mi chiedono continuamente come possono prepararsi per la prossima recessione economica, e uno dei consigli chiave  che io do sempre  è di non assumere più debiti.
In questo momento tutti dovrebbero costruire i loro cuscini finanziari, perché quello che sta arrivando non è uno scherzo.
Sfortunatamente, la maggior parte degli americani continua a negare completamente ciò che sta accadendo e si troveranno male preparati a gestire l'ambiente economico molto duro che è avanti.
Tradotto automaticamente con Google

RINVIATO A GIUDIZIO CORALLO; IL RE DELLE SLOT, CHE PER I PM ROMANI PAGAVA I TULLIANI (E DUNQUE FINI) PER I SUOI AFFARI MILIARDARI NEL SETTORE DEL GIOCO D'AZZARDO

I SOLDI RIPULITI FURONO USATI PER COMPRARE LA FAMIGERATA CASA DI MONTECARLO INTESTATA AL COGNATO DELL'ALLORA PRESIDENTE DELLA CAMERA, MA POI SI SCOPRÌ ANCHE UN FLUSSO DI DENARO DIRETTAMENTE VERSO I FAMILIARI

FRANCESCO CORALLOFRANCESCO CORALLO
Rinviato a giudizio per l’accusa di associazione a a delinquere finalizzata al peculato, riciclaggio ed evasione fiscale, Francesco Corallo, noto come il “re delle slot”. Lo ha deciso il gup di Roma accogliendo la richiesta della Procura. La posizione di Corallo era stata stralciata rispetto al processo principale che vede imputati, tra gli altri, l’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, la sua compagna Elisabetta Tulliani, il fratello Giancarlo e il padre Sergio. I difensori di Corallo avevo presentato una serie di eccezioni e i giudici della IV sezione collegiale, dove è in corso il processo principale, avevano mandato gli atti al gup. Il processo è stato fissato al prossimo 22 ottobre davanti ai giudici della II sezione.

fini tullianiFINI TULLIANI
Cuore del processo l’ipotizzata attività di riciclaggio che coinvolge l’intera famiglia Tulliani e Corallo. Una indagine in cui un ruolo centrale aveva avuto, secondo gli inquirenti romani, l‘operazione di compravendita di un appartamento a Montecarlo, lasciato in eredità dalla contessa Annamaria Colleoni ad Alleanza Nazionale. Coinvolti nel procedimento anche l’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Laboccetta. Secondo l’accusa, Corallo e gli altri avrebbero fatto parte di un’associazione per delinquere che, nell’evadere le tasse, era dedita al riciclaggio di centinaia di milioni di euro.
elisabetta tulliani gianfranco finiELISABETTA TULLIANI GIANFRANCO FINI

I soldi, una volta ripuliti, sarebbero stati utilizzati da Corallo per attività economiche e finanziarie, ma anche nell’acquisto di immobili che hanno coinvolto i membri della famiglia Tulliani. Gli accertamenti del procuratore aggiunto Michele Prestipino e del pm Barbara Sargenti avevano riguardato anche l’immobile Boulevard Principesse Charlotte 14 finito nella disponibilità di Giancarlo Tulliani. L’appartamento monegasco, secondo l’ipotesi della procura, sarebbe stato acquistato da Tulliani junior grazie ai soldi di Corallo attraverso due società (Printemps e Timara) costituite ad hoc.

Il coinvolgimento di Fini, che ha sempre respinto le accuse, è legato proprio al suo rapporto con Corallo. Un rapporto, per la procura, che sarebbe alla base del patrimonio dei Tulliani. Quest’ultimi, in base a quanto accertato dagli inquirenti, avrebbero ricevuto su propri conti correnti ingenti somme di danaro riconducibili a Corallo e destinati alle operazioni economico-finanziarie dell’imprenditore messe in atto tra Italia, Olanda, Antille Olandesi, Principato di Monaco e Santa Lucia.
Fini- GIANCARLO TULLIANIFINI- GIANCARLO TULLIANI

Un rapporto, quello tra l’ex vicepremier e Corallo, scriveva il gip Simonetta D’Alessandro nell’ordinanza di arresto di Giancarlo Tulliani, maturato apparentemente solo dopo un’importante gara, bandita nel 2002, vinta dalla Rti del “Re delle slot” in materia di giochi. Fonte: qui