9 dicembre forconi

martedì 11 giugno 2019

GANG DI RAGAZZI, NEL TORINESE UN 20ENNE È STATO PRESO A SPRANGATE DOPO ESSERSI RIBELLATO A UN TENTATIVO DI RAPINA DI POCHI SPICCI ...

A ROMA UN 24ENNE È SALITO IN MACCHINA E HA TRAVOLTO ALCUNI RAGAZZI CON CUI AVEVA LITIGATO FUORI DA UNA DISCOTECA 
A NAPOLI UNA BABY GANG HA AGGREDITO TRE 20ENNI 
COSA HANNO IN COMUNE QUESTI EPISODI? 
LA RABBIA BESTIALE DI GIOVANI ANNOIATI E SENZA SCRUPOLI
Giordano Tedoldi per “Libero quotidiano”

ragazzini pestaggio vareseRAGAZZINI PESTAGGIO VARESE
Sono giovani, spesso minorenni, annoiati, senza scrupoli. Sono i protagonisti degli ultimi episodi di violenza verificatisi a Roma, Torino, Napoli. Menano colpi di spranga per due euro, com' è successo a Rivoli, nella provincia torinese, dove all' una di notte una gang di periferia composta da cinque ragazzi, di cui tre minorenni e gli altri maggiorenni di poco (18 e 21 anni) ha accerchiato due fratelli che tornavano a casa per rapinarli del cellulare e dei soldi, anche se erano solo pochi spicci.
ragazzini pestaggio vareseRAGAZZINI PESTAGGIO VARESE



Uno dei fratelli, vent' anni, si è ribellato e per tutta risposta è stato selvaggiamente sprangato, picchiato e preso a calci, subendo un trauma cranico e altre lesioni guaribili in 35 giorni. Fortunatamente nonostante l' ora tarda c' erano altri testimoni, ma la loro presenza non ha minimamente scoraggiato la furia dei ragazzi.

PESTAGGIOPESTAGGIO
Quando l' aggredito è riuscito ad atterrarne uno, tutti sono scappati, e un altro ha perso il documento d' identità che, raccolto da un passante, è stato consegnato ai carabinieri, i quali sono riusciti a individuare tutti i componenti del pestaggio.

GLI ARRESTI 
I fatti risalgono ad aprile, ieri sono stati arrestati. A Roma invece, intorno alle quattro di sabato mattina, all' uscita da una discoteca dell' Eur, la "Bibliotechina", due comitive stavano ancora discutendo dopo essersi affrontate dentro il locale per i soliti stupidi motivi che scoppiano nelle discoteche. Quando una delle due comitive ha cominciato a dirigersi alla fermata della metropolitana, sembrava la cosa fosse finita lì.
MILANO PESTAGGIOMILANO PESTAGGIO

E invece un ventiquattrenne, letteralmente fuori di sé, è salito a bordo della sua Volkswagen Polo, ha pestato sull' acceleratore e ha falciato i quattro avversari che tornavano a casa, tre diciottenni e un cinquantatreenne. È scappato ma è stato rintracciato dalla polizia.

Due degli investiti sono stati portati in ospedale con codice rosso, non sono in pericolo di vita ma il più grave dovrà subire un intervento di chirurgia maxillo-facciale. In quelle stesse ore, poco distante, un egiziano di vent' anni è stato accoltellato a un fianco. L' aggressore è fuggito, il suo coltello è stato ritrovato e la polizia lo sta ancora cercando.
agressione 4AGRESSIONE

Un episodio simile si era avuto sempre nella capitale a gennaio, quando due amici ubriachi, per vendicarsi di due buttafuori di una discoteca che, visto il loro stato, non li avevano fatti entrare, erano risaliti sulla loro Mercedes classe B e li avevano travolti, ferendo anche un altro ragazzo quando si erano dati alla fuga. I due aggressori si sono poi costituiti, sono due fratelli di 27 e 30 anni.

agressione 3AGRESSIONE 
Segnaliamo anche che pochi giorni fa, a Napoli, una baby gang di ben trenta ragazzini tra i quattordici e i diciotto anni ha aggredito tre giovani di 20, 21 e 23 anni nella zona dei Decumani. Il ventenne è stato ricoverato con una prognosi di due settimane per contusioni al fianco e al torace, i suoi amici hanno un trauma cranico e un trauma facciale, per fortuna lievi. Anche in questo caso, spiegano gli inquirenti, la violenza è esplosa per motivi futili.

agressione 2AGRESSIONE 
RABBIA BESTIALE 
Cosa tiene insieme tutti questi episodi? La giovane età, la rabbia bestiale, il ricorso a una violenza sproporzionata rispetto agli scopi. Questi ragazzi "annoiati" e "senza scrupoli", a volte ubriachi o fatti, non ci pensano un istante a spaccare la faccia o a mettere sotto con la macchina chi li contraddice, chi non li fa entrare in discoteca, chi si rifiuta di dargli lo smartphone o qualche moneta.
agressione 1AGRESSIONE 

Per un pretesto insignificante circondano come un branco di lupi le vittime, forti della loro superiorità numerica, e infieriscono senza controllo. Non vogliamo esagerare il fenomeno, ma è questo che accade nelle nostre città. Qual è la ragione di questa violenza selvaggia?
aggressioneAGGRESSIONE



L' elenco delle motivazioni è sempre lo stesso: una società lassista, i genitori irresponsabili, un' educazione viziata e permissiva, oppure il disagio, il degrado, l' incultura. Ma più che le ragioni, consigliamo di concentrarci sui castighi. È venuto il tempo di trattare questi fanciulli teppisti con la durezza che la loro ferocia merita, senza più concedere alibi per la loro giovane età.

Fonte: qui

GIOACCHINO GENCHI STRONCA L’USO DELLO SPYWARE: “NON CAPISCO PERCHÉ LO STATO NE ABBIA AFFIDATO AI PRIVATI: SONO SOGGETTI SENZA TITOLO GIURIDICO, POTENZIALMENTE CORRUTTIBILI, SFUGGONO AD OGNI CONTROLLO, E NEI CONFRONTI DEI QUALI NON PUÒ ESSERE ATTIVATA ALCUNA VERIFICA. IL TROJAN IMPEGNA MOLTE RISORSE DELL'APPARECCHIO, LO SURRISCALDA E LO RALLENTA…”

Vincenzo Iurillo per il “Fatto quotidiano”

L'ex superconsulente Gioacchino Genchi incarna tutte le competenze per analizzare a 360° vizi, virtù, potenzialità e i limiti del trojan, "la rivoluzione delle investigazioni", il virus che ha messo nei guai il pm di Roma Luca Palamara, lo spyware che trasforma lo smartphone in un microfono e può copiarne i dati e la memoria da remoto.

GENCHI 1GENCHI 1
Genchi è stato poliziotto informatico, esperto nell'incrocio di dati telefonici, e ora è avvocato penalista in processi che si decidono sulla valutazione e l'utilizzabilità delle intercettazioni. Ha giocato all'attacco e ora ogni tanto si schiera in difesa. Sul trojan solleva un problema preliminare grande come un grattacielo: "Non capisco perché lo Stato ne abbia affidato ai privati l' uso e la gestione. I Tribunali sono statali, i pm sono statali, i processi li fa lo Stato e le intercettazioni informatiche che vengono discusse nei processi vengono appaltate a soggetti esterni? Lo Stato dovrebbe diventare imprenditore in proprio di questo settore per evitare le anomalie del caso Exodus" (nelle scorse settimane la Procura di Napoli ha ottenuto l' arresto del titolare e dello sviluppatore di un software-trojan dal nome Exodus con il quale avrebbero trasferito sui cloud di Amazon montagne di dati riservati di inchieste giudiziarie, accessibili da chiunque fosse in possesso di un paio di password, ndr).

Cosa avrebbe dovuto insegnare il caso Exodus?
Che è sbagliato consegnare alle ditte una delega in bianco per fare il bello e il cattivo tempo. Sono soggetti senza titolo giuridico, potenzialmente corruttibili, sfuggono ad ogni controllo, e nei confronti dei quali non può essere attivata alcuna verifica.
trojan malwareTROJAN MALWARE

I privati gestivano e gestiscono anche le intercettazioni telefoniche.
Il trojan non è assimilabile a una intercettazione telefonica. Quando facevo il consulente delle Procure, acquisivo un tabulato in forma elettronica certificata, e i dati sul numero e la durata delle conversazioni erano verificabili e riscontrabili dalle parti, come l' audio della telefonata, si sa quando inizia e quando finisce. Il flusso dati del trojan invece non è così: dipende dalle scelte di chi stabilisce quando accendere e quando spegnere il microfono e copiare i file, e può anche cancellarne una parte senza che nessuno se ne accorga. Io da cittadino non mi sentirei al sicuro.

Ma come? Il microfono audio-video non è sempre acceso?
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No. Il trojan impegna molte risorse dell'apparecchio, lo surriscalda e lo rallenta. Scarica subito la batteria. Non esisterà mai un trojan che funzioni senza alimentazione, sull'accumulo di energia siamo fermi ai tempi di Alessandro Volta. Quindi, decisivo per la qualità delle indagini è il 'pilota' del trojan.

La persona che decide quando attivarlo e quando spegnerlo, dopo aver raccolto - ascoltando le telefonate e leggendo i messaggi - i dati su mosse e appuntamenti dell'indagato. Dovrebbe essere un attento investigatore di polizia giudiziaria. Ne abbiamo di bravissimi, che però non lo fanno. Lo fanno i tecnici delle ditte, che assumono le funzioni di ausiliari di polizia giudiziaria. Ma questo può porre dei motivi giuridici per chiedere la nullità dell' utilizzo delle intercettazioni del trojan. Io da avvocato in qualche caso li ho sollevati.
trojan malwareTROJAN MALWARE

Quindi un cellulare surriscaldato potrebbe mettere in guardia l'indagato.
Vuole una chicca? Un cliente mi ha confidato di aver acquistato un apparecchio che misura la temperatura del telefonino.

Ci sono altri modi per eludere il trojan?
Il virus è sviluppato in modo da accendersi in automatico quando rileva che l' apparecchio si sta caricando, perché è sicuro di funzionare senza azzerare la batteria. È sufficiente non attaccarlo alla corrente nei luoghi dove si prevede di tenere delle riunioni riservate. Un altro modo, ovviamente, è spegnere il cellulare. Meglio se qualche ora prima dell' appuntamento.

Esiste uno smartphone che non si può intercettare?
Sì. Quello guasto.

Fonte: qui

lunedì 10 giugno 2019

TRAGEDIA NEL CENTRO STORICO DOVE UN CORNICIONE SI È STACCATO DA UNA FACCIATA DI UN PALAZZO UCCIDENDO UN 66ENNE CHE PASSEGGIAVA

AL MOMENTO DEL DISTACCO, IL CORNICIONE ERA IMBRIGLIATO DA UNA RETE DI PROTEZIONE CHE AVEVA QUASI DUE ANNI E NON È RIUSCITA A CONTENERE IL PESO DELLE PIETRE DI CIRCA 500 CHILI…(VIDEO CHOC DEL CROLLO)
Filippo Manfredini per “Libero quotidiano”

rosario padolino 3ROSARIO PADOLINO 
Una tragedia davvero incredibile nel centro storico di Napoli. Uno cammina tranquillamente sul marciapiede e un pezzo di cornicione si stacca dalla facciata, lo colpisce e addirittura lo uccide.
La vittima è Rosario Padolino, titolare di un negozio di abbigliamento, chiamato "Coriandoli" e molto conosciuto nella zona. L' uomo, ancora in vita subito dopo l' impatto, è stato soccorso e trasportato in condizioni già molto gravi al Centro traumatologico, dove i medici non hanno potuto far nulla per evitare il decesso.

Secondo le ricostruzioni, il 66enne è finito a terra proprio dopo essere stato investito da pietre e calcinacci staccatesi dalla facciata, all' altezza del quinto piano, di un condominio in via Duomo. L' episodio si è verificato intorno a mezzogiorno, a circa un centinaio di metri dall' esercizio commerciale, alla presenza di numerose passanti.

crolla cornicione a napoli 9CROLLA CORNICIONE A NAPOLI 
Addirittura tragicamente beffardo appare poi il fatto che il cornicione, al momento del distacco, era imbrigliato nella rete di protezione, in previsione di un probabile intervento futuro, ma la struttura che avrebbe dovuto garantire la sicurezza non è riuscita a contenere il peso del materiale che, secondo quanto riportato dagli stessi testimoni, ha investito il 66enne.

crolla cornicione a napoli 7CROLLA CORNICIONE A NAPOLI 





Dopo l' episodio, avvenuto a poca distanza dal famoso murales di 15 metri di Jorit Agoch che ritrae San Gennaro, la zona è stata transennata dalle forze dell' ordine e il passaggio è stato interrotto per la messa in sicurezza. Per lo stesso motivo lo stabile, che doveva essere ristrutturato, è stato sgomberato. Sulla strada, lungo la quale erano già in corso i lavori per il rifacimento dei marciapiedi, è rimasta una notevole quantità di macerie.
Già, tutto dopo.

crolla cornicione a napoli 8CROLLA CORNICIONE A NAPOLI 







Ora ci saranno le indagini per far emergere eventuali responsabilità. Di certo, le piogge dei mesi scorsi e la rete di protezione - che, come detto, era evidentemente deteriorata - hanno agevolato il crollo. Il pm Giorgia De Ponte e il procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso, con due ingegneri dei Vigili del Fuoco, hanno ispezionato il luogo della tragedia.
rosario padolino 2ROSARIO PADOLINO 

Quella rete di protezione aveva quasi due anni e il peso delle pietre era di circa 500 chili. La procura ha dunque disposto il sequestro della facciata dello stabile, autorizzando però l' amministratore del condominio a eseguire immediatamente i lavori di messa in sicurezza del cornicione. Al loro completamento, che potrebbe avvenire, secondo l' amministratore, entro lunedì, potranno rientrare nelle loro abitazioni i trenta nuclei familiari sgomberati. Fonte: qui

ECCO COME DOVREBBE FUNZIONARE LA NUOVA VALUTA ELETTRONICA

DEBITI ARRETRATI, INTERNI E DIFESA I PEGGIORI PAGATORI
Mario Sensini per il “Corriere della sera”

Oltre 73 mila fatture non pagate, per un debito residuo, accertato e scaduto, di 588 milioni di euro alla fine dello scorso anno. Matteo Salvini invita il ministro dell' Economia, contrario ai mini-Bot, ad accelerare i pagamenti dello Stato alle imprese, ma tra le amministrazioni pubbliche che hanno nei confronti delle imprese un arretrato di 27 miliardi, il suo ministero, quello dell' Interno, è tra i peggiori pagatori in assoluto.
CLAUDIO BORGHI CON UN FACSIMILE DI UN MINI BOTCLAUDIO BORGHI CON UN FACSIMILE DI UN MINI BOT

Nell' elenco delle amministrazioni che hanno più debiti arretrati, un rapporto che il Mef ha pubblicato per la prima volta un paio di settimane fa,il Viminale è al quarto posto. Al primo c' è l' Anas, con 1,4 miliardi di debiti scaduti a fine 2018, poi ci sono il Comune di Roma e il ministero della Difesa guidati dal Movimento 5 Stelle, in pressing altrettanto feroce sul ministero dell' Economia. Il Campidoglio ha 648 milioni di debito arretrato, mentre quello della Difesa arriva a 614 milioni. Fatti i conti, le imprese lamentano quasi 2 miliardi di euro di crediti scaduti nei confronti di tutti i ministeri.

Quello della Giustizia ha 269 milioni di euro di fatture arretrate da saldare, quello del Lavoro 117, quello dei Beni Culturali 130, ed è uno di quelli che ha il portafoglio più piccolo. Il ministero dell' Economia, cui Lega e M5S chiedono una soluzione per accelerare i pagamenti, ed ha il bilancio di gran lunga più grande di tutti i ministeri, è tra i più puntuali. L' arretrato è di 29 milioni, e nel corso del 2018 il Mef ha saldato il 99% delle fatture in appena 13 giorni di media.
mini botMINI BOT

Il ministero del Lavoro si è fermato al 14%, e paga con un ritardo medio di 6 giorni, quello dello Sviluppo, anch' esso guidato da Luigi Di Maio, ha pagato il 56% delle fatture, ma rispettando pienamente i tempi (che in genere sono di 30 giorni). Il Viminale ha pagato l' 84% delle sue fatture del 2018: 2,4 miliardi su 3,1 complessivi, in un tempo medio di 85 giorni e un ritardo medio di 37, il peggiore in assoluto tra i ministeri.

E dire che, rispetto a quelli biblici del passato, che ci sono costati una procedura d' infrazione europea, i tempi si sono già accorciati molto. Anzi, i dati registrati dal sistema informatico dello Stato dicono che nel 2018 il tempo medio per pagare le forniture di beni e servizi è stato di 46 giorni, in anticipo di un giorno rispetto alla scadenza. A fine 2017 il tempo di pagamento era di 55 giorni, con un ritardo medio di una settimana.

Bankitalia offre cifre un po' diverse sulle passività commerciali dello Stato, valutate 43 miliardi al netto di quelle già conteggiate nel debito pubblico, ma in questa somma non ci sono soltanto i crediti scaduti. Quelli accertati dal Tesoro, i 27 miliardi di fine '18 non sono comunque un' eredità del lontano passato, ma quasi tutti maturati nel corso del 2018. Le imprese, l' anno scorso, hanno emesso 163 miliardi di euro di fatture, incassando 120 miliardi. Il resto è un credito che si può certificare e scontare in banca o usare per pagare le tasse. Come i mini-Bot.

COME DOVREBBE FUNZIONARE LA NUOVA VALUTA ELETTRONICA
Paolo Becchi Giovanni Zibordi per “Libero quotidiano”

mini bot 3MINI BOT
Alla fine anche Mario Draghi è intervenuto ieri nella discussione sull' emissione di 50 o 60 miliardi di mini-Bot: «...i mini-Bot sono moneta e in questo caso sono illegali oppure sono debito e allora il debito pubblico aumenterebbe...». I mini-Bot sono stati proposti da Claudio Borghi come biglietti di piccolo taglio emessi dal Tesoro per pagare i debiti arretrati di circa 60 miliardi verso le imprese e - non bisogna dimenticarlo - sono stati recepiti nel famoso "contratto" di governo tra M5S e Lega.

Il ministro dell' Economia Tria non li ha presi in considerazione per cui non se è più parlato, fino a quando, a sorpresa, pochi giorni fa è passata una mozione sui debiti arretrati dello stato in cui si diceva che possono essere pagati "anche con biglietti di piccolo taglio" emessi dal Tesoro. Tutti i partiti l' hanno votata all' unanimità, perché molti non avevano letto bene il testo. A quel punto è iniziata la polemica, cominciando da quella per cui si aumenta il debito pubblico.

mini bot 1MINI BOT
I 60 miliardi di debiti arretrati dello Stato verso fornitori sono stati già conteggiati nei deficit degli anni precedenti per cui si tratta di un fatto contabile formale e il mercato finanziario sa già che, in realtà, fanno parte del debito pubblico effettivo. Non è riconoscere contabilmente questo debito, che già esiste, nel debito pubblico che impressionerrebbe i mercati. Il punto critico è se funzionino come moneta, anche se non sono moneta legale.

I mini-Bot sarebbero cartacei, con un valore nominale di 10 euro, 20 euro, 50 o 100 euro, come le banconote. Non pagano interessi e non hanno scadenza, per cui sono un tipo di debito pubblico particolare, somigliano alla "moneta" che appunto non paga interessi e non scade. Non sono moneta legale (quella che tutti siamo obbligati ad accettare in pagamento) come gli euro e non sono garantiti dalla BCE. Avrebbero però lo stesso un valore simile agli euro.

IL SISTEMA 
Lo Stato italiano può accettare direttamente 1,000 mini-Bot come se fossero 1,000 euro. Se tu oggi detieni dei Bot (o BTP) e devi pagare 1,000 euro di tasse, li vendi, ottieni 1,000 euro sul conto corrente e poi fai un bonifico. Ma se lo Stato può accettare direttamente dei Bot in pagamento senza passare per il conto in banca e gli euro. E se lo Stato la accetta quasi tutti i privati la accettano anche loro, volontariamente (senza obbligo legale).

mini bot 5MINI BOT
Nello schema di Borghi i mini-Bot sarebbero cartacei, ma previo accordo del fisco con le banche, si potrebbero versare sul conto titoli e bonificare 1,000 mini-Bot al fisco per pagare 1,000 euro di tasse. Se una impresa allora riceve 1,000 di mini-Bot in pagamento di crediti arretrati può saldare una pendenza con il fisco di 1,000 e non le conviene darli via per una cifra minore altrimenti chi glieli compra per 800 o 900 ci guadagna la differenza. Se chi riceve Minibot non ha tasse da pagare li rivende, ma ci sarà molta gente che offre di comprarli per pagare le sue tasse se si offre uno sconto del 10% o forse anche solo del 5%.

Quale sarebbe la reazione della Ue, dei mercati, della Bce e anche dei cittadini? Qui c' è un problema. Oltre a saldare questi debiti verso le imprese e mettere in circolazione liquidità, i Minibot servivano secondo Borghi per avere una moneta cartacea in circolazione nel caso di ritorno alla lira. Se un governo allora emette MiniBot, questo potrebbe essere interpretato dai mercati e dai cittadini come una messa in discussione dell' euro e questo potrebbe scatenere il panico tra chi ha parecchi soldi in banca e una fuga dalle banche e dai titoli italiani. Supponiamo però che gli italiani non si facciano impressionare da chi grida "si vuole in segreto tornare alla lira" e il governo predisponga l' emissione di 60 miliardi di Minibot. Come va valutato il loro effetto?

mini bot 2MINI BOT 2
Ci sarebbero più soldi in giro e l' economia reagirebbe positivamente, ma lo Stato riceverebbe decine di miliardi di euro in meno di tasse e quindi saremmo da capo al problema del deficit che schizza dal 2% al 5% del Pil ad esempio?

LO SCAMBIO
Borghi sostiene che quasi tutti i negozi e business li accetterebbero per cui verrebbero scambiati come se equivalenti agli euro e non si avrebbe una riduzione di gettito perché si continuerebbe a pagare le tasse in euro. L' ipotesi è che, per un verso i MiniBot hanno valore pari agli euro perché il fisco li accetta, e per l' altro i cittadini si abituano ad usarli come se fossero contanti e alla fine se li tengono in tasca.

È realistico che vengano scambiati allo stesso valore degli euro anche se di fatto non li si usa per pagare le tasse? I MiniBot non pagano interessi, non sono garantiti dalla Bce e Bankitalia che anzi sono contrarie alla loro circolazione e non si possono usare all' estero, sono cartacei (anche se si può predisporre di versarli in un conto titoli...) e non tutti li accetteranno, perlomeno subito. È ovvio che si svalutino, magari di poco (dipende dalla percezione dei cittadini) rispetto agli euro che non hanno queste limitazioni e sono una moneta consolidata da venti anni nel mondo. Sembra probabile che le imprese li usino per pagare le tasse o per rivederli a qualcuno che a sua volta appena li riceve ci paga le tasse.
CLAUDIO BORGHI E ANTONIO MARIA RINALDICLAUDIO BORGHI E ANTONIO MARIA RINALDI

I 60 miliardi emessi di Minibot spariranno quindi quasi tutti dalla circolazione e torneranno allo Stato tramite il fisco. L' impatto sul deficit sarebbe in realtà minore di 60 miliardi perché stimolano a spendere, lavorare e produrre di più per cui il Pil e anche il gettito aumenta.

CONSEGUENZE
Alla fine dell' anno però il Tesoro incasserà 60 miliardi di mini-Bot invece che 60 miliardi di euro, mentre le pensioni, stipendi e redditi di cittadinanza vari li paga in euro e non in mini-Bot. Il deficit salirebbe, forse, al 5% del Pil facendo espandere l' economia, ma provocherebbe la solita reazione ostile da parte della Ue e dei mercati.

Affinché il meccanismo funzioni occorre quindi che i cittadini li utilizzino come se fosse moneta appunto, a fianco agli euro, e non se ne sbarazzino subito girandoli al fisco.
DEBITO PUBBLICODEBITO PUBBLICO
La proposta per essere efficace nel lungo periodo potrebbe allora essere così riformulata: i) Trasformare i mini-Bot in moneta fiscale elettronica e non cartacea, perché una moneta su carta di credito e bancomat è molto più liquida e utilizzabile (del resto tutte le proposte di "moneta fiscale" elaborate finora in Europa sono state pensate per moneta elettronica).

E creare un circuito di pagamenti agganciato al fisco e a tutti gli esercizi commerciali interessati; i) Occorre annunciare che se ne emetterà ogni anno a venire, come politica permanente, non una volta e poi basta. Vanno emessi a favore di tutte le famiglie e imprese per facilitarne la diffusione (in funzione dello stato dell' economia e degli obiettivi sociali del governo); ii) Devono anche pagare un interesse pari a quello medio di Btp, diciamo intorno all' 1,5%, in modo che ci sia un incentivo a detenerli (anche come forma di risparmio).

In questo modo potrebbero diventare una "Moneta Elettronica del Tesoro" che paga un interesse come un Btp a 5 anni e che il Tesoro si impegna a ricomprare alla pari con gli euro. E in più che si può usare direttamente per ogni pagamento, per cui compri una pizza da 7 euro e addebiti i 7 euro direttamente ai 50 mila euro che hai nel conto presso il Tesoro e che ti remunera all' 1,5%.
MARIO DRAGHI E GIOVANNI TRIAMARIO DRAGHI E GIOVANNI TRIA

Se è emessa dal Tesoro che garantisce che puoi pagarci le tasse, paga anche interessi come un Btp medio ed in più è utilizzabile per tutti i pagamenti elettronici, questa moneta elettronica sarà anche più conveniente che tenere soldi nei conti correnti o in fondi comuni. I cittadini italiani avranno convenienza ad usarla e detenerla e lo Stato si finanzierà più facilmente con questo nuovo tipo di debito pubblico che funziona anche come moneta.

Fonte: qui

domenica 9 giugno 2019

Oltre 100 miliardi di euro in 6 anni. Il debito italiano per finanziare l’Unione Europea (totalmente censurato nel dibattito)

(MB. Copio-incollo da  Antidiplomatico:
di Giuseppe Masala)
Ora non ci vorrebbe tempo per valutare le fonti di spesa primaria che fanno crescere il nostro debito pubblico ma facendo mente locale e un paio di googlate veloci e ti fai sostanzialmente un idea.

Negli ultimi 6 anni il debito pubblico è cresciuto di circa 250 miliardi in valore assoluto.

Poi abbiamo speso circa 15 miliardi (di spese vive) nel delirio immigrazionista concordato con la UE e durato 4 anni. Solo le spese vive sia chiaro perchè poi ci sarebbero spese sanitarie, spese di giustizia visto che poi queste persone fanno domanda di asilo e hanno diritto ad adire (a spese nostre) a tutti i gradi di giudizio. Tenete conto che la Commissione gentilmente ci autorizzò a non computare queste spese nel calcolo del deficit per non incorrere nelle procedure di infrazione per deficit eccessivo e a iscriverle solo nello stock di debito cumulato.E infatti ora con incredibile faccia ci aprono una procedura per debito eccessivo.

Poi abbiamo speso sei o sette miliardi per il salvataggio di MPS in maniera sempre concordata con la Commissione Europea.

Sottolineo peraltro che nel 2011 e 2012 nelle more della terribile crisi del debito sovrano che mandò a fondo Grecia, Spagna e Portogallo spendemmo almeno 80 miliardi (a debito ovviamente) per conferirli al Fondo Salva Stati e girarli a questi stati. Inutile dire che su questa mostruosa cifra paghiamo un buon 2,5% di interessi annui e ogni anno gli interessi cumulano diventando nuovo debito e non sono noccioline.
Ecco, questi sono i conti della serva (inoppugnabili): sarebbe bello andare a spiluccare per fare bene i conti… mi pare di poter dire che il debito italiano, al netto delle spese fatte per la UE o autorizzate direttamente dalla UE cresca poco e addirittura diminuisca in rapporto al pil. Cosa pretendono da noi? Che diamo una pasticca di cianuro a chi va all’ospedale per risparmiare sulle spese e ovviamente continuare a spedire miliardi a Bruxelles per pagare lauti stipendi a questi signori?
Tria ha solo sbagliato una cosa: nella lettera di risposta a Moscovici doveva scriverci semplicemente vaffanculo.
Notizia del: 
(MB.   Fin qui L’Antidiplomatico. Aggiungo  che nel dibattito, gli anti-governo, anti-minibot  e  “Moscovici e Dombrovski hanno ragione”,  “L’Europa ce la farà pagare”;  colpisce una spaventosa ignoranza dei termini della questione.

L’incredibile ignoranza dei collaborazionisti UE, ecco un problema

Iniziamo tagliando i contributi al bilancio  pagati con i soldi dei contribuenti italiani, di cui il paese di questo signore usufruisce
In risposta a  e 
E le decine di miliardi che l’Italia riceve?
La signora Maria Prodi (non so se parente..) è convinta che  la UE dia a NOI “decine di miliardi”. E’ esattamente vero il contrario:
NOI siamo CONTRIBUTORI NETTI.  Dozzine di lettori estimatori di Marco Zanni  le rispondono con dati e tabelle che dimostrano che noi  versiamo molti miliardi  più  di quel che riceviamo


(Da Gianmarco Desideri)

Un altro esempio. Il saccente di turno pontifica a proposito dei minibot:
Zibordi trasecola:
come fa una persona anche solo di media istruzione a scrivere che “nel ’33 Weimar stampò moneta fiscale” ?
1) fu nel ’34
2) fu Schacht coi Mefo Bonds
3) fu un successo strepitoso

E Zibordi allega un articolo di Bossone e Silos Labini che racconta degli Effettti MEfo, con cui il banchiere centrale Schacht infuse vita nuova all’economia tedesca che era allecorde per la deflazione  propdotta dalle misure del cancelliere Bruening  (NON l’iper-inflazione, come decine di ignoranti continuano a dire, era già finita nel 1923). Ci sembra necessario ripostare parte dell’articolo:

Macroeconomia in Germania: la lezione dimenticata di Hjalmar Schacht

Biagio Bossone, Stefano Labini 01 luglio 2016
L‘economia di Hjalmar Schacht: una rivalutazione necessaria
Nel 1921, all’indomani del trattato di Versailles, gli obblighi di riparazione di guerra contro la Germania ammontavano a $ 33 miliardi. Keynes (1920) ha fortemente criticato il Trattato. Non includeva alcun piano per rinnovare l’economia, e l’atteggiamento punitivo e le sanzioni economiche delle maggiori potenze contro la Germania, come aveva previsto, avrebbero portato a nuovi conflitti e instabilità, invece di cercare di assicurare una pace duratura. Le riparazioni erano infatti all’origine degli eventi cataclismici che seguirono – dall’iperinflazione di Weimar (1921-1923) alla drammatica austerità del governo di Bruning (1930-1932). Il risentimento che tutto questo ha creato nel popolo tedesco si è manifestato nell’enorme sostegno che il nazionalsocialismo hitleriano ha ricevuto in tutto il paese (Ruffolo e Sylos Labini 2012).



Schacht a Norimberga. Unico “non colpevole”

Quando Hitler salì al potere, nel gennaio 1933 la situazione economica in Germania era terribile. Le scorte di materie prime erano state esaurite, le fabbriche e i magazzini erano vuoti, e circa 6,5 ​​milioni di persone (circa il 25% della forza lavoro) erano disoccupate e sull’orlo della malnutrizione, mentre il paese era schiacciato dal debito e le riserve valutarie si avvicinavano zero.
Eppure, dal 1933 al 1938, grazie a Schacht, l‘economia si riprese in modo spettacolare (Figura 1). 2 L’obiettivo di Schacht per avviare l’economia moribonda richiedeva denaro. Ma il denaro non era disponibile, dal momento che i risparmi erano inesistenti e la produzione era così limitata che i risparmi non si sarebbero accumulati (Schacht 1967). Nemmeno i soldi potevano essere stampati, poiché il prestito al governo avrebbe messo a rischio la Reichsbank di perdere il controllo della politica monetaria.
Schacht escogitò  una brillante  soluzione monetaria non convenzionale. Per i pagamenti, gli appaltatori statali e i fornitori hanno ricevuto cambiali emesse da una ditta denominata “MEFO”  (Metallforschungsgesellschaft (Metal Research Company), Le banconote MEFO erano garantite dallo stato, potevano circolare nell’economia e potevano essere scontate dai loro titolari presso la Reichsbank in cambio di contanti.
Schacht riteneva che il dovere della banca centrale fosse di mettere a disposizione dell’economia quanto denaro necessario per facilitare la produzione. L’emissione di cambiali era strumentale a tal fine – poiché ogni cambiale era   creata a fronte  della vendita  di beni  di nuova produzione, ed ogni emissione di moneta era basata sullo scambio di nuovi beni, non  poteva essere inflazionista. In effetti, i dipendenti della MEFO controllavano che ogni fattura MEFO emessa fosse  vincolata a una quantità di beni di nuova produzione e venivano emesse solo fatture emesse a fronte delle vendite di tali beni. In questo modo, la circolazione del denaro e la circolazione delle merci rimanevano in equilibrio. 4

La Reichsbank  si impegnò  ad accettare su richiesta tutte le fatture MEFO, indipendentemente dalla loro dimensione, numero e data di scadenza, e cambiarle con denaro. Le fatture erano scontate ad un tasso di interesse del 4%. In quanto tali, gli è stato conferito il carattere di denaro fruttifero, e le banche, le casse di risparmio e le imprese potevano detenerli e usarli esattamente come se fossero soldi. Se tutte le fatture MEFO fossero state presentate allo sconto subito, ne sarebbe risultata l’inflazione. Ma ciò non accadde: il fatto di aver  reso i biglietti MFO sia ridiscontabili sia redditieri di interesse, fece  sì che  gran parte di esse furono assorbite dal mercato senza passare attraverso la Reichsbank. Inoltre, la produzione  ha risposto molto bene. Gli acquisti statali alimentati da una crescente domanda di manodopera e le imprese hanno riavviato gli investimenti utilizzando i MEFO come garanzia per il prestito. Gli investimenti aumentano la disponibilità di manodopera aggiuntiva e aumentano i redditi e i risparmi, aumentando le entrate fiscali (Guillebaud 1940).
Nel 1938, Schacht esortò fermamente a chiudere il programma MEFO, poiché era stata raggiunta la piena occupazione e il divario di produzione in uscita aumentava le tensioni sui prezzi (Toniolo 1988). 6 Si scontrò con Hitler su questo, e il 19 gennaio 1939 il Führer lo rimosse dalla Reichsbank.
La modernità della lezione di Schacht
Tale fu la politica economica che permise alla Germania di riguadagnare la sovranità monetaria e finanziare la sua ricostruzione nel periodo tra le due guerre – un caso ante litteram di espansione fiscale finanziata da moneta non convenzionale. Ha consentito a un’economia nazionale di uscire da una lunga e profonda depressione e di raggiungere la piena occupazione non inflazionistica in un breve arco di tempo e senza ricorrere al controllo dei prezzi o al razionamento (Stucken 1953). 7 In soli cinque anni, il programma di Schacht trasformò uno stato in bancarotta nell’economia più forte d’Europa (Emry 1982).
È piuttosto spiacevole che la lezione di Schacht sia andata persa.  Il programma di Schacht assomiglia a una variazione della politica del “denaro dall’elicottero” e ai suoi effetti del pranzo libero (Bossone 2016), che oggi molti economisti considerano un efficace strumento di gestione della domanda per economie con vincoli fiscali intrappolate in una profonda depressione.
La proposta di “denaro fiscale” lanciata in Italia da Cattaneo e altri, 8 in base alla quale speciali certificati di credito fiscale sarebbero emessi dai paesi in crisi dell’Eurozona (in linea con le regole fiscali dell’UE) come quasi-moneta, sostiene che si aggiungerebbe all’acquisto dell’economia potere, stimolare la produzione e la crescita dell’occupazione e aumentare le entrate fiscali. Trae ispirazione dalle banconote MEFO di Schacht (sebbene presenti anche importanti differenze).
Il contributo di Bofinger (2016) offre un’eccellente opportunità per contrastare due importanti lezioni economiche dalla Germania. Uno – di Walter Eucken, ancora celebrato – ha servito bene la Germania, ma si è dimostrato drammaticamente inadatto per l’Europa. L’altro – da Hjalmar Schacht, rimosso dalla memoria – è stato un successo, e dovrebbe ispirare l’Europa in quanto inefficace con la sua peggiore crisi dagli anni ’30.
Ed ecco un ben noto personaggio: 
twitta:  Chi promuove ancora  come una moneta parallela ha in mente un Italexit, un Piano B. Roba degno di Savona e Borghi. Non credibile. Pericoloso.
Fabio Dragoni  replica:  “…..L’idea di pagare i debiti della Pubblica Amministrazione con speciali categorie di titoli di stato non è poi così originale. Il primo ad averla avuta fu addirittura Corrado Passera ministro dello sviluppo economico nel Governo Monti. Sapete com’è: anche l’orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno”.
Comedonchisciotte pubblica un articolo dell’economista  Jacques Sapir che   giustifica i minibot – e che Alan Friedman  palesemente non legge:

Dombrovskis: “L’Italia corregga traiettoria, se no ci sarà procedura” 
Una  lettrice mostra come Dombrovki (e tutti in UE) vogliano  punire il governo attuale  con un pretesto in malafede: 
Il Financial Times pubblica un importante articolo di Alberto Bagnai sulle storture delle misure contabili imposte dalla UE ai bilanci..

“LA UE deve razionalizzare le regole che impone ai deficit nazionali.

Il sistema attuale manca di trasparenza e alimenta il populismo. 
Ritorno a una regola EPC basata su saldi nominali anziché su bilanci rettificati..  Ed aggiunge: “inoltre, una regola d’oro che gli investimenti di capitale non dovrebbero essere presi in considerazione nella regola del disavanzo, sia il capitale  fisico che quello umano”. ma soprattutto, Bagnai critica lo “output gap”,  concetto alquanto complesso da spiegare qui:
Basti dire  che anche Adam Tooze lo ha crticato in un articolo cui rimando:
Non sto a a riportare e tradurre gli invidiosisismi commenti di lettori italiani – che in inglese avvertono il Financial Times: “Bagnai è della Lega! E’ di parte!” – Come se il Financial Times non lo sepesse, fanno la loro piccola delazione. Bini Smaghi fa anche di più, sempre con l’aria di degnazione dell’economista ufficiale. MA si capisce dai suoi commenti che non sa cosa sia “l’output gap”.
Concludo con una scenetta che m’era sfuggita:

PADOA SCHIOPPA AMMETTE:  SUI MIGRANTI  ABBIAMO FATTO UN FAVORE ALLA UE CHE NON CI HA COMPENSATO