9 dicembre forconi

mercoledì 15 agosto 2018

Spezzare le catene: la Russia verso l'abbandono del dollaro nelle transazioni petrolifere

Dopo aver ridotto al minimo gli investimenti nei buoni del Tesoro statunitensi, la Russia intende intraprendere il passo successivo: dire addio all'uso del dollaro nelle transazioni petrolifere.
Come affermato dal ministro delle Finanze Anton Siluanov, la valuta statunitense sta diventando uno strumento troppo rischioso.
Quanto realistico e fattibile è questo scenario e perché il club dei Paesi che cercano di liberarsi dalla dipendenza dal dollaro cresce sempre più nell'articolo di Sputnik.
Lo scorso giugno gli economisti della Banca Mondiale hanno dichiarato: il processo di de-dollarizzazione nel mondo è stato avviato e non può essere fermato. Ora il 70% di tutte le transazioni nel commercio mondiale utilizza il biglietto verde, il 20% l'euro, il resto è diviso tra le valute asiatiche, in particolare lo yuan cinese, la terza moneta più importante nel paniere del FMI. A marzo Pechino, sullo sfondo dell'inizio della guerra commerciale con gli Stati Uniti, ha sferrato un duro colpo al dollaro sul mercato energetico globale, aprendo alla negoziazione dei futures di petrolio calcolati in yuan. Si è rivelata una misura preventiva tempestiva.
La Cina ha intenzione di andare avanti: passare al pagamento in yuan delle forniture reali di petrolio.
Il discorso non riguarda solo gli idrocarburi: nelle relazioni commerciali bilaterali dei maggiori partner finanziari di Mosca e Pechino il dollaro trova sempre meno spazio. Già a dicembre 2014 sono entrati in vigore gli accordi russo-cinesi sul commercio diretto in rubli. Questi pagamenti non implicano il coinvolgimento di banche statunitensi, britanniche o europee. Di conseguenza, la dipendenza dei sistemi finanziari di Russia e Cina dai Paesi occidentali si è indebolita.
In risposta alla ripresa delle sanzioni, l'Iran ha voltato le spalle al dollaro. Ad aprile Teheran ha abbandonato la valuta statunitense ed ha convertito tutti i pagamenti internazionali in euro.
Da tempo la Turchia ha in serbo piani per rinunciare al dollaro ed ora le probabilità sono più grande che mai.
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato di essere pronto a passare alla monetizzazione con le valute nazionali delle transazioni commerciali con i principali partner — Cina, Russia, Iran.
Il ministro dell'Energia russo Alexander Novak ha già detto che il governo sta valutando la possibilità di effettuare le transazioni nelle valute nazionali, in particolare con la Turchia e l'Iran per aggirare la valuta americana.
Gli analisti sono sicuri: il rifiuto del dollaro è raccomandabile non solo nella monetizzazione delle transazioni petrolifere, ma in generale per tutti gli scambi commerciali. La Russia dovrebbe iniziare con i Paesi dell'Unione Eurasiatica.
Fonte: qui

martedì 14 agosto 2018

LE VITTIME DEL CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA SONO 22, C’È ANCHE UNA BAMBINA

IL VIADOTTO È PRECIPITATO PER 100 METRI DOPO UN CEDIMENTO STRUTTURALE. DIVERSE AUTO SONO SCHIACCIATE E INCASTRATE TRA LE MACERIE 

I TESTIMONI: “ABBIAMO VISTO UN FULMINE E POI IL PONTE CHE ANDAVA GIÙ

LA TRATTA E' DEI BENETTON, ATLANTIA CROLLA IN BORSA - 9% - FOTO E VIDEO

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DEL 28 GIUGNO 2016 - SEN. MAURIZIO ROSSI, CLICCA QUI








CROLLO PONTE MORANDI GENOVACROLLO PONTE MORANDI GENOVA
Disastro a Genova. Intorno alle 11,50 il ponte Morandi, su cui scorre il tratto terminale dell’A10, è parzialmente crollato. Sono ventidue, al momento, le vittime accertate del crollo del ponte Moranti a Genova.

Lo riferiscono la Viminale aggiungendo che altre 5 persone risultano ferite e sono in codice rosso. Si teme che il bilancio possa aggravarsi, anche perché per i soccorritori ci sono «almeno venti morti e diversi feriti». E c’è anche una bambina nel bilancio delle vittime. Lo conferma all’Adnkronos, Francesco Bermano, direttore del 118 del capoluogo ligure. 
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L’infrastruttura è piombata - giù per 100 metri - sulla sottostante via Fillak a Rivarolo. L’ipotesi è un cedimento strutturale. il crollo non ha coinvolto persone nelle case o in transito sotto la struttura, ma solo gli occupanti dei veicoli caduti. La circolazione ferroviaria è stata sospesa.

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Diverse auto sono incastrate e schiacciate tra le macerie del ponte, mentre alcuni mezzi pesanti sono finiti nel torrente Polvecera. Il crollo del viadotto ha sfiorato i capannoni di Ansaldo Energia, una delle principali industrie di impianti per la produzione di energia d’Italia.

L’ingresso della fabbrica si trova proprio sotto il viadotto ma il crollo ha interessato una campata situata a pochi metri di distanza che è precipitata su un parcheggio che a quanto sembra in quel momento era vuoto.
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Sono due le persone estratte vive dalle macerie. Secondo quanto appreso, entrambi sono stati avviati al pronto soccorso del san Martino. Intanto è stato avviato il protocollo sisma per la ricerca dispersi.

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Anche le squadre cinofile e Usar, gli esperti di ricerca e soccorso tra le macerie urbane, sono state attivate dai vigili del fuoco per intervenire sull’Autostrada A10. «La situazione è confusa: le macerie sono molte - dicono le fonti -. Crollando, il ponte ha polverizzato tutto quello che c’era sotto». Dalle macerie si stanno estraendo diversi feriti. Un’unità di crisi è stata allestita a Villa Scassi.

Le ipotesi sul crollo 
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Secondo quanto si apprende, tra le prime ipotesi al vaglio il tratto del viadotto sospeso sarebbe caduto a causa un cedimento strutturale. «Se c’erano avvisaglie sulle condizioni del ponte? Assolutamente no. Non abbiamo mai avuto segnalazioni di questo genere», dice a Rainews 24 Amalia Tedeschi, funzionaria dei vigili del fuoco.

La testimonianza: «Ho visto il ponte crollare davanti ai miei occhi» 

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«I detriti del crollo sono arrivati a 20 metri di distanza dalla mia macchina – dice Davide Ricci, che da Bolzaneto si stava recando a Nervi, e ha visto il crollo del ponte mentre guidava lungo l’argine del Polcevera in direzione Sud, all’altezza del bivio per corso Perrone -.

Ho avuto come la sensazione che della corrente passasse dall’alto verso il basso, come se un tirante in sostanza sia stato colpito da un fulmine» dice Ricci, al momento bloccato all’altezza di Trasta insieme ad altri automobilisti, a seguito della richiesta da parte delle forze dell’ordine di sgomberare la strada perché i mezzi possano raggiungere il luogo della tragedia. «Prima si è sbriciolato il pilone centrale, poi è venuto giù tutto il resto». 

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«Pioveva a dirotto. Ero in auto con mio marito e mio figlio, destinazione Ikea. I pannelli autostradali indicavano che l’autostrada era chiusa per un incidente. Dopo qualche minuto era solo un via vai di sirene: forze dell’ordine e mezzi di soccorso. Pensavo si trattasse di un normale incidente. Nel frattempo ci hanno deviato all’uscita Genova aeroporto.

Ho capito della disgrazia solo arrivata nel piazzale della Ikea, che si trova a nemmeno 500 metri in linea d’aria», racconta Annarita, 51 anni, di Chivasso tra gli automobilisti in coda poco prima del crollo.
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Il ministro Toninelli: “Immane tragedia, domani a Genova” 

«Sto seguendo con la massima apprensione ciò che è accaduto a Genova e che si profila come immane tragedia. Siamo in stretto contatto con Autostrade e stiamo andando sul luogo con il viceministro Rixi. La mia totale vicinanza in queste ore alla città».

Lo scrive su Twitter il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, che, fanno sapere fonti del ministero, sarà domani sul luogo della tragedia.

Sul viadotto Polcevera crollato in parte oggi a Genova «erano in corso lavori di consolidamento della soletta del viadotto e, come da progetto, era stato installato un carro-ponte per consentire lo svolgimento delle attività di manutenzione».
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Lo precisa in una nota Autostrade per l’Italia. «I lavori e lo stato del viadotto erano sottoposti a costante attività di osservazione e vigilanza da parte della Direzione di Tronco di Genova.

Le cause del crollo saranno oggetto di approfondita analisi non appena sarà possibile accedere in sicurezza ai luoghi», conclude la nota. 
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Alcuni testimoni che in auto si trovavano vicino al ponte Morando prima del crollo hanno visto «un fulmine colpire il ponte». «Erano da poco passate le 11,30 quando abbiamo visto il fulmine colpire il ponte - ha detto Pietro M. all’Ansa - e abbiamo visto il ponte che si andava giù».

Anche Valerio Staffelli anchorman di Striscia la Notizia, scrive su twitter: «Scusate ho visto immagini crollo ponte a Genova, per caso avete notato due bagliori prima del crollo? Ero lontano dal monitor ma sembravano una coppia di bagliori....». 


ATLANTIA A PICCO IN BORSA DOPO IL CROLLO DEL PONTE A GENOVA

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Il devastante crollo che ha coinvolto parte del ponte Marconi a Genova ha ripercussioni anche a Piazza Affari. Atlantia, la controllante di Autostrade per l'Italia, a sua volta titolare della concessione del tratto di strada crollata, è stata sospesa dagli scambi già due volte e nel primo pomeriggio perde oltre il 9% a 22,4 euro.

fratelli benettonFRATELLI BENETTON
Interpellato sui possibili rischi legati all'infrastruttura, Giovanni Castellucci l'ad di Autostrade per l'Italia, titolare di quel tratto di concessione, ha escluso che la società avesse ravvisato qualche criticità. "Non mi risulta ma se lei ha della documentazione me la mandi. In ogni caso non è così, non mi risulta", ha spiegato.

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Poco prima, con una nota, la società aveva fatto sapere che  "sulla struttura - risalente agli anni '60 - erano in corso lavori di consolidamento della soletta del viadotto e che, come da progetto, era stato installato un carro-ponte per consentire lo svolgimento delle attività di manutenzione". "I lavori e lo stato del viadotto erano sottoposti a costante attività di osservazione e vigilanza da parte della Direzione di Tronco di Genova", avevano assicurato le Autostrade

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In calo del 3% Astm, l'altra principale società autostradale italiane controllata dal gruppo Gavio. Scarse le ripercussioni sulle società dei costruttori: Salini Impregilo, il principale 'general contractor' italiano, cede lo 0,7%. Pesante Buzzi tra i cementieri (-3%), ma il titolo era ampiamente negativo dall'avvio di Piazza Affari. Fonte: qui
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venerdì 10 agosto 2018

''MI SONO FATTA ROMPERE LE OSSA PER 500 EURO, MI SERVIVANO PER I MIEI FIGLI''

I RACCONTI DI CHI SI FACEVA FRANTUMARE GLI ARTI CON DISCHI DI GHISA PER TRUFFARE LE ASSICURAZIONI. INDAGATI ANCHE INFERMIERI E AVVOCATI 

A TOSSICI, BARBONI E DISPERATI PROMETTEVANO DECINE DI MIGLIAIA DI EURO, IN REALTÀ GLIENE DAVANO POCHE CENTINAIA MENTRE LORO INCASSAVANO 10 MILIONI DI EURO. ''DAMMI UN PORCELLINO D'INDIA E IO LO ROMPO TUTTO''

«MI SONO FATTA ROMPERE LE OSSA PER 500 EURO, MI SERVIVANO PER I MIEI FIGLI»

fratturaFRATTURA
«Mi sono fatta rompere le ossa, per mio figlio di due anni e la sua sorellina. Perché voglio uscire da qua e dare una casa a loro. Mia figlia il tribunale già me l’ha tolta». È il drammatico racconto (in un’intervista a Repubblica di Romina Farceca) di Francesca Calvaruso, 27 anni, una delle vittime consenzienti dell’organizzazione che a Palermo mutilava braccia e gambe per simulare incidenti stradali e truffare le assicurazioni. La ragazza, che risulta indagata, ha denunciato la sua terribile esperienza poco dopo aver subito due gravi fratture.

Francesca, che vive in comunità e lavora in un panificio, giura di essersi fatta rompere le ossa «per bisogno». «Mi hanno spiegato – è la ricostruzione della giovane – che se mi facevo procurare delle fratture mi avrebbero dato subito 800 euro, e poi altri 34mila con il risarcimento dell’assicurazione. Un sogno per me che sono sola e rischio di non vedere più i miei figli. Alla fine ne ho avuti subito 500».

La 27enne descrive anche il momento del dolore fisico. Dice di essere stata accompagnata in un capannone a Bagheria. Lì è stata fatta distendere e ha ricevuto iniezione di anestetici. Un uomo le ha tappato la bocca. Un altro le ha messo una mano sugli occhi. «Mi dicevano di stare tranquilla, io tremavo – racconta la ragazza – . Mi hanno fratturato prima il piede perché dicevano che era più doloroso. E infatti così è stato. Ma non dovevo urlare perché c’era il pericolo che qualcuno sentisse. Dopo è stata la volta del braccio».

palermoPALERMO
Le fratture venivano procurate con alcuni dischi di ghisa, quelli utilizzati in palestra per il body building, «di almeno 50 chili». «Mi scendevano le lacrime dagli occhi – ha continuato Francesca – ma ho resistito per i miei bambini». Dopo le fratture la ragazza è stata caricata in auto e portata in una strada di Bagheria. Dove c’era il falso investitore del falso incidente.





ARTI SPEZZATI PER INCASSARE ASSICURAZIONI - `PALERMO, 11 FERMATI: INDAGATI ANCHE INFERMIERI E AVVOCATI
Sara Menafra per ''Il Messaggero''

IL CASO
Raccattavano le vittime negli strati più bassi della società: tossicodipendenti, giovani con problemi psichiatrici, immigrati che vivono di lavoretti. E a loro proponevano di far parte di una truffa dell' orrore alle principali compagnie assicurative, simulando gravi incidenti stradali: 500 euro per una gamba rotta, 300 per il braccio, 1000 per chi si rompeva tutto con la promessa di un 30% sul premio da centinaia di migliaia di euro che, però, le vittime non ricevevano mai. Ieri la Polizia di Palermo ha deciso di fermare undici persone per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, una ricercata. Ma il giro d' affari, ha spiegato il questore Renato Cortese, era molto più ampio.

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L' OMBRA DELLA MAFIA
Gli indagati dell' operazione «Tatalo» sono in tutto 60 tra cui l' infermiera Antonia Conte, 51 anni, e l' avvocato Graziano D' Agostino, 42 anni. A capo di ben due organizzazioni parallele, secondo le accuse, c' era Michele Caltabellotta, 43 anni, titolare dello studio di infortunistica Mce, capace di mettere a disposizione tutto, dai testimoni finti al personale sanitario compiacente. Ma le verifiche coordinate dalla procura dicono che nell' affare sarebbe coinvolta anche Cosa nostra: i boss locali, in particolare quelli del mandamento di Brancaccio, come vere e proprie strutture finanziarie, proponevano al gruppo un «derivato». Avrebbero rilevato i debiti con le compagnie assicurative in cambio di un pagamento in tempi rapidi e in contanti.

LA MORTE DI HADRI
L' inchiesta parte, a gennaio del 2017, dalla morte del tunisino Yacoub Hadri. L' immigrato si era prestato al gioco e si era fatto spezzare tibia e perone, ma poi era morto per un arresto cardiaco seguito alle fratture. Un decesso apparso subito sospetto agli investigatori che hanno incaricato un esperto: le fratture non erano compatibili con la modalità dell' incidente che, secondo i testimoni, era stato provocato da uno scontro tra un' auto e lo scooter guidato dalla vittima. Sul cruscotto e a terra, però, solo segni blandi. «Hanno le prove ma... mi hanno fatto vedere la fotografia hanno le prove ma...», diceva uno della banda, Francesco Faija, terrorizzato, avendo capito di essere indagato per la morte di Hadri.

Ora è accusato, insieme a due complici, anche di omicidio preterintenzionale. Dopo il decesso i tre contattarono la compagna dell' uomo proponendo, in cambio dell' avvio delle pratiche di risarcimento, il 50% dell' incasso.
Alle vittime le due bande promettevano significative quote dei risarcimenti, ma dei soldi garantiti gli invalidi vedevano ben poco.

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La gestione del sinistro veniva curata dai criminali che dovevano ricostruire la scena del sinistro (a volte piazzando fisicamente i mezzi sui luoghi, a volte attraverso testimoni compiacenti). Nelle intercettazioni il gruppo parla anche della possibilità di «mandare ambulanze» con infermieri giusti sui luoghi dei finti scontri. Ricostruito il falso incidente, le «vittime» venivano portate in luoghi nella disponibilità dei malviventi, per essere affidati alle «cure» dei più violenti e pericolosi che spezzavano loro braccia e gambe. Ai finti incidentati promettevano anestetici, procurati dall' infermiera Conte.

I pm, nel provvedimento di fermo, hanno descritto accuratamente quel che avveniva: «Gli arti venivano appoggiati in sospensione tra due blocchi di pietra o cemento e con violenza, sulla parte dell' arto sospesa, veniva gettata una borsa piena di pesi in ghisa o di grosse pietre, in modo da provocare fratture nette, e possibilmente scomposte (perché davano risarcimenti maggiori)». In preda a lancinanti dolori, le vittime venivano trasportate in ospedale e lì entravano in gioco altri membri della banda incaricati di vigilare sui ricoverati per provvedere alle loro necessità, ma soprattutto per evitare denunce. La gestione delle pratiche veniva assunta dai vertici dell' associazione che curavano la presentazione delle richieste di risarcimento e la successiva suddivisione delle «quote».

«CERCHIAMO UN PORCELLINO D' INDIA SE MI DICONO CHI È, LO ROMPO TUTTO»
Sara Menafra per ''Il Messaggero''

LE CARTE
Non uomini ma «porcellini d' India» da fare a pezzi rapidamente, pur di incassare i soldi delle compagnie assicurative che solo in pochi casi si accorgevano della messinscena e avviavano accertamenti. Nelle intercettazioni raccolte dalla polizia di Palermo, gli «spaccaossa», come scrive il pm «mostrano una natura brutale e spietata» e non si fermano mai: ieri mattina, il blitz è scattato mentre l' organizzazione stava rompendo il braccio ad un uomo.

È l' agosto 2016, prima che l' indagine, con la morte di Yacoub Hadri, arrivi ad una svolta, ma i numeri di una delle organizzazioni guidate da Michele Caltabellotta, titolare di una società antinfortunistica, sono già sotto intercettazione. Ad aver accettato di farsi rompere il piede è un uomo di trent' anni. Salvatore «Totò», La Piana, uno dei presunti organizzatori dei finti incidenti, lo accompagna in ospedale dandogli istruzioni di dire che è stato investito a piedi sulle strisce.
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La promessa, per lui, è del 30% di un premio assicurativo di almeno 200mila euro, anche se già sanno che gli daranno al massimo 500 euro. Poi tra loro commentano: «Il piede perso ce l' ha», dice La Piana e l' altro:«Come l' aveva, forse tre pezzi ha, tibia, perone e malleolo». In ogni caso, pochi rimorsi: «A me mi devono dire solo: rompi ad un altro, io te lo rompo tutto».

10 MILIONI DI UTILI
Secondo le verifiche della Polizia, nel corso dei soli ultimi due anni, le due organizzazioni avrebbero raccolto almeno 10milioni di euro. Le vittime convinte a farsi rompere le ossa sono state decine, molte delle quali ancora non identificate. Il meccanismo, che al telefono con le moglie gli autori definivano «lavoro», era sempre lo stesso. Cercare finti incidentati ai margini della società. E' solo il 2 luglio scorso, quando La Porta manda uno dei suoi alla stazione centrale di Palermo e poi si informa: «Ne abbiamo porcellini d' India?».

La rottura delle ossa, l'«allisciatura» la chiamano nelle intercettazioni, procede poi con modalità estremamente violente. Come si legge nelle 269 pagine di decreto di fermo, sono i racconti delle vittime che hanno accettato di raccontare i fatti a far venire i brividi: «Rosario mi diceva che mi avrebbero rotto entrambe le braccia, ma che non avrei sentito alcun dolore poiché mi avrebbero messo del ghiaccio per addormentare le parti da colpire.

IL PESO DA PALESTRA DOPO L INTERVENTO DEI VIGILI DEL FUOCOIL PESO DA PALESTRA DOPO L INTERVENTO DEI VIGILI DEL FUOCO
Dopo aver messo il ghiaccio mi ha fatto mettere in ginocchio ed ho riposto prima braccio sinistro tra due mattoni e dopo avermi fatto girare la faccia per non guardare mi ha colpito con un corpo contundente che io non ho guardato, subito dopo mi faceva poggiare anche l' altro braccio e dopo avermi fatto girare nuovamente lo sguardo mi colpiva violentemente in quest' altro arto. In quei momenti ho sentito un fortissimo dolore al punto che ho perso quasi i sensi». In cambio di questa tortura, il 30% del premio non è mai arrivato.

Una vittima donna, ha raccontato che prima di agire, «mi hanno precisato che avrebbero fratturato prima il piede, che era più doloroso. Hanno sollevato un peso da palestra e me lo hanno lanciato sul piede, subito dopo con la medesima operazione mi hanno fratturato il braccio».

I CASI DI MILANO E TORINO
Una delle vittime ha anche raccontato che la truffa non si limitava a Palermo: «Anche che io sappia a Milano, Torino ed in Sicilia anche in altre città in provincia». Fonte: qui