- Ho spiegato in più di un'occasione come la natura del cosiddetto “debito pubblico” sia spesso e volentieri fraintesa. Se uno Stato emette la propria moneta e immette potere d’acquisto nell’economia mediante un eccesso di spesa rispetto alle tasse prelevate, questo eccesso si trasforma, per definizione, in risparmio del settore privato.E se l’economia nazionale ha saldi commerciali esteri in equilibrio, i privati che accumulano questo risparmio sono residenti del paese, non stranieri.Chi accumula risparmio ha interesse a disporre di un servizio di gestione del risparmio stesso, a rischio sostanzialmente nullo (anche se, di conseguenza, con rendimenti tendenzialmente bassi).Il cosiddetto “debito pubblico” è un eccellente strumento per svolgere questa funzione. Il risparmiatore sa che potrà impiegare il proprio risparmio in titoli di Stato, che a tutti gli effetti pratici sono depositi presso il ministero dell’Economia.E dato che non ha esigenze speculative ma solo di tutela e sicurezza del suo risparmio, il rendimento di questi “titoli” / depositi potrà essere sostanzialmente pari a zero (al netto dell’inflazione) per scadenze molto brevi, e solo leggermente più alto per scadenze a 3, 5, 10 anni.Per uno Stato che si trova in situazione di normalità (NON nell’anomalia dell’Eurozona, che consiste nell’aver rinunciato ad emettere moneta) il cosiddetto “debito pubblico” (espresso in moneta nazionale) è quindi un servizio di tesoreria offerto ai propri cittadini; non certo un “onere” o un “macigno” o uno spauracchio che debba essere agitato per giustificare politiche economiche restrittive in periodi di debolezza congiunturale. Di fronte a questa rappresentazione, sento spesso obiettare che in ogni caso il vincolo esterno esiste anche per Stati che emettono debito pubblico espresso nella propria moneta. In condizioni di libera circolazione dei capitali, se altri paesi offrono (per un qualsiasi motivo) rendimenti reali notevolmente più alti, può verificarsi un notevole deflusso di risparmio verso di essi.Tutto questo è possibile. Va però anche ricordato che il risparmiatore (per esempio) italiano è interessato a un rendimento nella sua moneta. Se i titoli di Stato in lire (ovviamente, nel caso in cui ci fosse di nuovo la lira…) rendessero l’1% al netto dell’inflazione e quelli USA il 3%, l’incentivo a spostare risparmio sarebbe comunque fortemente calmierato dal fatto che il risparmiatore tipico non è attrezzato, e neanche interessato, ad assumersi un rischio di oscillazione del cambio.Con due punti di differenza nel rendimento reale, fenomeni di deflusso sicuramente avverrebbero. Ma questo produrrebbe un ribasso nel cambio lira – dollaro e avrebbe un effetto espansivo sulla domanda netta di beni e servizi italiani. Il che è di per sé un fattore di riequilibrio, perché genera flussi commerciali attivi (per l’Italia) a compensazione dei flussi finanziari passivi.Anche in assenza di limitazioni ai movimenti nei capitali, in altri termini, il fatto che uno Stato emetta moneta propria e non si indebiti in moneta estera è una barriera molto efficace agli scompensi prodotti dai flussi finanziari internazionali.Proprio la sua natura di servizio di tesoreria messo a disposizione dei propri cittadini e dei propri residenti rende il cosiddetto debito pubblico (espresso in moneta nazionale) un eccellente strumento di tutela del risparmio destinato a impieghi futuri per spese (e anche per pagamenti di tasse) da effettuarsi all’interno del paese.L’incentivo a spostare risparmio alla ricerca di rendimenti reali più alti è fortemente limitato dal rischio valutario. E’ normale, in questa situazione, che il cosiddetto debito pubblico sia alimentato, in misura nettamente preponderante, da risparmio interno: risparmio tendenzialmente stabile e (giustamente) ben poco “avventuroso”.In questo scenario, le variabili da tenere sotto controllo sono principalmente l’inflazione, i saldi commerciali esteri e l’indebitamento in valuta estera. I problemi nascono:
- se il “deficit” pubblico (cioè l’eccesso di spesa dello Stato rispetto alle tasse prelevate) spinge la domanda al di sopra delle capacità produttiva dell’economia, generando quindi un eccesso di inflazione; oppure
- se i saldi commerciali esteri del paese sono tendenzialmente negativi (nel qual caso il risparmio privato prodotto dai “deficit” pubblici si forma a beneficio di soggetti esteri, non di soggetti nazionali) e
- se per finanziare questi saldi commerciali esteri negativi il paese si indebita in moneta straniera (nel senso di moneta che non ha facoltà di emettere).
La flessibilità dei cambi è uno strumento di grande utilità per evitare o contenere questi ultimi due problemi, sia perché tende a far sì che i saldi commerciali esteri svolgano una funzione di riequilibrio, sia perché disincentiva (anche quando la legge non li vieta o comunque non li limita) i flussi di capitali esteri speculativi.Fonte: qui
lunedì 23 luglio 2018
Debito pubblico e movimenti di capitali
SP500: listino ormai marchiato 2.0
Nei miei post ho sempre cercato di “stimolare” la mente dei risparmiatori e anche dei consulenti finanziari (so che sono tantissimi i miei followers). Non voglio, proprio per mia imposizione, dare “la pappa pronta”. Ognuno deciderà di investire indipendentemente da quello che io vado a scrivere. Però magari guardando le cose da un’angolazione diversa, si scoprono cose interessanti.
Vi state domandando dove vi sto portando? Tranquilli… arrivo subito al dunque.
Vi state domandando dove vi sto portando? Tranquilli… arrivo subito al dunque.
Tutti siete ben coscienti dell’importanza del benchmark mondiale delle borse, lo S&P500. E tutti, allo stesso tempo, avete ormai compreso l’importanza della tecnologia e di tutte quelle società che sono etichettate come “disruptives”.
Quando pensiamo allo SP500, pensiamo ad un listino, giustamente, di 500 titoli.
Ma sapete in realtà come è suddiviso per capitalizzazione? Probabilmente no.
E allora stropicciatevi gli occhi, perché scoprirete una cosa molto interessante.
Anzi, prima vi chiedo: sapete quanto pesano questi titoli “disruptive” a livello di capitalizzazione nell’indice?
A tutte queste domande vi rispondo con una slide esplicativa e sorprendente.
Quando pensiamo allo SP500, pensiamo ad un listino, giustamente, di 500 titoli.
Ma sapete in realtà come è suddiviso per capitalizzazione? Probabilmente no.
E allora stropicciatevi gli occhi, perché scoprirete una cosa molto interessante.
Anzi, prima vi chiedo: sapete quanto pesano questi titoli “disruptive” a livello di capitalizzazione nell’indice?
A tutte queste domande vi rispondo con una slide esplicativa e sorprendente.
E’ tutto evidente.
Ci sono 5 società. Il resto fa da contorno.
Ci sono 5 società. Il resto fa da contorno.
– Apple
– Amazon
– Alphabet
– Microsoft
Cinque titoli che fanno parte di segmenti di mercato molto definiti e chiari, decisamente “disruptive” ma anche molto più rischiosi dei tradizionali segmenti difensivi o ciclici.
Queste 5 società capitalizzano $ 4.095 miliardi di USD. Quindi dobbiamo comprendere QUANTO sia dipendente da trend hi tech l’indice benchmark USA che è salito più di tutti gli altri, ma che quindi potrebbe essere molto più sensibile ad eventuali prese di beneficio (se mai ci saranno) su questi segmenti.
NOTA importante. Il grafico è fuorviante perché l’altra metà dello stesso, riassume le 282 società più piccole dello SP500 che, sommate insieme, raggiungono una capitalizzazione paritetica alle cinque bestie hi tech. Il listino nel suo complesso pesa circa 24.000 miliardi di USD.
Ma il concetto non cambia. Il mondo 2.0 ha influenzato in modo determinante il trend dello SP500. Nel bene (fino ad oggi) e nel male (chissà…domani…).
Fonte: qui
Ma il concetto non cambia. Il mondo 2.0 ha influenzato in modo determinante il trend dello SP500. Nel bene (fino ad oggi) e nel male (chissà…domani…).
Fonte: qui
I problemi di Deutsche Bank significano problemi per il futuro dell’Eurozona
Il settore bancario europeo è enorme: ad aprile il suo bilancio totale ammontava a €30,900 miliardi, pari al 268% del prodotto interno lordo (PIL) dell’area Euro. Sfortunatamente molte banche europee sono in pessime condizioni. Soffrono di una bassa redditività e hanno un’esposizione totale ai crediti inesigibili di circa €759 miliardi, circa il 30% del capitale azionario.
L’andamento delle quotazioni azionarie suggerisce che gli investitori hanno perso un po’ di fiducia nella redditività delle banche europee: mentre le azioni delle banche statunitensi sono aumentate del 24% dall’inizio del 2006, l’indice delle azioni delle banche dell’area Euro è ancora in calo di circa il 70%. In particolare, “le due grandi banche tedesche, Deutsche Bank e Commerzbank, hanno perso rispettivamente l’85% e il 94% della loro capitalizzazione di mercato”.
Con un bilancio di quasi €1,500 miliardi a marzo, Deutsche Bank rappresentava circa il 45% del PIL tedesco. Nel confronto internazionale questa è una dimensione enorme, decisamente terrificante. È soprattutto il risultato di un’impronta estesa (anche se non redditizia) nel settore dell’investment banking internazionale. La banca ha già iniziato, però, a ridurre il suo bilancio.
Attenzione alle grandi banche: questo è quello che dovremmo imparare dalle ultime crisi finanziarie ed economiche 2008/2009. Le grandi banche hanno il potenziale di prendere in ostaggio un’intera economia: quando finiscono nei guai, possono trascinare tutto con loro, specialmente gli “innocenti” (i contribuenti e, se e quando le banche centrali decidono di salvarle, coloro che detengono denaro fiat e titoli a reddito fisso denominati in denaro fiat).
Rischi bancari
Per questo motivo ha senso ricordare che nel momento in cui si concretizzano i rischi che affronta l’attività bancaria commerciale, vale a dire, il rischio di liquidità e il rischio di solvibilità, ci si può aspettare che i policymaker ricorrano ad azioni inflazionistiche. Di fatto, per evitare che questi rischi si materializzino, le banche centrali si sono impegnate a perseguire politiche inflazionistiche croniche.
Il rischio di liquidità significa che una banca non riesce a soddisfare pienamente i propri obblighi di credito. Questo è un rischio intrinseco, poiché la maggior parte delle banche estende i prestiti a lungo termine e si rifinanzia con fondi a breve termine. Di conseguenza, devono riuscire a rinnovare il debito in scadenza. In una situazione in cui gli investitori non sono più disposti a prestare i loro soldi, le banche potrebbero non essere in grado di ottenere nuovi fondi e diventare quindi illiquide.
Tuttavia, nel sistema monetario fiat odierno, le banche centrali sono in grado di stampare qualsiasi somma di denaro in un dato momento, e possono prestarla a loro discrezione a banche in difficoltà. Di conseguenza il rischio di liquidità viene ammortizzato dalle banche centrali. Una singola banca potrebbe andare in default a causa della mancanza di liquidità, ma non il sistema bancario commerciale nel suo complesso, poiché in una crisi di liquidità le banche centrali possono decidere di sostenere il sistema.
Il rischio di solvibilità significa che gli attivi delle banche non valgano abbastanza per servire i loro debiti. Può arrivare se e quando le perdite sui prestiti fanno scendere il flusso di cassa in entrata di una banca al di sotto dei flussi finanziari in uscita. Una banca potrebbe continuare ad operare per un certo periodo nonostante sia insolvente: soddisfa i suoi requisiti di pagamento giornalieri perché i flussi di cassa rimangono inferiori al totale che diventerà esigibile ad un certo punto nel tempo.
Tenere in piedi il sistema monetario fiat
Se e quando l’insolvenza fa sì che le passività eccedano gli attivi, il capitale azionario di una banca viene spazzato via e la banca può anche andare in default sul proprio debito, ed i risparmiatori e gli investitori perdono i loro fondi. Mentre è relativamente facile per una banca centrale prevenire una crisi di liquidità nel settore bancario, è un’altra questione quando si tratta di una crisi d’insolvenza: una volta che i valori degli attivi iniziano a diminuire e le perdite aumentano, i problemi raggiungono una nuova dimensione.
Se le banche in tale situazione non riescono a raccogliere nuovi capitali azionari, lo stato, temendo un collasso del sistema bancario, interviene. Usa i soldi dei contribuenti per fornire alle banche nuovi capitali azionari, oppure può emettere nuovi debiti, i quali vengono acquistati dalla banca centrale in relazione all’emissione di denaro creato ex-novo, e le banche interessate finiscono acquisite dallo stato.
In realtà, le banche centrali e gli stati hanno creato una “rete di sicurezza” nel settore bancario commerciale. Le banche più piccole potrebbero fallire, ma uno scenario in cui tutto il sistema bancario fallisce sarà impedito per una semplice ragione: politicamente parlando, i costi di un crollo del sistema monetario sono semplicemente troppo alti e devono essere prevenuti; nessun prezzo è considerato troppo costoso per tenere in piedi l’attuale sistema monetario fiat.
Un circolo vizioso
Questo è ciò che mette in moto un circolo vizioso. Il denaro fiat di oggi provoca boom che prima o poi deve trasformarsi in un bust. Ci si può aspettare che ad un certo punto il rischio di liquidità, e soprattutto il rischio d’insolvenza, colpiscano il settore bancario commerciale. Per evitare che si materializzino, la banca centrale deve continuare ad espandere la quantità della base monetaria e mantenere i tassi d’interesse a livelli artificialmente bassi, tenendo in piedi il sistema inflazionistico.
Le banche centrali gettano i semi della crisi, e una volta che quest’ultima si sviluppa, specialmente quando colpisce negativamente le banche commerciali, le banche centrali si lanciano in salvataggi iniettando nuovo denaro a tassi d’interesse artificialmente bassi, e il circolo vizioso ricomincia daccapo. Inutile dire che un tale ciclo causa problemi economici e sociali su larga scala: fa scendere il potere d’acquisto del denaro. Solo alcuni ne traggono vantaggio, mentre la maggior parte delle persone viene danneggiata.
Dati i problemi del settore bancario dell’area Euro, dovremmo chiederci cosa potrebbe accadere in futuro. Uno scenario in cui le economie della zona Euro risolvono i loro problemi bancari sarebbe indubbiamente conveniente, ma è abbastanza improbabile. Salvaguardare le banche in difficoltà con il denaro dei contribuenti e una ricapitalizzazione finanziata dall’inflazione del capitale azionario delle banche potrebbe essere uno scenario molto meno piacevole, ma sembra essere il più probabile.
Innanzitutto una cosa è indiscutibile: se un sistema bancario ingombrante inizia a ridursi, lo stock in circolazione di credito e denaro diminuirà. E quando la quantità di denaro diminuisce, i prezzi su tutta la linea tendono verso il basso causando deflazione. Inutile dire che la deflazione è un incubo per le economie fortemente indebitate: i prezzi in calo aumentano l’onere del debito reale, facendo precipitare il sistema finanziario ed economico in una spirale al ribasso.
L’inflazione è una linea di politica che non può durare
L’attuale presidente della Banca Centrale Europea (BCE), Mario Draghi, ha dichiarato nel luglio 2012: “La BCE è pronta a fare tutto il possibile per preservare l’euro. E credetemi, sarà sufficiente.” Queste parole suggeriscono ciò che la BCE è pronta a fare: stampare quantità sempre maggiori di euro per evitare che la moneta crolli. Ironia della sorte, questo è esattamente il risultato che determinerà la stampa di denaro della BCE.
Ludwig von Mises (1881 – 1973) scrisse nel libro L’Azione Umana: “Tutti i governi perseguono fermamente la politica dei tassi d’interesse bassi, dell’espansione del credito e dell’inflazione. Quando si concretizzeranno le conseguenze inevitabili di queste politiche a breve termine, essi conoscono solo un rimedio: continuare le loro iniziative inflazionistiche”. Queste parole incarnano piuttosto bene ciò che sta accadendo nell’area Euro.
Senza l’emissione di moneta fiat da parte della BCE, il sistema bancario europeo non avrebbe potuto raggiungere la sua dimensione attuale. E con il suo tentativo di correggere le politiche inflazionistiche del passato, in particolare la prevenzione del collasso del settore bancario commerciale europeo, la BCE finirà per perseguire politiche inflazionistiche ancora più grandi. Ciò non promette nulla di buono per il potere d’acquisto futuro dell’euro.
L’area Euro è un esempio da manuale di un’alleanza alquanto empia tra la banca centrale e le banche commerciali: non solo ha provocato un ciclo inflazionistico di boom/bust che a sua volta ha dato vita ad una grave crisi finanziaria ed economica. La suddetta alleanza empia ha anche foraggiato un’industria bancaria gigantesca (e poco performante), ed il suo sostegno porterà ad un furto su grande scala della maggioranza della popolazione.
traduzione di Francesco Simoncelli:
UN 22ENNE MALIANO RICHIEDENTE ASILO SE NE VA IN GIRO NUDO A CONETTA, IN PROVINCIA DI VENEZIA, E SCATENA IL PANICO TRA I PASSANTI
Si è messo a camminare come mamma l'ha fatto lungo la strada che collega Rottanova a Cavarzere, non potendo non attirare l'attenzione degli automobilisti.
Un richiedente asilo di 22 anni del Mali giovedì mattina ha deciso per motivi che sa solo lui di mettersi in marcia verso nuovi lidi, uscendo dall'ex base Nato di Conetta dove viene ospitato.
Alcuni automobilisti hanno immortalato la scena, anche se sui social c'è chi mette in dubbio la foto diventata "più virale".
Sono intervenuti i carabinieri
Fatto sta che l'intervento dei carabinieri c'è stato: i militari dell'Arma hanno chiesto il supporto di un'ambulanza, dopodiché l'uomo è stato trasferito al pronto soccorso.
Al termine dei primi consulti si è profilato per il 22enne un possibile ricovero in Psichiatria ad Adria, nel Rodigino. E' stato lì che il richiedente asilo è stato portato: alle 20 di giovedì risultava ancora sotto osservazione in ospedale.
Fonte: qui
VIDEO! ECCO IL MOMENTO IN CUI UN DRONE HA TROVATO UN ALPINISTA SCOMPARSO DA 36 ORE IN MEZZO AI GHIACCI DELL’HIMALAYA
TUTTI CREDEVANO CHE RICK ALLEN FOSSE MORTO, MA PROPRIO QUANDO LE SPERANZE DI RITROVARLO SI ERANO RIDOTTE AL MINIMO…
Rick Allen era caduto in mezzo al ghiaccio dell’Himalaya e tutti lo credevano morto. Scomparso per 36 ore, è stato ritrovato proprio quando le speranze di trovarlo erano ridotte al minimo. L’alpinista stava ritornando da una vetta in cima al Broad Peak, sul versante pakistano del massiccio.
A dare la svolta alle ricerche sono stati i fratelli polacchi Bartek e Andrzej Bargiel, che hanno fatto decollare il loro drone alla ricerca di Allen. Le incredibili immagini del momento in cui l’elicottero radiocomandato ha trovato l’uomo hanno già fatto il giro del mondo.
Malattie autoimmuni e vaccini: un legame incontestabile
Studi epidemiologici hanno già confermato che in termini di salute a lungo termine, i vaccinati non se la passano altrettanto bene quanto i non vaccinati.
Questi studi epidemiologici hanno dimostrato che ci sono più problemi di salute tra i vaccinati che tra i non vaccinati.
Questo stato di cose non è mai stato oggetto di studi controllati sugli animali prima dello studio giapponese Kobe University del 2009.
Lo studio di revisione paritaria che è stato pubblicato su Plos One Open Journal alla fine del 2009 non ha attirato molto l'attenzione del pubblico. C'è un articolo di Heidi Stevenson che ha reso noto questo importante studio.
Riassunto dello studio giapponese
L'autoimmunità sistemica sembra essere "l'inevitabile conseguenza" della sovra-stimolazione del sistema immunitario a seguito dell'immunizzazione con antigeni e che supererebbe le capacità intrinseche del sistema immunitario.
L'obiettivo iniziale di questo studio indipendente era capire come si sviluppano le malattie autoimmuni a partire dall'autoimmunità. Non è stato in alcun modo concepito per mostrare i pericoli o la sicurezza dei vaccini. I ricercatori hanno usato topi e fornito loro cibo per minimizzare le malattie autoimmuni. Li hanno poi iniettati con soluzioni contenenti antigeni.
Gli antigeni generano anticorpi per proteggere dall'invasione di agenti patogeni. Ma a volte gli anticorpi si rivolgono contro il loro ospite e causano malattie autoimmuni. I vaccini iniettano antigeni del virus attenuati o uccisi per produrre anticorpi contro questo antigene per indurre l'immunità contro questa o quella malattia. Non è raro che le tempeste di citochine (reazioni eccessive del sistema immunitario) possano sopraffare il soggetto vaccinato. È noto che le vaccinazioni possono produrre effetti disabilitanti irreversibili, autismo o persino la morte; complicazioni che la maggior parte delle volte non sono rese pubbliche.
I ricercatori di Kobe hanno iniettato antigeni in topi che erano stati appositamente nutriti per evitare di innescare malattie autoimmuni, molte volte come nel caso dei vaccini somministrati a neonati o bambini. Il loro obiettivo era capire come il sistema immunitario potesse rivoltarsi contro il suo ospite creando malattie autoimmuni.
Hanno usato Staphylococcus enterotossina B (SEB) come antigene.
Lo studio non menziona l'uso di adiuvanti tossici o conservanti come mercurio, alluminio, formaldeide, che sono generalmente utilizzati nei vaccini. Gli antigeni sono stati usati senza gli additivi tossici trovati nella maggior parte dei vaccini.
Dopo 7 iniezioni, i topi erano ancora in grado di recuperare e il loro sistema immunitario è rimasto intatto. Ma dopo l'ottava iniezione, cominciarono ad apparire problemi con le cellule chiave del sistema immunitario. Le cellule danneggiate che sono state osservate al microscopio hanno mostrato segni di autoimmunità precoce. Il sistema immunitario aveva effettivamente iniziato a produrre reazioni autoimmuni dopo l'inoculazione ripetuta di antigeni.
I test sugli animali nello studio di Kobe hanno mostrato come le reazioni autoimmuni possano essere una conseguenza dell'iniezione ripetuta dell'antigene e che solo iniezioni ripetute dopo intervalli di tempo sufficientemente lunghi potrebbero consentire un recupero completo.
Le malattie autoimmuni sono aumentate in quantità e varietà, dato che sempre più vaccini sono stati offerti alle persone ingenue. Anche le malattie infettive che i vaccini avrebbero dovuto prevenire hanno colpito i vaccinati in proporzioni maggiori di quelle che sono state rivelate al pubblico.
I bambini ricevono in tenera età decine di stimolazioni antigeniche di origine vaccinale a intervalli relativamente brevi.
Chi può dimostrare, come questo studio attesta, che queste stimolazioni artificiali intempestive non comportano migliaia di malattie autoimmuni non necessarie ogni anno? La vaccinazione non è quindi, nel migliore dei casi, una specie di barbarico scambio di malattie acute, per lo più debilitanti benigne e reversibili e malattie autoimmuni spesso incurabili?
Inoltre, questi risultati schiaccianti riguardano solo gli antigeni mentre i vaccini costituiscono un cocktail di altre sostanze il cui effetto sinergico non è certamente "più morbido" di quello che i ricercatori hanno ottenuto sui topi con iniezione di soli antigeni!
Ogni dose di vaccino può quindi essere "la dose extra" e ogni iniezione risulta quindi essere una vera Roulette Russa. Che i genitori decidano o vogliano sottoporre i propri figli ai vaccini è una cosa, ma che lo facciano senza essere pienamente consapevoli di ciò è grave e pericoloso, in termini di etica e democrazia.
Una legge che dice la verità su Israele
La legge dello stato-nazione lo rende chiaro. Israele è solo per ebrei, scritto nero su bianco. È più facile per tutti in questo modo.
La Knesset sta per emettere una delle sue leggi più importanti e quella più in linea con la realtà. La legge dello stato-nazione metterà fine al vago nazionalismo di Israele e presenterà il sionismo così com'è. La legge metterà anche fine alla farsa che Israele sia "ebraico e democratico", una combinazione che non è mai esistita e non potrebbe mai esistere a causa della contraddizione intrinseca tra i due valori che non possono essere conciliati, se non con l'inganno.
Se lo Stato è ebraico non può essere democratico a causa della mancanza di uguaglianza, se è democratico non può essere ebraico perché una democrazia non concede privilegi basati sull'etnia. Così ora la Knesset ha deciso: Israele è ebraico. Israele sta dichiarando che è lo stato-nazione del popolo ebraico, non uno stato dei suoi cittadini, non è uno stato dei due popoli che vivono al suo interno e quindi ha cessato di essere una democrazia egualitaria, non solo nella pratica, ma anche nella teoria. Ecco perché questa legge è così importante. È una legge sulla verità.
Il clamore attorno al disegno di legge è stato pensato principalmente come uno sforzo per continuare la politica dell'ambiguità nazionale. Il presidente e il procuratore generale, apparenti guardiani della decenza, hanno protestato e ricevuto lodi dal campo liberale. Il presidente ha gridato che la legge sarebbe "un'arma nelle mani dei nemici di Israele" e il procuratore generale ha avvertito di "ripercussioni internazionali".
Data la possibilità che il velo di Israele fosse rimosso prima che il mondo lo spingesse ad agire, Reuven Rivlin, va detto, ha gridato con grande vigore e coraggio contro la clausola che consente ai comitati di accettazione della comunità di schermare i residenti e le loro implicazioni per il regime, ma la maggior parte dei liberali fu semplicemente inorridita nel leggere la realtà quando fu redatta come legge.
Anche Mordechai Kremnitzer, martedì ad Haaretz, ha gridato invano quando ha detto che il disegno di legge avrebbe "prodotto una rivoluzione, niente di meno". Significherebbe la fine di Israele come stato ebraico e democratico ... "Ha aggiunto che il disegno di legge renderebbe Israele "un leader tra i paesi nazionalisti come la Polonia e l'Ungheria", come se non lo fosse già e da molto tempo. In Polonia e in Ungheria non c'è tirannia su un altro popolo privo di diritti, che è diventato una realtà permanente e una parte inseparabile di come questo stato e il suo regime operano, senza fine in vista.
Tutti quegli anni di ipocrisia erano piacevoli. È stato bello dire che l'apartheid era solo in Sudafrica perché tutto era radicato nelle leggi razziali e non avevamo tali leggi. Per dire che a Hebron non è apartheid, che nella Valle del Giordano non è apartheid e che l'occupazione non fa realmente parte del regime. Per dire che eravamo l'unica democrazia nella regione, anche con l'occupazione.
È stato bello dire che, dal momento che gli arabi israeliani possono votare, fossimo una democrazia egualitaria. Far notare che esiste un partito arabo, sebbene sia escluso da qualsiasi decisione. Far notare che gli arabi possono essere ammessi negli ospedali ebraici, che possono studiare nelle università ebraiche e vivere ovunque scelgano (ci puoi scommettere).
Quanto siamo illuminati; la nostra Corte Suprema ha stabilito nel caso Kaadan che una famiglia araba poteva acquistare una casa a Katzir, dopo anni di contenzioso e di evasione senza fine. Quanto è tollerante, dal momento che gli arabi possono parlare l'arabo, una lingua ufficiale. Quest'ultima è in realtà una finzione, l'arabo non è mai stato accettato come lingua ufficiale, a differenza di quanto accade con lo svedese in Finlandia, dove la minoranza svedese è molto più piccola della minoranza araba.
Era conveniente ignorare che il terreno di proprietà del Fondo nazionale ebraico, che comprende la maggior parte delle terre dello stato, era solo per gli ebrei, con il sostegno della Corte Suprema progressista in quella posizione e per affermare che siamo una democrazia. Era molto più piacevole pensare a noi stessi come egualitari.
Ora ci sarà una legge che dice la verità, Israele è solo per gli ebrei, scritto nei libri. Stato nazione del popolo ebraico, non dei suoi abitanti. Gli arabi sono cittadini di seconda classe e i soggetti palestinesi non esistono. Il loro destino è determinato a Gerusalemme, ma non fanno parte dello stato. È più facile per tutti in questo modo.
C'è ancora un piccolo problema con il resto del mondo e con l'immagine di Israele che questa legge appannerà, in una certa misura. Non è niente di grave. I nuovi amici di Israele saranno orgogliosi di questa legge. Per loro sarà una luce per le nazioni. E le persone di coscienza in tutto il mondo conoscono già la verità e combattono da molto tempo. Un'arma per il movimento BDS? Certamente. Israele se l'è guadagnato e ora lo legifera.
Traduzione per TLAXCALA di Alba Canelli
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