9 dicembre forconi

sabato 8 ottobre 2016

Fondi Piemonte, assolto Roberto Cota. A Roma, assolto l’ex sindaco Ignazio Marino

10 condannati e 15 assoluzioni, tra cui quella dell’ex presidente del Piemonte, nel processo per l’uso distorto dei fondi destinati ai gruppi politici in Consiglio regionale

È stato assolto Roberto Cota, al processo ribattezzato Rimborsopoli sui presunti casi di peculato di cui erano imputati l’ex governatore del Piemonte e altri ex consiglieri regionali. La sentenza è stata pronunciata di prima mattina, a Torino, il 7 ottobre 2016, al termine di un processo durato oltre un anno, dalla corte presieduta dal giudice Silvia Bersani Begey.

I rimborsi ‘personali e non istituzionali’

Il politico leghista, avvocato di professione, era accusato dai pm Enrica Gabetta e Giancarlo Avenati Bassi di aver utilizzato circa trentamila euro della Regione Piemonte per il rimborso di spese considerate personali e non istituzionali. Nel fascicolo della Guardia di finanza era finito anche lo scontrino di quelle che poi diventarono famose come “mutande verdi”, un paio di boxer acquistati oltre oceano dall’ex leader del Carroccio piemontese durante una trasferta a Boston. Tra le spese contestate dall’accusa, c’erano anche cene, pranzi, foulard, cravatte, penne e un regalo di nozze. Cota, così come molti altri dei consiglieri alla sbarra, aveva risarcito oltre 32mila euro al consiglio regionale, come «gesto di trasparenza». Si era sempre difeso sostenendo che quei soldi chiesti all’ente pubblico sarebbero stati usati o per regali di rappresentanza o per motivi prettamente «istituzionali». Il segretario della Lega, difeso dagli avvocati Carlo Guido Alleva e Domenico Aiello, aveva scelto il rito immediato e non riti alternativi proprio per «dimostrare l’estraneità ai fatti» e in più occasioni aveva denunciato pubblicamente di essere stato vittima di una «vicenda strumentalizzata». Il tribunale di Torino gli ha dato ragione, è stato assolto dall’accusa di peculato. Se la procura non farà appello, e il procedimento penale a suo carico si concluderà, sarà innocente definitivamente.
Assolti e condannati
Il processo si è chiuso con 15 assolti e dieci condannanti. La pena più alta è quella inflitta a Michele Giovine, a 3 anni e 10 mesi, la più bassa è per Augusta Montaruli ex An, di quattro mesi.
«Oggi è un giorno in cui mi sono liberato di un peso, anzi di un macigno» ha detto Cota, che ha ricevuto in mattinata la telefonata di Salvini. «Ciao Matteo, hai visto, ci hanno fatto perdere la Regione per una cosa che non esisteva», ha detto l’ex governatore al leader del Carroccio. «Sarà da un anno che non lo chiamava» ha bofonchiato un militante del Carroccio, riferendosi al fatto che Cota, dal momento dell’indagine sarebbe stato lasciato “solo” dalla Lega nord. «Sono stati momenti difficili» si è limitato a dichiarare l’ex presidente della Regione Piemonte. «Sono stato mandato a casa con una manovra di palazzo – ha aggiunto – e sono stato sotto attacco mediatico per anni, anche la mia famiglia ha molto sofferto. Mi hanno impedito di ripresentarmi alle elezioni, Chiamparino invece ha preso la poltrona in modo non democratico». 
Tra gli assolti c’è anche Alberto Goffi, ex leader piemontese dell’Udc, difeso dall’avvocato Erica Gilardino. Goffi, sostenitore della battaglia contro Equitalia, racconta di essere stato abbandonato da Pierferdinando Casini. «Provo soddisfazione per una sentenza con formula piena per non avere commesso il fatto – confessa - mi sono difeso nel processo benché le accuse le abbia lette sui giornali, ma la grande amarezza è essere stato abbandonato dai vertici del partito che hanno approfittato di questa vicenda per eliminarmi».

A Roma assolto Marino
Intanto, a Roma, l’ex sindaco Ignazio Marino è stato assolto «perché il fatto non costituisce reato» in merito alla vicenda della Onlus Imagine, e «perché il fatto non sussiste» per quanto riguardo la contestazione di peculato. Nei suoi confronti le accuse erano di falso, peculato e truffa. La decisione è stata presa dal gup Pierluigi Balestrieri. Oggetto del processo 56 cene, per circa 13 mila euro, pagate dall’ex sindaco con la carta di credito, e la predisposizione di certificati che attestavano compensi destinati a collaboratori fittizi o inesistenti che avrebbe procurato alla Onlus un ingiusto profitto di seimila euro.

Fonte: qui

venerdì 7 ottobre 2016

E LE CHIAMANO GOOD BANK - HANNO FATTO FALLIRE 4 BANCHE (ETRURIA IN TESTA), LE HANNO RIPULITE, DIECI MESI FA LE HANNO PURE RICAPITALIZZATE CON 1,8 MILIARDI


ORA, A FRONTE DI UN PATRIMONIO DI 1,59 MILIARDI, SONO RIUSCITE A PRODURRE NUOVI CREDITI DETERIORATI PER 3,39 MILIARDI

Fabio Pavesi per Il Sole 24 ore

Sembrava un gioco da ragazzi, facile, facile. Prendi le 4 banche sull’orlo del crac, le ripulisci dalle sofferenze le chiami “banche buone” e pensi che trovare un compratore non sarà poi così difficile. E invece quello che sembrava un percorso tutto in discesa si è trasformato in affanno.

BANCHEBANCHE

Prima un’asta che ha visto poche offerte, solo da fondi di private equity anglosassoni con prezzi rigettati al mittente perchè giudicati troppo bassi. Ora è in corso il rush finale e si sono palesati nuovi compratori. Ma tutti sanno che il nodo gordiano difficile da sciogliere è il prezzo, o meglio il valore.

Già quando valgono le 4 buone banche? 

Difficile dirlo, ma i numeri delle semestrali appena approvate aiutano a capire tutte le difficoltà a far incontrare domanda e offerta tale da non scontentare nessuno dei due. Ecco i numeri: il patrimonio ovviamente c’è: a giugno 2016 ammontava a 1,59 miliardi, ma la redditività è fortemente negativa e soprattutto sulle 4 banche gravano (nonostante la pulizia delle sofferenze) oggi 3,39 miliardi di crediti deteriorati, più del doppio del capitale e quasi il 20% del portafoglio prestiti.

protesta dei risparmiatori davanti a bankitalia 4PROTESTA DEI RISPARMIATORI DAVANTI A BANKITALIA 

È qui (redditività da ritrovare e prestiti malati alti) la chiave del rebus prezzo. Certo c’è un tasso di copertura degli Npl al 47% in linea con il mercato, ma da solo il dato pare non tranquillizzare del tutto i compratori possibili. Quella zavorra che vale due volte il capitale pur ben coperta avrà nuove perdite da conteggiare nei prossimi mesi.

Basti pensare che le rettifiche nette già operate sono state di 110 milioni, di fatto mangiando il 41% dei ricavi totali delle 4 banche. E c’è infine un altro tema spinoso. I costi operativi tuttora superano ampiamente i ricavi. Le 4 banche infatti hanno costi operativi pari a 300 milioni contro ricavi per 264 milioni.

protesta dei risparmiatori davanti a bankitalia 1PROTESTA DEI RISPARMIATORI DAVANTI A BANKITALIA 

Quando i costi sono il 136% del margine d’intermediazione è ovvio che si chiuda in perdita. 

E questo senza contare le rettifiche su sofferenze e incagli. 

Ecco perchè è difficile trovare un compratore che possa mettere sul piatto offerte in grado di soddisfare il venditore. Quel venditore è in realtà il sistema bancario che ha ricapitalizzato per 1,8 miliardi le 4 banche solo dieci mesi fa.

Possono valere quella cifra? 

Neanche per idea, dato che in media le stesse banche quotate italiane faticano a farsi prezzare più del 20-30% del loro capitale. 

Le 4 good banks con i numeri di bilancio che le rappresentano non possono essere valorizzate più di quel 20-30% delle loro consorelle che stanno sul mercato.

BANCHE SALVATE, CONSUMATORE IN PIAZZA 9BANCHE SALVATE, CONSUMATORE IN PIAZZA 

Il che significherà, a meno di incredibili tanto improbabili sorprese, che il sistema bancario in caso di vendita dovrà mettere in conto di perdere buon oltre un miliardo di quella ricapitalizzazione fatta solo pochi mesi fa. 

Con buona pace di chi pensava che le banche ripulite sarebbero state appetibili e in grado di restituire i soldi avuti dalle altre banche per il salvataggio.


Fonte: qui

P.S la crisi è di sistema ed è irreversibile; causata dal meccanismo della riserva frazionaria che permette di creare liquidità a debito ed emessa dal nulla, svincolata quasi completamente dall'economia reale.

TOO BIG TO FAIL: ma se a fallire non è una banca ma la stanza di compensazione…paga sempre pantalone!

clearinghouse-trader-come-funziona-swtanza-compensazione


La crisi bancaria resta un nodo cruciale da sciogliere. 

Le banche italiane e tedesche hanno le loro problematiche, e di certo molti altri istituti di credito non sono in splendide condizioni.

La normativa sul Bail-in, molto spesso contestata, necessita di una rivisitazione anche perchè, così strutturata, sembra poco efficace per poter gestire in modo proattivo la crisi del settore del credito.

Ma state pur certi che il “sistema” farà il possibile per spostare in avanti il problema, comprare tempo e rimandare le soluzioni più spinose, fino al punto in cui qualcuno se ne uscirà fuori con frasi che sottolineeranno l’importanza sistemica di alcune problematiche e quindi verranno a crearsi delle soluzioni di tipo straordinario, in barba alle normative.



Ma a questo punto, a che servono le normative? Per essere violate, non c’è dubbio. Ennesimo caso di un’Unione Europea mal costruita e sempre peggio gestita.

A confermare questa mia tesi, che avrete già letto in miei precedenti post, è proprio un articolo apparso ieri su Bloomberg dove si sottolinea proprio l’aspetto del nuovo “too big to fail”.



The European Union plans to give authorities sweeping powers to tackle ailing derivatives clearinghouses to prevent their failure from wreaking havoc throughout the financial system.

Draft EU legislation seen by Bloomberg sets out rules on saving or shuttering clearinghouses that would apply to firms such as London-based LCH. The proposals cover everything from the creation of resolution authorities to the powers they would have when winding a company down, including writing down shares, debt and collateral. (BBG) 


Tradotto, significa che L’Unione europea prevede di dare alle autorità, se sarà necessario, ampi poteri per affrontare le difficoltà derivanti dalla gestione dei derivati e delle stanze di compensazione, al fine di evitare il fallimento di certe istituzioni finanziarie ed evitare il caos finanziario globale.

Ma tu guarda, ne parlavamo proprio in questo post. Non sarà che qualche funzionario dell’UE segue il blog e si sarà preoccupato del problema? 

Ovviamente sto scherzando, in quanto vorrei ben sperare che certe problematiche siano note a chi dirige la baracca (speriamo).


Quindi il messaggio è chiaro. 

La normativa c’è e deve essere seguita MA ci sono delle eccezioni che potranno generare delle deroghe. 

Di necessità? 

Di comodo? 

Tutto potrebbe essere. 

Certo è che si tratta dell’ennesimo tassello di una UE sempre più farlocca, alla faccia dell’Unione Bancaria che si diceva ormai “in stato avanzato”. Si, di decomposizione.

euro-denominated-derivatives-trading

Avrete capito che in questo caso non stiamo parlando direttamente di Deutsche Bank o di Monte dei Paschi, tanto per citare due delle banche più chiacchierate, ma di stanze di compensazione, ovvero tutto quel sistema di controparti che fanno stare in piedi quel mercato pazzesco che è il mondo dei derivati (vedi l’immagine introduttiva per una rapida spiegazione su cosa sono le stanze di compensazione). 

Peccato che tale problema oggi è enormemente sottovalutato dal mercato, compreso il fatto che la Brexit ha generato ulteriori criticità sull’argomento, visto che la maggior parte di queste “clearing houses” hanno proprio sede a Londra.

(…) The plan’s upfront costs for clearinghouses “are estimated to be in the millions for the largest institutions and in the thousands for smaller entities,” according to the summary of an EU impact study. Costs for “better planning and prevention of failure” will vary by firms’ “size, interconnectedness, substitutability and complexity.” (…) While the process is taking risk out of the banking system, it has increased it in the clearinghouses, which might get into difficulty after the default of a clearing member — typically a major bank — or after some operational failure that inflicted major losses. In both cases the authorities would need to act quickly and would be doing so amid a looming crisis. (…)


Anche perchè le stanze di compensazione, non sono sotto la supervisione e la protezione della BCE come invece il sistema bancario che viene bacchettato se certi requisiti non vengono raggiunti. 

Le stanze di compensazione sono di competenza delle autorità nazionali

E quindi è fin troppo semplice comprendere chi deve intervenire in caso di default: lo stato quindi il suo bilancio e quindi i cittadini dello stesso e quindi il risparmiatore.

Come sempre, ci mancherebbe.


io-pago-toto-paga-pantalone

Cosa significa in soldoni dover salvare una stanza di compensazione? 

Beh, come avrete visto in apertura di post, si tratta del garante e liquidatore delle operazioni sui derivati. 

Ora, non tutti sappiamo quali sono i paurosi volumi che viaggiano sui mercati di questo tipo di strumenti. 

Mi risulta persino difficile poter quantificare delle cifre, non mi resta che la frase dell’articolo prima citato di Bloomberg, dove si parla di ricapitalizzazioni a carico dei governi locali. 

Aiuto di stato? 

No, perchè arriverebbe, come detto, la deroga dell’UE.


Questo conferma, quindi, quanto detto prima.

Fonte: qui

NEL 2015 SONO SCAPPATI QUASI 100MILA ITALIANI, TRA CUI 40MILA GIOVANI

I RESIDENTI ALL'ESTERO SONO ORMAI 4,8 MILIONI

MA AUMENTANO GLI ESPATRI ANCHE DEGLI STRANIERI CHE VIVONO DA NOI DA PIU’ DI 10 ANNI, CHE NON RIESCONO PIU’ A LAVORARE E CHE NON HANNO QUI NESSUN FUTURO


Andrea Gualtieri per www.repubblica.it

emigrazione italianiEMIGRAZIONE ITALIANI
Anche per i millennials arriva l'ora di emigrare dall'Italia. Nei dati del rapporto 'Italiani nel mondo 2016' redatto dalla Fondazione Migrantes e presentato oggi, fanno irruzione i giovani che erano appena nati o adolescenti allo scoccare del Duemila. Oggi che hanno tra i 18 e i 32 anni si trovano protagonisti dei nuovi flussi migratori. Ma a differenza della generazione precedente rivendicano che non è una fuga ma "una scelta per coltivare ambizioni e nutrire curiosità".

italiani a londra 5ITALIANI A LONDRA 
Di certo, la fascia anagrafica che va tra la maggiore età e i 34 anni è quella che è più soggetta all'emigrazione. Raccoglie infatti oltre un terzo degli italiani residenti all'estero ed è quella in cui si registra il picco di partenze anche nel 2015. E a seguire, nella graduatoria di chi è emigrato nell'ultimo anno, c'è la fascia appena superiore, che arriva ai 49 anni: sommandole, si scopre che le persone maggiorenni con meno di 50 anni costituiscono la metà degli italiani che hanno portato la residenza oltre confine da gennaio a dicembre 2015. “Il grave problema dell'Italia di oggi è proprio l'incapacità di evitare il depauperamento dei giovani e più preparati a favore di altri Paesi”, commenta la Fondazione Migrantes nella premessa del rapporto.

italiani a londra 3ITALIANI A LONDRA 
UN ITALIANO SU 12 VIVE ALL'ESTERO In totale, il conteggio dei connazionali residenti all'estero ha raggiunto al 31 dicembre 2015 quota 4.811.163 (in dieci anni la mobilità italiana è aumentata del 54,9%), un dato che rispetto all'anno precedente è più alto del 3,7 per cento. Significa che poco più di un italiano su 12 è emigrato.

E il 50 per cento di questa diaspora ha origini meridionali: ci sono comuni come Licata e Favara, entrambi in Sicilia, nei quali più del 40 per cento dei cittadini è ormai residente all'estero. Nell'ultimo anno, 107.529 italiani hanno lasciato il Paese, diecimila in più rispetto all'anno prima. Aumenta poi la percentuale di chi parte per non tornare: il saldo migratorio tra chi rimpatria e chi parte, che era rimasto quasi costante nel primo decennio del millennio, sta subendo una brusca virata in negativo.

emigrazione italianiEMIGRAZIONE ITALIANI
NEL REGNO UNITO PER STUDIARE –Tra le destinazioni predilette dai più giovani c'è il Regno Unito, meta preferita per chi vuole studiare. Ma la terra d'Oltremanica prima della Brexit conservava una capacità attrattiva anche per le altre fasce d'età, attestandosi al terzo posto nel conteggio della crescita annuale e al settimo posto complessivo nella graduatoria degli iscritti all'anagrafe degli italiani residenti all'estero, preceduto da Germania, Svizzera, Francia, Brasile e Belgio.

A prevalere è invece l'Argentina, che risulta aver ospitato nel 2015 783mila italiani con un aumento record di ventinovemila unità rispetto all'anno precedente. Impennata alla quale tiene testa solo il Brasile, dove – allargando l'orizzonte temporale – si scopre che in dieci anni gli italiani sono aumentati del 151 per cento arrivando a contare 373mila residenti. E sempre nell'arco di un decennio è imponente anche il dato della Spagna che ha visto aumentare la presenza italica di oltre due volte e mezzo, anche se in termini assoluti si tratta di 143mila cittadini.

emigrazione italianiEMIGRAZIONE ITALIANI
In questo senso, però, proprio i millennials segnano una novità: “La loro mobilità – fa rilevare il rapporto Migrantes – è in itinere e può modificarsi continuamente perché non si basa su un progetto migratorio già determinato ma su opportunità lavorative sempre nuove”. I millennials, sottolinea la fondazione che fa capo ai vescovi italiani, “cercano di mettersi alla prova, hanno voglia di nuove e migliori condizioni lavorative, puntano a conoscere e scoprire”. Sono, insomma, la “prima generazione mobile”. E il 43 per cento di loro afferma di considerare questo status come “unica opportunità di realizzazione”.

emigrazione italiani 3EMIGRAZIONE ITALIANI 3
DOPPI MIGRANTI – I Se i millennials sono l'immagine dell'emigrante single, l'altra faccia nuova dell'emigrazione dall'Italia è costituita dai padri di famiglia che il rapporto Migrantes definisce “doppi migranti”: si tratta di coloro che sono arrivati in Italia da altri Paesi, si sono fermati almeno dieci anni acquisendo la cittadinanza e ora però decidono di partire per cercare fortuna altrove. Si tratta in particolare di persone originarie del Bangladesh. E la loro meta prediletta è ancora il Regno Unito.

Fonte: qui

LA PROCURA DI ROMA CHIEDE L’ARCHIVIAZIONE PER 116 (CENTOSEDICI!!) INDAGATI, TRA CUI NICOLA ZINGARETTI, NELLA MAXI-INCHIESTA SU MAFIA CAPITALE

TRA GLI ALTRI ''CI SIAMO SBAGLIATI'' DEI MAGISTRATI CI SONO POLITICI DI DESTRA E SINISTRA, IMPRENDITORI COME PARNASI E VECCHI MARPIONI COME MOKBEL

nicola zingarettiNICOLA ZINGARETTI

(ANSA) - Sono 116 gli indagati nella maxinchiesta su Mafia Capitale per i quali la Procura di Roma ha chiesto al gip l'archiviazione. Tra le persone su cui i pm di piazzale Clodio non hanno trovato elementi per proseguire le indagini figurano politici, imprenditori, professionisti e personaggi già al centro di altre inchieste giudiziarie. Tra loro anche il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.

Oltre al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti (corruzione e turbativa d'asta), la Procura ha chiesto di archiviare la posizione di Vincenzo Piso, parlamentare, ex PdL ora gruppo Misto a cui era contestato il finanziamento illecito. Molti i politici nella richiesta di archiviazione: il pcresidente del Consiglio Regionale, Daniele Leodori (turbativa d'asta), l'ex consigliere comunale con delega per lo sport nella giunta Alemanno, Alessandro Cochi (turbativa d'asta) e l'ex braccio destro di Alemanno, Riccardo Mancini (associazione mafiosa) e il capo della segreteria di Alemanno, Antonio Lucarelli (associazione mafiosa).

luca parnasiLUCA PARNASI

Tra gli imprenditori il costruttore Luca Parnasi (corruzione), Presente anche Gennaro Mokbel (riciclaggio), già condannato in primo grado per il caso Tis-Fastweb. Chiesta l'archiviazione per Ernesto Diotallevi (associazione mafiosa). Stesa richiesta per i penalisti Paolo Dell'Anno, Domenico Leto e Michelangelo Curti, finiti nel registro degli indagati per associazione mafiosa.

Fonte: qui
GENNARO MOKBELGENNARO MOKBEL

giovedì 6 ottobre 2016

La Russia pronta ad affrontare il piano B degli USA in Siria


10590

I media russi riferivano che il Ministero della Difesa russo ha messo a punto un piano preventivo da attuare se gli Stati Uniti si ritirassero dai negoziati con Mosca sulla Siria optando per un Piano B. 


Il giornale Izvestija citava una fonte militare di alto rango dire che il piano include misure militari e politiche, ma senza rivelarne i dettagli. Inoltre, Franz Klintsevich, Vicecapogruppo Russia Unita alla Duma di Stato, rivelava che “in caso di necessità, possiamo incrementare di molto il sostegno militare alle Forze Armate siriane“. 

All’inizio di questa settimana, Izvestija aveva anche riferito che il Ministero della Difesa russo aveva trasferito altri bombardieri tattici Su-24 e Su-34 a Humaymim, la base aerea russa in Siria, e citava una fonte dire che i bombardieri d’attacco Su-25 saranno impiegati in risposta all’annuncio degli Stati Uniti del passaggio al Piano-B in Siria. 

Gli Stati Uniti pensano di aumentare le missioni di combattimento in Siria, trasferirvi forze speciali e inviare nuovi rifornimenti di armi alla cosiddetta opposizione moderata. “Se necessario, le Forze Aerospaziali russe (VKS) rafforzeranno il comando nei prossimi 2-3 giorni. I bombardieri d’attacco Su-25 saranno trasferiti sulla base aerea di Humaymim, le truppe sono già state scelte e preparate per lo schieramento, gli equipaggi sono in attesa dei comandi“, affermava la fonte alle Izvestija

Inoltre, il Ministero della Difesa della Russia dichiarava che una batteria di lanciamissili da difesa aerea russa S-300 era stata trasportata in Siria

Lo scopo è difendere la base navale e le navi da guerra russe, aggiungeva il Ministero. 

Le informazioni sullo schieramento degli S-300 venivano confermate dal portavoce del Ministero Igor Konashenkov. “Infatti, la Repubblica Araba Siriana ha ricevuto un sistema missilistico antiaereo S-300, volto a proteggere la base navale di Tartus e le navi che si trovano al largo della Siria...”, dichiarava ai media. Konashenkov ha detto non è chiaro perché il dispiegamento del sistema missilistico abbia creato tale confusione in occidente. 

L’S-300 è un sistema puramente difensivo e non costituisce una minaccia“, dichiarava, ricordando che prima del dispiegamento degli S-300, la Russia aveva inviato sistemi missilistici di difesa aerea Fort in Siria.

14495232



Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Deutsche Bank “Is Probably Insolvent”

Deutsche Bank "Is Probably Insolvent"  by Tim Price
This is getting to be a habit. Previous late summer holidays by this correspondent coincided with the run on Northern Rock, and subsequently with the failure of Lehman Brothers. So the final crawl towards the probable nationalisation of Deutsche Bank came as no particular surprise this year, but it is tiresome to relate nevertheless.
The 2015 annual report for Deutsche Bank runs to some 448 pages, so one rather doubts if even its CEO, John Cryan, has read it all, or has a complete grasp of, for example, its €42 trillion in total notional derivatives exposure.
Is Deutsche Bank technically insolvent? We’d suggest that it probably is, but we have no dog in the fight, having never either owned banks, or shorted them. And like everybody else we assume that some kind of fix will soon be in – probably one that will further vindicate exposure to gold, both as money substitute and currency substitute. Professor Kevin Dowd, asking whether Deutsche Bank ist kaputt, suggests that the bank’s derivatives exposure is difficult to assess rationally; the value of its derivatives book
“is unreliable because many of its derivatives are valued using unreliable methods. Like many banks, Deutsche uses a three-level hierarchy to report the fair values of its assets. The most reliable, Level 1, applies to traded assets and fair-values them at their market prices. Level 2 assets (such as mortgage-backed securities) are not traded on open markets and are fair-valued using models calibrated to observable inputs such as other market prices. The murkiest, Level 3, applies to the most esoteric instruments (such as the more complex/illiquid Credit Default Swaps and Collateralized Debt Obligations) that are fair-valued using models not calibrated to market data – in practice, mark-to-myth (fantasy). The scope for error and abuse is too obvious to need spelling out.”
[As Compass Point's Charles Peabody exclaims "I defy any analyst to tell me what that {derivative} portoflio is worth."]
Watching ‘The Big Short’ again over the weekend, it seems as much like the shape of things to come as a witty, if poignant, documentary about a historic failure of common sense. Nobody learns anything. It is eight years since Lehman Brothers failed, and the financial system, especially in Europe, would seem to be in no better shape now than it was back then, going by the health of some of the region’s major banks, and also Barclays. This also means that of this correspondent’s quarter century career to date in asset management, at least a third of that period, and probably closer to a half, has seen the industry in a state of acute crisis. The universal onset of crisis fatigue amongst market participants may, then, account for the mood of general complacency that has so far accompanied Deutsche Bank’s slide towards insolvency if not yet outright irrelevance.
“Never let a good crisis go to waste,” Winston Churchill allegedly said. But Europe, for one, squandered all of those eight years. This is just one of many reasons why we voted Out. With luck the UK will manage to extricate itself from the EU chamber of horrors before the roof finally falls in.
On the fifth anniversary of Lehman Brothers’ bankruptcy, itself six months after the bail-out of Bear Stearns cited in the transcript above, Michael Lewis, author of the original ‘Big Short’, was asked in an interview with Bloomberg BusinessWeek whether he thought the company had been unfairly singled out when it was allowed to fail (given that every other investment bank would then be quickly rescued, courtesy of the US taxpayer).
His response:
“Lehman Brothers was the only one that experienced justice. They should’ve all been left to the mercy of the marketplace. I don’t feel, oh, how sad that Lehman went down. I feel, how sad that Goldman Sachs and Morgan Stanley didn’t follow. I would’ve liked to have seen the crisis play itself out more. The problem is, we would’ve all paid the price. It’s a close call, but I think the long-term effects would’ve been better.
We happen to agree... and it appears so do the professionals... (See CDS chart above)
*  *  *
A month from now, we’ll publish our new book: ‘Investing Through the Looking Glass: a rational guide to irrational financial markets’. It covers en passant the Lehman crisis, of course, but also the much wider financial landscape: a multi-decade bubble in debt for which Deutsche Bank may yet serve as the terminal pin, the fundamental and seemingly intractable problems with bankers, central bankers, economists, fund managers, and the financial media. Few prisoners are taken. Few deserve to be. Lest this sound like a counsel of despair, ‘Investing Through the Looking Glass’ also offers practical and pragmatic suggestions for protecting and growing scarce investor capital amid the concurrent waves of deflation and inflation crashing against one of the most challenging financial environments that anyone alive has ever seen.
Tim Price is a London-based wealth manager and editor of Price Value International. This article was published on Sovereign Man and edited by Zero Hedge
Fonte: zerohedge

P.S.: potete usare la funzione TRANSLATE di Google(sulla colonna di destra), selezionando prima un qualsiasi linguaggio e poi successivamente, l'italiano, per avere la traduzione automatica.