9 dicembre forconi

martedì 1 maggio 2018

Gli USA si sono chiusi su loro stessi sotto il peso del capitale cinese

L’amministrazione di Donald Trump ha posto grandi barriere agli investimenti cinesi negli USA legati in primo luogo all’acquisizione di compagnie americane nel settore dell’alta tecnologia.
Di questo riferisce il rapporto del centro cinese indipendente di analisi Rhodium Group, pubblicato a Pechino giovedì 19 aprile. Gli esperti intervistati da Sputnik ritengono che gli investimenti cinesi non graditi sul mercato americano possano essere collocati con successo in Cina, in Europa e in più di 60 Paesi nell'ambito del progetto per la Nuova Via della Seta.
Gli esperti del Rhodium Group ritengono che la politica americana di contenimento della Cina influisca sui piani di investimento cinesi. Entro la fine del primo trimestre del 2018 il volume di quelle fusioni e acquisizioni delle compagnie cinesi sul mercato USA ancora in attesa di una risoluzione definitiva era pari a meno di 5 miliardi di dollari. È il valore più basso negli ultimi tre anni, come si legge nel rapporto. Nel 2017 le operazioni portate a termine dai cinesi con investimenti diretti stranieri negli USA hanno subito un calo di più di un terzo fino ad arrivare a 29 miliardi di dollari. Si tratta della "prima grande compensazione del decennio".
L'esperto dell'Istituto di ricerca per la cooperazione commerciale ed economica internazionale presso il Ministero del Commercio della Repubblica Popolare Cinese Mei Xinyu ha spiegato questa tendenza sia come contrapposizione degli USA all'attività cinese sul mercato americano sia come controllo di Pechino sul movimento dei capitali:
Da un lato la Cina l'anno scorso ha adottato misure restrittive per limitare investimenti irrazionali negli USA. Oggi tuttavia la Cina ha già cominciato ad allentare quelle misure a cui aveva fatto ricorso l'anno scorso e il risultato ottenuto è stato una crescita del volume di investimenti diretti cinesi all'estero. Dall'altro lato le restrizioni introdotte dal governo americano pesano sugli investimenti delle compagnie cinesi e sulle operazioni di fusione e acquisizione di compagnie ad alto valore tecnologico. In tali condizioni le aziende che avevano programmato di investire negli USA saranno più propense ad aumentare il proprio capitale investito sul territorio cinese. Per quanto riguarda la possibilità di investire in mercati di altri Paesi, serve ancora una fase di studio sia delle particolarità di ogni singolo Stato in materia di investimenti sia della congiuntura di quei mercati.
Inoltre, secondo l'attuale strategia USA, sono limitate le operazioni di fusione e acquisizione delle compagnie americane ad alto valore tecnologico da parte della Cina. Tuttavia seguendo il principio del "gatto scottato che teme l'acqua fredda", questa tendenza può riversarsi anche su altre aziende. Inoltre in passato le aziende cinesi che avevano investito negli USA non aveva ottenuto diritti uguali a quelli delle aziende locali.
L'esperto del Centro di studi sull'economia mondiale dell'Istituto cinese di relazioni internazionale Xu Feibio prevede la possibilità di un futuro calo degli investimenti cinesi negli USA, ma senza un particolare danno all'efficienza degli investimenti stessi:
Il volume massimo di investimenti cinesi negli USA si è osservato nel 2016 e ha superato il valore senza precedenti di 40 miliardi di dollari. Tuttavia in quel periodo a causa di vari problemi presenti sul mercato finanziario cinese il governo adottò alcune misure volte a regolamentare gli investimenti per gestire il rischio e stabilizzare l'economia interna. Dunque nel 2017 gli investimenti cinesi in fusioni e acquisizioni sul mercato americano scesero a circa 20 miliardi di dollari e furono normalizzati agli investimenti negli USA.
Nei prossimi tre anni i provvedimenti di gestione del rischio saranno uno dei compiti principali per la Cina, si proseguirà anche con la normalizzazione dei investimenti, poiché anche dopo il 2018 si osserverà una tendenza al calo degli investimenti negli USA. Inoltre una delle ragioni principali di questa tendenza sono gli attriti che interessano i rapporti sino-americani. Il governo americano sta innalzando molte barriere agli investitori cinesi in materia di fusioni e acquisizioni di compagnie ad alto valore tecnologico. Non solo gli USA ma anche i Paesi europei continuano a limitare le possibilità di investimenti cinesi in questo settore. L'UE è arrivata al punto di adottare misure che regolamentano gli investimenti esteri. Una serie di iniziative di Trump nell'ultimo periodo ha colpito fortemente gli investimenti cinesi negli USA.
Le limitazioni americane riguardano il settore dell'alta tecnologia e altri comparti sensibili. Tuttavia, continuano ad accogliere gli investimenti cinesi nel settore dell'energia e dell'industria manifatturiera. Le aziende cinesi che non avranno successo negli USA potranno comunque scegliere di investire in più di 60 Paesi nell'ambito del progetto "Una cintura, una via". In questi Paesi si percepisce una necessità estrema di investimenti cinesi. E le possibilità sui mercati delle infrastrutture e dell'energia sono enormi. Per quanto riguarda, invece, gli investimenti in fusioni e acquisizioni in aziende ad alto valore tecnologico, l'interesse volto ad attrarre capitali cinesi continua ad essere grande in Europa. Gli investimenti cinesi nelle compagnie europee possono crescere di paro passo con la sfiducia degli europei nei confronti del protezionismo USA.
La limitazione dell'attività commerciale cinese negli USA colpirà gli interessi degli stessi americani. Ciò è stato riconosciuto anche dall'ex sindaco di New York Michael Bloomberg, proprietario dell'omonima media holding, mercoledì ad un evento congiunto con la Camera di commercio cinese negli USA (China General Chamber of Commerce USA). La Camera unisce più di 1500 aziende dei due Paesi. Bloomberg ha osservato che la nuova politica commerciale di Washington danneggia l'economia americana, riduce i posti di lavoro, rallenta l'innovazione, rende tesi i rapporti con gli altri Paesi del mondo, ivi inclusa la Cina. "Non possiamo permetterlo", ha dichiarato uno dei leader della comunità imprenditoriale americana. In questi giorni Bloomberg sta utilizzando la piattaforma della sessione primaverile del FMI e della Banca mondiale a Washington per convincere i suoi oppositori del fatto che la politica di Trump nei confronti della Cina non può dare alcun risultato positivo per le aziende e i consumatori americani.
Fonte: qui

La Russia porta all’Aia 17 persone coinvolte loro malgrado nel falso “attacco chimico” simulato a Douma dai terroristi di Jaysh Islam!

http://palaestinafelix.blogspot.it/2018/04/la-russia-porta-allaia-diciassette.html#more

Uno dei “problemi” che hanno caratterizzato la messinscena “chimica” dei terroristi di Jaysh Islam tenuta a Douma poco prima della sua capitolazione (e che é servita a fornire alle ipocrite potenze imperialiste la scusa per il loro codardo -ma per fortuna inutile- attacco del 14 scorso) é che, appunto, si é tenuta in un territorio che poco dopo ha cambiato mano ed é stato liberato dalle forze siriane e dai loro alleati russi. Al contrario di altri infingimenti “chimici” tenutisi nel 2013 nel Ghouta Est e l’anno scorso a Khan Sheikoun (località al momento dei fatti solidamente in mano ai takfiri dove testimoni e sopravvissuti degli attacchi ‘false flag’ potevano venire ricattati, intimiditi, imprigionati o direttamente uccisi) a Douma pochi giorni dopo i fatti sono arrivati non solo gli uomini di Assad e di Putin ma anche gli ispettori dell’OPCW. Ed é proprio alla sede dell’OPCW dell’Aia che i Russi hanno portato diciassette persone coinvolte nella messinscena (loro malgrado), affinché potessero testimoniare la reale dinamica dei fatti.Tra essi anche il piccolo Hassan Diab, bambino filmato dai tagliagole ‘elmetti bianchi’ nel tentativo di farne il ‘poster’ della loro burattinata, esattamente come era successo ad Aleppo al piccolo Omran (ora sano e sicuro con la sua famiglia nella pace ritrovata dopo la liberazione della città dal giogo terrorista).
Hassan Diab, 11 anni. Durante la scena creata dagli Elmetti Bianchi (a sin.) ed oggitestimone.
Il bambino ha raccontato chiaramente davanti alla commissione d’inchiesta dell’OPCW che i terroristi gli hanno prima fatto respirare fumo per farlo tossire e lacrimare e poi si sono messi a riprenderlo con le telecamere mentre gli gettavano acqua addosso. 
Ahmad Hashua, capo del servizio ambulanze di Douma, ha assicurato alla commissione di trovarsi di fronte ad essa, come tutti gli altri testimoni, di sua precisa scelta, senza aver subito alcuna pressione o aver ricevuto alcun “suggerimento” su che cosa raccontare.  Speriamo che grazie ai loro racconti la verità possa trionfare sulle fake news del menzognificio imperialista atlantico.  “

 Perché, Hassan non è abbastanza carino per le Goracci?

(MB. Pubblico al post d’onore questo lancio del benemerito sito Palaestina Felix, per fare ai nostri media tv e stamati una domanda: le immagini dei bambini commuovono la gente. L’immagine del piccolo, dolce Aylan spiaggiato ha indotto le opinioni publliche dal cuore tenero ad accettare l’invasione – programmata da Angela MErkel,d a Georges Soros – di diversi milioni di clandestini che nulla c’entravano con i “profughi dall Siria”: nigeriani, negri equatoriali, gambiani, afghani, pakistani….
Le immagini di Alfie hanno scosso i cuori gentili che si sono mobilitati per difenderne la vita (è carino, per sua fortuna: se fosse stato idrocefalo o Down? Qui da noi li uccidono nel ventre della madre al terzo mese in asettico ambiente ospedaliero).
Ebbene, mediatici, vi domando: non è tanto carino anche Hassan Diab, questo ragazzino di 11 anni che intrepidamente testimonia davanti agli arcigni signori dell’OPWC all’Aia?  Non capite quanto coraggio gli ci vuole ad aver mostrato il suo faccino,  che lo espone alle vendette dei wahabiti  addestrati da Usraele e Saudia?

Non è abbastanza carino, Hassan?   Perché non lo avte sbattuto in prima pagina con la notizia: “Testimone di 11 anni smentisce la falke news dell’attacco chimico?”.   Perché non avete mandato la sua testimonianza nei TG? Perché Boldrini, Saviano , Litizzetto, Mogherini, nonnsi sono mobilitati per Hassan?  Ani accusano di fake news noi che ne  diamo la  notizia?=
E giusto che ho evocato Mogherini:  s’è riunita a Bruxelles  la    cosiddetta “Conferenza dei donatori”  (85 paesi e molte ONG)  per la Siria:  che ha dato solo circa la metà dei fondi soccorso  auspicati dalle Nazioni Unite:  4,4 miliardi di dollari (3,6 miliardi di euro)   invece degli 8 promessi.
Niente paura: nemmeno un euro di questa miserabile cifra andrà alla vera ricostruzione della Siria, nelle mani del mostro Assad.  Quasi tutti, credo, andranno in Turchia,  dove  gli sfollati saranno mantenuti nei campi – mentre potrebbero e vorrebbero tornare a casa, adesso che il loro paese è stato liberato dai terrotisti che l’hanno oppresso e terrorizzato per conto di Usraele.
Il fatto è che la UE, mentre dà l’elemosina che abbiamo visto, mantiene le  sanzioni contro la Siria, che ne impediscono la ricostruzione  e sono causa di morti aggiuntive tra la popolazione civile.
“Le sanzioni dell’Occidente contro la Siria stanno avendo un effetto devastante sulla popolazione civile siriana”  ha scritto di Deutsche Wirtschaft Nachrichhten : ” . Bouthania Shaaban, consigliere politico del presidente siriano Bashar al-Assad, ha dichiarato in un’intervista all’emittente australiana ABC nel 2016: “La prima cosa che l’Occidente deve fare nella lotta contro il terrorismo deve essere alleviare  le sanzioni contro il popolo siriano. Le sanzioni aiutano i terroristi contro il popolo siriano. Il popolo siriano soffre in due modi, sia per le misure occidentali che per i terroristi (…). Nessuno parla delle bombe che colpiscono le nostre città e i civili. Questi missili colpiscono le nostre scuole, i nostri ospedali e le persone per la strada. Non puntano all’esercito”.
Il tedesco  Centro federale dell’educazione civica (BpB) affermava in un rapporto del 2016: che USa ed Europa (che ha copiato e incollato le durissime sanzioni americane) “nel giro di meno di un anno”, hanno imposto sanzioni che, per portata e varietà, sono senza precedenti, non sono mai state elevate in tale misura contro alcun paese. (…). Rapporti recenti ritengono che oltre l’80% dei siriani ora vive in povertà (…). I servizi educativi, sanitari e sociali sono in gran parte distrutti o non più utilizzabili. “
“Mentre il governo siriano è disposto di aggiudicare contratti per la ricostruzione a società tedesche, stanno trattenendo le sanzioni. Fares Shehabi, presidente della Camera dell’Industria e del Commercio di Aleppo, ha dichiarato in un’intervista alle notizie economiche tedesche : “Penso che molte aziende tedesche siano titubanti a causa delle sanzioni economiche. Se veniste ora in Siria, sarebbero stati colpiti, sarebbero stati puniti. Soprattutto, temono le sanzioni finanziarie da parte degli Stati Uniti. Ma da molte conferenze e amici so che le aziende tedesche sono molto interessate a investire nelle infrastrutture qui – specialmente nella ricostruzione della fornitura d’acqua, l’alimentazione. Vogliono vendere le loro macchine (…). Prima della guerra c’era una buona collaborazione con le compagnie tedesche. La maggior parte delle nostre macchine qui ad Aleppo provengono dalla Germania. Tuttavia, poiché ora abbiamo bisogno di attrezzature e macchinari, il governo ha dichiarato che la Russia, la Cina, l’Iran e, più in generale, i paesi della comunità dei BRICS (come il Brasile e l’India) hanno la priorità. Perché nessuno di questi paesi ha partecipato alla distruzione della Siria “.
Che dice la Mogherini? Non la commuove Hassan? Non la commuovo in milioni di bambini  – tutti  carini –   che stanno accampati sulle macerie e a cui l’europa non vende nemmeno un medicinale  perché ha applicato le stesse sanzioni “americane”?
Per fare un esempio:
Il Dipartimento di Stato degli Stati Unitiha sancito che sono vietati i rapporti petroliferi con il governo siriano, mentre gli accordi petroliferi sono consentiti con o a favore della “Coalizione nazionale delle forze rivoluzionarie e di opposizione siriane o dei loro sostenitori”.  In pratica, i terroristi possono vendere sui mercati mondiali il greggio che sifonano  e rapinano dalla Siria, mentre il governo siriano non può.
Non so se vi rendete conto: voi siete tutti passibili di imputazione per crimini contro l’umanità, secondo le leggi antifasciste e da voi esaltate di Norimberga. Le state violando deliberatamente,  sicuri   che siete dalla parte dei vincitori quindi nessuno vi trascinerà in quel tribunale.  Questa vostra certezza di impunità sarà  quel giorno giudicata come aggravante.  
Fonte: qui

LA STORIA DI MANPREET SINGH, 23ENNE INTRAPPOLATO NEL CORPO DI UN BAMBINO (VIDEO)

A UN ANNO HA SMESSO DI CRESCERE, NON PUÒ PARLARE NÉ CAMMINARE E I DOTTORI NON RIESCONO A CAPIRE PERCHÉ 

È ACCUDITO DAGLI ZII: “È UN BAMBINO DELIZIOSO E FA AMICIZIA CON TUTTI”, MA QUANDO VEDE I GENITORI… 





manpreet singh 5MANPREET SINGH 
Rimanere bambini in eterno. Per molte persone è un sogno, l’eterna giovinezza, per Manpreet Singh invece è un incubo. Manpreet è indiano, ha 23 anni, e ha passato tutta la sua vita intrappolato nel corpo di un bimbo di 5 chili, impossibilitato a parlare o camminare.

L’uomo ha smesso di crescere all’età di un anno e ha bisogno di cure continue. Di lui si occupano gli zii, Karanvir Singh e Lakhwinder Kaur, che lo portano dappertutto e lo accudiscono.
manpreet singhMANPREET SINGH

Manpreet è nato nel 1995 e prima di imparare a camminare e parlare ha smesso di crescere. I dottori avevano detto che avrebbe ricominciato, ma non è mai successo e nessuno sa il perché. Singh ha due fratelli, Mangaldeep e Jaspreet, che hanno avuto uno sviluppo fisico e mentale normale. Secondo i medici l’anomalia è dovuta a un’insufficienza ormonale, ma non sono ancora riusciti a diagnosticarla.
manpreet singh 4MANPREET SINGH 

Il caso sta facendo il giro del mondo, e secondo alcuni scienziati Manpreet potrebbe avere la sindrome di Laron, una malattia genetica rarissima – ce l’hanno 300 persone in tutto il mondo. Ai malati di Laron manca un ormone, il “fattore di crescita insulino-simile IGF-1”, che stimola le cellule a crescere e dividersi per formare nuove cellule.
manpreet singh 3MANPREET SINGH 


Manpreet, al di là della sua condizione, è trattato amorevolmente dalla sua famiglia e da tutto il villaggio dove vive. Addirittura alcune persone del posto ritengono che sia un’entità semidivina, un’incarnazione di Dio.

manpreet singh 2MANPREET SINGH 




“Ride come un bambino e raramente si intristisce. Si spaventa molto quando sente i cani abbaiare, o altri animali produrre suoni acuti. Solo in quei casi si mette a piangere – ha detto lo zio Karanvir – È un bambino delizioso e prova a fare amicizia con tutti”.

manpreet singh 1MANPREET SINGH 

Anche se non può parlare, Manpreet si fa capire: tanto che non vuole stare con i suoi genitori. “Abbiamo provato più volte a farlo stare un po’ con i suoi, che vivono a 112 km di distanza, ma lui preferisce stare con noi. Quando è la smette di mangiare e piange in continuazione, poi torna da noi e diventa gioioso”.

Nonostante l’affetto non gli manchi, la famiglia di Manpreet è preoccupata per il suo futuro, “quando rimarrà solo cosa farà?” e vorrebbe farlo consultare da dei professionisti che possano capire e provare a curare la sua condizione.

Noioso, astuto e bocconiano: chi è Giancarlo Giorgetti, il Gianni Letta della Lega

Pacato, mai polemico, con tanti amici importanti: ritratto dell’uomo di compromesso del Carroccio che sta in Parlamento da vent’anni ed è sopravvissuto al declino di Bossi

L'ospitata da Bruno Vespa a Porta a Porta. Di prima mattina su Raitre ad Agorà. Il faccia a faccia con Giovanni Minoli per La7. Una lunga intervista in solitaria nella seconda serata di Rai Due. Da un mese la faccia di Giancarlo Giorgetti, il numero due della Lega, rimbalza da un talk show all’altro come mai prima d’ora. E poi ci sono i giornali: anche qui dichiarazioni a raffica e interviste. Una faticaccia per lui, tipo schivo, riflessivo. Uno che non ha mai smesso di giocare da portiere anche dopo aver abbandonato scarpette e guantoni tra i cimeli di gioventù. Nel senso che il vice di Matteo Salvini sta sempre sulla difensiva, para le domande dell’interlocutore di turno e non si lascia mai sfuggire una sillaba di troppo. Niente polemiche. Mai una provocazione. Insomma, l’esatto contrario del leader leghista, di cui Giorgetti una volta disse di apprezzare soprattutto «la genuina sfrontatezza». Due parole buttate lì, giusto per marcare la distanza caratteriale da Salvini e dal suo modo di fare politica.

Non è più tempo di comizi, adesso. Ora che la Lega ha fatto il pieno di voti, e punta al governo, i toni forti da campagna elettorale lasciano spazio alla manovre di corridoio. Basta slogan, si naviga a vista alla ricerca di un compromesso. Ecco Giorgetti, allora. La faccia pacata e dialogante del partito che fu di Umberto Bossi. Tanto pacato e dialogante che a Roma, nei palazzi del potere, c’è chi lo vede addirittura a Palazzo Chigi, frutto di una mediazione tra Cinque Stelle e leghisti che taglierebbe fuori i due capipartito, Di Maio e Salvini. «Ma figurarsi, non mi conosce nessuno», si è schermito il diretto interessato in una recente intervista. Una risposta quasi scontata, in linea con l’immagine di se stesso che il numero due della Lega cerca da sempre di accreditare. Quella del politico che studia e lavora dietro le quinte. Uno serio e preparato che però, quando parla in pubblico, rischia di sembrare noioso per via di quell’argomentare piatto, senza fronzoli.

Il peso di una candidatura non si misura solo sulla bilancia della popolarità. Da più di vent’anni in Parlamento, eletto per la prima volta alla Camera nel 1996, Giorgetti, diploma da perito aziendale, laurea alla Bocconi, commercialista e revisore dei conti è diventato il pontiere della Lega verso i poteri dell’economia e della finanza. La biografia ufficiale racconta delle sue umili origini: nato nel 1966 in un paesino sul lago di Varese (Cazzago Brabbia, 800 abitanti), padre pescatore e madre operaia. Nessun salotto buono, quindi. Ma l’ascesa del giovane leghista, in parallelo con i primi passi nella partito di Bossi, è stata favorita da parentele altolocate. Non tanto quella, da più parti citata, con il cugino banchiere Massimo Ponzellini, peraltro caduto in disgrazia nel 2011, con tanto di condanna penale, dopo l’ascesa alla presidenza della Popolare di Milano. In famiglia c’è un altro Ponzellini, di nome Gianluca, che vanta rapporti di altissimo livello, in un sistema di porte girevoli che porta direttamente ai piani più elevati dell’establishment italiano: banche, grandi imprese di Stato, grandi famiglie del capitalismo nazionale.

Gianluca Ponzellini, varesino, 71 anni, commercialista di grande esperienza, in quasi mezzo secolo di carriera ha collezionato incarichi, molto spesso come membro del collegio sindacale, in grandi gruppi come Telecom Italia, Intesa SanPaolo, Alitalia, Benetton. Il suo percorso professionale corre parallelo a quello del collega e socio Angelo Provasoli, un altro peso massimo, forte di uno sterminato curriculum accademico e professionale. Rettore dell’Università Bocconi tra il 2004 e il 2008, Provasoli, per citare solo gli incarichi più recenti, è stato presidente del collegio sindacale della Cassa depositi e prestiti, dell’Enel e di Expo, presidente di Rcs-Corriere della Sera, consigliere di Telecom Italia.

Fresco di laurea in economia e commercio, Giorgetti è andato a farsi le ossa alla Metodo, società di consulenza e revisione dei conti fondata da Provasoli e Ponzellini quasi 40 anni fa. Per il giovane bocconiano quel primo lavoro nelle stanze dei suoi maestri è stata un’occasione d’oro per vedere da vicino come funziona il mondo degli affari e per collezionare contatti che potevano tornare utili in futuro.

Siamo nei primi anni Novanta e in quella fase storica la Lega cresce grazie al fiuto politico del leader Bossi, sull’onda della retorica del federalismo e di Roma ladrona. Il partito nordista fatica però a reclutare dirigenti esperti in economia e Giorgetti, che era già stato sindaco del suo paese natale, non fa molta fatica a farsi notare dall’Umberto, il padre fondatore del movimento che abita a una quindicina di chilometri da Cazzago Brabbia. E così nel 1996, quando non ha ancora compiuto trent’anni, il bocconiano della Lega diventa deputato. Nel 2000 il suo nome compare già tra i 15 dirigenti scelti da Bossi per la cosiddetta segreteria federale, con il ruolo di responsabile del settore economia. A meno di un ventennio di distanza Giorgetti è l’unico ancora in pista in quel gruppo di fedelissimi del senatur.

Nel frattempo, dentro la Lega è successo di tutto. Tra cambi di linea politica, regolamenti di conti interni e inchieste giudiziarie, ai piani alti del partito è andato in scena un ribaltone dopo l’altro. Tramontata la stella di Bossi, per via della salute malferma e delle condanne in tribunale, nel 2012 è salito al vertice Roberto Maroni, che davanti ai militanti brandiva una ramazza per fare piazza pulita dei dirigenti inetti e corrotti. Alla fine è stato Salvini a chiudere la partita, cavalcando la ribellione sovranista e la paura per la presunta invasione dei migranti.

Nell’arco di vent’anni sono cambiati facce e slogan, perfino il marchio del partito, che ha abbandonato ogni riferimento al Nord. Giorgetti invece è rimasto Giorgetti. Ha coltivato con grande abilità la sua immagine di politico alla mano, dai gusti semplici, lontano dalla ribalta mediatica. È ancora, per esempio, un grande tifoso del Varese calcio, nonostante i guai societari che ne hanno provocato a più riprese il fallimento. E mentre deputati e senatori di ogni schieramento amano farsi vedere in tribuna d’onore per le partite dei grandi club, lui, il leghista di lotta e di governo, è stato segnalato in qualche campo di provincia per tifare in trasferta la sua squadra del cuore precipitata nel campionato di Eccellenza, tra i dilettanti.

Con il passare degli anni, Giorgetti ha saputo mettere a frutto nel migliore dei modi la sua fama di sgobbone. È stato capace di trasformare i fulmini delle tempeste interne della Lega in energia per continuare la sua personale scalata al potere. Del resto non è un caso se già nel 2009, come si legge nei dispacci diplomatici segreti rivelati da WikiLeaks, il consolato americano a Milano pronosticava un futuro da leader per il deputato varesotto, descritto come “sharp” e “well respected”, cioè scaltro e molto stimato.

Da presidente della commissione Bilancio della Camera (2001-2006 e 2008-20013) e poi come ufficiale di collegamento con i poteri forti della finanza, l’ex fedelissimo di Bossi ha messo mano a tutti i dossier più delicati di politica economica, compresa la manovra correttiva dei conti pubblici che nella convulsa estate del 2011 finì nel mirino dell’Unione Europea e della Bce. Di lì a poco il governo Berlusconi, con Giulio Tremonti ministro dell’Economia, arrivò a fine corsa aprendo la stagione dei tagli con il marchio di Mario Monti.

Giusto il tempo di una sosta ai box e nel 2013 Giorgetti viene chiamato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel gruppo ristretto di dieci saggi, tutti accademici e politici di lungo corso, incaricati di elaborare un piano di riforme istituzionali ed economiche. Nel frattempo la Lega, chiusa la breve parentesi di Maroni, dal 2014 diventa il partito di Salvini. Un partito contro: contro l’euro, contro Bruxelles, contro la Bce, contro i poteri forti della finanza. È una battaglia a suon di slogan e il nuovo leader si affida a generali come Claudio Borghi e Armando Siri, propagandisti in servizio permanente effettivo contro la moneta unica e il fisco oppressore. A prima vista il clima sembra congeniale a Giorgetti come la savana a un orso bianco. E invece no. La politica è fatta di compromessi. L’hanno imparato perfino i Cinque Stelle duri e puri. E Salvini, in vista dell’assalto finale al governo del Paese, non può fare a meno dell’esperienza e della capacità manovriera del leghista varesotto, nel frattempo promosso vicesegretario del partito.

È stato Giorgetti, giovedì 5 aprile, ad accompagnare al Quirinale il capo della Lega per il primo giro di consultazioni per il nuovo governo. Due settimane prima, il 21 marzo, la coppia era stata ricevuta all’ambasciata americana a Roma. Il Le Pen de noantri con il Gianni Letta lumbard.  

Fonte: qui

Hedge Fund CIO: The Investing Story For The Next 7 Years Is Profit Destruction

Following up on our earlier post on the latest musings by One River CIO Eric Peters, here is a bonus anecdote from his latest Weekend notes, looking at why the future may be exactly the opposite of what conventional wisdom believes.
Anecdote
“Where will we be in seven years?” asked Lithium, handsfree on Highway One, repeating my question.
We were talking about stocks, which investors assume return 7% per year on average, forever. That means they rise 60% every 7yrs, which would leave the S&P 500 at 4300 in 2025.
But GMO now forecasts that US large cap equities will return -2% per year in nominal terms each year for the next seven (-4.2% per year in real terms), leaving the S&P 500 at 2320, down 14% from today in 2025.
“The key consideration in answering that question is earnings destruction,” said Lithium, banking hard, the pacific sparkling to his left. “We’re in a massively disruptive period. Technology is bringing the consumer and producer closer.
You see it most clearly in retail – Amazon - but a version of this dynamic is happening throughout the economy.” The service sector sits between production and consumption, it’s roughly 80% of the US economy.
“Lots of old companies with legacy models are getting hollowed out by technology. Autos, payments, even energy.” Lithium switched to ludicrous mode, his Tesla leaping. “They’re dead men walking, they just don’t know it yet.” Blockchain, machine learning, artificial intelligence.
“If you could make $1bln but it destroyed $5bln in other people’s profits, would you?” asked Lithium. “If you believe in these new technologies, you must recognize they will destroy profits in all sorts of ways.”
Our job as investors is to figure out where. “Has Amazon made all the profits that they’ve destroyed in retail?
Will Uber make more profits than they destroy? Will Tesla? Google?” asked Lithium.
“Right now, we’re at this classic late-cycle moment where everything appears to work. Both the disrupter and incumbent have gotten an equity boost -- less profit per unit of equity market cap. That tells you what you need to know about stocks.”
* * *
As an added bonus, here are two additional vignettes from the latest weekly letter:
Causation: “An outside consultant visited recently and pointed out that the stock market never goes down materially when the PMI is above 50,” said the investor. US manufacturing PMI is 59.3 -- on fire, and tax reform has yet to really kick in. “But with the financialization of the economy, is it not the other way around now?” he said. “Will a stock market decline not cause the PMI to fall below 50?” he asked. “Our worry is that the level of interest rates that hurts the real economy is now much higher than the level of rates that hurts the financial economy.”
Genous: “Banks were good heterogenous risk takers,” said the investor. “They’d scan the universe, observe a mispriced asset and buy it, expanding their balance sheet.” Then came 2008, the Volcker Rule. “Now risk is taken by homogeneous indexes, narrowly defined mandates, pigeon-holed perspectives, with no latitude to think.” And yet the system works provided inflows persist, or perhaps it works because inflows persist. “Outflows produce indiscriminate selling. An index cannot expand its balance sheet to hold onto grossly underpriced assets. It just sells.”
Fonte: qui

Svizzera, tempesta sorprende escursionisti: 6 morti e 5 feriti. Altri 3 morti in Francia e sul Rosa

Quattro escursionisti sono morti e altri 5 versano in gravi condizioni dopo essere stati costretti dal maltempo a passare la notte all'aperto sulle Alpi svizzere a 3.200 metri d'altitudine. A dare la notizia la polizia, secondo cui due gruppi di 14 escursionisti, tra cui italiani, tedeschi e francesi, sorpresi da una tempesta, hanno trascorso la notte al gelo nella zona di Pigne d'Arolla.
La Farnesina, attraverso l'ambasciata l'Italia a Berna, è al lavoro per accertare le condizioni degli italiani coinvolti. 
L'operazione di salvataggio è partita dopo un allarme lanciato verso le 6.30. Sette gli elicotteri impiegati. Il gruppo di 14 alpinisti si trovava sull'Haute Route Chamonix-Zermatt, ma è stato sorpreso da una bufera che ha impedito loro di raggiungere il rifugio. 
"Facevano parte di due gruppi, che avevano lasciato il rifugio alle 10 di domenica. La tempesta li ha bloccati e hanno dovuto passare la notte all'addiaccio", ha raccontato Steve Leger, portavoce della polizia cantonale. 
Morti anche 2 alpinisti svizzeri
Svizzera, Alpi Bernesi
© Fornito da Rai News Svizzera, Alpi Bernesi

E due alpinisti svizzeri di 21 e 22 anni sono stati trovati morti stamane sulle Alpi bernesi, nella zona del monte Monch, a 4.105 metri. Secondo quanto riferito dalla polizia cantonale di Berna, hanno perso la vita a causa delle basse temperature e dello sfinimento. L'allarme alle autorità sulla loro scomparsa era stato dato alle 20:20 di domenica e le ricerche condotte nell'immediatezza hanno avuto esito negativo a causa del maltempo.
Altre due vittime in Francia e una sul Monte Rosa
Vittime della montagna anche in Francia. Due scialpinisti francesi sono morti in altrettanti incidenti avvenuti nella valle di Chamonix, sul massiccio del Monte Bianco. Un 35enne di Annecy ha perso la vita "a causa delle pessime condizioni meteo" ed è stato recuperato di prima mattina sull'Aiguille Verte, all'altezza del Couloir Couturier, fa sapere la gendarmeria francese. A fine mattinata una valanga ha investito un gruppo di quattro sciatori d'oltralpe sul versante est dell'Auguille du Midi, nei pressi del ghiacciaio Rond. Tre sono rimasti illesi mentre un 35enne è morto. E una vittima inoltre sul versante Sud del Monte Rosa, dove un'escursionista russa si  avventurata con le ciaspole a 4.200 metri di altitudine e si  smarrita. Il suo corpo senza vita stato avvistato, ma non ancora raggiunto dai soccorritori ostacolati dalle proibitive condizioni meteorologiche.
Fonte: qui

LUNEDÌ NERO SULLE ALPI: 5 ITALIANI MORTI IN SVIZZERA DOPO ESSERE STATI BLOCCATI DA UNA TEMPESTA DI NEVE A 500 METRI DALLA SALVEZZA. ''HO CAPITO COS'È L'INFERNO'', IL RACCONTO DI UN SUPERSTITE 

DUE MORTI ANCHE SULLE ALPI BELLUNESI, UN'ALTRA VALANGA HA FATTO UN MORTO E FERITO UNA DONNA

ANSA

Si fa ancora più tragico il bilancio dell'incidente sulle Alpi svizzere nella zona della Pigna d'Arolla: una sesta persona, una donna di nazionalità bulgara di 52 anni, è morta in ospedale. Lo riferisce all'ANSA il portavoce della polizia cantonale Markus Rieder. Gli altri cinque deceduti sono italiani, tra cui la guida alpina Mario Castiglioni che aveva organizzato la spedizione assieme alla moglie, di nazionalità bulgara, Kalina Damyanova.
mario castiglioniMARIO CASTIGLIONI

C'è anche un'italiana di 43 anni tra i tre scialpinisti ricoverati in gravi condizioni dopo essere rimasti bloccati dalla bufera, la notte tra domenica e lunedì, sulle Alpi svizzere, nella zona della Pigna d'Arolla. Non è lei a lottare "tra la vita e la morte", ha specificato il portavoce della polizia cantonale del Vallese Markus Rieder, ma uno degli altri due feriti: uno svizzero di 72 anni e una francese di 56. Sono stati portati in ospedale per ipotermia in condizioni non gravi tre francesi (due uomini e una donna di 58, 57 e 55 anni), una tedesca di 48 anni e un italiano di 50, l'architetto Tommaso Piccioli, già dimesso nel corso della mattinata.

Nell'incidente alpinistico "tutti gli scialpinisti coinvolti sono stati recuperati e portati negli ospedali svizzeri". Lo precisa all'ANSA il portavoce della polizia cantonale che ha coordinato i soccorsi. "Non risultano pertanto - aggiunge - dispersi".

marcello alberti e gabriella brernardiMARCELLO ALBERTI E GABRIELLA BRERNARDI
Secondo quanto ha riferito all'ANSA la gendarmeria cantonale del Vallese, uno dei feriti gravi è deceduto in ospedale nelle ultime ore.

Tra le vittime, oltre alla guida della spedizione, Mario Castiglioni di Como, ci sono anche tre escursionisti esperti di Bolzano, Elisabetta Paolucci, Marcello Alberti (53 anni) e Gabriella Bernardi (53 anni), marito e moglie.

"Parto domani per la mia grande avventura". E' quanto ha scritto Elisabetta Paolucci il 24 aprile ad un amico il giorno prima della partenza. Insieme a Marcello Alberti (53 anni) e Gabriella Bernardi (53 anni), marito e moglie, Elisabetta, insegnante di italiano a Bolzano si preparava a partire con i suoi amici e compagni di cordata da tempo, per compiere la Haute Route dal Monte Bianco al Cervino con gli sci. "Lo zaino è pronto. Le gambe speriamo che reggano ai chilometri e al dislivello", scrive Paolucci ancora nel suo messaggino all'amico.

Elisabetta, detta Betti, era una grande appassionata dello sport all'aria aperta. La professoressa di italiano di un liceo bolzanino si era presa un anno sabbatico per approfondire gli studi, ma anche per compiere delle escursioni in montagna e in barca a vela. La notizia della morte dei tre amici, che da tempo stavano preparando questa impresa alpinistica con una guida alpina, ha suscitato grande sconforto a Bolzano. Inoltre, Marcello Alberti era un commercialista molto noto in città.
elisabetta paolucciELISABETTA PAOLUCCI

Superstite: 'Vivo grazie ad esperienza' - "Sto bene. Mi hanno appena dimesso dall'ospedale": Tommaso Piccioli è uno dei partecipanti alla spedizione finita in tragedia sulle alpi svizzere nella haute route Chamonix-Zermatt, dove sono morti 5 italiani, inclusi i suoi tre amici di Bolzano. Dice solo questo all'ANSA, che lo ha contattato al telefono. Alla famiglia ha telefonato ieri. "Mi ha detto 'sto bene' - racconta il papà Stefano, anche lui architetto -. Sono all'ospedale. E' successa una cosa gravissima e sono sopravvissuto grazie alla mia esperienza".

Due morti su Alpi bellunesi - Due giovani scialpinisti hanno perso la vita sull'Antelao, nelle alpi bellunesi. Appartenevano entrambi al Soccorso alpino Dolomiti Bellunesi. Si chiamavano Enrico Frescura, 30 anni, del Soccorso alpino di Pieve di Cadore, e Alessandro Marengon, 28, del Soccorso alpino del Centro Cadore, tutti e due di Domegge di Cadore.

Altra valanga, un morto e donna ferita - Un altro alpinista è morto sulle Alpi svizzere. E' un francese di 49 anni travolto da una valanga nel pomeriggio di ieri e deceduto in serata all'ospedale di Berna. Con lui è stata investita anche una donna, sua coetanea, che è uscita autonomamente dalla massa nevosa, dando l'allarme. La slavina si è staccata verso le 14.45 durante la salita del Feechopf, 3.888 metri nel Vallese. I soccorritori giunti in elicottero - fa sapere la polizia cantonale - hanno trovato e disseppellito l'uomo, che risultava già gravemente ferito. La donna non è in pericolo di vita.
mario castiglioniMARIO CASTIGLIONI


TRAGEDIA ALPI SVIZZERE, IL SUPERSTITE: «FACEVO GINNASTICA PER NON ADDORMENTARMI»
Giusi Fasano per www.corriere.it

«Adesso ho capito che cos’è l’inferno». Tommaso Piccioli, uno dei sopravvissuti della tragedia svizzera, l’ha ripetuto più volte all’amico chiamato stamattina dall’ospedale, prima di essere dimesso. «L’inferno è quella cosa lì, non può essere altro che quel freddo lì e una notte come quella». Lui adesso sta bene. E’ stato dimesso e sta rientrando a Milano dove vive suo padre. Il suo inferno è stata la tempesta, è stato il gelo, il buio, il vento.

E’ stato sapere di essere a 500 metri da Capanna Vignettes, la salvezza, e non poterla raggiungere. Tommaso ha passato la sua notte all’addiaccio accanto a una ragazza tedesca e il loro stare vicini li ha salvati. «Devi muoverti, ti prego muoviti, non ti fermare. E non dormire, non addormentarti», le ha ripetuto. Parole dette e ridette cento volte anche a tutti gli altri, malgrado tutti lo sapessero già da soli: in quelle condizioni fermarsi e cedere al sonno significa morire. «Muovete le gambe e le braccia, non addormentatevi», ha insistito Tommaso. Nella tormenta e con la nebbia non poteva vederli tutti, non poteva sapere se fossero ancora vivi o morti.

La notte all’addiaccio

All’amico Stefano chiamato stamane Tommaso ha raccontato che il gruppo era arrivato su una forcella e che stava cercando di superarla per raggiungere il rifugio quando è arrivata la tormenta. Era un punto roccioso, con poca neve, per questo non è stato possibile scavare buche per ripararsi dal gelo. Il gruppo si è ritrovato in trappola e, nonostante fossero tutti attrezzati, non si è potuto “costruire” ripari.

tommaso piccioliTOMMASO PICCIOLI
La differenza l’hanno fatta gli anfratti nei quali ciascuno ha provato a sopravvivere o le singole condizioni fisiche. “Sapere cosa fare mi ha salvato” è convinto Tommaso, che ha saputo soltanto al momento delle dimissioni della morte dei suoi compagni di escursione. «Sto bene. Mi hanno appena dimesso dall’ospedale»: Tommaso Piccioli è uno dei partecipanti alla spedizione finita in tragedia sulle alpi svizzere nella haute route Chamonix-Zermatt, dove sono morti 5 italiani, inclusi i suoi tre amici di Bolzano. Dice solo questo all’Ansa, che lo ha contattato al telefono.

Alla famiglia ha telefonato ieri. «Mi ha detto `sto bene´ - racconta il papà Stefano, anche lui architetto -. Sono all’ospedale. È successa una cosa gravissima e sono sopravvissuto grazie alla mia esperienza». Prima di chiamare il babbo, Tommaso aveva già telefonato alla madre e alla moglie australiana, con cui vive in Australia la maggior parte dell’anno. In Italia è tornato per votare, e anche per questa escursione. La sua è una vera passione per l’avventura. «Ma questa esperienza - spiega il padre Stefano, che coordina lo studio di architetti di Riccione per cui lavora anche Tommaso - è stata terribile. I suoi amici di Bolzano sono tutti morti».

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