9 dicembre forconi

lunedì 4 dicembre 2017

PERCHE’ GLI ITALIANI *AMANO* I SOPRUSI DELLE ISTITUZIONI.

Da qualche giorno   ripenso alla acutissima osservazione del super-intelligente Uriel Fanelli. E’ uno che è andato a lavorare in Germania, come quei centomila giovani che  devono andar via dall’Italia perché qui la società non ha per loro un  lavoro e una vita all’altezza delle loro capacità; giustamente dice che le classi dirigenti italiane, che su questa emorragia di risorse umane versano lacrime di coccodrillo, in realtà sono ben contente di liberarsi di questi potenziali concorrenti al loro potere. Tutti ricordare ancora, spero, la frase che si lasciò scappare un anno fa il ministro (del lavoro!) Poletti. “Centomila giovani se ne sono andati dall’Italia?  Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”.
Qual è il motivo per cui quei giovani danno fastidio a  Poletti che  non li vuole fra i piedi? Perché, dice Fanelli, sono quei giovani che “non si rassegnano al sopruso” delle istituzioni italiane. Come dice lui:

(Fake news, sicuramente)

Lo stato italiano, in tutte le sue istituzioni, manda un messaggio continuo: “non devi reagire al sopruso“.
Lo manda in molti modi. Lo manda quando il tabaccaio sotto il mirino del rapinatore reagisce al sopruso e passa un guaio. […]  Lo stato ti dice di non reagire al sopruso nemmeno per vie legali, quando denunciare un crimine non serve a nulla e citare per danni ormai e’ un modo di dire.
Lo stato ti dice di non reagire al sopruso quando mostra criminali liberi di circolare: smetti di reagire ai soprusi, chiamare la polizia non serve. L’intera societa’ italiana ti dice di non reagire al sopruso, quando ti lamenti per le condizioni lavorative disumane di Amazon e i giornali fanno fake news pur di dimostrare che quello sciopero e’ fallito. […]  Lo  stato fara’ di tutto per mostrarti che e’ inutile, che non puoi reagire al sopruso e che non puoi nemmeno sottrarti al sopruso.
Lo stato italiano, in tutte le sue istituzioni, manda un messaggio continuo: “non devi reagire al sopruso”, unito ad un secondo messaggio “non puoi sottrarti al sopruso”.
E’ assolutamente chiaro, quindi, quale sia il tipo di cittadino che lo stato intende combattere. E’ chiaro quale sia il cittadino che lo stato – e con lui la societa’ intera – intendono togliersi di torno”.
Ma se  alcuni dei “giovani” intelligenti e capaci decidono di lottare qui? Per cambiare  le istituzioni patrie che   non  producono altro che sopruso  –  tutte, dalla magistratura al fisco, dalla polizia ai sindacati,  dai docenti universitari all’ATAC   alle Regioni meridionali   a tutte le altre burocrazia  inadempienti,   ma senza dimenticare il capo-redattore  che pretende favori sessuali dalla ragazza   che vuole “entrare nel giornalismo” –  cambierebbero le cose?
Risposta di Fanelli: “ Personalmente, credo che quelli che “rimangono a lottare” sono funzionali al disegno complessivo: lo stato e la societa’ si occuperanno di perseguitarli sino a quando il loro fallimento sara’ di monito agli altri.  Restate pure “a lottare”, siete quello che vogliono: sarete crocifissi sulla Via Appia”. 
E’ proprio così. Lo è al massimo grado in Sicilia,  alquanto meno in Lombardia  o Veneto, ma è così in tutta  la comunità: l’adattamento   silenzioso al sopruso, al “comando” di chi”non ha diritto di comandare”,  alle esazioni del fisco  come alle prepotenze della casta giudiziaria,  e in generale agli arbitri della “legge”, è evidentemente la causa dello scadimento generale della nostra società, della nostra classe politica, delle nostre università  persino.

Chi ci  prova,   si trova solo

Ma perché è così? E  cosa rende queste istituzioni-sopruso irreversibili? Se  richiamo alla memoria le cinque o se  volte   nella mia lunga vita in cui ho provato a resistere al sopruso  – pubblicamente, in situazioni pubbliche, su questioni di ingiustizia in cui  davo per scontato l’appoggio di amici,  compagni di scuola e colleghi –   sono stato facilmente sconfitto perché mi son trovato solo. “Avanti miei prodi! Sfidiamo il potente!”, mi volto e i miei prodi  son lì fermi, anzi hanno fatto un passo indietro, si chiamano fuori, non  vogliono entrare nella faccenda, alcuni con mimica inequivocabile stanno   segnalando al potente, perché  li veda e ne tenga conto, che loro mi considerano   pazzo, un  fanatico, uno che si monta la testa …Si  picchiettano la fronte col dito.
Succede sempre così, in Italia. Che gli altri, quando si tratta di non  stare al sopruso pubblico, si tirano indietro.  E’ per questo che  alla fine alcuni  dicono a sé e agli altri che “la soluzione è individuale”, e  adottano l’individualismo competitivo e vincente – una posizione giustificata esistenzialmente,  perché dopotutto uno ha una vita sola, appena sufficiente per conquistarsi un posto nel mondo – ma sbagliata sul piano filosofico.  Perché “il problema è sociale”, non individuale. Benissimo dice Fanelli: non è solo o  tanto lo Stato, quanto “la società” si occupa di perseguitare quelli che vogliono resistere al sopruso, “sino a quando il loro fallimento sara’ di monito agli altri”.  Sono gli altri che, collettivamente,  invocano la tua “crocifissione sulla Via Appia”.
Nei miei cinque o sei insuccessi,  mi sono chiesto: come mai i compagni e i colleghi – che prima   giuravano di non voler più stare al sopruso, che erano d’accordo con me – davanti al potente mi  hanno lasciato solo? Solo ad andare all’assalto, che cosa ridicola. Come mai loro stavano fermi?
D’accordo, mettiamo in conto la viltà italiota. Ma non basta a spiegare tutto, anzi spiega poco. Se provo a rievocare cosa dicevano  gli sguardi sfuggenti, i silenzi derisori o le mezze frasi di scusa dei “miei prodi”  che mi avevano lasciato solo e ridicolo  (e con la diserzione saldato  su di noi il sopruso più forte di prima) trovo  una riserva inconfessata: “Non sarà che seguendolo, sto dando troppo potere a lui? Che sto facendogli troppo favore, facendolo vincere,  dandogli la soddisfazione di farmi dirigere da lui? Dopotutto,  non sono   completamente d’accordo con lui: ci sono cose nelle sue idee che non mi convincono; e io ho le mie idee.  Mica è mio fratello, dopotutto. Se lui vince, io cosa ci guadagno?”.
Pensateci: è questo insieme di riserve mentali, di mancanza di generosità  e di invidiuzze oscure che ammala radicalmente la nostra vita politica. Che, per esempio,  rende mediocri, comprabili,  deboli i nostri  politici. Come?!, protesterete voi: sono loro, i politici,   che “non hanno le palle”, che “non  sono intelligenti”, che “non hanno le qualità di comando”!
E’ anche vero. Ma queste proteste nascono da un errore fondamentale: credere che “avere le palle”  siano doti personali del personaggio. La verità è esattamente il contrario:   il “valore sociale degli uomini che dirigono dipende dalla capacità di entusiasmo che gli dà la massa”, scrive Ortega y Gasset. Insomma, è il pubblico che dà al politico “le palle”, o gliele nega.   La forza, il valore, le capacità  non sono tanto nel  politico  individuale, quanto “precisamente quelle che il pubblico, la moltitudine, la massa pone” in lui come “persona eletta”.  E non si parla qui di voti, ma di  ben altra “elezione”: guai a pensare che una tecnica elettorale , o anche  delle leggi,  o una “morale” etica imposta da procuratori giudiziari ai politici “corrotti”, sia alla base  di una società sana. La   società sana è quella in cui il pubblico, le masse, la cittadinanza, si sente docile a personalità in cui riconosce delle qualità “elette”;  e quindi dà loro, con generosità e senza riserve, la forza sociale che gli consentirà di sfidare il sopruso diventato istituzione, che è duro come l’acciaio, ed occorre molta forza unita per abbatterlo.   La “personalità”  di un leader  politico è – in grandissima misura –   quella  che gli attribuiscono le masse;  e il politico sarà indotto a diventare migliore da questa esigenza generosa del pubblico.

Manca il capitale sociale

Questo è il “capitale sociale”, ed è il pubblico che lo dà, dando la forza e  la personalità al leader politico. O negandogliela, come per lo più avviene da noi.
Perché? Peché  la società italiana è composta di una massa “di cui ogni membro crede di essere personalità direttrice”, “incapace di umiltà, entusiasmo e ammirazione dei superiori”-  questa massa nega al capace  il proprio capitale sociale, la propria forza d’urto.   Ad ogni personalità audace nel pubblico campo,   i milioni di individualisti si tirano indietro, avanzano le loro riserve mentali,   si domandano : ma   lui non ci guadagnerà troppo, se io lo faccio vincere?
E’ per questo che la scena politica italiana è “un atroce paesaggio saturo di indocilità e troppo vuoto di esemplarità”. Perché l’italiano diffida profondente, d’istinto, di chiunque sospetti superiore  a sé, e dicui dovrebbe seguire l’esempio (ricordate: si obbedisce a un ordine, si  ad un esempio si è docili) E quindi, preferisce in fondo vivere sotto l’istituzione-sopruso invece che al servizio di una “personalità” come, poniamo, un Orban  gli ungheresi, un Putin i russi – o anche una Thatcher gli inglesi, o Reagan gli americani, sicuramente  “personalità”  a cui le masse hanno dato la forza per cambiarle istituzioni (non discutiamo ora se in meglio) ormai fossilizzate  – si mette al sevizio di qualche capopopolo rozzo e volgare  che quasi subito dopo abbatte
Questa storica insubordinazione spirituale delle masse contro le sue minoranze eminenti, produce il particolarismo frenetico che ci vediamo nella vita pubblica. Dove qualunque gruppetto ha   forza bastante per disfare (sindacati, giornalisti, caste)  ma nessuno ha forza per fare  – nemmeno assicurare i propri diritti.
O vediamo nella vita interna dei partiti il  triste spettacolo che, invece che le masse seguire i capi, sono le masse che impongono il loro peso ai capi; non sono i capi che dirigono le loro militanze ed elettorati, ma sono questi, le loro tifoserie,  che impongono loro questo o quella posizione  politica  “di pancia”, perché”uno  vale uno”.

(Alla fin fine, tre democristiani ripassati. Eran meglio gli originali).

A controprova, vediamo da quali personalità a volte “il popolo italiano” si lascia conquistare emotivamente e sentimentalmente, ed ha cui dà la sua forza sociale: “Si tratta invariabilmente di qualche personaggio rovinoso e inferiore”,   di qualità scadenti (che non mettono in soggezione la massa) con tutti i vizi  e falle personali in bella vista, invidiato e invidiato per quelle. Da Berlusconi a Grillo. Ma voi potete fare altri esempi. Del resto, valgono in tutti i campi, non solo in quello politico: gli scrittori   influenti; i cantanti  che riempiono gli  stadi,   gli intellettuali più  ascoltati nei talk show sono i più volgari,assimilabili dalle menti piccine delle masse.
Ora, si capisce se  una società  si priva per molte generazioni di personalità di vigorosa intelligenza che servano da diapason e norma ai più, che diano  il tono di intensità mentale   richiesto dai problemi i una complessa società contemporanea – che richiede   scienza, tecniche, amministrazione, qualità militari,  filosofia, cultura all’altezza  – la massa tenderà , per la legge del minimo sforzo, a pensare via via con meno rigore; il repertorio di curiosità, idee, punti di vista, si restringerà progressivamente – fino a cadere  al disotto del livello obbligatorio per le necessità della sua epoca.  Parallelamente, la sicurezza pubblica periclita e scade,  l’economia privata si debilita, tutto si fa angusto e disperato, si spegne la volontà di futuro. I risultati della disorganizzazione generale  si ripercuotono duramente sulle vite private  di ciascuno.  Una società intellettualmente degenerata si lascia governare da caste del sopruso  senza resistere (“E’ inutile”), da poteri forti sovrannazionali che nemmeno capisce;  accetta di “accogliere” africani infinitamente  meno civili di lei,   nello stesso tempo in cui è ben contenta di lasciar andar via all’estero i suoi giovani eccellenti: “Questo paese non soffrirà ad averli più tra i piedi”, come  disse Poletti.  Quelli che restano sono già appesi lungo la via Appia, e i passanti gli sputano sopra: sovranisti, omofobi, cristiani,   è  colpa vostra se Roma brucia…

UN ESEMPIO FRESCO FRESCO DI SOPRUSO

In cella 26 giorni per foto su Facebook
Era una scena di Romanzo criminale
Il gip ha scarcerato quattro ragazzi arrestati nell’ambito dell’operazione «Cumps». Anche se coperti da passamontagna per la polizia erano identificabili in «base ai caratteri antropometrici».

(erano proprio loro. Riconoscibilissimi).

Il giudice delle indagini preliminari ha   scarcerato Paolo Abenavoli, Alessio Falcomatà, Francesco Patea e Vincenzo Toscano arrestati il 7 novembre scorso, su ordine del gip Foti, insieme ad altre 46 persone nell’ambito dell’inchiesta denominata «Cumps». Un termine dialettale calabrese, che significa compari, coniato proprio per dimostrare la scalata delle nuove leve della ‘ndrangheta, figli di boss da anni in carcere. Secondo l’accusa i giovani utilizzavano Facebook e i social network per farsi conoscere e far valere la loro voce. La polizia navigando sui loro profili si è soffermata su una foto ed ha subito immaginato che quella raffigurante 4 persone postata da uno degli arrestati corrispondesse ai volti delle persone indagate. In realtà la foto di Romanzo criminale, in rete dal 2005, postata da uno degli arrestati, era stata estrapolata da Google per un scopo emulativo. Una vanità che è costata 26 giorni di carcere. 
poliziotti hanno effettuato il riconoscimento della foto nonostante in quell’immagine le figure avessero il volto travisato da passamontagna. E avevano scritto che il riconoscimento è avvenuto tenendo presente «i diversi caratteri antropometrici che li caratterizzavano». La foto è parte integrante dell’ordinanza di richiesta di arresto ed è stata inserita a pagina 1247.
“I 4 “ragazzi” sono stati fortunati”, mi scrive il lettore che mi ha mandato la  notizia: “ forse si sono fatti gli stessi giorni di galera di Kabobo che ha ammazzato a picconate tre persone ed è stato poco dopo liberato.
Probabilmente le indagini che hanno portato in gattabuia i 4 sono state coordinate dal commissario Lo Gatto….
In realtà, Kabobo è stato  condannato ad un totale di 28 anni di carcere.  Ma come esempio di sopruso  istituzionale va  benissimo: magistrati  dal carcere preventivo facile, agentiche fanno le “indagini” così…

Fonte: Maurizio Blondet

RICORDATE JEROEN DIJSSELBLOEM, EX PRESIDENTE DELL’EUROGRUPPO CHE ACCUSÒ I PAESI DEL SUD EUROPA DI SPERPERARE TUTTO “IN DONNE E ALCOL”?

ORA CHE E’ RIMASTO SENZA POLTRONA SI E’ FATTO ASSUMERE COME “CONSULENTE STRATEGICO” DAL FONDO SALVA STATI A 14.500 EURO AL MESE
Ivo Caizzi per il “Corriere della Sera”

DIJSSELBLOEMDIJSSELBLOEM
Il Fondo salva Stati Esm di Lussemburgo è un organismo finanziario fondato dai governi della zona euro durante la crisi per intervenire in aiuto dei Paesi in difficoltà e ha finora risolto i problemi di liquidità di Irlanda, Portogallo e Grecia. Ma è sorprendentemente intervenuto anche per salvare da una improvvisa assenza di redditi un singolo cittadino: il presidente olandese dell' Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, assunto temporaneamente come «consulente strategico» con un salario mensile indicato al Corriere in «circa 14.500 euro» mensili (a carico dei contribuenti dell' eurozona).

Jeroen Dijsselbloem Piercarlo PadoanJEROEN DIJSSELBLOEM PIERCARLO PADOAN
Dijsselbloem divenne noto al grosso pubblico italiano soprattutto quando fu travolto dalle critiche per aver accusato l' Italia e altri Paesi mediterranei di aver aumentato il debito pubblico per consentire ai loro cittadini di spendere in «donne e alcol».

Ministro delle Finanze dal novembre 2012, quando il suo Partito del lavoro (eurosocialista) faceva parte del governo del premier liberale Mark Rutte, già nel gennaio 2013 fu nominato presidente dell' Eurogruppo con l' appoggio del potente collega tedesco ed europopolare Wolfgang Schäuble, che apprezzava la sua linea filo-Berlino, improntata sul rigore di bilancio e le misure di austerità.

dijsselbloem tsiprasDIJSSELBLOEM TSIPRAS
Ha però irritato i suoi elettori olandesi di sinistra. Alle ultime elezioni il Partito del lavoro è crollato ed è stato escluso dal nuovo governo Rutte. Dijsselbloem ha annunciato il logico addio alla politica. Non essendo più ministro, da ottobre avrebbe dovuto lasciare anche la guida dell' Eurogruppo.

Ma il sostegno della Germania gli ha consentito una inedita proroga fino alla scadenza prevista al gennaio 2018. In più il capo del Fondo salva Stati, il tedesco Klaus Regling, lo ha assunto come «consulente strategico» fino al termine del mandato alla presidenza dei ministri finanziari, che include di presiedere il Consiglio dei governatori dello stesso Esm.

dijsselbloem junckerDIJSSELBLOEM JUNCKER
Il Corriere ha chiesto se sono state prese precauzioni per evitare conflitti di interessi, dovendo Dijsselbloem agire da controllore di Regling (come presidente dei governatori) e suo sottoposto (come «consulente strategico» ottimamente retribuito). «Non sono stati presi accordi particolari», hanno risposto dal Fondo salva Stati, dove danno una spiegazione sull' assunzione in linea con la mission di un organismo di salvataggi: «Per rendere possibile di finire il mandato come presidente dell' Eurogruppo e del Consiglio dei governatori dell' Esm» perché «da quando non è ministro non ha alcun reddito».

Fonte: qui

Provocation and the Danger of Military Escalation: Israel Bombs Syrian Military Target

Washington and Israel want endless war and regime change in Syria – overnight Israeli terror-bombing of a Syrian military target a clear step toward escalating conflict, aiming to prevent diplomatic resolution.
According to reports, Israeli warplanes fired air-to-ground missiles from Lebanese airspace. Israel uses it regularly like its own, illegally without Lebanese permission.
According to the Syrian Arab News Agency (SANA),
“(t)he army’s air defense at midnight confronted an Israeli attack with ground-to-ground missiles (GGM) on one of the military sites in Damascus countryside.”
“Informed sources told SANA Saturday that the Israeli enemy launched at 12:30 am (local time) a number of GGM against one of the military sites in Damascus countryside, adding that the Syrian air defense intercepted them and destroyed two of them.”
“The Israeli aggression caused material damage to the site, according to the sources.”
Israel “is closely linked to the terrorist organizations in Syria. The army has repeatedly found Israeli weapons inside the terrorists’ hideouts, particularly in Jub al-Jarrah, al-Mayadeen and Khan al-Sheeh areas.”
Reportedly, a Syrian army ammunition depot was struck in the Damascus countryside, southwest of the city.
Claims of an Iranian military base in Syria were fabricated, reported by the BBC weeks earlier, saying Iran’s military “established a compound at a site used by the Syrian army outside El-Kiswah, 14 km (8 miles) south of Damascus,” citing an unnamed “Western intelligence source.”
Days earlier, Israeli defense minister Avigdor Lieberman said
“(t)here are no (Iranians) in Syria, contrary to what is being said.”
“Yes, there is a pool of experts, advisers…Iran has not been present in Syria so far and our main goal is to prevent (it) from being present as a real military force.”
Separately, Netanyahu lied claiming Iran’s goal is “using Syria as a base from which to destroy Israel.”
The overnight attack came after Syrian and allied forces liberated more areas near Golan from US/Israeli supported terrorists. Territory west of Damascus was cleared.
A US/Israeli-supported terrorist assault on Golan’s Bardaiya Hills was foiled. Maqtoul mountain and Mudawwar hill were captured, al-Nusra terrorists eliminated from the areas.
Other advances were made. Israel likely struck Syria overnight to try slowing its liberating efforts, along with escalating conflict, aiming to prevent resolution.
Separately, Syria’s chief negotiator in Geneva Bashar al-Jaafari condemned a so-called Riyadh-2 communique, demanding Assad’s resignation and exclusion from governing during a transition period.
“As long as the other side sticks to (this demand), there will be no progress” in talks, Jaafari stressed, adding:
“(P)rovocative and irresponsible” Riyadh-2 language “contravenes UN Security Council Resolution 2254,” aiming to undermine conflict resolution.
On Saturday, Syrian delegates left Geneva, undecided on if they’ll return, given the futility of eight rounds of talks over the past five years, several days of current ones accomplishing nothing.
Focus is largely on continuing Astana talks and a Russian sponsored Syrian National Dialogue Congress in Sochi at dates to be announced.
A Final Comment
Perhaps in retaliation for Israel’s overnight terror-bombing attack, Syrian and allied forces launched an offensive against Mount Hermon’s Beij Jinn pocket, controlled by al-Nusra terrorists – around four km from Israeli positions in the area.
The offensive began shortly after Israel’s latest assault on Syrian territory.
Stephen Lendman is a Research Associate of the CRG, Correspondent of Global Research based in Chicago.
Fonte: qui
My newest book as editor and contributor is titled “Flashpoint in Ukraine: How the US Drive for Hegemony Risks WW III.”

BERGOGLIO: “TORNIAMO INDIETRO SUL NUCLEARE: RISCHIAMO L’ESTINZIONE DELL’UMANITÀ”

PAPA BERGOGLIO 'AVVISA' TRUMP E KIM JONG-UN: 

“GLI ARMAMENTI NUCLEARI SONO CRESCIUTI, SOFISTICATI E CRUDELI, CAPACI DI DISTRUGGERE LE PERSONE SENZA TOCCARE LE STRUTTURE. SIAMO AL LIMITE…

I RAPPORTI CON PECHINO? 

CI VUOLE PAZIENZA, MA LE PORTE DEL CUORE SONO APERTE E CREDO CHE FAREBBE BENE A TUTTI UN VIAGGIO IN CINA…”

Gian Guido Vecchi per il “Corriere della Sera”

Il volo BG1213 da Dacca sorvola l' India verso Pakistan e Afghanistan, quando Francesco raggiunge i giornalisti in fondo all' aereo che lo riporta a Roma dopo sei giorni serrati tra Myanmar e Bangladesh. Gli chiedono se andrà anche in India e lui sorride: «Spero nel 2018, se sarò vivo!». È felice, spiega , «a me fa bene quando riesco a incontrare il popolo di un Paese, il popolo di Dio». Vuole concentrarsi sulle giornate appena vissute, «preferirei domande sul viaggio», ma risponde sulla crisi nucleare.

Santità, Giovanni Paolo II disse che la deterrenza nucleare era «moralmente accettabile». Lei ha detto che «lo stesso possesso» di armi nucleari è da condannare. Cosa è cambiato?
papa bergoglio in bangladesh 5PAPA BERGOGLIO IN BANGLADESH 5
«È cambiata l' irrazionalità. Nell' enciclica Laudato si' ho parlato della custodia del creato. Dal tempo in cui San Giovanni Paolo II ha detto questo, sono passati 34 anni, nel nucleare si è andati oltre, e oggi siamo al limite della liceità. Questo si può discutere, ma è la mia opinione convinta: siamo al limite della liceità di avere e usare armi nucleari. Perché oggi, con un arsenale così sofisticato, si rischia la distruzione dell' umanità, o almeno di una sua buona parte. Cosa è cambiato?

papa bergoglio in bangladesh 4PAPA BERGOGLIO IN BANGLADESH 4
Gli armamenti nucleari sono cresciuti, sono sofisticati e anche crudeli, capaci di distruggere le persone senza toccare le strutture. Siamo al limite, e io mi faccio questa domanda, non come magistero pontificio, ma è la domanda che si fa il Papa: oggi è lecito mantenere gli arsenali nucleari come stanno? O per salvare il creato e l' umanità non è forse necessario tornare indietro? Pensiamo a Hiroshima e Nagasaki, la distruzione».

Venerdì ha nominato a Dacca i Rohingya, la minoranza musulmana cacciata dall' esercito birmano. Avrebbe voluto poterlo fare anche nel Myanmar?
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«Non è stata la prima volta, li ho nominati più volte all' Angelus in San Pietro. La domanda mi fa riflettere su come io cerco di comunicare. Per me la cosa più importante è che il messaggio arrivi. E per questo bisogna dire le cose passo passo, e ascoltare le risposte. Un adolescente in crisi può dire quello che pensa sbattendo la porta sul naso all' altro, e il messaggio non arriva.

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A me interessava che questo messaggio arrivasse. Ho visto che nel discorso ufficiale, se avessi detto quella parola, avrei chiuso la porta in faccia. Ma ho descritto la situazione, ho parlato dei diritti per tutti, nessuno escluso. Per poi permettermi, nei colloqui privati, di andare oltre. Sono rimasto soddisfatto dei colloqui. È vero, non ho avuto il piacere di chiudere la porta sul naso pubblicamente, ma ho avuto la soddisfazione di dialogare, e così il messaggio è arrivato».

papa bergoglio in bangladesh 2PAPA BERGOGLIO IN BANGLADESH 2
Cosa sentiva quando ha chiesto loro perdono?
«Sapevo che avrei incontrato i Rohingya, per me era una condizione del viaggio. Qualcuno ha detto loro: salutate il Papa, non dite nulla! Li hanno messi in fila indiana, e non mi è piaciuto. E poi subito volevano cacciarli via, io mi sono arrabbiato e un po' ho gridato - sono peccatore! - ho detto: rispetto! E loro sono rimasti lì. Mentre li ascoltavo uno ad uno, ho cominciato a sentire qualcosa dentro, non potevo lasciarli andare senza dire una parola. Non ricordo cosa ho detto, so che a un certo punto ho chiesto perdono. Piangevo, cercavo di fare in modo che non si vedesse, e anche loro piangevano».
papa bergoglio in bangladesh 13PAPA BERGOGLIO IN BANGLADESH 13

Ha visto il generale birmano Min Aung Hlaing. Che incontro è stato?
«Distinguerei due tipi di incontri, quelli nei quali sono andato a trovare la gente e quelli in cui ho ricevuto gente. Questo generale ha chiesto di parlare con me, e io l' ho ricevuto. Non chiudo mai la porta: parlando si guadagna sempre. È stato un incontro civile. Ma io non ho negoziato la verità. Ho fatto in modo che lui capisse che una strada com' era nei brutti tempi, rinnovata oggi, non è percorribile».

Quando ha chiesto di anticipare l' incontro, non ha pensato volesse manipolarla? Ha usato la parola Rohingya con lui?
«Il dialogo è più importante del sospetto che volesse dire: noi qui comandiamo e veniamo prima di tutti. Ho usato le parole per far arrivare il messaggio, e quando è arrivato, ho osato dire tutto quello che dovevo. Intelligenti pauca ».

Aung San Suu Kyi è stata criticata per non aver parlato dei Rohingya
papa bergoglio in bangladesh 12PAPA BERGOGLIO IN BANGLADESH 12
«Nel Myanmar è difficile criticare senza prima chiedersi: sarebbe stato possibile questo? La situazione politica è in un momento di transizione, le possibilità sono da valutare anche in questa ottica».

Sulla crisi hanno voluto inserirsi anche l'Isis e gruppi jihadisti
«C' erano gruppi terroristici che cercavano di approfittare dei Rohingya, che sono gente di pace. I militari giustificano il loro intervento per questi gruppi fondamentalisti. Io non ho scelto di parlare con questa gente ma con le loro vittime: il popolo che da una parte soffriva di questa discriminazione e dall' altra era "difeso" dai terroristi, ma poveretti!».

papa bergoglio in bangladesh 11PAPA BERGOGLIO IN BANGLADESH 11
È il suo terzo viaggio in Estremo Oriente, dà l' impressione di girare intorno alla Cina. È in preparazione una sua visita?
«Il viaggio in Cina non è in preparazione, state tranquilli. Per il momento non lo è. Mi piacerebbe tanto visitare la Cina, non è una cosa nascosta. Le trattative con Pechino sono di alto livello culturale, scientifico, e poi c' è il dialogo politico, soprattutto la vicenda della chiesa patriottica e di quella clandestina che si deve affrontare passo passo, con delicatezza. Ci vuole pazienza, ma le porte del cuore sono aperte e credo che farebbe bene a tutti un viaggio in Cina».

Fonte: qui

L’ETERNO RICICLO DI DANIELA SANTANCHE’ ...

ORA S’ACCASA IN “FRATELLI D’ITALIA”: “SONO TORNATA A CASA, NELLA MIA FAMIGLIA, DOVE FINI NON MI HA PERMESSO DI STARE, LUI CHE HA DISTRUTTO UN SOGNO” 

IL PARTITO RIMUOVE DAL SIMBOLO OGNI RIFERIMENTO A MSI E ALLEANZA NAZIONALE (MA RESTA LA FIAMMA)

Franco Stefanoni per www.corriere.it

GIORGIA MELONI E DANIELA SANTANCHEGIORGIA MELONI E DANIELA SANTANCHE
Nuovo simbolo per Fratelli d’Italia: scompare la scritta Alleanza Nazione e sotto quella Msi ma resta la fiamma: «È un simbolo che va avanti - spiega Giorgia Meloni - mantiene la fiamma ma non fa più riferimento al partito che è venuto prima di noi. La nostra storia resta ma si va avanti».

SANTANCHÈ: «NON CHIEDO NULLA»
Accolta da Giorgia Meloni, al congresso del partito arriva Daniela Santanché che ufficializza la sua adesione a Fratelli d’Italia: «Sono tornata a casa, nella mia famiglia, dove Fini non mi ha permesso di stare, lui che ha distrutto un sogno. Devo dire grazie a Giorgia che ha ricostruito questa casa e mi ha permesso di tornare dove sono nata. Sono emozionata - dice ancora - metterò la mia passione per aiutare Giorgia, non voglio togliere spazio a nessuno e non chiedo nulla».

TRE SENATORI IN ARRIVO
I senatori Stefano Bertacco e Bartolomeo Amidei ex FI e Bruno Mancuso ex Ap hanno deciso di aderire a Fratelli d’Italia. L’annuncio è stato dato questa mattina dalla stessa presidente del partito Giorgia Meloni dal palco del congresso nazionale che si sta concludendo a Trieste. «Questa truppa di illustri signori - ha detto Meloni con soddisfazione - è la truppa di Fdi al Senato della Repubblica grazie all’adesione di queste tre persone che hanno creduto che noi siamo la forza più credibile».

Fonte: qui

OSTIA: “GLI SPARI A OSTIA SERVIVANO PER CONVINCERE ROBERTO SPADA A TACERE”

DIETRO AI COLPI ESPLOSI ALLE PORTE DEGLI ESPONENTI DEL CLAN SPADA CI SAREBBE UN "INVITO" AL SILENZIO PER IL BOSS CHE HA ASSALITO LA TROUPE DI “NEMO” 

LE FAMIGLIE CRIMINALI TEMONO CHE POSSA RACCONTARE I SEGRETI DELLA "MALA" PER OTTENERE UNO SCONTO DI PENA

Mirko Polisano per “il Messaggero”

roberto spadaROBERTO SPADA
I proiettili e i colpi di spranga di una settimana fa alle porte degli esponenti del clan Spada a Ostia potrebbero essere un messaggio da recapitare direttamente a Roberto, il «reggente» del sodalizio criminale secondo i pm. È quanto trapela dall' indagine sulla scia di sangue e violenza che si è registrata nelle ultime settimane sul mare di Roma.

IL GERGO
ROBERTO SPADAROBERTO SPADA
Secondo gli inquirenti, oltre al regolamento di conti e alla faida territoriale tra clan, quegli avvertimenti rappresenterebbero un segnale nitido per Roberto Spada, attualmente rinchiuso nel carcere di sicurezza di Tolmezzo dopo la testata e l' aggressione dai «metodi mafiosi» ai danni del cronista della troupe di Nemo. Da Ostia alla provincia di Udine attraverso i messaggi in codice.

Nel gergo della mala, stando a quanto stanno appurando gli investigatori, quei colpi alle porte di Silvano e Giuliano Spada sarebbero una minaccia nei confronti del cugino Roberto a non «parlare» e a non «rivelare» gli intrecci degli affari dei clan a Ostia Nuova. Altrimenti chi ha agito sabato notte saprebbe dove e con chi vendicarsi. Un invito al silenzio, dunque, per Roberto Spada che resta rinchiuso del carcere di massima sicurezza. Un trasferimento dovuto sia per la pericolosità dell' uomo che perché a Roma avrebbe potuto essere oggetto di qualche vendetta trasversale.

ROBERTO SPADA PICCHIA DANIELE PIERVINCENZIROBERTO SPADA PICCHIA DANIELE PIERVINCENZI
La decisione dello spostamento di Spada è stata motivata dal fatto che il carcere di Regina Coeli, dove era stato portato dopo l' arresto del 9 novembre, non è attrezzato al tipo di detenzione richiesta per il presunto reggente della famiglia malavitosa di Ostia, mentre per le altre case circondariali del Lazio non c' erano le «condizioni ambientali» per ospitare Spada. Così Zibba Spada è stato portato a Tolmezzo nella sezione di alta sicurezza su proposta del ministero della Giustizia e condivisa dall' autorità giudiziaria.

I MOTIVI
arresto roberto spadaARRESTO ROBERTO SPADA
Di che cosa, allora, non dovrebbe parlare Roberto Spada? I boss di Ostia temono che i segreti sulla mala del litorale di cui Spada potrebbe essere a conoscenza vengano barattati per un eventuale sconto di pena. Legami anche con altre famiglie, come i Fasciani, di cui un nipote è rimasto coinvolto nella gambizzazione della pizzeria di via delle Canarie. Con Spada in carcere, dunque, tremano i «baroni» di Ostia.

I CONTROLLI
roberto spadaROBERTO SPADA
I controlli delle forze dell' ordine, super potenziati da martedì scorso, si stanno concentrando su chi abita nella palazzina di via Antonio Forni, dove è stato arrestato anche il guardiaspalle e complice di Spada, l' uruguaiano Ruben Nelson Alvez del Puerto. Il quartiere resta ancora blindato da posti di blocco e uomini in assetto anti sommossa. Le forze dell' ordine stanno mettendo insieme tutti i pezzi di questo complicato mosaico che parte dalla gambizzazione in pizzeria, ma anche da qualche mese prima.

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Vigilante McDonald's allontana gruppo di africani a Milano: preso a calci e pugni, poi accoltellato

© ANSA Alcune persone in coda al McDonald's in Galleria Vittorio Emanuele, Milano, 2 dicembre 2013. ANSA/MATTEO BAZZI 
Su indicazione del responsabile, un addetto alla sicurezza ha allontanato un gruppetto di nordafricani che, entrati nel McDonald's della centralissima Galleria Ciro Fontana a Milano, non hanno consumato nulla ma hanno infastidito i clienti. Una volta fuori gli extracomunitari hanno preso a calci e pugni il vigilante e poi lo hanno accoltellato alla schiena procurandogli una grave ferita. E' accaduto Sabato sera verso le 20.45.
Le indagini sono condotte dalla polizia. Il lavoratore è stato raggiunto da un fendente all'altezza della regione lombare e, mentre gli aggressori fuggivano, è stato trasportato al Policlinico in codice giallo. Le sue condizioni si sono però aggravate - è stato applicato il codice rosso - anche se non dovrebbe essere in pericolo di vita.
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