9 dicembre forconi

venerdì 7 ottobre 2016

TOO BIG TO FAIL: ma se a fallire non è una banca ma la stanza di compensazione…paga sempre pantalone!

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La crisi bancaria resta un nodo cruciale da sciogliere. 

Le banche italiane e tedesche hanno le loro problematiche, e di certo molti altri istituti di credito non sono in splendide condizioni.

La normativa sul Bail-in, molto spesso contestata, necessita di una rivisitazione anche perchè, così strutturata, sembra poco efficace per poter gestire in modo proattivo la crisi del settore del credito.

Ma state pur certi che il “sistema” farà il possibile per spostare in avanti il problema, comprare tempo e rimandare le soluzioni più spinose, fino al punto in cui qualcuno se ne uscirà fuori con frasi che sottolineeranno l’importanza sistemica di alcune problematiche e quindi verranno a crearsi delle soluzioni di tipo straordinario, in barba alle normative.



Ma a questo punto, a che servono le normative? Per essere violate, non c’è dubbio. Ennesimo caso di un’Unione Europea mal costruita e sempre peggio gestita.

A confermare questa mia tesi, che avrete già letto in miei precedenti post, è proprio un articolo apparso ieri su Bloomberg dove si sottolinea proprio l’aspetto del nuovo “too big to fail”.



The European Union plans to give authorities sweeping powers to tackle ailing derivatives clearinghouses to prevent their failure from wreaking havoc throughout the financial system.

Draft EU legislation seen by Bloomberg sets out rules on saving or shuttering clearinghouses that would apply to firms such as London-based LCH. The proposals cover everything from the creation of resolution authorities to the powers they would have when winding a company down, including writing down shares, debt and collateral. (BBG) 


Tradotto, significa che L’Unione europea prevede di dare alle autorità, se sarà necessario, ampi poteri per affrontare le difficoltà derivanti dalla gestione dei derivati e delle stanze di compensazione, al fine di evitare il fallimento di certe istituzioni finanziarie ed evitare il caos finanziario globale.

Ma tu guarda, ne parlavamo proprio in questo post. Non sarà che qualche funzionario dell’UE segue il blog e si sarà preoccupato del problema? 

Ovviamente sto scherzando, in quanto vorrei ben sperare che certe problematiche siano note a chi dirige la baracca (speriamo).


Quindi il messaggio è chiaro. 

La normativa c’è e deve essere seguita MA ci sono delle eccezioni che potranno generare delle deroghe. 

Di necessità? 

Di comodo? 

Tutto potrebbe essere. 

Certo è che si tratta dell’ennesimo tassello di una UE sempre più farlocca, alla faccia dell’Unione Bancaria che si diceva ormai “in stato avanzato”. Si, di decomposizione.

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Avrete capito che in questo caso non stiamo parlando direttamente di Deutsche Bank o di Monte dei Paschi, tanto per citare due delle banche più chiacchierate, ma di stanze di compensazione, ovvero tutto quel sistema di controparti che fanno stare in piedi quel mercato pazzesco che è il mondo dei derivati (vedi l’immagine introduttiva per una rapida spiegazione su cosa sono le stanze di compensazione). 

Peccato che tale problema oggi è enormemente sottovalutato dal mercato, compreso il fatto che la Brexit ha generato ulteriori criticità sull’argomento, visto che la maggior parte di queste “clearing houses” hanno proprio sede a Londra.

(…) The plan’s upfront costs for clearinghouses “are estimated to be in the millions for the largest institutions and in the thousands for smaller entities,” according to the summary of an EU impact study. Costs for “better planning and prevention of failure” will vary by firms’ “size, interconnectedness, substitutability and complexity.” (…) While the process is taking risk out of the banking system, it has increased it in the clearinghouses, which might get into difficulty after the default of a clearing member — typically a major bank — or after some operational failure that inflicted major losses. In both cases the authorities would need to act quickly and would be doing so amid a looming crisis. (…)


Anche perchè le stanze di compensazione, non sono sotto la supervisione e la protezione della BCE come invece il sistema bancario che viene bacchettato se certi requisiti non vengono raggiunti. 

Le stanze di compensazione sono di competenza delle autorità nazionali

E quindi è fin troppo semplice comprendere chi deve intervenire in caso di default: lo stato quindi il suo bilancio e quindi i cittadini dello stesso e quindi il risparmiatore.

Come sempre, ci mancherebbe.


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Cosa significa in soldoni dover salvare una stanza di compensazione? 

Beh, come avrete visto in apertura di post, si tratta del garante e liquidatore delle operazioni sui derivati. 

Ora, non tutti sappiamo quali sono i paurosi volumi che viaggiano sui mercati di questo tipo di strumenti. 

Mi risulta persino difficile poter quantificare delle cifre, non mi resta che la frase dell’articolo prima citato di Bloomberg, dove si parla di ricapitalizzazioni a carico dei governi locali. 

Aiuto di stato? 

No, perchè arriverebbe, come detto, la deroga dell’UE.


Questo conferma, quindi, quanto detto prima.

Fonte: qui

NEL 2015 SONO SCAPPATI QUASI 100MILA ITALIANI, TRA CUI 40MILA GIOVANI

I RESIDENTI ALL'ESTERO SONO ORMAI 4,8 MILIONI

MA AUMENTANO GLI ESPATRI ANCHE DEGLI STRANIERI CHE VIVONO DA NOI DA PIU’ DI 10 ANNI, CHE NON RIESCONO PIU’ A LAVORARE E CHE NON HANNO QUI NESSUN FUTURO


Andrea Gualtieri per www.repubblica.it

emigrazione italianiEMIGRAZIONE ITALIANI
Anche per i millennials arriva l'ora di emigrare dall'Italia. Nei dati del rapporto 'Italiani nel mondo 2016' redatto dalla Fondazione Migrantes e presentato oggi, fanno irruzione i giovani che erano appena nati o adolescenti allo scoccare del Duemila. Oggi che hanno tra i 18 e i 32 anni si trovano protagonisti dei nuovi flussi migratori. Ma a differenza della generazione precedente rivendicano che non è una fuga ma "una scelta per coltivare ambizioni e nutrire curiosità".

italiani a londra 5ITALIANI A LONDRA 
Di certo, la fascia anagrafica che va tra la maggiore età e i 34 anni è quella che è più soggetta all'emigrazione. Raccoglie infatti oltre un terzo degli italiani residenti all'estero ed è quella in cui si registra il picco di partenze anche nel 2015. E a seguire, nella graduatoria di chi è emigrato nell'ultimo anno, c'è la fascia appena superiore, che arriva ai 49 anni: sommandole, si scopre che le persone maggiorenni con meno di 50 anni costituiscono la metà degli italiani che hanno portato la residenza oltre confine da gennaio a dicembre 2015. “Il grave problema dell'Italia di oggi è proprio l'incapacità di evitare il depauperamento dei giovani e più preparati a favore di altri Paesi”, commenta la Fondazione Migrantes nella premessa del rapporto.

italiani a londra 3ITALIANI A LONDRA 
UN ITALIANO SU 12 VIVE ALL'ESTERO In totale, il conteggio dei connazionali residenti all'estero ha raggiunto al 31 dicembre 2015 quota 4.811.163 (in dieci anni la mobilità italiana è aumentata del 54,9%), un dato che rispetto all'anno precedente è più alto del 3,7 per cento. Significa che poco più di un italiano su 12 è emigrato.

E il 50 per cento di questa diaspora ha origini meridionali: ci sono comuni come Licata e Favara, entrambi in Sicilia, nei quali più del 40 per cento dei cittadini è ormai residente all'estero. Nell'ultimo anno, 107.529 italiani hanno lasciato il Paese, diecimila in più rispetto all'anno prima. Aumenta poi la percentuale di chi parte per non tornare: il saldo migratorio tra chi rimpatria e chi parte, che era rimasto quasi costante nel primo decennio del millennio, sta subendo una brusca virata in negativo.

emigrazione italianiEMIGRAZIONE ITALIANI
NEL REGNO UNITO PER STUDIARE –Tra le destinazioni predilette dai più giovani c'è il Regno Unito, meta preferita per chi vuole studiare. Ma la terra d'Oltremanica prima della Brexit conservava una capacità attrattiva anche per le altre fasce d'età, attestandosi al terzo posto nel conteggio della crescita annuale e al settimo posto complessivo nella graduatoria degli iscritti all'anagrafe degli italiani residenti all'estero, preceduto da Germania, Svizzera, Francia, Brasile e Belgio.

A prevalere è invece l'Argentina, che risulta aver ospitato nel 2015 783mila italiani con un aumento record di ventinovemila unità rispetto all'anno precedente. Impennata alla quale tiene testa solo il Brasile, dove – allargando l'orizzonte temporale – si scopre che in dieci anni gli italiani sono aumentati del 151 per cento arrivando a contare 373mila residenti. E sempre nell'arco di un decennio è imponente anche il dato della Spagna che ha visto aumentare la presenza italica di oltre due volte e mezzo, anche se in termini assoluti si tratta di 143mila cittadini.

emigrazione italianiEMIGRAZIONE ITALIANI
In questo senso, però, proprio i millennials segnano una novità: “La loro mobilità – fa rilevare il rapporto Migrantes – è in itinere e può modificarsi continuamente perché non si basa su un progetto migratorio già determinato ma su opportunità lavorative sempre nuove”. I millennials, sottolinea la fondazione che fa capo ai vescovi italiani, “cercano di mettersi alla prova, hanno voglia di nuove e migliori condizioni lavorative, puntano a conoscere e scoprire”. Sono, insomma, la “prima generazione mobile”. E il 43 per cento di loro afferma di considerare questo status come “unica opportunità di realizzazione”.

emigrazione italiani 3EMIGRAZIONE ITALIANI 3
DOPPI MIGRANTI – I Se i millennials sono l'immagine dell'emigrante single, l'altra faccia nuova dell'emigrazione dall'Italia è costituita dai padri di famiglia che il rapporto Migrantes definisce “doppi migranti”: si tratta di coloro che sono arrivati in Italia da altri Paesi, si sono fermati almeno dieci anni acquisendo la cittadinanza e ora però decidono di partire per cercare fortuna altrove. Si tratta in particolare di persone originarie del Bangladesh. E la loro meta prediletta è ancora il Regno Unito.

Fonte: qui

LA PROCURA DI ROMA CHIEDE L’ARCHIVIAZIONE PER 116 (CENTOSEDICI!!) INDAGATI, TRA CUI NICOLA ZINGARETTI, NELLA MAXI-INCHIESTA SU MAFIA CAPITALE

TRA GLI ALTRI ''CI SIAMO SBAGLIATI'' DEI MAGISTRATI CI SONO POLITICI DI DESTRA E SINISTRA, IMPRENDITORI COME PARNASI E VECCHI MARPIONI COME MOKBEL

nicola zingarettiNICOLA ZINGARETTI

(ANSA) - Sono 116 gli indagati nella maxinchiesta su Mafia Capitale per i quali la Procura di Roma ha chiesto al gip l'archiviazione. Tra le persone su cui i pm di piazzale Clodio non hanno trovato elementi per proseguire le indagini figurano politici, imprenditori, professionisti e personaggi già al centro di altre inchieste giudiziarie. Tra loro anche il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.

Oltre al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti (corruzione e turbativa d'asta), la Procura ha chiesto di archiviare la posizione di Vincenzo Piso, parlamentare, ex PdL ora gruppo Misto a cui era contestato il finanziamento illecito. Molti i politici nella richiesta di archiviazione: il pcresidente del Consiglio Regionale, Daniele Leodori (turbativa d'asta), l'ex consigliere comunale con delega per lo sport nella giunta Alemanno, Alessandro Cochi (turbativa d'asta) e l'ex braccio destro di Alemanno, Riccardo Mancini (associazione mafiosa) e il capo della segreteria di Alemanno, Antonio Lucarelli (associazione mafiosa).

luca parnasiLUCA PARNASI

Tra gli imprenditori il costruttore Luca Parnasi (corruzione), Presente anche Gennaro Mokbel (riciclaggio), già condannato in primo grado per il caso Tis-Fastweb. Chiesta l'archiviazione per Ernesto Diotallevi (associazione mafiosa). Stesa richiesta per i penalisti Paolo Dell'Anno, Domenico Leto e Michelangelo Curti, finiti nel registro degli indagati per associazione mafiosa.

Fonte: qui
GENNARO MOKBELGENNARO MOKBEL

giovedì 6 ottobre 2016

La Russia pronta ad affrontare il piano B degli USA in Siria


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I media russi riferivano che il Ministero della Difesa russo ha messo a punto un piano preventivo da attuare se gli Stati Uniti si ritirassero dai negoziati con Mosca sulla Siria optando per un Piano B. 


Il giornale Izvestija citava una fonte militare di alto rango dire che il piano include misure militari e politiche, ma senza rivelarne i dettagli. Inoltre, Franz Klintsevich, Vicecapogruppo Russia Unita alla Duma di Stato, rivelava che “in caso di necessità, possiamo incrementare di molto il sostegno militare alle Forze Armate siriane“. 

All’inizio di questa settimana, Izvestija aveva anche riferito che il Ministero della Difesa russo aveva trasferito altri bombardieri tattici Su-24 e Su-34 a Humaymim, la base aerea russa in Siria, e citava una fonte dire che i bombardieri d’attacco Su-25 saranno impiegati in risposta all’annuncio degli Stati Uniti del passaggio al Piano-B in Siria. 

Gli Stati Uniti pensano di aumentare le missioni di combattimento in Siria, trasferirvi forze speciali e inviare nuovi rifornimenti di armi alla cosiddetta opposizione moderata. “Se necessario, le Forze Aerospaziali russe (VKS) rafforzeranno il comando nei prossimi 2-3 giorni. I bombardieri d’attacco Su-25 saranno trasferiti sulla base aerea di Humaymim, le truppe sono già state scelte e preparate per lo schieramento, gli equipaggi sono in attesa dei comandi“, affermava la fonte alle Izvestija

Inoltre, il Ministero della Difesa della Russia dichiarava che una batteria di lanciamissili da difesa aerea russa S-300 era stata trasportata in Siria

Lo scopo è difendere la base navale e le navi da guerra russe, aggiungeva il Ministero. 

Le informazioni sullo schieramento degli S-300 venivano confermate dal portavoce del Ministero Igor Konashenkov. “Infatti, la Repubblica Araba Siriana ha ricevuto un sistema missilistico antiaereo S-300, volto a proteggere la base navale di Tartus e le navi che si trovano al largo della Siria...”, dichiarava ai media. Konashenkov ha detto non è chiaro perché il dispiegamento del sistema missilistico abbia creato tale confusione in occidente. 

L’S-300 è un sistema puramente difensivo e non costituisce una minaccia“, dichiarava, ricordando che prima del dispiegamento degli S-300, la Russia aveva inviato sistemi missilistici di difesa aerea Fort in Siria.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Deutsche Bank “Is Probably Insolvent”

Deutsche Bank "Is Probably Insolvent"  by Tim Price
This is getting to be a habit. Previous late summer holidays by this correspondent coincided with the run on Northern Rock, and subsequently with the failure of Lehman Brothers. So the final crawl towards the probable nationalisation of Deutsche Bank came as no particular surprise this year, but it is tiresome to relate nevertheless.
The 2015 annual report for Deutsche Bank runs to some 448 pages, so one rather doubts if even its CEO, John Cryan, has read it all, or has a complete grasp of, for example, its €42 trillion in total notional derivatives exposure.
Is Deutsche Bank technically insolvent? We’d suggest that it probably is, but we have no dog in the fight, having never either owned banks, or shorted them. And like everybody else we assume that some kind of fix will soon be in – probably one that will further vindicate exposure to gold, both as money substitute and currency substitute. Professor Kevin Dowd, asking whether Deutsche Bank ist kaputt, suggests that the bank’s derivatives exposure is difficult to assess rationally; the value of its derivatives book
“is unreliable because many of its derivatives are valued using unreliable methods. Like many banks, Deutsche uses a three-level hierarchy to report the fair values of its assets. The most reliable, Level 1, applies to traded assets and fair-values them at their market prices. Level 2 assets (such as mortgage-backed securities) are not traded on open markets and are fair-valued using models calibrated to observable inputs such as other market prices. The murkiest, Level 3, applies to the most esoteric instruments (such as the more complex/illiquid Credit Default Swaps and Collateralized Debt Obligations) that are fair-valued using models not calibrated to market data – in practice, mark-to-myth (fantasy). The scope for error and abuse is too obvious to need spelling out.”
[As Compass Point's Charles Peabody exclaims "I defy any analyst to tell me what that {derivative} portoflio is worth."]
Watching ‘The Big Short’ again over the weekend, it seems as much like the shape of things to come as a witty, if poignant, documentary about a historic failure of common sense. Nobody learns anything. It is eight years since Lehman Brothers failed, and the financial system, especially in Europe, would seem to be in no better shape now than it was back then, going by the health of some of the region’s major banks, and also Barclays. This also means that of this correspondent’s quarter century career to date in asset management, at least a third of that period, and probably closer to a half, has seen the industry in a state of acute crisis. The universal onset of crisis fatigue amongst market participants may, then, account for the mood of general complacency that has so far accompanied Deutsche Bank’s slide towards insolvency if not yet outright irrelevance.
“Never let a good crisis go to waste,” Winston Churchill allegedly said. But Europe, for one, squandered all of those eight years. This is just one of many reasons why we voted Out. With luck the UK will manage to extricate itself from the EU chamber of horrors before the roof finally falls in.
On the fifth anniversary of Lehman Brothers’ bankruptcy, itself six months after the bail-out of Bear Stearns cited in the transcript above, Michael Lewis, author of the original ‘Big Short’, was asked in an interview with Bloomberg BusinessWeek whether he thought the company had been unfairly singled out when it was allowed to fail (given that every other investment bank would then be quickly rescued, courtesy of the US taxpayer).
His response:
“Lehman Brothers was the only one that experienced justice. They should’ve all been left to the mercy of the marketplace. I don’t feel, oh, how sad that Lehman went down. I feel, how sad that Goldman Sachs and Morgan Stanley didn’t follow. I would’ve liked to have seen the crisis play itself out more. The problem is, we would’ve all paid the price. It’s a close call, but I think the long-term effects would’ve been better.
We happen to agree... and it appears so do the professionals... (See CDS chart above)
*  *  *
A month from now, we’ll publish our new book: ‘Investing Through the Looking Glass: a rational guide to irrational financial markets’. It covers en passant the Lehman crisis, of course, but also the much wider financial landscape: a multi-decade bubble in debt for which Deutsche Bank may yet serve as the terminal pin, the fundamental and seemingly intractable problems with bankers, central bankers, economists, fund managers, and the financial media. Few prisoners are taken. Few deserve to be. Lest this sound like a counsel of despair, ‘Investing Through the Looking Glass’ also offers practical and pragmatic suggestions for protecting and growing scarce investor capital amid the concurrent waves of deflation and inflation crashing against one of the most challenging financial environments that anyone alive has ever seen.
Tim Price is a London-based wealth manager and editor of Price Value International. This article was published on Sovereign Man and edited by Zero Hedge
Fonte: zerohedge

P.S.: potete usare la funzione TRANSLATE di Google(sulla colonna di destra), selezionando prima un qualsiasi linguaggio e poi successivamente, l'italiano, per avere la traduzione automatica.

JOSEPH STIGLITZ: Italia presto fuori dall’Euro ed Eurozona con destino segnato


Mi è capitato di finire sul sito del Welt, e mi sono ritrovato con un’intervista quantomai interessante, soprattutto perché a parlare è Joseph Stiglitz,  premio Nobel all’economia e non proprio uno stupido. Il suo parere è autorevole e merita sicuramente un po’ di considerazione.
Di certo Joseph Stiglitz non è mai stato tenero con questa struttura di Unione Europea,  ed a ragione. Infatti, come il sottoscritto, ritiene assolutamente deleteria questa situazione, dove abbiamo a che fare con quest’agglomerato di paesi che è sempre più una Disunione. E a nulla sono serviti i moniti della Brexit. Anzi, il dramma dell’immigrazione non hanno fatto che aumentare le divisioni. Non c’è accordo su nulla, ognuno guarda l proprio giardino e tira su le barricate per difendere i propri territori e la propria integrità, andando contro a quegli accordi (Schengen) che dovrebbero andare in ben atra direzione.
Anche per Stiglitz, quindi, questa Unione Europea non ha più senso. E deve succedere qualcosa altrimenti sarà il disastro. Ma la cosa interessante è quello che lui aggiunge….

(…) Starökonom Joseph Stiglitz glaubt nicht, dass Italien auf Dauer Teil der Euro-Zone sein wird. „Wenn ich mich mit Italienern unterhalte, spüre ich, dass die Menschen dort zunehmend enttäuscht sind vom Euro“, sagte der Nobelpreisträger im Gespräch mit der „Welt“. (Source) 

Tradotto dal tedesco suona all’incirca così: secondo Stiglitz l’Italia non farà ancora parte del progetto Euro ancora per molto tempo. 

Anche perché ha la convinzione che gli italiani siano sempre più delusi da questa Europa unita e dalla moneta unica. 

Possiamo dargli torto? 

Successivamente Stiglitz parla di tutto quello che noi conosciamo molto bene: la nostra crisi bancaria, le sofferenze, la crisi economica, la mancanza di crescita, tutte cose arcinote sopratutto per chi segue questo blog. Ma dice anche che tanto in Europa non c’è la volontà di “andare oltre” e provare a creare un qualcosa di più coeso. E alla fine sarà quindi ovvio arrivare all’EuroFrammentazione.

(…) Deshalb werde der gemeinsame Währungsraum vermutlich in den kommenden Jahren zerbrechen. Dann werde es die Euro-Zone in ihrer heutigen Form nicht mehr geben, sagte der Topökonom: „Es wird in zehn Jahren noch eine Euro-Zone geben, aber die Frage ist, wie sie aussehen wird. Es ist sehr unwahrscheinlich, dass sie immer noch 19 Mitglieder haben wird. Es ist schwer zu sagen, wer dann noch dazugehören wird.“ (…)
Fin qui tutto bene, o meglio tutto male ma sono cose che vado dicendo sul blog da tempo immemore, anche se (lo sapete) io sarei toericamente un europeista, ormai degradato al livello Europeista deluso e rassegnato.
Quello che è interessante viene subito dopo.

(…) Der Ökonom kann zwar eine ganze Reihe von Reformen aufzählen, die nötig wären, damit die Währungsunion tatsächlich funktioniert. Offenbar glaubt er selbst aber nicht daran, dass sich die Regierungen der Mitgliedstaaten zu diesen Schritten aufraffen werden. Die Auflösung der Gemeinschaftswährung oder der Bruch in einen Nord-Euro und einen Süd-Euro seien deshalb die einzig realistischen Optionen, die lahmende Wirtschaft des Kontinents wieder in Schwung zu bringen. (…)
L’economista elenca una serie di provvedimenti che sarebbero necessari. Ma che tanto non saranno attuati: La soluzione quindi è quasi d’obbligo. 

O si passa ad un doppio Euro (Euro del Nord ed Euro del SUD, UNA SOLUZIONE RIDICOLA CHE NON RISOLVE I PROBLEMI STRUTTURALI DI UNA MONETA USURAIA) oppure più semplicemente (si fa per dire… ndr) avremo la frammentazione dell’Euro. Quindi Euro “game over”.

Stiglitz poi fa anche un paragone tra USA e UE. Dimensionalmente simili, con crisi abbastanza superato dagli americani mentre invece in Europa… i problemi sono ancora tutti li. 

Proprio perché gli USA sono un’unione vera e non farlocca come la nostra.

Quindi l’ipotesi Euro Frammentazione non è da cestinare. La Germania ha per esempio già accettato che la Grecia lascerà la zona euro, dice Stiglitz. Ed in passato il premio Nobel ha consigliato a Portogallo e Grecia di lasciare quanto prima l’Eurozona. 

Ma sarà proprio l’Italia il paese che rischia questo percorso prossimamente proprio a causa del peggioramento della fiducia sull’argomento Euro nel nostro Bel Paese.


Un parere, quello di Stiglitz, come tanti. Ma secondo me ben più autorevole. 
Dobbiamo quindi aspettarci quanto prima una Eurodeflagrazione?
Fonte: qui

Bombardata Ambasciata russa a Damasco


L'Ambasciata della Federazione Russa a Damasco è stata bombardata con colpi di mortaio; nessuno del personale della missione diplomatica è rimasto ferito, segnala il ministero degli Esteri.


"La missione diplomatica russa a Damasco è stata attaccata con colpi di mortaio. 

Una delle granate è esplosa sul territorio dell'ambasciata vicino al complesso residenziale. Solo per caso nessuno dei dipendenti della nostra ambasciata è diventato vittima. La missione diplomatica ha subito dei danni materiali. 

Due mine sono esplose nei pressi dell'Ambasciata", — ha rilevato il ministero degli Esteri russo. Il ministero degli Esteri ha chiarito che l'attacco è stato lanciato da un sobborgo della capitale siriana controllato da Al-Nusra e dal gruppo islamista Failak ar-Rahman. 

"Ancora una volta i terroristi hanno messo a grave rischio la vita e l'attività dei diplomatici russi in Siria, sono state violate le norme fondamentali del diritto internazionale. Consideriamo il bombardamento dell'Ambasciata russa a Damasco come conseguenza delle azioni di coloro che, come gli Stati Uniti e alcuni dei suoi alleati, continuano a fomentare il sanguinoso conflitto in Siria, flirtando con i terroristi ed i fondamentalisti islamici di vario genere," — ha sottolineato il dicastero russo. 

"Siamo convinti che la risposta alle azioni provocatorie dei criminali debbano essere sforzi coordinati contro il terrorismo da parte della comunità internazionale," — hanno aggiunto al ministero degli Esteri. Non è la prima volta che l'Ambasciata russa a Damasco è attaccata con colpi di mortaio: ci sono stati diversi episodi di questo tipo nel corso dello scorso anno.

4 Ottobre 2016

Fonte: sputniknews.com