9 dicembre forconi: moneta elettronica
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sabato 21 settembre 2019

Addio al contante: la rivoluzione della ‘card unica’ per pagamenti elettronici e identità

Si tratta di un progetto di semplificazione(?) che ha lo scopo di aiutare a prendere confidenza verso l’utilizzo dei pagamenti elettronici.

La lotta all’evasione ma anche la promozione dei pagamenti con la moneta elettronica per contrastare i pagamenti in contante rappresentano uno dei temi caldi dell’ultimo periodo. L’Italia, infatti, resta tra i paesi in cui si paga maggiormente con i contanti. Allo studio del Governo, proprio per semplificare l’utilizzo della moneta elettronica, c’è una «carta unica». 

Che cos’è la card unica e a cosa servirà

Si tratta di un progetto di semplificazione che ha lo scopo di aiutare a prendere confidenza verso l’utilizzo dei pagamenti elettronici, in particolare per quella fascia di popolazione che ancora oggi usa solo ed esclusivamente i contanti.
La notizia è stata riportata da Il Sole 24 Ore grazie alle anticipazioni fornite dal sottosegretario al ministero dell’Economia Alessio Villarosa. La carta unica, in sostanza, funzionerà come una tessera che potrà essere utilizzata anche per i pagamenti elettronici. Ma non solo. La carta, infatti, avrà anche altre funzioni e accorperà anche la tessera sanitaria e la carta d’identità come ha spiegato Villarosa al quotidiano milanese: 
«Sarà una vera rivoluzione: la carta unica avrà carta d’identità, tessera sanitaria, identità digitale e possibilità di attivare in conto di pagamento presso qualsiasi sportello bancario o postale».

Le funzioni

La carta unica, insomma, dovrebbe raggruppare alcune funzioni non solo relative ai pagamenti elettronici ma anche per accedere a visite sanitari, farmaci e servizi delle PA. Da questo punto di vista, quindi, dovrebbe rappresentare una sorta di deterrente contro l’evasione e nello stesso tempo semplificare molte operazioni per alcune fasce come gli anziani. In merito alla PA, oltretutto, questa andrebbe a velocizzare l’obbligo per la stessa di di accettare solo pagamenti elettronici. 
Il sottosegretario al ministero dell’Economia Alessio Villarosa, ha infine sottolineato che si sta lavorando “sul layout perché deve garantire gli standard internazionali sui quali ci si è accordato con gli altri Paesi”, bisognerà poi pensare alla questione dei dati sensibili.  Fonte: qui

lunedì 16 ottobre 2017

ARRIVA LA MULTA PER CHI NON ACCETTA IL BANCOMAT O LA CARTA DI CREDITO PER I PAGAMENTI

SE IL COMMERCIANTE, IL PROFESSIONISTA O L'ARTIGIANO, IDRAULICI IN TESTA, NON ACCETTERANNO DI FAR TRACCIARE I MOVIMENTI DI DENARO, SCATTERÀ UNA SANZIONE DI 30 EURO 

CHI CI GUADAGNA? LE BANCHE, CON LE COMMISSIONI.

Umberto Mancini per “il Messaggero”

PAGAMENTI CONTACTLESS POS BANCOMAT SMARTPHONEPAGAMENTI CONTACTLESS POS BANCOMAT SMARTPHONE
Arriva la multa per chi non accetta il bancomat o la carta di credito per i pagamenti. La rivoluzione scatterà con la manovra economica e diventerà operativa nel 2018. Il blitz porta la firma del vice ministro dell'Economia Luigi Casero che ha inserito la norma nella legge di bilancio che verrà varata domani. Con l'obiettivo dichiarato di limitare ulteriormente l'evasione fiscale e, allo stesso tempo, modernizzare il sistema.

I DETTAGLI
La nuova regola cambia davvero tutto. Se il commerciante, il professionista o l'artigiano, idraulici in testa, non accetteranno il denaro elettronico, ovvero di essere tracciati, scatterà una sanzione di 30 euro ogni volta che il pagamento sarà rifiutato. «Si tratta - spiega al Messaggero il vice ministro dell'Economia Luigi Casero - di una sanzione quasi simbolica, ma che indica una cambio di marcia importante».

PAGAMENTI NFC CONTACTLESS POS BANCOMAT SMARTPHONEPAGAMENTI NFC CONTACTLESS POS BANCOMAT SMARTPHONE
Una volta inserita in manovra, l'impianto normativo verrà poi messo a punto per evitare distorsioni. «Tabaccai e benzinai - spiega sempre Casero - sono sostanzialmente favorevoli, ma chiedono una riduzione delle commissioni bancarie, altrimenti sarebbe anti economico dotarsi di Pos». 

Insomma, oltre alla categorie interessate, sarà necessario coinvolgere le banche e chi gestisce le cards per trovare un accordo sui costi.

Di fatto però la bozza del decreto attuativo del ministero dell'Economia e di quello dello Sviluppo Economico è pronta e dovrà dare sostanza ad un vecchio progetto già contenuto nella legge di stabilità del 2016, quello che prevedeva appunto l'obbligo per esercenti e professionisti di dotarsi di Pos (la famosa macchinetta che legge le carte). Ora la manovra 2017 prova a completare il cerchio.

«Va detto subito - spiega Casero - che non bisogna ridurre tutto alla multa per chi non usa il Pos. Lo scopo è inserire questa norma in un contesto più ampio per spingere tutto il sistema ad un deciso spostamento verso i pagamenti elettronici in Italia». E in effetti oltre a Pos, bancomat e carte di credito, Casero vorrebbe inserire in prospettiva anche le App, tra le modalità di pagamento, dando così una svolta complessiva. Visto che l'Italia, secondo gli ultimi dati della Bce, è fanalino di coda in Europa sia come somme pagate con le carte elettroniche, sia come numero di operazioni all'anno.

LA CONDIVISIONE

Ma le novità non si fermano qui. Si ragiona anche sull'ipotesi di concedere un piccolo sgravio fiscale a chi usa la carta per saldare il tappezziere, pagare il tassista o la parcella del medico o del notaio. I fronti aperti riguardano come accennato sostanzialmente tabaccai e benzinai. L'obiettivo è ridurre i costui del Pos per entrambi, costi che superano i guadagni ad esempio quando si paga il bollo o una multa dal tabaccaio o la verde alla pompa di benzina. Blindando così la norma da eventuali critiche. Tassisti, negozianti e avvocati, tanto per fare altri esempi, possono invece ammortizzare facilmente le spese legate alla tracciabilità.

I PROFESSIONISTI
«Abbiamo incontrato anche i rappresentanti delle banche e quelli delle carte di credito - aggiunge ancora il vice ministro - per individuare delle soluzioni e ridurre i costi, che, va detto, in Italia sono tra i più elevati d'Europa».

Da sciogliere poi il nodo dell'obbligo di Pos per una serie di professionisti che non sono a diretto contatto con il pubblico. Un esempio è quello degli avvocati di studi legali associati che fatturano solo al proprio studio e che da questo vengono pagati con bonifico. Un altro è quello dei giornalisti free lance che verrebbero esentati dall'utilizzo della macchinetta.

15 Ottobre 2017

Fonte: qui

domenica 5 febbraio 2017

ECCO IL PIANO PER ELIMINARE I RISPARMI E LA LIBERTÀ

Tutte le forme storiche di schiavitù non hanno mai fatto mistero della loro natura coercitiva. La modernità, invece, riesce a mascherarla attraverso la propaganda di provvedimenti repressivi spacciati per misure rassicuranti, di crescita e di progresso.

Le élites economiche internazionali hanno capito che si può progettare la schiavitù finanziaria su larga scala seppellendo la massa sotto il debito, impoverendola sistematicamente e rendendola completamente dipendente dai banchieri.

Come?

Semplicemente bloccando il suo denaro in un codice binario
per intrappolarlo nel sistema finanziario senza possibilità fuga.

Questa nuova forma di schiavitù si chiama cashless society di cui policymakers, accademici, Ong internazionali, banchieri centrali e altri parassiti internazionali, insomma tutti i componenti dello stato profondo, vogliono imporre.

Ora, oltre a parlare di eliminazione di evasione fiscale, corruzione, terrorismo, traffico di droga ecc., alcune organizzazioni delle Nazioni Unite hanno scoperto un altro formidabile plus di questa iniziativa: l’eliminazione del contante consentirebbe, addirittura, più inclusione sociale e più salvaguardia per la propria ricchezza liquida! Kenneth Rogoff, economista di Harward, uno dei grandi sacerdoti della demonetizzazione, autore del recente The curse of cash (La iattura del contante), sconsigliabile a chi soffre di ulcera, è, almeno, più schietto. 

Per lui l’eliminazione del contante darebbe più potere alle autorità monetarie(GLI USURAI!) e definisce “ignorante” chi critica i tassi di interesse negativi. Ha però avuto la sfrontatezza di affermare che «la gente non dovrebbe guardare alle proprie perdite personali e a breve termine, ma piuttosto alla visione di lungo termine delle banche centrali».

Il vero obiettivo dell’eliminazione del contante è l’introduzione di una forma del tutto nuova e incrementale di tassazione: 

quella finanziaria al dettaglio. 

Non si pensi che i proventi di questa tassazione vadano subito ai governi; saranno incassati, in primis, dai loro padroni: banchieri, multinazionali e vari parassiti dello stato profondo. Oltre a dare a Cesare, la gente sarà costretta a servire una Mammona non eletta.

Il controllo assoluto del denaro equivale al controllo assoluto delle masse. Di conseguenza prima che queste si sveglino e prendano coscienza di questo piano repressivo, stanno spingendo l’acceleratore sul bando al contante per sostituirlo col denaro digitale. Il timing dell’operazione è cruciale perché la crisi finanziaria sta cominciando a mordere forte, il che richiede il vincolo sul risparmio delle masse per colpirlo con le nuove tasse finanziarie al fine di ricapitalizzare e far sopravvivere il sistema. L’emergenza è sempre favorevole alle soluzioni autoritarie. Da sottolineare: questa agenda è portata avanti da enti e persone che nessuno ha eletto.

Due mesi fa commentando, in un articolo, l’editto di abolizione di oltre l’80% delle banconote del primo ministro indiano Narendra Modi, ansioso di dimostrare le sue credenziali di membro del nuovo ordine mondiale, avvertivamo che la stessa iniziativa sarebbe stata adottata in Europa. Infatti, ma più in fretta del previsto, un mese dopo l’iniziativa di Modi, la Commissione Europea ha già disegnato la sua road map per legiferare l’iniziativa. 

L’agenda anticontante è un piano globale per eliminare libertà e privacy e instaurare un modello collettivista. Ma non comunista: questo abolisce la proprietà privata. Il nuovo modello, invece, la consente, riservandosi però il diritto di stabilire quanto è lecito possedere.

Nel terzo secolo d. C. l’imperatore romano Massimino dichiarava che tutta la ricchezza apparteneva allo Stato e pagava informatori per scovare chi era sospettato di imboscare i propri averi. 
La velocità di circolazione del denaro crollò, l’economia implose e ovviamente le entrate fiscali calarono. Ne seguì una disgregazione sociale che portò alla fine dell’Impero. Nel Tramonto dell’Occidente Osvald Spengler (1880-1936) chiama sincronici  quei fatti storici che avvengono in tempi e luoghi diversi ma corrispondono come significato. 

L’attuale  periodo storico è sincronico ovvero contemporaneo a quello di Massimino?

La differenza è che oggi non esiste una Bisanzio dove rifugiarsi. Per cui il collasso sarebbe globale.

Non è un caso che il documento europeo sia contemporaneo all’ultima edizione del salotto di Davos dove, qualunque sia il problema, accademici e policymakers prescrivono sempre gli stessi rimedi:

più tasse e più centralizzazione del potere.



L’ex brasseuse d’affaire e direttore del Fmi, Christine Lagarde, ha affermato «in un momento come questo abbiamo bisogno di più redistribuzione». 

A darle man forte, il Nobel per l’economia Joseph  Stiglitz anche lui ansioso di ridistribuire e eliminare il contante. Due parole su questo signore tanto amato dalla sinistra progressista. Stiglitz è colui che in un paper del 2002 sosteneva che «sulla base dell’esperienza passata, per il governo, il rischio derivante dalla potenziale insolvibilità delle governement sponsored enterprises (quelle che emettevano subprime), era, in sostanza pari a zero». Scrisse pure che le probabilità di insolvibilità rilevate erano «talmente minuscole che è difficile individuarle». 

Ma il colmo è che nel 2010, in un libro della serie, io ve lo avevo detto, (Bancarotta. L’economia globale in caduta libera, Einaudi), il professore ha avuto la faccia tosta di sostenere di aver previsto la crisi del 2008, quella avvenuta proprio grazie alla sua cecità e che ha messo in ginocchio milioni di risparmiatori. 

Ora non vede i rischi della imposizione della demonetizzazione ma siamo sicuri che in futuro scriverà un libro su come ha previsto la bancarotta della cashless sociey.


Fra gli ospiti che, a Davos, ne hanno decantato i vantaggi, c’erano multinazionali come Paypal società che offre servizi di trasferimento di denaro tramite internet, l’ ex segretario al Tesoro sotto il presidente Clinton, Larry Summers, quello che sta predicando l’abolizione delle banconote da 100 dollari e Bill Gates della Microsoft.

Cosa hanno in comune questi nomi?
Gli affari.

Summers è direttore della Lending Club, società quotata di prestiti online che, insieme a altre società statunitensi, ha interessi enormi nel diffondere la tecnologia informatica per i pagamenti in Rete. 

Si capisce dunque il loro zelo per l’abolizione del contante. 

Ma le affermazioni più stupefacenti le ha fatte Bill Gates, il quale dopo aver definito l’azione di Modi «un passo coraggioso» (ignorando che gli analisti prevedono un abbattimento del Pil indiano fino al 30%), ha invitato milioni di indiani «ad indebitarsi al tocco di un tasto telefonico» e rimanere intrappolati nella rete senza opzioni di recesso. Secondo la BBC, Gates ha fatto pressioni sul ministro indiano affinché spinga le aziende di telefonia mobile del suo paese a entrare in massa nel mercato del credito al consumo.

Non siamo affatto contrari ai pagamenti in rete in sé, siamo contrari all’eliminazione arbitraria e forzata di una facoltà di scelta, l’uso del denaro contante, sopratutto in un epoca di follia finanziaria. 

L’agenda anti contante non emana dalla gente o da chi la rappresenta ma da soggetti non eletti che vogliono o socializzare le proprie perdite o crearsi fortune monumentali a spese dell’indipendenza finanziaria e della libertà delle persone.

GERARDO COCO