9 dicembre forconi: commercianti
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domenica 28 ottobre 2018

AL CAMPIDOGLIO CENTINAIA DI PERSONE PER LA MANIFESTAZIONE “ROMA DICE BASTA” CONTRO IL DEGRADO DELLA CAPITALE E LA GESTIONE DELLA SINDACA



IN PIAZZA CITTADINI E COMMERCIANTI: “VOGLIAMO CHE ROMA TORNI A ESSERE VIVIBILE” 




roma dice basta la manifestazione al campidoglio contro la raggi 7ROMA DICE BASTA LA MANIFESTAZIONE AL CAMPIDOGLIO CONTRO LA RAGGI 
"Roma dice basta". In una piazza del Campidoglio gremita si sono riuniti oggi centinaia di romani per la "Dignità di Roma" e per protestare contro la "grande monnezza", le buche, "l'abbandono della città" Una manifestazione pacifica con tanti cartelli ironici: da "Raggi, una buca vi inghiottirà" a "Roma (pulita) o morte".

 Protestano anche i commercianti, come quelli di via Emanuele Filiberto: "il negoziante deve vivere ogni giorno, non si deve ignorare, vessare, emarginare". Richiesti anche "mezzi di trasporto adeguati".  Traffico congestionato nella zona del Campidoglio per il sit contro la giunta Raggi. L'evento, nato sui social con l'appello di "sei ragazze", vede la partecipazione di diverse centinaia di persone.
manifestazione roma dice basta 6MANIFESTAZIONE ROMA DICE BASTA 

'Vogliamo che Roma torni a essere una Capitale: inclusiva, vivibile, accogliente, con un'idea di futuro'. E' l'appello del comitato promotore del sit-in #Romadicebasta che si tsta svolgendo in Campidoglio. L'iniziativa è nata da un appello su Facebook partito dal gruppo 'Tutti per Roma. Roma per tutti' che - come spiega una delle promotrici, Martina Cardelli - conta 22mila iscritti. Si tratta di un gruppo civico "formato da sei donne romane, ognuna con il suo lavoro e con la propria famiglia" che promuove "l'idea della partecipazione civica come elemento di pressione nei confronti delle istituzioni per migliorare la città". Fonte: qui

martedì 4 settembre 2018

GRAN BAZAR – A ISTANBUL I MERCANTI SCAPPANO DALLO STORICO MERCATO COPERTO COSTRUITO NEL XV SECOLO: I TURISTI CALANO E GLI AFFITTI AUMENTANO

I COMMERCIANTI PREFERISCONO SPOSTARSI A BUDUA, IN MONTENEGRO 
IL GOLPE DEL 2016, GLI ATTENTATI E LA CRISI DELLA LIRA, LA CITTÀ È AL COLLASSO
Marta Ottaviani per “la Stampa”

gran bazar istanbul 5GRAN BAZAR ISTANBUL
Gran Bazar, addio. La crisi economica sta costringendo i negozianti e gli artigiani del mercato coperto più famoso del mondo a spostarsi altrove. Per la precisione in Montenegro, a quasi 1200 chilometri da casa.

Fino a questo momento sono circa 40 su circa 3.000 quelli che si sono trasferiti nella repubblica balcanica, soprattutto a Budua, città sulla costa adriatica, che sta diventando una località di riferimento sia per le vacanze sia per la vita notturna.

Sei secoli di storia
gran bazar istanbul 4GRAN BAZAR ISTANBUL


Sono principalmente tre le cause che stanno portando molti mercanti a lasciare il Gran Bazar, la cui costruzione è iniziata nel XV secolo: il calo dei turisti, l' aumento degli affitti e delle materie prime e la crisi valutaria.

A certificare la crisi dello storico mercato coperto, è stato Hasan Firat, presidente dell' Associazione commercianti del Gran Bazar: «Fino a questo momento sono circa 40 quelli che hanno scelto di andare a Budua, in Montenegro.

La città è caratterizzata anche da un vivace turismo dal mare, che nella stagione estiva fa arrivare circa 750 piccole imbarcazioni». Una volta il turismo delle crociere arrivava anche a Istanbul e a flusso continuo.
lampade in vendita al gran bazar di istanbulLAMPADE IN VENDITA AL GRAN BAZAR DI ISTANBUL

Ma con il golpe del luglio 2016 e l' ondata di attentati che ha colpito il Paese fino al 2017, il numero di grandi navi è diminuito del 50 per cento, provocando un calo di 100-150 mila turisti al giorno. «Dall' inizio dell' anno - ha continuano Firat - sono circa 100 i negozi che hanno cambiato proprietà». Ci sono poi i costi sempre più alti.

turiste in visita al gran bazar di istanbulTURISTE IN VISITA AL GRAN BAZAR DI ISTANBUL




L' affitto di un negozio di 25 metri quadrati al Gran Bazar costa minimo 50 mila dollari all' anno ai quali vanno aggiunti i costi di mantenimento della struttura, che sono enormi.

Via dalla città
E così, i mercanti e i commercianti, stanno iniziando a dire basta. A lasciare gli antichi corridoi affrescati, nei quali il sultano camminava in incognito per ascoltare le opinioni sul suo operato, sono proprio quelli che hanno reso Kapali Carsi, il Gran Bazar, appunto, famoso in tutto il mondo: gli orafi, i pellettieri e i tagliatori di pietre.

gran bazar istanbul 6GRAN BAZAR ISTANBUL



«L' oro ha raggiunto prezzi molto elevati e gli affari non sono più come quelli di una volta» spiega Ozgur. Lavora in uno dei negozi della celebre Kalpakçlar Caddesi, il viale dei gioiellieri, dove monili dal costo di decine di migliaia di dollari e chili di oro fanno bella mostra di sé nelle vetrine luccicanti, per la gioia delle signore, che vi si attaccano come ventose, e la preoccupazione dei loro mariti.
gran bazar istanbul 3GRAN BAZAR ISTANBUL 



In Montenegro possono contare su affitti bassi, costo della manodopera e delle materie prime affrontabile e un interesse per il gusto dell' antico impero ottomano che affascina non solo i turisti stranieri, ma quelli che arrivano dagli altri Paesi dei Balcani.

Una nuova vita, lontana dalla caotica e travolgente Istanbul, ma che garantisce ricavi abbondanti e con buone possibilità di crescita.
gran bazar istanbul 7GRAN BAZAR ISTANBUL









La fuga dei negozianti è il riflesso non solo della crisi vissuta dalla Turchia, ma di quella dello stesso Gran Bazar. Sono in difficoltà anche i venditori di borse, che spesso, oltre alla loro bottega all' interno del Gran Bazar, hanno show room immensi nei sotterranei dei palazzi vicini, con falsi di tutti i più grandi brand internazionali che farebbero impazzire qualsiasi fashion victim.

gran bazar istanbul 2GRAN BAZAR ISTANBUL
 «Una volta qui - spiega Evren, che lavora in uno di questi paradisi della contraffazione - venivano qui a decine, non lasciavano meno di 1000 euro. Russi, arabi.

Adesso il business si è ridotto molto, temo anche perché a causa della crisi siamo stati costretti ad aumentare i prezzi». Quello che i negozianti non dicono, o ammettono a fatica, è che il mitico Gran Bazar sta pian piano diventando un mercato come tanti altri, dove la massificazione ha portato molti negozi a vendere le stesse cose.
bandiere turche all'interno dello storico mercato del gran bazar di istanbulBANDIERE TURCHE ALL'INTERNO DELLO STORICO MERCATO DEL GRAN BAZAR DI ISTANBUL






La fuga degli artigiani e dei mercanti storici rischia di impoverire ancora di più quello che è il mercato coperto più grande del mondo. Fonte: qui

sabato 12 maggio 2018

“C’E’ TROPPO DEGRADO IN CITTA’, CHIUDIAMO TUTTO” - PROTESTA DEI NEGOZI E LOCALI ROMANI ALLA BOCCA DELLA VERITA’.

LAMENTANO LE MANCATE RISPOSTE DALLA GIUNTA RAGGI: “NON HA EMANATO ALCUN PROVVEDIAMO A TUTELA DELLE 20 MILA ATTIVITÀ DI PUBBLICI ESERCIZI”


LA PROTESTA DEI LOCALI DI ROMA - CHIUSO PER LUTTOLA PROTESTA DEI LOCALI DI ROMA - CHIUSO PER LUTTO
Assemblea pubblica di protesta dei pubblici esercizi di Roma in Piazza della Bocca della Verità. A spiegare i motivi della manifestazione, annunciata nei giorni scorsi, è Claudio Pica, presidente della Fiepet Confesercenti Roma, a nome anche delle altre associazioni federate: "C'è troppo degrado in città, ogni giorno ci vengono inviate foto che ne mostrano l'abbandono. Bisogna intervenire".
LA PROTESTA DEI LOCALI DI ROMA - CHIUSO PER LUTTOLA PROTESTA DEI LOCALI DI ROMA - CHIUSO PER LUTTO

E ancora: "Se alcune zone diventano aree pedonali dovrebbero essere concessi più tavolini all'aperto anche per poter assumere migliaia di giovani costretti a emigrare all'estero. Il piano attuale si sta rivelando troppo restrittivo".

LA PROTESTA DEI LOCALI DI ROMA - CHIUSO PER LUTTOLA PROTESTA DEI LOCALI DI ROMA - CHIUSO PER LUTTO
I pubblici esercizi lamentano "mancate risposta dalla giunta Raggi dopo 22 mesi dall'insediamento. Non ha emanato alcun provvediamo a tutela delle 20mila attività di pubblici esercizi - afferma Pica - Chiedevamo il nuovo testo unico dei pubblici esercizi con l'inserimento di un nuovo regolamento sull'occupazione di suolo pubblico ormai fermo da oltre 10 anni.

Vogliamo regole che tengano in considerazione le mutate condizioni dell'economia. Per questo scendiamo in piazza come Fiepet Confesercenti insieme a Assoristoratori, all'associazione pubblici esercizi di Roma e Lupe. Tutti insieme rappresentiamo l'80% dei pubblici esercizi. Chiediamo un inontro immediato alla Raggi e un confronto con i residenti che devono capire che il centro storico di Roma è patrimonio di tutti e non può essere usato solo dai quei pochi residenti rimasti".

10 Maggio 2018

Fonte: qui

lunedì 16 ottobre 2017

ARRIVA LA MULTA PER CHI NON ACCETTA IL BANCOMAT O LA CARTA DI CREDITO PER I PAGAMENTI

SE IL COMMERCIANTE, IL PROFESSIONISTA O L'ARTIGIANO, IDRAULICI IN TESTA, NON ACCETTERANNO DI FAR TRACCIARE I MOVIMENTI DI DENARO, SCATTERÀ UNA SANZIONE DI 30 EURO 

CHI CI GUADAGNA? LE BANCHE, CON LE COMMISSIONI.

Umberto Mancini per “il Messaggero”

PAGAMENTI CONTACTLESS POS BANCOMAT SMARTPHONEPAGAMENTI CONTACTLESS POS BANCOMAT SMARTPHONE
Arriva la multa per chi non accetta il bancomat o la carta di credito per i pagamenti. La rivoluzione scatterà con la manovra economica e diventerà operativa nel 2018. Il blitz porta la firma del vice ministro dell'Economia Luigi Casero che ha inserito la norma nella legge di bilancio che verrà varata domani. Con l'obiettivo dichiarato di limitare ulteriormente l'evasione fiscale e, allo stesso tempo, modernizzare il sistema.

I DETTAGLI
La nuova regola cambia davvero tutto. Se il commerciante, il professionista o l'artigiano, idraulici in testa, non accetteranno il denaro elettronico, ovvero di essere tracciati, scatterà una sanzione di 30 euro ogni volta che il pagamento sarà rifiutato. «Si tratta - spiega al Messaggero il vice ministro dell'Economia Luigi Casero - di una sanzione quasi simbolica, ma che indica una cambio di marcia importante».

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Una volta inserita in manovra, l'impianto normativo verrà poi messo a punto per evitare distorsioni. «Tabaccai e benzinai - spiega sempre Casero - sono sostanzialmente favorevoli, ma chiedono una riduzione delle commissioni bancarie, altrimenti sarebbe anti economico dotarsi di Pos». 

Insomma, oltre alla categorie interessate, sarà necessario coinvolgere le banche e chi gestisce le cards per trovare un accordo sui costi.

Di fatto però la bozza del decreto attuativo del ministero dell'Economia e di quello dello Sviluppo Economico è pronta e dovrà dare sostanza ad un vecchio progetto già contenuto nella legge di stabilità del 2016, quello che prevedeva appunto l'obbligo per esercenti e professionisti di dotarsi di Pos (la famosa macchinetta che legge le carte). Ora la manovra 2017 prova a completare il cerchio.

«Va detto subito - spiega Casero - che non bisogna ridurre tutto alla multa per chi non usa il Pos. Lo scopo è inserire questa norma in un contesto più ampio per spingere tutto il sistema ad un deciso spostamento verso i pagamenti elettronici in Italia». E in effetti oltre a Pos, bancomat e carte di credito, Casero vorrebbe inserire in prospettiva anche le App, tra le modalità di pagamento, dando così una svolta complessiva. Visto che l'Italia, secondo gli ultimi dati della Bce, è fanalino di coda in Europa sia come somme pagate con le carte elettroniche, sia come numero di operazioni all'anno.

LA CONDIVISIONE

Ma le novità non si fermano qui. Si ragiona anche sull'ipotesi di concedere un piccolo sgravio fiscale a chi usa la carta per saldare il tappezziere, pagare il tassista o la parcella del medico o del notaio. I fronti aperti riguardano come accennato sostanzialmente tabaccai e benzinai. L'obiettivo è ridurre i costui del Pos per entrambi, costi che superano i guadagni ad esempio quando si paga il bollo o una multa dal tabaccaio o la verde alla pompa di benzina. Blindando così la norma da eventuali critiche. Tassisti, negozianti e avvocati, tanto per fare altri esempi, possono invece ammortizzare facilmente le spese legate alla tracciabilità.

I PROFESSIONISTI
«Abbiamo incontrato anche i rappresentanti delle banche e quelli delle carte di credito - aggiunge ancora il vice ministro - per individuare delle soluzioni e ridurre i costi, che, va detto, in Italia sono tra i più elevati d'Europa».

Da sciogliere poi il nodo dell'obbligo di Pos per una serie di professionisti che non sono a diretto contatto con il pubblico. Un esempio è quello degli avvocati di studi legali associati che fatturano solo al proprio studio e che da questo vengono pagati con bonifico. Un altro è quello dei giornalisti free lance che verrebbero esentati dall'utilizzo della macchinetta.

15 Ottobre 2017

Fonte: qui