9 dicembre forconi: ingegneria finanziaria
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martedì 13 agosto 2019

Powell vuota il sacco: no Curva di Phillips, no party keynesiano








Giovedì è stato uno di quei giorni in cui il commento "ma non mi dire" è davvero appropriato. Ci riferiamo ovviamente all'audizione di Powell davanti al Senate Banking Committee, dove ha affermato che un maggior numero di persone che lavorano non causa inflazione.

"La relazione tra il rallentamento dell'economia, o la disoccupazione e l'inflazione, era forte 50 anni fa [...] e adesso non c'è più", ha detto Powell durante la sua testimonianza dinanzi al Senate Banking Committee. Ha aggiunto che il forte legame tra disoccupazione e inflazione è stato infranto come minimo 20 anni fa e che il rapporto "è diventato sempre più debole e debole".


Perché, sì, a quanto pare è completamente scomparso secondo il grafico qui sotto.

Sin dal minimo raggiunto dai posti di lavoro nel 2010, il tasso di disoccupazione (barre marroni) è passato da poco meno del 10% ad un minimo di 50 anni del 3,7%. Nonostante l'apparente uscita della "fiacchezza" dalla vasca da bagno economica degli Stati Uniti, gli aumenti settimanali reali dei maschi in età da lavoro (barre viola) sono stati sostanzialmente piatti negli ultimi otto anni.

Quindi potreste mettere una croce nella cosiddetta Curva di Phillips e farla finita. Ma in realtà la storia non finisce qui e la confessione di Powell implica molto più che l'equazione salario/occupazione.

Infatti schiaccia la tesi principale del sistema bancario keynesiano. Vale a dire, la politica della FED funziona in gran parte come una vasca chiusa del PIL interno e che alzando o abbassando il livello dell'acqua della "domanda" al suo interno, l'Eccles Building possa controllare a proprio piacimento l'inflazione interna, l'occupazione e la crescita economica.




Ovviamente non può e la ragione di ciò inizia con l'errata affermazione di Powell secondo cui il rapporto tra salari e lavoro "è andato via".

In realtà ciò che viene implicato qui è la legge fondamentale della domanda e dell'offerta, che non è scomparsa misteriosamente. Non è ovvio che centinaia di milioni di contadini sono stati prosciugati dalle risaie e dai villaggi asiatici e radunati in nuove fabbriche finanziate con il credito facile che i banchieri centrali possono stampare?

Quindi l'equazione interna domanda/offerta degli Stati Uniti è stata recisa come mostra il grafico sopra. Questo perché il prezzo cinese per i beni scambiati a livello globale e il prezzo indiano per i servizi forniti a livello globale guidano l'allocazione geografica della produzione e determinano il saggio salariale marginale nell'economia globale.

Detto in modo diverso, la metrica della disoccupazione U-3 è inutile. Detto in modo diverso, negli ultimi 10 anni di pseudo-ripresa economica, l'aumento della domanda interna di produzione e manodopera è migrata dalla vasca del PIL nazionale all'economia globale. E se i salari interni fossero aumentati rapidamente secondo la vecchia equazione della Curva di Phillips, ci sarebbe stata ancora più produzione e salari spostati all'estero (dato che l'allocazione delle risorse avviene al margine in un'economia globale aperta).

Infatti non c'è nulla di nuovo in questo fattore di dispersione della domanda. Soprattutto dopo la versione keynesiana di banca centrale da parte di Alan Greenspan negli anni '90, il fattore di dispersione è cresciuto perché la FED ha rifiutato di autorizzare i mercati finanziari nazionali a dirigersi verso la strada deflazionistica indicata.

Di conseguenza il divario tra costi e salari, tra la produzione nazionale e quella cinese/indiana, si è costantemente ampliato. Stimiamo che in termini nominali il divario medio tra gli stipendi degli Stati Uniti e quelli della Cina era di $10 l'ora alla fine degli anni '80 ed è salito di $25 ad oggi.

Questo crescente divario tra salari e costi negli Stati Uniti rispetto alla produzione offshore è ciò che sta bloccando i salari reali degli Stati Uniti. Tuttavia anche le tendenze dei salari reali relativamente piatte non sono state sufficienti a fermare la migrazione della domanda degli Stati Uniti verso terre straniere più economiche in termini di salari/costi, come è più che evidente nel grafico qui sotto.

Il grafico indicizza semplicemente le importazioni USA e le vendite finali agli acquirenti nazionali. Ciò che mostra è che le importazioni (linea viola) sono cresciute di quasi il 300%, o del 5,8% annuo negli ultimi 25 anni, mentre il bacino totale della "domanda" interna misurata dalle vendite nominali agli acquirenti nazionali (essenzialmente il PIL meno le esportazioni e le oscillazioni degli inventari) è salito del 195% e solo del 4,5% all'anno.

Quindi una quota materialmente crescente della torta della domanda interna è finita agli stranieri.

Il divario crescente nel grafico tra le due linee misura la perdita di domanda. E la causa della soppressione dei salari rimane un mistero per i nostri pianificatori monetari centrali, cioè, il distruttore della vecchia Curva nazionale di Phillips.




Certo, il grafico spiega molto di più che salari deboli rispetto ad un'occupazione presumibilmente forte. In realtà, spiega perché l'idea stessa di gestione keynesiana della domanda sia così distruttiva.

Cioè, l'Eccles Building può influenzare la domanda interna mediante la repressione dei tassi d'interesse, che, a sua volta, dovrebbe indurre i settori domestici ad accendere più prestiti e spendere di più di quanto potrebbe accadere altrimenti. Ma in un'economia globale efficiente dal punto di vista tecnologico e dei trasporti, una "domanda" potenziata non riempie necessariamente la vasca del PIL nazionale, facendo così salire i salari e assorbendo tutto il lavoro domestico disponibile.

Invece è una questione di prezzi, non di aggregati. Cioè, se i salari domestici, i prezzi ed i costi non sono competitivi con quelli stranieri (aggiustati ai costi di trasporto, ai costi d'inventario ed a premi simili sulle importazioni), tutta o parte della domanda incrementale finisce sulle coste estere, dove spinge verso l'alto posti di lavoro, produzione e salari.

In altre parole, la FED sta essenzialmente cercando di stimolare l'economia degli Stati Uniti con strumenti inefficaci, anche quando riesce a persuadere famiglie e imprese domestiche ad accendere più prestiti ed a spendere di più.

Ma anche quest'ultimo aspetto è ora in dubbio a causa di tre decenni di pompaggio di denaro e una massiccia crescita del debito e della leva finanziaria. L'abbiamo chiamato l'equivalente finanziario di un LBO nazionale. Quest'ultimo ha ora introdotto una condizione meglio descritta come Picco del Debito: una larga fetta dei bilanci delle famiglie e delle impreseè ormai satura.

Di conseguenza tagliare i tassi d'interesse avrà sempre meno effetti su Main Street a causa dello schiacciante livello d'indebitamento. A partire dal primo trimestre del 2019, infatti, il debito pubblico e privato totale ha raggiunto i $73.000 miliardi ed è aumentato di $21.000 miliardi rispetto al picco pre-crisi del quarto trimestre 2007.

Come illustrato di seguito, ora ci sono due giri di debito extra sul reddito nazionale (3,47X contro 1,48X) rispetto al vecchio rapporto di leva che ha prevalso per un secolo tra il 1870 e il 1970. In termini quantitativi, suddetti giri extra ammontano a $40.000 miliardi di debito extra trascinati dall'economia statunitense.

Inutile dire che sta diventando sempre più difficile per la FED stimolare più prestiti e spese rispetto ai $21.000 miliardi del reddito nominale della nazione. È semplicemente una questione di rendimenti decrescenti in quelli che sono già tassi ultra bassi, insieme all'esaurimento della capacità di bilancio.




Questo è particolarmente vero nel settore delle famiglie, dove la leva finanziaria è aumentata vertiginosamente tra il 1987 e la crisi finanziaria del 2008. Come illustrato di seguito, la leva finanziaria delle famiglie è rimasta a livelli storicamente elevati rispetto al reddito da stipendio, nonostante qualche lieve deleveraging sulla scia della crisi dei mutui nel 2008.




In breve, lo strumento "tasso d'interesse" della FED si sta indebolendo sempre di più; la crescita della domanda interna sulla scia di una maggiore leva finanziaria sta diminuendo; e qualsiasi incremento della domanda interna che la FED è in grado di stimolare finisce sempre più nell'acquisto di beni stranieri e in altri fattori di produzione esteri.

Oltre a ciò, anche la metrica U-3 non è più quella di una volta in termini di misurazione della "fiacchezza" nel mercato del lavoro interno. Ciò perché una quota in costante aumento di lavoratori disponibili e di ore lavorative non viene impiegata nell'economia nazionale, un fattore che la misura U-3 non può catturare.

Tale fattore mancante è evidente nel grafico qui sotto. Dal picco del quarto trimestre del 2000, il censimento dei potenziali lavoratori nell'economia statunitense è cresciuto del 21%, tuttavia le ore di lavoro effettivamente impiegate sono aumentate solo dell'11,9%.

Quindi il tasso di utilizzo reale del lavoro è diminuito drasticamente, a dispetto della metrica U-3 riportata dal BLS, che considera tutti i lavori uguali.




La popolazione adulta tra i 20 ed i 69 anni nel 2000 era di 175,5 milioni, il che implicava 351 miliardi ore di lavoro annuali disponibili in un anno standard.

Secondo il BLS le ore di lavoro effettive impiegate in quell'anno ammontavano a 229,5 miliardi, lasciando 121,5 miliardi di ore non utilizzate. Ciò significa che il tasso di disoccupazione complessivo era pari al 34,6% alla fine del secolo.

Attualmente la riserva di manodopera disponibile ammonta a 212,3 milioni di potenziali lavoratori, o 424,6 miliardi di ore annuali. Ciò si confronta con i 255,6 miliardi di ore effettive impiegate nell'ultima lettura. Quindi l'attuale tasso di disoccupazione complessivo è del 40,0%!

Ma ecco il punto: nell'aprile 2000 il tasso di disoccupazione U-3 era del 3,8%, praticamente identico al tasso attuale del 3,7%. Ma evidentemente c'è molta più "fiacchezza" nel bacino delle ore di lavoro oggi disponibile rispetto a 19 anni fa.

Certo, la ragione per cui attualmente ci sono 169 miliardi di ore disoccupate per gli adulti in base a questa misura del mercato del lavoro è che ci sono sempre più posti di lavoro part-time nel conteggio del BLS riguardo l'occupazione; e perché le persone scelgono di lavorare in famiglia, a nero, di usuvruire del welfare state, della disabilità, dei prestiti agli studenti, o di vendere lattine di birra usate su E-Bay nella cantina di mamma e papà.

Normalmente l'aumento dei salari reali interni avrebbe, al margine, spinto suddette persone a cimentarsi nel mercato del lavoro retribuito. Tuttavia, con un abbondante bacino di lavoro in eccesso a buon mercato all'estero che causa stagnazione dei salari reali interni, quelle 169 miliardi di ore di lavoro inutilizzate sono rimaste al di fuori della forza lavoro retribuita.

In ogni caso, piuttosto che vedere la morte della Curva di Phillips e di conseguenza della morte del sistema bancario keynesiano, Powell ha detto che prima o poi questa massiccia abbondanza di lavoro non utilizzato verrà assorbita e che sarebbe stato raggiunto il Santo Graal della pianificazione monetaria centrale. 

Cioè, più inflazione!

"Alla fine ci deve essere una connessione, perché il basso livello di occupazione farà salire i salari e, in definitiva, salari più alti faranno salire l'inflazione, ma ancora non abbiamo raggiunto quel punto. Questa connessione tra i due è piuttosto piccola in questi giorni", ha detto il capo della FED.


No, non lo farà. Non c'è limite al bacino di lavoro economico sul pianeta, il che significa che l'inflazione salariale che il nostro politburo monetario continua a promettere non arriverà tanto presto.

L'inflazione salariale è il Godot monetario che i capi della FED stanno aspettando. Ciò significa che credono di poter mantenere "stimolata" la domanda e falsificare i tassi d'interesse a tempo indeterminato, alimentando così una bolla sempre più grande a Wall Street e una giornata ancora più disastrosa quando alla fine scoppierà.

Ciò significa, naturalmente, che la FED sta sostenendo uffficiosamente la MMT. Infatti l'ignaro Powell l'ha ammesso in questo scambio con uno dei suoi principali sostenitori, Alexandra Ocasio-Cortez di Alessandria.

La strada per il socialismo in America potrebbe finire per essere imboccata attraverso la grande sala riunioni dell'Excles Building.

Nel frattempo le condizioni dell'economia globale stanno diventando sempre più deboli, una condizione che l'imminente campagna di taglio dei tassi della FED non potrà invertire.

Di conseguenza, quando la bolla finanziaria alla fine scoppierà, probabilmente accadrà nel mezzo di una recessione globale in cui la FED e il suo convoglio di banche centrali si ritroverà senza frecce nella sua faretra.




Nel frattempo il deficit di bilancio aumenta vertiginosamente, salendo del 23% a $747,1 miliardi nei primi nove mesi dell'anno fiscale, il che, a sua volta, ha indotto il Segretario al Tesoro americano a mettere in guardia che lo zio Sam potrebbe rimanere senza liquidità entro il Labor Day.

Poi la FED vuole tagliare i tassi, perché i suoi modelli keynesiani fasulli sono intenzionati a placare Wall Street. Inutile dire che questo ha scatenato ancora una volta la mania "buy the dip".

Ma almeno ora sappiamo che la Curva di Phillips è morta e se siamo fortunati, la morte del sistema bancario centrale keynesiano non sarà troppo lontana.










[*] traduzione di Francesco Simoncellihttps://www.francescosimoncelli.com/

giovedì 1 novembre 2018

La lezione della Lehman


Sono ormai passati dieci anni dal fallimento della Lehman Brothers, ma ciò che vediamo nell'ambiente economico non rappresenta affatto un ritorno a fondamentali di mercato in accordo con le scelte degli individui. La lezione che ha avuto il suo culmine con il fallimento della banca d'investimento statunitense non ha innescato alcuna scintilla di curiosità in coloro che hanno assistito impotenti alla caduta di un colosso creduto "solido" dalla maggior parte degli analisti finanziari. Richard Fuld, l'allora amministratore delegato della banca, non solo aveva ricevuto premi per la gestione corretta delle finanze della sua attività, ma è stato lesto a suggerire i classici "attacchi degli speculatori" quando le azioni della Lehman hanno iniziato ad incassare colpi incapacitanti. Una litania alquanto comune, non trovate? Anche perché è la stessa che abbiamo sentito quando Monte dei Paschi è finita sotto la lente d'ingrandimento dei media generalisti. Come ci insegna Juncker, quando le cose si fanno critiche bisogna mentire... e questo è accaduto più e più volte. Ma attenzione, però, perché la Lehman non era una banca qualunque, bensì una banca d'investimenti, quindi popolata da professionisti del settore sia dal lato degli impiegati che dal lato della clientela.

Malgrado ciò, la stessa banca è fallita. Perché? Perché i trader cialtroni sono quelli che misurano i delta e traggono le conclusioni. Spesso hanno attaccato questo spazio divulgativo poiché si ripete con una certa costanza come l'attuale ambiente economico sia costellato da errori economici pesante destinati ad essere corretti. Ma come riferimento prendono ciò che vedono sui loro monitor e in base a ciò prendono le loro decisioni... così come hanno fatto i trader "competenti" della Lehman. La loro incompetenza si palesa con prorompenza quando avviene il cosiddetto "evento imprevedibile" che fa cadere tutto il castello di carte finanziario. Di conseguenza invece di capire cosa succede, si trasformano in pecoroni e parlano a vanvera di effetti marginali, senza mai additare le cause. Un minuto di silenzio per tutti quei fessi che seguono i trader cialtroni.

Non è un caso se anche i grandi nomi nel mondo economico siano stati presi in contropiede dalla caduta della Lehman, e tra questi ci sono gli ex-presidenti della FED Bernanke e Yellen. Sembrava che l'ingegneria finanziaria avesse lanciato un nuovo paradigma nel mondo dell'alta finanza e tutti si aspettavano un mondo senza fine. Sulla carta i rapporti di capitale della Lehman erano solidissimi ed i prodotti in cui investiva erano definiti praticamente "a basso rischio". Il paradigma della bolla è proprio questo: gli asset gonfiati sono "a basso rischio", quindi bisogna battere il ferro finché è caldo. E la Leham proprio questo ha fatto, cavalcando la bolla e prestando orecchio ad una selva di analisi atte senza una teoria solida alle spalle: "è solo una correzione passeggera", "stavolta è diverso", "l'opportunità di comprare durante un ribasso", ecc.

Queste sono solo chiacchiere a cui possono credere i trader cialtroni o coloro tanto imbecilli da credere che basta un pezzo di carta per formare una persona in un determinato settore professionale. Il prezzo delle azioni di una banca è il sottile velo di speranza tra i suoi attivi e le sue passività e il rischio si accumula lentamente e si snoda velocemente. Gli asset della Lehman stavano diminuendo di valore mentre le passività aumentavano man mano che le margin call arrivavano da ogni dove. I rapporti di solvibilità e liquidità della Lehman sono svaniti in una manciata mesi. Il fallimento della banca d'investimento americana ha anche mostrato l'inutilità degli stress test e l'analisi tradizionale del rischio, tutti quei fronzoli sventolati davanti gli attori economici per confondere le idee. Infatti le cose vanno sempre così: negare l'esistenza di rischi, quando la loro esistenza diventa innegabile dire che sono gestibili, utilizzare i contribuenti come pagatori ultimi degli eccessi speculativi, dare la colpa agli speculatori. Non si procede ad approfondire le tematiche economiche per comprendere cause ed effetti e quindi non ricadere nuovamente negli errori del passato.

Gli Austriaci dissero, e dicono tuttora, "come" e "perché" e grazie alla loro metodologia sono in grado di avvertire di pericoli economici con un certo anticipo. Ovviamente non sono in grado di prevedere il "trigger", ma espongono le linee guida attraverso le quali avere chiaro come procede un ciclo di boom/bust. 

LA TEORIA AUSTRIACA DEL CICLO ECONOMICO

È attraverso l'espansione del bacino dei risparmi reali che è possibile un aumento dello stock di beni capitali. L'aumento dei beni capitali, quando correttamente allocati, consente di far emergere una crescita economica. La politica monetaria allentata è la chiave per capire i cicli di boom/bust. Durante una recessione economica anche le imprese altamente sofisticate vanno in bancarotta, nonostante esse impieghino tecnologia altamente specializzata. Un'analisi attenta rivela che la radice del problema non è la mancanza di una tale tecnologia, ma piuttosto l'impiego sbagliato delle risorse economiche da parte delle imprese.

L'impiego di risorse contrario all'approvazione dei consumatori porta a ciò che comunemente chiamiamo "perdite". Uno dei principali fattori che contribuiscono ad una allocazione errata delle risorse è la falsificazione dei segnali di prezzo mediante politiche monetarie allentate da parte della banca centrale. La falsificazione persistente dei segnali di prezzo porta nel tempo ad una struttura produttiva che potrebbe essere molto specializzata, in barba ai desideri dei consumatori. Di conseguenza, indipendentemente dal grado di sofisticazione, una volta che inizia il processo di aggiustamento in linea con le priorità principali dei consumatori, anche tutte quelle strutture presumibilmente sofisticate, ma indesiderate, iniziano a sgretolarsi.

Di norma è una politica monetaria più ristretta da parte della banca centrale ad innescare questo processo di aggiustamento. La liquidazione di quelle strutture indesiderate è ciò che costituisce una recessione o una depressione. Contrariamente a quanto si pensa, la cosiddetta forza dell'economia, rappresentata da vari dati economici, non può contrastare il processo di aggiustamento una volta messo in moto da una posizione monetaria più ristretta della banca centrale. Se quest'ultima dovesse perseguire una posizione monetaria accomodante piuttosto che invertirla, ad un certo punto nel tempo il bacino dei risparmi reali inizierà a calare. Di conseguenza anche l'economia più ampia farà lo stesso. Se la banca centrale dovesse intensificare ulteriormente la sua politica monetaria accomodante per "stimolare l'economia", ciò non farebbe altro che indebolire ulteriormente il bacino dei risparmi reali e peggiorare le cose.

Sia Mises che Rothbard sostenevano che la politica migliore una volta che un'economia finisce in recessione è che la banca centrale e lo stato non facciano nulla. La riduzione della manomissione dell'economia, aumenta i risparmi reali per le imprese. Ciò consente loro di mettere in moto il processo di accumulo di ricchezza reale. Questo a sua volta rende molto più facile assorbire varie attività mal allocate. Inutile ricordare come un calo del bacino dei risparmi reali pone l'economia su un trend di crescita in declino, mentre un bacino in espansione dei risparmi reali pone l'economia su un trend di crescita persistente.

Un calo della crescita di suddetto bacino congiunto ad un declino ciclico, è associato ad una grave crisi economica spesso etichettata come depressione economica. Se invece il bacino dei risparmi reali è in crescita e si palesa un declino ciclico dovuto ad una posizione monetaria più ristretta da parte della banca centrale, sarà molto più facile assorbire le varie attività mal allocate. La ragione principale dei cicli di boom/bust è la posizione monetaria accomodante della banca centrale. Questa si traduce nell'espansione di denaro "dal nulla", cosa che mette in moto uno scambio di niente per qualcosa.

In un gold standard l'aumento dell'offerta di oro non mette in moto uno scambio di nulla per qualcosa, cioè un atto di appropriazione indebita, ma uno scambio di qualcosa per qualcosa. In assenza di uno scambio di nulla per qualcosa, c'è una probabilità molto bassa di persistente disallineamento delle risorse. L'espansione del denaro "dal nulla" falsifica i segnali dei prezzi e porta quindi ad una errata allocazione delle risorse. I primi ricevitori di questo nuovo denaro aumentano la domanda per vari beni. Una volta che la banca centrale inverte la sua posizione e l'espansione rallenta o si ferma, la domanda per suddetti beni rallenta o si ferma del tutto.

Ovviamente in un libero mercato avremo anche un'errata allocazione delle risorse a causa di errori commerciali; tuttavia, le perdite ricorrenti impedirebbero che le allocazioni errate diventino di natura duratura. Inoltre, l'errata allocazione delle risorse, o gli errori commessi dalle imprese, non saranno ampiamente diffusi, come nel caso della cattiva allocazione causata da politiche monetarie accomodanti da parte della banca centrale. Gli errori commessi dalle imprese sono di natura locale legati al modo in cui le imprese sono gestite. Quando le politiche della banca centrale definiscono l'errata allocazione delle risorse, queste distorsioni tendono a durare a lungo poiché né lo stato né la banca centrale operano nel quadro utili/perdite. Inoltre queste politiche esercitano il loro impatto sull'economia nel suo insieme e non sono limitate ad una particolare azienda o settore.

COSTANTE EROSIONE

Per nascondere sotto il tappeto il resto degli errori economici che sarebbero dovuti essere corretti sulla scia del fallimento della Lehman, si è scelto di scendere in un territorio inesplorato attraverso l'uso del quantitative easing. Ovvero, erodere costantemente il bacino dei risparmi reali per permettere a delle entità decotte si sopravvivere un giorno di più. I prezzi degli asset hanno continuato a salire sulla scia di politiche monetarie sotto steroidi. Le banche centrali hanno iniettato più di $20,000 miliardi nelle economie, facendo salire gli asset finanziari ai massimi storici.

Tuttavia il Giappone, la Cina e l'Europa hanno dimostrato come l'effetto placebo della politica monetaria smetta di funzionare a lungo andare. Gli esempi di BCE e BOJ sono lampanti, infatti il QE rappresenta propellente una tantum per i prezzi perché deforma la struttura dei prezzi, la quale finisce però inevitabilmente per aggiustarsi alla volontà degli attori economici. La Banca del Giappone ha iniziato ad acquistare ETF e nel 2018 il mercato ha smesso di aumentare mentre il Topix ha perso il 7%; la BCE ha prolungato il programma di Q€ e le azioni europee sono scese del 4%. Le azioni cinesi sono calate di oltre il 10% nonostante il massiccio pompaggio di liquidità.

Più di $9,000 miliardi di obbligazioni a rendimento negativo possono causare molti più danni all'economia rispetto a tutte le banche di investimento nel 2008 messe insieme. Questo perché la bolla che è stata gonfiata a questo giro è negli asset che la banca centrale si suppone dovrebbe "proteggere": le obbligazioni statali. Forse le ha "protette" fin troppo... anche questo aspetto fa parte della cecità della pianificazione centrale. Senza contare che questi asset sono la base dei patrimoni dei fondi pensione, i quali hanno un obbligo ufficioso di far crescere i loro attivi di circa l'8% all'anno pena il fallimento. Questa follia nei mercati obbligazionari li ha spinti ad esplorare asset molto più rischiosi per cercare di staccare rendimenti decenti. E tra questi asset ci sono azioni e derivati di ogni tipo e rating.

Se poi prendiamo come esempio le azioni, intuiamo che la ZIRP le ha rese schiave dell'ingegneria finanziaria piuttosto che della domanda reale di mercato. Perché? Perché gli incentivi negativi alla base della ZIRP spingono i piani alti di questi imprese ad immolare i loro bilanci sull'altare di riacquisti di azioni proprie/fusioni-acquisizioni/LBO e quindi sfoggiare facilmente risultati positivi. Per non parlare dei dividendi a pioggia per gli azionisti... Ma come già sottolineato più sopra, questa mamma è una tantum e il passare del tempo fa esaurire l'effetto placebo della politica monetaria ma lascia passivi concreti. Non è un caso, infatti, che il settore ricerca/sviluppo viene bypassato dirottando i fondi principalmente nell'ingegneria finanziaria. In questo modo l'azienda si scollega dall'economia reale e risucchia risorse economiche scarse (capitale umano e strumentale), le quali verranno allocata in modo errato. Maggiori risorse vengono sequestrate da queste attività zombi, maggiore sarà il dolore economico da sopportare quando la correzione inevitabile libererà queste risorse intrappolate.

Secondo l'ultimo documento della Banca dei Regolamenti Internazionali il numero di imprese zombie è nettamente aumentato negli ultimi venti anni.

Questa è il quadro generale di un problema che va oltre la piccola/media impresa. È una parte significativa dell'economia globale!

Che cosa accadrà alla domanda di credito di queste aziende man mano che i tassi saliranno ancora? prendiamo la Ford come esempio. A febbraio le case automobilistiche stavano ancora offrendo finanziamento allo 0% per 72 mesi. La Ford sapeva che le vendite sarebbero calate se avesse cercato di passare l'aumento dei tassi d'interesse ai suoi clienti. Infatti la perdita di redditività dovuta a questo calo delle vendite sarebbe stata superiore al costo di una continuazione dei finanziamenti allo 0%. SI stimava infatti che i costi di Ford sarebbero saliti a circa $1.4 miliardi. Il profitto annuale di Ford è di circa $5 miliardi, quindi questa decisione avrebbe consumato circa il 28% del suo utile netto.

Di recente abbiamo appreso che la Ford smetterà di produrre auto ad eccezione della sportiva Mustang, e Focus crossover. Si concentrerà sui camion, che hanno margini più elevati. I margini per camion e SUV possono essere abbastanza grassi da sostenere il sussidio finanziario, per ora. Lontano dalla copertura della stampa, molte altre aziende stanno riducendo la loro domanda di credito in risposta all'aumento dei tassi. Poi ogni gruppo di pressione e ogni politico farà pressione sulla FED affinché abbassi i tassi per evitare i fallimenti delle società zombi, i licenziamenti della loro forza lavoro, le perdite per banche/assicuratori/fondi pensione, la perdita di entrate fiscali, lo squilibrio dei bilanci previdenziali, l'imbarazzante colpo alle statistiche economiche come il PIL e la disoccupazione, ecc.

Quello disegnato è un quadro del calo della domanda di credito con l'aumento dei costi. E la domanda calerà ancora di più se si verificano suddetti fallimenti e licenziamenti. I disoccupati non acquistano nuovi camion Ford, anche se quest'ultima concede loro un finanziamento dello 0% per 72 mesi. Infatti le imprese gli zombi potrebbero non sopravvivere ancora a lungo, poiché con i tassi in aumento a partire da quest'anno la maggior parte di queste imprese zombi non sarà più in grado di rinnovare il loro debito in scadenza. Di conseguenza, poiché i tassi aumentano, i default aumenteranno inevitabilmente e non a caso Goldman Sachs avverte di un'ondata di fallimenti da $1,300 miliardi; e a seconda di quanto diventi diffuso il contagio, il fallout potrebbe avere conseguenze nefaste per il mercato obbligazionario, visto che circa $1,300 miliardi di debiti dovranno essere rifinanziati nei prossimi 5 anni.

LA "TOKENIZZAZIONE" DELL'ECONOMIA

Ci sono stati molti sviluppi negativi nei dieci anni successivi alla crisi della Lehman. Uno si sarebbe aspettato l'abbandono delle politiche monetarie e fiscali allentate affinché gli errori che hanno portato alla crisi della Lehman non si sarebbero ripetuti. Purtroppo non è stato così, sia per l'attuale ciclo del credito che per il prossimo. Il problema è non sapere chi è il responsabile. E questo è un problema di teoria economica. Gli economisti moderni insistono sul fatto che lo stato dovrebbe avere il controllo sul libero mercato. Sostengono che quest'ultimo sia incline a finire in cicli periodici di boom/bust, i quali possono essere alleviati solo dallo stato. Questa convinzione si è evoluta dalla proposizione dei keynesiani secondo cui lo stato dovrebbe avere un bilancio in pareggio durante la fase recessiva del ciclo economico, invece che lungo tutto il ciclo. L'idea era di aumentare la spesa con i deficit di bilancio per creare denaro durante il bust, nella speranza di recuperare più tardi, quando la ripresa avrebbe generato entrate fiscali superiori. La teoria economica classica è stata sostituita da una teoria statale della pianificazione economica.

Alcuni dicono che il primo segno della follia è credere che si abbia ragione e che la realtà sia sbagliata. È un problema che affligge i banchieri centrali. Definiscono il ciclo di boom/bust un ciclo economico supponendo che la sua origine sia nel libero mercato. Non considerano minimamente l'ipotesi che possa essere la politica monetaria stessa. Non riescono a rendersi conto che il ciclo ha le sue origini in un ciclo del credito, il quale è interamente una loro responsabilità.

Lo stato incolpa il settore privato, ed impiega esperti per supportare le sue politiche in modo da avere una giustificazione indiscutibile. La FED, ad esempio, impiega oltre 300 economisti di grande competenza (presumibilmente)... ciononostante continuano a sbagliare. Non ci vuole un genio per capire che se le banche centrali smettessero di manipolare il denaro, ed impedissero alle banche commerciali di emetterlo dal nulla sotto forma di credito bancario, il ciclo del credito scomparirebbe e con esso il ciclo economico. Invece dieci anno dopo la Lehman ci ritroviamo in una condizione in cui gli errori economici del passato si sono ingigantiti, mentre ne sono nati di nuovi: nessun deleveraging, l'economia di Main Street non ha affatto visto aumentare la propria ricchezza, l'ingegneria finanziaria alimentata dal credito facile è andata ad intasare gli ultimi bilanci puliti presenti sui mercati (medie/grandi aziende).

Questa saturazione dei vari bilanci degli attori economici renderà del tutto inutile qualsiasi nuovo stimolo proprio perché nonostante si possa aggiungere ulteriore debito alla gigantesca montagna già presente, esso non farà altro che infuocare di più l'improduttività del suo utilizzo e conseguentemente l'erosione continua del bacino della ricchezza reale. A questo giro, infatti, non ci sarà più una crisi del debito, ma una crisi delle valute fiat stesse. Ecco perché si sta cercando di mettere una pezza a questo inevitabile evento attraverso la tokenizzazione del denaro fiat canonico. Infatti storie di un'adozione crescente delle criptovalute spuntano giornalmente, soprattutto in virtù del livello preponderante di pianificazione centrale che si riverserà nelle nostre vite man mano che i pianificatori centrali perderanno il controllo.

Ma non solo negli USA, anche in Svizzera, ad esempio, in Austria e in Francia. La merce più commerciata in un ambiente fiat è la fiducia, e durante la prossima crisi ciò sarà decisamente evidente. Anche perché ormai anche i media generalisti sono diventate delle "Cassandre" al pari del sottoscritto che da molto tempo sta avvertendo di questo esito aggiungendo anche "come" e "perché". Il peg delle valute fiat alle criptovalute e all'oro sarà l'evoluzione dell'attuale ambiente economico, ma questa decisione porta con sé conseguenze indesiderate (per i pianificatori centrali) perché si avallerà la tesi di Hayek esposta in questo saggio.

In questo modo, la concorrenza premierà le criptovalute vere e libere, non le pseudo-criptovalute partorite da un gruppo ristretto di individui con interessi particolari. Chi ha studiato la Scuola Austriaca d'economia ed ha intuito grazie ai suoi strumenti intellettuali il potenziale di questo trend epocale, sfrutterà entrambe le situazioni e si posizionerà in anticipo traendone giustamente beneficio. Chi invece seguirà la massa e si accorgerà in ritardo del potenziale di riserva di valore/libertà che ha Bitcoin, pagherà un prezzo più alto per questa svista.

Nota a margine: chi fosse interessato ad apprendere come muovere i primi passi nel mondo delle criptovalute è disponibile questo servizio curato dal sottoscritto: https://bit.ly/2I90AY2

CONCLUSIONE

Nel 2008 l'evento della Lehman ci ha nuovamente riproposto una lezione che la bolla dot.com avrebbe dovuto elevare a monito. Così come accaduto in tutte le altre crisi precedenti, la si è nuovamente ignorata pensando di seppellirla sotto cumuli di denaro fiat e debiti impagabili. Malgrado ciò la lezione resta e tutti gli interventi nell'economia si stanno dimostrando inutili al fine di negare l'essenza di questa lezione. Essa è insita nelle azioni dei singoli attori di mercato e, volenti o nolenti, portano avanti i principi apodittici dell'economia: le leggi economiche possono essere aggirate, ma non violate. Alla fine i nodi vengono al pettine e il presunto "mondo senza fine" che ci viene spacciato dai Trader cialtroni è solo un'illusione in cui il più furbo cerca di derubare il più sciocco.

La politica monetaria ultra allentata ha coperto tutte le classi di asset con una falsa coltre di sicurezza, mascherando il rischio con tassi ultra bassi. S'è cercato di risolvere una crisi costellata da eccesso di rischio, debito e squilibri aumentando il debito, gli squilibri ed i rischi. In sintesi, la crisi di Lehman è stata risolta creando più Lehman. L'esperimento globale post-2008 con il quantitative easing e la ZIRP/NIRP ha gonfiato le valutazioni di tutti gli asset di rischio in tutte le aree geografiche e in tutte le classi di asset: azioni, obbligazioni, credito, proprietà immobiliari, ecc. Stiamo parlando di circa $400,000 miliardi. La notizia peggiore è che l'eredità della Lehman andrà ad intaccare seriamente i fondi pensione, accelerando infine il crollo dell'attuale sistema di pianificazione monetaria centrale. Perché, come ripetuto spesso su questo blog, è il sistema pensionistico l'ultimo baluardo che sorregge la fiducia nello stato e nelle sue agenzie.

Ma la prossima crisi non sarà come quella del 2008, sarà peggiore. E, come ci ricorda la teoria Austriaca del ciclo economico, i tassi d'interesse in salita toglieranno gradualmente l'ossigeno a quelle attività che sono nate sulla scia delle politiche monetarie allentate, andando ad innescare quell'evento che ex post sarà definito l'incipit della recessione. È possibile che lo scoppio della bolla nei mercati del debito societario possa rappresentare il catalizzatore? Sì, come già abbiamo visto nella seconda metà del 2007 e all'inizio del 2008.



martedì 1 maggio 2018

L'avvoltoio del debito, Parte #2


Nella Prima Parte abbiamo postulato che il grafico qui sotto incarna l'incubo che presto fagociterà Wall Street: si può cavalcare la tigre finanziaria per un po' di tempo, ma alla fine è generalmente impossibile uscirne vivi.

Ciò che ha guidato l'economia americana negli ultimi tre decenni è stata l'espansione del debito, privato e pubblico, a ritmi molto più rapidi della crescita del PIL. Ma ciò ha comportato un costante aumento del rapporto della leva nazionale fino a quando non ha raggiunto ciò che equivale al Picco del Debito: 3.5X il reddito nazionale.

Come abbiamo dimostrato anche nella Prima Parte, il fulcro di quest'evento è stato l'abbandono dell'ancoraggio dollaro/oro nell'agosto del 1971. Successivamente la FED ha espanso il suo bilancio a piacimento, iniettando credito fiat nel sistema finanziario ad un ritmo folle; e ha anche aperto la strada per il popolamento del FOMC da parte di accademici e burocrati keynesiani al posto dei banchieri conservatori che avevano gestito la FED prima del 1970.

Infine il bilancio della FED è cresciuto di 82 volte nei 48 anni successivi al giugno 1970, scoppiando da $55 miliardi a $4,500 miliardi al recente picco dopo il QE3. L'effetto è stata una drastica e duratura repressione finanziaria che ha spinto i rendimenti dei titoli obbligazionari molto al di sotto di quelli che sarebbero prevalsi in un libero mercato basato sull'offerta di risparmi reali.

Detto in modo diverso, la massiccia eruzione del bilancio della FED ha forzato la reciprocità della stampa monetaria tra tutte le banche centrali del mondo a causa del timore di un aumento dei tassi di cambio; una sindrome che affligge politici e policymaker ovunque. Quindi i bilanci modesti delle banche centrali che nel giugno 1970 ammontavano a circa $80 miliardi, ammontano oggi a più di $22,000 miliardi.

Cioè, capeggiato dalla banca centrale americana, il convoglio delle banche centrali globali si è evoluto in un gigantesco compratore di obbligazioni sovrane. Hanno gestito collettivamente l'equivalente monetario di un motel da quattro soldi: le obbligazioni, come gli scarafaggi, sono entrate nei loro bilanci e non ne sono più uscite.

Questo massiccio sequestro del debito sovrano finanziato attraverso il credito fiat che le banche centrali hanno creato dal nulla, ha avuto due effetti: innanzitutto sopprimerne i rendimenti ben al di sotto dei livelli di compensazione di un mercato onesto. Questa è solo l'ABC della legge della domanda e dell'offerta.

Il secondo effetto, alimentato dai carry trade degli speculatori, ha spinto i prezzi delle obbligazioni ancora più in alto, spingendo così i rendimenti ancora più in basso. Ciò, a sua volta, ha fatto sì che il costo del debito relativo al reddito diminuisse costantemente, incentivando i settori pubblico e privato ad incrementare i rapporti di leva finanziaria a livelli che erano inauditi prima del 1970.

Alla fine il debito a basso costo è stato incorporato nella trama dei settori pubblico e privato. In tal modo, l'aumento dei rapporti di leva ha causato l'avanzamento delle attività economiche future, il che significa che il PIL interno e mondiale sono molto più alti di quanto sarebbero stati se la crescita fosse stata finanziata da risparmi reali provenienti dalla produzione, non alimentata dal debito finanziato e stimolato dalle banche centrali.

Ad esempio, la spesa per gli asset a reddito fisso finanziata al margine grazie agli acquisti di obbligazioni da parte delle banche centrali – direttamente o indirettamente tramite lo spostamento dell'arbitraggio – ha fatto salire il PIL più rapidamente rispetto a quanto avrebbero fatto gli investimenti basati sui risparmi. Anche così, l'eruzione dei bilanci delle banche centrali globali è proseguita a ritmi drammaticamente più rapidi rispetto alla crescita del PIL gonfiato dal debito.

Pertanto il PIL globale è aumentato da circa $3,000 miliardi a $80,000 miliardi dal 1970, o del 26X. Per contro, i bilanci delle banche centrali sono esplosi di circa 275 volte.

Eppure, come fece notare l'economista Herb Stein, le cose che sono insostenibili tendono a fermarsi. E soprattutto al momento attuale, con un'esplosione di debito totale alimentata dal settore bancario centrale.




Infatti lo stato attuale dell'economia statunitense e il suo debito pubblico/privato totale incarnano esattamente la Legge di Stein. Per ribadire: nel giugno 1970 il PIL era di $1,100 miliardi e da allora è cresciuto del 18X a $19,600 miliardi. Al contrario, il debito pubblico e privato totale era di $1,580 miliardi e da allora è aumentato del 42X a $67,000 miliardi.

Infatti la legge del capitalismo alla fine prevarrà. Questo perché estendere queste tendenze, insostenibilmente divergenti, anche per un altro decennio porterebbe ad una totale assurdità. Come abbiamo anche sottolineato nella Prima Parte, tra dieci anni il PIL nominale ammonterà a $35,000 miliardi e il debito pubblico e privato totale raggiungerà i $150,000 miliardi.

PAZZIA!

Anche la FED la pensa così. E questa è la vera ragione della sua normalizzazione e del QT (quantitative tightening).

Sfortunatamente i nostri pianificatori monetari centrali non riescono a rendersi conto che la linea blu (debito) nel grafico qui sotto ha ferito gravemente l'economia di Main Street, e mentre "rimuove l'allentamento monetario" e riduce il suo bilancio il danno non farà altro che aggravarsi

In secondo luogo, durante le fasi finali di questa bolla del debito durata 50 anni, il debito a basso costo è tornato sempre più nei canyon di Wall Street tramite acquisti di azioni societarie, operazioni di fusione/acquisizione e altre manovre di ingegneria finanziaria. Qui ha alimentato un'enorme inflazione dei valori degli asset finanziari e uno tsunami di speculazioni selvagge e di scommesse pericolose.

Per esempio non ci sarebbe mai stato un ETF sul VIX in un sistema con denaro onesto e disciplina finanziaria; e nemmeno ci sarebbero stati i titoli spazzatura europei scambiati a rendimenti dei decennali USA, o le patch di scisto finanziate con obbligazioni spazzatura, o la "volatilità" scambiata come una "asset class". In un mercato libero, quest'ultima non avrebbe alcuna tendenza e sarebbe quindi non redditizia per il trading.

In una parola, il sistema bancario centrale keynesiano è la causa dei $300,000 miliardi di titoli di debito ($220,000 miliardi) e titoli di equity ($80,000 miliardi).

Pertanto, mentre la FED avanza verso la terra sconosciuta del QT e il massiccio drenaggio di liquidità dai canyon di Wall Street, spingendo quindi il resto del convoglio delle banche centrali mondiali a fare lo stesso, il suo impatto sarà quello di esporre le falsificazioni, le distorsioni, le deformazioni e gli investimenti improduttivi accumulati nel corso dei vari decenni.

Inutile dire che tutto ciò scatenerà reazioni a catena, o ciò che i banchieri centrali chiamano "contagi", negli interstizi del vasto sistema finanziario mondiale. Il mispricing era piacevole ed arrivava lentamente, silenziosamente e in modo incrementale; l'esposizione di tutte queste falsificazioni, non così tanto.

Infatti ciò che ci attende è simile a quello che Keynes scrisse una volta circa l'insidioso funzionamento dell'inflazione: si insinua così profondamente nel tessuto della finanza e della vita economica che diventa virtualmente invisibile.

Sostituite "finanziarizzazione" e "inflazione degli asset" alimentata dal debito nella citazione più famosa del Grande Pensatore, ed avrete esattamente ciò che ha prodotto nel mondo attuale l'era della Finanza delle Bolle.


Con un continuo processo di inflazione, i governi possono confiscare, segretamente e inosservati, una parte importante della ricchezza dei loro cittadini. Non vi è alcun mezzo più subdolo e sicuro per rovesciare le basi esistenti della società: la svalutazione della valuta. Tale processo coinvolge tutte le forze nascoste del diritto economico dalla parte della distruzione, e lo fa in un modo che solo un uomo su un milione sia in grado di capirlo.


In ogni caso, sepolto nel grafico qui sotto c'è l'enorme danno inferto a Main Street ed a Wall Street.

Ma non più. Il QT sta per innescare l'altrettanto famoso aforisma di Warren Buffett: ci si sta accorgendo che i nuotatori nudi sono effettivamente nudi.




Per quanto riguarda Main Street, è stato a lungo evidente che il cosiddetto LBO della nazione post-1970 abbia frenato la crescita tendenziale del PIL reale facendolo calare costantemente. Come in tutte le economie legate al debito, l'impatto iniziale è stato piacevole perché l'attività incrementale portata avanti nel tempo ha più che compensato l'aumento del costo di carry del debito.

Ma quegli effetti apparentemente salutari erano temporanei. Pertanto il primo riquadro nel grafico qui sotto rappresenta lo status quo pre-Camp David. Durante il 1953-1971, l'età d'oro della prosperità degli Stati Uniti, il PIL reale è cresciuto ad un tasso del 3.8% all'anno, mentre il rapporto storico di leva dell'economia americana si avvicinava strettamente alla media dell'1.5X. La crescita era organica, sostenibile ed era nata dal genio del capitalismo privato, relativamente libero da un pesante intervento dello stato.

Come dimostrato dalla linea rossa nel secondo riquadro, 1971-2000, il rapporto di leva ha iniziato la sua ascesa incessante accelerando bruscamente dopo che Alan Greenspan arrivò alla FED nel 1987 ed inaugurò esplicitamente l'era della Finanza delle Bolle. Durante quel periodo, la spinta alla crescita mediante una maggiore leva finanziaria è stata solo parzialmente compensata dal crescente onere dei costi di carry del debito.

Il terzo riquadro, il periodo 2000-2007, coglie l'ultima fase maniacale del cosiddetto LBO nazionale quando il boom immobiliare di Greenspan ha portato il debito ipotecario nella stratosfera finanziaria. Durante quell'intervallo di sette anni di follia, il rapporto di leva nazionale è salito da un 2.8X il reddito nazionale a 3.8X al picco della crisi finanziaria.

Ma nonostante la più grande ondata di pompaggi del debito, compresi oltre $3,000 miliardi di mortgage equity withdrawal (MEW), che sono confluiti nel flusso della spesa per i consumi, il pedaggio pagato dalla crescita economica è diventato palesemente ovvio. Su base picco/picco, la crescita del PIL reale è rallentata a solo il 2.4% annuo.

L'ultimo riquadro copre i dieci anni trascorsi dal picco pre-crisi e parla da sé: nonostante il più grande stimolo monetario e fiscale nella storia registrata, il rapporto di leva ha smesso di crescere e così anche Main Street.

La linea rossa si è spostata a malapena perché le famiglie erano arrivate già al Picco del Debito nel 2007 e il debito delle imprese era cresciuto solo modestamente, anche se era stato quasi interamente riciclato a Wall Street attraverso l'ingegneria finanziaria.

La morale della favola lascia poco all'immaginazione: il costo di carry di un debito pubblico/privato ora a $67,000 miliardi e l'immolazione dei flussi di cassa aziendali e dei bilanci per finanziare l'ingegneria finanziaria, hanno causato una discesa del tasso tendenziale di crescita del PIL reale a solo l'1.2%. Questo è appena un terzo delle cifre durante l'epoca d'oro prima della follia di Camp David.

Inutile dire che le persone che popolano la FED e Wall Street non hanno idea della triste realtà rappresentata nel grafico qui sotto. Sono così concentrate sui "flussi" di breve termine e sui "dati in entrata" ad alta frequenza che non riconoscono né il fatto del cosiddetto LBO nazionale, evidente nella linea rossa, né la scomparsa della crescita economica storica, inequivocabilmente evidente nelle barre grigie.

Inoltre l'affermazione di una ripresa tiepida dovuta alla Grande Recessione ha esaurito il suo uso. Al contrario, se lo shock per Main Street fosse stato semplicemente ciclico, come sostenuto dai nostri banchieri centrali keynesiani, il PIL perso sarebbe stato più che recuperato dopo 9 anni.

In realtà il tasso di crescita del PIL reale all'1.2% nell'ultimo riquadro rappresenta la condizione dell'economia di Main Street e mostra la verità sulla bolla quarantennale del debito. Per intenderci, l'economia americana ha solo guadagnato tempo. Questo è il prezzo reale di $67,000 miliardi di debito ed una leva dell'economia degli Stati Uniti fino alla sua massima tolleranza, a 3.5 volte il reddito nazionale.




Anche così, però, le barre grigie nel grafico qui sopra sottostimano la gravità del danno inferto all'economia di Main Street che è il risultato dell'esplosione del debito post-1970. Ciò è dovuto al fatto che una parte significativa della crescita tendenziale sin dal 2007 è dovuta all'orrenda reflazione del mercato azionario e agli effetti sulla ricchezza (reversibili) che ne derivano.

Ciò che intendiamo è che il 10-20% delle famiglie americane ha beneficiato, sia finanziariamente sia psicologicamente, del rialzo del 4X dell'indice S&P 500 (da 670 a marzo 2009 a circa 2750).

Di conseguenza hanno acquisito sufficienti aumenti salariali e plusvalenze per finanziare robusti livelli di spesa al consumo. Tale spesa ha aumentato gli aggregati che prendono in considerazione anche il restante 80% delle famiglie americane, le quali possiedono poche azioni e hanno sperimentato deboli aumenti dei salari.

Il grafico qui sotto è una prova sorprendente. Il tasso di tendenza della linea rossa, che riflette i lavoratori nella produzione e non nella supervisione, è in realtà diminuito sin dalla crisi del 2008. Al tasso attuale di crescita del 2.3% a/a, la crescita dei salari nominali è appena al passo con l'inflazione dell'IPC, che a sua volta sottostima l'aumento del costo della vita di tutti i giorni.

Al contrario, la parte superiore della scala del lavoro è composta da cosiddetti lavoratori nella supervisione. I loro salari sono saliti sin dal fondo post-crisi e sono ora nella zona di crescita del 4%. Ciò è in parte dovuto al fatto che il 20% di questi posti di lavoro è stato meno esposto all'off-shoring, e anche perché la categoria di supervisione cattura la quota maggiore dei bonus e degli incentivi.

Di conseguenza, il 20% dei titolari di posti di lavoro ha contribuito in modo sproporzionato al modesto rimbalzo della spesa per consumi e alla crescita del PIL sin dal 2009.




Infatti, come mostreremo nella Parte 3, sin dal 2008 la maggior parte dell'economia di Main Street ha percorso la linea piatta nel migliore dei casi. Ad esempio, la produzione industriale è ancora al suo livello pre-recessione ed i salari reali settimanali non sono affatto aumentati

Di conseguenza il massiccio stimolo monetario dal settembre 2008 non ha mai lasciato i canyon di Wall Street; il massiccio afflusso di credito della banca centrale ha semplicemente esteso ed aumentato le distorsioni finanziarie.

Quindi la bolla finanziaria della banca centrale colpirà molto più Wall Street che Main Street, che ha molto meno da perdere.

E crediamo che il successo di Wall Street sia dovuto principalmente ai piani alti delle grandi aziende americane. Avendo accumulato debiti su debiti nell'ultimo decennio per finanziare $15,000 miliardi in manovre d'ingegneria finanziaria, lo "shock dei rendimenti" bloccherà il flusso di liquidità aziendale in operazioni di riacquisto di azioni proprie e fusione/acquisizione.

Ancora più importante, la reazione a catena innescata dai riacquisti di azioni proprie sarà praticamente incontrollabile. Il grande muro dei veicoli d'investimento passivi, ETF e fondi indicizzati, scaricherà automaticamente le azioni quando gli smart money si accorgeranno che la festa è finita e che i costi di carry ed i rischi della speculazione sono improvvisamente aumentati.

Abbiamo definito questa prospettiva il peggior incubo di Wall Street. Nella Parte 3 esamineremo ulteriormente i particolari delle bombe ad orologeria finanziaria che sono in agguato nel sistema finanziario.





[*] traduzione di Francesco Simoncelli https://francescosimoncelli.blogspot.it/






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