9 dicembre forconi: Main Street
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martedì 13 agosto 2019

Powell vuota il sacco: no Curva di Phillips, no party keynesiano








Giovedì è stato uno di quei giorni in cui il commento "ma non mi dire" è davvero appropriato. Ci riferiamo ovviamente all'audizione di Powell davanti al Senate Banking Committee, dove ha affermato che un maggior numero di persone che lavorano non causa inflazione.

"La relazione tra il rallentamento dell'economia, o la disoccupazione e l'inflazione, era forte 50 anni fa [...] e adesso non c'è più", ha detto Powell durante la sua testimonianza dinanzi al Senate Banking Committee. Ha aggiunto che il forte legame tra disoccupazione e inflazione è stato infranto come minimo 20 anni fa e che il rapporto "è diventato sempre più debole e debole".


Perché, sì, a quanto pare è completamente scomparso secondo il grafico qui sotto.

Sin dal minimo raggiunto dai posti di lavoro nel 2010, il tasso di disoccupazione (barre marroni) è passato da poco meno del 10% ad un minimo di 50 anni del 3,7%. Nonostante l'apparente uscita della "fiacchezza" dalla vasca da bagno economica degli Stati Uniti, gli aumenti settimanali reali dei maschi in età da lavoro (barre viola) sono stati sostanzialmente piatti negli ultimi otto anni.

Quindi potreste mettere una croce nella cosiddetta Curva di Phillips e farla finita. Ma in realtà la storia non finisce qui e la confessione di Powell implica molto più che l'equazione salario/occupazione.

Infatti schiaccia la tesi principale del sistema bancario keynesiano. Vale a dire, la politica della FED funziona in gran parte come una vasca chiusa del PIL interno e che alzando o abbassando il livello dell'acqua della "domanda" al suo interno, l'Eccles Building possa controllare a proprio piacimento l'inflazione interna, l'occupazione e la crescita economica.




Ovviamente non può e la ragione di ciò inizia con l'errata affermazione di Powell secondo cui il rapporto tra salari e lavoro "è andato via".

In realtà ciò che viene implicato qui è la legge fondamentale della domanda e dell'offerta, che non è scomparsa misteriosamente. Non è ovvio che centinaia di milioni di contadini sono stati prosciugati dalle risaie e dai villaggi asiatici e radunati in nuove fabbriche finanziate con il credito facile che i banchieri centrali possono stampare?

Quindi l'equazione interna domanda/offerta degli Stati Uniti è stata recisa come mostra il grafico sopra. Questo perché il prezzo cinese per i beni scambiati a livello globale e il prezzo indiano per i servizi forniti a livello globale guidano l'allocazione geografica della produzione e determinano il saggio salariale marginale nell'economia globale.

Detto in modo diverso, la metrica della disoccupazione U-3 è inutile. Detto in modo diverso, negli ultimi 10 anni di pseudo-ripresa economica, l'aumento della domanda interna di produzione e manodopera è migrata dalla vasca del PIL nazionale all'economia globale. E se i salari interni fossero aumentati rapidamente secondo la vecchia equazione della Curva di Phillips, ci sarebbe stata ancora più produzione e salari spostati all'estero (dato che l'allocazione delle risorse avviene al margine in un'economia globale aperta).

Infatti non c'è nulla di nuovo in questo fattore di dispersione della domanda. Soprattutto dopo la versione keynesiana di banca centrale da parte di Alan Greenspan negli anni '90, il fattore di dispersione è cresciuto perché la FED ha rifiutato di autorizzare i mercati finanziari nazionali a dirigersi verso la strada deflazionistica indicata.

Di conseguenza il divario tra costi e salari, tra la produzione nazionale e quella cinese/indiana, si è costantemente ampliato. Stimiamo che in termini nominali il divario medio tra gli stipendi degli Stati Uniti e quelli della Cina era di $10 l'ora alla fine degli anni '80 ed è salito di $25 ad oggi.

Questo crescente divario tra salari e costi negli Stati Uniti rispetto alla produzione offshore è ciò che sta bloccando i salari reali degli Stati Uniti. Tuttavia anche le tendenze dei salari reali relativamente piatte non sono state sufficienti a fermare la migrazione della domanda degli Stati Uniti verso terre straniere più economiche in termini di salari/costi, come è più che evidente nel grafico qui sotto.

Il grafico indicizza semplicemente le importazioni USA e le vendite finali agli acquirenti nazionali. Ciò che mostra è che le importazioni (linea viola) sono cresciute di quasi il 300%, o del 5,8% annuo negli ultimi 25 anni, mentre il bacino totale della "domanda" interna misurata dalle vendite nominali agli acquirenti nazionali (essenzialmente il PIL meno le esportazioni e le oscillazioni degli inventari) è salito del 195% e solo del 4,5% all'anno.

Quindi una quota materialmente crescente della torta della domanda interna è finita agli stranieri.

Il divario crescente nel grafico tra le due linee misura la perdita di domanda. E la causa della soppressione dei salari rimane un mistero per i nostri pianificatori monetari centrali, cioè, il distruttore della vecchia Curva nazionale di Phillips.




Certo, il grafico spiega molto di più che salari deboli rispetto ad un'occupazione presumibilmente forte. In realtà, spiega perché l'idea stessa di gestione keynesiana della domanda sia così distruttiva.

Cioè, l'Eccles Building può influenzare la domanda interna mediante la repressione dei tassi d'interesse, che, a sua volta, dovrebbe indurre i settori domestici ad accendere più prestiti e spendere di più di quanto potrebbe accadere altrimenti. Ma in un'economia globale efficiente dal punto di vista tecnologico e dei trasporti, una "domanda" potenziata non riempie necessariamente la vasca del PIL nazionale, facendo così salire i salari e assorbendo tutto il lavoro domestico disponibile.

Invece è una questione di prezzi, non di aggregati. Cioè, se i salari domestici, i prezzi ed i costi non sono competitivi con quelli stranieri (aggiustati ai costi di trasporto, ai costi d'inventario ed a premi simili sulle importazioni), tutta o parte della domanda incrementale finisce sulle coste estere, dove spinge verso l'alto posti di lavoro, produzione e salari.

In altre parole, la FED sta essenzialmente cercando di stimolare l'economia degli Stati Uniti con strumenti inefficaci, anche quando riesce a persuadere famiglie e imprese domestiche ad accendere più prestiti ed a spendere di più.

Ma anche quest'ultimo aspetto è ora in dubbio a causa di tre decenni di pompaggio di denaro e una massiccia crescita del debito e della leva finanziaria. L'abbiamo chiamato l'equivalente finanziario di un LBO nazionale. Quest'ultimo ha ora introdotto una condizione meglio descritta come Picco del Debito: una larga fetta dei bilanci delle famiglie e delle impreseè ormai satura.

Di conseguenza tagliare i tassi d'interesse avrà sempre meno effetti su Main Street a causa dello schiacciante livello d'indebitamento. A partire dal primo trimestre del 2019, infatti, il debito pubblico e privato totale ha raggiunto i $73.000 miliardi ed è aumentato di $21.000 miliardi rispetto al picco pre-crisi del quarto trimestre 2007.

Come illustrato di seguito, ora ci sono due giri di debito extra sul reddito nazionale (3,47X contro 1,48X) rispetto al vecchio rapporto di leva che ha prevalso per un secolo tra il 1870 e il 1970. In termini quantitativi, suddetti giri extra ammontano a $40.000 miliardi di debito extra trascinati dall'economia statunitense.

Inutile dire che sta diventando sempre più difficile per la FED stimolare più prestiti e spese rispetto ai $21.000 miliardi del reddito nominale della nazione. È semplicemente una questione di rendimenti decrescenti in quelli che sono già tassi ultra bassi, insieme all'esaurimento della capacità di bilancio.




Questo è particolarmente vero nel settore delle famiglie, dove la leva finanziaria è aumentata vertiginosamente tra il 1987 e la crisi finanziaria del 2008. Come illustrato di seguito, la leva finanziaria delle famiglie è rimasta a livelli storicamente elevati rispetto al reddito da stipendio, nonostante qualche lieve deleveraging sulla scia della crisi dei mutui nel 2008.




In breve, lo strumento "tasso d'interesse" della FED si sta indebolendo sempre di più; la crescita della domanda interna sulla scia di una maggiore leva finanziaria sta diminuendo; e qualsiasi incremento della domanda interna che la FED è in grado di stimolare finisce sempre più nell'acquisto di beni stranieri e in altri fattori di produzione esteri.

Oltre a ciò, anche la metrica U-3 non è più quella di una volta in termini di misurazione della "fiacchezza" nel mercato del lavoro interno. Ciò perché una quota in costante aumento di lavoratori disponibili e di ore lavorative non viene impiegata nell'economia nazionale, un fattore che la misura U-3 non può catturare.

Tale fattore mancante è evidente nel grafico qui sotto. Dal picco del quarto trimestre del 2000, il censimento dei potenziali lavoratori nell'economia statunitense è cresciuto del 21%, tuttavia le ore di lavoro effettivamente impiegate sono aumentate solo dell'11,9%.

Quindi il tasso di utilizzo reale del lavoro è diminuito drasticamente, a dispetto della metrica U-3 riportata dal BLS, che considera tutti i lavori uguali.




La popolazione adulta tra i 20 ed i 69 anni nel 2000 era di 175,5 milioni, il che implicava 351 miliardi ore di lavoro annuali disponibili in un anno standard.

Secondo il BLS le ore di lavoro effettive impiegate in quell'anno ammontavano a 229,5 miliardi, lasciando 121,5 miliardi di ore non utilizzate. Ciò significa che il tasso di disoccupazione complessivo era pari al 34,6% alla fine del secolo.

Attualmente la riserva di manodopera disponibile ammonta a 212,3 milioni di potenziali lavoratori, o 424,6 miliardi di ore annuali. Ciò si confronta con i 255,6 miliardi di ore effettive impiegate nell'ultima lettura. Quindi l'attuale tasso di disoccupazione complessivo è del 40,0%!

Ma ecco il punto: nell'aprile 2000 il tasso di disoccupazione U-3 era del 3,8%, praticamente identico al tasso attuale del 3,7%. Ma evidentemente c'è molta più "fiacchezza" nel bacino delle ore di lavoro oggi disponibile rispetto a 19 anni fa.

Certo, la ragione per cui attualmente ci sono 169 miliardi di ore disoccupate per gli adulti in base a questa misura del mercato del lavoro è che ci sono sempre più posti di lavoro part-time nel conteggio del BLS riguardo l'occupazione; e perché le persone scelgono di lavorare in famiglia, a nero, di usuvruire del welfare state, della disabilità, dei prestiti agli studenti, o di vendere lattine di birra usate su E-Bay nella cantina di mamma e papà.

Normalmente l'aumento dei salari reali interni avrebbe, al margine, spinto suddette persone a cimentarsi nel mercato del lavoro retribuito. Tuttavia, con un abbondante bacino di lavoro in eccesso a buon mercato all'estero che causa stagnazione dei salari reali interni, quelle 169 miliardi di ore di lavoro inutilizzate sono rimaste al di fuori della forza lavoro retribuita.

In ogni caso, piuttosto che vedere la morte della Curva di Phillips e di conseguenza della morte del sistema bancario keynesiano, Powell ha detto che prima o poi questa massiccia abbondanza di lavoro non utilizzato verrà assorbita e che sarebbe stato raggiunto il Santo Graal della pianificazione monetaria centrale. 

Cioè, più inflazione!

"Alla fine ci deve essere una connessione, perché il basso livello di occupazione farà salire i salari e, in definitiva, salari più alti faranno salire l'inflazione, ma ancora non abbiamo raggiunto quel punto. Questa connessione tra i due è piuttosto piccola in questi giorni", ha detto il capo della FED.


No, non lo farà. Non c'è limite al bacino di lavoro economico sul pianeta, il che significa che l'inflazione salariale che il nostro politburo monetario continua a promettere non arriverà tanto presto.

L'inflazione salariale è il Godot monetario che i capi della FED stanno aspettando. Ciò significa che credono di poter mantenere "stimolata" la domanda e falsificare i tassi d'interesse a tempo indeterminato, alimentando così una bolla sempre più grande a Wall Street e una giornata ancora più disastrosa quando alla fine scoppierà.

Ciò significa, naturalmente, che la FED sta sostenendo uffficiosamente la MMT. Infatti l'ignaro Powell l'ha ammesso in questo scambio con uno dei suoi principali sostenitori, Alexandra Ocasio-Cortez di Alessandria.

La strada per il socialismo in America potrebbe finire per essere imboccata attraverso la grande sala riunioni dell'Excles Building.

Nel frattempo le condizioni dell'economia globale stanno diventando sempre più deboli, una condizione che l'imminente campagna di taglio dei tassi della FED non potrà invertire.

Di conseguenza, quando la bolla finanziaria alla fine scoppierà, probabilmente accadrà nel mezzo di una recessione globale in cui la FED e il suo convoglio di banche centrali si ritroverà senza frecce nella sua faretra.




Nel frattempo il deficit di bilancio aumenta vertiginosamente, salendo del 23% a $747,1 miliardi nei primi nove mesi dell'anno fiscale, il che, a sua volta, ha indotto il Segretario al Tesoro americano a mettere in guardia che lo zio Sam potrebbe rimanere senza liquidità entro il Labor Day.

Poi la FED vuole tagliare i tassi, perché i suoi modelli keynesiani fasulli sono intenzionati a placare Wall Street. Inutile dire che questo ha scatenato ancora una volta la mania "buy the dip".

Ma almeno ora sappiamo che la Curva di Phillips è morta e se siamo fortunati, la morte del sistema bancario centrale keynesiano non sarà troppo lontana.










[*] traduzione di Francesco Simoncellihttps://www.francescosimoncelli.com/

domenica 6 maggio 2018

Distruzione sociale attraverso l'abuso del denaro fiat


Una delle storie più conosciute a New York è il divorzio dei Macklowe. Harry, il marito, ha avuto un'amante francese per due anni prima di chiedere il divorzio alla moglie di 58 anni. Fin qui si tratterebbe solo di una divisione coniugale, ma ciò che l'ha resa oggetto di pettegolezzi è lo stile di vita dei Macklowe, il fango che si tirano addosso e le aspettative della moglie che chiede un miliardo o giù di lì per mantenere il proprio stile di vita.
Ecco che una delle coppie più ricche di New York lava i propri panni in pubblico, ed è emerso che Harry non ha pagato le tasse dal 1983. L'avvocato di Harry ha dichiarato apertamente in tribunale che "le persone nel settore immobiliare non pagano le tasse", facendo eco alla citazione di Leona Hemsley emersa durante il suo processo trent'anni fa, quando la regina dei media disse: "Noi non paghiamo le tasse, solo i pesci piccoli le pagano".

Questa affermazione sorprende ancora molti di noi piccoli, ma dobbiamo credere ad un avvocato di New York quando fa una dichiarazione in un tribunale. La fonte di immense ricchezze personali in una città come New York è spesso dovuta allo sviluppo di proprietà, e se si tratta di un'attività esentasse, si fa beffe dello stato che ridistribuisce il denaro dagli abbienti ai non abbienti.

E poi i sociologi si chiedono perché ci sia così tanto malcontento nei confronti dell'establishment! Questo malcontento trova espressione nel socialismo: in quello guidato dalla moralità piuttosto che dalla versione marxista. Sembra ovvio per le masse che lo stato non riesca a riscuotere le tasse visto che non ci sta provando abbastanza. Ma tutto ciò che prova il divorzio dei Macklowe è una delle grandi verità della vita: i ricchi sono molto bravi a trovare vie legali per non pagare le tasse.

Distruzione della ricchezza e lo stato

Le promesse del welfare statale non sono mai finanziate dai ricchi. Ad ogni modo, ce ne sono troppo pochi affinché possano sopperire all'enorme scala delle entrate fiscali richieste dallo stato. Le tasse rappresentano un onere enorme imposto ai creatori di ricchezza di successo. In Gran Bretagna il cosiddetto 1% paga oltre un quarto di tutte le imposte sul reddito raccolte, e mentre i residenti britannici super-ricchi forse non hanno le agevolazioni fiscali di cui godono i Macklowe, la maggior parte del carico ricade su avvocati, banchieri, società dirigenti e proprietari di imprese private di successo. E così dovrebbe essere, dicono i collettivisti.

Ma quando guardiamo allo scaglione successivo dei percettori di reddito, quelli che guadagnano poco più il salario medio, vediamo che le tasse dello stato hanno causato le peggiori distorsioni economiche. Ci riferiamo alle tasse sulle retribuzioni degli operai qualificati. Sono persone comuni con aspirazioni a fare meglio per sé stessi e le loro famiglie. Queste sono le persone che pagano la maggior parte del restante 75% dell'imposta sul reddito e delle imposte sulle vendite riscosse dallo stato. Queste sono le persone che, se hanno il permesso di mantenere i loro guadagni, sarebbero incentivate a diventare più produttive a beneficio di tutti. Queste sono le persone che ridurrebbero il carico di welfare dello stato, se avessero scelta, essendo in grado di risparmiare per l'assistenza sanitaria privata e di pagare l'istruzione dei loro figli.

Invece sono costrette a sovvenzionare un sistema statale molto più costoso. Di recente mi è stato detto da una fonte attendibile che l'unica forma di chirurgia negli Stati Uniti scesa di prezzo negli ultimi anni è quella non coperta da Medicare e Medicaid: la chirurgia plastica. Qualche tempo fa ho fatto un calcolo approssimativo sul costo dell'istruzione di un bambino in età scolare in Gran Bretagna, e ho scoperto che il sistema statale "gratuito" costa circa il doppio di quello privato. Mantenere un detenuto di sesso maschile rinchiuso in Gran Bretagna costa £85,975 all'anno, mentre costa meno di £40,000 istruire un ragazzo della stessa età ad Eton. E non è che i borghesi britannici siano costellati da costose strutture di classe superiore.

Mi vengono in mente pochissimi genitori che preferiscono affidare i loro figli al sistema statale piuttosto che all'istruzione privata. Nel Regno Unito persino i politici laburisti di sinistra mandano i loro figli in scuole private. I sindacati offrono assistenza sanitaria privata al proprio personale piuttosto che affrontare le code del Servizio Sanitario Nazionale, mentre sanzionano pubblicamente l'assistenza sanitaria privata per aver sottratto risorse al sistema statale.

Il denaro deviato dalle tasse dall'uso produttivo per sostenere la spesa statale è un enorme freno invisibile all'economia. Distrugge la ricchezza personale e produce in cambio servizi inferiori o indesiderati. E mentre possiamo discutere dei benefici per i percettori di reddito più basso nella società e per i disoccupati di lungo periodo, non dovremmo ignorare la ricchezza che altrimenti sarebbe stata accumulata e sulla quale dipende in ultima analisi il tenore di vita dei più poveri nella società.

Gli stili di vita sono ora basati sul debito

L'intervento statale è diventato così esteso e costoso, che coloro che hanno l'ambizione di migliorare sé stessi e migliorare le condizioni per le loro famiglie non sono stati in grado di farlo per molto tempo. Invece ricorrono al prestito. Una tipica coppia giovane che compra una casa di nuova costruzione in un complesso residenziale, parcheggia due auto nel vialetto d'accesso, ben vestita e con figli a carico, rappresenta le aspirazioni future all'interno del proprio Paese.

Ma quanta di questa ricchezza visibile possiede la coppia modello? Le ipoteche che vengono accese col creditore ipotecario rappresentano la maggior parte del valore della casa. Le auto non sono le loro fino alla fine del contratto di prestito, e poi devono rinunciarvi, comprarle o scambiarle per un'altra macchina finanziata a rate. E le carte di credito sono prestiti costosi che per molte persone sono un ponte finanziario necessario per il prossimo giorno di paga. È un fatto triste che la maggior parte delle persone stipendiate non abbia affatto un buffer finanziario, e se la prossima retribuzione non arriva, rischiano di perdere il loro rating e forse anche la loro casa.

I mutui, i prestiti per le auto e i debiti delle carte di credito hanno sostituito i guadagni tolti dalle tasse statali e i risparmi che altrimenti sarebbero stati accumulati. I nuovi quartieri residenziali sono venduti quasi interamente mediante il credito ipotecario, con il 90% dei prestiti mutuati come valore normale. Anche il boom delle vendite di automobili si basa sulla finanza al consumo. I prestiti al consumo hanno ormai superato di gran lunga il debito industriale per gli investimenti nella produzione.

Gli attuali stili di vita della maggior parte delle persone è fondata sulle instabili sabbie del debito. L'assenza di ricchezza personale, che altrimenti sarebbe una garanzia per il futuro, è sostituita da una crescente dipendenza dai valori delle case per spazzare via il debito ipotecario attraverso l'inflazione, in genere il più grande investimento e responsabilità della famiglia. La lotta per l'acquisto di immobili fa salire i prezzi al di sopra di dove sarebbero altrimenti stati in un mercato non distorto. Il popolo ordinario diventa speculatore orientato dai prezzi della propria casa, diventando schiavo degli alti e bassi del ciclo del credito.

Forse l'effetto collaterale più insidioso del debito è la dislocazione sociale. Quando le persone risparmiano, lo fanno per il proprio bene e per le loro famiglie. Le persone con un risparmio da proteggere sono socialmente e politicamente più stabili. Aspirazioni per il miglioramento includono dare un migliore inizio di vita ai propri figli ed accettare la responsabilità dei propri genitori, che potrebbero aver bisogno di aiuto quotidiano e sostegno finanziario nella loro vecchiaia. Ecco perché il risparmio è compatibile con la coesione sociale. Questi obiettivi sono incompatibili con uno stile di vita basato sul debito e conseguentemente le responsabilità familiari vengono erose. Dopotutto, se il patto con lo stato è che lo stato provvederà ai miei figli e ai miei genitori anziani con i miei pagamenti fiscali, la mia responsabilità nei loro confronti diminuirà.

Inoltre è quasi scomparsa l'ampia disponibilità di strutture da parte di benefattori locali, un'importante fonte di servizi per la comunità in passato. Lo stato dice a questi angeli che sarà esso stesso a provvedere alla comunità, costringendola a pagare le tasse per farlo. L'interesse per la comunità locale e la compassione per i propri vicini sono stati sostituiti dall'intervento statale.

Lo stato non sostituisce la compassione umana

L'aiuto statale non può sostituire l'auto-aiuto. Lo stato non è idoneo a riciclare le tasse nel welfare. Il processo è per forza di cose goffo, costoso e burocratico. La prima cosa di cui lo stato ha bisogno è un indirizzo. Se siete un senzatetto e non avete un conto in banca, potreste avere difficoltà a qualificarvi per il welfare. Le forme e le procedure, anche se si dispone di un indirizzo, sono complicate, quindi solo i furbacchioni conoscono il modo per aggirarle, mentre i meritevoli spesso non riescono a ottenere i loro diritti.

I cittadini caritatevoli, che favoriscono la ridistribuzione della ricchezza ai poveri, sono principalmente motivati ​​dalla compassione che esibirebbero se potessero farlo personalmente. Ma non riescono a vedere che la mente burocratica non è adatta a tal compito. Se qualcuno nel bisogno si presentasse davanti la porta di una chiesa, di una moschea, di una sinagoga o di un qualsiasi tempio, i suoi bisogni sarebbero evidenti e verrebbe assistito da un qualsiasi tipo di carità religiosa. Gli scrocconi verrebbero identificati rapidamente ed allontanati. L'organizzazione benefica locale fornita da organizzazioni religiose è estremamente efficiente. Confrontatela con lo stato, il quale richiede la compilazione di un modulo, la successiva elaborazione e poi la consegna entro quindici giorni (senza contare i tempi della risposta). Tuttavia i sostenitori ben intenzionati dell'intervento statale sembrano ciechi di fronte alle spaventose inadeguatezze ed inefficienze costose del welfare statale.

Spesso si tende a dare la colpa alla democrazia per questo stato di cose, perché un numero crescente di elettori beneficia delle erogazioni statali. Ciò manca il punto: è possibile avere una democrazia funzionante e un elettorato intriso di etica del lavoro e antipatia per la dipendenza dal welfare. Se le tasse fossero limitate ad un'aliquota forfettaria dell'imposta sul reddito non superiore al 20%, con una generosa indennità personale per i redditi più bassi, l'intera popolazione verrebbe incentivata a coltivare il proprio orticello ed i salariati a badare alle proprie famiglie. L'evasione fiscale cesserebbe quasi del tutto, con i percettori di reddito più alti felici di contribuire al benessere comune.

Uno stato più snello potrebbe quindi permettersi di pagare una pensione statale di base e fornire gratuitamente le basi dell'assistenza sanitaria e dell'istruzione. Non sarebbe necessario guardare oltre stati insulari come Jersey e Guernsey per dimostrare che la democrazia a basso costo fiscale è accompagnata da opere di welfare civilizzate. La chiave è non tassare i guadagni e le spese delle persone ordinarie al punto in cui devono accendere prestiti per far quadrare i conti.[1]

Distruggendo la ricchezza gli stati stanno banchettando con i semi della società. Non solo costringono i loro cittadini ad indebitarsi, ma scoraggiano attivamente anche il risparmio. I risparmi sono messi da parte dal reddito tassato, e quindi le plusvalenze sul risparmio sono tassate una seconda volta. È possibile investire i risparmi in un fondo pensione, ma la maggior parte dei salariati non ha una parte attiva nel contribuire ai regimi pensionistici e non vede i soldi fino all'età pensionabile. Anche in questo caso, le pensioni sono soggette all'imposta sul reddito quando vengono incassate. E con i bassi rendimenti obbligazionari manipolati dalle banche centrali, è improbabile che anche le pensioni offrano i rendimenti promessi.

I costi futuri non finanziati di tutte le passività future degli stati sono ormai multipli delle loro entrate fiscali. I servizi forniti dallo stato e la distruzione della ricchezza, se presi insieme, sono entrambi finanziariamente e socialmente mortali.

Il debito è diventato una trappola da cui non c'è via di scampo, sia per gli stati che per i loro elettori. La nostra tipica coppia di giovani di cui sopra non vuole più tenere sotto controllo la propria spesa. Né lo stato vuole vedere alcuna diminuzione della domanda alimentata dal credito. Le persone comuni sono diventate vittime inconsapevoli del ciclo del credito. E allo stesso modo gli stati sono intrappolati, perché non c'è abbastanza ricchezza privata per sostenere le responsabilità che hanno assunto.


[*] traduzione di Francesco Simoncellihttps://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Un equivoco comune è che gli stati insulari, come quelli nelle Channel Islands, siano considerati solo dei paradisi fiscali. Non è così; hanno riscosso successo molto prima che le tasse elevate spingessero le persone e le imprese a cercare giurisdizioni a bassa tassazione. Nel corso degli anni gli imprenditori leader nelle isole sono diventati esperti sia nella produzione di beni che nell'offerta di servizi in modo opportunistico, sfruttando opportunità commerciali di ogni tipo.

martedì 1 maggio 2018

L'avvoltoio del debito, Parte #2


Nella Prima Parte abbiamo postulato che il grafico qui sotto incarna l'incubo che presto fagociterà Wall Street: si può cavalcare la tigre finanziaria per un po' di tempo, ma alla fine è generalmente impossibile uscirne vivi.

Ciò che ha guidato l'economia americana negli ultimi tre decenni è stata l'espansione del debito, privato e pubblico, a ritmi molto più rapidi della crescita del PIL. Ma ciò ha comportato un costante aumento del rapporto della leva nazionale fino a quando non ha raggiunto ciò che equivale al Picco del Debito: 3.5X il reddito nazionale.

Come abbiamo dimostrato anche nella Prima Parte, il fulcro di quest'evento è stato l'abbandono dell'ancoraggio dollaro/oro nell'agosto del 1971. Successivamente la FED ha espanso il suo bilancio a piacimento, iniettando credito fiat nel sistema finanziario ad un ritmo folle; e ha anche aperto la strada per il popolamento del FOMC da parte di accademici e burocrati keynesiani al posto dei banchieri conservatori che avevano gestito la FED prima del 1970.

Infine il bilancio della FED è cresciuto di 82 volte nei 48 anni successivi al giugno 1970, scoppiando da $55 miliardi a $4,500 miliardi al recente picco dopo il QE3. L'effetto è stata una drastica e duratura repressione finanziaria che ha spinto i rendimenti dei titoli obbligazionari molto al di sotto di quelli che sarebbero prevalsi in un libero mercato basato sull'offerta di risparmi reali.

Detto in modo diverso, la massiccia eruzione del bilancio della FED ha forzato la reciprocità della stampa monetaria tra tutte le banche centrali del mondo a causa del timore di un aumento dei tassi di cambio; una sindrome che affligge politici e policymaker ovunque. Quindi i bilanci modesti delle banche centrali che nel giugno 1970 ammontavano a circa $80 miliardi, ammontano oggi a più di $22,000 miliardi.

Cioè, capeggiato dalla banca centrale americana, il convoglio delle banche centrali globali si è evoluto in un gigantesco compratore di obbligazioni sovrane. Hanno gestito collettivamente l'equivalente monetario di un motel da quattro soldi: le obbligazioni, come gli scarafaggi, sono entrate nei loro bilanci e non ne sono più uscite.

Questo massiccio sequestro del debito sovrano finanziato attraverso il credito fiat che le banche centrali hanno creato dal nulla, ha avuto due effetti: innanzitutto sopprimerne i rendimenti ben al di sotto dei livelli di compensazione di un mercato onesto. Questa è solo l'ABC della legge della domanda e dell'offerta.

Il secondo effetto, alimentato dai carry trade degli speculatori, ha spinto i prezzi delle obbligazioni ancora più in alto, spingendo così i rendimenti ancora più in basso. Ciò, a sua volta, ha fatto sì che il costo del debito relativo al reddito diminuisse costantemente, incentivando i settori pubblico e privato ad incrementare i rapporti di leva finanziaria a livelli che erano inauditi prima del 1970.

Alla fine il debito a basso costo è stato incorporato nella trama dei settori pubblico e privato. In tal modo, l'aumento dei rapporti di leva ha causato l'avanzamento delle attività economiche future, il che significa che il PIL interno e mondiale sono molto più alti di quanto sarebbero stati se la crescita fosse stata finanziata da risparmi reali provenienti dalla produzione, non alimentata dal debito finanziato e stimolato dalle banche centrali.

Ad esempio, la spesa per gli asset a reddito fisso finanziata al margine grazie agli acquisti di obbligazioni da parte delle banche centrali – direttamente o indirettamente tramite lo spostamento dell'arbitraggio – ha fatto salire il PIL più rapidamente rispetto a quanto avrebbero fatto gli investimenti basati sui risparmi. Anche così, l'eruzione dei bilanci delle banche centrali globali è proseguita a ritmi drammaticamente più rapidi rispetto alla crescita del PIL gonfiato dal debito.

Pertanto il PIL globale è aumentato da circa $3,000 miliardi a $80,000 miliardi dal 1970, o del 26X. Per contro, i bilanci delle banche centrali sono esplosi di circa 275 volte.

Eppure, come fece notare l'economista Herb Stein, le cose che sono insostenibili tendono a fermarsi. E soprattutto al momento attuale, con un'esplosione di debito totale alimentata dal settore bancario centrale.




Infatti lo stato attuale dell'economia statunitense e il suo debito pubblico/privato totale incarnano esattamente la Legge di Stein. Per ribadire: nel giugno 1970 il PIL era di $1,100 miliardi e da allora è cresciuto del 18X a $19,600 miliardi. Al contrario, il debito pubblico e privato totale era di $1,580 miliardi e da allora è aumentato del 42X a $67,000 miliardi.

Infatti la legge del capitalismo alla fine prevarrà. Questo perché estendere queste tendenze, insostenibilmente divergenti, anche per un altro decennio porterebbe ad una totale assurdità. Come abbiamo anche sottolineato nella Prima Parte, tra dieci anni il PIL nominale ammonterà a $35,000 miliardi e il debito pubblico e privato totale raggiungerà i $150,000 miliardi.

PAZZIA!

Anche la FED la pensa così. E questa è la vera ragione della sua normalizzazione e del QT (quantitative tightening).

Sfortunatamente i nostri pianificatori monetari centrali non riescono a rendersi conto che la linea blu (debito) nel grafico qui sotto ha ferito gravemente l'economia di Main Street, e mentre "rimuove l'allentamento monetario" e riduce il suo bilancio il danno non farà altro che aggravarsi

In secondo luogo, durante le fasi finali di questa bolla del debito durata 50 anni, il debito a basso costo è tornato sempre più nei canyon di Wall Street tramite acquisti di azioni societarie, operazioni di fusione/acquisizione e altre manovre di ingegneria finanziaria. Qui ha alimentato un'enorme inflazione dei valori degli asset finanziari e uno tsunami di speculazioni selvagge e di scommesse pericolose.

Per esempio non ci sarebbe mai stato un ETF sul VIX in un sistema con denaro onesto e disciplina finanziaria; e nemmeno ci sarebbero stati i titoli spazzatura europei scambiati a rendimenti dei decennali USA, o le patch di scisto finanziate con obbligazioni spazzatura, o la "volatilità" scambiata come una "asset class". In un mercato libero, quest'ultima non avrebbe alcuna tendenza e sarebbe quindi non redditizia per il trading.

In una parola, il sistema bancario centrale keynesiano è la causa dei $300,000 miliardi di titoli di debito ($220,000 miliardi) e titoli di equity ($80,000 miliardi).

Pertanto, mentre la FED avanza verso la terra sconosciuta del QT e il massiccio drenaggio di liquidità dai canyon di Wall Street, spingendo quindi il resto del convoglio delle banche centrali mondiali a fare lo stesso, il suo impatto sarà quello di esporre le falsificazioni, le distorsioni, le deformazioni e gli investimenti improduttivi accumulati nel corso dei vari decenni.

Inutile dire che tutto ciò scatenerà reazioni a catena, o ciò che i banchieri centrali chiamano "contagi", negli interstizi del vasto sistema finanziario mondiale. Il mispricing era piacevole ed arrivava lentamente, silenziosamente e in modo incrementale; l'esposizione di tutte queste falsificazioni, non così tanto.

Infatti ciò che ci attende è simile a quello che Keynes scrisse una volta circa l'insidioso funzionamento dell'inflazione: si insinua così profondamente nel tessuto della finanza e della vita economica che diventa virtualmente invisibile.

Sostituite "finanziarizzazione" e "inflazione degli asset" alimentata dal debito nella citazione più famosa del Grande Pensatore, ed avrete esattamente ciò che ha prodotto nel mondo attuale l'era della Finanza delle Bolle.


Con un continuo processo di inflazione, i governi possono confiscare, segretamente e inosservati, una parte importante della ricchezza dei loro cittadini. Non vi è alcun mezzo più subdolo e sicuro per rovesciare le basi esistenti della società: la svalutazione della valuta. Tale processo coinvolge tutte le forze nascoste del diritto economico dalla parte della distruzione, e lo fa in un modo che solo un uomo su un milione sia in grado di capirlo.


In ogni caso, sepolto nel grafico qui sotto c'è l'enorme danno inferto a Main Street ed a Wall Street.

Ma non più. Il QT sta per innescare l'altrettanto famoso aforisma di Warren Buffett: ci si sta accorgendo che i nuotatori nudi sono effettivamente nudi.




Per quanto riguarda Main Street, è stato a lungo evidente che il cosiddetto LBO della nazione post-1970 abbia frenato la crescita tendenziale del PIL reale facendolo calare costantemente. Come in tutte le economie legate al debito, l'impatto iniziale è stato piacevole perché l'attività incrementale portata avanti nel tempo ha più che compensato l'aumento del costo di carry del debito.

Ma quegli effetti apparentemente salutari erano temporanei. Pertanto il primo riquadro nel grafico qui sotto rappresenta lo status quo pre-Camp David. Durante il 1953-1971, l'età d'oro della prosperità degli Stati Uniti, il PIL reale è cresciuto ad un tasso del 3.8% all'anno, mentre il rapporto storico di leva dell'economia americana si avvicinava strettamente alla media dell'1.5X. La crescita era organica, sostenibile ed era nata dal genio del capitalismo privato, relativamente libero da un pesante intervento dello stato.

Come dimostrato dalla linea rossa nel secondo riquadro, 1971-2000, il rapporto di leva ha iniziato la sua ascesa incessante accelerando bruscamente dopo che Alan Greenspan arrivò alla FED nel 1987 ed inaugurò esplicitamente l'era della Finanza delle Bolle. Durante quel periodo, la spinta alla crescita mediante una maggiore leva finanziaria è stata solo parzialmente compensata dal crescente onere dei costi di carry del debito.

Il terzo riquadro, il periodo 2000-2007, coglie l'ultima fase maniacale del cosiddetto LBO nazionale quando il boom immobiliare di Greenspan ha portato il debito ipotecario nella stratosfera finanziaria. Durante quell'intervallo di sette anni di follia, il rapporto di leva nazionale è salito da un 2.8X il reddito nazionale a 3.8X al picco della crisi finanziaria.

Ma nonostante la più grande ondata di pompaggi del debito, compresi oltre $3,000 miliardi di mortgage equity withdrawal (MEW), che sono confluiti nel flusso della spesa per i consumi, il pedaggio pagato dalla crescita economica è diventato palesemente ovvio. Su base picco/picco, la crescita del PIL reale è rallentata a solo il 2.4% annuo.

L'ultimo riquadro copre i dieci anni trascorsi dal picco pre-crisi e parla da sé: nonostante il più grande stimolo monetario e fiscale nella storia registrata, il rapporto di leva ha smesso di crescere e così anche Main Street.

La linea rossa si è spostata a malapena perché le famiglie erano arrivate già al Picco del Debito nel 2007 e il debito delle imprese era cresciuto solo modestamente, anche se era stato quasi interamente riciclato a Wall Street attraverso l'ingegneria finanziaria.

La morale della favola lascia poco all'immaginazione: il costo di carry di un debito pubblico/privato ora a $67,000 miliardi e l'immolazione dei flussi di cassa aziendali e dei bilanci per finanziare l'ingegneria finanziaria, hanno causato una discesa del tasso tendenziale di crescita del PIL reale a solo l'1.2%. Questo è appena un terzo delle cifre durante l'epoca d'oro prima della follia di Camp David.

Inutile dire che le persone che popolano la FED e Wall Street non hanno idea della triste realtà rappresentata nel grafico qui sotto. Sono così concentrate sui "flussi" di breve termine e sui "dati in entrata" ad alta frequenza che non riconoscono né il fatto del cosiddetto LBO nazionale, evidente nella linea rossa, né la scomparsa della crescita economica storica, inequivocabilmente evidente nelle barre grigie.

Inoltre l'affermazione di una ripresa tiepida dovuta alla Grande Recessione ha esaurito il suo uso. Al contrario, se lo shock per Main Street fosse stato semplicemente ciclico, come sostenuto dai nostri banchieri centrali keynesiani, il PIL perso sarebbe stato più che recuperato dopo 9 anni.

In realtà il tasso di crescita del PIL reale all'1.2% nell'ultimo riquadro rappresenta la condizione dell'economia di Main Street e mostra la verità sulla bolla quarantennale del debito. Per intenderci, l'economia americana ha solo guadagnato tempo. Questo è il prezzo reale di $67,000 miliardi di debito ed una leva dell'economia degli Stati Uniti fino alla sua massima tolleranza, a 3.5 volte il reddito nazionale.




Anche così, però, le barre grigie nel grafico qui sopra sottostimano la gravità del danno inferto all'economia di Main Street che è il risultato dell'esplosione del debito post-1970. Ciò è dovuto al fatto che una parte significativa della crescita tendenziale sin dal 2007 è dovuta all'orrenda reflazione del mercato azionario e agli effetti sulla ricchezza (reversibili) che ne derivano.

Ciò che intendiamo è che il 10-20% delle famiglie americane ha beneficiato, sia finanziariamente sia psicologicamente, del rialzo del 4X dell'indice S&P 500 (da 670 a marzo 2009 a circa 2750).

Di conseguenza hanno acquisito sufficienti aumenti salariali e plusvalenze per finanziare robusti livelli di spesa al consumo. Tale spesa ha aumentato gli aggregati che prendono in considerazione anche il restante 80% delle famiglie americane, le quali possiedono poche azioni e hanno sperimentato deboli aumenti dei salari.

Il grafico qui sotto è una prova sorprendente. Il tasso di tendenza della linea rossa, che riflette i lavoratori nella produzione e non nella supervisione, è in realtà diminuito sin dalla crisi del 2008. Al tasso attuale di crescita del 2.3% a/a, la crescita dei salari nominali è appena al passo con l'inflazione dell'IPC, che a sua volta sottostima l'aumento del costo della vita di tutti i giorni.

Al contrario, la parte superiore della scala del lavoro è composta da cosiddetti lavoratori nella supervisione. I loro salari sono saliti sin dal fondo post-crisi e sono ora nella zona di crescita del 4%. Ciò è in parte dovuto al fatto che il 20% di questi posti di lavoro è stato meno esposto all'off-shoring, e anche perché la categoria di supervisione cattura la quota maggiore dei bonus e degli incentivi.

Di conseguenza, il 20% dei titolari di posti di lavoro ha contribuito in modo sproporzionato al modesto rimbalzo della spesa per consumi e alla crescita del PIL sin dal 2009.




Infatti, come mostreremo nella Parte 3, sin dal 2008 la maggior parte dell'economia di Main Street ha percorso la linea piatta nel migliore dei casi. Ad esempio, la produzione industriale è ancora al suo livello pre-recessione ed i salari reali settimanali non sono affatto aumentati

Di conseguenza il massiccio stimolo monetario dal settembre 2008 non ha mai lasciato i canyon di Wall Street; il massiccio afflusso di credito della banca centrale ha semplicemente esteso ed aumentato le distorsioni finanziarie.

Quindi la bolla finanziaria della banca centrale colpirà molto più Wall Street che Main Street, che ha molto meno da perdere.

E crediamo che il successo di Wall Street sia dovuto principalmente ai piani alti delle grandi aziende americane. Avendo accumulato debiti su debiti nell'ultimo decennio per finanziare $15,000 miliardi in manovre d'ingegneria finanziaria, lo "shock dei rendimenti" bloccherà il flusso di liquidità aziendale in operazioni di riacquisto di azioni proprie e fusione/acquisizione.

Ancora più importante, la reazione a catena innescata dai riacquisti di azioni proprie sarà praticamente incontrollabile. Il grande muro dei veicoli d'investimento passivi, ETF e fondi indicizzati, scaricherà automaticamente le azioni quando gli smart money si accorgeranno che la festa è finita e che i costi di carry ed i rischi della speculazione sono improvvisamente aumentati.

Abbiamo definito questa prospettiva il peggior incubo di Wall Street. Nella Parte 3 esamineremo ulteriormente i particolari delle bombe ad orologeria finanziaria che sono in agguato nel sistema finanziario.





[*] traduzione di Francesco Simoncelli https://francescosimoncelli.blogspot.it/






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