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venerdì 4 gennaio 2019
mercoledì 19 dicembre 2018
Asia a terra. Xi Jinping: nessuno dica alla Cina cosa fare
La guerra dei dazi Usa-Cina, i timori dei mercati che Pechino rallenti troppo il passo e che gli Stati Uniti accelerino nella produzione di petrolio hanno messo a terra le borse asiatiche. Ieri l'S&P ha toccato i minimi da 14 mesi e solo 40 titoli su 500 hanno chiuso in area positiva, cedendo tutti i segmenti di mercato. Oggi il Nikkei ha terminato la corsa a -1,82%, mentre alle ore 7:30 italiane l'Hang Seng è in rosso per l'1,19% e Shanghai cede lo 0,90%.
Oro in calo dello 0,11% a 1.250,4 dollari per oncia, mentre il petrolio Wti americano, dopo lo scivolone di ieri sera a Wall Street è in rosso anche in Asia e dai valori di venerdì scorso cede l'8,25% a 48,96 dollari il barile. L'euro è in equilibrio sul dollaro a 1,1345, lo yen sale come moneta rifugio dello 0,19% a 112,62 e la sterlina si assesta a 1,2627 sul biglietto verde.
Molto atteso, oggi il discorso del presidente cinese, Xi Xinping, sui 40 anni dall'avvio delle riforme in Cina. Un discorso durato un'ora e mezza. "Nessuno è nella posizione di imporre al popolo cinese cosa dovrebbe o cosa non dovrebbe fare", ha detto Xi Jinping, celebrando a Pechino i 40 anni dall'avvio delle politiche di apertura e delle riforme economiche che hanno prodotto il "miracolo" della crescita cinese. Ora, ha aggiunto Xi durante le celebrazioni, che cadono mentre Pechino fronteggia la sfida diplomatica e sul commercio da parte degli Usa di Trump, "dobbiamo risolutamente riformare quello che deve e può essere cambiato, e risolutamente non dobbiamo riformare quanto non può e non deve essere cambiato".
Il presidente cinese Xi Jinping promette "un nuovo miracolo, persino più grande, che impressionerà il mondo", commemorando i 40 anni d'apertura e riforme alla base del "miracolo" utile a sollevare dalla povertà 740 milioni di persone e portare Pechino al ruolo di seconda economia mondiale, Xi ha ricordato che "con una civilizzazione di oltre 5.000 anni "nessuno può dire alla Cina quello che deve o non deve fare". Avanti quindi con l'apertura e riforme, no a "egemonia" e a "crescita a spesa di altre nazioni o rinuncia al nostro passo". La Cina non cerca l'egemonia, ha proseguito Xi e il suo sviluppo "non pone minacce ad altri". E ha aggiunto che la Cina "non perseguirà mai il proprio sviluppo a scapito di altri", in un passaggio dedicato all'iniziativa di connessione infrastrutturale tra Asia, Europa e Africa, Belt and Road, da lui lanciata nel 2013, e "non rinuncerà mai ai suoi diritti e interessi legittimi". "Non importa quanto la Cina si sviluppi, non cercheremo mai l'egemonia", ha spiegato il presidente.
Oggi la Fed inizia il meeting che dura due giorni. I mercati prevedono, attraverso l'indicatore dei Fed funds, che la Banca centrale americana aumenti il suo tasso di interesse a breve termine dello 0,25% come preannunciato dalla stessa Fed, a un intervallo che va dal 2,25% al 2,5%. Gli investitori temono che una maggiore restrizione monetaria possa pesare sulla crescita degli Stati Uniti e, infine, sull'economia globale, che dovrebbe già rallentare nel 2019 a causa delle tensioni commerciali. Il presidente Donald Trump ha scritto su Twitter che è "incredibile" che la Fed stia considerando un altro rialzo dei tassi, con "un dollaro molto forte e praticamente nessuna inflazione".
"Nonostante la recente apertura di Donald Trump, la Fed sembra destinata a rialzare i tassi mercoledì con gli operatori del mercato che sono ansiosi di vedere se l'economia può gestire un maggiore inasprimento delle politiche date le aspettative di rallentamento della crescita", hanno detto in un commento gli economisti di Ing, Nicholas Mapa e Prakash Sakpal.
Fonte: qui
martedì 4 settembre 2018
LA CINA SI COMPRA L'AFRICA
60 MILIARDI DI DOLLARI: È LA CIFRA CHE XI JINPING DARÀ AI PAESI AFRICANI TRA PRESTITI E INVESTIMENTI PER INFRASTRUTTURE
LA DIPLOMAZIA FINANZIARIA CINESE SPAVENTA L’OCCIDENTE, CHE HA DIMENTICATO IL CONTINENTE E ORA LO VEDONO ANDARSENE TRA LE AMPIE BRACCIA NEOCOLONIALISTE DEL DRAGONE
PECHINO STA INTEGRANDO L’AFRICA NEL PROGETTO DELLA NUOVA VIA DELLA SETA E…
Filippo Santelli per www.repubblica.it
Nella Grande sala del Popolo di Pechino c’erano tutti, oltre 50 tra capi di Stato e di governo dei Paesi africani. E dal palco il padrone di casa Xi Jinping ha riservato loro un’accoglienza che più calorosa non si può.
Il presidente cinese, nel discorso inaugurale del Forum di cooperazione Africa-Cina trasmesso oggi in diretta tv, ha promesso finanziamenti al continente per 60 miliardi di dollari, tra prestiti e investimenti per infrastrutture.
Di fatto una replica al centesimo della cifra che Xi aveva impegnato tre anni fa, all’ultimo incontro bilaterale, e che nel frattempo ha reso Pechino, con crescenti preoccupazioni dell’Occidente, il principale partner commerciale e uno dei principali alleati finanziari e militari del continente.
Una diplomazia che parte dalla finanza, ma va ben oltre. Se c’è un luogo nel mondo dove questa strategia di Xi sta funzionando è proprio l’Africa, lo dimostra la presenza in massa dei leader africani a Pechino (manca solo eSwatini, l’ex Swaziland che ancora mantiene legami diplomatici con Taiwan).
Dei 60 miliardi promessi per i prossimi tre anni, 15 saranno di aiuti e prestiti a interessi zero, 20 in linee di credito, 10 per un fondo speciale per lo sviluppo, 5 per le importazioni dall’Africa e altri 10 per progetti privati delle imprese cinesi.
Il focus è ovviamente sull infrastrutture: un binario e un molo dopo l’altro Pechino sta integrando il continente nel grande progetto della Nuova Via della Seta, la rotta commerciale, sia marina che terrestre, che dalla Cina viaggia verso Occidente. Piantando bandierine rosse e aprendo cantieri in tutta l’Africa, dal porto di Djibouti alla ferrovia tra Mombasa e Nairobi.
L’offensiva cinese ha preso in contropiede l’Occidente, con gli Stati Uniti di Trump che hanno di fatto dimenticato l’Africa e l’Europa che la vede soprattutto come una fonte di problemi (migratori).
Alcuni commentatori denunciano la strategia di Pechino come “neocolonialismo”, il tentativo di attirare i partner in una trappola del debito rendendoli così dipendenti e ricattabili.
Senza dubbio dietro al progetto “africano” di Xi ci sono soprattutto motivazioni interne: dare lavoro alle sue imprese (a cui sono affidati gran parte delle opere) e assicurare il flusso di materie prime di cui l’Africa è ricca.
Ma per i partner africani alla ricerca di sviluppo i suoi miliardi sono benvenuti, per scelta o per necessità. Senza contare che la Cina non si immischia mai in questioni di politica interna.
Negli ultimi giorni i giornali di partito cinesi hanno rispedito al mittente le critiche occidentali. Nel suo discorso di oggi però Xi ha comunque sottolineato che la cooperazione tra Cina e Africa “deve dare ai due popoli benefici e successi tangibili”, evitando cattedrali nel deserto.
Il presidente ha anche annunciato che parte del debito dei Paesi più poveri verrà cancellato. L’Africa, unita, ringrazia.
Fonte: qui
mercoledì 9 maggio 2018
KIM JONG UN E XI JINPING (CHE CHIAMA KIM “COMPAGNO PRESIDENTE”) SI SONO INCONTRATI PER LA SECONDA VOLTA IN CINA
“LA COREA DEL NORD NON HA BISOGNO DI ARMI NUCLEARI E LA DENUCLEARIZZAZIONE È OTTENIBILE”, DICE KIM PRIMA DEL VERTICE CON TRUMP…
Gli organi di stampa ufficiali cinesi hanno confermato che il presidente Xi Jinping e il leader nordcoreano Kim Jong-un si sono incontrati per la seconda volta in Cina. Il lancio dell'agenzia di stampa Xinhua arriva dopo che l'agenzia sudcoreana Yonhap, citando fonti proprie, aveva riportato voci di questo nuovo viaggio di Kim in Cina, in vista dell'annunciato vertice con Donald Trump.
"Dopo il nostro primo incontro con il compagno presidente, sia le relazioni tra Cina e la Corea del Nord che la situazione della penisola coreana hanno registrato progressi positivi" ha detto Xi Jinping nel suo incontro con il leader nordcoreano, che si è svolto ieri e oggi a Dalian, nella provincia nordorientale cinese di Liaoning. "E sono felice per questo", ha aggiunto, secondo quanto riportato da Xinhua.
"Io ho la massima considerazione" per queste relazioni, ha affermato Xi, sottolineando di aver voluto incontrare di nuovo Kim per fare "uno sforzo comune per realizzare una pace e stabilità duratura nella penisola coreana e promuovere la pace, stabilità e prosperità nella regione".
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Dopo gli sviluppi positivi nelle relazioni con la Corea del Sud, Kim Jong-un ha detto di essersi recato in Cina per un nuovo incontro con Xi Jinping, riporta Xinhua, "in un momento cruciale, in cui la situazione evolve rapidamente, per informarlo della situazione, sperando di rafforzare la comunicazione strategica e la cooperazione con la Cina".
"Questi sono i risultati positivi dello storico incontro tra me e il compagno segretario generale" del Partito comunista Xi, ha affermato Kim riferendosi ai "progressi positivi" registrati nella penisola coreana dopo il suo vertice con il presidente sudcoreano Moon Jae-in il 27 aprile scorso.
Kim Jong-un ha parlato anche del nucleare. "Nel momento in cui le parti interessate eliminano politiche ostili e minacce alla sicurezza della Corea del Nord, la Corea del Nord non ha bisogno di armi nucleari e la denuclearizzazione è ottenibile" ha dichiarato, secondo quanto riporta l'agenzia Xinhua, sottolineando che la denuclearizzazione è "una posizione chiara e coerente" per Pyongyang. Kim ha poi aggiunto che spera che la Corea del Nord e gli Stati Uniti possano stabilire una reciproca fiducia attraverso il dialogo.
Fonte: qui
venerdì 6 aprile 2018
LA CINA REAGISCE ALLA SFIDA COMMERCIALE DI TRUMP E MINACCIA CONTROMISURE SU 106 PRODOTTI AMERICANI TRA CUI SOIA, AEREI E AUTO
TRUMP: “ABBIAMO UN DEFICIT COMMERCIALE ANNUALE DI 500 MILIARDI DI DOLLARI, CON FURTI DI PROPRIETÀ INTELLETTUALE PER 300 MILIARDI. NON POSSIAMO PERMETTERE CHE CIÒ CONTINUI”
Paolo Mastrolilli per “la Stampa”
La sfida tra Usa e Cina arriva a un passo dalla vera guerra commerciale. Martedì sera l'amministrazione Trump aveva annunciato una lista di oltre 1300 prodotti della Repubblica popolare, su cui è pronta a imporre sanzioni per 50 miliardi di dollari, per punirla delle pratiche condotte sulla proprietà intellettuale.
Ieri mattina Pechino ha risposto immediatamente, minacciando sanzioni per la stessa cifra su 106 prodotti americani, tra cui soia, aerei e auto. Fin dalla campagna elettorale Trump aveva denunciato il deficit commerciale degli Usa verso la Cina, dicendo che andava corretto.
Una volta eletto aveva chiesto al collega Xi di intervenire, ma non ha ricevuto risposte soddisfacenti. La prima reazione è stata imporre dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio, che però hanno colpito solo marginalmente la Repubblica popolare. Quindi il presidente è passato alle pratiche sulla proprietà intellettuale, chiedendo ai collaboratori una lista di prodotti cinesi da colpire con tariffe del 25%.
L'elenco è stato pubblicato martedì sera, e Pechino ha risposto con la minaccia di imporre dazi analoghi, se Washington procederà. Entrambe le sanzioni al momento non sono ancora state varate ufficialmente. Prima ci sarà un periodo di circa un mese in cui il governo Usa ascolterà le parti interessate, e poi deciderà se procedere.
Ieri Trump ha detto via Twitter che «non siamo in una guerra commerciale con la Cina, quella guerra è stata persa molti anni fa dalle persone folli e incompetenti che hanno rappresentato gli Usa. Ora abbiamo un deficit commerciale annuale di 500 miliardi di dollari, con furti di proprietà intellettuale per 300 miliardi. Non possiamo permettere che ciò continui».
L'impressione è che al momento sia ancora in corso la fase negoziale, come ha ammesso lo stesso consigliere economico della Casa Bianca Kudlow, e la minaccia delle tariffe serva a spingere Pechino al compromesso. Riguardo la questione della proprietà intellettuale il presidente ha un sostegno superiore a quello sugli altri dazi, perché le pratiche della Repubblica popolare e le condizioni che impone alle aziende Usa sono considerate generalmente abusive. Poi Trump ha in mente le elezioni congressuali di novembre, pensando che la linea dura aiuti i repubblicani negli Stati più combattuti.
Molti economisti però giudicano ingiustificata l'enfasi che il capo della Casa Bianca pone sul deficit commerciale, e ritengono che i commerci con la Cina siano vantaggiosi per l' America, anche nella situazione attuale. Se tra un mese i negoziati falliranno e i dazi minacciati verranno imposti, subito scatteranno anche quelli cinesi, studiati per colpire settori importanti negli Stati che i repubblicani devono vincere, come quello agricolo con la soia, o quello industriale con auto e aerei.
La reazione di Wall Street ieri è stata all' inizio negativa, ma poi c'è stato un recupero e una chiusura con l'indice Dow Jones a +0.96%. Comunque gli operatori finanziari temono che questa sfida degeneri in una guerra commerciale, che raggiungerà solo il risultato di danneggiare tutti.
5 Aprile 2018
Fonte: qui
mercoledì 28 marzo 2018
UN TRENO SPECIALE E SUPERBLINDATO AVREBBE PORTATO IL LEADER DELLA COREA DEL NORD, KIM JONG UN, A PECHINO. E’ LO STESSO CONVOGLIO UTILIZZATO DAL PADRE
TOKIO STA LAVORANDO PER UN INCONTRO CON ABE
Kim Jong-un in Cina? E' quanto ipotizzano i giornalisti del quotidiano giapponese Mainichi shimbun, riguardo il treno ufficiale nordcoreano che è entrato in territorio cinese, passando dal confine di Dandong, e poi arrivato a Pechino. A bordo potrebbe esserci un esponente del regime nordcoreano, ma anche il leader che, al contrario dei suoi predecessori, non ha mai effettuato da quando è al potere una visita presso il tradizionale alleato di Pechino.
I media sudcoreani riferiscono di uno schermo posto presso la stazione ferroviaria di Dandong, per impedire di vedere il treno, da cui sporgono bandiere nordcoreane, passare il ponte che divide la Cina dalla Corea del Nord. Altro indizio sarebbe l'avvistamento, vicino alla Grande Sala del Popolo a Pechino, secondo la stampa nipponica, di auto con targa diplomatica nordcoreana. La portavoce del ministero degli Esteri cinese non conferma, anzi ha detto di non avere informazioni sulla situazione.
Un viaggio che a Kim Jong-un servirebbe per migliorare i rapporti con l'alleato, tesi da diverso tempo, dopo i test missilistici e nucleari di Pyongyang. Per il leader norcoreano, che è stato solo in Russia, potrebbe essere l'occasione per incontrare il presidente cinese Xi Jinping. Se invece sul treno ci fosse un alto esponente nordcoreano, la visita si collocherebbe comunque in un momento dinamico nei rapporti internazionali attorno alla crisi missilistica e nucleare nordcoreana.
Dopo le Olimpiadi invernali di PyeongChang, che hanno promosso un certo disgelo tra Occidente e Corea del Nord, è previsto per aprile un summit tra Kim e il presidente sudcoreano Moon Jae-in, e si sta lavorando per lo storico summit tra Kim e il presidente Usa Donald Trump, con l'obiettivo di farlo in maggio.
BLOOMBERG: KIM IN CINA
L'agenzia Bloomberg, che cita tre fonti a conoscenza del dossier, è sicura che a bordo del treno ci sia proprio Kim Jong-un. In più il treno nordcoreano arrivato nella capitale cinese è blindato e simile a quelli usati dal padre Kim Jong-il per gli spostamenti a Mosca e a Pechino, poco prima della sua scomparsa nel dicembre 2011.
RALLENTA ATTIVITA' SITO NUCLEARE
Pyongyang sembra rispettare gli impegni presi di fermare i test sia nucleari che missilistici. Secondo 38 North della Johns Hopkins University, che si occupa di analizzare e monitorare le mosse del Nordcorea, in base all'esame delle immagini satellitari scattate il 17 marzo Pyongyang sta mantenendo le promesse. Anche se gli analisti non escludono l'ipotesi che si tratti soltanto di una sospensione temporanea.
GIAPPONE
Tokyo sta lavorando a un summit tra il primo minitro Shinzo Abe e il leader nordcoreano Kim Jong-un. La conferma ufficiale è arrivata oggi dallo stesso premier, che ne ha parlato di fronte alla Commissione bilancio della Camera alta della Dieta. "Stiamo dialogando in diverse modalità e attraverso l'Ambasciata nordcoreana a Pechino".
NO A GANGNAM STYLE
"Gangnam Style" non piace alle autorità nordcoreane. Lo rivela il Korea Times. Seul avrebbe proposto a Pyongyang che negli attesi spettacoli di star del K-pop che si dovrebbero tenere nella capitale nordcoreana come ulteriore segnale di apertura al dialogo intercoreano, il cast comprenda anche il rapper Psy. Ma il 'no' non sarebbe arrivato dalle alte sfere vicine a Kim Jong-un, ma dalla famosissima cantante Hyon Song Wol, leader della Moranbong band, fondata dallo stesso Kim, e già vista a Pyongyang durante le Olimpiadi.
Psy, cioè Park Jae-sang, è un cantante sudcoreano asceso alla notorietà globale con il suo pezzo "Gangnam Style", che su Youtube ha raccolto finora oltre 3 miliardi di visualizzazioni ed è stato un fenomeno di massa in tutto il mondo. Secondo la stampa sudcoreana Psy ha una personalità difficilmente controllabile.
Fonte: qui
VISITA A SORPRESA A PECHINO TRA XI JINPING E KIM JONG UN
TRUMP ANNUNCIA: “HO RICEVUTO UN MESSAGGIO DI XI JINPING E MI HA DETTO CHE L’INCONTRO E’ ANDATO MOLTO BENE. KIM ASPETTA DI VEDERMI”
TRUMP POSITIVO, KIM FARÀ LA COSA GIUSTA SUL NUCLEARE
(ANSA) - "Per anni e da molte amministrazioni tutti hanno detto che la pace e la denuclearizzazione della penisola coreana non avevano neanche una minima possibilità. Ora c'è una buona possibilità che Kim Jong Un faccia ciò che è giusto per il suo popolo e per l'umanità. Attendo con ansia il nostro incontro": lo ha scritto il presidente americano Donald Trump in un tweet.
TRUMP, XI MI HA SCRITTO, INCONTRO CON KIM ANDATO BENE
(ANSA) - "Ho ricevuto la notte scorsa un messaggio da Xi Jinping (in cui mi dice, ndr) che il suo incontro con Kim Jong-un è andato molto bene e che Kim aspetta il suo incontro con me", ha scritto il presidente americano Donald Trump sul suo profilo Twitter. "Allo stesso tempo, e sfortunatamente, le piu' forti sanzioni e pressioni devono essere mantenute a tutti i costi!", ha aggiunto Trump.
COREA NORD, KIM DA XI, A SORPRESA PRIMA MISSIONE ESTERO. TRUMP: 'FARÀ LA COSA GIUSTA SUL NUCLEARE'
Da www.ansa.it
Dopo due giorni di anticipazioni, voci di vario tipo e depistaggi, i media ufficiali di Cina e Corea del Nord hanno confermato la visita a sorpresa a Pechino del leader Kim Jong-un su invito del presidente Xi Jinping, in quella che è stata non soltanto la sua prima missione ufficiale all'estero, ma anche il primo faccia a faccia con la controparte del Paese alleato con cui c'è "un lungo e storico legame".
Rapporti consolidati che, tuttavia, sono finiti sotto pressione per l'adesione di Pechino alle sanzioni Onu contro i piani nucleari e missilistici di Pyongyang. Kim è arrivato domenica per ripartire mercoledì, accompagnato dalla first lady Ri Sol-ju: ha incontrato Xi e la consorte Peng Liyuan e, in base alle immagini diffuse dalla Cctv, la tv di Stato cinese, in un'atmosfera cordiale nella Grande sala del popolo, dove lunedì Kim e Xi hanno avuto il bilaterale.
Una visita "non ufficiale", ha precisato l'agenzia Nuova Cina, che ha permesso di affrontare i legami bilaterali, la situazione sulla penisola coreana e gli imminenti sviluppi che vedono a fine aprile il summit a Panmunjom, i cui preparativi tra le parti partiranno domani, tra Kim e il presidente sudcoreano Mon Jae-in.
E soprattutto, il vertice tra Kim e il presidente americano Donald Trump atteso a maggio durante il quale Washington chiederà con forza di procedere alla denuclearizzazione. In quest'ottica, Kim appare pronto al confronto, ribadito a Xi, ma puntando proprio sul sostegno della Cina.
"Per anni - ha scritto Donald Trump in un tweet - e da molte amministrazioni tutti hanno detto che la pace e la denuclearizzazione della penisola coreana non avevano neanche una minima possibilità. Ora c'è una buona possibilità che Kim Jong. Un faccia ciò che è giusto per il suo popolo e per l'umanità. Attendo con ansia il nostro incontro".
"Ho ricevuto la notte scorsa un messaggio da Xi Jinping (in cui mi dice, ndr) che il suo incontro con Kim Jong-un è andato molto bene e che Kim aspetta il suo incontro con me", ha scritto il presidente americano Donald Trump sul suo profilo Twitter. "Allo stesso tempo, e sfortunatamente, le piu' forti sanzioni e pressioni devono essere mantenute a tutti i costi!", ha aggiunto Trump.
Abe, avanti con piano denuclearizzazione - Il premier Shinzo Abe ha ribadito la priorità del processo di denuclearizzazione della penisola coreana, a seguito del summit tra il leader nordcoreano Kim Jong-un e il presidente cinese Xi Jinping. "Siamo giunti a una situazione in cui finalmente il regime di Pyongyang sta cercando il dialogo. E' fondamentale a questo punto che la Corea del Nord decida in maniera irreversibile di abbandonare il proprio programma missilistico e nucleare", ha detto Abe nel corso di una seduta parlamentare, indicando che il suo esecutivo è in attesa di maggiori dettagli dell'incontro dalla Cina.
L'amministrazione di Tokyo ha sempre sostenuto una posizione intransigente nei confronti della Corea del Nord, con la richiesta di un incremento costante della pressione da parte della comunità internazionale, sia a livello diplomatico che economico, con il mantenimento delle sanzioni commerciali. Il premier nipponico si recherà in visita a Washington il prossimo mese per un incontro con il presidente Usa Donald Trump, in anticipazione del vertice tra le delegazioni di Stati Uniti e la Corea del Nord.
Fonte: qui
martedì 17 gennaio 2017
“LA CINA È PRONTA PER UN RUOLO GUIDA”
XI JINPING PER LA PRIMA VOLTA ARRIVA A DAVOS, IN SVIZZERA, PER IL FORUM ECONOMICO MONDIALE
CON IL RITORNO DEL PROTEZIONISMO BY TRUMP, PECHINO SI OFFRE COME “STABILIZZATORE DEI MERCATI INTERNAZIONALI E PROTETTORE DELLA GLOBALIZZAZIONE”
Paolo Salom per il “Corriere della Sera”
Il leader della «Potenza responsabile(nei confronti degli speculatori finanziari e gli usurai!)» - così si presenta oggi la Cina sulla scena internazionale - è arrivato ieri nel pomeriggio a Berna per una visita di Stato di 48 ore prima di raggiungere il Forum economico mondiale di Davos, la sede del Cio a Losanna e, infine, il palazzo Onu di Ginevra.
Xi Jinping, accompagnato dalla moglie Peng Liyuan e da una folta delegazione di ministri e uomini d'affari, trascorrerà in tutto quattro giorni in Svizzera: un viaggio programmato da tempo ma che curiosamente coincide con la settimana inaugurale di Donald Trump alla Casa Bianca, assicurandogli così l'occasione di promuovere l'inedito ruolo per la Repubblica Popolare di «stabilizzatore dei mercati internazionali» e di «protettore della globalizzazione» che la nuova amministrazione Usa metterebbe in pericolo.
Accolto dalla presidente federale, Doris Leuthard, e dal presidente del governo zurighese Mario Fehr, Xi ha lodato le «eccellenti relazioni» tra i due Paesi (la Svizzera è stata tra i primi a riconoscere la Repubblica di Mao, nel gennaio 1950) negli splendidi saloni del Parlamento Federale, nella Città Vecchia, mentre a poca distanza, un gruppo di tibetani provava a manifestare il proprio dissenso. Gli slogan contro Pechino hanno avuto vita breve: la polizia, presente in forze, ha fermato chiunque alzasse la voce, mettendo rapidamente fine a un corteo che comunque non era stato autorizzato.
O meglio, avrebbe dovuto concludersi entro mezzogiorno, ovvero l'orario di arrivo di Xi all'aeroporto di Zurigo. Il governo di Berna, scottato dalla risentita reazione dell'allora presidente Jiang Zemin, in visita nella capitale elvetica nel 1999 e accolto dal lancio di uova e insulti dei sostenitori del Dalai Lama, aveva deciso di consentire un raduno soltanto la mattina, quando in 500 si sono raccolti vicino ai palazzi del potere.
Che qualcosa sarebbe andato oltre gli accordi raggiunti tra autorità e comunità tibetana (circa settemila residenti) lo si è capito quando un manifestante si è cosparso di benzina ed è stato bloccato dagli agenti un attimo prima che riuscisse a darsi fuoco. Poi, una trentina di irriducibili hanno proseguito la loro (breve) protesta. Niente comunque che potesse rovinare una visita che acquista un'importanza superiore all' interscambio comunque rilevante tra Berna e Pechino (31 miliardi di euro).
La Confederazione è l'unica tra le economie di mercato occidentali ad aver promosso (nel 2014) un accordo di libero scambio con la Cina, accordo che attende solo di essere finalizzato per diventare (nelle intenzioni) un modello da estendere; inoltre, il debutto di un presidente della Repubblica Popolare a Davos, esclusivo club che raccoglie i massimi rappresentanti dell' economia globale - martedì Xi Jinping terrà l'allocuzione inaugurale - offrirà all'Impero Celeste un'occasione unica per proporsi sulla scena del mondo come la sola nazione veramente «affidabile» per numeri e stabilità, il Paese cui guardare quando le «sirene del protezionismo tornano a farsi sentire».
Parte del discorso è stato anticipato dalla Xinhua, l'agenzia di stampa di Stato. La Cina, con la sua millenaria civiltà, spiegherà Xi, «ha forgiato nel tempo l' idea di una società armoniosa, dove ciascuno si occupa del suo vicino». Ora, con iniziative come la rinnovata Via della Seta (una serie di infrastrutture che permetterà scambi economici più rapidi Est-Ovest), e il concetto del mondo visto come «comunità dal destino condiviso, una casa comune per l'umanità», Pechino accetterebbe «la responsabilità di prendere un ruolo guida a livello internazionale». Principi confuciani e Realpolitik: la Cina torna, dopo secoli di chiusura, a offrirsi come modello per il mondo intero.
Occidente in crisi e Oriente in espansione? È un fatto che sia Pechino, da anni, a investire miliardi all'estero e a presentare delegazioni di manager che hanno fatto fortuna grazie al «libero mercato socialista». Con Xi Jinping, oggi in incontri bilaterali, gli svizzeri si troveranno di fronte personaggi quali Jack Ma, patron di Alibaba, Wang Jianlin, fondatore di Wanda Group (hotel e infrastrutture), e Zhang Yaqin, presidente di Baidu, il Google cinese.
Fonte: qui
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