9 dicembre forconi: Riforme
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mercoledì 3 ottobre 2018

IL M5S VUOLE INTRODURRE UN REFERENDUM PROPOSITIVO E SENZA QUORUM



POTRANNO ESSERE PRESENTATE “PROPOSTE DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE” CORREDATE DA ALMENO 500MILA FIRME, E IL PARLAMENTO SARÀ TENUTO AD ESAMINARLE E VOTARLE ENTRO 18 MESI 

L’IPOTESI DEL TAGLIO DEI PARLAMENTARI

Estratto dell’articolo di Laura Cesaretti per “il Giornale”

riccardo fraccaro 9RICCARDO FRACCARO
Dopo la «manovra del popolo» arrivano (sempre sulla carta) le «riforme del cambiamento».
Lo annunciano con squilli di trombe e rulli di tamburi l' apposito ministro grillino Riccardo Fraccaro, accompagnato dall' onnipresente vicepremier Di Maio e - in qualità di «esperto» di riforme - dal leghista Roberto Calderoli.

[…] L'unica modifica istituzionale sta nella proposta di introdurre un referendum propositivo e senza quorum: è la teoria della «democrazia diretta» sostenuta da Casaleggio, Grillo e compagnia cantante.

riccardo fraccaro luigi di maio 8RICCARDO FRACCARO LUIGI DI MAIO 



Secondo il disegno di legge costituzionale presentato ieri dalla maggioranza, potranno essere presentate «proposte di legge di iniziativa popolare» corredate da almeno 500mila firme, e il Parlamento sarà tenuto ad esaminarle e votarle entro 18 mesi: «Se così sarà il referendum non si tiene, altrimenti vengono messe in votazione le diverse proposte e quella con più voti sarà approvata», spiegano i promotori.

E il referendum sarà senza quorum, «così sarà messo» uno stop «agli inviti a non partecipare al referendum». Fraccaro è entusiasta: «Le abbiamo chiamate riforme del cambiamento perché incarnano, più di tutte le altre, lo spirito del cambiamento su cui abbiamo avuto il mandato degli elettori il 4 marzo».

Il cuore della proposta è contabile: il taglio del numero dei parlamentari, da 945 a 600. A Montecitorio si scenderebbe da 630 a 400, a palazzo Madama da 315 a 200. Ridotto anche il numero degli eletti all' estero: 8 alla Camera e 4 al Senato. […]

Fonte: qui

martedì 4 settembre 2018

“ABBIAMO CHIESTO TROPPO AL POPOLO GRECO”

L’EX PRESIDENTE DELL’EUROGRUPPO DIJSSELBLOEM SI COSPARGE IL CAPO DI CENERE E AMMETTE CHE LA TROIKA HA ESAGERATO, MA POI NON RESISTE: “LE RIFORME SONO GIÀ ABBASTANZA DIFFICILI DA REALIZZARE IN UNA SOCIETÀ CON UN GOVERNO BEN FUNZIONANTE, MA OVVIAMENTE NON ERA IL CASO DELLA GRECIA” 
DIJSSELBLOEM SI È RITIRATO DALLA POLITICA DOPO LA TRANVATA ALLE ELEZIONI
Vittorio Da Rold per www.ilsole24ore.com

DIJSSELBLOEMDIJSSELBLOEM
«I Paesi della zona euro hanno chiesto troppo al popolo greco in cambio del salvataggio(delle banche del Nord Europa)». L'ammissione arriva dall'ex capo dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, il seguace più intransigente del verbo di austerità dell'ex ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, in un'intervista rilasciata alla televisione olandese.

«Sulle riforme, abbiamo chiesto molto, troppo, al popolo greco», ha affermato Dijsselbloem al programma di attualità Nieuwsuur in un momento di sincerità e prendendo in contropiede tutti i presenti in studio visto che era stato sempre considerato un “falco” e un acerrimo nemico di Yanis Varoufakis, l'ex ministro delle Finanze greco poi costretto alle dimissioni su pressioni proprio dell'Euro-gruppo.

Il premier greco Alexis Tsipras aveva fatto nel luglio 2015 la koloutumba, la capriola in greco, e aveva abbandonato Varoufakis e la sua politica di minacce di uscita dall'euro sostituendolo con il più pacato e pragmatico Euclide Tsakalotos.

dijsselbloem tsiprasDIJSSELBLOEM TSIPRAS
«Le riforme sono già abbastanza difficili da realizzare in una società con un governo ben funzionante, ma ovviamente non era il caso della Grecia». Anche l'Fmi aveva a sua tempo fatto ammenda di aver sbagliato i calcoli del cosiddetto moltiplicatore e di aver sottovalutato gli effetti regressivi dei tagli fiscali e dell'austerità sulla crescita e sul reddito delle persone, pensionati e dipendenti in particolare.

La Grecia è emersa dal più grande piano di salvataggio della storia economica moderna il 20 agosto, dopo aver ricevuto 288 miliardi di euro in aiuti finanziari dal 2010, con l'Unione europea come maggiore finanziatore e un debito che ancora viaggia al 180% del Pil.

Durante la crisi iniziata nel 2010, l'economia greca si è ridotta di un quarto, spingendo un terzo della popolazione in povertà e costringendo circa 500mila persone, in maggioranza giovani istruiti, a trasferirsi all'estero.

dijsselbloem tsipras merkel juncker schaeubleDIJSSELBLOEM TSIPRAS MERKEL JUNCKER SCHAEUBLE
«La Grecia non è ovviamente una storia di successo», ha ammesso Dijsselbloem distanziandosi così dal main stream che vede Atene fuori dalla crisi. «La loro crisi è stata così profonda, che non puoi certo definirlo un successo».

Il commissario europeo Pierre Moscovici aveva invece parlato di fine di un periodo di emergenza e di ritorno a una Grecia capace di stare in piedi con le proprie gambe.

Dijsselbloem ha presieduto l'Eurogruppo dei ministri delle finanze della zona euro dal 2013 fino all'inizio del 2018 e ha condotto decine di lunghe riunioni di emergenza durante le quali si sono svolti i salvataggi per la Grecia, Cipro e il settore bancario spagnolo spesso con decisioni molto controverse come il controllo finanziario dei conti correnti a Cipro, poi replicato anche in Grecia.

L'uomo politico olandese ha lasciato la politica nazionale dopo che il suo partito laburista è stato pesantemente sconfitto alle elezioni l'anno scorso, ed è pronto a pubblicare un libro sul tempo passato come capo dell'Eurogruppo. Dijsselbloem aveva provocato molto clamore quando in una precedente intervista aveva accusato i popoli del Sud Europa di sperperare i soldi in alcool e donne. Oggi si è finalmente ricreduto. Fonte: qui

venerdì 31 agosto 2018

PETER GOMEZ: “PENSARE CHE CON LE RIFORME TUTTO FILERÀ LISCIO È DA DEMENTI O DA BUGIARDI. CIASCUNO DI NOI SA CHE ACCANTO AI CITTADINI CHE PERCEPIRANNO IL REDDITO DI CITTADINANZA PERCHÉ IN CERCA DI UN IMPIEGO VE NE SARANNO DECINE DI MIGLIAIA CHE UN LAVORO LO HANNO GIÀ. LO STESSO PER LE TASSE”



Estratto dell’articolo di Peter Gomez per “il Fatto quotidiano”

marco travaglio peter gomezMARCO TRAVAGLIO PETER GOMEZ
(…) Ecco cosa dovrebbe fare il governo prima di varare le riforme che, secondo le promesse, ci porteranno al reddito di cittadinanza e alla flat tax: guardare il video, ormai virale in Rete, che ritrae cinquanta passeggeri della metropolitana di Napoli intenti a superare i tornelli d' ingresso dopo aver acquistato un solo biglietto.

Il filmato è istruttivo. Insegna come, in assenza di senso civico, per far pagare a tutti i trasporti pubblici siano necessari controllori agguerriti e tornelli tecnologicamente migliori, in grado di non essere bloccati dalla folla.

Dopo la visione, il premier e suoi ministri avranno certamente chiaro che prima di varare ogni taglio di tasse o sussidio è necessario stabilire come prevenire, reprimere e punire truffe e abusi.

(…) Pensare che quando e se le riforme entreranno in vigore tutto filerà liscio è da dementi o da bugiardi. Ciascuno di noi sa che accanto a milioni di cittadini che percepiranno il reddito perché effettivamente in cerca di un impiego, ve ne saranno decine di migliaia che un lavoro - loro malgrado in nero - lo hanno già.
cumana 5CUMANA

Ma nonostante questo, o proprio per questo, tenteranno di intascare il denaro ugualmente. Mentre ve ne saranno altri disposti a farsi licenziare (per poi lavorare senza contratto) pur di incamerare una sorta di doppio stipendio. Certo si tratterà di una minoranza. Ma sarà assai numerosa.

Una previsione analoga la si può fare sulle tasse.

(…) Se la situazione è questa e per decenni, anche a causa di una pressione fiscale troppo elevata, milioni di persone si sono abituate a lavorare in tutto o in parte in nero, davvero crediamo che per farle pagare basti portare il prelievo al 15 o 20 per cento?

GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO MATTEO SALVINIGIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI




Ecco allora perché l' esempio della metropolitana di Napoli deve restare impresso nelle menti dei governanti. Le riforme, per essere economicamente sostenibili, devono essere precedute dalla creazione di un sistema di verifica efficace. Non servono solo nuovi controllori (come ad esempio migliaia di ispettori del lavoro), serve soprattutto una svolta tecnologica. Servono i famosi tornelli migliori.

(…) Fonte: qui

PETER GOMEZPETER GOMEZ

mercoledì 31 agosto 2016

Parlamento illegittimo - Referendum: parla Annibale Marini, Presidente della Corte Costituzionale

"Il dibattito in corso sul referendum trascura un "piccolo" particolare e cioè che questa riforma costituzionale nasce senza una legittimazione parlamentare; non ci dimentichiamo che la Consulta ha dichiarato incostituzionale le leggi elettorali della Camera e del Senato! 

Di fronte ad un parlamento dichiarato illegittimo bisognava sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni, questo dice la sentenza!

Invece come se la sentenza non fosse stata mai pubblicata il presidente della repubblica dell'epoca non trova niente di meglio che fare riforme. E questo è molto grave. Il Presidente della Repubblica avrebbe dovuto sciogliere le Camere: è un tipico caso di scuola. Tutto invece si poteva fare tranne che fare riforme e per giunta riforme costituzionali".

"Nel merito è una riforma pessima. Non si è mai visto un presidente del Consiglio (peraltro nemmeno parlamentare) che propaganda e sponsorizza una riforma costituzionale. Bisognerebbe invece garantire imparzialità tra le parti senza tentare di influenzare la volontà popolare".

E i risparmi del senato di cui si parla?


Ma quali risparmi: il Senato come struttura burocratico/amministrativa avrà gli stessi oneri economici di prima, per cui dov'è il risparmio?

Ma almeno si accelera il procedimento legislativo?


In Italia non abbiamo certo bisogno di accelerare il processo legislativo, semmai abbiamo bisogno di una seria delegificazione (e fare delle serie leggi di sistema) con tutte le leggi che ci sono. Tra l'altro anche oggi quando il governo vuole le leggi vengono approvate in brevissimo tempo.


A chi dice che le riforme le chiede il mercato, cosa risponde?

Il mercato chiede cose completamente diverse, non chiede queste riforme. Il mercato vuole una effettiva diminuzione dei tempi della giustizia civile, ad esempio. 

Il mercato chiede una seria riforma fiscale che non strozzi il paese di tasse, il mercato chiede che se una persona viene assolta dallo Stato poi lo Stato non possa di nuovo ricorrere contro l'assoluzione emanata dallo stesso Stato. 

Queste sono le cose che vuole il mercato non le riforme della Costituzione. 

Se l'economia italiana è ferma non è certo colpa della Costituzione....

Martedì, 23 agosto 2016 - 15:52:00

Fonte: qui