9 dicembre forconi: RIFORMA FISCALE
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sabato 2 dicembre 2017

ESPLODE LA RIFORMA FISCALE DI TRUMP!

Qualche giorno fa, il Cicciobomba ha lanciato un altro dei suoi meravigliosi petardi, questa volta più in alto di sempre, in grado di raggiungere Washington dicono gli americani, non si capisce perché non direttamente su Wall Street, la più grande bisca clandestina al mondo, che non scende neppure se l’atomica cade direttamente “over the counter”.
Pensa che l’altroieri qualche buontempone era preoccupato per il crollo dei tecnologici, roba da ridere per un anno intero, ieri invece, qualche analista o giornalista prezzolato, ha scritto che il rialzo record è stato alimentato dalla speranza per la riforma fiscale che verrà approvata, come se un rialzo di oltre il 25 % in un anno fosse stato alimentato da Babbo Natale. La Casa Bianca ha ribadito che grandi progressi sono stati fatti e che la riforma verrà approvata entro fine anno.
Qualche giorno fa, quelli del Census Bureau, hanno riferito che il deficit commerciale è salito per l’ennesima volta, ora siamo di ben 4 miliari di dollari circa, più in alto del settembre dello scorso anno, il bello è che l’esport è sceso di di circa il 5,5 % complessivamente e le importazioni sono salite del 7,1%, e meno male che il dollaro era debole, segnale negativo per il pil e il pretesto per Trump di urlare la prossima guerra commerciale.
La commissione Bilancio del Senato, ha approvato la più spettacolare presa per i fondelli della classe media mai realizzata nella storia in America, una riforma che, secondo il Center on Budegt and Policy Priorities,se approvata e qui ho i miei dubbi, ridurrebbe le tasse per quasi la metà solo a chi ha redditi sopra i 500 mila dollari all’anno, ovvero meno del 1 % dei contribuenti americani, mentre per il 38 % andrà a vantaggio solo di chi guadagna oltre un milione di dollari.
Italiani popolo di fessi scriviamo spesso, ma gli americani, la classe media, sono dei perfetti idioti ad avere votato mister Polenta.
Per non parlare dell’esplosione del debito che verrà, esplosione che i repubblicani vogliono arginare tagliando la spesa sanitaria e la previdenza sociale, la spesa pubblica tranne quella militare ovviamente. 
C’è più ottimismo per l’approvazione da parte dei repubblicani al Senato Usa della loro bozza di riforma fiscale. La commissione Bilancio di quest’aula del Parlamento americano ha approvato il testo della legislazione, un passo procedurale chiave affinché la bozza possa essere messa al voto al Senato intero.
Con 12 sì e 11 no, il Gop ha così superato un ostacolo. Il via libera c’è stato grazie a due senatori repubblicani, il cui “Sì” non era certo. Si tratta di Bob Corker e Ron Johnson.
Al Senato, il Gop ha 52 seggi quindi può permettersi solo due defezioni dando per scontato che i democratici e gli indipendenti votino contro la riforma che ridurrebbe temporaneamente le aliquote per le persone e in modo permanente quelle per le aziende. (America24)
Chi vivrà vedrà, ma al senato Lisa Murkowski (Alaska), Susan Collins (Maine), John McCain (Arizona) e Jeff Flake (Arizona) hanno tutti ampie riserve e Trump può permettersi solo due defezioni.
McCain il guerrafondaio, sembra che sia passato di la, probabilmente hanno promesso qualche nuova guerra o un aumento della spesa militare.
Mentre il Senato, forte del sì promesso da John McCain, si prepara a mettere al voto la proposta di riforma fiscale messa a punto dai repubblicani, sono arrivate nuove stime poco entusiasmanti sui suoi effetti sui conti pubblici americani.
Secondo il Joint Committee on Taxation – l’organismo che ufficialmente calcola l’impatto delle misure fiscali – quella bozza farebbe aumentare il deficit federale di oltre mille miliardi di dollari in dieci anni anche tenuto conto della crescita economica che il provvedimento innescherebbe.
L’analisi rappresenta un problema per l’amministrazione Trump e il Gop, che hanno sembre cercato di vendere la riforma sostenendo che si finanzierà con la crescita economica; con essa – è la loro tesi – si coprirà il buco che si creerà con la mancanza di entrate dovuta al taglio delle aliquote. America 24
Quello che è certo, è che con l’uomo del nuovo miracolo americano per fessi contribuirà a far esplodere il deficit USA e di conseguenza il debito complessivo, un potente narcotico per l’inflazione, lunga vita alla deflazione da debiti e cieli blu perenni per i nostri tesorucci in attesa della prossima crisi, senza fretta però, lo spettacolo deve continuare.
Ieri Ichan uno speculatore, caro amico di Trump, ha fatto finta di non capire questa improvvisa euforia dei mercati, di essere sorpreso,

Carl Ichan: I am surprised by the euphoria in stock markets

  • Sono sorpreso dall’euforia nei mercati azionari
  • È molto difficile prevedere cosa succederà nei mercati azionari
  • … penso che ci sia un po ‘di esuberanza
  • Quando ci sono dinamiche di queste dimensioni, devi essere cauto perché arrivano le correzioni
  • È difficile trovare titoli sottovalutati
Tu pensa che questo volpone oltre due anni fa suggeriva che il suo amico Trump aveva ragione a dire che i mercati americani erano in una bolla mai vista prima, mentre ora dopo un rialzo di oltre il 40 % suggerisce che c’è un po di esuberanza…
Nulla cambia, le volpi fanno festa, i polli si preparano ad essere arrostiti!
Fonte: qui

Usa, il Senato approva la riforma fiscale di Trump

Con 51 voti a favore contro 49 il Senato approva la riforma fiscale. Primo grande successo per Trump. Previste riduzioni delle tasse per le imprese
Di un soffio ma ce l'ha fatta. Nel pieno del ciclone per il Russiagate, con l'ex segretario alla Sicurezza Flynn che ha ammesso di aver mentito all'Fbi, il presidente Trump porta a casa la riforma fiscale da 1500 miliardi di dollari. La prima grande riforma targata "The Donald" da quando il tycoon si è insediato alla Casa Bianca.

Il Senato degli Stati Uniti l'ha approvato con 51 voti a favore e 49 contrari. La prossima settimana inizieranno i colloqui tra il Senato e la Camera dei Rappresentanti, che ha già approvato la propria legge fiscale. Le due camere ora devono mettere nero su bianco un unico disegno di legge da inviare a Trump per la firma. Il presidente preme affinché il capitolo si chiuda presto, entro la fine dell'anno. Intanto esulta: "La più grande legge fiscale e il più grande taglio di tasse della storia è appena passato al Senato - scrive su Twitter -. Ora questi grandi Repubblicani andranno al passaggio finale. Grazie Camera e Senato repubblicani per il vostro grande lavoro e impegno".
La riforma fiscale era ed è un tema cruciale per i repubblicani, in vista delle elezioni di medio termine del novembre 2018, quando dovranno difendere la loro maggioranza al Congresso. Appuntamento che sarà anche il primo vero test importante per la presidenza Trump. Nessuno tra i democratici ha votato per il disegno di legge, ma il partito dell'asinello non aveva i voti per bloccarlo poiché il Gop al Senato gode di una maggioranza di 52 contro 48. E' mancato un voto ai repubblicani, quello del senatore Bob Corker, presidente della Commissione Esteri, che da settimane è in polemica con Trump su diversi temi, dal taglio delle tasse alla politica estera. Alla vigili del voto, però, si temevano altre defezioni, viste le perplessità (poi rientrate) espresse dai senatori Jeff Flake e Susan Collins. Alla fine non è stato neanche necessario il voto del vicepresidente Usa Mike Pence, che in casi di perfetta parità può esprimere la propria preferenza nella veste di presidente del Senato.
Il senatore Bill Cassidy ha elogiato il disegno di legge: "Le famiglie lavoratrici e le famiglie a reddito medio in tutta la nazione staranno meglio. Le famiglie che negli ultimi otto anni non hanno fatto bene inizieranno a fare meglio". Come dicevamo Trump è soddisfatto, e vuole chiudere al più presto la sua prima importante riforma.

Ecco cosa prevede la riforma fiscale

Per sostenere il taglio delle tasse previsto un aumento del debito pubblico pari a 1,5 miliardi di dollari nel corso di un decennio. L'obiettivo, come ripetuto decine di volte da Trump, è quello di rivitalizzare l'attività economica e accelerare la crescita sopra il 3%. L'asse della riforma è la riduzione delle tasse alle imprese, dal 35% al 20%, che il Senato prevede per il 2019 e la Camera vuole sia immediata. Inoltre si riducono le aliquote fiscali ai privati, passando da sette a quattro: del 12%, 25%, 35% e 39,6%.
Previsti tagli alle tasse per famiglie e persone, anche se il Congressional Budget Office ha già messo le mani avanti, dicendo che solo il 44% degli americani otterrà una riduzione annuale di più di 500 dollari. Lo speaker della Camera Paul Ryan, invece, si è detto convinto che la riforma farà risparmiare ad una famiglia media almeno 1.182 dollari all'anno. Un emendamento inserito nella riforma cancella l'obbligo di acquistare un'assicurazione medica, come previsto dall'Obamacare.
Quella di Trump è la riduzione fiscale di maggiore entità che sia mai stata varata negli ultimi trent'anni in America. Per trovarne una così importante bisogna risalire, infatti, al 1986, con l'allora presidente Ronald Reagan (Tax Reform Act).
Fonte: qui


giovedì 16 giugno 2016

E SE IL 23 GIUGNO SI VOTASSE ANCHE IN ITALIA PER L'USCITA - IN UN COLPO SOLO - DA UE E EURO, CHE ACCADREBBE?

ar_image_4901_lmercoledì 15 giugno 2016
Lunedì scorso, il principale quotidiano economico nazionale, nella sua versione cartacea, riguardo al possibile successo del Brexit al referendum del 23 giugno scriveva testualmente “L’unica cosa certa è che si cercherebbe di dare all’Inghilterra una lezione durissima, facendole pagare cara l’uscita, nella speranza di dissuadere i cittadini europei dal cercare simili avventure”.

Nemmeno i dispacci delle SS ai tempi bui del nazismo arrivavano a simili livelli di arrogante violenza nei confronti della libera espressione democratica del volere popolare.

Semmai ve ne fosse bisogno, si tratta dell’ennesima dimostrazione che la ue NON è una struttura democratica, ma un regime dittatoriale asservito alle élites finanziarie (che sono ben diverse dai ceti imprenditoriali e capitalistici tradizionalmente intesi) che guadagnano e speculano su una realtà economica “virtuale” scaricando le perdite sulla popolazione ed incamerando guadagni impressionanti.

Non è un caso se l’ex sindaco di Londra Boris Johnson abbia dimostrato che il top management delle aziende quotate del FTSE100 arrivi a guadagnare 150 volte lo stipendio medio di un loro dipendente, contro le 25 volte di inizio anni 80. E’ chiaro che le oligarchie non vogliano mollare la presa e siano disposte a tutto, pur di mantenere la popolazione europea nella loro morsa d’acciaio costituita da alta disoccupazione, bassa crescita e fortissima immigrazione.

E l’Italia?

L’Italia sta infinitamente peggio dell’Inghilterra: per la prima volta nella sua storia, la speranza media di vita è scesa, ben 11.000.000 di italiani rinunciano a cure mediche per mancanza di soldi ed il 10% della popolazione non sa se il giorno successivo sarà in grado di mangiare.

Un panorama desolante come neppure la Seconda Guerra Mondiale ci aveva lasciato, simile, forse, solo alla situazione dei paesi dell’ex blocco sovietico all’indomani del crollo del muro di Berlino. Naturalmente, mentre gli italiani rinunciano a curarsi, questo governo di non eletti, spende 7 miliardi di euro per l’accoglienza di sedicenti “profughi” belli in carne e robusti che pretendono aria condizionata, televisione satellitare e ogni altra comodità.

Tutto questo per spiegarvi che all’interno di questa Ue NON esiste speranza per l’Italia.

Ma cosa accadrebbe in caso di italexit?

Proviamo ad immaginare che il 23 giugno si votasse da noi e vincessero i fautori dell’uscita dalla Ue e dall’euro. In base ai trattati della Ue, verrebbero negoziati i tempi per l’uscita dell’italico stivale dalla cortina di ferro ed il ritorno alla lira. Sarebbe morte distruzione e rovina? Decisamente no, e vediamo perché:

Svalutazione della lira rispetto ad euro e dollaro, ovvero crescita del PIL: si tratterebbe del riequilibrio del cambio, ora decisamente sopravvalutato rispetto alla nostra realtà. Accadrebbe né più né meno di quanto accaduto nel 1992 a seguito della speculazione di Soros: la svalutazione della lira fece da preambolo ad una robusta crescita del PIL nel 1994 e 1995 (+2,2% e +2,9%) ed al boom delle esportazioni nei tre anni successivi (+8,7% nel 1993, + 9,6% nel 1994, +12,5% nel 1995).
Questo accadde perché la svalutazione della lira rese competitivo il made in Italy in tutto il mondo e fu il motivo per cui i tedeschi, per accoglierci nel “paradiso” dell’euro pretesero una fortissima (e artificiosa) rivalutazione della lira tramite il rapporto di cambio lira/euro che di fatto estromise le nostre aziende dai mercati internazionali a favore di quelle teutoniche.
Rischio di inflazione quasi nullo: a quanti paventano l’iperinflazione, è bene ricordare che l’euro ha perso quasi il 30% del suo valore dai massimi, ma l’Italia e quasi tutta la ue è in deflazione, per cui il rischio di un’inflazione a due o tre cifre è solo nella mente in malafede dei prezzolati filo ue che vogliono mantenervi in uno stato di miseria e depressione. Qualora il prezzo del petrolio dovesse salire o il rapporto nuova lira /dollaro mettere a rischio il prezzo dell’energia, sarebbe sufficiente togliere qualche accisa messa dal trio infernale monti-letta-renzi per riequilibrare la situazione.
Sovranità monetariala Banca d’Italia dovrebbe tornare prestatore di ultima istanza, esattamente come la Banca d’Inghilterra o la Banca del Giappone, ovvero garantire l’emissione dei titoli di stato monetizzando l’eventuale invenduto. Anche in questo caso, il rischio d’inflazione è nullo data la situazione in cui versa il paese. Grazie alla sovranità monetaria, il governo potrebbe avviare una serie di investimenti per modernizzare il paese: banda larga, manutenzione delle strade e delle ferrovie, ritorno ad una sanità pubblica degna di questo nome, tutela delle pensioni e degli anziani.
Riforma fiscalealiquote progressive fino ad un max del 25% e taglio dell’iva sui generi primari, con conseguente inasprimento delle pene per gli evasori, in particolare per le grandi imprese e le banche.
Salvataggio delle banchenazionalizzazione delle banchecon arresto immediato e confisca dei beni per tutti gli amministratori delle banche in dissesto e condanna a pene esemplari. Questo perché ad essere tutelati devono essere i risparmiatori e non i pessimi manager.
Aumento dei consumi interni di prodotti nazionali: la svalutazione della nuova lira renderebbe più conveniente acquistare prodotti realizzati in Italia piuttosto che in Germania e questo favorirebbe le aziende italiane ed il riassorbimento della disoccupazione.
Tutto questo potrebbe essere attuato solo in caso di uscita dell’Italia dalla ue e dall’euro.
Minacce di rappresaglia? Dazi doganali? Siamo sicuri che a rimetterci non sarebbero i paesi nordici, Germania in testa?
Chiaramente, se il governo Merkel dovesse imporre dazi ai prodotti italiani, noi faremmo altrettanto contro i prodotti provenienti dalla Germania (sarebbero già oggi d’obbligo, visto che molti prodotti tedeschi sono truffaldini, vedasi i motori volkswagen!) e siamo proprio sicuri che le case automobilistiche germaniche sarebbero disposte a rinunciare ad uno dei principali mercati di sbocco dei loro prodotti? L’idiozia tedesca è un fatto storico, come la sua ottusità, ma se non vendi, non puoi far mangiare lamiera ai tuoi operai e sanzioni contro l’Italia porterebbero dritto a questo.
Speculazioni finanziarie, vendetta dei “mercati” come auspicato al Sole24ore?
I “mercati” sono uomini che speculano dietro un computer sulla pelle della gente e compito della politica è regolamentare i “mercati” che sono tutto tranne che un’entità astratta, anche attraverso il carcere.
Per la cronaca, quanto illustrato qui non è fantascienza, ma manovre politiche ed economiche attuate da paesi con tassi di crescita decisamente migliori dei nostri, che hanno deciso di non svendere la loro sovranità ed il benessere dei propri cittadini ai gangsters della finanza.

Ora, cari italiani, dovete decidere se riprendervi il vostro benessere e la vostra speranza di vita o se morire di stenti e sacrifici per servire i “padroni” della Ue. E’ tempo di decidere del vostro futuro e di quello dei vostri figli, non di agitarvi per un rigore non concesso.

Luca Campolongo
Fonte: ilnord.it
http://www.kushnirs.org/macroeconomics_/it/italy__export.html
http://www.kushnirs.org/macroeconomics_/it/italy__gdp.html#main
http://www.telegraph.co.uk/opinion/2016/03/16/boris-johnson-exclusive-there-is-only-one-way-to-get-the-change/
http://www.tempi.it/qual-e-il-paese-europeo-che-cresce-di-piu-ebbene-si-limpresentabile-ungheria-di-orban#.V2ALz_mLTIU
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/sanit-undici-milioni-rinunciano-cure-1269080.html