9 dicembre forconi: Natale
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giovedì 28 dicembre 2017

ROMA - L’AUDACE COLPO DELLA NOTTE DI NATALE

TRA IL 24 E IL 25 FURTI A RAFFICA A ROMA, 200 APPARTAMENTI SVALIGIATI TRA MONTEVERDE, PRATI, CENTROCELLE E OSTIA 

IL BOTTINO PIU’ IMPORTANTE NELL’ABITAZIONE DI UN NEGOZIANTE A BORGATA FINOCCHIO: PORTATE VIA 5 PISTOLE AUTOMATICHE E 150MILA EURO

15 ARRESTI
Marco De Risi per Il Messaggero - Roma
ladro furto casaLADRO FURTO CASA

Decine di furti notturni e non durante le feste di Natale. La sera della vigilia i ladri hanno svaligiato diversi appartamenti in varie zone della città. E i saccheggi si sono protratti anche nella giornata del 25. Dopo i regali e la felicità della festa, per molti romani è sopraggiunto lo sconforto di trovare a soqquadro l'abitazione. Fra polizia e carabinieri ammontano a circa 200 i sopralluoghi per furto durante il 24 ed il 25 Dicembre. I ladri, in questo frangente, colpiscono in modo inesorabile consapevoli che se una casa è vuota lo sarà per ore in quanto il proprietario sta trascorrendo il Natale in casa di parenti o di amici. Ed ecco che quando si è arrivati alla mezzanotte della Vigilia sono scattate le prime telefonate al 112: alla gioia di avere scartato i regali si è sommato il dramma di avere scoperto il proprio appartamento visitato dai soliti ignoti.

ladro furto casaLADRO FURTO CASA
Le pattuglie delle forze dell'ordine hanno agito a tappeto per le tantissime effrazioni. Furti in zona Ostiense, Trastevere, Monteverde, Ostia, Fiumicino, nel Centro Storico, a Prati, a Montesacro, a Spinaceto e in tante altre zone comprese quelle dell'hinterland. Le vittime hanno fatto l'amara scoperta sono rientrare in casa dopo avere passato il Natale con i parenti. Circa 200 furti in totale anche se, secondo gli inquirenti, questo tipo di reato sarebbe in calo.

A Vigna Clara, i ladri hanno fatto saltare la serratura di un'abitazione dove vive un'anziana ottantenne che quando è rincasata ha trovato vuoti i cassetti dove teneva i gioielli. La donna è la mamma di un giornalista Rai che anche lui, come tanti, si è rivolto al 112. Le squadre di Polizia Scientifica e quelle dell'Arma hanno svolto parecchi sopralluoghi. La Scientifica è intervenuta tenendo conto di questo criterio: solo dopo la richiesta degli investigatori che hanno ritenuto opportuno l'intervento in quanto i ladri potevano avere lasciato impronte o altre tracce sul furto di turno.

Il furto più rilevante si è avuto in via Bompietro, a Borgata Finocchio, periferia del Casilino. I ladri si sono introdotti in casa di un negoziante ed hanno messo a segno un colpo da brividi: sono riusciti a mettere le mani su cinque pistole automatiche (regolarmente denunciate) e su 150.000 euro in contanti. Il commerciante si era arrischiato a tenere una cifra del genere in casa per fare acquisti di lavoro subito dopo le feste.
ladro furto casaLADRO FURTO CASA
Per quanto riguarda le volanti della polizia sono riuscite in diverse occasioni a mettere in fuga i ladri arrivando quasi in flagranza di reato. Gli agenti hanno arrestato quindici persone (due romani, cinque rom, albanesi, romeni) in flagranza di reato. Alcuni sorpresi sulle scale di stabili mentre si apprestavano a svaligiare. Altri sono stati bloccati durante la fuga ed è stata recuperata la refurtiva. In alcuni casi, le vittime di furto in abitazione hanno dovuto chiedere l'intervento dei vigili del fuoco: i ladri forzando porte blindate le hanno bloccate dall'interno.

Fonte: qui

sabato 24 dicembre 2016

Isis, la chiamata ai lupi solitari: «Ecco chiese e locali in Usa ed Europa da attaccare a Natale»

Una lista di chiese, bar, alberghi da attaccare e l'invito ai lupi solitari ad agire nel periodo natalizio. Lo Stato islamico ha pubblicato gli indirizzi di centinaia di luoghi di culto negli Stati Uniti e di alberghi e caffetterie, strade e mercati in Europa, sollecitando i suoi seguaci ad attaccarle durante le vacanze. La notizia è stata riferita dal sito di informazioni Vocativ che è riuscito a rintracciare alcuni messaggi postati nella tarda notte di mercoledì su Telegram da alcuni seguaci dell'Isis.




Nel post pubblicato nel forum "I segreti dei Jihadisti" un utente identificato con il nome Abu Marya al-Iraqi ha inviato un messaggio in lingua araba chiedendo di bagnare con il sangue le tradizionali celebrazioni natalizie annunciando, inoltre, l'intenzione di ricorrere ai lupi solitari per trasformare le feste cristiane in un film dell'orrore. La serie di messaggi, apparsi sulla chat di un gruppo di facinorosi pro Isis, comprende un elenco pubblico di chiese in 50 Stati americani ed è accompagnata anche da manuali per la preparazione e utilizzo di armi ed esplosivi.

Sempre nelle stesse ore, in un altro post di gruppo di sostenitori dello Stato islamico, un utente ha richiamato alle armi "i figli dell'Islam" invitandoli a bersagliare “chiese, alberghi rinomati, caffetterie affollate, strade, mercati e luoghi pubblici”, condividendo una lista di indirizzi negli Stati Uniti, in Canada, Francia e Paesi Bassi. La notizia arriva ad alcuni giorni dall'attacco al mercatino di Natale di Berlino di cui l'Isis ha rivendicato la responsabilità.

Non è la prima volta che lo Stato islamico pubblica elenchi di questo tipo, chiamando alle armi i lupi solitari: nel mese di giugno Vocativ aveva riportato la notizia di un elenco che comprendeva più di 8.000 nomi e indirizzi. Una kill list in cui erano stati inseriti anche diversi nomi di agenti di polizia statunitensi.

A New York, intanto, la polizia si prepara a difendere la città da potenziali attacchi nel giorni di festa blindando i mercatini di Natale. «Subito dopo l'attacco a Berlino, abbiamo valutato quali potessero essere gli obiettivi sensibili simili in città durante le festività - ha detto John Miller, vice commissario di polizia di New York - Abbiamo rapidamente individuato una mezza dozzina di mercati di Natale e abbiamo trasferito diverse squadre in questi luoghi». Una strategia che dovrebbe, tra l'altro, far aumentare il senso di sicurezza tra le persone che hanno deciso di trascorrere le vacanze nella Grande Mela. «Abbiamo la possibilità di mantenere la sicurezza in città attraverso l'applicazione della legge, ma questo non basta - ha aggiunto James O'Neill commissario de NYPD - Se vedete qualcosa che vi mette a disagio, siate reattivi. Chiamate il 911, fermate una macchina della polizia, fermate un agente. Solo così ci date la possibilità di indagare e assicurarci che non ci sia alcun pericolo».           

Fonte: qui



Quanto c’entra Anis Amri con l’ISIS

Molto, dicono alcuni documenti investigativi tedeschi ottenuti da CNN: sembra che l'attentatore di Berlino facesse parte di un'estesa rete di sostenitori dell'ISIS in Germania



Germany Christmas Market
Anis Amri (Militant video via AP)
Nelle ultime ore sono emersi nuovi particolari su Anis Amri, l’uomo che lunedì 19 dicembre ha investito la folla a un mercatino di Natale di Berlino uccidendo 12 persone e che – dopo quattro giorni da ricercato in tutta Europa – è stato ucciso nella notte tra giovedì e venerdì da due poliziotti italiani a Sesto San Giovanni, un comune alla periferia di Milano. Nonostante ci siano ancora diversi dettagli da chiarire – come gli ultimi spostamenti di Amri dalla Germania all’Italia – qualcosa su di lui si può già dire. Si sa per esempio che Amri non era un estremista religioso prima di arrivare in Europa: sembra si sia progressivamente radicalizzato prima durante i quattro anni passati carcere in Italia e poi in una rete di islamisti radicali in Germania. Dalle ultime informazioni disponibili, si può dire inoltre che Amri non abbia agito completamente da solo a Berlino, come si pensava inizialmente: in Germania era entrato in contatto con un gruppo guidato da un predicatore di origine irachena considerato molto vicino allo Stato Islamico e già da tempo era sorvegliato dall’intelligence tedesca perché sospettato di voler ottenere illegalmente delle armi.

Italy Germany Christmas MarketIl ministro degli Interni italiano Marco Minniti, a sinistra, e il capo della polizia Franco Gabrielli durante la conferenza stampa tenuta venerdì a Roma, dopo l’uccisione di Anis Amri (AP Photo/Gregorio Borgia)

Ma quanto c’entrava Anis Amri con lo Stato Islamico? Ecco cosa sappiamo di lui, messo in ordine.
Chi era Anis Amri
Amri era nato a Oueslatia, una piccola città della Tunisia, il 22 dicembre del 1992. Fin da giovane, ha raccontato la sua famiglia al Wall Street Journal, Amri dava qualche problema: saltava in continuazione la scuola e stava a casa senza fare niente. Nel marzo 2011, a 18 anni, Amri lasciò la Tunisia e insieme a tre suoi amici riuscì ad arrivare a Lampedusa usando una delle imbarcazioni messe a disposizione dai trafficanti di essere umani. A ottobre dello stesso anno fu arrestato e fu condannato a quattro anni di carcere per avere causato un incendio e per avere danneggiato delle proprietà nel centro di accoglienza di Belpasso, un piccolo comune vicino a Catania. Scontò quasi tutta la pena in sei carceri diverse: Enna, Sciacca, Agrigento, Palermo – prima al Pagliarelli e poi all’Ucciardone – e Caltanissetta (al CIE, il centro di identificazione ed espulsione). Quando uscì fu emesso nei suoi confronti un provvedimento di espulsione, che però non fu mai attuato. Nel luglio 2015 Amri entrò in Germania.

Ralf Jäger, il ministro degli Interni della Renania Vestfalia-Settentrionale, ha detto che nei mesi successivi al suo arrivo in Germania Amri si spostò molto, prima di fermarsi a Berlino nel febbraio 2016. Fu in quel periodo che attirò le attenzioni dell’antiterrorismo tedesco. A marzo le autorità di Berlino indagarono su di lui perché sospettato di pianificare un furto per rubare i soldi che gli sarebbero serviti per comprare delle armi automatiche da usare in un attacco terroristico. Sembra che in quel periodo Amri fosse entrato anche in qualche giro di droga. Ayman, un trafficante di droga tunisino che vive a Berlino, ha raccontato al Wall Street Journal di avere visto spesso Amri vendere cocaina nel quartiere Kreuzberg: «Amava i soldi e se gli rubavi uno dei suoi clienti diventava matto». Amri fu messo sotto sorveglianza e ad aprile fece richiesta formale di asilo politico in Germania. La richiesta naturalmente gli fu rifiutata e a giugno fu decisa la sua espulsione, mai realizzata perché Amri era sprovvisto di documento valido e non poteva essere rimpatriato. A settembre la sorveglianza si concluse, non si sa bene perché; nel frattempo Amri era anche stato inserito nella “no fly list” degli Stati Uniti, cioè quella lista stilata dal governo che impedisce alle persone che ne fanno parte di imbarcarsi su un aereo commerciale in entrata o uscita da un aeroporto statunitense.
Germany Christmas MarketI dati di Anis Amri, il presunto attentatore di Berlino (Police via AP)
Non è chiaro quando Amri cominciò a radicalizzarsi, cioè ad avvicinarsi a un’interpretazione molto radicale dell’Islam. Secondo la ricostruzione della Stampa, già durante il periodo che Amri passò nel carcere ad Agrigento le autorità notarono “atteggiamenti sospetti tendenti alla radicalizzazione” e nel gennaio 2015 Amri fu trasferito all’Ucciardone di Palermo per “gravi e comprovati motivi di sicurezza”. Il Corriere ha scritto che i comportamenti di Amri erano stati notati anche dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che aveva avvertito il Casa (Comitato di analisi strategica antiterrorismo, che include membri della polizia giudiziaria e dei servizi di intelligence). Sembra che l’avvicinamento all’Islam radicale si completò in Germania, quando Amri entrò in contatto con il più importante esponente dello Stato Islamico nel paese.

La rete dello Stato Islamico in Germania
CNN ha ottenuto un documento di 345 pagine dagli investigatori tedeschi relativo alla rete terroristica che sembra esserci dietro all’attentato di Berlino. Stando ai documenti, Amri faceva parte di un gruppo di persone che orbitava attorno ad Ahmad Abdelazziz, conosciuto anche come Abu Walaa, un predicatore di origine irachena arrestato a novembre nella città tedesca di Hildesheim con l’accusa di terrorismo. Walaa non è un predicatore qualsiasi: ha definito se stesso come il rappresentante dello Stato Islamico in Germania ed è considerato dagli investigatori come la figura centrale di una “rete nazionale di indottrinati salafiti-jihadisti che sono strettamente legati tra loro e operano dividendosi i compiti». Le finalità di questa rete – concentrata soprattutto negli stati tedeschi della Renania Settentrionale-Vestfalia e della Bassa Sassonia – sono due: il reclutamento e l’indottrinamento; i suoi membri comunicano tra loro usando Telegram e ottengono i fondi per finanziare il jihad (spesso i viaggi dei “foreign fighters”) tramite furti o truffe sui prestiti.
Secondo gli investigatori tedeschi, Anis Amri aveva avuto anche una specie di mentore nel gruppo di Walaa: Boban Simeonovic, un 36enne tedesco-serbo proveniente da Dortmund, (Renania Settentrionale-Vestfalia), e considerato molto radicale. Simeonovic, anche lui arrestato per terrorismo a novembre insieme a Walaa, aveva alcuni contatti diretti con diversi operativi tedeschi dello Stato Islamico in Siria. Alla fine del 2015, quando Amri si stava preparando ad andare in Siria per unirsi allo Stato Islamico, Simeonovic lo portò a fare lunghe escursioni per tenerlo in forma e si occupò di organizzare il suo viaggio tramite i contatti che aveva alla moschea di Hildesheim. Non è chiaro il motivo per cui alla fine Amri non partì. Grazie ai racconti di un informatore della polizia nella rete di Walaa, si sa però che Amri a un certo punto cominciò a pensare di compiere attacchi terroristici in Germania.
Non si conoscono ancora molti dettagli sul tipo di contatti che questa rete guidata da Walaa ha intrattenuto con i vertici dello Stato Islamico in Siria e in Iraq. Secondo le informazioni che un disertore dello Stato Islamico ha dato agli investigatori tedeschi, Abu Walaa aveva una certa influenza a Raqqa: un suo accolito era diventato capo della sezione tedesca del servizio di sicurezza dello Stato Islamico ed era in contatto con Abu Muhammad al Adnani, che fino alla sua morte è stato considerato il secondo uomo più potente del gruppo dopo Abu Bakr al Baghdadi. Anis Amri, l’attentatore di Berlino, era certamente parte di questa rete.

Fonte: qui

martedì 20 dicembre 2016

Berlino, camion contro mercatino di Natale: 12 morti e 48 feriti. Era partito dall'Italia.

Polizia: presunto attacco terroristico

Ha invaso un marciapiede nei pressi della Chiesa del Ricordo. L'Isis rivendica

Ansa - Dopo Nizza, torna l'incubo attentati in Europa: un camion si è schiantato contro un affollato mercato di Natale a Berlino. I media riportano diversi morti, almeno 12, e circa 48 feriti. Il camion ha invaso un marciapiede nei pressi della Chiesa del Ricordo. La chiesa è nel mezzo del Mercato natalizio situato in pieno centro della parte ovest della città. Su Twitter la polizia di Berlino parla di "presunto attacco terroristico", spiegando che gli investigatori sono propensi a credere che il tir sia stato "deliberatamente lanciato contro la folla". 
 "Al momento non voglio usare la parola attentato anche se molti indizi lo indicano", ha detto il ministro dell'Interno Thomas de Maizière alla tv pubblica Ard.
Una persona sospettata di essere il guidatore del camion - probabilmente un pakistano o un afghano - sarebbe stata arrestata. Un secondo uomo che era sull'autocarro, probablimente polacco, è morto nell'urto.
L'Isis avrebbe rivendicato l'attacco. La Pmu, la coalizione delle milizie irachene che combattono il califfato, ha letto la rivendicazione su un canale online dell'Isis.
Il camion era partito dall'Italia per fare rientro in Polonia. Lo scrive il Guardian, per il quale il mezzo doveva fermarsi a Berlino per consegnare il carico ed il conducente, cugino del proprietario dell'azienda di trasporti polacca, aveva detto di volersi fermare per la serata. Ci sono forti sospetti, afferma il Guardian online, che il mezzo si stato rubato durante il viaggio. 
Il tir è di un'azienda di trasporti di Danzica, che dice di aver perso il contatto con il mezzo attorno alle 16 del pomeriggio. Secondo quanto riportato dalla tv N24, trasportava ponteggi di acciaio dall'Italia e avrebbe dovuto scaricarli domani mattina a Berlino. L'azienda di trasporti polacca ha sede a Stettino.
Il proprietario dell'azienda, identificato solo come Ariel Z, è stato intervistato dall'emittente polacca Tvn24 e ha detto che il mezzo era guidato da suo cugino, che aveva intenzione di passare la serata a Berlino. Ha escluso che il suo parente, che guida camion da 15 anni, possa aver provocato lo schianto.
Angela Merkel, attraverso il suo portavoce Steffen Seibert, si è detta "sgomenta" per il possibile attentato a Berlino. "Siamo in lutto per i morti e ci auguriamo che i tanti feriti possano essere aiutati", ha scritto Seibert sul suo account Twitter

DIRETTA
L'attentato è avvenuto nel mercatino di Natale nella Breitscheidplatz, ai piedi della Gedaechtniskirche, la "Chiesa del ricordo", uno dei simboli di Berlino. La piazza è nei pressi della stazione "Zoologischer Garten". Sono diversi i feriti a terra e di alcuni stand sono distrutti.
 "Un camion è piombato su un mercatino di Natale a Berlino-Charlottenburg nei pressi del Breitscheidplatz. Si raccomanda ai connazionali di evitare la zona, tenersi informati sui media sugli sviluppi della situazione e seguire le indicazioni delle autorità locali". E' quanto si legge sul sito della Farnesina 'Viaggiare sicuri'.


I camion utilizzati per gli attentati di Nizza a luglio e quello di Berlino