9 dicembre forconi: Formula 1
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sabato 17 novembre 2018

CONTRATTI DI SPONSORIZZAZIONE GONFIATI E FONDI NERI: ECCO COME IL CIRCUS DELLA FORMULA 1 VENIVA UTILIZZATO PER RICICLARE DENARO

sabato 19 maggio 2018

FORMULA 1 - FINISCE IN CELLA IL CONSULENTE FINANZIARIO DAVIDE CASTELLO

SCOPERTO UN GIRO DI FATTURE 'GONFIATE' PER SPONSORIZZAZIONI NEL SETTORE DELLA FORMULA 1, CON LO SCOPO DI EVADERE IL FISCO PER ALMENO 50 MILIONI DI EURO E UNA PARALLELA ATTIVITÀ DI RICICLAGGIO CON FLUSSI DI DENARO CHE DALL'ITALIA, PASSANDO DA LONDRA, ARRIVAVANO IN CINA  

formula 1FORMULA 1

Un giro di fatture 'gonfiate' per sponsorizzazioni nel settore automobilistico della Formula 1, con lo scopo di evadere il fisco per almeno 50 milioni di euro e una parallela attività di riciclaggio transnazionale fondata su flussi di denaro che dall'Italia, passando da Londra, arrivavano fino in Cina con la complicità di imprenditori cinesi.

LONDRA RICICLAGGIOLONDRA RICICLAGGIO
E' il meccanismo scoperto dalle indagini coordinate dal pm milanese Elio Ramondini e condotte dai finanzieri del Gruppo di Milano che oggi ha portato in cella Davide Castello, consulente finanziario, originario del Veneto, iscritto all'Anagrafe Italiani Residenti all'Estero, che da anni risiede a Londra, figura di rilievo di un gruppo criminale sul quale sono in corso ancora accertamenti. Castello è stato arrestato a casa dei suoi familiari nel Padovano e ora è in carcere a Padova. L'ordinanza di custodia cautelare è stata firmata dal gip Roberto Arnaldi.

Fonte: qui

martedì 8 maggio 2018

FORMULA 1 - FONDI NERI NEL 'CIRCUS', C’È UNA PISTA CHE PORTA AGLI UOMINI DI ECCLESTONE

L’EX BOSS DELLA F1, SENTITO SU ORDINE DELLA PROCURA DI MONZA, RIGETTA OGNI ACCUSA 

E ORA L' INDAGINE PUNTA SULLA NUOVA GESTIONE: "SULLE SPONSORIZZAZIONI È TORNATO TUTTO COME PRIMA"

Estratto dell'articolo di Marco Mensurati e Fabio Tonacci per la Repubblica

Quando i finanzieri di Monza, interrogando e acquisendo documenti delle società inglesi Ara Service e Ad Evolution coinvolte nelle sponsorizzazioni gonfiate dei piloti di Formula Uno, si sono resi conto di aver trovato il "Sistema" del riciclaggio in Formula Uno, hanno cominciato a risalire il flusso del denaro convinti di poter arrivare molto in alto.

ecclestoneECCLESTONE
Quella che avevano in mano - come ha raccontato la prima parte dell' inchiesta di Repubblica pubblicata ieri - era la radiografia di un sistema che garantiva la creazione di fondi neri attraverso una complicata triangolazione tra Dubai, la Svizzera, il Principato di Monaco, la Gran Bretagna. Ventitré procure italiane sono al momento sulle tracce dei primi 80 milioni di euro scoperti dalla procura di Monza e sottratti all' Erario. La classica punta dell' iceberg. Ma per capire chi ne tirava le reti e chi ne beneficiava, occorreva consegnarsi al vecchio motto di ogni buon investigatore: «Segui i soldi».

La squadra di Ecclestone 


Inseguendo il flusso di denaro, gli investigatori hanno osservato una tale capillarità e diffusione del "Sistema" da convincersi non solo che tutti, nell' ambiente, sapessero tutto, ma addirittura che ci fosse qualcuno, molto in alto nella piramide di controllo della Formula Uno, negli uffici della Fom (Formula One Management) per l' esattezza, che coordinasse le operazioni, e ne traesse vantaggio. Conferme, sia pure indirette, a questa ipotesi ne sono arrivate quando, analizzando le altre transazioni avvenute sui conti della Ara, dell' Ad e di una terza società saltata fuori successivamente ma utilizzata per le medesime attività, gli inquirenti si sono imbattuti in una congerie di fatture emesse a investitori internazionali di una grandezza superiore agli altri, due in particolare: la Red Bull e la Puma.
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Seguendo quelle transazioni i finanzieri hanno individuato tra i principali movimentatori di quei conti persone vicine a Bernie Ecclestone, fino al 2016 il padrone assoluto del circo della Formula Uno. In una missione quasi eroica, a pochi giorni dalla chiusura del primo filone dell' inchiesta quello cioè sui rapporti con la Sias, la società che gestisce l' Autodromo del Gran Premio d' Italia dalla quale è partito il lavoro del procuratore Walter Mapelli, gli uomini della Guardia di Finanza di Monza, hanno così interrogato persino Ecclestone in persona, che ovviamente ha respinto ogni accusa.

(…) La Federazione Internazionale dell' Automobilismo, chiamata in causa, sia pure indirettamente, dall' interrogatorio - come persona informata dei fatti - del procuratore Nicolas Todt (figlio del presidente Jean Todt) ha preferito aspettare la pubblicazione della seconda puntata dell' inchiesta di Repubblica. "Nessun commento", invece, da parte degli americani di Liberty Media.

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Il gioco continua 

Chiuso il secondo filone dell' indagine con lo spacchettamento e l' invio degli stralci alle 23 procure italiane, gli investigatori di Monza hanno ricominciato da qualche settimana a investigare la parte internazionale. Venerdì 20 aprile si sono presentati di buon' ora nel paddock dell' autodromo monzese prima della partenza della corsa della "Blancpain GT Series Endurance Cup" per interrogare una manciata di piloti e di manager alla ricerca delle nuove strutture attivate dopo che la prima discovery aveva "bruciato" i canali di Ara Service e Ad Evolution. «È come sospettavamo - sospira la fonte investigativa alla fine del primo giro di interrogatori - è ripreso tutto come prima».

Fonte: qui

lunedì 7 maggio 2018

L’OMBRA DEL RICICLAGGIO SULLA FORMULA 1

23 PROCURE INDAGANO: È CACCIA A 80 MILIONI DI FONDI NERI 

ECCO COME IL CIRCUS VIENE UTILIZZATO PER RIPULIRE DENARO: ALCUNE DELLE SPONSORIZZAZIONI INCRIMINATE HANNO RIGUARDATO PILOTI DI PRIMO PIANO COME FELIPE MASSA E LO SFORTUNATO JULES BIANCHI 

IL RUOLO DEL FIGLIO DEL BOSS DELLA FIA JEAN TODT

Estratto dell’articolo di Marco Mensurati e Fabio Tonacci per la Repubblica

Ventritré procure stanno indagando sui soldi della Formula 1. Devono recuperare qualcosa come 80 milioni di euro di fondi neri, nascosti al fisco attraverso una complicata rete di società intessuta attorno al versante italiano del "pinnacle of the motorsport", come nel regno anglosassone amano definire il Circus messo in piedi negli anni Sessanta da Bernie Ecclestone.

E c' è una ventiquattresima procura, quella di Monza, a cui è demandato, per competenza territoriale, il compito più arduo: investigare le zone d' ombra del "Sistema" su cui poggia lo sport più globale del mondo, capace da sempre di attirare investimenti pazzeschi.

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Scandalo internazionale 

L' indagine di Monza è partita sei anni fa. Da allora, 82 persone sono state iscritte nel registro degli indagati, rogatorie internazionali sono state inviate in Germania, Svizzera, Inghilterra e Principato di Monaco, cinque "imprenditori" (tra cui Luigi Provini, figura molto nota nell' ambiente delle corse), alla fine del 2017, sono stati arrestati con l' accusa di riciclaggio e frode fiscale. Il lavoro della Guardia di finanza sembrava essersi concluso così, con la discovery di una gigantesca truffa ai danni dell' Erario perpetrata da un centinaio di aziende e con le 23 procure competenti rispetto alle varie sedi impegnate a mettere in atto azioni giudiziarie per recuperare le tasse non pagate.

E invece in queste ore è emerso qualcosa di più inquietante: i finanzieri hanno ripreso a interrogare piloti, manager, dirigenti degli sponsor. 
Trovando conferme sui due principali sospetti che li avevano mossi sin dall' inizio: 

1) il "Sistema" è stato replicato per quasi tutti i Paesi del mondo occidentale che ospitano i gran premi; 

2) il "Sistema" è tuttora attivo.

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«Quella che abbiamo messo a fuoco - spiega a Repubblica una fonte vicina all' inchiesta - era solo la parte italiana. Ma lo schema si è replicato a livello internazionale, anche per somme più alte». 

Per dire: alcune delle sponsorizzazioni incriminate hanno riguardato piloti di primo piano come Felipe Massa e lo sfortunato Jules Bianchi, il giovane francese della scuderia Ferrari morto in un incidente in pista nel 2015. «La Formula 1 - continua la fonte - si potrebbe definire come il campionato mondiale del riciclaggio».(…)

incidente jules bianchi 8INCIDENTE JULES BIANCHI 8
Valori gonfiati Anche Nicolas Todt, figlio del presidente della Fia Jean Todt, è stato sentito dagli inquirenti italiani, in qualità di manager di molti piloti, tra i quali Felipe Massa, Pastor Maldonado, Charles Leclerc, Caio Collet e, fino al 2015, Jules Bianchi. Todt non è mai stato indagato dalla procura di Monza. È residente all' estero ed eventuali reati sarebbero stati commessi fuori dal territorio italiano. Nell' inchiesta appare dunque come testimone. Quando Bianchi guidava la monoposto del team Marussia, fu sponsorizzato dall' italiana Gaudì Trade, società attiva da vent' anni nel settore moda, in una triangolazione di contratti che passò per la Profilexi, una delle scatole vuote londinesi.
FELIPE MASSAFELIPE MASSA

E però quel contratto da 1.250.000 euro per il marchio messo sul casco, secondo i finanzieri, è gonfiato

Lo ha ammesso anche Nicolas Todt: «Il costo sostenuto (...) è spropositato in quanto Bianchì era un pilota giovane e la Marussia il team più piccolo della Formula 1. In base alla mia esperienza, con questo importo in Formula 1 si riesce a mettere il marchio di uno sponsor sul musetto della macchina. Il marchio Gaudì messo sul casco avrebbe potuto avere un valore di mercato tra i 50 ed i 100mila euro». Quindi, dieci volte di meno.
gp austria 2015 1GP AUSTRIA 2015 1

Lo schema Bianchi è stato usato per anni da molte altre aziende italiane, con piloti di ogni rango e categoria. E qualcuno, ai piani più nobili della Formula Uno, sapeva.

Fonte: qui