9 dicembre forconi: Bank of Japan
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venerdì 15 giugno 2018

Bank Of Japan Cuts Bond-Buying By 30bn Yen - Biggest Taper Yet

Just two weeks after they last tapered their bond-buying program, The Bank of Japan reduced its purcahses of 3-5Y JGBs from 330bn Yen to 300bn Yen - equal to the biggest 'taper' yet.
As Bloomberg reports, here’s a comparison of tonight's operations with the previous operations:
  • 250b yen of 1-3 year bonds vs 250b on Jun 6
  • 300b yen of 3-5 year bonds vs 330b on Jun 6
  • 190b yen of 10-25 year bonds vs 190b on Jun 8
  • 70b yen of bonds over 25 years vs 70b on Jun 8
In July, BoJ tapered by 30bn Yen: the Bank of Japan announced it would reduce the size of its purchases of five-to-ten year JGBs from Y500 billion to Y470 billion.
In early August, BoJ tapered by 30bn Yen
In late August, BoJ also tapered 30bn Yen.
In January, BoJ tapered by 20bn Yen:
  • 190b yen of 10-25 year bonds vs 200b on Dec. 28
  • 80b yen of bonds maturing in over 25 years vs 90b on Dec. 28
And in May, BoJ tapered its 5-10Y bond buying size from 450bn Yen to 430bn Yen.
After the last taper , some analysts hailed it as a victory for Kuroda - enabling him to tighten policy (normalize bond-buying further), because while bonds fell after the Bank of Japan’s surprise reduction in debt purchases but the limited reaction in the yen may pave the way for more cuts.
”It’s a victory by the BOJ, given the market consensus is that the bank can’t act as long as there’s wariness over yen appreciation. Yet the yen barely budged” and instead weakened.
But given a little time, it is clear that since then JGBs and Yen have been sold...
For now there is no reaction in USDJPY.
Fonte: qui

domenica 27 maggio 2018

The Breaking Point Is Upon Us

Signs of collapse are suddenly everywhere around the world

lunedì 30 aprile 2018

Da Giappone, Ue e Usa gli allarmi per una tempesta sui mercati

Guardando a quanto accade in Giappone, in Europa e negli Stati Uniti sembra emergere un forte timore per un nuovo tsunami finanziario

Lapresse




















Lapresse

«In un qualche momento nei prossimi cinque anni, raggiungeremo il nostro obiettivo di inflazione al 2%. Una volta raggiunto quel livello, cominceremo a discutere su come normalizzare gradualmente le condizioni monetarie… Per raggiungere l’obiettivo del 2% di inflazione, penso che dovremo continuare con una forte politica di allentamento monetario ancora per un po’ di tempo. Inoltre, il protezionismo, la contrazione della politica monetaria inaspettatamente veloce in alcune nazioni e le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e Corea del Nord pongono dei rischi potenziali». Chi ha detto queste parole nel fine settimana, intervista da Sara Eisen di Cnbc? Haruhiko Kuroda, governatore della Bank of Japan. 
Signori, se avevate bisogno di un’ulteriore conferma non solo del fallimento totale delle politiche di monetizzazione del debito poste in essere come risposta alla crisi, ma anche del fatto che un nuovo tsunami è ormai all’orizzonte, eccola a voi. Perché non stiamo parlando di una Banca centrale come le altre, bensì del soggetto che negli ultimi quattro anni ha comprato anche l’aria, ha devastato il mercato obbligazionario sovrano più grande del mondo, eliminando dal trading qualsiasi soggetto che non fosse proprio la Bank of Japan, ha in pancia Etf e titoli azionari in quantità tale da prefigurare quella del Giappone come un’economia socialista e metà delle sue imprese come statali de facto e che, soprattutto, ha già rinviato di un anno, dal marzo appena trascorso a quello del 2019, l’orizzonte temporale statutario per raggiungere il mitologico 2% di inflazione. 
Ora, non un passante, ma il titolare di quella politica sciagurata, dichiara senza vergogna alla principale emittente televisiva economica del mondo che quell’orizzonte sia amplierà ancora, offrendo come orizzonte temporale quello un pochino vago dei prossimi 5 anni! Nel frattempo, avanti di questo passo, per quel giorno in Giappone non ci sarà più un solo asset o una sola security che non figuri come contabilizzata - non si sa a quale prezzo e in base a quale criterio valutativo - nel bilancio della Bank of Japan. Di fatto, Kuroda ha detto ciò che nessuno ha il coraggio di dire, pur essendo ancora troppo cauto per usare il nome reale: proseguire per altri 5 anni con acquisti diretti significa distruggere il concetto stesso di mercato, ma, soprattutto, spalancare le porte alla sola opzione che rende possibile un delirio monetario simile, l’helicopter money, ovvero lo stimolo espansivo perenne, sine die. 
Capito perché, nonostante tutto quanto sta accadendo, il Nikkei non barcolla e non deraglia? Perché c’è la certezza che la Banca centrale resterà prestatore di prima e ultima istanza praticamente senza soluzione di continuità, almeno fino a quando l’imponderabile non rimetterà a posto le cose, per miracolo. O, più facilmente, fino a quando lo schema Ponzi non andrà in testacoda, aprendo la porta a un’altra lost decade per l’economia nipponica. Questo grafico mi pare spieghi la situazione meglio di mille parole. 
E che dire della Bce? Anzi, della Vigilanza dell’Eurotower, la stessa che ha spaventato a morte le banche di mezza Europa, italiane in testa, con i suoi nuovi criteri di accantonamento rispetto ai non-performance loans a bilancio? Sembrava una riforma non necessaria ma addirittura vitale, un qualcosa per cui valeva la pena andare alla guerra con il presidente dell’Europarlamento, quell’Antonio Tajani che per giorni ha vestito i panni del difensore del nostro sistema bancario dalle angherie contabili e sui requisiti di quella Bce guidata anch’essa da un italiano. E cosa è successo l’altro giorno? La Vigilanza sarebbe pronta ad arrendersi, la nuova regolamentazione verrebbe accantonata a causa delle «reazioni negative della politica»: da quando una Banca centrale, a fronte di un problema che ritiene dirimente e strutturale, cede di fronte alle pressioni politiche? Oltretutto, a livello di Europarlamento, dove formalmente può contare sull’intransigenza della Germania, incarnata dalla Bundesbank in sede di board Bce: vuoi vedere che, al netto di tutte le criticità dell’economia tedesca di cui vi ho parlato negli ultimi giorni, il buon Jens Weidmann è diventato meno intransigente e puntiglioso? Difficile, infatti, trovare un’altra spiegazione a un dietrofront simile. 
Certo, formalmente la Nouy ha parlato di una discussione in merito che verrà affrontata in tempi rapidi e che porterà a una decisione definitiva entro giugno, quindi lasciando aperto uno spiraglio all’intransigenza, ma si tratta solo di salvare la faccia, un formalismo che sa di contentino: i dati macro europei parlano chiaro, altro che avvicinamento al picco della crescita, come dichiarato da Mario Draghi nel suo ultimo discorso al Fmi, qui siamo già ben oltre la fase massima del ciclo e i fondamentali sono in fase più che iniziale di deterioramento, soprattutto nelle economie più forti. Detto fatto, ciò che pareva indifferibile e inemendabile, diventa di colpo facoltativo, rimandabile e oggetto di discussione: qualcosa non va e, come sempre, il picco al rialzo del Libor è stato anticipatore di tensione nel settore bancario. 
Se si arriva a una marcia indietro simile, significa che alle porte - in caso davvero si fosse intervenuti con quella regolamentazione così stringente - c’era una crisi potenziale di liquidità capace di congelare del tutto l’interbancario e costringere la Bce ad aste straordinarie, nuove Ltro con il Qe ancora attivo: di fatto, come sanguinare nella vasca degli squali, i ribassisti si sarebbero fiondati a scommettere contro i titoli azionari più sensibili all’argomento, vedi gli istituti italiani e spagnoli in primis. Ma tranquilli, va tutto bene, la ripresa è sostenuta sostenibile e sincronizzata a livello globale. Ah, dimenticavo, si sta avvicinando al suo picco ma non c’è ancora da preoccuparsene. Volete l’ultima riprova rispetto a quanto le cose stiano andando bene? Pronti, ovviamente arriva dagli Usa, la patria della narrativa dell’ottimismo economico. 
Questo grafico è basato sui dati del Fitch Auto Abs Index, il quale ci dice che a febbraio le delinquencies oltre i 60 giorni relative a clienti subprime su acquisti di automobili sono salite al 5,76%, il massimo da 22 anni e peggio del dato raggiunto durante la crisi finanziaria del 2008. Ma come, in America la disoccupazione è circa al 4%, il petrolio - pur in risalita post-Siria - rimane ai minimi storici, i tassi di interesse sono ancora bassissimi per le medie storiche e gli indici di Wall Street fanno faville: com’è che ci troviamo di fronte a questa massa di clientela subprime, ovvero di gente in palese difficoltà di credito personale? Forse finora ci hanno venduto uno storytelling fasullo? 
 
Il meglio deve ancora arrivare, perché quanto sto per raccontarvi vi dice chiaro e tondo una cosa: non conta come stanno davvero le dinamiche, conta come le si fa percepire al pubblico. E, soprattutto, conta cosa si omette di dire. Il Wall Street Journal, nella sua infinita perfidia, due settimane fa si è posto una domanda, prendendo in esame la quantità di finanziamenti record erogata a clientela subprime da una finanziaria leader del settore, Exeter Finance: dove ha preso quei soldi, poi allegramente elargiti a persone fortemente a rischio? Guardate questo grafico e avrete una risposta: Exeter ha potuto beneficiare della “generosità” di due player di primaria importanza come Wells Fargo e Citigroup, i quali hanno prestato alla finanziaria in esame qualcosa come 1,4 miliardi di dollari per garantire credito al consumo a clientela subprime. 
 
Il grafico parla drammaticamente chiaro: tra il 2010 e la fine del 2017, i prestiti bancari verso Exeter e altre finanziarie non bancarie è salito di sei volte, raggiungendo il record di quasi 345 miliardi di dollari. A oggi, questa categoria rappresenta la maggiore fra I prestiti bancari verso aziende. Com’era la storiella della lezione del 2008 che era stata recepita? Com’era il fatto che non c’era più posto per l’azzardo morale nell’economia americana? 
E se quest’altro grafico ci mostra l’esposizione indiretta delle principali banche Usa verso prestiti subprime, qualche dato scritto può risultare utile: Wells Fargo è esposta per 81 miliardi, quando nel 2010 lo era per soli 13,4; Citigroup per 30 miliardi contro i 4,1 di otto anni fa; Bank of America 30 miliardi, a fronte dei 2,8 miliardi del 2010; JP Morgan 28 miliardi contro i precedenti 10,4 del 2010, mentre Goldman Sachs e Morgan Stanley sono esposte rispettivamente per 22 e 16 miliardi, mentre non sono disponibili i dati del 2010. Non parliamo di noccioline, qui. E, oltretutto, quel denaro è andato a finanziare prestiti dichiaratamente subprime, quindi a forte rischio di restituzione. Ma qui non si parla solo di automobili, bensì anche di credito al consumo in generale e, soprattutto mutui: quindi, se non paghi, scatta il pignoramento dell’immobile, un bene tangibile che diventa assets a garanzia di quel prestito. E a prezzo di saldo, come acquisto. 
 
Resta però l’interrogativo principale: al netto dell’azzardo e della natura dichiaratamente banditesco/speculativa dell’operazione, com’è che il mercato non ha sottolineato con attività di short selling, l’azzardo preso da quelle banche che hanno prestato liquidità a rischio? Semplice, quei prestiti subprime sono stati letteralmente “nascosti”, anzi “mascherati”, al mercato utilizzando il trucco più vecchio e semplice del mondo: Exeter e le altre finanziarie beneficiare dei prestiti bancari, infatti, fanno tutto ciò che è legalmente nelle loro facoltà per tenere quell’esposizioni fuori dai bilanci e, soprattutto, per cartolarizzarle al massimo. In questo modo - e in un déjà vuassoluto del 2008 - creano asset-backed securities subprime che vengono suddivise in trance e vendute come bond agli investitori, mentre le finanziarie detengono la parte più rischiosa del trade e subiscono le prime perdite. Allo stesso tempo, però, questo tipo di operazione suscita enorme interesse per la parte di cartolarizzazione con il rating più alto: a quel punto, Exeter utilizza quanto introitato per ripagare le linee di credito e questo crea le condizioni per nuovo business, fa crescere la compagnia e garantisce sempre maggiori prestiti alla clientela subprime, la quale nel frattempo è cresciuta ulteriormente. 
Le banche, nel frattempo, rimangono esposte unicamente per la linea di credito originale che hanno con Exeter e i suoi prestiti, di fatto garantendosi un lucroso business legato ai differenziali sugli interessi e alle commissioni. Ovviamente, finché i consumatori subprime in questione non cominciano a fare default a tassi maggiori di quanto messo in preventivo: che il primo grafico ci dica che questo è proprio quel caso? Ma tranquilli, va tutto bene, quando banche di quel livello si prestano a schemi Ponzi di questo genere, caricandoci sopra scommesse di miliardi (generosamente offerti a costo zero dalla Fed, tra l’altro) significa proprio che l’economia è sana e l’orizzonte sereno e sgombro da nubi. 
Credeteci, non costa nulla. E fa fare bella figura nei salotti buoni, dove potreste incontrare il Rampini, il Riotta o il Severgnini di turno. 
Fonte: qui

martedì 19 dicembre 2017

Nomi Prins: 'Dark Money' Runs The World

Few people know financial markets’ biggest secret...
For the last 40 years, most people believed the stock market always goes up. Simply buy and hold long enough, the theory went, and you could sit back and watch the money accumulate in your account. No thought or hard work needed.
It was a nifty strategy — until the idea burned most investors in 2008. Almost a decade later, the scar tissue is still fresh for many investors.
Even today, after the U.S. stock market has rallied by 271% since the bottom on March 6, 2009 — nearly tripling investors’ money — only about half of Americans are invested in the stock market, according to NPR. That’s down from two-thirds compared to a decade ago.
The rest are in cash on the sidelines. Maybe that’s been you.
And who can blame you? “Fool me once, shame on you,” the saying goes. “Fool me twice, shame on me.”
Last June, Fortune surveyed readers. 71% of respondents said “the economic system in the U.S. is rigged in favor of certain groups.”
A few years earlier, the Los Angeles Times reported “Poll finds 64% of voters believe stock market is rigged against them…
They’re not wrong.
Somebody’s made gains from all of those sectors in the stock market. It just hasn’t been Main Street.
Since I’ve left the world of big banking, I’ve made it my mission to change that. That leads me to the catalyst for my new project…
Dark money.
Dark money is the #1 secret life force of today’s rigged financial markets. It drives whole markets up and down. It’s the reason for today’s financial bubbles.
On Wall Street, knowledge of and access to dark money means trillions of dollars per year flowing in and around global stock, bond and derivatives markets.
I learned this firsthand from my career on Wall Street. My first full year working on Wall Street was in 1987.
I wasn’t talking about “dark money” or central bank collusion back then. I was just starting out.
Eventually, I would uncover how the dark money system works… how it has corrupted our financial system… and encouraged greed to the point of crisis like in 2008.
When I moved abroad to create and run the analytics department at Bear Stearns London as senior managing director, I got my first look at how dark money flows and its effects cross borders.
The “dark money” comes from central banks. In essence, central banks “print” money or electronically fabricate money by buying bonds or stocks. They use other tools like adjusting interest rate policy and currency agreements with other central banks to pump liquidity into the financial system.
That dark money goes to the biggest private banks and financial institutions first. From there, it spreads out in seemingly infinite directions affecting different financial assets in different ways.
Yet these dark money flows stretch around the world according to a pattern of power, influence and, of course, wealth for select groups. To be a part of the dark money elite means to have control over many. How elite is a matter of degree.
These is not built upon conspiracy theories. To the contrary, alliances make perfect sense and operate publicly. Even better, their exclusive dealings and the consequences that follow are foreseeable — but only if you understand how the system works and follow the dark money flows.
It’s easy to see how this dark money affects the stock market at a high level, because we can monitor its constant movement.
Here’s the smoking gun:
Dark Money
The red line shows you how much “dark money” the Federal Reserve has printed since 2008.
The blue line shows you the S&P 500.
They move together — more dark money drives the market higher. Much higher.
There are dark money charts from around the world, just like the one I showed you for the Federal Reserve and U.S. stock market.
Look at this “dark money” chart from Japan, for example:
Japan
The blue line shows the dark money created by their central bank, The Bank of Japan. The red line shows Japan’s major stock index, the Nikkei 225, going up as well. The dark money drove the market much higher over the past eight years.
Or, look at this “dark money” chart from the U.K.:
England
Again, the blue line shows the “dark money” created since 2009 by the U.K.’s central bank, The Bank of England. The red line shows how the FTSE 100, their stock index, has followed higher in lock-step.
To invest profitably in financial markets, you need to understand the hidden power relationships that drive financial and political events. Ideologies and personal associations among elites are oblivious to political party lines and international boundaries. So is dark money.

martedì 14 novembre 2017

Central Banks Finally Hit Their Targets... Just In Time For Another Crisis

They finally did it.
Since 2008, Central Banks have been desperately trying to generate inflation.
They know they cannot produce growth (hence why both the Fed and the ECB abandoned this as a goal in their statements back in 2013)… so they have chosen to “target” inflation.
To that end, Central Banks have maintained Zero Interest Rate Policy (ZIRP) as well as Negative Interest Rate Policy (NIRP) for the better part of eight years. They’ve also printed over $14 TRILLION in new capital and funneled it into the financial system.
These two policies failed to create inflation for the simple reason that the money never made it into the economy. Banks simply were not lending. So all this cheap money just sat on bank balance sheets (earning interest for the banks) and the velocity of money continued to drop in a deflationary spiral.
This all changed in August 2016.
That’s when the Bank of Japan began a policy of targeting a 0% yield on the 10-Year Japanese Government Bond or JGB.
And this was a game-changer.
Instead of periodically buying bonds from banks (which would then park this cash on their balance sheets) this policy opened the door to endless money printing.
Put simply, if the yield on the 10-Year JGB rose above 0%, the Bank of Japan would simply print Yen to buy bonds, thereby driving the yield down.
And unlike QE, which is usually limited in both scope and time period, this policy is open-ended and can occur as frequently and for as long as the financial system can take it.
Put simply, the Bank of Japan began a campaign of abject intervention in the bond markets. And it has unleashed a tsunami of liquidity into the system.
Indeed, between this, and the ECB’s decision to maintain “emergency” levels of QE despite the fact that the EU’s economy is not only well out of crisis-mode but is in fact now in danger of heating up too rapidly, inflation has finally arrived in the financial system.
Why does this matter?
Because the Bond Bubble trades based on inflation.
When inflation rises, so do bond yields to compensate.
When bond yields rise, bond prices FALL..
And when bond prices fall, the Everything Bubble bursts.
With that in mind, take a look at global bond yields and you will see them breaking out to the upside across the board. Indeed, Japan’s 10-year JGBs (bottom box in the chart) are the only bonds to remain below their long-term downward trendlines and that’s because of the aforementioned ABJECT intervention!
Put simply, BIG INFLATION is THE BIG MONEY trend today. And smart investors will use it to generate literal fortunes.
Imagine if you'd prepared your portfolio for a collapse in Tech Stocks in 2000... or a collapse in banks in 2008? Imagine just how much money you could have made with the right investments.
THAT is the kind of potential we have today. And if you're not already taking steps to prepare for this, it's time to get a move on.
We just published a Special Investment Report concerning FIVE secret investments you can use to make inflation pay you as it rips through the financial system in the months ahead
The report is titled Survive the Inflationary Storm. And it explains in very simply terms how to make inflation PAY YOU via smart investment strategies.
We are making just 100 copies available to the public.
To pick up yours, swing by:
Best Regards
Graham Summers
Chief Market Strategist