9 dicembre forconi: Antonello Montante
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giovedì 14 novembre 2019

NEGLI ATTI DELL’INCHIESTA SUL “SISTEMA” DELL’EX PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA SICILIA SI DESCRIVONO I RAPPORTI CON IL CANE A SEI ZAMPE: IN PARTICOLARE UNA GARA D’APPALTO DA 15 MILIONI DI EURO ALLA RAFFINERIA DI GELA, FINANZIATA DA ENI E VINTA DALLA “PETROLTECNICA SPA”. A “FIUTARE” L’AFFARE SAREBBE STATO PROPRIO “L’APOSTOLO DELL’ANTIMAFIA”, COM’ERA CHIAMATO MONTANTE…


Saul Caia per www.ilfattoquotidiano.it

Un progetto da quasi 15 milioni di euro alla raffineria di Gela, finanziato dall’Eni nel 2013, a un’azienda che in precedenza aveva ricevuto appalti “per somme non superiori ai 300 mila euro”. Nei numerosi atti d’inchiesta sul cosiddetto “sistema” di Antonello Montante, condannato in primo grado (in abbreviato) a 14 anni per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, la squadra mobile di Caltanissetta descrive i “personali e diretti interessi” dell’ex presidente di Confindustria Sicilia in “attività gestite dall’Eni”. In una comunicazione di notizie di reato del 2018 gli investigatori citano la “gara d’appalto per il trattamento dei rifiuti”, vinta dalla Petroltecnica Spa, dell’imprenditore romagnolo Mario Pompeo Pivi, specializzata nel settore bonifiche e trattamento rifiuti, che operava anche nei poli petrolchimici di Priolo e Milazzo.

EMMA MARCEGAGLIA CLAUDIO DESCALZIEMMA MARCEGAGLIA CLAUDIO DESCALZIpetroltecnica spaPETROLTECNICA SPA
A “fiutare” l’affare per “veicolare i lavori”, sarebbe stato proprio “l’apostolo dell’antimafia”, come era chiamato Montante ai tempi in cui era considerato un paladino della legalità. “Avevo già un contratto alla raffineria di Gela per la gestione dei rifiuti, quindi ho proposto all’ingegnere Bernardo Casa, che conoscevo, di realizzare un impianto per trattarli in modo da non farli uscire dal territorio – spiega Pivi a Il Fatto -. Cercavo un partner locale, mi è stato suggerito di rivolgermi a Confindustria Caltanissetta e ad Antonello Montante”. Sono gli anni dell’ascesa di Montante, “indicato – si legge negli atti – come referente per l’area di Gela dal personale della raffineria”.
CLAUDIO DESCALZICLAUDIO DESCALZI

ivan lo bello confindustriaIVAN LO BELLO CONFINDUSTRIA
“Una strettissima vicinanza ai vertici di Eni” documentata dai lui stesso in un file excel, trovato nel pc della sua casa a Serradifalco, in cui annotata incontri, pranzi e cene, tra il 2010 e il 2015, con la futura presidente Emma Marcegaglia, i manager Claudio Descalzi, Salvatore Sardo, Claudio Granata, Domenico Noviello, Bernardo Casa e molti altri. “Era l’estate 2013 quando alla raffineria di Gela ho incontrato Montante accompagnato da Ivan Lo Bello – spiega Pivi -, gli ho fatto vedere il progetto e siamo diventati soci”.

antonello montanteANTONELLO MONTANTE
Lo Bello è l’ex “gemello” di Montante nel mondo dell’antimafia: i due imprenditori percorrono insieme la scalata ai vertici degli industriali, iniziata dalla camera di commercio a Confindustria, fino alla vicepresidenza nazionale. A Ivan, banchiere con un’azienda nel settore dolciario, la delega all’education, mentre per Antonello, che produce biciclette e ammortizzatori, quella della legalità. In mezzo le inchieste giudiziarie. Lo Bello era finito indagato per associazione per delinquere a Potenza, poi archiviata a Roma, sugli sviluppi della vicenda Petrolgate e il giacimento Tempa Rossa in Basilicata: era accusato di aver influito nella gestione di alcuni affari al porto di Augusta. Montante, già condannato lo scorso maggio a Caltanissetta, è indagato anche per concorso esterno in associazione mafiosa e per i presunti fondi neri legati alle sue aziende.
VINCENZO BOCCIA E ANTONELLO MONTANTEVINCENZO BOCCIA E ANTONELLO MONTANTE

petroltecnica spa 2PETROLTECNICA SPA 
Pivi, Montante e Lo Bello si uniscono nella Terranova di Sicilia Srl, suddividendo le quote tra Petroltecnica Srl e Calta Srl. In realtà la società era stata costituita nel 2010 a Caltanissetta, ma diventa attiva solo tre anni dopo. Per gli inquirenti, la “Calta è riconducibile a Montante”, perché amministrata da Claudio Contarelli, suo uomo di fiducia, con un capitale di 10mila euro, sottoscritto da Massimo Meoni (2%) e dalla società “Compagnia Fiduciaria e di Trust Spa – Melior Trust Spa” (98%).
CLAUDIO DESCALZICLAUDIO DESCALZI

Gli inquirenti non hanno dubbi, Montante e Lo Bello erano i “soci occulti”. “In buona sostanza – scrivono – fiutando la possibilità di veicolare i lavori per la realizzazione e la gestione della piattaforma, Montante e Lo Bello hanno utilizzato una società apparentemente a loro non riconducibile”. “All’inizio la cosa un po’ mi puzzava, avevo chiesto perché non volessero essere presenti e mi diedero una spiegazione plausibile, dicendomi che era per evitare problemi contro tutti quelli che avevano contro – racconta Pivi -. Mi fidavo, contavo molto sul loro supporto in zona, si presentavano come l’élite, l’antimafia che lottava contro il pizzo”. “Stiamo parlando di cose assurde, non ho mai fatto niente e non c’è nulla – precisa Lo Bello -. Certo che conosco Pivi, mi ricordo di aver partecipato all’incontro, mi hanno proposto questo progetto, ho visto che la cosa non era piacevole e ho fatto subito un passo indietro”.
antonello montanteANTONELLO MONTANTE

L’Eni conferma che i loro “dirigenti locali” sapevano che c’erano Montante e Lo Bello dietro la Terranova, “circostanza appresa dopo l’aggiudicazione della gara a Petroltecnica” e alla “presentazione del piano industriale della società”. Sarà Montante a farla associare a Confindustria nel febbraio 2014, presentandola all’assemblea del consiglio direttivo del Centro Sicilia.

l inchiesta di report su antonello montante 4L INCHIESTA DI REPORT SU ANTONELLO MONTANTE 
La “gara appalto – precisa Eni – per la gestione e lo smaltimento di rifiuti gestita dalla Raffineria di Gela (Ra.Ge. Spa)” è vinta “tra 12 partecipanti”, “nel gennaio 2013 dalla società Petroltecnica”. Appena un anno dopo, la società ha “chiesto ed ottenuto la voltura del contratto al Raggruppamento Temporaneo di Impresa Petroltecnica/Terranova di Sicila S.r.l”, e “il valore residuo dell’appalto era di circa 15 milioni di Euro”. “Parliamo di 5-6 milioni di euro, non di quelle cifre, Terranova non ha diviso utili – dice Pivi -, Montante e Lo Bello non ci hanno guadagnato un euro”.
petroltecnica spa 1PETROLTECNICA SPA l inchiesta di report su antonello montante 3L INCHIESTA DI REPORT SU ANTONELLO MONTANTE 

La Calta (oggi in liquidazione) nel 2016 cede la sua parte di quote alla Petroltecnica, che subito dopo decide di chiudere la Terranova. Dopo aver ricevuto tutte le autorizzazioni regionali, il prossimo marzo entrerà in funzione l’impianto a Gela per trattare i rifiuti, realizzato dalla società romagnola. “Sull’atto pratico, Montante e Lo Bello non hanno fatto assolutamente niente, con loro ho solo perso tempo – aggiunge Pivi -, è stata una brutta esperienza, quando nel 2015 ho letto sulla stampa di Montante, mi sono preoccupato e ho chiesto di essere ascoltato dalla Procura di Caltanissetta”. Fonte: qui

giovedì 10 ottobre 2019

COSA CI INSEGNA IL CASO MONTANTE? LA MAFIA E’ TORNATA TRASPARENTE

NON USA KALASHNIKOV, NON HA LA FACCIA DI RIINA O BAGARELLA MA SEMINA TERRORE PERCHÉ PUÒ CONTARE SULL'APPOGGIO O SULLA PROTEZIONE DI PEZZI DELLO STATO. 
ALTI PAPAVERI DEL VIMINALE, GENERALI DEI CARABINIERI E DELLA FINANZA, PREFETTI E QUESTORI, ANCHE MAGISTRATI 
BOLZONI: “È UNA MAFIA CHE NON SI LIMITA A GESTIRE IL POTERE MA IL POTERE LO CREA. ANCHE CON IL DEPISTAGGIO, ANCHE CON IL DOSSIERAGGIO”
Attilio Bolzoni per “la Repubblica”

antonello montanteANTONELLO MONTANTE
L'hanno chiamata "Cosa grigia", in passato però c'è chi l'ha definita anche "bianca" per via dei colletti inamidati degli uomini politici o dei manager e per distinguerla da quella nera dei sicari o da quella rosso sangue delle stragi. La Cassazione sentenzia che al Nord è "silente", un decennio fa la davano per "sommersa". Noi abbiamo provato a qualificarla - e non senza qualche forzatura - "incensurata", per contrapporla all' altra, censuratissima e stracciona che si è sbriciolata sotto i colpi di una repressione poliziesca e giudiziaria senza precedenti.

VINCENZO BOCCIA E ANTONELLO MONTANTEVINCENZO BOCCIA E ANTONELLO MONTANTE
Ma oggi in Italia c' è un giudice che forse ha trovato per descriverla la parola più giusta ed efficace: "Mafia trasparente". Quella che si vede e non si vede, che non ha ancora addosso il marchio del 416 bis ma è mafia che più mafia non si può.
Magari adesso ci sarà qualcuno che dirà che è quella nuova, moderna, futuristica, Mafia.3 o Mafia.4. Niente di più falso: è solo è sempre mafia, la mafia che si è riappropriata del suo Dna, che è tornata se stessa dopo i massacri dei Corleonesi.

Le motivazioni della sentenza contro l' ex vicepresidente di Confindustria Calogero Antonio Montante detto Antonello (condannato nel giugno scorso con il rito abbreviato a 14 anni per associazione a delinquere semplice più una sfilza di altri reati legati allo spionaggio) contengono quell' aggettivo, "trasparente", che a prima vista potrebbe sembrare un testacoda semantico, in quanto la criminalità per sua natura non è mai trasparente.

antonello montanteANTONELLO MONTANTE
Eppure l' attribuzione - proprio perché inserita in un documento giudiziario - è destinata a manifestarsi nella narrazione prossima ventura delle mafie nel nostro Paese.
Una sintesi estremamente felice per raccontare un sistema delinquenziale che non era "parallelo" al potere ufficiale «ma ad esso perpendicolare in quanto intersecava le più diverse istituzioni, ai diversi livelli, finendo per controllarle, condizionarle o comunque influenzarle».

La mafia "trasparente" ovviamente non spara, non imbraccia kalashnikov, non fa rumore, non ha la faccia sconcia di Totò Riina o di Luchino Bagarella. Ma fa tanta paura, semina terrore. Perché può contare sull' appoggio o sulla protezione di pezzi dello Stato. Alti papaveri del Viminale, generali dei carabinieri e della finanza, prefetti e questori, anche magistrati.
l inchiesta di report su antonello montante 3L INCHIESTA DI REPORT SU ANTONELLO MONTANTE

E pure ministri. Come l' ex dell' Interno Angelino Alfano, protagonista di un'incredibile "genuflessione istituzionale" (testuale nelle motivazioni della sentenza) avendo portato inutilmente, e per non contraddire il Montante, il comitato nazionale di ordine pubblico e sicurezza in una città della Sicilia - Caltanissetta - ribattezzata per l'occasione capitale dell'antiracket. Una grande bufala per alimentare il mito di un' impostura.

La giudice Graziella Luparello scrive di una mafia "apparentemente priva di consistenza tattile e visiva e perciò in grado di infiltrarsi eludendo la resistenza delle misure comuni", un organismo criminale che di fatto si è servito dei poteri dello Stato, che ha consumato affari sotto le insegne di un' antimafia iconografica.

MONTANTE CROCETTAMONTANTE CROCETTA
È una mafia che non si limita e gestire il potere ma il potere lo crea. E con tutti i mezzi. Anche con il depistaggio, anche con il dossieraggio. Ma al di là della vicenda Montante, è la suggestione di quella parola che secondo noi ci fa fare un grande passo in avanti nella comprensione delle mafie dopo le stragi, un' elaborazione intelligente che scavalca tutte le pigrizie (solo pigrizie?) investigative che hanno segnato negli ultimi anni la cosiddetta "lotta alle mafie". Mafia trasparente, così trasparente che in molti hanno fatto finta di non riconoscerla. Fonte: qui

sabato 11 maggio 2019

Antonello Montante condannato a 14 anni di reclusione

Il pm aveva chiesto 10 anni e 6 mesi

Ansa - Il gup ha condannato in abbreviato Antonello Montante a 14 anni di reclusione. L'ex presidente di Sicindustria era accusato di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e accesso abusivo a sistema informatico. Sarebbe stato al centro del cosiddetto "Sistema Montante" una rete spionistica utilizzata per salvaguardare se stesso e colpire gli avversari dandogli la possibilità di essere la testa di un "governo parallelo" in Sicilia. Il pm aveva chiesto 10 anni e 6 mesi.
"Il dispositivo della sentenza - ha detto Bertone parlando con i cronisti dopo la sentenza - mi pare che dia largamente conto della fondatezza dell'accusa e dello straordinario lavoro della Procura di Caltanissetta e fa in qualche modo anche giustizia di alcune affermazioni che ho avuto modo di sentire durante il processo". "Non capisco - ha aggiunto il procuratore di Caltanissetta riferendosi a 'pressioni mediatiche' di cui ha parlato in aula uno dei legali di Montante, l'avvocato Giuseppe Panepinto - a cosa faccia riferimento l'avvocato. La Procura si è mossa in condizioni di assoluta liberta' senza nessun condizionamento. Abbiamo cercato soprattutto le prove per ricostruire questo sistema che ha trovato riconoscimento nel dispositivo della sentenza. Il fatto che la commissione antimafia farà un'indagine su questo processo - ha osservato Bertone - è un altro profilo che non riguarda noi. Certamente il sistema che è stato delineato dalle indagini pone la necessita' di ulteriori verifiche sui rapporti tra uomini che svolgono attività pubblica e altri soggetti e probabilmente sotto questo profilo la commissione antimafia vuole acquisire ulteriori elementi. Mi pare evidente - ha concluso il procuratore di Caltanissetta - che la sentenza dia conferma di quello che si e' delineato nel corso delle indagini e cioè che esisteva un 'sistema Montante'"
Il Gup Grazia Luparello nel dispositivo di sentenza del processo Montante ha disposto anche il risarcimento alle parti civili, compresa la Regione Siciliana per 5.000 euro.
La stessa cifra, a ciascuno, è stata riconosciuta a Graziella Lombardo, Attilio Bolzoni, Gioacchino Genchi, Salvatore Petrotto, Antonino Grippaldi, Gaetano Rabbito, Vladimiro Crisafulli, Pasquale Carlo Tornatore, Marco Benanti, Monica Marino, Fabio Marino, Gildo Matera, Umberto Cortese, e Vincenzo Basso. Un risarcimento di 15mila euro ciascuno è stato riconosciuto a Gianpiero Casagni, Nicolò Marino e Pietro Di Vincenzo. Risarcimento da 10mila euro per Alfonso Maria Cicero e 30mila euro per l'Ordine dei giornalisti di Sicilia e la Camera di commercio di Caltanissetta. Il risarcimento più alto è stato riconosciuto al Comune di Caltanissetta: 70mila euro.

sabato 28 luglio 2018

SCHIFANI: "CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE A DELINQUERE", PER I PM L'EX PRESIDENTE DEL SENATO FU SNODO DI UNA FUGA DI NOTIZIE PER FAVORIRE L'EX CAPO DI SICINDUSTRIA, ANTONELLO MONTANTE

ECCO I 24 NOMI DEL PROVVEDIMENTO DI CHIUSURA DELL'INDAGINE

Salvo Palazzolo per repubblica.it
renato schifaniRENATO SCHIFANI

La procura di Caltanissetta muove una nuova accusa all'ex presidente del Senato Renato Schifani, che a maggio aveva ricevuto un avviso di garanzia per rivelazione di notizie riservate e favoreggiamento nei confronti dell'ex numero uno di Sicindustria Antonello Montante. Adesso, con la chiusura dell'indagine, viene mossa anche la contestazione di "concorso esterno in associazione a delinquere".

Un'accusa più grave, pure per il docente universitario Angelo Cuva, per il questore di Vibo Valentia Andrea Grassi e per il capo reparto dell'Aisi, il servizio segreto civile, Andrea Cavacece. Secondo la ricostruzione del procuratore aggiunto Gabriele Paci, dei sostituti Stefano Luciani e Maurizio Bonaccorso, ci sarebbe stata una catena di talpe eccellenti al servizio di Montante, a cui viene contestato di essere stato a capo di un' associazione a delinquere per spiare le indagini della procura e della squadra mobile nissena diretta da Marzia Giustolisi.
MONTANTE CONFINDUSTRIA SICILIAMONTANTE CONFINDUSTRIA SICILIA

Per l'accusa, sarebbe stato Grassi a far filtrare per primo la notizia dell’indagine su Montante (dopo averla appresa, per motivi d’ufficio, dai colleghi di Caltanissetta). Grassi avrebbe poi parlato con Cavacece, e quest’ultimo con Arturo Esposito, all'epoca capo dell'Aisi. Da Esposito (accusato di associazione a delinquere) l'informazione sarebbe arrivata a Schifani, dunque a Cuva e al colonnello Giuseppe D'Agata, all'epoca pure lui nei servizi segreti. Grassi e Cavacece hanno respinto tutte le accuse, ribadendo la correttezza del loro operato. Gli altri indagati potrebbero chiedere di essere sentiti dopo l’avviso di conclusione dell'inchiesta, notificato questa mattina, hanno 20 giorni di tempo per prospettare la propria difesa, poi la procura solleciterà il rinvio a giudizio.


schifani 4 mezzelani gmtSCHIFANI  MEZZELANI
L'avvocato Nino Caleca, legale di Montante, annuncia già: "Chiederemo di essere sentiti, per portare un ulteriore contributo all'accertamento dei fatti contestati. Intanto, prendiamo atto che nel provvedimento di chiusura delle indagini non c'è la contestazione originaria, quella di concorso esterno in associazione mafiosa. Per la difesa di Montante, un dato importante. Sui rapporti con gli esponenti delle forze dell'ordine forniremo tutti i chiarimenti". Intanto, però, Montante resta al reparto detenuti dell'ospedale Civico di Palermo, dove è stato ricoverato nei giorni scorsi per accertamenti.

ANTONELLO MONTANTE 3ANTONELLO MONTANTE 3


Schifani, invece, replica: “Sono sorpreso e allibito perché mi si contesta di avere favorito una persona con cui notoriamente non ho mai avuto rapporti di amicizia e frequentazione. Quando avrò cognizione delle indagini che sino ad oggi sono a me ignote, mi difenderò nelle opportune sedi della giustizia nella quale nutro sempre fiducia". Schifani era stato già convocato dai magistrati di Caltanissetta, ma in quell'occasione si era avvalso della facoltà di non rispondere.

GLI INDAGATI
Ha il ritmo della spy-story l’indagine che ha svelato la centrale di spionaggio che sarebbe stata messa in campo da uno dei simboli dell’antimafia. Nelle scorse settimane, la procura di Caltanissetta ha convocato come testimone uno dei vice dell’Aisi: Valerio Blengini è stato chiamato in causa dall’ex questore di Caltanissetta, Bruno Megale; in una relazione di servizio ha raccontato che il suo vecchio amico passato ai servizi segreti gli avrebbe chiesto dell’inchiesta Montante, all’epoca riservatissima. Blengini ha offerto una sua spiegazione, ma sono rimaste ferme le accuse nei confronti di tutti gli indagati.

Antonello MontanteANTONELLO MONTANTE
Sono complessivamente 24 le persone raggiunte dal provvedimento di chiusura dell'inchiesta. Agli arresti domiciliari, con l'accusa di associazione a delinquere, ci sono ancora il colonnello D'Agata, Diego Di Simone (capo della security di Confindustria), Marco De Angelis (sostituto commissario in servizio a Palermo) ed Ettore Orfanello (ex comandante del nucleo di polizia tributaria della Finanza nissena). Indagati anche il sovrintendente della polizia Salvatore Graceffa, l'imprenditore Massimo Romano, Gianfranco Ardizzone (ex comandante provinciale della Guardia di finanza di Caltanissetta), Mario Sanfilippo (comandante del gruppo Tutela spesa pubblica del nucleo di Pt di Caltanissetta), Salvatore e Andrea Calì (titolari di una ditta di intelligence, rispondono di favoreggiamento), il colonnello Letterio Romeo (l'ex comandante del Reparto Operativo dei carabinieri di Caltanissetta deve difendersi dall'accusa di soppressione di atti).

Antonello Montante 2ANTONELLO MONTANTE 2
E poi, ancora, il dirigente generale dell'assessorato Attività produttive Alessandro Ferrara (indagato per favoreggiamento), il sindacalista Maurizio Bernava (favoreggiamento), Carlo La Rotonda (il direttore di Confindustria Centro Sicilia, indagato per simulazione di reato) e Salvatore Mauro (dipendente dei Calì, risponde della stessa imputazione di La Rotonda). Indagate per favoreggiamento anche le collaboratrici di Montante, Rosetta Cangialosi e Carmela Giardina: la notte del blitz a Milano, aiutarono il leader di Confindustria a distruggere pen drive e appunti, poi lanciati dalla finestra in un pozzo luce.


MONTANTE CROCETTAMONTANTE CROCETTA
renato schifani 2RENATO SCHIFANI











Per settembre è attesa la seconda tranche dell'inchiesta, quella che vede indagati, "in concorso" con Montante, l'ex presidente della Regione Rosario Crocetta, gli ex assessori Linda Vancheri e Mariella Lo Bello (fedelissime del leader di Confindustria), l'ex presidente dell'Irsap (l'ente regionale per le attività produttive) Mariagrazia Brandara, l'ex presidente di Sicindustria Giuseppe Catanzaro e altri tre imprenditori (Carmelo Turco, Rosario Amarù e Totò Navarra). Poi resta la decisione dei pm sull'accusa originaria, di concorso esterno in associazione mafiosa, nata dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. E le indagini non sono finite. Restano ancora senza nome altre talpe istituzionali che avrebbero soffiato notizie riservate a Montante

Fonte: qui

CHIUSE LE INDAGINI SULL'EX PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA SICILIA 

PER I PM AVEVA MESSO IN PIEDI UN “SISTEMA DI POTERE FINALIZZATO ALL’OCCUPAZIONE DEI POSTI DI VERTICE DI ASSOCIAZIONI E SOCIETÀ” 

PER QUESTO AVEVA CREATO UNA RETE DI ‘TALPE’, CON LO SCOPO DI RACCOGLIERE NOTIZIE RISERVATE 

A RENATO SCHIFANI CONTESTATA LA COMPLICITÀ

Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera”

MONTANTE CROCETTAMONTANTE CROCETTA
L' ex presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante, arrestato nel maggio scorso con l' accusa di associazione per delinquere, corruzione e altri reati, aveva messo in piedi un sistema di potere finalizzato a una «progressiva occupazione dei posti di vertice di associazioni di categoria, enti e società», allo scopo di realizzare «una loro gestione di natura clientelare». Per fare questo aveva creato una rete di rapporti - fatta di complicità, raccolta di notizie riservate e «talpe» che lo informavano sulle mosse degli inquirenti - che ha coinvolto anche «appartenenti alle forze dell' ordine», utile alla «protezione degli interessi e delle attività imprenditoriali» dello stesso Montante e di «tutti gli associati».

ANTONIO CALOGERO MONTANTEANTONIO CALOGERO MONTANTE
È l' accusa finale mossa dalla Procura di Caltanissetta a conclusione di una lunga indagine cominciata oltre tre anni fa per un ipotetico concorso esterno in associazione mafiosa di Montante, che nel corso del tempo ha visto chiudersi quel capitolo e aprirsene un altro in cui sono emersi nuovi reati. Sempre negati dall' imprenditore nisseno e dai suoi presunti complici, ma che il procuratore aggiunto Gabriele Paci e i sostituti Stefano Luciano e Maurizio Bonaccorso sono convinti di aver provato.

L'avviso di conclusione indagini, notificato ieri, è l' anticamera della richiesta di rinvio a giudizio per Montante e altri 23 indagati, tra i quali spicca l' ex presidente del Senato, attuale parlamentare di Forza Italia, Renato Schifani. La sua posizione sembra essersi aggravata, e lui reagisce così: «Sono sorpreso e allibito, ma ho fiducia nella giustizia».
LO BELLO E MONTANTELO BELLO E MONTANTE

In precedenza erano contestate al senatore la violazione di segreto e il favoreggiamento, per il sospetto di aver contribuito ad avvisare Montante dell'inchiesta a suo carico; adesso si aggiunge il ruolo di «concorrente esterno» dell' associazione per delinquere, al pari del docente universitario Angelo Cuva, del dirigente di polizia (ora questore di Vibo Valentia) Andrea Grassi e del funzionario dell' Aisi (il servizio segreto interno) Andrea Cavacece.

Diversamente da Schifani, che si era avvalso del diritto di non rispondere ai pubblici ministeri, Grassi e Cavacece avevano cercato di spiegare la loro estraneità alla «fuga di notizie» con cui Montante, l' ex capocentro della Dia di Palermo (passato ai Servizi segreti) Giuseppe D' Agata e altri inquisiti erano venuti a conoscenza dell' inchiesta e delle intercettazioni in corso.

MONTANTE CON ALFANOMONTANTE CON ALFANO
Evidentemente senza riuscire a convincere gli inquirenti. Così come Montante, il paladino della legalità ora accusato di aver costruito un sistema di potere con metodi illegali, che peggiorò la propria situazione il giorno stesso dell' arresto: passò dalla detenzione domiciliare al carcere dopo essere stato sorpreso a distruggere documenti mentre la polizia bussava alla porta.
renato schifani gianni lettaRENATO SCHIFANI GIANNI LETTA

Un capovolgimento di ruolo quantomeno imbarazzante rispetto all' immagine che s' era costruito in nome delle battaglie antimafia e delle relazioni coltivate ai più alti livelli istituzionali. Utilizzate, secondo l' accusa, anche per carpire informazioni sulle indagini a suo carico, per depistarle e cercare di coprirsi le spalle. Ma il suo avvocato, Nino Caleca, non si scompone: «Cade definitivamente il sospetto che dietro un' antimafia di facciata Montante intrattenesse oscuri rapporti con Cosa nostra. Chiederemo un nuovo interrogatorio per ricostruire gli altri fatti oggetti di contestazione».

Fonte: qui

venerdì 18 maggio 2018

ANTONELLO MONTANTE RICATTAVA ROSARIO CROCETTA GRAZIE A UN FILMATINO HARD

L’EX PRESIDENTE DI SICINDUSTRIA ERA RIUSCITO A BLOCCATO UN GIORNALISTA CHE MINACCIAVA DI PUBBLICARE UN FILMATO HOT PER SPUTTANARE L’ALLORA GOVERNATORE 

IL “PALADINO DELL’ANTIMAFIA” DI CONFINDUSTRIA FACEVA DI PEGGIO: AVEVA CREATO UNA RETE DI SPIONAGGIO, ACCUMULANDO DOSSIER SUGLI AVVERSARI. SI PARLA ANCHE  DI UN VIDEO PRIVATO DI NICOLÒ MARINO, EX ASSESSORE NELLA GIUNTA CROCETTA. ANCHE GIULIO CUSUMANO, CHE ERA AL VERTICE DELL'AZIENDA TRASPORTI, SAREBBE STATO RICATTATO PER...

MONTANTE, UN VIDEO HARD PER RICATTARE CROCETTA
Salvo Palazzolo per “la Repubblica”
MONTANTE CROCETTAMONTANTE CROCETTA

«A Crocetta non gli abbiamo mai fatto sbagliare una mossa . Antonello Montante, il paladino dell' antimafia di Confindustria finito ai domiciliari, dirigeva con disinvoltura non soltanto una rete dispionaggio, ma anche il governo siciliano di Rosario Crocetta. Orientando, proteggendo. Come quella volta in cui un giornalista minacciò di pubblicare un video compromettente sulla vita privata del presidente. Montante riuscì a bloccare subito tutto.

MONTANTE CROCETTAMONTANTE CROCETTA
Potenza di certa antimafia. Ufficialmente, era un patto di ideali e legalità fra i due uomini del rinnovamento tanto proclamato. In realtà, hanno svelato le indagini della procura e della squadra mobile di Caltanissetta, avrebbero condiviso un patto segreto. «Un programma delinquenziale stabile e permanente», accusa l'avviso di garanzia che è stato notificato ieri pomeriggio a Crocetta: il governatore siciliano in carica fino all'ottobre scorso è adesso indagato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al finanziamento illecito dei partiti.

LINDA VANCHERILINDA VANCHERI
«In concorso con Montante, a capo dell'associazione». Per una serie di favori ad alto livello. Crocetta, per esempio, nominò tre figure chiave del cerchio magico del manager di Confindustria (pure loro indagate): Linda Vancheri e Mariella Lo Bello come assessori alle Attività produttive, prima l'una poi l'altra, Maria Grazia Brandara al vertice di un carrozzone regionale magiasoldi, l'Ir-sap.

E una pioggia di finanziamenti arrivò alle società di Montante e dei suoi fedelissimi. Fra i nuovi indagati dell' inchiesta, c'è anche il neo presidente di Sicindustria, Giuseppe Catanzaro, ras dello smaltimento dei rifiuti, proprio grazie a quel governo di scambio, accusano ora i magistrati sulla base delle intercettazioni. Montante si vantava: «Si può fare la terza guerra mondiale con le attività produttive».

Maria Grazia BrandaraMARIA GRAZIA BRANDARA
Tanta generosità di Crocetta sarebbe stata ricambiata. I pubblici ministeri Gabriele Paci, Stefano Luciani e Maurizio Bonaccorso accusano l'ex presidente della Regione di aver ricevuto sottobanco soldi per la campagna elettorale del Megafono: cinque quote da 200 mila euro. Una da Montante, una da Catanzaro, le altre sarebbero state consegnate dagli imprenditori Totò Navarra, Rosario Amarù e Carmelo Turco (indagati perché avrebbero ottenuto il sostegno di Montante e Crocetta per appalti negli stabilimenti Eni e in altri settori).

E poi c' è il capitolo più delicato, e anche più misterioso: l'aiuto di Montante a Crocetta, così è scritto nell' avviso di garanzia, «per impedire che venisse reso pubblico da parte di giornalisti un video dal contenuto scabroso attinente alla vita privata di Crocetta». Che però respinge tutte le accuse: « Nessun patto, nessuno scambio con Montante, nessun beneficio».

«SCAMBIO DI FAVORI CON MONTANTE» INDAGATO L'EX GOVERNATORE CROCETTA
Estratto dell’articolo di S.G. per “il Messaggero”

NICOLO MARINONICOLO MARINO
[…] Per i magistrati, Montante avrebbe creato una rete di spionaggio, accumulando dossier sugli avversari e carpendo informazioni sull' inchiesta per concorso in associazione mafiosa in cui era coinvolto. Alla base del «sistema», c'erano i favori e i patti di scambio, ma anche i ricatti.

L'indagato avrebbe ottenuto video hard e foto compromettenti degli avversari. Nell'ordinanza d' arresto, il gip parla di un video privato di Nicolò Marino, ex assessore nella giunta Crocetta. Il giudice riporta la testimonianza di Alfonso Cicero, ex commissario dell' Irsap. A suo dire, Giuseppe Catanzaro nel 2013 gli avrebbe confidato che «Montante deteneva un dossier e un video contenente immagini relative alla vita privata del dottor Marino e si stava adoperando per diffonderli».
Giulio CusumanoGIULIO CUSUMANO

Lo scopo era «delegittimarlo», scrive il gip, visto che «nella sua funzione di assessore al Territorio e Ambiente, aveva assunto posizioni di contrasto con Confindustria Sicilia e con il Catanzaro stesso nella vicenda della gestione dei rifiuti». Anche Giulio Cusumano, che era al vertice dell' Azienda trasporti siciliana (Ast), sarebbe stato ricattato per il suo orientamento sessuale.

Tra gli indagati ci sono anche il vice questore aggiunto Vincenzo Savastano, dell' ufficio della polizia di frontiera a Fiumicino, e le collaboratrici di Montante, Carmela Giardina e Rosetta Cangelosi, accusate di favoreggiamento per aver aiutato l' imprenditore a distruggere alcuni documenti custoditi in una ventina di pen drive. Di fronte al gip, Montante ha respinto le accuse. 

Fonte: qui


CROCETTA: “IO PROTAGONISTA DI UN VIDEO HARD? NON SONO MICA ROCCO SIFFREDI. È UNA BUFALA COME AL SOLITO PER DENIGRARE LA MIA OMOSESSUALITÀ” 

L’EX GOVERNATORE SICILIANO RESPINGE IL COINVOLGIMENTO NEGLI AFFARI DI MONTANTE. E COME SEMPRE SUCCEDE IN QUELL’ISOLA: “E’ TUTTO UN TEOREMA”

Alfredo Pecoraro per l’Ansa

MONTANTE CROCETTAMONTANTE CROCETTA
Non ci sta a passare come un corruttore ed elargitore di favori al "sistema di potere" di cui avrebbe fatto parte assieme ad alcuni degli indagati nell'inchiesta 'double face' della Procura di Caltanissetta, né come chi avrebbe consegnato a un "governo ombra parallelo", con a capo l'ex presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante, la gestione della Regione come contropartita per avere ricevuto almeno un milione di euro di fondi neri versati da un gruppetto di imprenditori per finanziare la campagna elettorale che nel 2012 gli fece vincere le elezioni alla Regione.

CROCETTACROCETTA
Rosario Crocetta, indagato per finanziamento illecito dei partiti e concorso in associazione a delinquere finalizzato alla corruzione, si difende su tutta la linea e parla di "teorema" contro di lui. In attesa di rispondere alle domande dei pm che lo sentiranno in Procura probabilmente a fine mese, l'ex governatore ribatte punto su punto alle accuse che gli sono state mosse nell'avviso di garanzia che gli è stato notificato.

A cominciare dal presunto "video scabroso" sulla sua vita privata, uno degli elementi citati nell'atto di comparizione di cui non c'è traccia però nell'ordinanza del gip, con cui sono stati disposti gli arresti domiciliari per Montante, accusato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. "Mi dipingono come una porno star, come se fossi Rocco Siffredi. Ma dov'è questo video? La verità è che non esiste, è una bufala come al solito per denigrare la mia omosessualità. E' falso, come falsa è stata la notizia dell'intercettazione in cui avrei sentito le frasi contro Lucia Borsellino", attacca Crocetta.

E' convinto di essere stato "messo in mezzo" a una vicenda "che non mi riguarda: lo scontro interno a Confindustria in Sicilia, ma sono fatti che attengono all'associazione non a me". Sui rapporti con Montante, ammette: "E' vero, nel 2012 ho fatto l'accordo politico con Confindustria, ma era l'associazione che stava combattendo contro la mafia". E incalza: "Persino Claudio Fava dichiarò all'epoca che in Sicilia bisognava fare alleanze con Antonello Montante e Ivan Lo Bello impegnati nella lotta al racket delle estorsioni, battaglia sostenuta anche da ministri e magistrati".

ANTONELLO MONTANTE 3ANTONELLO MONTANTE
Nega di avere preso fondi neri. "In genere servono per comprare voti - dice - e io non ho mai pagato nessuno in vita mia". "I contributi che ho ricevuto, roba da 5 mila euro, sono arrivati da imprese di Gela, tutto tracciabile e in regola con la legge. Se poi queste imprese aderivano a Confindustria non lo so, so invece che Sicindustria non mi ha dato un euro", respingendo così l'accusa di avere ricevuto un milione di euro da alcuni imprenditori tra cui, oltre a Montante, ci sarebbero Giuseppe Catanzaro, Carmelo Turco e Rosario Amarù, tutti indagati nell'inchiesta della Dda nissena.

L'ex presidente nega anche di avere fatto favori alla cricca. "Fu il mio governo a bloccare l'operazione di vendita dell'Ast alla Jonica trasporti dove Montante era socio, fu pure condannato a pagare le spese legali - sottolinea - E fui io a fare chiudere per tre mesi la discarica di Siculiana di Catanzaro perché non si adeguava alle prescrizioni durante l'emergenza rifiuti, creandogli un danno per 10 milioni di euro".

TANGENTITANGENTI
Falsa, secondo l'ex governatore, è anche l'ipotesi sull'influenza di Montante nelle scelte del suo governo. "Quando feci l'accordo politico con la Confindustria della legalità, Linda Vancheri (indagata nell'inchiesta), che lavorava nell'associazione di Caltanissetta da dove era partita la 'svolta' antiracket, entrò in giunta in quota industriali con la delega alle Attività produttive - ammette - mentre Mariella Lo Bello (indagata) come rappresentante della Cgil all'Ambiente. Quando Vancheri decise di andarsene, contro la mia volontà perché volevo che seguisse l'Expo sino alla fine, fui io a nominare Lo Bello alle Attività produttive e senza indicazione di Montante".

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