9 dicembre forconi

giovedì 17 gennaio 2019

DONNE, STATE ENTRANDO IN MENOPAUSA? ECCO TUTTI I CAMBIAMENTI CHE VI ASPETTANO E LE SOLUZIONI PER I VARI DISTURBI


CALDANE, INSONNIA, SECCHEZZA DELLE MUCOSE E AUMENTO DI PESO LE NOVITÀ PIÙ FASTIDIOSE 

PER DIRE DI ESSERE IN MENOPAUSA È NECESSARIO CHE IL CICLO MESTRUALE NON COMPAIA PER UN ANNO

QUANDO SI PUO’ DIRE DI ESSERE IN MENOPAUSA 

La definizione clinica di menopausa richiede che da almeno un anno non vi sia più traccia del ciclo mestruale, dai 45 anni in su. Tale evento, infatti, di solito si verifica fra i 47 e i 53 anni di età.

La menopausa è dovuta all’esaurimento delle cellule uovo nell’ovaio, e al conseguente crollo dei livelli degli estrogeni e del progesterone. «Risultano anche ridotti, ma in modo meno eclatante, i livelli di altri composti ormonali prodotti dall’ovaio ovvero il testosterone e il deidroepiandrosterone solfato (DHEA-S), prodotto dal surrene un’altra importante ghiandola endocrina.

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Questo deciso riassetto ormonale spiega la comparsa, in circa 1/3 delle donne, di sintomi vasomotori moderati-severi ovvero di vampate e sudorazioni, della secchezza vaginale ossia della perdita della normale lubrificazione da muco.

Rende ragione anche della comparsa dei disturbi del sonno, della propensione all’ ansia e all’irritabilità, dell’assottigliamento di pelle e mucose, dei più frequenti dolori osteoarticolari e del maggiore turnover osseo che porterà alla riduzione della massa ossea, una maggior frequenza di infiammazioni all’apparato urinario, specie dopo rapporti sessuali- chiarisce Giovan Battista Serra, Past Presidente della Società Italiana di Menopausa - Tutti questi sintomi in alcune donne compaiono già dopo i 40 anni, per una minore efficienza dei cicli ovulatori e quindi minore fertilità.
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Assumono rilievo anche segnali principalmente legati all’età, quali l’aumento di peso, una tendenza all’aumento della pressione arteriosa e all’ipercolesterolemia. Tutti sintomi con evidente e negativa ripercussione sulla qualità di vita della donna».

PREPARARSI ALLA TRANSIZIONE ANCHE DAL PUNTO DI VISTA PSICOLOGICO 
Tanto più si è pronte da un punto di vista psicologico a questo cambiamento e tanto più ci si adegua con uno stile di vita opportuno, tanto minore potrà rivelarsi l’impatto della sintomatologia sulla vita di ogni giorno.

Riuscire a tenere sotto controllo il peso corporeo seguendo una dieta povera di grassi saturi e zuccheri semplici, preferendo i legumi, eventualmente passati, riducendo il consumo di carne a 1-2 pasti la settimana, privilegiando pesce, verdura,frutta senza esagerare con quest’ultima per il contenuto in zuccheri semplici, aiuterà non solo a sentirsi meglio con una pancia meno gonfia, ma anche a tenere sotto controllo ipercolesterolemia e pressione arteriosa.

Di non trascurabile importanza anche cercare di ritagliarsi del tempo per fare lunghe e quotidiane camminate l’ideale sarebbe di 50-60 minuti al dì, a passo svelto, bere almeno 2,5 litri di acqua ogni giorno evitando succhi di frutta e bevande gassate.

Bisognerebbe quindi essere capaci di adattarsi al cambiamento imposto dalla menopausa, cercando di evitare di considerarla come l’anticamera della vecchiaia, facendo quindi progetti. Prendersi finalmente cura di sé renderà possibile vivere al meglio il cambiamento, minimizzando anche gli sbalzi di umore.

«Essere pronte al cambiamento e vivere la menopausa come un’opportunitàpuò contribuire a una longevità di successo e a minimizzare il senso di tristezzache inevitabilmente si accompagna alla perdita della fertilità» afferma Rossella Nappi, professore ordinario di ginecologia all’università di Pavia dell’IRCCS Policlinico San Matteo e membro del direttivo della Società Italiana di Menopausa.

menopausa 2MENOPAUSA
QUANDO RICORRERE ALLA TERAPIA ORMONALE SOSTITUTIVA 
Se i sintomi della menopausa diventano fastidiosi, se le vampate creano problemi di giorno o di notte, se si dorme male e non si riposa abbastanza, se si ha l’impressione di una qualità di vita deteriorata, allora, insieme al proprio ginecologo o al medico di base sarà da valutare l’opportunità di ricorrere allaterapia ormonale sostitutiva (TOS), con estrogeni e con progesterone.

«Oggi si dispone di diverse formulazioni, con diversi composti, diversi dosaggi e diverse vie di somministrazione. Questo offre la possibilità di una scelta molto ampia, con la quale fornire una formulazione su misura per ciascuna donna» sottolinea ancora Serra.
Come tutte le terapie anche la TOS ha indicazioni e contro-indicazioni: fra queste alcuni tumori prettamente ginecologici come quello del seno e dell’endometrio, oppure il soffrire di gravi patologie trombo-emboliche, o altre condizioni minori che i medici sapranno verificare con una buona raccolta della storia sanitaria di ciascuna donna.

ESISTE LA POSSIBILITA’ DI PERSONALIZZARE I TRATTAMENTI 
«Come già accennato oggi si dispone di una serie di preparati, ognuno con una qualche specifica caratteristica, rappresentata da una combinazione estro/progestinica, o solo estrogenica, con composti analoghi a quelli naturali oppure ottenuti ex-novo in laboratorio.

I diversi preparati disponibili presentano a volte specifici obiettivi: per ridurre il rischio di perdita di massa ossea, per migliorare l’umettamento vaginale, per minimizzare i disturbi vasomotori, con alcuni prodotti che più di altri sono pensati per ridurre specificamente il pur minimo rischio di neoplasia mammaria, a fronte di un’efficacia meno netta su qualche altro sintomo, oppure con un clima lievemente più androgenico, utile quindi per migliorare il desiderio sessuale. – Spiega ancora il professor Serra -

L’ampia varietà di prodotti riguarda anche la scelta di modalità di assunzione: dai composti in compresse, alla via trasdermica con cerotti, o creme, o gel o spray e vaginale. Poterne disporre è importante sia per i benefici che possono consentire, ad esempio, evitando la via orale o per non appesantire il fegato, sia per l’ampia possibilità di aggiustare le dosi alle necessità individuali. Basta, per esempio, tagliare un cerotto per dimezzarne il dosaggio, tenendo presente che la dose giusta è quella minima efficace».
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COSA FARE SE IL TRATTAMENTO SOSTITUTIVO È CONTROINDICATO 
Cosa fare quando compare un sintomo della menopausa invalidante, ma non si può ricorrere alla terapia sostitutiva? «Parlando di vampate di calore e sintomi neurovegetativi, per esempio, è stato ormai confermato che le modificazioni neurotrasmettitoriali che le determinano sono alla base di aumentato rischio cardiovascolare, osteoporosi, e anche patologia degenerativa cerebrale.

MENOPAUSA MENOPAUSA 
In alternativa alla terapia ormonale, nell’ambito dei farmaci possono essere utili sostanze che agiscono a livello del sistema nervoso centrale, quali di inibitori del reuptake della serotonina (SSRI). - Spiega Anna Maria Paoletti, Professore ordinario di ginecologia e ostetricia all’Università degli Studi di Cagliari, dipartimento di scienze chirurgiche, direttore della clinica ostetrica e ginecologica dell’azienda ospedaliero universitaria di Cagliari e membro del consiglio direttivo della SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) - In genere, tali farmaci riescono a ridurre la sintomatologia a dosi più basse rispetto a quelle usate per il trattamento di disturbi psichiatrici.

È necessario, tuttavia, ricordare che il loro uso non è scevro da effetti collaterali anche se in misura minore rispetto a quanto comunemente si osserva con le dosi più alte. In tema di trattamento delle vampate di calore e dei disturbi neurovegetativi della menopausa, nell’ambito degli integratori merita una particolare menzione un derivato del polline e dei pistilli a cui è stata aggiunta una vitamina con azione antiossidante, come la vitamina E.

Tale preparato è privo di azione estrogenica e non contiene fitoestrogeni. Il suo meccanismo di azione è simile a quello degli SSRI, ma non induce effetti collaterali. Sono in corso degli studi per valutare se la sua azione si esplichi anche su altri neurotrasmettitori oltre che sulla serotonina.

L’assenza di attività ormonale ne permette l’uso anche in soggetti con assoluta controindicazione agli ormoni, comprese le donne con carcinoma mammario in trattamento con tamoxifene. In tali soggetti i classici SSRI non possono essere usati perché inibirebbero l’attivazione del tamoxifene nella sua forma attiva».

LE SINDROMI GENITO-URINARIE 
Le alternative alla TOS sono disponibili anche per rimediare alla carenza estrogenica a livello genito-urinario come spiega ancora, concludendo, la Paoletti: «Per quanto riguarda i problemi della sindrome genito-urinaria, in alternativa agli estrogeni può essere usato un modulatore selettivo del recettore degli estrogeni (SERM), denominato ospemifene. I SERM non sono ormoni sebbene si leghino al recettore per gli estrogeni. In base alla configurazione recettoriale, infatti, dipendente dal tessuto sul quale è presente il recettore estrogenico, essi agiscono quali bloccanti il recettore (azione anti-estrogenica) o come attivatori del recettore estrogenico (azione estrogenica).
MENOPAUSA MENOPAUSA 



In studi preclinici l'ospemifene ha dimostrato un’azione anti-estrogenica a livello mammario ed endometriale, estrogenica a livello osseo e a livello vaginale. Pertanto, il suo uso può essere esteso a soggetti con controindicazioni agli estrogeni, con una precauzione per chi abbia una storia di tromboembolismo venoso o patologia cardiaca e per donne con carcinoma mammario che non abbiano ancora terminato il trattamento per la patologia oncologica.

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Purtroppo, l'ospemifene non è indicato in soggetti con intensa sintomatologia vasomotoria in quanto esso a livello del centro termoregolatorio, funziona da antiestrogeno. Esiste, comunque, la possibilità di usare prodotti a base di acido ialuronico, gel idratanti e lubrificanti, senza tralasciare l’uso del laser per il quale molti dati della letteratura dimostrano che con circa tre sedute, si riesce a ristabilire un assetto epiteliale della vagina simile a quello della premenopausa».

Fonte: qui

IL PIANO B PER LA TAV: RISPARMI DA 1,5 MILIARDI


L’IPOTESI DI RIDIMENSIONARE LA STAZIONE SUSA E SPALMARE LE SPESE…

Umberto Mancini per il Messaggero

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IL FOCUS ROMA 

Sarà perché incombe lo spettro del referendum o, peggio ancora, il verdetto dell' Avvocatura dello Stato, ma sta di fatto che avanza un piano B per la Torino-Lione. Un progetto che consenta da un lato di completare l' opera e, dall' altro, riducendo i costi, di disinnescare la consultazione popolare che crea non pochi imbarazzi ai grillini dopo le manifestazioni di Torino.

Non solo. Vista le tensione nel governo, la Tav in formato low cost può evitare la spaccatura con la Lega e quel fronte del Nord che vuole il collegamento ad alta velocità con la Francia. Da qui la ricerca di un compromesso. Del resto, al di là dei toni, sia Matteo Salvini che Luigi Di Maio, hanno fatto capire che un' intesa è possibile, mettendo mano, s' intende, al progetto originario. Un modo per accontentare tutti, tranne ovviamente l' ala più oltranzista dei pentastellati che hanno già dovuto ingoiare l' ok all' Ilva, alla Tap e al Terzo valico.

I DETTAGLI 

Un piano che, secondo fonti governative interpellate dal Messaggero, potrebbe far risparmiare fino a 1,5 miliardi di euro, riducendo i costi di alcuni interventi e spalmando nel tempo la spesa complessiva. Insomma, correttivi che consentano comunque di rispettare gli impegni assunti con Francia ed Europa. Per chiudere così il cerchio senza ulteriori traumi, ovvero la cancellazione di migliaia di posti di lavoro e di decine di appalti. Anche perché, come accennato, bloccare la Tav costerebbe fino a 3,4 miliardi (tra rescissione dei contratti, appalti già avviati, ripristino degli scavi, penali varie).
beppe grillo no tavBEPPE GRILLO NO TAV

Un buco gigantesco nei conti pubblici che l' Avvocatura dello Stato, investita del problema dal ministero dei Trasporti, non potrebbe non far rilevare, a prescindere dalla valutazione negativa della commissione tecnica costi-benefici voluta dal Mit e presieduta da un No-Tav dichiarato. Meglio quindi andare avanti, magari ammodernando alcuni tratti della cosiddetta «linea storica» che collega Torino a Lione. «Molte cose possono essere riviste, a patto che l' alta velocità si faccia e si faccia rapidamente», ha spiegato il viceministro delle Infrastrutture, Edoardo Rixi, strenuo fautore di una mediazione.
TORINO - MANIFESTAZIONE A FAVORE DELLA TAVTORINO - MANIFESTAZIONE A FAVORE DELLA TAV

LA TRATTA 

Sulla tratta internazionale potrebbe essere invece ridimensionata la stazione di Susa, risparmiando circa 200 milioni.

Un modo per far contenti gli oppositori della Tav che considerano la stazione una «inutile cattedrale nel deserto». Per di più la cancellazione del progetto dell' archistar Kengo Kuma non troverebbe alcuna obiezione da parte di Parigi. E poi c' è la tratta nazionale, quella che da Bussoleno porta verso Torino con una galleria che corre sotto la collina morenica: «Se la eliminassimo dice sempre Rixi avremo risparmi per 1,4 miliardi di euro». Più che eliminarla, spiegano altre fonti governative, si potrebbe rimandare di un paio d' anni la costruzione. Anche in questo caso sarà necessario affrontare il tema delle ripercussioni ambientali visto che la galleria avrebbe avuto un impatto davvero basso rispetto all' allargamento delle linea esistente.
TAV TONINELLI BY VAUROTAV TONINELLI BY VAURO

I DETTAGLI 

Ma una Tav a prezzo scontato permetterebbe al Movimento 5 Stelle di sostenere di aver risparmiato soldi, sottraendoli ad un' opera giudicata faraonica e inutile, per darli ai cittadini. O per distribuirli sul territorio e su altre infrastrutture. Peccato però che l' ala dura dei grillini, quella che non accetta negoziati, non abbia mai posto il problema dei soldi, ma quello dell' ambiente e del territorio.

Rimane quindi il problema del tunnel di base, finanziato dalla Ue con 3 miliardi di euro e che la Francia ha già fatto sapere di non voler toccare. E che quindi resterà, essendo il pilastro fondamentale della tratta ferroviaria. La Torino-Lione è infatti per l' 89% in galleria: di questi 57 chilometri ben 45 sono in territorio francese e 12,5 sul lato italiano. Quanto costerebbe all' Italia ritirarsi è noto.

Fino a 3,4 miliardi contro i 3 miliardi della soluzione low cost.
Meglio il piano B. No Tav permettendo.

Fonte: qui

TARGHE ESTERE, LA PACCHIA È FINITA PER OLTRE 3 MILIONI DI FURBETTI



IL TRUCCO PER ELUDERE TASSE E MULTE NON FUNZIONA PIÙ: 110.000 SANZIONI SOLO A MILANO 

L’IDEA ERA UN MODO PER SALVARE IL PORTAFOGLI: IL BOLLO PER UNA VETTURA CON 150 HP IN ITALIA SFIORA I 350 EURO, MENTRE IN ROMANIA NE COSTA 40, IN BULGARIA 80…

S. Bar. per “la Verità”

Altro che pochi furbetti, gli automobilisti con residenza in Italia, che giravano con una targa straniera, erano ormai oltre 3 milioni. Facile capire perché: il bollo per una vettura con 150 hp in Italia sfiora i 350 euro, mentre in Romania ne costa 40, in Bulgaria 80.
Pare invece che il primo automobilista a essere multato perché guidava un' automobile straniera da residente in Italia, sebbene sia stato fermato a causa dell' incompatibilità ecologica del suo automezzo, sia stato un uomo di origini romene abitante a Ravenna.

TARGHE STRANIERE IN ITALIATARGHE STRANIERE IN ITALIA
Il fatto è accaduto il 4 dicembre scorso, giorno dell' entrata in vigore della normativa prevista dalla legge n. 132 del primo dicembre 2018, che ha convertito il decreto n. 113 del 4 ottobre. All' automobilista è stata contestata sia la violazione della normativa antismog, sia la violazione dell' aggiornato articolo 93 del codice della strada, che prevede il cambio di targa con un' italiana trascorsi 60 giorni di residenza nel nostro Paese. Con salassata di 1.152 euro e fermo del veicolo. Niente paura invece per chi decide di importare un automezzo dall' estero: il tempo per fare la nuova immatricolazione rimane di 12 mesi come già previsto.

Girare con una targa dell' Est non era soltanto una questione di elusione fiscale della tassa di possesso o dei nostri premi assicurativi, c' era anche la questione della sicurezza a causa di revisioni inesistenti, ma soprattutto per il problema di recapitare le multe in caso di violazioni.

TARGHE STRANIERE IN ITALIATARGHE STRANIERE IN ITALIA
Il primato nazionale di multe a queste targhe è stato registrato dalla città di Milano con 110.000 sanzioni nel 2017 (la fonte è il portale per la sicurezza stradale), delle quali oltre la metà non veniva pagata. Ma le brutte sorprese erano in agguato anche per chi, da assicurato, si accorgeva soltanto dopo un sinistro con una vettura estera che la sua compagnia non aveva alcun accordo con le organizzazioni di assicurazione di queste nazioni. In pratica nel 90% degli incidenti che coinvolgessero auto italiane e altre estero vestite, anche se il conducente nostrano aveva ragione non riusciva a farsi liquidare i danni.

A Milano, dove il numero dei veicoli estero vestiti era inferiore soltanto a Roma, la prima sanzione per mancato rispetto dell' articolo 93 pare sia stata elevata il 4 gennaio con una sanzione di 712 euro, ma il costo in taluni casi può salire fino a 2.800 euro. Sono escluse dalla regola le auto a noleggio e in leasing, purché siano di società comunitarie che non abbiano una sede italiana, e quelle in comodato da parte delle aziende. In pratica, se un lavoratore tedesco o austriaco permane in Italia anche per tre anni, può circolare senza essere multato con l' auto aziendale.

macchine e targhe identicheMACCHINE E TARGHE IDENTICHE
Dal novembre scorso specialmente gli uffici della motorizzazione di Lombardia, Veneto, Lazio ed Emilia sono stati subissati di pratiche per l' emissione di nuove targhe, oltre 100 al giorno. Dal punto di vista fiscale, per ogni pratica le province e lo Stato incassano 101,20 euro, più 42 euro per la targa e una somma variabile tra 150 e 200 euro per l' imposta locale di immatricolazione.

In media 400 euro a veicolo. Che targare estero servisse per eludere multe e balzelli è dimostrato dal fatto che i casi di rimpatrio degli autoveicoli nei Paesi di immatricolazione sono stati finora soltanto qualche migliaio e avvenuti praticamente prima e durante l' attuazione del decreto, che non prevedeva periodo transitorio. Mentre oggi per poter far rientrare un automezzo servono targa provvisoria e foglio di via, così non si rischia la multa fino al confine.

AUSTRIA TARGHE 3AUSTRIA TARGHE 3
Un altro fenomeno che sta riguardando il mondo dell' automobile riguarda lo smaltimento delle vetture non più ecocompatibili a causa delle limitazioni alla circolazione. Non certo una novità, ma che ora sta crescendo in fretta. Il motivo è semplice: un' automobile diesel ancora efficiente ma di classe ecologica 3 in Lombardia non ha futuro e il suo valore è minimo. Così migliaia di bisarche piene partono per il Sud Italia e per i Paesi dell' Est Europa. Come se venti, inquinanti e micropolveri si fermassero alla frontiera.

Fonte: qui


GINO SORBILLO DOPO L’ATTENTATO ALLA SUA PIZZERIA A NAPOLI A “RADIO2”: "CINQUE ANNI FA MI INCENDIARONO IL LOCALE E DEVASTARONO TUTTO IL PIANO TERRA, HO TOLTO TANTI RAGAZZI DALLA STRADA E QUESTO DA' FASTIDIO” 

E NON ESCLUDE DI LASCIARE LA CITTA’: “QUI IN CITTA' CI SONO TANTI RAGAZZACCI…”




Giuseppe Crimaldi per www.ilmessaggero.it


Di certezze, al momento, ce n’è una sola, ed è quella plasticamente rappresentata dalle immagini registrate da alcuni sistemi di videosorveglianza all’altezza del civico 32 di via Tribunali. Sulle insegne della pizzeria Sorbillo due telecamere registrano il frenetico saliscendi di uno scooter, sempre lo stesso; all’una e 12 minuti il centauro in tuta, bomber scuro e con il volto coperto da qualcosa che assomiglia a un passamontagna frena, scende dal mezzo e abbandona un involucro prima di risalire in sella per fuggire via.


gino sorbilloGINO SORBILLO
Gino Sorbillo è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format I Lunatici, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta ogni notte dall'1.30 alle 6.00 del mattino.

Ieri notte è stata fatta esplodere una bomba fuori dalla pizzeria dell'imprenditore e pizzaiolo napoletano: "Bisogna guardare avanti, pensare al futuro, rimboccarsi le maniche senza lamentarsi più di tanto, anzi cercando in questa situazione di farsi venire idee nuove. Cinque anni fa mi incendiarono il locale e devastarono tutto il piano terra, ho dovuto assumere per la mia pizzeria una persona che coprisse tutto il turno notturno.

Stanotte purtroppo c'è stato un boato che ha scosso il centro storico di Napoli, si è capito subito che si trattava di una bomba. La polizia ha analizzato le immagini delle telecamere sperando di poter riconoscere i protagonisti del fattaccio. Collaboro con le forze dell'ordine, ho fiducia nella magistratura, in passato ho fatto il carabiniere, quindi ho sempre avuto un occhio e un orecchio particolare per certe cose".

GINO SORBILLOGINO SORBILLO
Sorbillo sta pensando di lasciare Napoli: "Io ho aperto vari locali a Milano, sto aprendo a Roma, New York e Miami. Inizialmente quando vado via da Napoli sto un po' male, poi però quando sto fuori da Napoli vedo come non esiste tutta questa aggressività che esiste a Napoli, questi teppisti, queste persone che cercano lo scontro per litigare, per aggredirti. Comincio a gustare altri sapori. Poi comunque ho la famiglia a Napoli, andarsene è difficile. Magari più avanti, se i miei bambini quando cresceranno vorranno andare fuori, perché no? La tranquillità quotidiana è la miglior cosa, non si può vivere in balia dei teppisti, ci sono molti ragazzacci qui in città. Il due percento della popolazione di Napoli è composto da queste persone che fanno più rumore della maggioranza e noi napoletani sani facciamo uno sforzo enorme per colpa loro per farci apprezzare e accreditare.

Per il solo fatto che siamo napoletani qualcuno può pensare che siamo ladri, imbroglioni e altre cose simili. Io ho sempre fatto un lavoro silenzioso, legato ad iniziative sociali, appoggio totale ai ragazzi con ottimi progetti, questo da 25 anni a questa parte. Ho legato con tanta gente normale, ho fatto rete, sviluppato iniziative e progetti. Sono andato in televisione, in programmi seguitissimi, ho tolto tanti ragazzi dalla strada e forse anche questo ha dato fastidio".
GINO SORBILLOGINO SORBILLO

Sorbillo non crede ci sia la sua presa di posizione contro il razzismo allo stadio alla base di quanto gli è accaduto: "Non credo si possa arrivare a mettere una bomba a Napoli solo per questa cosa. Una roba del genere senza il permesso di chi delinque a Napoli non si mette. Non può essere stato un cretino tifoso che ha messo una bomba perché gli ho dato del razzista. Ora ci sarà una stretta per tutto il centro storico, la polizia vuole trovare i responsabili. Riaprirò tra qualche giorno".

Fonte: qui


SPUNTA UN NUOVO VIDEO DELLA BOMBA ALLA PIZZERIA DI GINO SORBILLO A NAPOLI. IL TITOLARE: “GLI EMISSARI DELLA CAMORRA ERANO DUE, UNO GUIDA LO SCOOTER MENTRE L’ALTRO SI AVVICINA CON PASSO FRETTOLOSO E ATTENTO ALLA PIZZERIA” 

DOPO L’ESPLOSIONE I DUE SI SONO RIFUGIATI IN UN VICOLO, E POI…


C’è un nuovo video dei delinquenti che hanno piazzato la bomba all’ingresso della pizzeria di Gino Sorbillo in Via Tribunali 32 a Napoli.

luigi de magistris gino sorbilloLUIGI DE MAGISTRIS GINO SORBILLO
“Da questo materiale già in possesso dagli inquirenti si vede come gli emissari della camorra fossero due, uno guida lo scooter mentre l’altro si avvicina con passo frettoloso e attento alla pizzeria”, spiega Sorbillo proprieatario della nota attività commerciale che rappresenta un vanto per Napoli e la Campania nel mondo.
bomba sorbillo napoli 1BOMBA SORBILLO NAPOLI 

Dopo l’esplosione i due risalgono Via Atri contromano e si rifugiano in un vicolo. Le indagini sono quasi vicine alla soluzione del caso di cronaca che ha fatto il giro del mondo e che ha portato in pizzeria i massimi vertici dell’Arma Dei Carabinieri, il Generale C.A. Vittorio Tomasone, comandante interregionale “garden”, il Generale D. Maurizio Stefanizzi, comandante legione Campania e Ubaldo Del Monaco comandate provinciale Carabinieri.
sorbilloSORBILLO

Un sostegno molto importante per Gino Sorbillo e per tutti i negozianti del quartiere e che si è aggiunto alla visita del sindaco Luigi De Magistris.

Fonte: qui

LA CAMERA DEI COMUNI RESPINGE LA MOZIONE DI SFIDUCIA ALLA MAY PRESENTATA DA CORBYN CON 326 NO. I FAVOREVOLI SI SONO FERMATI A 306

IL CAOS BREXIT CONTINUA, ORA L’UE CONCEDERÀ UNA PROROGA OPPURE SARÀ “NO DEAL”? 


BREXIT: MAY OTTIENE LA FIDUCIA DEL PARLAMENTO

theresa may alla camera dei comuniTHERESA MAY ALLA CAMERA DEI COMUNI
Il voto di ieri sulla Brexit dimostra che il governo Tory di Theresa May non ha una maggioranza sulla "questione più vitale che è di fronte" al Regno Unito e non è in grado di controllare la Camera dei Comuni. Lo ha sottolineato il leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, formalizzando oggi la mozione di sfiducia e aprendo il dibattito. "Il governo ha fallito, restituisca la parola al Paese", ha detto Corbyn, sollecitando l'approvazione della mozione e la strada di elezioni anticipate.

jeremy corbyn alla camera dei comuniJEREMY CORBYN ALLA CAMERA DEI COMUNI
Theresa May ha chiesto ai Comuni di respingere la mozione, additando le elezioni anticipate dopo la bocciatura ieri del suo accordo sulla Brexit come "la peggiore strada possibile". Le elezioni - ha detto la premier Tory replicando a Jeremy Corbyn - non sono nell'interesse nazionale: porterebbero divisione mentre il Paese ha bisogno di unità, incertezza quando servono certezze e un ulteriore rinvio mentre il popolo britannico vuole guardare avanti".

theresa may alla camera dei comuni 2THERESA MAY ALLA CAMERA DEI COMUNI
Il voto di ieri sulla Brexit dimostra che il governo Tory di Theresa May non ha una maggioranza sulla "questione più vitale che è di fronte" al Regno Unito e non è in grado di controllare la Camera dei Comuni. Lo ha sottolineato il leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, formalizzando oggi la mozione di sfiducia e aprendo il dibattito. "Il governo ha fallito, restituisca la parola al Paese", ha detto Corbyn, sollecitando l'approvazione della mozione e la strada di elezioni anticipate.
THERESA MAYTHERESA MAY

Theresa May ha chiesto ai Comuni di respingere la mozione, additando le elezioni anticipate dopo la bocciatura ieri del suo accordo sulla Brexit come "la peggiore strada possibile". Le elezioni - ha detto la premier Tory replicando a Jeremy Corbyn - non sono nell'interesse nazionale: porterebbero divisione mentre il Paese ha bisogno di unità, incertezza quando servono certezze e un ulteriore rinvio mentre il popolo britannico vuole guardare avanti".







A rischio 23 miliardi di export verso la Gran Bretagna: i pericoli per l'Italia targati Brexit

Rischi ed opportunità. Le authority italiane si sono già attivate, in accordo con quelle europee, per assicurare la continuità operativa delle piattaforme britanniche su cui viaggiano grandi flussi finanziari europei e anche per consentire la piena operatività degli sportelli italiani delle banche britanniche. Il ministero dell'Economia, in collaborazione con le diverse autorità di vigilanza dei mercati, sta poi elaborando un decreto da varare prima del 29 marzo proprio per evitare contraccolpi al funzionamento del mercato.
Ma, accanto a rischi e sfide per le imprese italiane (a partire dai livelli di export, 26 miliardi da difendere ma che potrebbero sentire di contraccolpi) - sostiene un'analisi del Centro Studi di Confindustria - Brexit e rischio 'no deal' creano anche opportunità che "trovano però l'Italia impreparata a coglierle", soprattutto visto qual è la posizione del governo sull'Europa.
A livello finanziario l'Italia si sta preparando ai rischi. Trova conferme l'indiscrezione che il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, stia lavorando ad un decreto per garantire continuità operativa con banche e piattaforme britanniche. La Consob, ha diffuso nei mesi scorsi tre comunicati, nei quali richiama le posizioni dell'autorità borsistica europea, l'Esma.
Mirano al riconoscimento delle cosiddette "controparti centrali" del Regno Unito: di fatto si tratta delle piattaforme su cui viaggiano investimenti e anche la maggior parte dei derivati europei. Per evitare che l'arrivo del No Deal richieda poi tempi per l'attivazione della procedura che autorizzerebbe questi soggetti come "non comunitari" si è deciso di partire in anticipo, riconoscendo anche l'equivalenza del quadro giuridico applicabile, con un periodo 'cuscinetto' di un anno. Fissate le regole per le attività di compensazione (clearing) anche in caso di mancato accordo politico sulla Brexit, con un richiamo agli intermediari ai doveri informativi verso la clientela sull'impatto dell'uscita del Regno Unito dall'Ue.
A richiamare l'attenzione sui possibili vantaggi che potrebbero derivare dalla Brexit è invece il centro studi di Confindustria. L'opportunità è quella di veder dirottati dal Regno Unito all'Italia investimenti diretti esteri per 26 miliardi di euro, con un aumento del valore aggiunto di 5,9 miliardi annui pari allo 0,4% del Pil. Non giocano però a favore - ragionano gli economisti di via dell'Astronomia - alcune ragioni strutturali ma anche altre "istituzionali", perchè "l'Italia, insieme al Regno Unito, è diventato il secondo Paese tra i più critici rispetto all'attuale architettura istituzionale dell'Unione".
In caso di Brexit, rileva il Csc di Confindustria, "ne risentiranno le imprese esportatrici italiane che rischiano di vedere ridotti i volumi di beni rivolti al mercato britannico: in ballo 23 miliardi". "La prolungata incertezza potrebbe far allontanare alcune multinazionali dal territorio britannico, costituendo un'opportunità per altri paesi europei: il Csc stima che per l'Italia gli investimenti diretti esteri potenziali extra potrebbero generare un aumento del Pil di 5,9 miliardi annui, ovvero lo 0,4%; ciò non è comunque compensativo di rischi ed effetti negativi legati alla Brexit".
Con la Brexit, dice il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, "il problema non è quante imprese collaborano con la Gran Bretagna ma come l'Italia potrebbe e dovrebbe candidarsi ad attrarre investimenti". Mentre "è evidente che la Brexit comporta maggior incertezza per l'economia: i dati previsionali del rallentamento dell'economia globale non fanno presagire niente di positivo". E "la situazione di incertezza diventa un vulnus anche per l'imprenditoria italiana", avverte il presidente della Picccola Industria di Confindustria, Carlo Robiglio.
Fonte: qui
BACKSTOP IN IRLANDA, COS’È E PERCHÉ STA FACENDO SALTARE LA BREXIT

Alberto Magnani per "www.ilsole24ore.com"
theresa may alla camera dei comuni 1THERESA MAY ALLA CAMERA DEI COMUNI 1
Uno fra i nodi irrisolti della Brexit è rappresentato dai confini irlandesi, i 499 chilometri che dividono lo spicchio settentrionale dell'Isola fra Repubblica d'Irlanda e Irlanda del Nord. L'argomento è tra le controversie che hanno affossato l'accordo siglato da Theresa May con i partner europei, stroncato dalla Camera dei comuni con uno scarto di oltre 200 voti. 

Fronde interne ai Tory (il partito conservatore) e al Democratic Unionist Party (il partito di destra nordirlandese che fa da stampella al governo May) non hanno mai digerito la soluzione concordata dalla premier con i leader Ue: il cosiddetto backstop, un accordo per garantire che non vengano eretto un confine fisico fra Irlanda e Irlanda del Nord.
CORBYN DA' DELLA STUPIDA A THERESA MAYCORBYN DA' DELLA STUPIDA A THERESA MAY
Perché il tema è così delicato? 

Dopo la Brexit, il confine irlandese si trasformerebbe nell'unica frontiera di terra fra la Gran Bretagna (che include l'Irlanda del Nord) e l'Unione europea (che include l'Irlanda, entrata nella Ue nel 1973). Oggi il confine tra i due è invisibile, aperto alla circolazione reciproca di merci e cittadini. Il problema di come valorizzarlo non è mai emerso finché la Gran Bretagna è rimasta all'interno della Ue insieme all'Irlanda. Diventa cruciale ora, visto che Irlanda e Irlanda del Nord si troverebbe improvvisamente soggette a regole doganali diverse: la prima nel mercato unico europeo, la seconda nello spazio autonomo che si vorrebbe ritagliare Londra.

BATTIBECCO TRA THERESA MAY E JUNCKERBATTIBECCO TRA THERESA MAY E JUNCKER
Nessuno vuole ripristinare i confini, perché un irrigidimento delle frontiere si ripercuoterebbe sull'interscambio interno (dal valore di circa 3 miliardi di euro nel 2016) e risveglierebbe vecchie tensioni politiche, in teoria pacificate dalla fine degli anni ‘90. Da qui la scelta di tamponare il problema con la “polizza” del backstop.

Ma cosa vuol dire? E come si manifesta?
Il termine backstop, preso in prestito dal baseball, indica la rete di protezione dispiegata alle spalle del ricevitore: si allude a una soluzione di emergenza per tenere la «palla nel campo» ed evitare che vada a sbattere, figurativamente, sulla faccia degli spettatori. Nel contesto della Brexit, è il compromesso sui confini irlandesi raggiunto da Theresa May nel patto siglato con i partner europei a novembre 2018.
theresa mayTHERESA MAY

La clausola assicura che non sarà imbastito alcun «hard border» (confine fisico) fra Irlanda e Irlanda del Nord qualora Regno Unito e Ue falliscano nel trovare una partnership commerciale sul lungo periodo. Il Regno Unito dovrebbe restare allineato all'unione doganale, cioè rispettarne i principi di base; l'Irlanda del Nord rientrerebbe in pieno nell'unione doganale e dovrebbe, in aggiunta, rispettare alcune norme del mercato unico europeo.

theresa may annuncia l'accordo sulla brexitTHERESA MAY ANNUNCIA L'ACCORDO SULLA BREXIT
In teoria, il divorzio fra Londra e la Ue dovrebbe scattare il 29 marzo 2019, con un periodo di transizione per metabolizzare i vari accordi in scadenza al 31 dicembre 2020. Il backstop potrebbe servire solo dopo quella data, in assenza di un accordo bilaterale che lo renda superfluo. «Ma gli accordi richiedono anni, non mesi – dice al Sole 24 Ore Matteo Villa, ricercatore Ispi – Quindi è probabile che rimanga il backstop. L'accordo peggiore, ma l'unico possibile».
THERESA MAYTHERESA MAY

Perché è criticato?
L'accordo di backstop ha suscitato le ire sia dei cosiddetti Hard Breexiter, i difensori più strenui di una Brexit dura e pura, sia degli unionisti nordirlandesi. I primi ritengono che la permanenza nell'unione doganale sia la negazione stessa della Brexit, visto che obbligherebbe la Gran Bretagna a restare - di fatto - nel perimetro delle regole commerciali Ue.

Una limitazione che impedirebbe al paese di fissare una tariffa doganale autonoma, vanificando la retorica sulle «nuove politiche commerciali» di un paese affrancato da Bruxelles. I secondi temono che il backstop sia il primo passo per isolare l'Irlanda del Nord dal resto della Gren Bretagna, rompendo l'unità del Regno e “consegnando” Belfast alla Ue e all'Irlanda. In aggiunta il Regno Unito non potrebbe recedere unilaterlmente dall'accordo: l'ennesima prova, a detta dei più critici, della «dipendenza da Bruxelles» dell'Isola. 

Fonte: qui
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