9 dicembre forconi

venerdì 21 settembre 2018

“CHE ERRORE LA CACCIA AL ‘CINGHIALONE’ ”


NEL SUO LIBRO VITTORIO FELTRI RICORDA: “ATTACCAI CRAXI E SOSTENNI LA NECESSITA’ DI ACCIUFFARLO. MA SBAGLIAI”. ECCO PERCHE’

QUANDO BETTINO FU ISOLATO, LO RIVALUTAI, OGNI SERA ALLE 23 ARRIVAVA LA SUA TELEFONATA DALLA TUNISIA: “LE INTERCETTAZIONI FINIRONO SUI GIORNALI, FUI SPUTTANATO MA ME NE FREGAI. LO RISPETTAVO E PROVAVO PENA PER LUI" 


Vittorio Feltri per Libero Quotidiano

feltri coverFELTRI COVER
Conobbi Bettino Craxi nel periodo in cui collaboravo con Enzo Biagi nel suo programma tv. Erano gli anni Ottanta.

Quella sera erano ospiti della trasmissione sia Craxi sia Gianni Agnelli. Quest' ultimo indossava un vestito grigio di flanella, calzava scarpe di camoscio, un paio di Clarks, e se ne stava seduto con le gambe divaricate come fosse un cowboy tornato a casa sfinito dalla cavalcata.

Bettino, che gli era accanto, invece, era abbigliato come un manichino, eppure alla vista risultava sciatto. Non era una trasandata eleganza la sua, che pure sarebbe stata chic, sembrava più pigrizia nel selezionare i capi. Craxi era alto quasi due metri e corpulento, il suo aspetto da gigante mal si conciliava con la pacatezza e la cordialità dei modi. Era affabile persino con me, che ero un semplice autore che si muoveva dietro le quinte. Restai colpito e affascinato dal suo essere mellifluo.

Allorché alcuni anni dopo andai a dirigere L' Europeo, feci un titolo riferito proprio a Bettino: Figlio di un dio minore. Craxi non godeva di un numero esorbitante di voti, eppure comandava l' Italia.

craxiCRAXI
La titolazione non suscitò molte proteste. Anche il mio editore, la Fiat, non ebbe nulla da ridire al riguardo, del resto era cosa nota che i rapporti tra la casa editrice e Bettino non fossero propriamente idilliaci.

A quell' epoca Dc e Psi iniziavano a perdere appeal mentre il consenso alla Lega, su cui nessuno avrebbe scommesso un soldo, lentamente cresceva. Intuivo che si stava apprestando un cataclisma.

E così fu così. Ero appena passato alla direzione dell' Indipendente quando scoppiò il caso "Mani pulite".

Il sostituto procuratore Antonio Di Pietro condusse le indagini che si estesero fino a inglobare esponenti politici di rilievo, tra cui Bettino Craxi, che finì sotto tiro e divenne l' emblema del malaffare.

Scrissi che sarebbe stato opportuno acciuffare "il cinghialone", che era appunto il leader dei socialisti. Lo battezzai io con questo simpatico epiteto, che peraltro gli calzava a pennello considerata la sua mole. Da quel momento, per tutti Craxi fu "il cinghialone" e fu davvero perseguitato. Sembrava insomma che l' unico ladro fosse lui, eppure tutti i partiti, incluso quello comunista, si facevano finanziare.

feltriFELTRI
Il CAPRONE ESPIATORIO Il caprone espiatorio di Mani pulite un bel dì mi telefonò chiedendomi un incontro. Il suo tono era intimo, quasi disperato, diceva che voleva assolutamente parlarmi di persona. Quindi mi scomodai e raggiunsi la capitale un po' impietosito da quell' uomo che io avevo contribuito a mettere alla gogna e un po' incuriosito dal vis-à-vis con la bestia.

Il cinghialone mi aspettava presso l' hotel Raphaël, nel quale si favoleggiava che Bettino avesse un attico stratosferico dagli anni Settanta e vivesse nel lusso sfrenato grazie ai soldi delle tangenti. L' albergo aveva un certo fascino visto dall' esterno, forse anche per il manto di leggende che lo avvolgeva, ed era ricoperto di edera. Sceso dal taxi, sollevai d' istinto lo sguardo per scorgere l' appartamento del leader semidecaduto.

craxiCRAXI
Poi raggiunsi l' ultimo piano e, uscito dall' ascensore, mi ritrovai in una sorta di topaia. In quei locali regnava la sciatteria: i posacenere erano traboccanti di cicche di sigarette, l' odore di fumo era avvinghiato alle pareti, le tappezzerie erano vecchie e logore, i divani sdruciti, l' atmosfera squallida e fané. Ero alquanto impressionato, ma cercai di nasconderlo, intanto Bettino aveva cominciato il suo discorso, lo stesso che poi fece alla Camera. Sembrava che volesse tenere al mio cospetto l' esercitazione preliminare, che avesse deciso che io dovessi essere lo spettatore e l' ascoltatore primo di ciò che egli aveva da raccontare all' Italia intera.

Erano le prove generali. Il cinghialone vomitò lì la verità, liberandosi: disse che il sistema era completamente marcio, che in molti ne avevano approfittato, non soltanto lui e i membri del suo partito. Aggiunse che aveva preferito non intervenire per porre fine a tale andazzo malsano in quanto sarebbe stato preso per matto.

«Non è che si rubasse per il partito, si rubava anche al partito» spiegò. Nessuno lo ammise, l' unico a farlo fu Craxi. E lo fece in quella stanza di albergo, davanti a me, che ero amico di Antonio Di Pietro e rappresentante numero uno dei manipulitisti, e poi anche in tribunale. Da allora, dopo profonde riflessioni, cambiai registro. Bettino fu condannato dal Tribunale di Milano. Quando la sentenza divenne definitiva, al fine di scampare la carcerazione, si rifugiò ad Hammamet.
craxi alla CameraCRAXI ALLA CAMERA

Lontano dalla Madre Patria, dai sontuosi palazzi del potere, da quello che per due decenni era stato il suo appartamento all' ultimo piano dell' hotel Raphaël, dai tribunali festanti perché Giustizia era stata fatta ma non appagati perché il cinghialone era fuggito via prima della cattura, Bettino quasi tutte le sere, puntuale come un orologio svizzero, alle ore 23 mi telefonava a casa, a Milano, affamato di notizie e desideroso di dire la sua su quanto succedeva. Era un modo per non sentirsi del tutto tagliato fuori, estromesso senza lode e senza onori dalla storia italiana. Bettino si fidava di me, capiva che ero in buonafede. Si dice che per costruire un sentimento di fiducia tra due persone siano necessari diversi lustri, ma è una balla.

Esso può nascere all' improvviso, guardandosi negli occhi in una stanza piena di posacenere sudici, in un pomeriggio qualunque in cui un uomo disperato si mette nelle mani di colui che gli ha sferrato uno dei colpi meglio piazzati, aizzando la folla. Io sbagliai. E lo ammetto. E ho imparato dal mio errore.

CRAXICRAXI
Durante le nostre conversazioni dall' Africa all' Italia, Bettino esprimeva le sue opinioni, sosteneva che Berlusconi, in procinto di fare il suo ingresso sulla scena politica, non sarebbe riuscito a governare come Dio comanda e che non disponesse dell' esperienza e della duttilità indispensabili a un leader. La mia era una sorta di nota politica, in quanto, nel luogo in cui si trovava Bettino, i quotidiani arrivavano in ritardo.

FORMICA CRAXI DE MICHELISFORMICA CRAXI DE MICHELIS



TIFOSO DI GARIBALDI Craxi non lasciava trasparire le sue emozioni, c' era in lui un amaro sentimento di abbandono. Era un tifoso di Garibaldi, possedeva un marcato spirito patriottico, perciò gli mancava in modo insopportabile la partecipazione alla vita pubblica. In fondo, egli era stato un perno della politica italiana, sebbene la gente ora lo disprezzasse e lo volesse linciare come quella famosa sera del 30 aprile 1993, quando, dopo essersi rifiutato di uscire dal retro dell' albergo in cui viveva al fine di evitare la folla, fu assalito dai dimostranti che gli tirarono addosso monetine, accendini, sassi e qualsiasi altra cosa capitasse loro a tiro. E l' impavido Bettino, salito in macchina, li osservava dal finestrino con un sorriso strano, come se lo stessero festeggiando.
INTINI CRAXIINTINI CRAXI

Le nostre telefonate furono intercettate e su tutti i giornali fu pubblicata la notizia come si trattasse di uno scandalo o un gravissimo reato: il direttore del Giornale, Vittorio Feltri, conversa con Bettino Craxi. Il contenuto di quelle chiamate non era un segreto e i nostri discorsi erano persino noiosi. Insomma, nulla di avvincente.

Fui sputtanato, ma io me ne fregai e continuai a parlare con Bettino, che mi piaceva anche perché era stato tradito da tutti, persino dai suoi compagni. Lo rispettavo e provavo pena per lui; proprio io, che all' inizio lo avevo attaccato in modo brutale, ora lo difendevo.
CRAXI BERLUSCONICRAXI BERLUSCONI

Era un tipo in gamba, l' unico italiano ad avere capito che il comunismo era morto, quando ancora nessuno lo sospettava. Lo rivalutai completamente, imparando a stimarlo poiché era lucido, sagace e anche simpatico. Tra noi si instaurò una speciale empatia e diventai anche amico della figlia, iniziando a frequentare la famiglia Craxi.
La sua morte fu un vero dolore per me. Il telefono alle 23 non squillò più da un giorno all' altro, proprio quando avevo convinto Bettino a scrivere per me in qualità di collaboratore per il Giornale.
Il politico, che già aveva diverse problematiche di salute, fu stroncato dal logorante malessere interiore che gli procurava quella insopportabile emarginazione.

Fonte: qui
CRAXI BERLUSCONICRAXI BERLUSCONI


"How Long Til All Hell Breaks Loose": This Is Now The Strongest Ever Rally During A Fed Tightening Cycle

The US stock market just keeps crushing historical records: longest bull market ever, S&P rising above 2,900, two trillion-dollar stocks, an unprecedented divergence between US stock and the rest of the world, and now - the strongest ever rally during a Fed tightening period.
According to an analysis by Crescat Capital's Tavi Costa, since the first rate hike by the Fed in December 2015, some 34 months ago, the S&P has risen by 41%: that puts this post-hike rally in the top spot of all previous market advances in a time when the Fed has been tightening financial conditions.


This is the strongest rally ever during a Fed tightening period, and now we are at record valuations. How long until all hell breaks loose?
Of course, the reason for this relentless rally has been discussed extensively and has to do with fungible global liquidity, largely as a result of the ECB and BOJ still injecting liquidity, not to mention the SNB and various sovereign wealth funds recycling petrodollars and buying US stocks directly.
The question, however, as Costa puts it "How long until all hell breaks loose?"
This is a good question, because as Bloomberg writes, "the downfall that has often followed these rallies in the past" could - or rather should - be cause for concern. For example, the second-strongest rally before the current one, came just before the crash of 1987, with the S&P 500 rising 33% between the first interest rate increase and the first cut. Black Monday followed.
Since 2015, the Fed has raised seven times since 2015 and analysts predict it’s set to boost rates again when the central bank’s open market committee meets this month. However, one week ago Stifel's Barry Bannister calculated that the Fed will only be able to hike at most two more times before triggering a bear market, as the Fed Funds rate rises above the neutral rate of inflation in early 2019.
In a similar vein, earlier this year, Bank of America joined Deutsche Bank in warning that "every Fed tightening cycle has created a crisis."
More recently, on Tuesday SocGenchief economist Klaus Baader said that risks are growing as the global economic expansion ages, and noted factors such as trade tensions, emerging-market fragility, and monetary policy tightening.
“As the cycle matures, so exceptional monetary accommodation is being wound back, lessening the tailwinds for the U.S. economy,” he said.
Alternatively, some have suggested that a decade of persistently low interest rates and quantitative easing may make this time around different, although it is unclear if that means an even more violent crash when one finally does come.
Responding to the $64 trillion question, Natixis' chief economist, Joseph LaVorgna, said that how long this market can keep on running will depend on future central bank’s policies.
"What I tell people is, ‘The Fed no longer has your back,”’ LaVorgna said in an interview at Bloomberg’s New York headquarters. "We’re exiting a period of extraordinary monetary easing and going to a period where monetary policy is less accommodative."
This is shown in the chart below, a reminder that in the next few months the global liquidity injection will turn negative for the first time since the crisis.

Whether the algos will notice is a different question.
Fonte: qui

Dear Bill Dudley, It's The Fed - Not Investors - To Blame For Asset Bubbles

In his speech on April 7 2010 at the Economic Club of New York the President of the New York Fed, William Dudley argued that asset bubbles pose a serious threat to real economic activity.
The New York Fed chief is of the view that the US central bank should develop effective tools to counter this menace.
According to Dudley, it should be the role of the Fed to stop the expansion of the bubble while it is still in the making.
By an asset bubble, I mean price increases (or declines) that become unmoored from fundamental valuations.
Dudley is of the view that the way people trade also generates bubbles. On this, he suggests that,
Bubbles may simply emerge from the way market participant’s process information and trade. In many carefully controlled experiments in which the intrinsic value of the asset could be determined with certainty, participants still bid prices up far above fundamental valuations, with the bubbles being followed by sharp declines in prices.
Furthermore, Dudley is of the view that,
A bubble is difficult to discern and, second, each bubble has unique characteristics. This implies that a rules-based approach to bubbles is likely to be ineffective and that tackling bubbles to diminish their potential to destabilize the financial system requires judgment.
In conclusion, the New York Fed President has suggested,
Let me underscore the challenge that central bankers face in combating asset price bubbles. Doing so effectively requires us to be successful in both identifying the incipient bubble and in developing and implementing a response that will limit bubble growth and avert a destructive asset price crash. This is not easy because asset bubbles are hard to recognize in real time and each asset bubble is different. However, these challenges cannot be an excuse for inaction.

The Fed and Bubbles – Is There a Connection?

From this way of thinking, it would appear that the Fed has nothing to do with bubbles and if anything, the US central bank is here to confront and eliminate the menace that poses a threat to the wellbeing of the US economy. However, does it make sense that bubbles have nothing to do with the Fed?
Now, according to popular thinking, an asset bubble is about a large, above historical average, increase in asset prices.
A price of a thing is the amount of dollars paid for it. This means that a bubble is about large, above the historical average, payment of dollars for various assets. As a rule for this to occur there must be an increase in the pool of dollars, or the pool of money. Therefore, if one were to accept the popular definition of what a bubble is one must also accept that without the expansion in the pool of money bubbles cannot emerge.
Once the pool of money starts expanding, various individuals that have access to the newly expanded money can divert various assets to themselves by bidding asset prices higher.
Furthermore, once the suppliers of goods observe that the prices of their goods are starting to go up they begin boosting their production.
As a rule, the increase in the production of goods becomes possible by securing bank loans. Note that some of these loans are made possible as a result of easy monetary policy of the central bank.
Note that the expansion in bank loans (lending out of “thin air”) enables the borrowers to secure various resources by bidding their prices higher. This of course leaves relatively fewer resources at the disposal of other individuals.

The Dynamics the Bursting Bubbles

As a rule, an increase in the growth momentum of money supply is followed by an increase in the growth momentum of asset prices. If for whatever reasons the central bank slows down the monetary pumping this will lead to a decline in the growth momentum of asset prices.
Consequently, some market players may start “locking” in profits by selling assets. As more and more investors try to protect their profits, this leads to a burst of the asset price bubble.
(Observe that a decline in the growth rate of money supply implies a decline in the growth rate of money that enters various markets, all other things being equal. This in turn means a decline in the growth momentum of asset prices).
As a rule, a decline in the growth momentum of money supply is usually set in motion by a tighter monetary stance of the Fed.
Contrary to Dudley, asset bubbles have nothing to do how people trade and their psychological disposition. It is purely a money printing phenomena.
So how can the central bank stop the emergence of asset bubbles? – By not engaging in the creation of money out of “thin air”.

Conclusion

At no stage in his speech did the New York Fed boss raise the possibility that the main source of asset bubbles could be the US central bank itself.
It is not enough to provide a description of the concerned phenomenon without outlining the essence of this phenomenon in order to make sense of it.
By ignoring the role played by money in the formation of bubbles, William Dudley finds it difficult to figure out what are the necessary means required for the preventing the occurrence of bubbles.
If Dudley had made a more focused effort to understand the essential driving variable of bubbles he would have reached the conclusion that without central bank’s loose policies bubbles could not have emerged.
Fonte: qui

Corsi abilitanti Tfa all’estero: una truffa da migliaia di euro e quale valore?

Tfa all’estero: Romania e Spagna vendono abilitazione online

E allora a che serve richiedere in maniera ostinata il vecchio ed ormai obsoleto TFA? Sono tanti/e i/le laureate/e, giovanissime e meno giovani, che cascano nella rete delle vendite di titoli abilitanti online, conseguibili in pochi mesi all’estero e validi anche in Italia, perché  “riconosciuti dal MIUR” come recitano gli stessi fantomatici promotori. Un Tfa conseguito online in Romania o in Spagna, per citare due mete ormai frontline da due anni e più, costa dai 3mila ai 9mila euro. Una specie di Master con tanto di attestato finale, pagato a caro prezzo e che va ritirato recandosi sul posto, giusto per dare quella parvenza di autenticità del titolo.
Conversazione riportata da OggiScuola.it

Scuole italiane accettano Tfa all’estero come validi?

E le scuole? Molte si lasciano “abbindolare” da questi titoli conseguiti all’estero, nascondendosi dietro l’equipollenza garantita dal MIUR, ma invece…qual è la realtà?
Dopo anni trascorsi sui libri universitari, con costi non indifferenti per ciascuna famiglia italiana, ogni giovane laureato in materie umanistiche o scientifiche, lingue straniere o giurisprudenza, deve fare un lungo percorso di studi, matti e disperatissimi, per conseguire l’abilitazione, altrimenti resta in panchina per tutta la sua vita in attesa prima del titolo e poi del posto vero e proprio.
Già… perché l’abilitazione dovrebbe rappresentare il simbolo della conoscenza assoluta di quella disciplina di cui uno ha conseguito il titolo. Purtroppo fatta la legge trovato l’inganno, perché  non sempre la fortuna favorisce chi veramente merita, molti giovani sono stati tagliati fuori dall‘ultimo concorso TFA svolto in Italia e si son dovuti accontentare di fare altro. Altri, disperati e ormai facili prede di truffatori, hanno messo via tutti i risparmi per comprare questi titoli online. E le truffate non tardano a farsi sentire, come le denunce arrivate alla redazione di OggiScuola, la più agghiacciante è quella di Martina, 40enne di Napoli, che si è lasciata convincere dalla buona fede e ha perso tutto.

Tfa all’estero, Striscia la Notizia denuncia le truffe abilitazioni in Romania 

Perché? Spesso sono organizzazioni criminali e fraudolente che collaborano tra Romania-Spagna ed Italia. Una realtà denunciata dalla stessa trasmissione Striscia La Notizia lo scorso marzo 2017. 
Oggi è risaputa l’esistenza di Eurosofia, garantito da sindacati e Orizzonte Scuola. Eppure, tra chi ha sempre studiato con onestà e caparbietà c’è tanta delusione e rammarico: “Non mi abbasserei mai a pagare tutti questi soldi per un titolo che non mi garantisce un posto fisso, ma solo quel di più per fregare un altro e passargli davanti nelle graduatorie o ai concorsi- ha denunciato Roberto Coppola, 39 anni, laureato in Lettere Moderne, non abilitato- L’abilitazione dovrebbe essere una cosa seria e la stessa serietà dovrebbero dimostrarla anche le scuole, rifiutando docenti che comprano titoli all’estero. D’altra parte è tutta una questione di business e di conflitto di interessi. Io però non ci sto”.

Tfa all’estero, Pas, Fit questi sconosciuti nella scuola di un tempo

E a mostrare disgusto per il nuovo sistema di abilitazione dei docenti è la professoressa Antonietta Grandone di Napoli, laureata in lettere classiche, docente per ben 40 anni ed ora in pensione: “Ai miei tempi tutto veniva fatto con regolarità e non c’era nessun timore di essere scavalcata in graduatoria. Non c’erano tutti questi mezzucci per avere l’abilitazione. Si faceva il concorso a Roma e bisognava tradurre un tema in latino. Non passavano tutti, ma soltanto i più bravi, che allora lo erano davvero! Poi si era ammessi alla prova orale. Una volta vinto il concorso si accedeva al Provveditorato di Napoli. Non occorreva agitarsi tanto, la chiamata all’insegnamento avveniva con rapidità. Oggi mi accorgo che i giovani, con poche o tante possibilità economiche, vanno in Romania o in Spagna a conseguire l’abilitazione, pagando cifre da capogiro (ho sentito anche 10 mila euro), studiando online, ma quale valore pensano che abbia questo titolo non meritato? Come potranno insegnare senza un’adeguata preparazione? Il Ministro non fa nulla per evitare tutto questo?- ed aggiunge la professoressa Grandone- Spero che si trovi una soluzione al più presto, perché di questo passo si sfornerà un quantitativo di asini in cattedra”.
Studere, studere…quid valere?
 Fonte: qui

Miur, abilitarsi in Romania, info e titoli ingannevoli 

Oggetto di valutazione e riconoscimento solo un numero complessivo di 173 istanze da italiani e rumeni, eppure 'vi era il boom di iscrizioni'.

Giudicati 'poco furbi' i docenti che non coglievano l'occasione di abilitarsi in Romania. Un'oasi che si proponeva agli insegnanti in attesa dell'attivazione del III ciclo del Tirocinio Formativo Attivo, con nessuna certezza di rientrare tra i fortunati alla frequenza dei corsi per la propria classe di concorso. Si era infatti diffusa la voce che ci fosse delle Università rumene che, con un'iscrizione e una frequenza ai corsi direttamente online, potessero rilasciare dei titoli di abilitazione all'insegnamento che poi sarebbe stati fatti riconoscere dal Miur. Addirittura in tempo per l'aggiornamento delle Graduatorie di Istituto 2017/20.

Notizie prive di fondamento

È lo stesso Miur a chiarire la situazione.

In una nota esplicativa in materia di riconoscimento della professione docente per chi consegue titoli abilitativi conseguiti in Romania, dichiara che 'È priva di fondamento la notizia [...] di 500 decreti emanati dal Miur per il riconoscimento di titoli di abilitazione all'insegnamento conseguiti in quel Paese [...]'. Sembrava dunque molto strano che 'con uno schiocco di dita' si potesse ottenere un titolo all'estero con riconoscimento in Italia per il quale è necessario superare tre selezioni (due scritte e una orale); frequentare un corso formativo di almeno 9 mesi e svolgere un tirocinio nella scuola. In base alle info circolate: frequenza online, e 'breve passaggio in Romania' per gli esami. Poi il Ministero avrebbe convalidato l'abilitazione. Tutto senza selezione.
Non dimentichiamo inoltre i prezzi.

In relazione alle ricerche di alcuni colleghi su Università 'di cui alcuni si sono fatti vanto di ricercare per l'iscrizione', dichiarando che queste 'sarebbero state certificate dal Miur', i costi variano dai 1.500 ai massimo 2.000 euro. Altri colleghi hanno invece dichiarato di dovere corrispondere solo i costi per sostenere l'esame. Inutile dire che queste informazioni hanno creato molti malumori tra i docenti, anche se in realtà, non conosciamo nessuno di questi insegnanti che ci abbia poi detto di frequentare i corsi abilitanti in Romania; alcuni non li abbiamo più sentiti, e anche i colleghi che ci avevano tanto preso in giro - non avendo creduto alla certificazione Miur di alcune Università della Romania - ora sorvolano sulla domanda.

Al Miur solo 173 istanze da Italia/Romania

Nel dettaglio della nota Miur, si informano i docenti che dal 2012 al corrente anno scolstico sono state oggetto di valutazione e/o riconoscimento un numero complessivo di 170 istanze di cittadini romeni che hanno frequentato i corsi di formazione in Romania e numero 3 istanze di cittadini italiani, che hanno invece svolto il percorso in Romania.

Nessun boom dunque di iscrizioni per conseguimento del titolo abilitante in Romania. Sono solo voci 'questo fa intendere il Ministero'. Inoltre, il Miur ha sottolineato di non aver stipulato convenzioni tra Università italiane e/o straniere, o enti privati, come già sembrava strano pensare che il Ministero potesse delegare altro Stato per la formazione dei suoi insegnanti, senza considerarne il lato economico.

Chiarita dunque la questione delle 'ingannevoli' abilitazioni in Romania, con preghiera che alcuni docenti 'smettano di giudicare sciocco chi non ricerca escamotage farlocche per abilitarsi'. È chiaro che a tutti noi farebbe piacere ottenere l'abilitazione a poco prezzo e presto, ma se non è possibile è necessario attendere il Tfa.Tutti i decreti di riconoscimento della professione docente sono stati pubblicati dal Miur alla pagina seguente: http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/ 

Nel dettaglio la nota esplicativa in materia di abilitazioni all'estero e i chiarimenti sul titolo conseguito in Romania: http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/.

28 Novembre 2016

Fonte: qui

“Chiarimenti sulle abilitazioni estere” 

I candidati devono tutelarsi e saper riconoscere i percorsi falsi a buon mercato.

Da anni ormai gli aspiranti docenti sono bombardati da notizie relative alla possibilità di potersi abilitare mettendo fine all’agonia dell’attesa dell’uscita dei TFA.
OS.it consiglia SIFE – Fin’ora sembra lamentino il fatto che non siano forniti gli strumenti per riconoscere una truffa da una abilitazione all’insegnamento conseguita all’estero regolarmente.. Ma è proprio così o siamo attirati sempre da ciò che apparentemente è piú semplice e meno costoso?!
In che modo il Ministero ci mette in guardia?
Partiamo dalla normativa:
Il riconoscimento delle qualifiche professionali, com’è noto, è disciplinato dal decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, di attuazione della Direttiva 2005/36/CE.

Il citato decreto legislativo disciplina il riconoscimento delle qualifiche professionali già acquisite in uno o più Stati membri dell’Unione europea, che permettono al titolare di tali qualifiche di esercitare nello Stato membro di origine la professione corrispondente.
Ai sensi dell’art. 4, comma 5, lett. m) del citato D.lgs. n. 206/2007, per “Stato membro d’origine” si intende lo Stato membro in cui il cittadino dell’Unione europea ha acquisito le proprie qualifiche professionali.
Diamo un’occhiata alla nota Ministeriale del 2014 
Dalla lettura della sopracitata nota il Ministero chiaramente indica che il tirocinio  così come gli esami vengano svolti nello Stato dove è ubicata l’ Università e NON in Italia poiché il master è volto ad acquisire il titolo in tale Stato e solo successivamente in Italia.
È importante chiarire che non vi è automatismo nei riconoscimenti della professione di docente, ma è prevista la valutazione della formazione attraverso l’analisi comparata dei percorsi formativi previsti nei due Stati membri coinvolti.
Bisogna preoccuparsi poi di accertarsi non che l’università sia pubblica o privata, ma che tale Ateneo sia inserito negli elenchi degli appositi enti atti a riconoscere la validità dell’erogazione del master in questione, cosi come regolare deve essere il centro dove si effettua il tirocinio, per regolare si intende non solo che sia una scuola autorizzata ma che abbia le convenzioni necessarie per poter accogliere i tirocinanti in corso di abilitazione.

Diamo un altro sguardo al sito del Ministero e ci imbattiamo in un’altra nota
In suddetta nota il Ministero chiarisce nuovamente la questione del tirocinio in loco e asserisce “ I dati circolati sulle abilitazioni in Romania, è priva di fondamento la notizia relativa a 500 decreti emanati dal Miur per il riconoscimento di titoli di abilitazione all’insegnamento conseguiti in quel Paese. Peraltro, secondo gli obblighi di legge, i decreti emessi sono pubblicati sul nostro sito istituzionale”.
Con qualche click sulla pagina ufficiale del Ministero riusciamo a visionare tutti i decreti di riconoscimento e ci sembra di capire che è dunque la Spagna ad avere il maggior numero di riconoscimenti, dove ci sono varie società come Sife Formazione che lavorano da anni in percorsi abilitanti e non solo sull’insegnamento sia in Italia che in Spagna, le quali si impegnano a dare le info più adeguate e rispettare le normative corrispondenti.
Altro punto molto richiesto dagli interessati è se le agenzie corrispondenti o le università estere siano o meno accreditate dal Miur.
Il Miur in quanto ministero italiano accredita solo istituzioni educative italiane e non può fare convenzioni nè accreditare centri stranieri.
I centri stranieri devono essere in regola con le normative del paese corrispondente ed il Miur valuta la regolarità dei percorsi e la congruità con i percorsi accademici italiani.
Tra i vari percorsi accademici esteri è proprio la Spagna ad avere l’ordinamento giuridico educativo e accademico più simile al nostro italiano, nel caso di piccole differenze di percorso il Miur può decidere anche di riconoscere l’abilitazione ma solo dopo aver svolto misure compensative.
Come stabilito dalla legge l’eventuale misura compensativa è scelta dallo studente tra esame attitudinale o tirocinio.

– La prova attitudinale si articola in una prova scritta/pratica e orale o in una prova orale sulla base dei contenuti delle materie stabilite dall’Autorità competente a seguito della Conferenza di servizi.
Consiste in un esame volto ad accertare le conoscenze professionali del richiedente effettuato allo scopo di valutarne l’idoneità ad esercitare la professione di docente. Le materie su cui svolgere l’esame sono scelte in relazione al confronto tra la formazione richiesta sul territorio nazionale e quella posseduta dal richiedente.
– Il tirocinio di adattamento consiste nell’esercizio in Italia della professione regolamentata corrispondente a quella in relazione alla quale è richiesto il riconoscimento. Gli obblighi, i diritti e i benefici sociali di cui gode il tirocinante sono stabiliti dalla normativa nazionale vigente, conformemente al diritto comunitario applicabile.
In conclusione gli approfondimenti e le note ministeriali del Miur chiariscono vari punti fondamentali, il primo dei quali è il concetto di “riconoscimento automatico”:
Non esiste automatismo nel riconoscimento del titolo e questo spiega il perchè gli interessati si affidino a società e consulenti professionisti, considerato il fatto che l’eventuale rilascio del provvedimento finale avviene soltanto dopo attenta analisi della documentazione prodotta, nonché dalla verifica dei presupposti giuridico-amministrativi.
Questo deve essere considerato come garanzia per tutti gli insegnanti in Italia che non dovranno sentirsi scavalcati da abilitati irregolari e per tutti coloro che conseguono le abilitazioni all’estero con regolarità e senza raggiri.

8 Marzo 2017
Fonte: qui