9 dicembre forconi

lunedì 10 ottobre 2016

La malagiustizia? Una manovra. Ci costa 15 miliardi l'anno

Stima di Bankitalia: gli errori valgono un punto di Pil. "Mafia capitale" da sola può arrivare a 10 milioni

Spese pazze. Non quelle dell'ex governatore del Piemonte Roberto Cota, assolto a sorpresa al termine di un lungo processo. 


Piuttosto quelle della giustizia italiana. Una macchina che funziona male, come certificato dai dati di Bankitalia. Numeri che contengono un paradosso inquietante: il sistema costa 7,74 miliardi l'anno, ma la malagiustizia presenta un conto assai più alto, addirittura doppio, 15 miliardi di euro. Quanto un punto di Pil. Più o meno i soldi che il governo Renzi sta cercando disperatamente per tappare le falle del bilancio.


E però gli errori si susseguono, archiviazioni e assoluzioni non possono essere registrate sempre all'asettica voce dialettica processuale. I flop si accatastano l'uno sull'altro, come documentato questa settimana dal domino dei procedimenti finiti su un binario morto. La riabilitazione dell'ex sindaco di Roma Ignazio Marino, quella altrettanto clamorosa dell'ex governatore Roberto Cota, e con lui di altri quattordici imputati, le 116 archiviazioni per Mafia Capitale. Per carità, il dibattimento di Mafia Capitale va avanti per 46 imputati e la Rimborsopoli sabauda si è chiusa con 10 condanne. Il problema può essere esaminato da diversi punti di vista.


Ma le ferite restano. Insieme ai costi salatissimi che in un modo o nell'altro finiranno col pesare sul contribuente.


Una vecchia volpe dei tribunali italiani come Carlo Taormina azzarda una stima: «Mafia Capitale, dopo tre gradi di giudizio, costerà fra i 3 e i 5 milioni di euro. E almeno un milione se ne andrà in intercettazioni. È chiaro invece che un processo come quello a Marino ha avuto un bilancio di gran lunga inferiore, sotto i cinquecentomila euro».


Naturalmente il calcolo è assai complesso: c'è una parte, quella conteggiata dall'ufficio del campione penale, che viene poi recapitata al condannato ma in caso di assoluzione resta sulle spalle dello Stato. Le voci più importanti sono di solito le intercettazioni e le perizie. C'è poi una quota di spese fisse che non viene valutata. Il personale, le udienze, luce e riscaldamento in aula. Infine, ci sono le parcelle degli avvocati. Da non sottovalutare. Un principe del foro che non vuole essere citato offre al Giornale alcuni dati: «Immagino che per Mafia Capitale la parcella media per gli indagati poi archiviati si aggiri sui ventimila euro a testa. È chiaro che i consiglieri comunali o regionali, i dirigenti e gli impiegati del Comune, insomma tutti i dipendenti pubblici chiederanno al Comune o allo Stato di mettere mano al portafoglio perché sono stati risucchiati dall'inchiesta per via del loro ruolo. Ma nel caso dei personaggi più in vista la cifra sale enormemente. Raddoppia o triplica».


Sale. Ancora di più per Cota e per Marino: «Per l'ex governatore - prosegue l'illustre penalista - penso che i difensori reclameranno 60-70 mila euro, centomila per Marino».


Insomma, solo il capitolo avvocati peserà sull'erario per una cifra superiore al milione di euro. Da sommare a tutto il resto. È vero che una percentuale delle spese processuali finirà, per la Rimborsopoli del Piemonte, addosso ai condannati, se le pene reggeranno nei successivi gradi di giudizio; e lo stesso scenario si profila per Mafia Capitale. Ma è lecito pensare che in conclusione, anche tenendo conto dei costi «obbligati» che nessuno quantifica, lo Stato possa arrivare a spendere molto di più. Fra i cinque e i dieci milioni. «Nella vicenda di Rimborsopoli - racconta Domenico Aiello, difensore di Cota - le indagini sono state condotte a tempo pieno da quattro squadre di tre finanzieri, per un totale di dodici uomini impegnati per nove mesi. Uno sforzo enorme e un lungo periodo in cui fra l'altro c'erano meno risorse per dare la caccia ai criminali che ogni giorno assediano i cittadini». Un costo altissimo che nessuno è in grado di stabilire.

Fonte: qui

TRAVAGLIO: “COSA DICONO LE SENTENZE? CHE MARINO NON HA MAI CENATO CON PARENTI E AMICI A SPESE DEL COMUNE E COTA NON HA ACCOLLATO ALLA REGIONE PIEMONTE LE MUTANDE VERDI? 

NOSSIGNORI: TANT'È CHE MARINO RESTITUÌ AL COMUNE 20MILA EURO E COTA DISSE CHE I RIMBORSI INDEBITI LI AVEVA CHIESTI UNA SEGRETARIA...”

Estratto dell’articolo di Marco Travaglio per “il Fatto quotidiano”

marco travaglioMARCO TRAVAGLIO
Siccome non c' è peggior tonto di chi non vuol capire, è tutto uno stracciar di vesti perché ultimamente diversi imputati eccellenti sono stati assolti o archiviati, dopo che i giudici e i giornalisti cattivi li avevano "rovinati" con la "gogna" mediatico-giudiziaria. [...] come se l'Italia fosse un paese modello tenuto in ostaggio da un pugno di moralisti [...].

ROBERTO COTAROBERTO COTA
Prendiamo gli ultimi due assolti famosi: l' ex sindaco di Roma Ignazio Marino (Pd) e l' ex governatore del Piemonte Roberto Cota (Lega Nord). L'uno era sotto processo per aver pagato con soldi del Comune qualche decina di pranzi e cene con amici e parenti. L' altro per essersi fatto rimborsare spese private spacciate per "istituzionali", compreso un paio di mutande verdi acquistato in un viaggio a Boston, per un totale di 25 mila euro.

ignazio marino presenta il suo libro 7IGNAZIO MARINO PRESENTA IL SUO LIBRO 
[...] Cosa dicono le sentenze? Che Marino non ha mai cenato con parenti e amici a spese del Comune e Cota non ha accollato alla Regione Piemonte le mutande verdi e le altre spese private? 

Nossignori: tant' è che lo stesso Marino, quando scoppiò lo scandalo (scoperto dai 5Stelle e rivelato dal Fatto), restituì al Comune 20mila euro, cioè l' importo delle cene contestate; e Cota si difese dicendo che i rimborsi indebiti non li aveva chiesti lui, ma una segretaria distratta, a sua insaputa. In attesa delle motivazioni delle due sentenze, è ragionevole pensare che i giudici confermeranno i fatti.


Ma diranno che manca l'"elemento soggettivo" necessario per le condanne per peculato: cioè il dolo, l' intenzione di sottrarre denaro pubblico. [...] 

Sia per Cota, sia per Marino, era lampante che alcune spese private le avesse pagate la collettività [...] Ciò che non era chiaro era se i due avessero ordinato ai propri uffici di metterle in nota, o se avessero fatto tutto le loro segreterie.

[...] Ora invece tocca leggere gli sproloqui del solito Violante [...] Ma di che va cianciando questo buontempone? Le reputazioni le rovinano i fatti, quando sono infamanti, non le indagini, quando c' è una corretta informazione. [...]

Fonte: qui








domenica 9 ottobre 2016

Comunicaz*io

Quando ci sono i meeting delle banche centrali è piacevole poi leggerne i documenti ufficiali.
Quello della BOJ mi ricorda i pensieri farneticanti di una persona che non vuole accettare la realtà e nega l’evidenza. Il Giappone viene da ormai quasi 30 anni di appiattimento economico con qualche indicatore di miglioramento dato da cure da cavallo. Non per niente l’abbiamo sempre chiamato “il canarino nella miniera”.
Kuroda, che ormai dal canto suo sembra più interessato a salvare le sue scelte che non a risultati oggettivi, ha detto nell’ultimo meeting di pochi giorni fa:

Allenteremo la nostra politica quando sarà necessario. Possiamo tagliare i tassi e breve termine, fissare l’obiettivo dei tassi a lungo in prossimità dello zero, comprare altri asset o, se le condizioni lo richiedono, accelerare il ritmo di espansione della base monetaria”


L’impressione che ho è quella di un medico pazzo che si trova davanti ad un paziente che sta curando da diversi anni e che vede sdraiato su un letto morente, ma che dice ai parenti: “Non vi preoccupate se peggiora gli daremo il doppio della cura! Starà meglio! Se servirà gliene daremo il triplo, gli faremo delle trasfusioni, dei trapianti …” 

Al che il parente guarda il dottore un po’ stranito chiedendo: “ma reggerà il suo corpo tutto questo?” 

E il dottore: “nessun problema se servirà rallenteremo il cuore (tassi), aumenteremo l’ossigenazione (qe) … non vi preoccupate nel medio termine starà meglio!” 

E il parente ancora scettico … “Si dottore ma è un po’ che ce lo dice … ma non vediamo miglioramenti significativi … siamo preoccupati! “Non vi preoccupate, faremo tutto quello che c’è da fare!” 

Al che il parente che volete che faccia … 

O si fida o non si fida e visto che il paziente è in cura da un po’ e spostarlo sembra possa fargli solo del male e cambiargli le cure anche … 

Lascia proseguire il dottore …

Poi abbiamo i 10 banchieri del FOMC americano. Quelli li immagino che arrivano, si siedono e dicono: “ok soliti argomenti, vediamo i dati. Occupazione al massimo come sempre, più di così mettiamo a lavorare pure i bambini e le donne in attesa. L’inflazione non sale nemmeno a pagarla, tanto è colpa dell’import basso e del petrolio basso. C’è l’incontro Opec settimana prossima e poi le elezioni. Direi di non fare niente. Quindi” rivolgendosi ad avvocati e segretarie” solito comunicato, fate copia e incolla dell’ultimo, cambiate 7 o 8 virgole, girate qualche frase, mettete un “positive” qui e un “slightly” li dove c’è scritto economia globale. Mettete due volte la parola risk così facciamo quelli accorti. Bon chi vota a favore? Tutti? Eh no, segnale troppo forte … facciamo 7 a 3 così suona bene, lascia un senso di compattezza ma di futura apertura sul rialzo. Bene tutti d’accordo? Ok ottimo”.

“Bene Stanley come va?” “Bene Janet grazie” “I tuoi reumatismi?” “Massi non mi lamento …” “E te con l’eritema da stress?” “Massi sembra passato, sono andata da un dermatologo molto bravo di Chicaco … mi ha detto di pensare meno ai tassi e più a fare jogging …”
Ho letto gli statement di tutti i fomc degli ultimi due anni. Ormai potrei davvero scriverlo io. Addirittura ci sono siti che fanno vedere le differenze che di solito sono appunto quelle indicate: qualche aggettivo, qualche virgola, perché tanto, nel medium-term, tutto andrà secondo quanto dice la Fed. Ad ogni Fomc il medium-term diventa l’inizio del 2017, poi la metà, poi la seconda metà, poi la fine del 2017, poi il 2018 etc etc … che bello avere un medium-term che si muove a richiesta! Tanto noi italiani siamo esperti, è dal 2008 che l’Italia ripartirà alla grande e siamo nel 2016. Ma abbiate fede, il 2017 è l’anno giusto, parola di Matteo.

E poi c’è la BCE. Schiacciata da una politica lenta e faraginosa, da un’Europa che ha troppa storia forse per essere unita e se anche lo fosse non può essere unita a queste condizioni, dove si fa entrare chiunque economicamente ma non c’è coesione di intenti e di visioni. Draghi (forse lo sentiamo un po’ nostro perché è la nostra banca centrale e perché è italiano, per questo siamo più leggeri con lui) ogni giorno cerca di attuare un nuovo modo di fare il “whatever it takes”. Chissàse sapendo che si sarebbe trovato qui, lo ripeterebbe o direbbe “sentite un attimo non c’è speranza, usiamo la scuola austriaca, kaos per due anni e poi si riparte … mica posso tenere in vita questa cosa che si chiama Europa per sempre con le politiche monetarie …” Draghi nell’ultimo meeting ha preso tempo, in un giro vite dove la BOJ dice “ci penso io”, la BCE “ci lavoriamo” e la Fed “tutto ok, tutto positivo, ma aspettiamo un attimino per vedere di essere al top”. Ormai anche questo sembra un parlare concertato, dove a turno uno spinge, uno dice che ci pensa e che ha degli assi nella manica pronti ad essere utilizzati o li sta studiando e l’altro dice “vorrei ma non pos so”. Al prossimo giro dovrebbe toccare alla Fed o alla BCE fare qualcosa.

Ricordiamo poi che fare qualcosa per due banche centrali è spingere (BCE e BOJ), per la Fed è tirare. E che a volte sembra un meccanismo bilanciato, dove le prime due spingono a piene mani, mentre la terza tira un po’ indietro perché alla fine se qualcosa sfugge di mano, cosa fa la BOJ e la BCE interessa a pochi, dipenderà ancora tutto dalla Fed.

Credo che l’analisi che avevamo fatto basandoci sugli elementi emersi da Jackson Hole, dia un po’ la dimensione a quello che sono eventi catalizzatori che ormai sono poco affidabili in ottica di lungo periodo (per chi non l’avesse letta consigliamo una lettura qui:
http://goo.gl/EPYN6X
Probabilmente è li che è ho visto la maggiore sincerità da parte della Fed, piuttosto che nei comunicati dei FOMC.

Poi gli eventi catalizzatori ormai sono fondamentali, una sorta di parte principale nella sceneggiatura, dove l’evento diventa esso stesso protagonista mentre dovrebbe essere punto di passaggio.
Essere un po’ dissacranti con le banche centrali, pur nel rispetto del ruolo non facile che hanno per la stabilità mondiale, ha un suo senso per ricordare che sono persone e che alla fine sono capaci di prevedere il futuro come tutti noi. Avranno modelli matematici più sofisticati, avranno visioni del mondo più precise, saranno gente più capace, ma alla fine si dice che solo Nostradamus sia riuscito a prevedere qualcosa e pure in maniera nebulosa.

D’altra parte c’è chi dice che ormai siano accecate dal loro bisogno di dimostrarsi affidabili e di non perdere la faccia, come persone e come istituzione, quindi non stiano capendo che le cure da cavallo non servono più.
Un po’ come il dottore pazzo all’inizio, che è disposto a perdere il paziente pur di non dirsi che, alla fine, ha sbagliato cura.
Fonte: qui

sabato 8 ottobre 2016

Fondi Piemonte, assolto Roberto Cota. A Roma, assolto l’ex sindaco Ignazio Marino

10 condannati e 15 assoluzioni, tra cui quella dell’ex presidente del Piemonte, nel processo per l’uso distorto dei fondi destinati ai gruppi politici in Consiglio regionale

È stato assolto Roberto Cota, al processo ribattezzato Rimborsopoli sui presunti casi di peculato di cui erano imputati l’ex governatore del Piemonte e altri ex consiglieri regionali. La sentenza è stata pronunciata di prima mattina, a Torino, il 7 ottobre 2016, al termine di un processo durato oltre un anno, dalla corte presieduta dal giudice Silvia Bersani Begey.

I rimborsi ‘personali e non istituzionali’

Il politico leghista, avvocato di professione, era accusato dai pm Enrica Gabetta e Giancarlo Avenati Bassi di aver utilizzato circa trentamila euro della Regione Piemonte per il rimborso di spese considerate personali e non istituzionali. Nel fascicolo della Guardia di finanza era finito anche lo scontrino di quelle che poi diventarono famose come “mutande verdi”, un paio di boxer acquistati oltre oceano dall’ex leader del Carroccio piemontese durante una trasferta a Boston. Tra le spese contestate dall’accusa, c’erano anche cene, pranzi, foulard, cravatte, penne e un regalo di nozze. Cota, così come molti altri dei consiglieri alla sbarra, aveva risarcito oltre 32mila euro al consiglio regionale, come «gesto di trasparenza». Si era sempre difeso sostenendo che quei soldi chiesti all’ente pubblico sarebbero stati usati o per regali di rappresentanza o per motivi prettamente «istituzionali». Il segretario della Lega, difeso dagli avvocati Carlo Guido Alleva e Domenico Aiello, aveva scelto il rito immediato e non riti alternativi proprio per «dimostrare l’estraneità ai fatti» e in più occasioni aveva denunciato pubblicamente di essere stato vittima di una «vicenda strumentalizzata». Il tribunale di Torino gli ha dato ragione, è stato assolto dall’accusa di peculato. Se la procura non farà appello, e il procedimento penale a suo carico si concluderà, sarà innocente definitivamente.
Assolti e condannati
Il processo si è chiuso con 15 assolti e dieci condannanti. La pena più alta è quella inflitta a Michele Giovine, a 3 anni e 10 mesi, la più bassa è per Augusta Montaruli ex An, di quattro mesi.
«Oggi è un giorno in cui mi sono liberato di un peso, anzi di un macigno» ha detto Cota, che ha ricevuto in mattinata la telefonata di Salvini. «Ciao Matteo, hai visto, ci hanno fatto perdere la Regione per una cosa che non esisteva», ha detto l’ex governatore al leader del Carroccio. «Sarà da un anno che non lo chiamava» ha bofonchiato un militante del Carroccio, riferendosi al fatto che Cota, dal momento dell’indagine sarebbe stato lasciato “solo” dalla Lega nord. «Sono stati momenti difficili» si è limitato a dichiarare l’ex presidente della Regione Piemonte. «Sono stato mandato a casa con una manovra di palazzo – ha aggiunto – e sono stato sotto attacco mediatico per anni, anche la mia famiglia ha molto sofferto. Mi hanno impedito di ripresentarmi alle elezioni, Chiamparino invece ha preso la poltrona in modo non democratico». 
Tra gli assolti c’è anche Alberto Goffi, ex leader piemontese dell’Udc, difeso dall’avvocato Erica Gilardino. Goffi, sostenitore della battaglia contro Equitalia, racconta di essere stato abbandonato da Pierferdinando Casini. «Provo soddisfazione per una sentenza con formula piena per non avere commesso il fatto – confessa - mi sono difeso nel processo benché le accuse le abbia lette sui giornali, ma la grande amarezza è essere stato abbandonato dai vertici del partito che hanno approfittato di questa vicenda per eliminarmi».

A Roma assolto Marino
Intanto, a Roma, l’ex sindaco Ignazio Marino è stato assolto «perché il fatto non costituisce reato» in merito alla vicenda della Onlus Imagine, e «perché il fatto non sussiste» per quanto riguardo la contestazione di peculato. Nei suoi confronti le accuse erano di falso, peculato e truffa. La decisione è stata presa dal gup Pierluigi Balestrieri. Oggetto del processo 56 cene, per circa 13 mila euro, pagate dall’ex sindaco con la carta di credito, e la predisposizione di certificati che attestavano compensi destinati a collaboratori fittizi o inesistenti che avrebbe procurato alla Onlus un ingiusto profitto di seimila euro.

Fonte: qui

venerdì 7 ottobre 2016

E LE CHIAMANO GOOD BANK - HANNO FATTO FALLIRE 4 BANCHE (ETRURIA IN TESTA), LE HANNO RIPULITE, DIECI MESI FA LE HANNO PURE RICAPITALIZZATE CON 1,8 MILIARDI


ORA, A FRONTE DI UN PATRIMONIO DI 1,59 MILIARDI, SONO RIUSCITE A PRODURRE NUOVI CREDITI DETERIORATI PER 3,39 MILIARDI

Fabio Pavesi per Il Sole 24 ore

Sembrava un gioco da ragazzi, facile, facile. Prendi le 4 banche sull’orlo del crac, le ripulisci dalle sofferenze le chiami “banche buone” e pensi che trovare un compratore non sarà poi così difficile. E invece quello che sembrava un percorso tutto in discesa si è trasformato in affanno.

BANCHEBANCHE

Prima un’asta che ha visto poche offerte, solo da fondi di private equity anglosassoni con prezzi rigettati al mittente perchè giudicati troppo bassi. Ora è in corso il rush finale e si sono palesati nuovi compratori. Ma tutti sanno che il nodo gordiano difficile da sciogliere è il prezzo, o meglio il valore.

Già quando valgono le 4 buone banche? 

Difficile dirlo, ma i numeri delle semestrali appena approvate aiutano a capire tutte le difficoltà a far incontrare domanda e offerta tale da non scontentare nessuno dei due. Ecco i numeri: il patrimonio ovviamente c’è: a giugno 2016 ammontava a 1,59 miliardi, ma la redditività è fortemente negativa e soprattutto sulle 4 banche gravano (nonostante la pulizia delle sofferenze) oggi 3,39 miliardi di crediti deteriorati, più del doppio del capitale e quasi il 20% del portafoglio prestiti.

protesta dei risparmiatori davanti a bankitalia 4PROTESTA DEI RISPARMIATORI DAVANTI A BANKITALIA 

È qui (redditività da ritrovare e prestiti malati alti) la chiave del rebus prezzo. Certo c’è un tasso di copertura degli Npl al 47% in linea con il mercato, ma da solo il dato pare non tranquillizzare del tutto i compratori possibili. Quella zavorra che vale due volte il capitale pur ben coperta avrà nuove perdite da conteggiare nei prossimi mesi.

Basti pensare che le rettifiche nette già operate sono state di 110 milioni, di fatto mangiando il 41% dei ricavi totali delle 4 banche. E c’è infine un altro tema spinoso. I costi operativi tuttora superano ampiamente i ricavi. Le 4 banche infatti hanno costi operativi pari a 300 milioni contro ricavi per 264 milioni.

protesta dei risparmiatori davanti a bankitalia 1PROTESTA DEI RISPARMIATORI DAVANTI A BANKITALIA 

Quando i costi sono il 136% del margine d’intermediazione è ovvio che si chiuda in perdita. 

E questo senza contare le rettifiche su sofferenze e incagli. 

Ecco perchè è difficile trovare un compratore che possa mettere sul piatto offerte in grado di soddisfare il venditore. Quel venditore è in realtà il sistema bancario che ha ricapitalizzato per 1,8 miliardi le 4 banche solo dieci mesi fa.

Possono valere quella cifra? 

Neanche per idea, dato che in media le stesse banche quotate italiane faticano a farsi prezzare più del 20-30% del loro capitale. 

Le 4 good banks con i numeri di bilancio che le rappresentano non possono essere valorizzate più di quel 20-30% delle loro consorelle che stanno sul mercato.

BANCHE SALVATE, CONSUMATORE IN PIAZZA 9BANCHE SALVATE, CONSUMATORE IN PIAZZA 

Il che significherà, a meno di incredibili tanto improbabili sorprese, che il sistema bancario in caso di vendita dovrà mettere in conto di perdere buon oltre un miliardo di quella ricapitalizzazione fatta solo pochi mesi fa. 

Con buona pace di chi pensava che le banche ripulite sarebbero state appetibili e in grado di restituire i soldi avuti dalle altre banche per il salvataggio.


Fonte: qui

P.S la crisi è di sistema ed è irreversibile; causata dal meccanismo della riserva frazionaria che permette di creare liquidità a debito ed emessa dal nulla, svincolata quasi completamente dall'economia reale.

TOO BIG TO FAIL: ma se a fallire non è una banca ma la stanza di compensazione…paga sempre pantalone!

clearinghouse-trader-come-funziona-swtanza-compensazione


La crisi bancaria resta un nodo cruciale da sciogliere. 

Le banche italiane e tedesche hanno le loro problematiche, e di certo molti altri istituti di credito non sono in splendide condizioni.

La normativa sul Bail-in, molto spesso contestata, necessita di una rivisitazione anche perchè, così strutturata, sembra poco efficace per poter gestire in modo proattivo la crisi del settore del credito.

Ma state pur certi che il “sistema” farà il possibile per spostare in avanti il problema, comprare tempo e rimandare le soluzioni più spinose, fino al punto in cui qualcuno se ne uscirà fuori con frasi che sottolineeranno l’importanza sistemica di alcune problematiche e quindi verranno a crearsi delle soluzioni di tipo straordinario, in barba alle normative.



Ma a questo punto, a che servono le normative? Per essere violate, non c’è dubbio. Ennesimo caso di un’Unione Europea mal costruita e sempre peggio gestita.

A confermare questa mia tesi, che avrete già letto in miei precedenti post, è proprio un articolo apparso ieri su Bloomberg dove si sottolinea proprio l’aspetto del nuovo “too big to fail”.



The European Union plans to give authorities sweeping powers to tackle ailing derivatives clearinghouses to prevent their failure from wreaking havoc throughout the financial system.

Draft EU legislation seen by Bloomberg sets out rules on saving or shuttering clearinghouses that would apply to firms such as London-based LCH. The proposals cover everything from the creation of resolution authorities to the powers they would have when winding a company down, including writing down shares, debt and collateral. (BBG) 


Tradotto, significa che L’Unione europea prevede di dare alle autorità, se sarà necessario, ampi poteri per affrontare le difficoltà derivanti dalla gestione dei derivati e delle stanze di compensazione, al fine di evitare il fallimento di certe istituzioni finanziarie ed evitare il caos finanziario globale.

Ma tu guarda, ne parlavamo proprio in questo post. Non sarà che qualche funzionario dell’UE segue il blog e si sarà preoccupato del problema? 

Ovviamente sto scherzando, in quanto vorrei ben sperare che certe problematiche siano note a chi dirige la baracca (speriamo).


Quindi il messaggio è chiaro. 

La normativa c’è e deve essere seguita MA ci sono delle eccezioni che potranno generare delle deroghe. 

Di necessità? 

Di comodo? 

Tutto potrebbe essere. 

Certo è che si tratta dell’ennesimo tassello di una UE sempre più farlocca, alla faccia dell’Unione Bancaria che si diceva ormai “in stato avanzato”. Si, di decomposizione.

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Avrete capito che in questo caso non stiamo parlando direttamente di Deutsche Bank o di Monte dei Paschi, tanto per citare due delle banche più chiacchierate, ma di stanze di compensazione, ovvero tutto quel sistema di controparti che fanno stare in piedi quel mercato pazzesco che è il mondo dei derivati (vedi l’immagine introduttiva per una rapida spiegazione su cosa sono le stanze di compensazione). 

Peccato che tale problema oggi è enormemente sottovalutato dal mercato, compreso il fatto che la Brexit ha generato ulteriori criticità sull’argomento, visto che la maggior parte di queste “clearing houses” hanno proprio sede a Londra.

(…) The plan’s upfront costs for clearinghouses “are estimated to be in the millions for the largest institutions and in the thousands for smaller entities,” according to the summary of an EU impact study. Costs for “better planning and prevention of failure” will vary by firms’ “size, interconnectedness, substitutability and complexity.” (…) While the process is taking risk out of the banking system, it has increased it in the clearinghouses, which might get into difficulty after the default of a clearing member — typically a major bank — or after some operational failure that inflicted major losses. In both cases the authorities would need to act quickly and would be doing so amid a looming crisis. (…)


Anche perchè le stanze di compensazione, non sono sotto la supervisione e la protezione della BCE come invece il sistema bancario che viene bacchettato se certi requisiti non vengono raggiunti. 

Le stanze di compensazione sono di competenza delle autorità nazionali

E quindi è fin troppo semplice comprendere chi deve intervenire in caso di default: lo stato quindi il suo bilancio e quindi i cittadini dello stesso e quindi il risparmiatore.

Come sempre, ci mancherebbe.


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Cosa significa in soldoni dover salvare una stanza di compensazione? 

Beh, come avrete visto in apertura di post, si tratta del garante e liquidatore delle operazioni sui derivati. 

Ora, non tutti sappiamo quali sono i paurosi volumi che viaggiano sui mercati di questo tipo di strumenti. 

Mi risulta persino difficile poter quantificare delle cifre, non mi resta che la frase dell’articolo prima citato di Bloomberg, dove si parla di ricapitalizzazioni a carico dei governi locali. 

Aiuto di stato? 

No, perchè arriverebbe, come detto, la deroga dell’UE.


Questo conferma, quindi, quanto detto prima.

Fonte: qui

NEL 2015 SONO SCAPPATI QUASI 100MILA ITALIANI, TRA CUI 40MILA GIOVANI

I RESIDENTI ALL'ESTERO SONO ORMAI 4,8 MILIONI

MA AUMENTANO GLI ESPATRI ANCHE DEGLI STRANIERI CHE VIVONO DA NOI DA PIU’ DI 10 ANNI, CHE NON RIESCONO PIU’ A LAVORARE E CHE NON HANNO QUI NESSUN FUTURO


Andrea Gualtieri per www.repubblica.it

emigrazione italianiEMIGRAZIONE ITALIANI
Anche per i millennials arriva l'ora di emigrare dall'Italia. Nei dati del rapporto 'Italiani nel mondo 2016' redatto dalla Fondazione Migrantes e presentato oggi, fanno irruzione i giovani che erano appena nati o adolescenti allo scoccare del Duemila. Oggi che hanno tra i 18 e i 32 anni si trovano protagonisti dei nuovi flussi migratori. Ma a differenza della generazione precedente rivendicano che non è una fuga ma "una scelta per coltivare ambizioni e nutrire curiosità".

italiani a londra 5ITALIANI A LONDRA 
Di certo, la fascia anagrafica che va tra la maggiore età e i 34 anni è quella che è più soggetta all'emigrazione. Raccoglie infatti oltre un terzo degli italiani residenti all'estero ed è quella in cui si registra il picco di partenze anche nel 2015. E a seguire, nella graduatoria di chi è emigrato nell'ultimo anno, c'è la fascia appena superiore, che arriva ai 49 anni: sommandole, si scopre che le persone maggiorenni con meno di 50 anni costituiscono la metà degli italiani che hanno portato la residenza oltre confine da gennaio a dicembre 2015. “Il grave problema dell'Italia di oggi è proprio l'incapacità di evitare il depauperamento dei giovani e più preparati a favore di altri Paesi”, commenta la Fondazione Migrantes nella premessa del rapporto.

italiani a londra 3ITALIANI A LONDRA 
UN ITALIANO SU 12 VIVE ALL'ESTERO In totale, il conteggio dei connazionali residenti all'estero ha raggiunto al 31 dicembre 2015 quota 4.811.163 (in dieci anni la mobilità italiana è aumentata del 54,9%), un dato che rispetto all'anno precedente è più alto del 3,7 per cento. Significa che poco più di un italiano su 12 è emigrato.

E il 50 per cento di questa diaspora ha origini meridionali: ci sono comuni come Licata e Favara, entrambi in Sicilia, nei quali più del 40 per cento dei cittadini è ormai residente all'estero. Nell'ultimo anno, 107.529 italiani hanno lasciato il Paese, diecimila in più rispetto all'anno prima. Aumenta poi la percentuale di chi parte per non tornare: il saldo migratorio tra chi rimpatria e chi parte, che era rimasto quasi costante nel primo decennio del millennio, sta subendo una brusca virata in negativo.

emigrazione italianiEMIGRAZIONE ITALIANI
NEL REGNO UNITO PER STUDIARE –Tra le destinazioni predilette dai più giovani c'è il Regno Unito, meta preferita per chi vuole studiare. Ma la terra d'Oltremanica prima della Brexit conservava una capacità attrattiva anche per le altre fasce d'età, attestandosi al terzo posto nel conteggio della crescita annuale e al settimo posto complessivo nella graduatoria degli iscritti all'anagrafe degli italiani residenti all'estero, preceduto da Germania, Svizzera, Francia, Brasile e Belgio.

A prevalere è invece l'Argentina, che risulta aver ospitato nel 2015 783mila italiani con un aumento record di ventinovemila unità rispetto all'anno precedente. Impennata alla quale tiene testa solo il Brasile, dove – allargando l'orizzonte temporale – si scopre che in dieci anni gli italiani sono aumentati del 151 per cento arrivando a contare 373mila residenti. E sempre nell'arco di un decennio è imponente anche il dato della Spagna che ha visto aumentare la presenza italica di oltre due volte e mezzo, anche se in termini assoluti si tratta di 143mila cittadini.

emigrazione italianiEMIGRAZIONE ITALIANI
In questo senso, però, proprio i millennials segnano una novità: “La loro mobilità – fa rilevare il rapporto Migrantes – è in itinere e può modificarsi continuamente perché non si basa su un progetto migratorio già determinato ma su opportunità lavorative sempre nuove”. I millennials, sottolinea la fondazione che fa capo ai vescovi italiani, “cercano di mettersi alla prova, hanno voglia di nuove e migliori condizioni lavorative, puntano a conoscere e scoprire”. Sono, insomma, la “prima generazione mobile”. E il 43 per cento di loro afferma di considerare questo status come “unica opportunità di realizzazione”.

emigrazione italiani 3EMIGRAZIONE ITALIANI 3
DOPPI MIGRANTI – I Se i millennials sono l'immagine dell'emigrante single, l'altra faccia nuova dell'emigrazione dall'Italia è costituita dai padri di famiglia che il rapporto Migrantes definisce “doppi migranti”: si tratta di coloro che sono arrivati in Italia da altri Paesi, si sono fermati almeno dieci anni acquisendo la cittadinanza e ora però decidono di partire per cercare fortuna altrove. Si tratta in particolare di persone originarie del Bangladesh. E la loro meta prediletta è ancora il Regno Unito.

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LA PROCURA DI ROMA CHIEDE L’ARCHIVIAZIONE PER 116 (CENTOSEDICI!!) INDAGATI, TRA CUI NICOLA ZINGARETTI, NELLA MAXI-INCHIESTA SU MAFIA CAPITALE

TRA GLI ALTRI ''CI SIAMO SBAGLIATI'' DEI MAGISTRATI CI SONO POLITICI DI DESTRA E SINISTRA, IMPRENDITORI COME PARNASI E VECCHI MARPIONI COME MOKBEL

nicola zingarettiNICOLA ZINGARETTI

(ANSA) - Sono 116 gli indagati nella maxinchiesta su Mafia Capitale per i quali la Procura di Roma ha chiesto al gip l'archiviazione. Tra le persone su cui i pm di piazzale Clodio non hanno trovato elementi per proseguire le indagini figurano politici, imprenditori, professionisti e personaggi già al centro di altre inchieste giudiziarie. Tra loro anche il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.

Oltre al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti (corruzione e turbativa d'asta), la Procura ha chiesto di archiviare la posizione di Vincenzo Piso, parlamentare, ex PdL ora gruppo Misto a cui era contestato il finanziamento illecito. Molti i politici nella richiesta di archiviazione: il pcresidente del Consiglio Regionale, Daniele Leodori (turbativa d'asta), l'ex consigliere comunale con delega per lo sport nella giunta Alemanno, Alessandro Cochi (turbativa d'asta) e l'ex braccio destro di Alemanno, Riccardo Mancini (associazione mafiosa) e il capo della segreteria di Alemanno, Antonio Lucarelli (associazione mafiosa).

luca parnasiLUCA PARNASI

Tra gli imprenditori il costruttore Luca Parnasi (corruzione), Presente anche Gennaro Mokbel (riciclaggio), già condannato in primo grado per il caso Tis-Fastweb. Chiesta l'archiviazione per Ernesto Diotallevi (associazione mafiosa). Stesa richiesta per i penalisti Paolo Dell'Anno, Domenico Leto e Michelangelo Curti, finiti nel registro degli indagati per associazione mafiosa.

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GENNARO MOKBELGENNARO MOKBEL