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lunedì 12 agosto 2019

La UE ha un problema: le banche tedesche

Questa settimana, la seconda più grande banca tedesca, Commerzbank, ha registrato un quarto trimestre consecutivo di entrate in calo e ha previsto un utile inferiore per l'anno, suggerendo che i clienti sono stati influenzati dalle tensioni commerciali.
L'amministratore delegato Martin Zielke descrive la situazione:
“Nonostante tutti i successi che abbiamo realizzato, le sfide continuano ad aumentare per l'industria e per noi ... Ciò potrebbe richiedere ulteriori investimenti. E questo è esattamente ciò che stiamo esaminando e valutando nel nostro attuale processo di strategia. "
Commerzbank ha dichiarato che prevede ancora un "lieve" aumento degli utili quest'anno, ma quell'obiettivo "è diventato significativamente più ambizioso".
Commerzbank è la seconda banca più grande della Germania con 528 miliardi di $ di attività. Ha $ 494 miliardi di debito totale che lascia un leggero 34 miliardi di $ di capitale proprio, o un cuscino azionario del 6%. Il titolo è sceso del 98% dal suo massimo $ 304 / share il 09/05/07, facendo un nuovo minimo storico di oggi.
La più grande banca del paese è Deutsche Bank, con 1,541 trilioni di dollari in attività e 1,468 trilioni di dollari in debito. Ciò lascia un cuscinetto azionario di soli  73 miliardi di dollari, ovvero circa il 5% delle attività. Lo stock ha raggiunto il picco il 23 maggio 2007 a $ 123 / share ed è sceso del 93% dal suo massimo.
Pertanto, le due maggiori banche tedesche hanno combinato asset per circa $ 2,1 trilioni di dollari. Il PIL nominale della Germania nel 2018 era di 4 trilioni di $ (USD). Solo le due maggiori banche tedesche hanno attività pari al 50% del PIL nominale. Si stima che le Landesbanken tedesche - banche regionali - abbiano ulteriori  2 trilioni di  Euro di attività.
Questo è ben oltre il 100% del PIL se combiniamo Deutsche, Commerzbank e Landesbanken.
Come si confronta con gli Stati Uniti?
Nel 2018, gli Stati Uniti avevano un PIL nominale di 20,6 trilioni di $ e un totale di attività bancarie noleggiate a livello nazionale di 15,2 trilioni di $. Quindi, l'intero sistema bancario statunitense, tutte le 4.652 banche (secondo la Federal Reserve di St. Louis) hanno attività pari a circa il 65% del PIL.
Mentre il resto dell'Europa ha ampliato con entusiasmo il proprio bilancio nazionale, la Germania ha fatto il contrario. Il debito pubblico tedesco in percentuale del PIL si è ridotto dall'80% al 60% nell'ultimo decennio.
Questo comportamento ha ostacolato la capacità della Banca centrale europea (BCE) di acquistare obbligazioni per fornire uno stimolo monetario poiché la BCE aveva acquistato obbligazioni in base alle dimensioni del mercato obbligazionario del paese. Mentre la Germania riduce il proprio debito netto, comprime la capacità della BCE di acquistare obbligazioni da tutti i membri - in primis l'Italia.
Quindi, in cambio, la BCE ha dovuto ricorrere a tassi di deposito negativi per contrastare questo. Le aspettative sono che la prossima mossa della BCE è di ridurre il tasso di deposito al -,5%. Ciò dovrebbe aiutare le banche tedesche ...
Questa contraddittoria politica fiscale e monetaria sta minando il sistema bancario tedesco e forse l'intera economia europea. La curva dei rendimenti della Germania è negativa fino a 30 anni.
Chi, nella loro mente giusta, non prenderebbe in prestito il più possibile se questo fosse il prezzo del denaro offerto?
La Germania si sta tagliando il naso per far dispetto al volto dell'Europa, ma nel frattempo sta lasciando fallire il suo sistema bancario.

domenica 19 agosto 2018

DAL 2001 AL 2017 ATLANTIA DEI BENETTON HA INCASSATO DAL TRANSITO AI CASELLI 43,7 MILIARDI

PER LA MANUTENZIONE NE SONO STATI SPESI 5 E I PROFITTI SONO STATI 2,1 MILIARDI, IN GRAN PARTE FINITI AGLI AZIONISTI (600 MILIONI AI BENETTON) 
Antonio Spampinato per “Libero quotidiano”

campagna pubblicitaria autostrade per l italiaCAMPAGNA PUBBLICITARIA AUTOSTRADE PER L ITALIA
Conoscere i dettagli delle concessioni che legano a doppio filo lo Stato alle 25 società che gestiscono le autostrade italiane è impossibile perché vengono da sempre secretati. Sono invece di dominio pubblico i conti delle società concessionarie quotate, la separazione dei ricavi per tipologia, gli investimenti effettuati per rinnovare le infrastrutture gestite e quelli che avrebbero invece dovuto fare per contratto.
E visto che una bella fetta delle polemiche di questi giorni relativa al crollo del ponte Morandi di Genova riguarda proprio gli alti profitti registrati dalle aziende che gestiscono il traffico autostradale rispetto agli investimenti ritenuti da molti scarsi, è possibile mettere in fila qualche numero per schiarirsi le idee.
AUTOSTRADE PER L ITALIAAUTOSTRADE PER L ITALIA
Autostrade per l' Italia (Aspi), concessionaria per una bella fetta di asfalto, viadotti e gallerie del Belpaese, è una società detenuta al 100% da Atlantia, azienda quotata in Piazza Affari e detenuta per il 30% da Edizione, holding della famiglia Benetton. I Benetton, famosi per aver creato l' omonimo colosso dell' abbigliamento, hanno da tempo diversificato i loro investimenti e nella loro scatola finanziaria detengono partecipazioni in molte società che spaziano nei più diversi settori: dalle assicurazioni, alle banche, allo sport, alla ristorazione, ai media.
gilberto benettonGILBERTO BENETTON
Se si mettono insieme i profitti incassati da Atlantia relativi ai soli pedaggi autostradali, si vede che dal 2001 - anno successivo alla privatizzazione di Società Autostrade finita in mano alla cordata guidata dai Benetton - al 2017, l'azienda ha portato a casa 43,7 miliardi di euro. Come ha calcolato il Sole24Ore, in questo periodo Atlantia ha pagato 5 miliardi di imposte allo Stato e 3,6 miliardi all' Anas e al Tesoro a titolo di canone e oneri accessori.
Tolti poi i costi del lavoro (7 miliardi), gli oneri finanziari (7,2 miliardi) e altri costi, oltre agli investimenti, i profitti veri e propri di questi 16 anni sono risultati pari a 2,1 miliardi, cioè 130 milioni di euro l'anno, in gran parte distribuiti agli azionisti sotto forma di dividendi.
Ai Benetton, che ribadiamo di Atlantia hanno il 30%, sono andati, per quanto riguarda gli utili da pedaggi, della grossa circa 600 milioni.
INTERVENTI
autostrade benettonAUTOSTRADE BENETTON
Ma quanto ha investito Aspi, cioè Atlantia, sulla rete in concessione? Circa 5 miliardi in interventi di manutenzione e 13,6 miliardi per ampliamenti, migliorie e nuove opere. Totale circa 17 miliardi. In una nota dei giorni scorsi Autostrade per l' Italia ha ricordato che «negli ultimi cinque anni (2012-2017) gli investimenti della società in sicurezza, manutenzione e potenziamento della rete sono stati superiori a 1 miliardo di euro l' anno».
Tanti? Pochi? Chi accusa l' Aspi di avere il braccino corto dice che sono comunque molti meno di quanto si era impegnata a investire. BusinessInsider ha pubblicato la cifra complessiva investita dai 25 concessionari nel periodo 2009-2016: 15 miliardi spesi a fronte di impegni per 21,7 miliardi.
autostrade benettonAUTOSTRADE BENETTON
Tornando alla sola Aspi e focalizzando l' attenzione sui tratti della A7 (Milano-Genova) e A10 (Genova-Savona, dove si trova il ponte Morandi) si nota che, secondo quanto dice Il Fatto citando un documento del ministero dei Trasporti, gli investimenti sono stati di soli 17 milioni nel 2016 contro i 44 previsti. Nel periodo 2008-2016 in quelle tratte autostradali Atlantia ha investito 76 milioni contro i 280 milioni promessi.
autostrade benettonAUTOSTRADE BENETTON
Se si amplia il raggio d' azione a tutta la rete sotto la concessione di Aspi, nello stesso arco temporale sono stati spesi in manutenzione, ampliamento e ammodernamento 8,3 miliardi contro i 9,9 miliardi programmati. In questo periodo, i ricavi netti da pedaggio sono aumentati del 20% nonostante una riduzione del traffico del 3%. Per la cronaca ieri il titolo Atlantia è risalito del 5,68% in Borsa. E la Consob ha avviato un accertamento sull' andamento a Piazza Affari, soprattutto dopo il -22% di giovedì. Chi ha comprato?
Fonte: qui

“AVENDO INCASSATO APPENA 9,5 MILIARDI DI UTILI IN 15 ANNI DI CONCESSIONE AUTOSTRADALE, BISOGNA FARE ATTENZIONE A NON PERDERE NEANCHE UN CENTESIMO. ALTRIMENTI LE FUTURE GRIGLIATE POTREBBERO ESSERE A RISCHIO. ADESSO CHE FINALMENTE SONO ADDOLORATI, A QUATTRO GIORNI DALLA TRAGEDIA, I MANAGER DI AUTOSTRADE PROVERANNO A DARE UNA MANO. VOI CAPITE CHE SLANCIO DI AMOR PATRIO? ANZICHÉ RITIRARSI IN QUEL DI TREVISO, NEL SILENZIO, O A CORTINA PER UN' ALTRA GRIGLIATA, CON OLIVIERO TOSCANI A FARE LA DANZA DEL VENTRE NELLE FESTE DI FAMIGLIA, NIENTE: SI SPINGONO FINO A DARE UN AIUTO ALLE VITTIME..."

Mario Giordano per “la Verità”

E adesso basta con tutti questi attacchi ai Benetton: non lo sapete che «si preparano a fare ammenda»? Sono passati quattro giorni dal crollo di Genova e i signori di Treviso, digerita la grigliata di pesce a Cortina e i festeggiamenti del Ferragosto, ci mettono un attimo a inquadrare il problema: è stata una tragedia. Poi dicono che non sono perspicaci. I soliti attacchi populisti e giustizialisti.

Niente: invece loro sono lestissimi. Eccoli lì: appena quattro giorni dopo, vogliono «uscire dal bunker comunicativo» e addirittura «sono pronti a chiedere scusa». Mica corbezzole. Financo «chiedere scusa». Non è facile, sapete? Ricordate Fonzie di Happy Days? Ecco, ci sono parole che a volte proprio non ti escono di bocca. Invece loro in soli quattro giorni ce l'hanno fatta. Avrebbero potuto anche far prima, se non ci fossero stati i gamberoni da grigliare, ma vorrete mica criticarli per qualche ora di ritardo? Si tratta comunque di un'impresa eroica.

La riscossa comunicativa dei Benetton è stata annunciata ieri mattina, a suon di titoli, dai giornaloni nazionali, dove finalmente al quarto giorno di cronache della tragedia sono comparse le foto di Luciano: sul Corriere a pagina 5, sulla Stampa a pagina 7. Repubblica invece non ce l'ha fatta ancora, ma non si può avere tutto dalla vita, soprattutto quando si è compagni di consigli d'amministrazione. Ovviamente il nome dei Benetton viene tirato in ballo dai giornaloni solo per spiegare che è partita la riscossa comunicativa dei medesimi. E anche questo è un fatto straordinario: i giornali che non hanno mai parlato di Benetton, ora parlano della riscossa comunicativa dei Benetton.
 
Se uno si fosse informato solo su quelle pagine oggi cascherebbe dal pero: ma che c'entrano i Benetton con la tragedia di Genova? Perché devono riscuotersi? Ma devono riscuotersi o riscuotere? In ogni caso, precisano gli articoli scodinzolanti come Oliviero Toscani, non bisogna criticare il silenzio che ha preceduto il grande sforzo comunicativo, perché «le parole sono importanti, ma anche il silenzio lo è». Del resto si sa che i Benetton sono abbonati al silenzio.

Da sempre comunicano pochissimo. Mai slogan ad effetto. Mai interviste. Mai titoli sui giornali. Anche Luciano, per dire, è sempre stato un campione di ritrosia, fin da quando compariva nudo sui manifesti della pubblicità.

Dopo l'antipasto sui giornali del mattino, la riscossa comunicativa si è poi completata nel pomeriggio, con la conferenza stampa dell'amministratore delegato di Autostrade per l'Italia, Giovanni Castellucci. Il quale con il volto (abbronzato) di circostanza ci ha tenuto a dirsi molto addolorato. Ha parlato di «vicinanza». Di «strazio». Di «partecipazione alla sofferenza». Il primo comunicato della società, nel giorno della tragedia, non aveva dato la medesima impressione, dal momento che usava il linguaggio della viabilità stradale senza neanche un riferimento alle vittime, ma che cosa volete farci?

autostrade benettonAUTOSTRADE BENETTON
Ognuno ha i suoi tempi di reazione. Anche il dolore, per dire, non è che ti viene subito.
Ogni tanto è a scoppio ritardato. Pure il fatto che, prima di addolorarsi, le Autostrade abbiano fatto pagare il pedaggio a tutti, persino alle ambulanze, è normale no? E anche quell' altra decisione di chiedere comunque tutti i soldi previsti dalla concessione, fino all'ultimo centesimo: vorrete mica accusarli di insensibilità? Del resto, prima di addolorarsi, uno deve pensare a sistemare i suoi conti, non vi pare?
 
Avendo incassato appena 9,5 miliardi di utili in 15 anni di concessione autostradale , bisogna fare attenzione a non perdere neanche un centesimo. Altrimenti le future grigliate potrebbero essere a rischio. Qualche giornalista, durante le conferenza stampa, ha chiesto come mai il dolore sia scoppiato proprio adesso.

E Castellucci ha spiegato che è stato per «rispetto». Come avevamo fatto a non capirlo?

Per rispetto, è ovvio. Prima le Autostrade hanno «avuto la sensibilità di aspettare» perché c' era l' emergenza. Si capisce, no? Anche quando muore il padre di un tuo amico, per dire, non è che tu ti precipiti a chiamare subito. Devi «avere la sensibilità di aspettare che passi la fase dell'emergenza», poi magari gli mandi un sms per ricordargli le scadenze delle rate del mutuo. Poi gli ricordi i versamenti Tarsu.

Poi alla fine, se proprio devi, organizzi una conferenza stampa. Magari proprio nel giorno del lutto e dei funerali. Anche questa, la conferenza stampa nel giorno del lutto e dei funerali, è una bella prova di «sensibilità», non vi pare?

Comunque adesso che finalmente sono addolorati, a quattro giorni dalla tragedia, i manager di Autostrade sono pronti a mettersi a disposizione del Paese. Con sacrificio.
gilberto benettonGILBERTO BENETTON
Con generosità. Per esempio: daranno un sostegno alle famiglie delle vittime. Lo giuro: un sostegno economico. Pensate un po'. E anche un aiuto agli sfollati. Non chiederanno loro, per dire, il pedaggio per trasferirsi in una casa in affitto, macché: proveranno a dare una mano. Voi capite che slancio di amor patrio? Anziché ritirarsi in quel di Treviso, nel silenzio, o a Cortina per un' altra grigliata, con Oliviero Toscani a fare la danza del ventre nelle feste di famiglia, niente: si spingono fino a dare un aiuto alle vittime.

Non è fantastico? Lo so, i soliti populisti, demagoghi, nemici del progresso e delle foto United Colors diranno che tutto ciò non è dovuto a uno slancio di generosità ma è previsto nell'accordo di concessione (articolo 6 ter: la concessionaria si assume la responsabilità per i danni a persone e cose), ma voi non fateci caso.
Benetton fiumicinoBENETTON FIUMICINO

Se volete essere accolti nei salotti buoni dovete dire che questa è una grande prova di serietà e responsabilità aziendale. Quasi commovente. (Nota per il redattore del giornalone unico: per rafforzare il concetto si prega di utilizzare in grande evidenza la foto dell' amministratore delegato di Autostrade per l' Italia Giovanni Castellucci in posa addolorata ai funerali).

Ah, dimenticavo: ovviamente Autostrade per l'Italia è pronta anche a ricostruire il ponte. Ci metteranno 8 mesi soltanto, sono pronti a partire anche lunedì. Dovranno tirare giù qualche altra casa, ma tranquilli: non la faranno pagare agli inquilini, macché. Risarciranno loro. Per i lavori, nessun problema di appalti: saranno affidati alle aziende del gruppo, così si fa prima. E ci si guadagna pure qualche euro. Ma non si fanno questione di soldi, quando si è davvero addolorati, come spiega bene l'amministratore delegato.
fratelli benettonFRATELLI BENETTON

Il quale, ovviamente, si guarda bene dal pensare alle dimissioni, anzi scandisce bene che non si assume nessuna responsabilità. Del resto il ponte mica l'ha costruito lui, no?
Ci manca solo che adesso le Autostrade chieda i danni agli eredi dell'ingegner Riccardo Morandi. Forse ci penseranno. Adesso, però, è tempo di «aiutare chi ha bisogno». E siccome quando si aiuta parlare di cifre è «roba arida», come spiega Castellucci, e le Autostrade hanno dimostrato in queste ore che aride non lo sono mai state, ecco fatto il conto del tutto: 500 milioni di euro.

funerali per le vittime del crollo del ponte a genova 7FUNERALI PER LE VITTIME DEL CROLLO DEL PONTE A GENOVA 
Tanti soldi? Forse. Ma sempre la metà degli utili incassati in un annoComunque, adesso non si parla di soldi. Di quello, al massimo si parlava mentre il ponte veniva giù. Adesso si parla di dolore. United Dolors of Benetton. E forse proprio perché sono così addolorati, fra uno strazio postumo e l' altro, i signori di Treviso hanno pensato bene di ricostruirsi uno pool di professionisti che solo a nominarli già se n' è andato lo stipendio annuale di una decina di operai: lo studio Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partners sul piano legale, con l'aggiunta dell' ex ministro Paola Severino, esperta in questioni giuridiche, il comunicatore Paolo Comin, professionista indiscusso, con lo studio di pr più noto di Genova, Barabino & Partners, e speriamo di non avere dimenticato nessuno.
funerali per le vittime del crollo del ponte a genova 5FUNERALI PER LE VITTIME DEL CROLLO DEL PONTE A GENOVA 

Alcune riunioni di questo gruppo di lavoro potrebbero arrivare a costare quasi quanto la ricostruzione del ponte, ma che ci volete fare? Mostrarsi addolorati va bene, fare ammenda pure, uscire dal bunker comunicativo, figuriamoci. A patto che poi a pagare sia qualcun altro. Mica i Benetton. Loro, a quattro giorni dalla tragedia, già hanno speso il loro dolore. Non vorrete mica fargli spendere anche dei soldi?

Fonte: qui

mercoledì 20 giugno 2018

’’IL FATTO QUOTIDIANO’’ SI QUOTA, I SOCI SI DISTRIBUISCONO DIVIDENDI PER 2 MILIONI E I GIORNALISTI SI INFURIANO

’’DA ALMENO TRE ANNI L'AZIENDA NON PAGA IL PREMIO DI PRODUZIONE ANNUALE E CI INVITA AD ACCETTARE SACRIFICI OGNI VOLTA CHE PONIAMO IL PROBLEMA DEGLI ORARI DI LAVORO CHE, PER MOLTI DI NOI, SUPERANO QUALSIASI LIMITE CONTRATTUALE E SOTTOLINEIAMO LE CARENZE D'ORGANICO, NONCHÉ LA SITUAZIONE DI COLLABORATORI INQUADRATI E RETRIBUITI IN MODO INADEGUATO’’ 

CINZIA MONTEVERDI: “SI TRATTA DI UN'INTERFERENZA SENZA PRECEDENTI”

COMUNICATO SINDACALE
il fatto quotidianoIL FATTO QUOTIDIANO
Non possiamo che rallegrarci della circostanza che, nelle casse dell' Editoriale Il Fatto Spa, ci fossero risorse tali da indurre gli azionisti, compresi i soci giornalisti, ad assegnarsi, lo scorso maggio, un dividendo di due milioni di euro.

Tutto ciò è soprattutto merito di chi lavora senza risparmio nel giornale, nel sito, nel mensile, nella produzione di libri e, dal 2017, anche di contenuti televisivi. Desta tuttavia qualche perplessità, al di là della legittimità formale che non è in discussione, la scelta di dividere tra gli azionisti anche la riserva straordinaria che non viene certamente prosciugata (restano oltre 3,5 milioni), ma che poteva essere impiegata per aumentare già quest'anno la produzione e accrescerne la qualità.

cinzia monteverdi marco travaglio giorgia solariCINZIA MONTEVERDI MARCO TRAVAGLIO GIORGIA SOLARITRAVAGLIO E GOMEZ AL MATRIMONIO BORRONEO A MONTECARLOTRAVAGLIO E GOMEZ AL MATRIMONIO BORRONEO A MONTECARLO
















Un azionista che investì 100 mila euro nel 2009, infatti, ha incassato da allora 1,5 milioni. Da almeno tre anni, però, l' azienda non paga il premio di produzione annuale e ci invita ad accettare sacrifici in nome del comune interesse ogni volta che poniamo il problema degli orari di lavoro che, per molti di noi, superano qualsiasi limite contrattuale e sottolineiamo le carenze d'organico, nonché la situazione di collaboratori inquadrati e retribuiti in modo inadeguato.

Travaglio Gomez e Cinzia MonteverdiTRAVAGLIO GOMEZ E CINZIA MONTEVERDI
Non è un caso, del resto, che la presidente Cinzia Monteverdi e il direttore Marco Travaglio abbiano annunciato l' intenzione di devolvere metà degli utili a progetti di interesse aziendale. Li ringraziamo, attendiamo di conoscere nel dettaglio i progetti in questione e siamo certi che l' azienda aderirà alla richiesta dei Comitati di redazione di aprire al più presto un confronto sui progetti di rafforzamento dell' offerta editoriale del Fatto Quotidiano e per individuare tempi e modalità attraverso le quali anche i giornalisti del Fatto Quotidiano, de ilfattoquotidiano.it e di Millennium potranno beneficiare della prosperità che hanno creato.
Monteverdi Travaglio e PadellaroMONTEVERDI TRAVAGLIO E PADELLARO

L’assemblea di redazione del Fatto Quotidiano e de www.ilfattoquotidiano.it


LA RISPOSTA DI CINZIA MONTEVERDI
È con discreto stupore che la Società Editoriale Il Fatto legge il comunicato dell' assemblea di redazione del Fatto Quotidiano e del Fattoquotidiano.it che interviene sulle decisioni adottate, in piena legittimità, dall' assemblea degli azionisti. Si tratta di un' interferenza senza precedenti perché nessuna società editoriale fa le sue scelte sulla base delle richieste della rappresentanza sindacale. Quando non motivate da disposizioni contenute nel contratto nazionale di lavoro.

scanzi twitta la redazione del fatto con travaglio padellaro gomezSCANZI TWITTA LA REDAZIONE DEL FATTO CON TRAVAGLIO PADELLARO GOMEZ
In questi anni, i rapporti tra l' azienda e i comitati di redazione sono stati improntati a un clima di reciproca collaborazione e con ampi investimenti documentabili sulle redazioni. La Società porterà avanti i propri piani di sviluppo deliberati: certamente tenendo conto come sempre ha fatto delle persone che ci lavorano, ma rispettando anche gli interessi degli azionisti che hanno fondato la società per azioni, Società Editoriale Il Fatto.

Cinzia Monteverdi
Presidente e amministratore delegato Società Editoriale Il Fatto.

IL FATTO SI QUOTA, MA I SOCI PROSCIUGANO LE RISERVE
di Walter Galbiati per Repubblica.it

Distribuire un dividendo attingendo a parte delle riserve prima di quotare la società è un po' come togliere qualche gemma da una corona prima di venderla. E' quello che hanno fatto nell'ultima assemblea i soci del gruppo editoriale Il Fatto, l'ultima prima di annunciare la quotazione in Borsa. Riserve straordinarie (928mila euro su 4,6 milioni) che insieme con gli utili portati a nuovo (454mila euro) sono il triplo dell'utile realizzato nell'esercizio 2017, pari a 618mila euro. In tutto due milioni di euro, per i distribuire i quali, però, non è stato fatto ricorso al debito.
ANTONIO PADELLARO E MARCO TRAVAGLIOANTONIO PADELLARO E MARCO TRAVAGLIO

Antonio Padellaro Marco Travaglio e Furio Colombo x xl fatto quotidiano big pagespeed ic IFGMHGsGKFANTONIO PADELLARO MARCO TRAVAGLIO E FURIO COLOMBO 











A volerlo sono stati i soci di maggioranza: Cinzia Monteverdi, amministratore delegato della società, e il presidente ed ex direttore, Antonio Padellaro, che insieme hanno una quota entrambi del 16,26%, Chiare Lettere ed Edima, ciascuno con l’11,34% del capitale, e Francesco Aliberti con il 7,35%. Che la mossa non sia certo esemplare lo dimostra la scelta di un azionista di minoranza del gruppo, ma firma di punta, direttore e simbolo della testata, Marco Travaglio, che ha deciso insieme con l'amministratore delegato Monteverdi di devolvere il 50% del dividendo a lui spettante in "progetti di utilità aziendale".

Fonte: qui

domenica 20 maggio 2018

A FINE 2018 LE 10 BANCHE PIU' GRANDI ITALIANE METTERANNO INSIEME 10 MILIARDI DI EURO DI UTILI

RECORD RAGGIUNTO GRAZIE ALL'INCREMENTO DEI PRESTITI E ALL'AUMENTO DELLE COMMISSIONI E SOPRATUTTO ALLE CURE DA CAVALLO SUGLI STIPENDI DEL PERSONALE

(AGI) - I risultati di bilancio delle banche italiane hanno dimostrato come nei primi tre mesi dell'anno il settore si sia avviato a una "fortissima ripresa", grazie soprattutto al grande calo sia dello stock sia delle rettifiche sui crediti deteriorati oltre a un aumento dei prestiti ai privati, all'incremento dei ricavi da commissione e a una riduzione dei costi. Se il trend proseguira' nel corso dei prossimi trimestri, e' prevedibile che i primi dieci gruppi realizzino i migliori utili post crisi.

UNICREDITUNICREDIT
E' la previsione della Fabi, peraltro avvalorata dal consenso degli analisti finanziari, secondo cui nel corso del 2018 le prime 10 banche italiane potrebbero realizzare un monte utili di circa 10 miliardi di euro. "Un risultato storico dopo gli anni della grande crisi", si legge in una nota.

logo intesa san paoloLOGO INTESA SAN PAOLO
"Con gli utili che ripartono e con una fase positiva del settore, basta piagnistei - ha sottolineato il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni. - chiediamo, se ci saranno dividendi importanti per gli azionisti, che ci siano anche aumenti importanti nelle retribuzioni dei lavoratori. Il taglio del costo del lavoro e' stato centrale finora ma oggi e' superato con la sterzata a livello di gestione", aggiunge Sileoni, secondo cui "e' positivo il ritorno ai profitti delle banche in un settore che non ha risolto tutti i suoi problemi, ma sta sicuramente andando nella giusta direzione". 

MPSMPS
Il risveglio degli utili, secondo le valutazioni della Fabi, deriva da piu' fattori. Innanzitutto i prestiti a imprese e famiglie a marzo del 2018 sono in crescita del 2,1% su base annua, trainati dai mutui e da una ripresa del credito anche alle imprese. Piu' volumi vorra' dire piu' margine d'interesse. E poi: i ricavi da commissione sono aumentati molto e continueranno a farlo per l'intero 2018. Sul fronte patrimoniale si registra una discesa molto forte delle sofferenze nette che da dicembre 2016 sono calate da 87 miliardi ai 54 miliardi marzo 2018 (-37%).

Secondo Banca d'Italia i flussi di nuovi prestiti deteriorati sono tornati ai livelli precedenti la crisi, i tassi di copertura dei crediti malati sono ormai al 66% per le sofferenze e in media al 52% per l'intero universo dei deteriorati. E i requisiti di capitale sono nettamente migliorati con un Cet1 medio al 12,7%. Secondo i dati della Commissione Europea, tra giugno 2016 e giugno 2017 la riduzione dei crediti deteriorati e' risultata tra le piu' elevate (-24,6%).La riduzione dei costi, ambito nel quale le banche italiane mostrano un'efficienza che le rende tra le piu' virtuose in Europa.
bancheBANCHE

Nel vecchio continente, tra i gruppi piu' significativi, il cost/income (uno dei principali indicatori dell'efficienza gestionale della banca: minore e' il valore espresso di tale indicatore, maggiore e' l'efficienza della banca e quindi la redditivita') e' in media al 65,7%; l'Italia e' sotto questo livello con il 65%; meno efficienti risultano paesi come la Germania (86%), la Francia (70%), la Svizzera (80%); solo le banche inglesi fanno meglio delle Italiane con un rapporto al 61% (i dati si riferiscono al 2017 e al 2018). 

"Il tema dei costi quindi non e' solo un problema italiano come si crede e come i luoghi comuni lo dipingono. Al contrario, le banche italiane hanno dimostrato un'efficienza sulla struttura dei costi tra le migliori in Europa. Quando si parla di troppi sportelli e troppi bancari si compie un clamoroso errore storico. Quei rapporti tra costi e ricavi visti in chiave europea dicono che l'Italia non e' la Cenerentola. Al contrario siamo su livelli virtuosi", ha concluso Sileoni.

Fonte: qui