9 dicembre forconi: ribasso
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giovedì 31 ottobre 2019

POWELL FED: LOW INTEREST RATES FOREVER! UPDATE


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Ieri c’era davvero da sbellicarsi dalle risate, appena è arrivata la notizia che il Cile annullava il summit di metà mese, algoritmi impazziti ovunque e adesso come facciamo con il deal all’amatriciana, dove lo firmano sto deal, salta tutto, panico…
Decisamente ridicoli, vogliono forse nascondere un nuovo possibile fallimento?
Infatti…
In un’intervista con Reuters, Mnuchin il segretario del Tesoro ha anche sottolineato che ci vorrà “un po ‘di tempo per aumentare” gli acquisti agricoli cinesi dagli Stati Uniti all’obiettivo annuale da $ 40 a $ 50 miliardi, ci vuole tempo per tutto, con calma, che i dazi continuano a fare il loro lavoro.
UPDATE ore 10.15
DOLCETTO o SCHERZETTO?
Secondo Bloomberg molti alti funzionari cinesi sospettano  che l’accordo commerciale parziale “Fase 1” presumibilmente raggiunto all’inizio di questo mese a Washington cadrà presto a pezzi e che le probabilità che le due parti raggiungano un accordo finale più completo sono effettivamente pari a ZERO!
Ormai ci si gasa per un Pil taroccato sotto il 2 % ,  dimenticando l’indebolimento nella crescita della spesa per consumi, di consumatori oberati dai debiti, con carte di credito marce, che prima o poi esploderanno. Il tasso di crescita della spesa complessiva dei consumatori in beni e servizi è risultato inferiore di 1,1% rispetto al trimestre precedente. Anche la crescita della spesa pubblica si è indebolita di circa la metà, Solo le scorte e le esportazioni hanno tenuto in piedi il PIl.
Nel frattempo terzo taglio dei tassi da parte della Fed negli ultimi mesi, come piace tanto a Donald, e oltre centinaia di miliardi regalati alle banche ogni mese e questi scienziati hanno ancora il coraggio di dire che le cose vanno bene!
Il comitato del FOMC ha deciso di ridurre l’intervallo obiettivo per il tasso sui fondi federali dall’1 / 2 all’1 / 3/4 percento.
A seguito del terzo taglio dei tassi nel 2019, la Federal Reserve ha emesso questa breve dichiarazione FOMC .
… Su una base annuale, l’inflazione e l’inflazione core sono inferiori al 2 percento. Le misure di compensazione dell’inflazione basate sul mercato rimangono basse; le misure basate sull’indagine sulle aspettative di inflazione a più lungo termine stabili.
Ieri Powell ha detto che i ribassi dei tassi sono finiti ma che per rivedere dei rialzi bisognerà attendere un sensibile aumento dell’inflazione, ovvero ha detto che non ci saranno più rialzi dei tassi almeno per cinque anni, garantisco io.
Per il resto, Powell ha detto una fesseria tale che non sorprende nessuno, vista la stupidità di una tale affermazione…

Leverage elevatoPowell ha escluso che sui mercati finanziari ci siano grossi squilibri o si stiano gonfiando “bolle”, ma ha ammesso che il leverage nel settore delle imprese è «storicamente elevato»: una situazione che, ha precisato, la Fed esamina con attenzione, con l’obiettivo di prendere le misure appropriate.(Sole24Ore)
Ma quali misure appropriate, è come chi butta benzina sul fuoco, la Fed non ha nulla sotto controllo, cerca solo disperatamente di spegnere l’incendio con la benzina.
Nel frattempo, anche in Cina va tutto bene…
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Per carità, gli americani, i cinesi, il FMI, i banchieri centrali hanno tutto il diritto di truccare la realtà, produzione in calo da 52,3 a 50,8, nuovi ordini da 50,5 a 49,6 e occupazione stabile, ma non c’è scampo, la verità è figlia del tempo. Fonte: qui

domenica 10 marzo 2019

I magistrati furbetti che fanno milioni con le aste immobiliari



Case e ville comprate per poco e rivendute a prezzi da capogiro. Così un gruppo di toghe in Sardegna lucrava sulle gare e sulle speculazioni edilizie

Magistrati proprietari di ville “vista mare” da milioni di euro o che comprano immobili da capogiro ai prezzi ribassati dell’asta e poi li rivendono al valore di mercato, intascandosi la differenza. In barba alla legge che prevede che le toghe non possano partecipare alle aste giudiziarie, per ovvi motivi di conflitti di interessi.

Invece a Tempio Pausania, in Sardegna, c’erano giudici che facevano speculazioni edilizie facendo vincere le gare ad amici i quali poi li nominavano come aggiudicatari. E a quel punto, i magistrati rivendevano quegli immobili al triplo del prezzo.

Un giro di affari smascherato da altri magistrati, quelli di Roma, in particolare il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pubblico ministero Stefano Fava, che hanno iniziato a indagare nel 2016 su una villa affacciata sul mare di Baia Sardinia.

L’immobile, appartenuto a un noto imprenditore della zona finito male, venne messo all’asta e aggiudicato, complice il giudice fallimentare Alessandro Di Giacomo, a un avvocato «per persona da nominare». Le persone che poi sono state indicate erano Chiara Mazzaroppi, figlia dell’ex presidente del tribunale di Tempio Pausania, Francesco, e il di lei compagno, Andrea Schirra, anche loro magistrati in servizio (presso il tribunale di Cagliari). La villa, grazie alle «gravi falsità» contenute nella perizia, per usare le parole del gip di Roma Giulia Proto, è stata pagata 440 mila euro. Un ribasso ottenuto con «vizi macroscopici nella procedura di vendita»: tra l’altro si certificava la presenza in casa del comodatario che in realtà era morto qualche mese prima. A nulla erano valse segnalazioni e proteste dei creditori: il giudice ha deciso di ignorarle. Per garantire alla figlia del suo ex capo, o forse direttamente a lui, un affare immobiliare non da poco: l’intenzione era di ristrutturare il complesso e di rivenderlo a 2 milioni di euro. Ovvero con una plusvalenza di 1,6 milioni.

Insomma, un affare niente male. Per il quale, poco prima di Natale, il giudice Alessandro Di Giacomo è stato punito con l’interdizione a un anno dalla professione. I Mazzaroppi, padre e figlia, e Schirra sono indagati.

L’indagine ha svelato anche una serie di affari simili per i quali, però, non è possibile procedere: i reati sono già prescritti. Dalle carte depositate dalla procura di Roma, infatti, si scopre che gli affari immobiliari di Francesco Mazzaroppi hanno origini ben più lontane. Correva l’anno 1999 quando il giudice Di Giacomo, ancora lui, assegnò a un’avvocatessa, Tomasina Amadori (moglie del suo collega Giuliano Frau), il complesso alberghiero “Il Pellicano” di Olbia, una struttura da 34 camere. Amadori, a quel punto, indicò come aggiudicataria la Hotel della Spiaggia Srl, società riconducibile al commercialista Antonio Lambiase. Il prezzo dell’operazione era poco più di un miliardo di lire. Un anno dopo, “Il Pellicano” venne venduto da Lambiase, vicino a Mazzaroppi padre, a 2,3 miliardi: più del doppio del prezzo di acquisto. Scrive il pm di Roma Stefano Fava: «Risultano agli atti gli stretti rapporti economici intercorrenti tra Antonio Lambiase e Francesco Mazzaroppi. Lambiase ha infatti acquistato un terreno in località Pittolongu di Olbia cedendone poi metà a Rita Del Duca, moglie di Mazzaroppi.

Su tale terreno Lambiase e Mazzaroppi hanno edificato due ville», nelle quali vivono tuttora. Chiosa il pm: «Le evidenziate analogie, oggettive e soggettive, con la vicenda relativa all’aggiudicazione dell’immobile di Baia Sardinia, nonché la perfetta sovrapponibilità delle condotte dimostrano come anche la vendita a prezzo vile dell’albergo “Il Pellicano” sia conseguente a condotte illecite, non più perseguibili penalmente perché prescritte».

A corredo di tutto ciò, la procura di Roma ha raccolto anche una serie di testimonianze tra le quali quella dell’allora presidente della Corte d’Appello di Cagliari, Grazia Corradini, che non usa mezzi termini: «In relazione all’acquisto del terreno su cui Francesco Mazzaroppi aveva edificato la sua villa c’erano state in passato delle segnalazioni relative a rapporti poco limpidi con i locali commercialisti e in particolare con Lambiase, consulente del Consorzio Costa Smeralda, insieme al quale avrebbe acquistato più di dieci anni fa il terreno su cui era stata realizzata la villa».

La Corradini racconta poi di come a queste segnalazioni fossero seguite due indagini, una penale e una predisciplinare senza alcun esito.

Poi Corradini parla anche della villa a Baia Sardinia: «La vicenda indubbiamente appare poco limpida se si considera il prezzo di vendita di una villa assai prestigiosa che si affaccia su Baia Sardinia, il cui prezzo di mercato si può immaginare pari ad almeno alcuni milioni di euro». Una questione su cui «ha relazionato il presidente del Tribunale di Tempio, la cui relazione allego unitamente ai documenti acquisiti che sembrerebbero confermare una “regolarità formale” nelle procedure di vendita, come ci si poteva attendere visto che eventuali interferenze è difficile che risultino dagli atti della procedura».

Il presidente del tribunale di Tempio chiamato in causa era Gemma Cucca, che ora è presidente della Corte d’Appello di Cagliari, dove è succeduta proprio alla Corradini. Anche lei è indagata dalla procura di Roma.

Ce ne sarebbe abbastanza, ma il torbido al tribunale di Tempio Pausania continua con le rivelazioni di segreto d’ufficio, ingrediente indispensabile in un sistema che si reggeva su favori e amicizie. Sempre nel corso delle indagini sulla villa di Baia Sardinia, infatti, gli inquirenti hanno sentito due indagati parlare tra di loro del fatto che il gip Elisabetta Carta, che aveva firmato il 1 giugno 2016 un decreto d’urgenza per intercettarli, li avesse prima avvisati. Scrive il giudice di Roma: «La vicenda è particolarmente grave: il gip che ha autorizzato una intercettazione informa gli indagati che sono sotto intercettazione dicendo loro di “stare attenti”, il tutto mentre le intercettazioni sono ancora in corso».

Elisabetta Carta si è difesa negando le accuse a suo carico e ammettendo solo di avere avuto con la coppia buoni rapporti lavorativi. Per lei è già stata disposta l’interdizione per un anno.

Non è finita: di quelle intercettazioni, chissà come, venne informato anche Francesco Mazzaroppi, all’epoca presidente della Corte d’Appello di Cagliari e - come detto - padre dell’acquirente Chiara Mazzaroppi.
Tutto questo sembrava normale, nel tribunale di Tempio Pausania, dove i magistrati erano preoccupati soltanto di fare affari immobiliari.

Fonte: qui

giovedì 19 ottobre 2017

I derivati che scommettono contro le banche europee



Goldman Sachs e JP Morgan stanno offrendo agli investitori dei titoli derivati che scommettono contro la tenuta delle banche periferiche europee.Piovono cables. Con timing sospetto. Ieri La Stampa, il quotidiano più filo-statunitense d'Italia, ha aggiunto un interessante tassello alla ricostruzione dei fatti che nell'autunno 2011 portarono alla caduta del governo Berlusconi e all'arrivo in Italia della Troika, sotto le mentite spoglie del loden di Mario Monti. Ecco la ricostruzione: «Alla fine dell'estate del 2011, almeno due importanti membri del governo Berlusconi temono che l'Italia abbia bisogno di un salvataggio imposto e gestito dall'Europa, per evitare il collasso economico. In sostanza un bail-out sul modello di quelli varati per commissariare la Grecia, ma inevitabilmente più pesante. Ne parlano allarmati con l'ambasciatore statunitense David Thorne, che riporta le loro preoccupazioni a Washington attraverso i suoi rapporti. L'emergenza scatta proprio nei giorni in cui alcuni alti funzionari europei, secondo la testimonianza del segretario al Tesoro Geithner, propongono a Obama di evitare il disastro facendo cadere Berlusconi». Insomma, tra la famosa lettera della Bce dell'estate 2011 e il tracollo di novembre, con lo spread a 700 punti base, qualcuno già sapeva. 
E fin qui niente di strano. Ma sentiva anche il bisogno di avvertire l'ambasciata Usa del reale stato delle cose: membri del governo, non dell'opposizione. Perché quell'atto irrituale? Siamo forse sotto tutela formale di Washington, senza saperlo? Oppure Washington può contare su politici italiani, di ogni colore, che lavorano per suo conto all'interno delle istituzioni? Sarebbe interessante avere delle conferme in tal senso. E, magari, dei nomi. Ma stiamo scoprendo dell'altro riguardo il drammatico momento della crisi dei debiti sovrani Ue. Non che la cosa stupisca, ma avere conferma spalanca porte e finestre di un qualcosa che, come vedrete, rischiamo di rivivere a breve. La Bce, infatti, fa il pieno di utili grazie ai suoi investimenti in bond greci, ma Atene vede solo le briciole di questo tesoretto. 
La Banca centrale europea ha ammesso l'altro giorno di aver guadagnato 7,8 miliardi di euro sul suo programma di riacquisto titoli di stato varato tra il 2012 e il 2016, prima del lancio del Qe da cui la Grecia è esclusa. Di questa somma, però, sotto il Partenone sono arrivati solo gli spiccioli. La Bce è infatti tenuta a ridistribuire tra tutti i suoi membri (le singole banche centrali) i suoi proventi, mentre l'eventuale storno a un singolo Stato membro dei guadagni va concordato a livello politico. Di fatto, come è capitato nel 2013, quando fu versato nelle casse del Paese un assegno da 2 miliardi, i profitti accumulati fino a quel momento grazie alla lenta rivalutazione dei bond nazionali. Ma i versamenti alla Grecia sono sospesi dal 2014, quando la situazione è precipitata di nuovo, obbligando i creditori a un terzo memorandum che ha portato a 330 miliardi il totale dei prestiti garantiti al Paese. 
Pur non rappresentando nulla di particolarmente segreto, la pubblicazione dei profitti della Bce grazie ai bond ellenici è comunque destinata inevitabilmente a far surriscaldare di nuovo la polemica sulla gestione della crisi del Paese, tanto che l'ex ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, non ha perso tempo nel dichiarare come sia »un'oscenità che un'istituzione screditata come la Bce possa fare soldi grazie a una crisi che ha contribuito a creare». I tassi sul decennale sono schizzati al record del 26% nel 2012, hanno vissuto un'altra fiammata al 17% nel 2015 e ora viaggiano attorno al 5,4%. Un ottovolante di cui, stando a Varoufakis, hanno beneficiato «solo la Bce e i fondi speculativi». Tornano parole che pensavamo sparite, visto che i leader europei e i banchieri ci hanno detto che la crisi europea è alle spalle: rendimento, debito sovrano, speculazione. 
E c'è un motivo: perché il processo è ripartito, dieci anni dopo. Ricorderete infatti come prima del tonfo del 2008, l'indice Standard&Poor's fosse ai massimi di sempre esattamente come gli indici Usa attuali e la gente a Wall Street avesse un'unica idea in testa: incanalare i rendimenti in eccesso in investimenti ultra-rischiosi, visto che l'azzardo morale era la regola e tutti pensavano che i mercati sarebbero continuati a salire. Goldman Sachs ebbe un'intuizione: creare nuovi prodotti finanziari sintetici con alta convessità (ovvero, che garantivano solo pochi punti base di guadagno sui rendimenti) e porli in relazione a un trend ribassista illimitato, ovvero collegandoli agli assets più rischiosi possibili e vendere il tutto agli idioti di turno che attendevano la chiamata del promotore finanziario nella speranza di diventare miliardari. Ovviamente, Goldman Sachs si posizionava contemporaneamente dalla parte opposta di quel trading suicida. Erano i fantomatici CDO, di cui Goldman vendette badilate prima che il sistema crollasse e necessitasse di un mega-salvataggio da triliardi. Salvataggio che, alla luce dei fatti, non pare aver ancora funzionato del tutto. 
Bene, dieci anni dopo ecco che Goldman è intenta nello stesso giochino da alcune settimane, questa volta non contro i mutui subprime. ma, indovinate cosa? Le banche europee, quelle che vengono definite semi-insolventi. Ovvero, quelle del Club Med. Con l'agitata Spagna di questi giorni, casualmente, in prima fila. E non si tratta di chissà quale complotto, visto che l'altro giorno Bloomberg presentava la notizia in maniera molto blanda: «Meno di un decennio dopo l'ultima grande crisi bancaria, Goldman Sachs e JP Morgan stanno offrendo agli investitori un nuovo modo per scommettere sulla prossima». Chiaro e tondo. Il trade in questione è un total return swap, un prodotto ad alta esposizione di leva che è simile a un credit default swap, ma con alcune differenze sostanziali, il quale mette nel mirino della propria scommessa i cosiddetti bond Tier1 o AT1 o buffer notes emessi dalle banche europee, normalmente i primi che vengono spazzati via in caso anche di un modesto evento di insolvenza (vedi Banco Popular). L'AT1 (Additional Tier 1) è infatti la sigla che individua obbligazioni che hanno la caratteristica di partecipare all'assorbimento delle perdite della banca, nel caso in cui gli indici patrimoniali dell'istituto scendessero sotto un certo livello (da qui il riferimento al Tier 1, uno degli indici di patrimonializzazione più importanti per gli istituti bancari). 
I bond in questione sono di tipo "perpetuo", perché non vengono mai rimborsati se non - eventualmente - dopo un certo numero di anni prestabiliti a discrezione dall'emittente e non pagano alcuna cedola in caso di perdita. Insomma, roba con cui ci si scotta le dita molto facilmente. Ma che promette mosse da genio della Borsa e lauti guadagni. Bene, guardate questi due grafici: stando a dati di BofA-Merrill Lynch, il rendimento medio sul debito AT1 è oggi al 4,8% circa, dieci volte tanto quello di un bond bancario senior. Miracoli delle Banche centrali e dei tassi a zero. Di più, da praticamente nulla, questo mercato vale oggi attualmente circa 150 miliardi dollari: e come ci mostra il primo grafico, non si tratta di un trade per esperti o grandi finanzieri, ma è già diventato uno mezza mania di massa, esattamente come i CDO. 
Insomma, non solo è tornato l'azzardo morale, non solo sono tornati i derivati, ma l'oggetto della scommessa (al ribasso) sono bond a rischio delle banche europee: vi sentite tranquilli, al netto della strana mossa della Bce sulla regolamentazione delle sofferenze bancarie, proprio la prima ragione di debolezza degli istituti di credito del Vecchio Continente? E poi, la crisi non ci aveva insegnato la lezione? La straordinaria riforma della finanza voluta da Barack Obama non aveva tolto di mezzo l'azzardo morale? Balle. Sesquipedali. In dieci anni non è cambiato niente. Anzi, no: il debito pubblico e privato del mondo è cresciuto a dismisura rispetto al 2008. Immaginate che effetto moltiplicatore avrà questa criticità su una nuova, eventuale crisi. Anzi, levate l'eventuale. Goldman Sachs, come il mitico Gordon Gekko di Wall Street, non tira freccette. Scommette solo sul sicuro. 
Fonte: qui
13 OTTOBRE 2017 MAURO BOTTARELLI