9 dicembre forconi: regali
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lunedì 6 agosto 2018

RENZI E IL MISTERO DEGLI OROLOGI SPARITI DA PALAZZO CHIGI PER UN ANNO

NEL 2015 LA ZUFFA NELLA DELEGAZIONE DEL GOVERNO RENZI PER TENERSI GLI OMAGGI RICEVUTI A RYAD: LE REGALIE VENGONO REQUISITE DAL CAPOSCORTA. 

POI OROLOGI E PREZIOSI SPARISCONO. 

VENGONO RICONSEGNATI SOLO DOPO LE DIMISSIONI DI RENZI A FINE 2016

Thomas Mackinson e Carlo Tecce per il Fatto Quotidiano

renzi arabia caso rolexRENZI ARABIA CASO ROLEX
Rolex, bugie e videotape. Alla fine saltano fuori i cronografi sauditi al centro della baruffa tra i componenti della delegazione di Palazzo Chigi in trasferta a Ryad nel novembre 2015, raccontata a puntate dal Fatto e costata una figuraccia planetaria al governo di Matteo Renzi. Eccoli qui, in foto e video esclusivi del Fatto(il video uscirà sul sito): tre Yacht Master da 15mila euro, altri cronografi da 4mila in sù, ma anche penne d' oro e gioielli finora ignoti.

Le immagini arrivano direttamente dalla cassaforte al secondo piano del palazzo di via della Mercede 96, presso il Dipartimento dei beni strumentali (Diprus) della Presidenza del Consiglio, dove restano in attesa di una valutazione e di una destinazione. La domanda ora è: c' è proprio tutto?

L' inventario dei preziosi, emerso solo ora grazie a un nuovo accesso agli atti presso la Presidenza del Consiglio, fa risaltare un dettaglio: la consegna al Diprus è avvenuta a fine dicembre 2016, cioé con 13 mesi di ritardo sulla tempistica dettata dalla legge in materia di doni ai dipendenti pubblici che ne impone la "restituzione immediata".

Fino all' uscita di scena di Renzi, si scopre ora, sono rimasti nelle mani del suo capo scorta, il colonnello Giovanni Serra, anziché presso gli uffici previsti: ecco perché ancora oggi, dopo quasi tre anni, nessuno può giurare che al Diprus sia arrivato tutto quel che partì da Ryad.
Di certo, il tempo ha dato un senso e una svolta alla vicenda partita da una volgare zuffa innescata dalla scorta di Renzi per assicurarsi i cronografi più preziosi, spariti e poi riemersi nella più ipocrita riservatezza. E come nei migliori gialli estivi, la soluzione riserva colpi di scena e nuovi misteri.

renzi con re salman dell arabia sauditaRENZI CON RE SALMAN DELL'ARABIA SAUDITA
Intanto si scopre, ad esempio, che il forziere è ben più ricco di quanto si sapesse, degno davvero di un sultano d' Oriente come è re Salman. La lista dei doni riporta 16 preziosi: 6 orologi di marca Mouawad, tre Rolex modello Yacht Master II (circa 15mila euro ciascuno), un Datajust II e due Oyster Swimpruf (3-4mila euro), un cofanetto Girard Perregaux (orologio, penna d' oro Dior, anello, gemelli, collana), analogo cofanetto Hublot (penna marca Aurora, gemelli, collana).

Tutti destinati ai componenti della delegazione al seguito di Renzi, al quale ufficialmente andava solo una scultura, inserita nel registro dei doni e restituita: le carte non menzionano alcun orologio per lui, ma più di un testimone oculare ne ha raccontato la consegna presso il palazzo reale a Ryad. Fonti a lui vicine fanno sapere che Renzi non ha trattenuto alcun Rolex ma che la lite per gli orologi ci fu eccome, tanto che lui stesso pretese la loro riconsegna prima di lasciare Palazzo Chigi. Fece mettere a verbale che tutti, nessuno escluso, avevano riconsegnato i doni. Compreso il suo, mai toccato. Altri lo avevano preso, ma furono costretti a riconsegnarlo.
RENZI ARABIARENZI ARABIA

Il tentativo di raddrizzare le cose, però, passa per la profanazione seriale di varie leggi dello Stato. Intanto i dipendenti pubblici non possono accettare omaggi di valore superiore ai 150 euro (direttive Monti 2012 e legge Patroni Griffi 2013), che diventano 300 per premier, ministri e familiari (decreto Prodi 2007): li devono "mettere immediatamente a disposizione del Dipartimento competente in materia di risorse strumentali a cura del dipendente". Del capo del Cerimoniale dunque, non di altri. Invece, fa sapere Chigi, la riconsegna dei tesori sauditi "è avvenuta con unico versamento da un funzionario della suddetta delegazione italiana, come risulta dai verbali di consegna in possesso di questa Amministrazione". Il Fatto li ha potuti visionare e sono effettivamernte firmati dal capo scorta di Renzi. Il verbale è datato 23 dicembre 2016, un anno e un mese dopo la "baruffa di Ryad" e dopo svariati articoli del Fatto.

renzi arabia caso rolexRENZI ARABIA CASO ROLEX
Le cose sono andate così. Il 7 dicembre 2016 Renzi si dimette, cinque giorni dopo il suo capo scorta Serra va al Diprus e avvia le "operazioni di consegna dei doni ricevuti in occasione della visita istituzionale in Arabia Saudita in data 9 novembre 2015". Le operazioni si concludono due settimane dopo, alla presenza di funzionari "in qualità di testimoni", circostanza che rende ancora oggi impossibile stabilire se ci fosse "tutto". Il verbale di consegna certifica le bugie di Palazzo Chigi (quando, all' epoca, sosteneva che quei doni erano nella sua disponibilità, mentre erano stati recuperati alla spicciolata e affidati al capo scorta di Renzi) e allunga altre ombre: l 'elenco dei preziosi controfirmato da Serra e dai presenti precisa che "i suindicati doni erano destinati ai componenti della delegazione al seguito del presidente del Consiglio". Subito sotto l' inventario riporta una scultura "che viene inserita nel registro dei doni alla Presidenza", si legge.

Neanche qui salta fuori il Rolex per Renzi, verosimilmente il più costoso. Da nessuna parte viene siglato col sangue, come ancora assicurano dalle parti dell' ex premier Renzi, che tutti, nessuno escluso, avevano riconsegnato.

Della restituzione, del resto, non c' è traccia neppure nel registro dei doni della Presidenza del Coniglio, aggiornato a maggio 2018, che il Fatto Quotidiano ha chiesto e ottenuto per vie ufficiali sempre da Chigi.
Di sicuro nel Golfo Persico sono più certi di prima che gli italiani vanno letteralmente pazzi per gli orologi di lusso donati dagli sceicchi. A novembre 2017 il premier era Paolo Gentiloni e quando porta una delegazione in Qatar, viene salutata con una pioggia di 47 orologi, in questo caso prontamente riconsegnati e "devoluti a fini istituzionali". Per pudore o forse per prudenza, la dicitura è però solo "orologi varie marche. Di Rolex, meglio non parlar più.

Fonte: qui

martedì 10 aprile 2018

SCANDALO NELLA SANITA’ MILANESE: AI DOMICILIARI 4 PRIMARI, DUE DELL'OSPEDALE GALEAZZI E DUE DEL CTO, PIU’ LA DIRETRICE DI UN OSPEDALE

PRENDEVANO TANGENTI PER LE FORNITURE DI PRODOTTI ORTOPEDICI
protesiPROTESI

Forniture di protesi ortopediche in cambio di mazzette e regali dalle ditte fornitrici. Nuovo terremoto nella sanità milanese. Agli arresti domiciliari, martedì mattina, sono finiti la direttrice sanitaria del Cto-Gaetano Pini, la 59enne Paola Navone, e due primari dello stesso ospedale: Carmine Cucciniello e Giorgio Calori, entrambi di 61 anni.

funzionari pubblici mazzetteFUNZIONARI PUBBLICI MAZZETTE
Coinvolti anche due primari dell’ospedale Galeazzi: il chirurgo Carlo Romanò, 54 anni, e Lorenzo Drago, 55 anni, responsabile del laboratorio di analisi. Anche per loro sono stati disposti gli arresti domiciliari. Per tutti l’accusa è corruzione. In carcere, invece, è finito Tommaso Brenicci, 53 anni, imprenditore e amministratore di alcune società di commercio all’ingrosso di articoli medicali e ortopedici.

protesi 1PROTESI 
Il blitz è stata eseguito dal Nucleo di polizia tributaria, su ordine dei pm milanesi Eugenio Fusco e Maria Letizia Mannella. Si tratterebbe di un altro filone dell’inchiesta che portò in carcere Norberto Confalonieri, l’ex primario del Cto-Gaetano Pini, accusato dagli stessi magistrati corruzione, turbativa d’asta e lesioni volontarie.

Fonte: qui



A MILANO FINISCONO AGLI ARRESTI 4 PRIMARI E UN IMPRENDITORE PER TANGENTI






TOMMASO BRENICCI, 53 ANNI, AMMINISTRATORE DI CINQUE SOCIETÀ CHE COMMERCIANO PRODOTTI MEDICALI E ORTOPEDICI, AVREBBE INCASSATO CIRCA 3 MILIONI E MEZZO DI EURO GRAZIE ALLE CORRUZIONI - VIDEO


Giuseppe Guastella per www.corriere.it

Carmine Cucciniello - Giorgio Maria Calori - Carlo Romano' - Lorenzo DragoCARMINE CUCCINIELLO - GIORGIO MARIA CALORI - CARLO ROMANO' - LORENZO DRAGO
Consulenze, quote societarie, partecipazione a convegno, assunzioni di parenti e anche un cestino di prodotti enogastronomici a Natale pagati da un imprenditore del settore medicale hanno portato all’arresto per corruzione di due primari e del direttore sanitario dell’ospedale Gaetano Pini-Cto e di altri due primari dell’ospedale Galeazzi di Milano oltre che dello stesso imprenditore nell’ennesimo filone giudiziario che scuote la sanità lombarda.

Tommaso Brenicci, 53 anni, amministratore di cinque società che commerciano prodotti medicali e ortopedici, l’unico a finire in carcere, secondo le indagini della Guardia di Finanza di Milano, coordinate dai pm Letizia Mannella ed Eugenio Fusco, avrebbe corrotto gli altri cinque indagati (tutti messi ai domiciliari dal gip Teresa De Pascale) per garantire alle sue aziende le forniture al Pini e al Galeazzi, due tra i più rinomati ospedali ortopedici italiani.
Norberto ConfalonieriNORBERTO CONFALONIERI

L’inchiesta nasce dal quella che portò all’arresto del primario del Cto Norberto Confalonieri, poi rinviato a giudizio per corruzione con l’accusa di aver preso tangenti per usare le protesi d’anca e di ginocchio di due altre aziende. Secondo gli investigatori, le società che fanno capo a Brenicci avrebbero incassato circa tre milioni e mezzo di euro tra il 2012 e il 2017 grazie alle corruzioni, versando periodicamente soldi al primario di ortopedia del Pini Giorgio Maria Calori, 61 anni, al quale sarebbero andati oltre 200 mila euro come contratti di consulenza più 128 mila sterline per transazione tra società in Gran Bretagna.

L’altro primario del Pini Carmine Cucciniello, 61 anni, avrebbe ricevuto 100 mila euro per contratti di consulenza e diritti sull’impiego di protesi e altri 65 mila come retribuzione del figlio assunto da una delle società dell’imprenditore. Consulenze, partecipazioni societarie ed altri benefit sarebbero stati ottenuti da Carlo Romanó e Lorenzo Drago, entrambi primari del Galeazzi, il primo responsabile del laboratorio analisi, il secondo del centro di chirurgia ricostruttiva.

Norberto ConfalonieriNORBERTO CONFALONIERI
Paola Navone, 59 anni, direttore sanitario del Pini avrebbe partecipato a due convegni (uno costato 5.000 euro a Parigi), l’altro in Alto Adige (non si sa il valore) più un cesto di prodotti enogastronomici da mille euro a Natale 2016 sempre per favorire le aziende di Brenicci.

Fonte: qui