
Visualizzazione post con etichetta omicidio stradale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta omicidio stradale. Mostra tutti i post
mercoledì 7 agosto 2019
giovedì 6 dicembre 2018
UNA CORSA CLANDESTINA TRA DUE VENTENNI FINISCE IN TRAGEDIA A NAPOLI: UN NETTURBINO RIMANE UCCISO
ALFONSO CAMPOCHIARO VIAGGIAVA IN SCOOTER PER ANDARE A LAVORARE QUANDO È STATO TRAVOLTO DALLA 500 DI UNO DEI DUE RAGAZZI. IL GIOVANE PROVA A DIFENDERSI: L’AUTO È SLITTATA, MA LE TELECAMERE LO INCASTRANO
Fulvio Bufi per il “Corriere della Sera”
Alle 3 del mattino di sabato scorso, Alfonso Campochiaro è come ogni notte già in piedi, lavato, vestito e pronto per uscire e andare a lavorare. Come ogni notte si muove in silenzio per non svegliare nessuno, si chiude lentamente alle spalle la porta della sua casa nei Quartieri Spagnoli di Napoli e si avvia verso lo scooter parcheggiato giù in strada.
Alle 3 del mattino di sabato scorso è sveglio anche Carmine D' Aniello, ma lui è «ancora» sveglio, e insieme alla fidanzata e altri amici ha appena finito di bere l' ultimo drink in un locale vicino al mare di Pozzuoli e si sta avviando verso la 500 tutta accessoriata che lo fa sentire come Driver l' Imprendibile, con la ragazza accanto. Poco distante dalla sua, è parcheggiata anche la macchina dell' amico, una Fiesta, un po' più acciaccata, ma anche quella capace di correre veloce, lungo le strade deserte dell' ultimo scorcio della notte.
Alfonso Campochiaro non sa nemmeno chi siano Carmine D' Aniello, la sua fidanzata e il suo amico. Lui ha in testa soltanto la solita strada per andare al lavoro: dal centro di Napoli a Fuorigrotta, e poi fino a Pozzuoli, al porto, per imbarcarsi sul traghetto delle 4,10 per Procida e alle 5 cominciare il turno di netturbino per le strade dell' isola. Da una vita sempre lo stesso percorso e sempre gli stessi orari, che ora, a 62 anni, cominciano a pesare davvero.
Lui sarà più o meno all' altezza dello stadio San Paolo, quando, a nemmeno dieci chilometri di distanza, nelle stradine strette del centro storico di Pozzuoli, due macchine lasciano sull' asfalto i segni neri delle sgommate. Sono la 500 di Carmine e la Fiesta del suo amico, i ragazzi hanno trovato il modo per concludere la nottata, una gara per stabilire chi al volante è più bravo: nessuno dei due. O più incosciente: entrambi.
Correndo come pazzi - tra l' altro con l' esperienza di due ventunenni, quindi mica tanta - possono solo schiantarsi. Certo, possono finire contro un muro o un albero, ma non va così. Perché pure se ormai anche le tre sono passate da un po', in strada c' è sempre qualcuno. Un' auto che se li ritrova di fronte sul lungomare tra Pozzuoli e Napoli, mentre quello dietro sta cercando di superare e quindi ha invaso la corsia opposta. Il guidatore lampeggia, frena, accosta più che può: le due auto gli passano accanto senza rallentare, una lo sfiora, ma poi va oltre.
È alle spalle, pericolo scampato.
Ma la corsa continua. A cento all' ora, e proprio sulla strada dove, in senso opposto, Alfonso Campochiaro sta andando con lo scooter verso il suo turno di lavoro. Probabilmente Carmine nemmeno lo vede, si accorge di lui quando lo ha già preso in pieno.
Alfonso Campochiaro muore lì, prima dell' alba dell' ennesima giornata di fatica. Carmine D' Aniello è costretto a fermarsi, quello della Fiesta invece prosegue, ma dopo un po' torna indietro. Resta in disparte, mentre il suo amico parla con i carabinieri e prova a convincerli di aver perso il controllo perché l' auto è slittata, senza fare cenno alla gara.
Non gli credono, e per fortuna che esistono le telecamere. Quindi ci mettono poco i carabinieri per ricostruire la follia di quella gara e per identificare anche l' altro automobilista. E per accusare entrambi di omicidio stradale. Il gip convalida e Carmine viene arrestato, va ai domiciliari ma potrà uscire per andare al bar dove lavora. L' altro è solo indagato. Per ora.
Fonte: qui
sabato 8 settembre 2018
ECCO CHI SONO I 20 INDAGATI PER IL CROLLO DEL PONTE MORANDI
ALLA SOCIETA’ CONTROLLATA DAI BENETTON SI CONTESTA ANCHE L’OMICIDIO STRADALE PLURIMO E LA VIOLAZIONE DELLE NORME SULLA SICUREZZA DEL LAVORO
SOTTO LA LENTE DEI PM LE CHAT DEI DIRIGENTI DI "AUTOSTRADE" IN CUI SI FA RIFERIMENTO ALLA SICUREZZA DEL PONTE MORANDI E I VERBALI DEI CDA
I NOMI DI TUTTI GLI INDAGATI
Giacomo Amadori per la Verità
A 23 giorni dal crollo del ponte Morandi sono arrivate le annunciatissime iscrizioni sul registro degli indagati. Ieri la Procura di Genova ha inviato a 20 dirigenti di Autostrade, della controllata Spea engineering, del ministero delle Infrastrutture e trasporti e del Provveditorato ligure delle opere pubbliche l' invito (che vale come avviso di garanzia) a partecipare all' incidente probatorio irripetibile che verrà realizzato sulle macerie del ponte prima del suo abbattimento.
Il confronto tra accusa e difese avverrà alla presenza dei manager e dei tecnici sotto inchiesta assistiti da avvocati e consulenti e dei rappresentati della società Autostrade a cui viene contesta la violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro. Prevista anche la presenza dei rappresentanti delle 59 parti offese (43 defunte e 16 che hanno riportato lesioni più o meno gravi).
Il procuratore di Genova Francesco Cozzi ha annunciato la presenza di due nuove contestazioni: l' omicidio stradale colposo multiplo e la contestazione della legge 231 per le società, per la violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro. La motivazione la spiega lo stesso Cozzi alla Verità: «È collegato con il fatto che subito prima del crollo sul ponte era allestito un cantiere di lavoro. Non importa che, per fortuna, non sia morto nessun operaio. Per i principi della Cassazione è irrilevante che nell' area del cantiere, qualora pericolosa, abbia trovato lesioni o morte un lavoratore, la vittima può essere anche un estraneo».
Il reato più grave contestato è l' omicidio stradale colposo plurimo che può essere sanzionato con pene fino a 18 anni di carcere. Il disastro colposo può arrivare a 12 anni e l' attentato alla sicurezza dei trasporti con conseguente disastro è punibile sino a 10 anni. «Essendoci più reati ed essendoci un concorso formale la pena massima può essere applicata sino al triplo, ma non può superare i 30 anni per legge», puntualizza l' avvocato Piergiorgio Assumma, presidente dell' Osservatorio nazionale vittime di omicidio stradale.
Prosegue Cozzi: «Riteniamo che nella materia della sicurezza stradale rientri anche la sicurezza del sedime stradale, cioè dell' infrastruttura soprattutto di un ponte su cui si svolge la circolazione stradale. La sicurezza non riguarda soltanto l' insieme delle regole che attengono i comportamenti dei conducenti, ma può riguardare anche estranei, come è pacifico secondo la dottrina e una prima giurisprudenza: anche un addetto a un cantiere o al rifacimento delle righe qualora sia negligente imperito o imprudente risponde dell' omicidio stradale».
A maggior ragione può riguardare chi ha permesso la circolazione stradale su un' infrastruttura che presenta profili di pericolo concreto per chi vi circola sopra. Qualche legale già arriccia il naso, ma l' avvocato Assumma dà ragione alla Procura: «Il primo comma dice che commette omicidio stradale chi viola le norme sulla disciplina della circolazione stradale e l' articolo 14 del codice della strada prevede gli obblighi del manutentore. A confermare questa interpretazione esiste una circolare del ministero dell' Interno del 25 marzo 2016 e un parere del Consiglio del di Stato».
L' incidente probatorio avverrà dopo che saranno terminate le notifiche di richiesta dell' incidente probatorio.
L' elenco dei nomi è presto fatto ed è in gran parte simile a quello già anticipato domenica da questo giornale. Nella lista ci sono il direttore generale del Mit per la vigilanza sulle concessionarie autostradali Vincenzo Cinelli, il suo predecessore Mauro Coletta; il direttore della Prima divisione Bruno Santoro (Vigilanza Tecnica e operativa della rete autostradale in concessione); il direttore della quarta divisione (Analisi e investimenti) Giovanni Proietti; il responsabile dell' Ispettorato di Genova Carmine Testa, il provveditore ligure Roberto Ferrazza e altri due ingegneri del provveditorato; l' amministratore delegato di Autostrade per l' Italia Giovanni Castellucci;
il responsabile centrale delle operazioni di Aspi Paolo Berti, il capo dell' ufficio Manutenzione e interventi Michele Donferri e il suo predecessore Mario Bergamo, più due ingegneri che tenevano i rapporti con i consulenti di Cesi e Politecnico e che potrebbero aver sottovalutato il contenuto dei dossier con gli allarmi; il direttore del tronco di Genova (dove è avvenuto il disastro) Stefano Marigliani e altri due dirigenti dello stesso ufficio (Paolo Strazzullo e Riccardo Rigacci). Nella distinta compaiono pure tre dirigenti della Spea Engineering, la controllata di Autostrade che ha realizzato il progetto e redatto report trimestrali sulla sicurezza: gli inquirenti hanno inserito nell' elenco degli indagati il responsabile del progetto Massimiliano Giacobbi e l' autore del piano sicurezza Massimo Bazzarelli.
Gli investigatori del Primo gruppo della Guardia di finanza agli ordini del colonnello Ivan Bixio stanno esaminando il materiale sequestrato agli indagati, in particolare le chat dei dirigenti di Autostrade in cui in modo più o meno esplicito si fa riferimento alla sicurezza del Morandi. Ma alcune frasi, soprattutto su Whatsapp, sembrano sottintendere o completare discorsi avvenuti a voce e per questo andranno contestualizzate, magari durante gli interrogatori, anche se vengono considerate di possibile interesse per le investigazioni.
Importanti, come avevamo anticipato, anche i verbali del cda e in particolare quello dell' ottobre 2017, consiglio in cui si discusse il progetto di «retrofitting» del ponte. Gli investigatori hanno messo sotto osservazione la presentazione di circa 3 pagine del direttore Donferri, mentre nelle mail verranno recuperati gli allegati inviati ai consiglieri a supporto della relazione. Il materiale servirà a determinare quanto fossero consapevoli del rischio sicurezza i membri del cda. Per lo stesso motivo i finanzieri stanno cercando anche tutte le carte a supporto della prima proposta di rifacimento del ponte risalente al 2015.
Fonte: qui
giovedì 21 giugno 2018
“NOEMI CARROZZA È STATA UCCISA DALLE BUCHE DI ROMA”
L' AUTOPSIA ESCLUDE IL MALORE PER LA GIOVANE PROMESSA DEL NUOTO SINCRONIZZATO MORTA MENTRE PERCORREVA COL SUO SCOOTER VIA CRISTOFORO COLOMBO
IL PM HA APERTO UN FASCICOLO PER OMICIDIO STRADALE
ASFALTO E RADICI HANNO GIÀ FATTO 50 VITTIME NEL 2018
An.Cu. per il Giornale
Non sarebbe stata uccisa da un malore Noemi Carrozza, giovanissima promessa del nuoto sincronizzato italiano morta il 15 giugno scorso mentre percorreva con il suo scooter via Cristoforo Colombo, la grande strada che collega Roma ai suoi quartieri litoranei. Lo direbbe l' esito dell' autopsia condotta sul corpo della ventenne.
Il pubblico ministero ha aperto un fascicolo per omicidio stradale.
Secondo le prime indagini l' incidente, avvenuto all' altezza di via di Villa di Plinio, non sarebbe stato provocato né dal fatto che la ragazza era distratta dall' uso del cellulare né da un altro veicolo ma potrebbe aver perso il controllo dei suo mazzo a causa delle pessime condizioni dell' asfalto, devastato dalle buche e dalle radici degli alberi.
Una circostanza che peraltro sarebbe in linea anche con le testimonianze rese a caldo da chi aveva assistito all' incidente. E del resto sin dall' inizio la mamma di Noemi aveva puntato il dito contro l' asfalto di quel tratto di strada peraltro sempre percorso ad alta velocità.
Insomma, Noemi sarebbe l' ennesima vittima del devastante stato delle strade capitoline. E suona come beffa il fatto che la principale responsabile della carente manutenzione, la sindaca di Roma Virginia Raggi, sia stata tra le prime a fare le condoglianze alla famiglia di Noemi, twittando: «Roma ti ricorderà». Forse più che il ricordo le sarebbe servita l' efficienza dell' amministrazione.
Punta il dito contro il Campidoglio anche Piergiorgio Assumma, presidente dell' Onvos, l' Osservatorio nazionale per la tutela delle vittime di omicidio stradale, che parla addirittura di cinquanta vittime del cattivo stato delle strade a Roma dall' inizio dell' anno e ciò configurerebbe «in diritto penale, una ipotesi di colpa grave».
Noemi abitava con la sua famiglia nel quartiere di Ostia Ponente e venerdì scorso alle 14 di pomeriggio stava tornando a casa dagli allenamenti. Era tesserata per il circolo All Round di Mostacciano ed era una delle più apprezzate sincronette azzurre. Aveva partecipato nel 2015 agli Europei di Baku, in Azerbaigian, dove aveva partecipato alla gara del singolo. Pochi giorni prima di morire nella sua Roma, alla piscina del Foro Italico, aveva partecipato ai campionati italiani assoluti. Il suo sogno era partecipare alle Olimpiadi di Tokyo nel 2020.
Fonte: qui
Iscriviti a:
Post (Atom)





















