9 dicembre forconi: inattivi
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domenica 14 ottobre 2018

GLI 8 MILIARDI IN PIÙ PER GARANTIRE ''QUOTA 100'' SERVONO A PENSIONARE ALTRE 400MILA PERSONE, COSA CHE PER SALVINI PORTERÀ ALTRETTANTI GIOVANI NEL MERCATO DEL LAVORO.


MA LE STIME PARLANO DI UN TASSO DI SOSTITUZIONE 1 A 4. QUINDI COSTEREBBE 80MILA EURO A LAVORATORE... 

I POSTI DI LAVORO SI CREANO SOLO CON LA CRESCITA. COME IN AMERICA, DOVE SONO TORNATI A LAVORARE MILIONI RIMASTI INATTIVI DOPO LA CRISI

PERCHÉ NON HA MAI FUNZIONATO LA STAFFETTA GENERAZIONALE
Vincenzo Galasso (Università Bocconi) per ''Il Sole 24 Ore''

Anche le politiche del cambiamento possono avere un sapore antico. È il caso di Quota 100, la misura forse più controversa del Def, che dovrebbe consentire il superamento della legge Fornero. Nel difenderla, il ministro Salvini ha fatto spesso riferimento alla staffetta generazionale: Quota 100 consentirebbe il pensionamento di circa 400mila lavoratori anziani e quindi l' assunzione di 400mila giovani lavoratori. Il mercato del lavoro non è un po' come un autobus durante l' ora di punta? Per poter salire, chi è in attesa alla fermata (i giovani) deve aspettare che qualche passeggero (i lavoratori anziani) scenda. Sembra un' ovvietà. Eppure non funziona così.
pensionati cantieriPENSIONATI CANTIERI

Facciamo un salto indietro agli anni 70. Tutti i Paesi europei introdussero qualche misura di pensionamento anticipato, che spesso prevedeva una staffetta generazionale: il pensionamento di un lavoratore anziano in cambio dell' assunzione di un giovane. Questo schema di staffetta divenne estremamente popolare. La Spagna lo introdusse nel 1972, il Belgio nel 1976, il Regno Unito nel 1977, la Finlandia nel 1979, la Francia nel 1982, la Germania e l' Italia nel 1984.

In un periodo di grandi ristrutturazioni industriali, i prepensionamenti - con o senza staffetta, consentivano alle imprese di liberarsi di lavoratori anziani - spesso caratterizzati da salari elevati e bassa produttività, a costo zero e con il placet dei sindacati. Ma l' onere di finanziare queste nuove pensioni ricadde sui giovani, attraverso il pagamento di contributi previdenziali sempre crescenti e l' aumento del debito pubblico, che negli anni 80 toccò in Italia il momento di massima crescita. Eppure, allora come oggi, la narrativa della staffetta tra lavoratori giovani e anziani fu decisiva per far accettare i prepensionamenti - in Italia e in Europa.

Dagli anni 90, il trend si è invertito quasi ovunque. L' età di pensionamento ha preso ad aumentare, per stare al passo con l' incremento della speranza di vita. E la staffetta generazionale ha perso rilevanza - sia per motivi teorici che pratici. La staffetta può funzionare solo se giovani e anziani sono tra loro sostituibili nelle mansioni lavorative.
PENSIONATI IN FUGA DALL ITALIAPENSIONATI IN FUGA DALL ITALIA
Ma spesso non è così, perché i lavoratori giovani tendono a essere più istruiti degli anziani e a svolgere mansioni diverse. Inoltre la rivoluzione digitale ha scavato un solco profondo tra le competenze delle diverse generazioni.

E infatti nei dati non c' è traccia di questa staffetta. Nei tanti Paesi che la introdussero negli anni 70, in realtà, l' occupazione giovanile non migliorò. Anzi, i tassi di occupazione dei giovani e degli anziani peggiorarono. Per migliorare, entrambe, solo con la ripresa della crescita economica.

Nel 2011, la riforma Fornero ha dato nuova linfa a questa discussione - oramai solo italiana. Diversi studiosi si sono chiesti se l' occupazione giovanile sia peggiorata dopo l' aumento dell' età di pensionamento introdotto dalla riforma Fornero.

studenteSTUDENTE
I risultati sono contrastanti. Ma anche le stime più favorevoli alla staffetta non giustificano l' ottimismo del governo. Il tasso di sostituzione tra lavoratori anziani e giovani, anche in un periodo di grande crisi, sarebbe un misero uno a quattro. Da ridurre ulteriormente nei periodi di crescita, in cui la staffetta diventa ovviamente meno pertinente. Un po' poco per giustificare una spesa di 8 miliardi di euro - corrispondente a 80mila euro per ognuno dei 100mila nuovi giovani potenzialmente impiegati.

Le scelte di riforma pensionistica spettano al governo, come è stato rivendicato a chiare lettere. È dunque legittimo che, per tener fede alle promesse elettorali, si destinino 8 miliardi a 400mila lavoratori anziani. Ma evitando di prendere in giro i giovani.


«IL LAVORO USA CORRE GRAZIE AL RECUPERO DEGLI INATTIVI»
Marco Valsania per ''Il Sole 24 Ore''

Mickey Levy è un veterano delle diagnosi dell' economia americana, senior economist di Berenberg dopo 15 anni a Bank of America e da sempre esponente dello Shadow Open Market Committee, prestigioso comitato di ispirazione conservatrice che come un' ombra segue i vertici della Banca centrale.
salvini 21SALVINI 21

Levy ha un semplice aggettivo per qualificare gli exploit di quello che è diventato il simbolo dell' espansione, il mercato del lavoro che flirta con la piena occupazione un mese sì e l' altro anche: «Robusto e in buona salute». Ma coltiva una risposta assai meno scontata e facile sul suo segreto e sulle prospettive ottimistiche, che giudica più uniche che rare: dati alla mano - spesso nascosti tra i grandi numeri - vede la spinta arrivare dal ritorno in gioco di americani, anzitutto uomini, nel pieno dell' età più produttiva e che erano rimasti emarginati.

Strascichi della crisi di dieci anni or sono e di successivi, meno notati malesseri. È un fenomeno che battezza come «inattesa elasticità» nell' offerta di lavoro.
Un' elasticità che promette ulteriori miracoli sotto forma dell' assorbimento di altri milioni di lavoratori.

Come fotografa il labor market statunitense?
salviniSALVINI
C' è una significativa crescita negli occupati e un tasso di senza lavoro molto basso. Siamo reduci da un paio d' anni di aumenti negli impieghi superiori alle previsioni, a molti mesi di disoccupazione al di sotto dei tradizionali livelli di pieno impiego - ben mezzo punto percentuale al di sotto. Mentre i salari rimangono sotto controllo e i lavoratori nella "prime age", tra i 25 e i 54 anni, vedono aumentare il loro tasso di partecipazione alla forza lavoro molto più del previsto. Proprio quest' ultimo fattore mi convince che oggi l' offerta di lavoro sia molto più elastica di quanto immaginato. Ci sono cioè molti lavoratori in questa fascia che stanno tornando attivamente nella forza lavoro.

Può spiegare più in dettaglio il fenomeno?
disoccupazione caloDISOCCUPAZIONE CALO
Lo stesso ministero del Lavoro aveva previsto semmai generali declini nel tasso di partecipazione; invece si è stabilizzato, al 62,7%-63%, grazie proprio all' incremento nella "prime age" che rappresenta il 49% del totale rispetto al 58% di vent' anni fa. Il recupero avviene anzitutto tra gli uomini, dove abbiamo assistito a brusche inversioni del protratto trend di flessioni, associate a guadagni in professioni con qualifiche medie e a dominio maschile, dalle costruzioni al manifatturiero, dal minerario a energia e trasporti.

È dal 2016 che la crescita occupazionale è più rapida nei mestieri "maschili" almeno al 60 per cento. Il loro tasso di partecipazione è risalito all' 89,1% dal minimo dell' 88,2% nel 2014.

Da dove nasce questa sorpresa occupazionale? Nel 2008-2009 abbiamo avuto una profonda recessione e negli anni seguenti un drammatico declino del tasso di partecipazione alla forza lavoro. Ma non basta: nel 2015-2016 c' e' stata una caduta industriale, anche se meno notata: una recessione nella ripresa. Produzione industriale e spese di capitale sono scivolate.
disoccupazioneDISOCCUPAZIONE

A ciò si è sommato il crollo del petrolio. Quindi lo spazio per un recupero si è ampliato. Adesso si innestano inoltre svolte verso una regolamentazione più leggera e riforme delle tasse, anzitutto aziendali, che rafforzano fiducia del business e reddito disponibile. Credo che la disoccupazione, grazie a una simile miscela, si stabilizzerà attorno al 3,7%, già la soglia più bassa dal 1969.

disoccupazioneDISOCCUPAZIONE
E prevedo un continuo incremento della forza lavoro, anche se meno pronunciato. I nuovi posti dovrebbero aumentare ad un passo annuale almeno dell' 1% dall' 1,7% recente.

Quali implicazioni ha questa flessibilità occupazionale per l' economia?
Che il mercato del lavoro non appare davvero alle soglie della piena occupazione e che l' inflazione rimane contenuta, prove di resilienza dell' espansione. Il Pil dal 3% atteso quest' anno dovrebbe rallentare solo leggermente, al 2,5%-2,7% l' anno prossimo. Non vedo imminenti recessioni, mancano a mio avviso gravi squilibri. E la Fed sarà attenta a non provocarla. Nel più lungo periodo stimo la crescita potenziale attorno al 2,3%-2,4 per cento. Al momento, sostenuta da stimoli monetari e fiscali, un' economia in stadio avanzato di espansione è in grado di esibire tratti ben più giovanili, da metà ciclo.

Fonte: qui


BOERI SI OPPONE ALLA QUOTA 100 PERCHÉ L'INPS COLLASSEREBBE 

L'ENTE SI TROVEREBBE A PENSIONARE MOLTI DEI SUOI STESSI IMPIEGATI, GIÀ INSUFFICIENTI, TRA I 1 E I 4MILA DIPENDENTI. 

SENZA CONTARE CHE SU CIRCA 1.000 MEDICI POTREBBERO ANDARNE IN PENSIONE 300, CON RICADUTE SU VISITE FISCALI E APPUNTAMENTI PER LE INVALIDITÀ. 
SENZA UN CONCORSO, SE PARTE LA RIFORMA L'INPS SI BLOCCA
Giacomo Amadori per ''La Verità''

TITO BOERITITO BOERI
Pacco, doppio pacco e contropaccotto era il titolo di un celebre film del regista Nanni Loy. Quel titolo, con Tito Boeri presidente dell' Inps, potrebbe adattarsi perfettamente al destino dei pensionati italiani. A lanciare l' allarme è stato proprio il figlio di Loy, Guglielmo, presidente del Comitato di indirizzo e vigilanza (Civ) dell' Inps. Ieri a un incontro pubblico ha sospirato: «Siamo molto preoccupati per quota 100 e reddito cittadinanza. Per l' attuale struttura dell' Inps è prevedibile un calo tra i 2.000 e i 4.000 operatori (che entrerebbero nella quota 100). Questo potrebbe significare un arretramento della presenza dell' istituto a livello territoriale per mancanza di personale.

Quindi sarebbe saggio che il Parlamento e il governo predisponessero un provvedimento straordinario per rafforzare la rete dell' istituto».
Il 28 settembre Loy ha inviato una lettera a Boeri e al direttore generale Gabriella Di Michele per segnalare la preoccupazione dei dipendenti per gli effetti delle probabili innovazioni in materia di pensionamento anticipato e contrasto alla povertà oltre che per le conseguenze del ricalcolo delle cosiddette pensioni d' oro e della rivisitazione degli ammortizzatori sociali («modifiche estensive della cassa integrazione»).

Il tutto a fronte di un taglio del personale potenziale di circa 4.580 dipendenti, quasi il 20% del totale. Senza contare che su circa 1.000 medici potrebbero andarne in pensione 300, con ricadute su visite fiscali e appuntamenti per le invalidità.

«Non ci voleva la laurea in economia per capire che l' equazione meno personale più prestazioni da erogare potesse essere un problema», ironizza Loy. «Il presidente? Ci ha risposto dicendo di condividere la preoccupazione».

Sorge il dubbio che Boeri stia facendo la guerra a quota 100 nella consapevolezza di non essere pronto ad affrontare le novità. Secondo il capo del Civ, Boeri dovrebbe agire in fretta: «Bisognerebbe andare dal governo e dire: voi siete liberi di fare qualsiasi intervento, ma se non accompagnate le innovazioni con un supporto operativo all' istituto io vi dico sin da oggi che c' è il rischio di ritardi».

Possibili soluzioni? «Faccio un esempio: l' Inps ha un concorso aperto per 1.000 persone da assumere con 4.000 candidati che hanno superato le prime due selezioni. Si potrebbe attingere da questo serbatoio per rimpiazzare le uscite in programma, ma occorre farlo subito, prevedere le nuove assunzioni nella legge di bilancio che è in preparazione.
Ci vorrebbe una grande pressione politico istituzionale su questo argomento».

Ma Boeri non sembra più impegnato a sabotare la nuova norma che a preparare le contromisure? «C' è un' interferenza», scherza Loy. Quindi si fa serio: «Spero non sia così. Certo poteva dedicare la stessa energia con cui ha espresso le valutazioni su quota 100 per sostenere la necessità di rafforzare l' istituto. Magari lo ha fatto, ma io non ne ho notizia».

La platea potenziale dei nuovi pensionati d' anzianità è di oltre 400.000 persone, a cui bisogna aggiungere chi avrà diritto al reddito di cittadinanza. Esiste un rischio di paralisi per l' Inps? «L' istituto già oggi è al limite della sofferenza, visto che la riduzione del personale, con un saldo negativo annuo di 700-800 operatori, è costante e graduale. Questo ha portato a un ridimensionamento della presenza territoriale con la chiusura o la trasformazione di alcune agenzie.

PENSIONIPENSIONI
Oggi eroghiamo circa 200-250.000 nuove pensioni anticipate l' anno (217.000 definite e accolte nel 2017, ndr); se, con stime prudenziali, nell' arco di uno o due anni, arriveranno dai 100.000 ai 200.000 nuovi "clienti", è facile immaginare che si possa andare in tilt». Anche perché l' Inps non ha ricevuto in eredità dagli enti che erogavano le pensioni ai dipendenti del pubblico impiego i dati personali di tutti gli interessati.

Per questo occorre molto tempo per ricostruire compiutamente le loro carriere. «Sino a oggi, con la giusta programmazione, la cosa era fattibile, anche se con un po' di fatica. Ma se adesso arriveranno tutti questi nuovi pensionati, soprattutto dal settore pubblico, dove c' è una maggiore continuità contributiva, il lavoro si moltiplicherà ed è comprensibile l' apprensione».

Che tipo di contrattempi si possono ipotizzare? «O ci sarà un po' di ritardo nell' erogazione delle pensioni o si dovranno sacrificare altre prestazioni: è ovvio che se le pensioni da "lavorare" raddoppieranno i direttori dei vari uffici potrebbero pensare, per rispondere all' urgenza, di spostare personale in quel settore, sottraendolo magari da altri sportelli, disoccupazione, entrate, eccetera. Ma a quel punto si provocherebbe un danno negli altri servizi».
INPS PENSIONIINPS PENSIONI

Pare di capire che comunque sia scongiurato un nuovo plotone di «esodati», senza lavoro né pensione «Presumo che essendoci la necessità della continuità di reddito tra lavoro e pensione è probabile che l' istituto rafforzi il fronte delle pensioni, però a scapito di altre prestazioni che non sono solo gli ammortizzatori, ma anche bonus mamma, bonus bebè, per non parlare del reddito di inclusione che già oggi (con una platea di circa 500-600.000 domande) è in sofferenza perché le procedure sono complicatissime e non sempre dipendono dall' Inps». In definitiva l' Inps dovrà decidere se rallentare tutti i servizi oppure offrire alcune prestazioni nei tempi previsti e altre con molto ritardo.
Non esiste una terza opzione.

«Se oggi con 10 persone sistemo 10 pratiche, presto dovrò chiuderne 15 con 8 impiegati e i conti sono presto fatti» conclude Loy. Lasciando intuire che per gli italiani pacchi, doppi pacchi e contropaccotti sono già pronti.

Fonte: qui


venerdì 3 febbraio 2017

Ma quanta gente c'è in Italia che non ha un nulla da fare tutto il giorno? 38 milioni su 60 milioni...









Come al solito nell'enciclopedia da 3.700 post / 8 anni di "storico" del mio BLOG
vi anticipai anche questa devastante realtà fallitaGliana nel mitico post del 2015 che ritrovate per intero al fondo

Ma quanta gente c'è in Italia che non ha un caxxo da fare tutto il giorno??
da leggere anche i due successivi "aggiornamenti" con ulteriori dati grafici e conferme

Bene...ecco qui un'ulteriore conferma di quanto già vi anticipai "spannometricamente".

Eh sì... mi dispiace...anch'essa può essere interpretata come un'ulteriore conferma
che il Default dell'Italia è solo questione di "quando" e non di "se"...



Dunque al di là dell'euro della Troika della dittatura della Cermania (?) dell'austerity (che non c'è) della bankokrazia della finanza internazionale del Bilderberg della cavallette e dei Rettiliani
diciamo che IN OGNI CASO mantenere questo esercito di 38 milioni di "fancazzisti" risulta strutturalmente ormai INSOSTENIBILE
(nota gli over65 oggi sono ca. il 30% rispetto alla popolazione nella fascia 15-65 anni e tra 35 anni saranno circa il 60%... fate voi...).
Ed in questo caso non citiamo nemmeno la variabile "produttività" di quei 22ml che lavorano...e quanti di essi lavorino nel vero senso della parola... ;-)
(sarcasmo mode ON) A meno che naturalmente non si recuperi la "sovranità" e non si inizi a stampare dal nulla "moneta del popolo" a manetta facendo deficit spending a go-go...a quel punto sarebbe sostenibile che anche solo uno lavorasse per mantenere i restanti 60milioni 440mila...e per mantenere senza problemi tutto il super-welfare-pubblico italiano che i 4/5 del Mondo si sognano...



La Realtà che si vuole continuare a negare è una sola
ormai l'Italia è FALLITA/in Declino sia dentro che fuori dall'euro
semplicemente perchè sta raccogliendo gli amari frutti di 35 anni di scelte sbagliate/di immobilismo che configurano un contesto complesso e multi-causale di Declino Strutturale.
Solo il Declino Cognitivo oggi imperante permette a semplificazioni mono-causali di prendere piede
e dunque di trasmettere soluzioni illusorie di Replica di un Passato la cui configurazione oggi non è più replicabile in nessun modo (è stato un unicum assai ben delimitato "nel tempo e nello spazio").
Tutto questo aumenta il livello di dissociazione dalla Realtà di una maggioranza di Italopitechi.
La Soluzione dunque ormai è solo PERSONALE (scelta di nicchie ad alto valore aggiunto o che cavalchino i nuovi trend, delocalizzazione etc)
oppure è una RICETTA tanto scontata quanto dunque impossibile da attuare nel contesto attuale a maggioranza italopiteca ad altissima inerzia perchè ancora clientes con rendite di Stato (fallito) e/o con comfort zone derivante dalla ricchezza della generazioni precedenti
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Due terzi dei residenti non ha un’occupazione e 10,4 milioni di persone rifiutano di lavorare
I residenti in Italia sono 60 milioni e 441mila. Ma solo una piccola parte di questi lavora, esattamente il 37,2%. 
La maggioranza non lo fa. 
Ecco i numeri.



Quanti sono gli italiani al lavoro
Il grafico sopra mostra il totale della popolazione residente a confronto con quanti hanno un lavoro. Su 60 milioni e 441mila nel 2016 gli italiani al lavoro erano 22 milioni e 465mila, cioè, in termini percentuali, il 37,2%. 
Di questi, 16 milioni e 988mila persone sono dipendenti (pari al 28,1% della popolazione italiana) 
mentre 5 milioni 477mila (cioè il 9,1% degli italiani) sono indipendenti. (N.d.R. per questa minoranza produttiva del Paese NESSUNA SPERANZA visto che politicamente non contano una mazza...).
Ora concentriamoci solo sui dipendenti.
Il grafico sopra divide gli italiani al lavoro e che sono dipendenti in base al tipo di contratto che hanno.............................................
.



Si scopre che appena il 19,8% del totale degli italiani ha un classico contratto da lavoratore a tempo pieno e indeterminato: si tratta, cioè, di solo di 11 milioni e 973mila persone. 
Tutti gli altri occupati hanno contratti diversi: 2 milioni e 632 mila sono a tempo parziale (4,4%); 1 milione 669mila lo hanno a tempo pieno, ma a termine (2,8%); altri 714mila ce l’hanno a termine e a tempo parziale (1,2%).

Perché non lavorano
Ora vediamo i motivi per i quali 37 milioni e 976mila italiani, pari al 62,8% del totale dei residenti, non lavorano.
La maggior parte non lo fanno perché o sono troppo giovani, cioè hanno meno di 15 anni (8 milioni 371mila) oppure perché sono in pensione con più di 64 anni (12 milioni 534mila). 
Queste persone sono quindi inattive (cioè non cercano un posto di lavoro) per motivi d’età.






Poi ci sono coloro che sono inattivi ma avrebbero l’età per lavorare: sono 14 milioni e 38mila italiani pari al 23,2% della popolazione residente. 
Queste persone, in pratica, non hanno una occupazione e nemmeno la cercano. 
Infine ci sono i disoccupati veri e propri, cioè coloro che non hanno un lavoro ma lo cercano: sono una assoluta minoranza: 3 milioni e 33mila pari al 5% dei residenti.



Chi vuole un posto e chi no




L’ultimo grafico, qui sotto, considera solo le persone inattive: quante sarebbero disponibili a lavorare, ma non cercano un’occupazione magari perché sfiduciate, e quante, invece, non lo cercano perché non lo vogliono?
Il risultato è sconfortante: su un totale di 14 milioni e 380mila persone inattive quelle che sarebbero disposte a lavorare, e sono quindi una forza lavoro potenziale, sono la minoranza: appena 3 milioni 554mila. 
La stragrande maggioranza, cioè 10 milioni e 484mila italiani non vogliono proprio lavorare pur essendo nell’età per poterlo fare. 
In altre parole, sono coloro che, anche se gli venisse offerto, lo rifiuterebbero.
I dati si riferiscono al: 2016
Fonte: Istat



23Maggio 2015



 Ieri sono rimasto veramente allucinato...

Stavo vivendo una giornata di fuoco (più o meno come tutte)...
Ed eccone il resoconto:

....Mi sveglio come al solito alle 7, accompagno di corsa mia figlia a scuola...intanto rispondo a due e-mail di lavoro, corro alla mia postazione, leggo una decina di articoli e news per orientarmi sulla giornata, butto giù un post,  faccio due telefonate per organizzare Gruppi Italialtrove,
mando altre due-mail di lavoro per il Gruppo di acquisto a Berlino
ed inizio a leggermi il report ed i parametri di un'offerta immobiliare per alcuni potenziali clienti...
Poi mi devo interrompere per accompagnare mia moglie in centro città (mi capita raramente di passarci) dove espone per una "due giorni" le sue sculture in una primaria via del centro diventata pedonale (segui LINK)

Nota: allo stesso tempo mia moglie fa anche l'architetto e la "mamma"... 

Sono le 10.40 del mattino...di venerdì...e rimango allucinato: 
è pieno di gente che fa il classico passeggio della domenica, calmi, rilassati,
con bambini, senza bambini, con cagnolini e senza cagnolini,
vecchi, mezza età, giovani ed anche persone "indefinibili" che sfuggono ad una normale categorizzazione...
Insomma un po' di tutto...sono talmente tanti che dovendo spostare due sculture (faccio anche quello mentre butto un okkio su euro/usd...) da una parte all'altra della via pedonale 
devo stare attento a non urtare nessuno e che ci sia una pausa del passeggio...
del passeggio di venerdì alle 10,40 del mattino!!!
Tutti calmi...tranquilli...mentre io ero stra-affannato per tornare a finire le attività lavorative in sospeso...sulle quali sento il peso della mia responsabilità.


MA TUTTA QUESTA GENTE NON HA UN CAXXO DA FARE NELLA VITA?
Ma QUANTI CAXXO DI INOCCUPATI, DISOCCUPATI, PENSIONATI BABY, STUDENTI, STUDENTI FUORI CORSO, MALATI CRONICI, PARASSITI, MANTENUTI, RENTIERS, MAMME A TEMPO PIENO, BAMBINI, PARASSITI CORPORATIVI A BUSINESS PROTETTO,STATALI, POLITICI ED INATTIVI DI VARIO GENERE....;-) CI SONO IN ITALIA....???
70%-80% del TOTALE della Popolazione? 
E non sto sparando a caso (purtroppo)....



Ecco il tasso di "occupazione" italiano trai i 15 ed i 64 anni (dati ISTAT): 55% circa di "occupati"...

Considerate dunque TUTTI quelli sotto ai 15 e quelli sopra a 64...
e fatevi voi quattro calcoli su quante persone REALMENTE in FallitaGlia contribuiscano a CREARE VERAMENTE Ricchezza...
FONDAMENTALMENTE 4 GATTI....IPER TASSATI ED IPER AFFANNATI...
Inoltre la VERA parte PRODUTTIVA del Paese è veramente ESIGUA rispetto alle "palle al piede" (in senso meramente "economico-funzionale"....non come giudizio di valore e senza considerare altre importanti funzioni...perchè la "creazione di ricchezza" non è certamente limitabile solo ad una dimensione economica...però diciamo che "il totale dei soldini prodotti" alla fin fine non è che sia proprio una variabile trascurabile per "far tornare i conti"...)
Ed ancora:


Pertanto, al di là della Crisi, 
non soprendiamoci di QUESTO:


E non sorprendiamoci se poi le ns. socio-economie AVANZATE, ANZIANE&DECADENTI
sono in DECLINO rispetto ai cosiddetti Paesi Emergenti.... ;-)



Quando giro a Berlino alla stessa ora dello stesso giorno...non trovo nessuno in giro nelle vie pedonali da cazzeggio domenicale od al massimo vedo gente indaffarata...oppure tante mamme giovanissime con bambini perchè lì sono "coperte" da un super Welfare per poterlo fare (ed è giusto così)...
Quando giro a Bangkok alla stessa ora stesso giorno sembra di vedere un FORMICAIO di attività....tutto un indaffararsi...tutto il giorno ed anche di notte....
Che vi posso dire? 
Sarò sfigato io...saranno sfigati in Germania ed in SE Asia.... ;-)
QUI invece "evidentemente" possiamo permettercelo... ;-)




Beata questa massa di fancazzisti da passeggio pedonale alle 10,40 del mattino di un giorno lavorativo! Si vede che loro possono permetterselo ....e FallitaGLia pure...
forse anche GRAZIE A ME ed A QUALCUNO dei "4 gatti" COME ME...
Ed io la vita me la godo eccome, appena posso....e mi organizzo per farlo il più possibile...
ma il cazzeggio-passeggio alle 10.40 del mattino di un venerdì ancora non mi era riuscito di ottenerlo...anche con il massimo dell'ottimizzazione... ;-)
Ed adesso a lavorare per altre 4 ore minimo (a breve conference call con avvocato-commercialista Thai per il progetto SE Asia...)
e domani che è Sabato al lavoro almeno altre 4 ore per recuperare il tempo perso oggi in varie faccende aggiuntive alla tabella di marcia classica!
Del resto quel 70% di fancazzisti qualcuno deve pur mantenerlo...;-)
Almeno fino a quando non sarò DEL TUTTO IN #ITALIALTROVE...
lontano da questa FallitaGlia!



Del resto...con il 70% di Pressione Fiscale REALE è assolutamente normale che sempre più persone non facciano un caxxo....




Perché INFATTI dovrebbero farsi il CULO
se 7 su 10 va ad uno Stato Fallito 
che ruba, spreca e ricambia con servizi da Uganda???
Come sempre anticipai anche questo nel mio BLOG-Enciclopedia....
Supercazzola Geniale&Rivoluzionaria: in questa Italia...Fare al Meglio il Nostro Minimo

E LAFFER semplicemente sta facendo il suo corso NATURALE....;-)



Fonte: qui