9 dicembre forconi: fisica
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mercoledì 9 ottobre 2019

IL PREMIO PER LA FISICA ASSEGNATO A JAMES PEEBLES, PER GLI STUDI TEORICI SULLA RADIAZIONE COSMOLOGICA DI FONDO, E A MICHAEL MAYOR E DIDIER QUELOZ PER LE LORO SCOPERTE RELATIVE AI PRIMI PIANETI ESTERNI AL SISTEMA SOLARE



Silvia Caprioglio per LaPresse

michael mayor. didier quelozMICHAEL MAYOR. DIDIER QUELOZ
Studiosi che hanno contribuito alla nostra comprensione dell'evoluzione dell'universo e del posto della Terra nel cosmo. Quest'anno il premio Nobel per la Fisica si fa in due, anzi, in tre. L'Accademia reale svedese delle scienze ha deciso di attribuirlo a James Peebles, "per scoperte teoriche in cosmologia fisica", e congiuntamente a Michel Mayor e Didier Queloz, "per la scoperta di un esopianeta in orbita attorno a una stella di tipo solare". Tre cosmologi, scelti perchè i loro studi "hanno cambiato per sempre le nostre concezioni del mondo".
nobel 2019 james peebles michel mayor didier quelozNOBEL 2019 JAMES PEEBLES MICHEL MAYOR DIDIER QUELOZ








James Peebles, nato in Canada nel 1935 e professore nell'americana Princeton University, sul solco di Einstein, ha studiato per due decenni dagli Anni 60 la nascita dell'universo, a partire dalle radiazioni apparse 400mila anni dopo il Big Bang.
james peeblesJAMES PEEBLES

"Il suo lavoro ci ha rivelato un universo di cui è noto solo il 5% del contenuto: la materia che compone stelle, pianeti, alberi, e noi. Il resto, il 95%, è di ignota materia oscura e energia. Questo è un mistero e una sfida per la fisica moderna", sottolinea l'Accademia.
51 pegasi esopianeta scoperto da mayor e queloz51 PEGASI ESOPIANETA SCOPERTO DA MAYOR E QUELOZ
 
Michel Mayor, nato a Losanna nel 1942, professore all'Università di Ginevra, e Didier Queloz, nato in Svizzera nel 1966, suo studente di dottorato e poi professore in quell'ateneo e a Cambridge, sono stati i primi a rivelare, nel 1995, l'esistenza di un pianeta al di fuori del nostro sistema solare e in orbita attorno a una stella di tipo solare. Il suo nome è 51 Pegasi ed è una 'palla gassosa' comparabile al gigante Giove. Mayor e Queloz hanno esplorato la nostra galassia, la Via Lattea, alla ricerca di mondi sconosciuti.
michael mayorMICHAEL MAYOR

E la ricerca di 'mondi alieni' e di un pianeta con caratteristiche simili alla Terra, favorevoli alla vita, non si è mai fermata. La scoperta di Mayor e Queloz ha dato il via a una rivoluzione in astronomia e da allora sono stati trovati oltre 4.000 pianeti extrasolari. Strani nuovi mondi vengono ancora scoperti, con un'incredibile ricchezza di dimensioni, forme e orbite. "Il mio consiglio ai giovani che si avvicinano alla scienza? Fatelo per amore della scienza, perché ne siete affascinati", parola del neo premio Nobel Peebles. Fonte: qui

mercoledì 4 ottobre 2017

Forchielli, l’anti-ottimista: «Evacuate i giovani dall’Italia»

Il fondatore di Mandarin Capital Partners nella redazione de Linkiesta: «Gli italiani sono diventati un popolo di camerieri, le aziende sono vecchie e lontane dall’innovazione, le università irriformabili. E i genitori sono delle bestie, perché accettano che i figli studino materie umanistiche»

Una serata contro l’ottimismo. Quando Alberto Forchielli entra nella redazione de Linkiesta, bastano pochi secondi per capire il senso del suo libro, “Trova lavoro subito!”, scritto con Stefano Carpigiani (Sperling & Kupfer). «Non è un manuale per trovare lavoro», dice, «volevo chiamarlo “Evacuate i ragazzi dall’Italia”. È un libro per i genitori di un ragazzo giovane che deve essere educato a fare delle scelte. Nasce dalla ribellione contro il renzismo, contro un ottimismo di maniera e senza sostanza che continua a venire spacciato». Invece nel nostro Paese, è il senso di tutto l’incontro organizzato in collaborazione con Moneyfarm, è in corso un declino devastante, destinato solo ad accelerare. «Non so quanto potremo andare avanti. Forse cinque, forse dieci anni», dice il fondatore di Mandarin Capital Partners, classe 1955, due terzi della vita passata tra gli Usa e l’Asia. L’invettiva è contro tutto il sistema: le università, le istituzioni, le aziende, ma anche, naturalmente, i giovani stessi e i loro genitori.
Il tutto comincia con un aneddoto su un suo collaboratore dell’ufficio di Shanghai. Si chiama Jeff. Lavora 16 ore al giorno, anche la notte. Vuole andare alla Harvard Business School, ha trovato il tempo di fare il test Gmat, con il risultato elevatissimo di 711. Ne parla con lo stesso Forchielli, che il giorno dopo incontra per caso dei professori di Harvard, parla loro del ragazzo e si sente rispondere: «Se dovessimo prendere tutti i cinesi che al Gmat hanno preso 711, avremmo al 90% studenti cinesi. Per loro la soglia minima è 760». Morale: in Cina ci sono sette milioni di laureati all’anno, gli studenti asiatici sono al top delle prestazioni nei test internazionali. «Capito con chi avremo a che fare nel futuro? Con ragazzi che dalla Cina all’India hanno fame e vedono l’istruzione come solo strumento di elevazione sociale. Studiano da quando hanno tre anni, ma davvero seriamente. Noi già ora paghiamo molto più i ragazzi a Shanghai che a Milano».
Quando si torna a vedere le cose italiane, c’è spazio solo per lo sconforto. ll primo bersaglio sono i genitori: «Delle bestie. Non sono capaci di dare un indirizzo. Quando i figli dicono “mi piace fare scienze politiche o lingue”, i genitori lasciano fare. Così a 24 anni sei finito». Quello che dovrebbero fare è far capire che le uniche discipline che avranno un futuro sono quelle “tradable”, ossia scambiabili nel mondo, perché basati su un linguaggio universale. Come informatica, fisica o medicina.
Così l’Italia, «un mezzo brodo, che non è nel club dei Paesi ad alto valore aggiunto né quelli a basso costo», è diventato per il managing partner di Mandarin quello che Indro Montanelli vedeva in modo per lo più metaforico: «Un Paese di camerieri», dove i ragazzi sono sottopagati per una semplice ragione di domanda e offerta.
Per chi rimane nel nostro Paese cosa c’è? «O c’è il pubblico, che però non ha più soldi. O vai nel privato. Ma le aziende italiane sono vecchie, non c’è un solo settore innovativo dove siamo. Non i chip come Taiwan, non i cellulari come la Corea del Sud, non il biotech, non il software, non il 3-D printing. Niente. I Paesi si misurano in unicorni, le startup che hanno una valutazione di più di un miliardo di euro. Quanti ne ha l’Italia? Solo una Yoox, che nato già da 15 anni, e poi basta». Se di unicorni non se ne vedono è perché «anche se un’idea buona, e anche se il primo milione lo riesci a tirare su, quando hai successo ti servono altri 6-7 round di finanziamenti. Ecco, in Italia 20 milioni non te li dà nessuno». I grandi agglomerati urbani, inoltre, quelli dove si mischiano talenti e finanza e che portano alla creazione di centri di ricerca e di grandi imprese, sono lontani: non solo la Silicon Valley ma anche Boston, Bangalore, Shenzen e, negli Usa, anche San Diego e Minneapolis. L’Europa? «Salvo solo Londra. I soldi ci sono ma mancano le università, manca la cultura, manca il culto dell’imprenditore».
Le università sono il vero punto critico, nella lettura di Forchielli. Per questo quando si chiede se ci sia una via d’uscita, la risposta parte da lì: «Bisognerebbe rifare dalla testa ai piedi le università. Introdurre il merito veramente. Renderle autonome dal punto di vista finanziario. Ma è impossibile. Servirebbero 30 anni di sacrifici, di duro studio per uscire da dove ci siamo cacciati». La notizia dello scandalo dei concorsi truccati negli atenei italiani, partito dalla denuncia di un ricercatore, sarebbe arrivata solo il giorno dopo.
Una testimonianza è arrivata anche da Sebastiano Picone, head of Sales & CRM di MoneyFarm. « Siamo italiani, abbiamo iniziato nel 2011 come startup nel mondo del Fintech. Ma a un certo punto abbiamo avuto bisogno di più risorse finanziarie e sopratuttto di talenti» ha raccontato. «Ci siamo spostati a Londra, dove il contesto è completamente diverso. In Italia di realtà istituzionali pronte a scommettere su un’azienda che fa qualcosa di nuovo non ce ne sono moltissime. A Londra oltre ai capitali ci sono competenze che altrove non si trovano. Il lato negativo è che molti dei talenti che si trovano sono italiani, che hanno dovuto lasciare il Paese. Detto questo, abbiamo anche una sede a Milano, con 45 persone e molti clienti».
Fonte: qui