9 dicembre forconi: centrali nucleari
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mercoledì 24 luglio 2019

Reattori nucleari russi portati offline nel secondo grave incidente in meno di una settimana

In uno sviluppo profondamente preoccupante legato alla rete russa di dieci centrali nucleari a livello nazionale, due di loro hanno subito gravi incidenti operativi in ​​meno di una settimana , causando la disattivazione di più reattori. 
Il russo TASS ha riferito che un "cortocircuito del trasformatore" nella centrale nucleare di Kalinin (NPP) ha provocato "un arresto completo di due e un arresto parziale di un'altra centrale elettrica nella regione di Tver" all'inizio di giovedì. In totale 3 dei 4 reattori della centrale nucleare hanno dovuto essere scollegati . 
Torri di raffreddamento nella centrale nucleare di Kalinin, via Russia Now / The Telegraph
Ore dopo, mentre calava la sera, Reuters riferì che una o più delle unità che avevano subito l'arresto erano tornate online. La Russia è nota come tra i maggiori produttori mondiali di energia nucleare.
L'impianto di Kalinin si trova a nord-ovest di Mosca, nella Russia centrale, ed è operativo dalla metà degli anni '80, con l'ultimo grave incidente noto nel 2016, in cui due lavoratori sono rimasti feriti durante un cortocircuito di una centrale elettrica. Il suo nuovo reattore, il n. 4, è diventato operativo nel 2011. 
Rosenergoatom, una consociata della società nucleare statale Rosatom, ha rilasciato una dichiarazione sottolineando che non c'è bisogno di panico o allarme .
"Il livello di radiazione nella stazione e nel territorio circostante rimane invariato ed è in linea con i normali livelli di fondo", ha affermato la società  .

Quest'ultimo incidente segue quello analogo che i media di Stato hanno riferito venerdì scorso che coinvolge una centrale nucleare nella città russa centrale di Beloyarsk.

Un reattore doveva essere disconnesso quando veniva attivato un meccanismo di sicurezza automatico; tuttavia, è tornato online martedì dopo che un'ispezione non ha riscontrato problemi. 
19 Luglio 2019
Fonte: qui

lunedì 31 dicembre 2018

Francia, Macron: "Stop a 14 centrali nucleari entro il 2035"

 Emmanuel Macron, Edouard Philippe e Francois de Rugy (Ansa)

Emmanuel Macron, Edouard Philippe e Francois de Rugy (Ansa)

Parigi, 27 novembre 2018  - Entro il 2035 la Francia ridurrà la sua quota di energia nucleare del 50%:  saranno chiusi 14 reattori di 900 megawatt. Lo ha annunciato lo stesso presidente Emmanuel Macron: "14 reattori nucleari saranno chiusi entro il 2035", aggiungendo: "12 dei quali fra il 2025 e il 2035", operazione che rientra nell'ambito dell'annuncio della strategia di transizione energetica.

Sur le nucléaire : concrètement, 14 réacteurs de 900 MW seront fermés d’ici 2035. Ce mouvement commencera à l’été 2020 avec l’arrêt définitif des deux réacteurs de Fessenheim. Il se prolongera avec la fermeture de 4 à 6 réacteurs avant 2030.

543 utenti ne stanno parlando

Macron ha però chiarito: "Ridurre il ruolo dell'energia nucleare non significa rinunciarvi", presentando la Programmazione pluriennale dell'energia (Ppe). "Dobbiamo sentire le proteste di allarme sociale" ma "senza rinunciare alle nostre responsabilità" perché "c'è anche un allarme ambientale". Il capo dell'Eliseo ha "chiesto a EDF (l'operatore energetico francese, ndr) di prendere degli impegni sul nucleare per un'elettricità più economica", entro il 2021.

E a proposito il presidente ha anche mandato un messaggio ai gilet gialli: "Non confondo i casseur con i cittadini che vogliono far passare un messaggio". 




Video incorporato

Je crois comprendre vraiment les attentes et les frustrations, une colère sourde, des rancunes et les rancœurs qu’éprouvent les citoyens devant des pouvoirs qu’ils sentent loin d’eux et qu’ils sentent indifférents.

813 utenti ne stanno parlando

Su tutte la centrale più discussa e più obsoleta, quella di Fessenheim, "sarà fermata nell'estate 2020", ha confermato Macron. 
Il presidente ha anche garantito che il sostegno allo sviluppo di energie rinnovabili passerà dai 5 miliardi attuali "a 7/8 miliardi di euro all'anno". Un passaggio che vedrà una triplicazione dell'eolico su terra e una moltiplicazione per cinque del fotovoltaico entro il 2030. "Concentriamo i nostri sforzi sullo sviluppo delle energie rinnovabili più competitive e, dal momento che prestiamo attenzione al potere d'acquisto dei francesi, saremo esigenti sui costi con i professionisti", ha detto Macron. Fonte: qui

martedì 7 agosto 2018

Caldo record, la Francia chiude altri quattro reattori nucleari

Altri impianti di produzione di energia erano stati spenti all'inizio della settimana

L'impianto nucleare di Fessenheim, riva francese del fiume Reno (Epa)


Parigi, 5 agosto 2018 - La società energetica francese Edf ha deciso di chiudere temporaneamente quattro reattori nucleari, si è vista costretta a farlo a causa delle elevate temperature dei circuiti di raffreddamento, diretta conseguenza dell’ondata di caldo rovente che attraversa l’Europa. La misura di sicurezza, secondo quanto ha riportato l’Independent, riguarda oggi in particolare uno dei reattori dell’impianto di produzione di energia elettrica di Fessenheim (sponda francese del fiume Reno), tra Friburgo (in Germania) e le località francesi di Colmar e Mulhouse. Si tratta della centrale più datata tra tutte quelle in funzione in Francia.
La decisione di abbassare la potenza di esercizio dei generatori fino ai livelli minimi è stata presa in quanto le acque del fiume surriscaldate non riuscivano più a smaltire in condizioni ordinarie le temperature disperse dagli impianti. Per raffreddare i reattori, le centrali nucleari prelevano l’acqua dei fiumi che poi viene riversata negli stessi corsi d’acqua alla fine del ciclo. Ma un surriscaldamento dell’acqua può provocare un’improvvisa e massiccia moria dei pesci, come è successo in Germania in settimana, e questa è la prima avvisaglia che si intendeva scongiurare. Edf aveva già spento per precauzione, all’inizio della settimana e per lo stesso motivo legato al caldo, tre altri reattori nucleari nel sud-est: nella centrale elettrica di Saint-Alban (Ise’re) e altri due negli impianti di Bugey (Ain), situati a ridosso dei fiumi Reno e Rodano. Fonte: qui

giovedì 26 ottobre 2017

Nucleare, così il «mal francese» colpisce anche noi

Ci risiamo. Le centrali nucleari francesi, egemoni nella produzione elettrica d’oltralpe, ma anche volenterose fornitrici dei paesi vicini, sono sempre più alle corde. Vecchie, dal lentissimo rinnovamento, e per giunta impossibilitate a cedere il testimone ai reattori di nuova generazione, tanto ritardatarie da lasciare sul campo anche i sogni di partecipazione internazionale della nostra Enel, uscita dal consorzio “pilota” Epr di Flamanville, in Normandia, dopo aver constatato i segni del fallimento. 
La super-nuclearista Francia preda dunque dei ferrivecchi? Pare di sì.
Nel 2016 l’autorità francese per la sicurezza nucleare (ASN) aveva bloccato per lunghe settimane ben 12 reattori fallati
Nei giorni scorsi l’ennesima batosta, con la chiusura almeno fino al 2 novembre di quattro unità della centrale nucleare Tricastin di Drome, per 3600 megawatt di potenza e una produzione annua di 25 terawattora. Le simulazioni aggiornate sui terremoti obbligano a un rafforzamento delle infrastrutture. Poca cosa, sembrerebbe. Ma mentre potrebbe mancare ai francesi il 5% o anche più di potenza elettrica, la ASN ha messo in campo l’ennesima ispezione di altri 12 reattori del colosso francese Edf, sospettati di nuove magagne forse più gravi.
Problemi loro, ma anche problemi per i paesi che hanno la consolidata abitudine importare dalla Francia partite di elettricità in virtù delle caratteristiche della produzione nucleare, che è scarsamente modulabile e così ci arriva a prezzi scontati specie nelle fasce orarie in cui la richiesta non è al picco. Il “polmone” nucleare francese ansima. Rischia problemi la Svizzera. Si preoccupa il Belgio. Ma in prima fila ci siamo noi italiani. Certo, non tutti fanno autentici scongiuri: i mercati elettrici sono sempre più integrati e i produttori di elettricità nostrani possono intanto brindare, anche se con un po' di cinismo, alle tensioni sui prezzi di riferimento all'ingrosso, che le falle francesi spingono al rialzo in Europa e anche da noi.
A farne le spese rischia di essere il nostro sistema elettrico nel suo complesso, e i consumatori. Su due versanti: quello appunto dei prezzi e quello della sicurezza del sistema. Il mercato ha la sua regola fondamentale: penuria e rischi, specie se in combinazione tra loro, fanno decollare le quotazioni. Penuria perché come si sa dipendiamo non poco dall’interscambio, fatto soprattutto di import, di elettricità francese. 
Rischi perché il nostro sistema elettrico è proprio al culmine dell’ennesima trasformazione. Continuiamo a essere in una teorica sovracapacità, ma il margine di riserva, ovvero la potenza eccedente effettivamente disponibile per far fronte a richieste in qualche modo impreviste o alle esigenze di supplire a qualche centrale che si rompe o linea elettrica che si interrompe, è tornato ai minimi storici.
Siamo in equilibrio precario. E il “mal francese” dell'elettricità non ci aiuta proprio. A conferma che qualche ripensamento nella nostra strategia sul sistema elettrico è opportuna. A fornirci lumi, e magari qualche rimedio, sarà (si spera) il prossimo varo della nuova edizione (non è la prima) della Strategia energetica nazionale annunciato anche in questi giorni dal ministro dello sviluppo Carlo Calenda.

6 Ottobre 2017
Fonte: qui

martedì 30 agosto 2016

Iran, schierato sistema russo S-300


Due nuove centrali nucleari sorgeranno in Iran, grazie all’accordo Bushehr Phase II, siglato due anni fa con i russi. 


I due impianti sorgeranno nella città portuale di Bushehr, nel sud dell’Iran, per un investimento complessivo di dieci miliardi di dollari, su ordine diretto del presidente iraniano Hassan Rouhani


L’accordo, siglato tra Teheran e Mosca nel 2014, prevede la costruzione di otto reattori. Poche ore fa, i media iraniani hanno annunciato che il più importante impianto nucleare del paese, quello di Fordo, è protetto da un sistema missilistico a lungo raggio di fabbricazione russa recentemente consegnato. Nel video diffuso dalle tv di stato, è stato immortalato un S-300 operativo, nella struttura a sud della capitale iraniana. Le immagini del sistema S-300 a Fordo, nella Regione di Qom, sono state svelate dopo il discorso del leader supremo Ayatollah Ali Khamenei. Quest’ultimo ha sottolineato la natura difensiva dell’asset schierato a Fordo, paventando ritorsioni contro qualsiasi aggressione.


Il sito nucleare di Fordo, destinato all’arricchimento dell’uranio, ha cessato ogni attività in base all’accordo siglato lo scorso gennaio tra l’Iran e le sei potenze mondiali: Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia, Cina, Germania e Russia. In base all’accordo, l’Iran avrebbe smantellato 19 centrifughe in cambio delle riduzioni delle sanzioni. Teheran manterrà soltanto cinquemila centrifughe attive per fini di ricerca. Sarebbe opportuno rilevare che l’accordo raggiunto non prevede la chiusura degli impianti iraniani, nonostante le precise richieste del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
Fino al 2009, Fordo era una struttura segreta gestita dalla Guardia Rivoluzionaria iraniana. L’arricchimento dell’uranio poco sotto la gradazione per le armi iniziò nel 2011. Le centrifughe possono essere utilizzate per arricchire l’uranio a livelli più bassi per l’impiego civile in campo energetico, medico e scientifico. L’Iran si è impegnato a non arricchire uranio negli impianti di Fordo per almeno 15 anni e di ridurre le sue riserve di uranio arricchito da cinque tonnellate a 300 kg.
Sabato scorso, da Bandar Abbas, il comandante della Marina della Guardia Rivoluzionaria iraniana, l’ammiraglio Ali Fadavi, ha sottolineato la potenza della sua flotta e la debolezza della flotta statunitense.
“97 unità della Marina della Guardia Rivoluzionaria iraniana, pattugliano costantemente il Golfo Persico e mantengono a bada le navi da guerra  degli Stati Uniti. Washington cerca di indebolire i paesi che prendono a modello la rivoluzione iraniana. Questo disegno è destinato a fallire, mentre è proprio la loro presenza nella regione a provocare insicurezza”.

Fonte: piovegovernoladro.info/