9 dicembre forconi: burosauro
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domenica 13 maggio 2018

CONFINDUSTRIA: LUXOTTICA ESCE DALL’ORGANIZZAZIONE

LEONARDO DEL VECCHIO HA DECISO DI NON RINNOVARE L’ISCRIZIONE COME FECE SERGIO MARCHIONNE NEL 2011 

LA POLEMICA VERSO UN APPARATO BUROCRATICO CONSIDERATO INADEGUATO AI TEMPI

Roberto Mania per “la Repubblica”

leonardo del vecchioLEONARDO DEL VECCHIO
Del Vecchio via da tutte le associazioni territoriali, resta in quella di settore Roma Luxottica se ne va da Confindustria. Il colosso mondiale degli occhiali, che grazie alla fusione con i francesi di Essilor raggiungerà i 50 miliardi di capitalizzazione e i 140 mila dipendenti in tutto il globo, ha deciso di non rinnovare più l' iscrizione alle associazioni territoriali di Confindustria, ma di restare iscritta alla sola federazione di categoria.

È, comunque, una decisione clamorosa per le dimensioni e per la indiscutibile leadership che il gruppo esercita nel capitalismo italiano. Una scelta che ricorda molto quella compiuta da Sergio Marchionne nel 2011: fuori da Confindustria in polemica con un apparato burocratico ritenuto inadeguato ai tempi della quarta rivoluzione industriale e alla ricerca di un nuovo modello di relazioni sindacali che guardava al solo contratto aziendale, con più flessibilità nell' organizzazione del lavoro e retribuzioni legate essenzialmente dall'andamento della produzione.

Una rottura, quella di Marchionne, che non si è più rimarginata nonostante gli appelli periodici che dai vertici di Viale dell' Astronomia sono partiti all' indirizzo del Lingotto. La Fiat mantiene solo un contratto di servizio con l' Unione Industriale di Torino.
marchionneMARCHIONNE

Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica, se ne va, ma senza polemiche. D' altra parte in Confindustria non ha mai voluto esercitare un' azione di primo piano. Il gruppo, che da poco ha cambiato l' amministratore delegato, resterà iscritto all' associazione di categoria (quella dei produttori di occhiali), l' Anfao, ma uscirà dalle strutture territoriali dove sono presenti le sei fabbriche italiane ( circa 11 mila dipendenti): Belluno, sede storica del distretto dell' occhialeria, Treviso, Trento e Torino. Il che si tradurrà per le casse confindustriali in meno entrate.

Luxottica ha comunicato ieri mattina la sua decisione e a Belluno sono rimasti di stucco.
VINCENZO BOCCIA CONFINDUSTRIAVINCENZO BOCCIA CONFINDUSTRIA
Nessun preavviso, infatti, nessun casus belli, almeno che si conosca. Nessuna comunicazione alla sede romana di Confindustria che l' ha saputo solo in serata. Qualcuno - certo - ricorda che a Del Vecchio non piacque affatto come il Sole 24 Ore (quotidiano di proprietà di Confindustria) trattò l' accordo con Essilor, considerandolo una sorta di resa della grande multinazionale italiana ai francesi.

Difficile, però, che possa essere questa la ragione. Informalmente da Luxottica spiegano che la decisione è legata al fatto che il gruppo non svolge attivamente alcuna azione all' interno delle strutture territoriali e che dunque si è preso atto semplicemente della situazione.

Fonte: qui

giovedì 9 febbraio 2017

Un mostro da mille miliardi Ecco la spesa dell'Ue in 7 anni

Italia tra i grandi finanziatori del bilancio 2014-2020. Ma per l'emergenza migranti ci sono soltanto spiccioli

Un «super Stato» che costa oltre mille miliardi di euro. 

Questa è l'Unione Europea del settennio 2014-2020, un mostro burocratico da oltre 150 miliardi l'anno.

Esaminando il bilancio pluriennale della Comunità, come aggiornato lo scorso dicembre dal voto dell'Europarlamento, si scopre infatti di avere a che fare con un vero e proprio Leviatano.

Gli impegni di competenza per i sette anni, infatti, ammontano a 1.087,2 miliardi (1.025,4 miliardi gli stanziamenti per cassa). Ma a che cosa serve tutto questo fiume di denaro che per la maggior parte proviene dai Paesi più grandi (Germania, Francia, Italia e Gran Bretagna fino a quando non uscirà definitivamente)? 

Il capitolo di spesa di maggiore entità è «Crescita intelligente e inclusiva» che vale circa 513,5
miliardi di euro, ossia poco meno della metà dell'intero bilancio. Ma è una voce molto composita: si va dal finanziamento del progetto Erasmus per gli studi all'estero al Fondo di solidarietà per i danni causati dalle catastrofi naturali fino ai fondi di coesione (quelli che le nostre regioni non riescono a spendere), a quello per gli investimenti strategici (ossia il meccanismo per applicare il piano Juncker) fino ai progetti aerospaziali e termonucleari.

Il secondo maggiore impegno di spesa è denominato «Crescita sostenibile: risorse naturali» e vale nel settennio 420 miliardi, cioè 60 miliardi all'anno dei quali oltre 40 miliardi sono impiegati nel Fondo di garanzia per l'agricoltura, cioè i sussidi che tutti gli agricoltori ricevono in base agli obiettivi definiti per ciascun settore. Oltre 11,5 miliardi all'anno sono destinati allo sviluppo rurale, cioè alle aree europee più svantaggiate, mentre mezzo miliardo annuo è destinato alla pesca e all'itticoltura.

Sull'ultimo gradino del podio si trova, invece, il capitolo «Amministrazione», ovvero il finanziamento diretto del carrozzone che si muove tra Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo (limitandosi solamente ai principali organi istituzionali). Sono 70 miliardi, cioè 10 miliardi all'anno. Diamo un occhiata al bilancio 2017, giusto per avere un ordine di grandezza. Il Parlamento europeo costa 2 miliardi circa, il Consiglio Ue 550 milioni, la Commissione 3,5 miliardi, la Corte di Giustizia 400 milioni e la Corte dei Conti Ue 140 milioni circa.

Il capitolo «Sicurezza», invece, è molto più indietro: 17,7 miliardi di euro nel periodo 2014-2020 con una spesa media annua di 2,5 miliardi. Una cifra inferiore a quella che l'Italia spende ogni anno per far fronte all'emergenza migranti che ammonta a circa 3,3 miliardi. Questo valore corrisponde al triplo di quanto Bruxelles ha stanziato per il 2017 per «Asilo e migrazioni» (1,1 miliardi). Anche se va detto che un'emergenza può sempre essere gestita con le risorse molto composite della voce «Crescita intelligente e inclusiva», resta il fatto che la stessa struttura del bilancio consideri secondario il flusso proveniente dal Nord Africa.

È chiaro, quindi, che un sentimento di esasperazione mista a scetticismo possa generarsi in Paesi come l'Italia che vedono la loro difficile situazione economica aggravata dagli ingestibili flussi migratori. Soprattutto se si osserva che nel 2015 (ultimo dato disponibile) il nostro Paese ha contribuito per oltre 15 miliardi al bilancio europeo ricevendone indietro 10, oltre la metà dei quali sotto forma di sussidi all'agricoltura e un altro 40% in fondi di coesione.

Ma c'è un altro problema: questo super Stato da mille miliardi non riesce a funzionare nemmeno come camera di compensazione dei diversi interessi in una fase ancora incerta della congiuntura globale. L'ortodossia rigorista imposta dallo strapotere tedesco in ognuna delle istituzioni fondanti (anche se l'Italia ha la presidenza del Parlamento Ue e della Bce) tende ad ammettere pochissime deroghe. E questo non contribuisce ad aumentare il clima di fiducia. 

Fonte: qui