9 dicembre forconi: Roberto Fico
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sabato 29 giugno 2019

BEPPE GRILLO COME FONDATORE DEL TEMPIO SOLARE

Geniale e  spassosa   l’analisi di Paolo Mieli sulle pulsioni interne  al Movimento 5 Stelle dopo la disfatta elettorale a “tornare allo spirito delle origini” :  lo paragona al  movimento del reverendo Jones, guru e fondatore della setta People’s Temple ,  che il 12  novembre  1978,  convinse i suoi  909 adepti a  suicidarsi in  massa. Col cianuro.
Era successo che un deputato del Congresso, Leo Ryan, aveva visitato il gruppo che per ordine del guru s’era ritirato nella giungla della Guyana, e ne aveva scoperto  le sopraffazioni  totalitarie   e il dominio psichico aberrante  che il “reverendo” – che adottava una forma di marxismo  mentale   di sua invenzione  – esercitava  sui suoi poveri fedeli. Jones aveva fatto uccidere Ryan; ma sentendo che ormai il mondo esterno aveva gettato uno sguardo impuro   sulla sua società   perfetta di fanatici  soggiogati, insegnò loro che  occorreva “difendersi dall’invasione del male”   con il suicidio di massa.

A  Beppe Grillo, che una volta era un comico, non  sfuggirà il ridicolo di questa evocazione sinistra: de te fabula narratur. 

Il reverendo Jones aveva composto un inno che fece cantare ai suoi soggiogati quando il gruppo ricevette la visita dell’ambasciatore sovietico della Guyana  (allora una dittatura guevarista):  «Siamo comunisti. Siamo comunisti oggi. Siamo comunisti oggi e ne siamo felici».
Abbiamo una idea dell’inno che il reverendo Beppe farà cantare ai suoi?“NO-TAV, No-ILVA;  No-Gas! no-Autostrade,  Onestà, Onestà, Onestà!”, “Crescita zero! Chiudere tutte le fabbriche!”. 
E  ciò gli farà forse recuperare i milioni di voti  che hanno perso nei primi mesi di governo? Palesemente no.   La pulsione del  ritorno alle origini è un puro intento suicida.
Finisce regolarmente così nelle sette di un certo tipo:  è accaduto a Waco  (1993),  e a quelli del Tempio Solare:  75    adepti,  psico-dipendenti da un guru belga di nome Luc Journet, si uccisero  vicendevolmente  fra la Svizzera e la Francia  e il Canada  nel nell’ottobre 1994.
“L’intrusione del male” nella setta (gnostica, neotemplare, apocalittica),  s’era manifestata poche settimane prima nella polizia elvetica, che  voleva sapere come mai quelli avessero ucciso un  neonato  (vi era entrato lo spirito di Satana);   questa infezione della volgarità alla purezza (Onestà! Onestà!”)   ostacolava ormai il programma concretissimo del gruppo, che consisteva nel combattere il  malvagio  potere di questo mondo  –  concentrato nella Massoneria, Vaticano, Opus Dei e  nel governo del Québec –     deponendo  questo corpo, piombo alchemico dal trasformare in oro, per rivestire il corpo solare  e  unirsi ai Maestri che  avevano lasciato la Terra negli anni ’30, sapendo prossima l’Apocalisse,  per cominciare una vita purissima su Giove o su Sirio, dove non ci sono acciaierie inquinanti né bisogno di treni per Lione.
Ciascuno capisce  la perfetta razionalità  di questo programma di purificazione.  Alcuni degli adepti, che faticavano a capirlo perché meno evoluti, furono  caritatevolmente  “aiutati” a deporre il corpo dagli altri,  i più illuminati e consapevoli.
Una delle sopravvissute, tale Madame  Paulais, stupì i giornalisti difendendo gli insegnamenti del guru con queste parole:  «Ho appreso un’ igiene di vita giusta e felice. Mi ha aiutato a prendere coscienza della realtà del presente, di questo mondo che va ineluttabilmente verso l’ autodistruzione. In cima alla piramide del potere c’ è qualche famiglia, la Massoneria, l’ Opus Dei, il Vaticano..».
E’ il tipo di risposta, con variazioni di toni, tra sprezzante, adirata  con aria  di sufficienza che si può ottenere da ogni militante attivista grillino. Una igiene di vita giusta e felice, l’onestà assoluta in politica  espellendo tutti quelli di cui qualcuno si vanta al telefono di voler pagare 30 mila  euro  a un senatore  per ottenere una legge a suo favore (che non ottiene), l’aria purificata dai fumi industriali, un Meridione che campa  di coltivazione  di cozze  col reddito di cittadinanza  e il riciclaggio della rumenta:  chiunque obietti è trattato col disprezzo che si deve a un  disonesto che serve interessi   ripugnanti, o  pazzo pericoloso, da eliminare – con l’aiuto del trojan e dei procuratori,  purissimi  esecutori dell’Onestà.
Perfettamente razionale.
Perché  tutto è perfettamente razionale. Quando il Movimento, nella UE, chiede prima di entrare nell’ALDE  di Verhofstadt  ultra pro-euroe pro-ue –  ricevendone un rifiuto, e adesso  chiede di entrare nel “Gruppo dell’estrema sinistra europea di cui fanno parte lo spagnolo Podemos, il greco Syriza, France Insoumise di Jean Luc Mélenchon e la tedesca Die Linke” (quella che gestisce la Sea Watch) ricevendone altrettanto rifiuto  – e rifiutandosi insomma  il movimento di allearsi con gli altri sovranisti e populisti – ,  è  in perfetta coerenza con l’idea delle Origini 5 Stelle. Chi non lo capisce va eliminato. C’è solo da ringraziare che l’eliminazione  non sia ancora fisica, non avendo i grillini il potere totale sull’Italia che sperano di riconquistare con Ritorno al Messaggio Originario.
Il punto,  suggerisce Mieli, è che quale sia il Messaggio Originario non fa unanimità  nel movimento stesso:
sembrano dimostrarlo “la pubblicazione di un libro di Alessandro Di Battista assai polemico tra le righe con ministri e sottosegretari del M5S. Fico che  attacca il governo sulla questione dei migranti, su Regeni, su tutto  – identificandosi  con la Sinistra più anti-salvinaiana ma anche più anti-grillina,   è il vero interprete delle  Origini? “Non si può dire neanche che si stia stabilendo un asse tra Di Battista e Fico”, che dovrebbero essere i due capi-corrente  dell’opposizione interna.  Varie donne senatrici non fanno che esprimere dissenso dalla linea di Di Maio; che si precipita a Taranto per  cambiare i patti sottoscritti con Arcelor  allo  scopo di obbedire alla Idea dell’Origine, che notoriamente era quella di chiuderla e mettere le migliaia di operai a coltivare mitili .
Il rischio è che facciano mancare al loro stesso governo la maggioranza,  e  portare alla fine anticipata della legislatura, che  “aprirebbe la strada a Matteo Salvini e ai partiti di destra (in primis quello di Giorgia Meloni) a lui collegati”.
Cosa tuttavia meno probabile  di quel che appare, dato che secondo le ultime notizie Salvini detesta Giorgia Meloni, la teme perché non è riuscito a inglobare  il suo elettorato – alle europee sono cresciuti  entrambi i partiti –  ed  è  per colpa sua, perché effettivamente ha spostato la Lega sullo stesso terreno  dell’ex MSI: dove la Meloni può proporre l’affondamento della Sea Watch e Salvini no  – il  che è un bel guaio.
La  cosa che rischia di   venir  dopo la crisi per  suicido di massa del Grillismo ordinato da Beppe Grillo, è il governo Draghi-Giorgetti.  O magari, anche peggio, Mario Draghi come “l’italiano”   alla Commissione UE – qualcuno adombra persino il  Capo,  sulla poltrona di Druncker   – dove avrebbe ancor più potere di un capo di  governo italiota,  non essendo soggetto ai  cambiamenti d’umore della “democrazia”. Il vile affarista sta facendo le sue abili mosse, e sta piacendo sempre più all’ala realista dei leghisti, esasperati dai progetti anti-crescita e anti-industria degli alleati. Con le sue ultime asserzioni ha fatto calare lo spread,  regalando mesi di respiro. Conte lo vedrebbe bene nella Commissione UE; e chi potrebbe dire di no? Un personaggio di tale prestigio. Il suo scopo è salvare l’euro dai tedeschi: a questo scopo, ci farà versare le cinquantine di miliardi che servono.  Altri anni di torchia  per il bene della Moneta, per tornare all’Origine della  loro idea di Europa Unita. A fondo perduto, perché i tedeschi hanno già deciso di uscirne.
Il  punto è che i fondatori delle sette non possono capire che il problema, quello che fa perder voti, adepti, senatori e governi, o  condanna interi popoli al suicidio (come nel caso dell’euro), non è “l’allontanamento” dalla Idea Originaria, ma l’Idea Originaria in sé.
Godetevi qui l’articolo di Paolo Mieli:
Dicono di voler tornare ai tempi antichi, ma nel nome del recupero dello «spirito delle origini» potrebbero fare la fine dei discepoli di Jonestown
Negli anni Settanta la setta dei People’s Temple conobbe grandi fortune in parte degli Stati Uniti. Improvvisamente, il 12 novembre 1978, a Jonestown in Guyana, il reverendo Jim Jones che di quella congregazione era il capo, convinse 909 suoi discepoli a suicidarsi in massa. Perché? Era accaduto che un deputato del Congresso, Leo Ryan, incuriosito per il fatto che Jones e i suoi si fossero trasferiti nella giungla della Guyana, aveva indagato scoprendo che l’esercizio del potere all’interno della comunità si era assai discostato dalle promesse iniziali, al punto da produrre «comportamenti irresponsabili, distruttivi» e notevoli abusi. Ryan era stato ucciso prima di poter rivelare al mondo quel che aveva visto — anche se aveva fatto in tempo a confidarne l’essenziale ad alcuni giornalisti — e Jones pensò che fosse necessario tornare allo «spirito degli inizi» e che, per «difendersi dall’invasione del male», servisse quel genere di catarsi. Persuase i suoi adepti a ingerire del cianuro, si uccise lui stesso (sparandosi) e ritenne che in quel modo il suo progetto fosse salvo. A torto. L’America commentò l’episodio con raccapriccio.
In piccolo qualcosa del genere (ancorché, ovviamente, di tipo diverso) sta accadendo qui in Italia. A Venaria Reale, comune piemontese, il pentastellato Roberto Falcone che aveva trionfato nella corsa a sindaco del 2015 con il 70 per cento dei voti, in anticipo di un anno sul successo torinese di Chiara Appendino, ha gettato la spugna.
Tre giorni fa – dieci mesi prima della regolare scadenza del mandato – è stato costretto a dimettersi a causa (parole sue) «del reiterarsi di atteggiamenti e comportamenti irresponsabili e distruttivi» della maggioranza. Maggioranza composta, beninteso, da suoi compagni di partito. Molti dei quali, secondo Falcone, affetti da «protagonismo»: la capogruppo Raffaela Cantella che aveva sbattuto la porta già nel 2017; il vicesindaco nonché assessore al Bilancio Angelo Castagno (dimessosi a maggio); il Presidente del Consiglio comunale Andrea Accorsi con i consiglieri Luca Stasi, Rosa Antico e Giovanni Battafarano che hanno fatto mancare il voto per la variazione di bilancio e se ne sono andati dalla compagine grillina (poco prima di essere espulsi). Mancava la «democrazia interna», si è giustificato Stasi. Può darsi che i ribelli avessero ragione, che Falcone si sia lasciato andare ad un atteggiamento ducesco. Ma è quasi inspiegabile come e perché abbia deciso di «suicidarsi» dal momento che è assai improbabile possa, a breve, tornare alla guida di Venaria. E non può essere una coincidenza che un episodio del genere sia accaduto nel momento in cui in tutta Italia il movimento appare terremotato.
Tali scosse telluriche – la pubblicazione di un libro di Alessandro Di Battista assai polemico tra le righe con ministri e sottosegretari del M5S, qualche roboante presa di posizione del Presidente della Camera Roberto Fico - annunciano per il Movimento Cinque Stelle una strana stagione. Strana e decisiva per le sorti della legislatura, la cui fine anticipata aprirebbe la strada a Matteo Salvini e ai partiti di destra (in primis quello di Giorgia Meloni) a lui collegati. Eppure una senatrice, Paola Nugnes, decide che è proprio questo il momento giusto per lasciare il M5S, due suoi colleghi di Palazzo Madama, Elena Fattori e Matteo Montero, che si danno ogni giorno minor cura di nascondere il proprio dissenso da Luigi Di Maio, talché la maggioranza necessaria al governo (161 voti) appare a rischio. Non si può dire neanche che si stia stabilendo un asse tra Di Battista e Fico. E neppure tra i seguaci dei due c’è unanimità: Dalila Nesci, pur devota al Presidente della Camera, protesta contro le «elucubrazioni in pubblico» all’indomani di un’intervista a Repubblica del suo supposto capocorrente. Minimo comun denominatore in questo marasma è uno solo: tutti dicono di voler tornare ai tempi antichi. Sicché potrebbe accadere che, nel nome di un recupero dello «spirito delle origini», siano proprio i parlamentari Cinque Stelle a provocare un suicidio di massa come quello di Jonestown.
Ma, reverendo Jones a parte, è realistico il ritorno al passato del M5S? A qualsiasi osservatore dell’attuale fase politica appare evidente che - ammesso sia possibile un’improvvisa, unanime riconversione dell’intero movimento agli stati d’animo dell’aprile 2008 - difficilmente i grillini ritroverebbero un elettorato disponibile a sorvolare sulla loro recente prova di governo. Quando andranno alle prossime elezioni politiche, siano esse tra qualche settimana, mese o anno, è su quel che hanno fatto (o non hanno fatto) nei ministeri che verranno giudicati.
Senza contare che – per evidenti motivi – la denuncia di un presunto inquinamento dello spirito rivoluzionario delle origini si rivelerebbe del tutto inefficace se non fosse accompagnata dall’accantonamento dei responsabili di tale misfatto (Di Maio? Ministri, sottosegretari, Presidenti di Commissione?) e alla «punizione» di chi lo ha reso possibile (Davide Casaleggio?).
Il ritorno ai tempi del V Day porrebbe poi il Movimento Cinque Stelle in contrasto con la componente «tecnica» del proprio governo (a cominciare dal Presidente del Consiglio) e in un rapporto non facile con i futuri possibili interlocutori della sinistra tutta. Forse, più agevole con la parte più radicale quella che (nell’intervista a Daniela Preziosi sul «manifesto» in cui proponeva nuovi modelli organizzativi) Stefano Fassina ha efficacemente ribattezzato «sinistra dell’1 per cento». Ma si tratta appunto di una frazione politica assai minoritaria. E dovrebbe dire qualcosa il fatto che – secondo quel che ha rivelato il quotidiano spagnolo El Diario - il Gruppo dell’estrema sinistra europea di cui fanno parte lo spagnolo Podemos, il greco Syriza, France Insoumise di Jean Luc Mélenchon e la tedesca Die Linke, abbia testé respinto la domanda di iscrizione del partito di Di Maio. Ancora più problematico – al di là delle esigenze tattiche su cui insistono Andrea Orlando, Goffredo Bettini, Elisabetta Gualmini e Gianni Cuperlo — apparirebbe il rapporto di un M5S «tornato alle origini» con la componente Pd di Paolo Gentiloni, Carlo Calenda e forse persino quella raccolta attorno a Nicola Zingaretti. Talché tra qualche tempo potremmo constatare che Di Battista, Fico e gli altri irrequieti del M5S – al di là delle intenzioni – saranno passati alla storia per aver spalancato le porte a Salvini e averle chiuse a Zingaretti. Provocando nel loro movimento un suicidio collettivo come quello della Guyana. Involontariamente, a differenza del reverendo Jones.

Paolo Mieli
Il Reverendo Bep
(Noi,  qui, ridiamo per  non  piangere)
Fonte: qui

domenica 21 ottobre 2018

AFFLUENZA MODESTA AL CIRCO MASSIMO PER “ITALIA 5 STELLE”, L’INCONTRO A ROMA DEL M5S


DI MAIO GONFIA IL PETTO: “ABBIAMO COMBATTUTO PER L’ONESTÀ” 

FICO LO RIPORTA CON I PIEDI PER TERRA: “NON CI SARÀ UN'ALLEANZA CON LA LEGA A LIVELLO REGIONALE O EUROPEO: LA NOSTRA IDENTITÀ DEVE RIMANERE” 

DI BATTISTA ANNUNCIA IL RITORNO A NATALE: “MI MANCA LA BATTAGLIA.

ITALIA 5 STELLE A CIRCO MASSIMO, DI MAIO: 'ABBIAMO COMBATTUTO PER ONESTÀ'

luigi di maioLUIGI DI MAIO
Da un palchetto delle agorà una portavoce pentastellata incalza gli astanti: "Qui oggi dobbiamo cambiare l'Italia". Arriva trionfante il vicepremier Di Maio: "Stasera dopo tre ore di Cdm posso dirvi che nel decreto fiscale non ci sarà nessuno scudo e nessun condono". Così Luigi Di Maio da palco di Italia 5 Stelle accolto dagli applausi del pubblico.

"Ce l'abbiamo messa tutti in questi tre giorni e non per combattere qualcuno ma per affermare un principio: l'onestà". "Stiamo al governo e ancora riempiamo le piazze. Continuiamo a inondare le istituzioni di brava gente". Lo ha detto Luigi Di Maio, vicepremier e capo politico M5s, dal palco 5 Stelle del Circo Massimo a Roma. Il fatto, ha proseguito il leader M5s è che "molti di voi che oggi sono qui alla prossima Italia 5 Stelle potrebbero essere nuovi sindaci o europarlamentari".

roberto ficoROBERTO FICO
Sul palco palloncini per ricordare l'addio ai vitalizi. A ricordare il lavoro dei gruppi parlamentari i capigruppo di Camera e Senato Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli che hanno incitato la base ad applaudire tutta la schiera dei parlamentari M5s. Anche il presidente della Camera Roberto Fico nel suo intervento ricorda l'abolizione dei vitalizi dei parlamentari: "Sembrava un obiettivo irraggiungibile, impossibile: abbiamo lavorato tutti insieme e siamo arrivati ad un risultato. Ma il punto non è tanto la questione economica ma una più profonda, significa riparare una ferita che il popolo italiano sentiva verso le istituzioni" ha detto Fico. "Non è che alle elezioni ci sarà un'alleanza con la Lega a livello regionale o europeo: la nostra identità deve rimanere": così il presidente della Camera dice no all'allenza con la Lega alle amministrative.
italia 5 stelleITALIA 5 STELLE

"Tutte le voci devono avere un grande rispetto e noi oggi non ci dobbiamo mai dimenticare chi eravamo ieri; questo è uno dei punti fondamentali perché spesso si arriva nei Palazzi e ci si accomoda" afferma il presidente della Camera ricordando come, fino a non molto tempo fa era il M5S a portare davanti a Montecitorio le istanze dei cittadini. "E oggi le porte di Montecitorio sono aperte a tutti", sottolinea Fico.

Non manca neanche Alessandro di Battista che annuncia "Tornerò a Natale, abbiamo già fatto il biglietto. Vediamo poi che succederà. Non pensavo che mi mancasse così tanto la battaglia". Una decisione che dice di non rimpiangere nonostante le battaglie che si è "perso in Italia". Nonostante tutto, commenta, "ho preso la decisione giusta..".

danilo toninelliDANILO TONINELLI
Non manca la sua analisi della situazione: "I panni sporchi si lavano in casa? Non è detto: io voglio essere informato delle cose o questioni strane che accadono in cdm e che spero siano risolte al meglio. Lo voglio sapere come cittadino che vota. Luigi ha dimostrato da quale parte sta, dalla parte dell'onestà intellettuale". dice in collegamento dall'America Latina . "Vedere che c'è qualcuno che si incazza perché c'è qualcosa che non va? Ma viva la faccia!" aggiunge.

Un palco rotondo al centro dello spazio che consente alle persone di circondarlo e circolargli liberamente intorno e due grandi schermi sullo sfondo che amplificano l'immagine di quanti vi salgono. È' l'innovazione della nuova edizione di Italia 5 stelle, la festa nazionale del Movimento che riporta la kermesse a Roma, al circo Massimo dove già aveva festeggiato nel 2014. Il nuovo allestimento di Italia 5 stelle è stato ideato per festeggiare con gli iscritti il passaggio al governo del paese. E come il Movimento ci è arrivato.

italia 5 stelleITALIA 5 STELLE
Quattro grandi padiglioni raccontano la storia del movimento: le origini, le "stelle" nelle istituzioni e le "stelle" al governo, ovvero le tre fasi del Movimento nato alle origini nelle piazze e nei gazebo, entrato poi in parlamento e poi al governo. Ognuno dei padiglioni è indicato con una gigantografia, rispettivamente, di Beppe Grillo al primo V Day per le origini, di Alessandro di Battista per raccontare la fase della battaglia all'opposizione nella scorsa legislatura e di una piazza gremita da cui si innalzano lettere giganti che formano la scritta "governo 5 stelle" per la fase attuale.

davide casaleggioDAVIDE CASALEGGIO
In questi spazi viene raccontata la storia del Movimento. Un padiglione con la gigantografia di Gianroberto Casaleggio serve invece come luogo di incontro per raccontare il progetto del Movimento in prospettiva: si chiama "Il futuro, Rousseau 2050". Lì si raccontano i progressi e i piani per la realizzazione della democrazia diretta. Oltre i padiglioni ci sono poi le agorà il cui accesso è garantito anche alle persone con disabilità.

Sono tre aree in cui cittadini e rappresentanti nelle istituzioni discutono di programmi attuati e da realizzare. Tutti i parlamentari portano una maglietta gialla che li rende riconoscibili al pubblico, essendo per lo più " portavoce" al primo mandato e quindi ancora poco conosciuti. Tutto intorno i servizi , con i gazebo che vendono gadget, i punti di distribuzione di acqua pubblica, ristoranti, bar.

IL FLOP DI «ITALIA 5 STELLE» POCA GENTE ALLA FESTA E CASALEGGIO SI NASCONDE
Domenico Di Sanzo per “il Giornale”
italia 5 stelleITALIA 5 STELLE

Due chilometri e mezzo. Questa la distanza tra la piazza pentastellata di Italia 5 Stelle e il cuore del potere del «governo del cambiamento». Dal Circo Massimo, teatro della kermesse grillina, a Palazzo Chigi, campo di battaglia di un consiglio dei ministri decisivo per il futuro dell' esecutivo. Alla fine, la «pace armata» c' è stata. Lo ha annunciato lo stesso Luigi Di Maio, appena arrivato a Italia 5 Stelle, in serata, aizzando la folla al grido di «Onestà! Onestà!».

Tutto il corollario allestito dalla task force eventi del M5s ha il sapore di un ritorno al passato. Proprio nella giornata più difficile per la tenuta dell' alleanza con la Lega. Nei gazebo, le pareti sono tappezzate di storia grillina: dal primo V-Day di Bologna del 2007, con Grillo trascinatore indiscusso, la fondazione del Movimento due anni dopo, le prime elezioni regionali del 2010 con percentuali da prefisso telefonico, lo tsunami tour del 2013. Fino all' arrivo in Parlamento, alla fine della campagna elettorale di cinque anni fa.
Nel menù dei punti «ristoro» l' unica traccia di carne è nella pizza con la mortadella.

luigi di maioLUIGI DI MAIO
C' è anche una scelta vegan friendly, tutto all' insegna del rispetto dell' ambiente. Con i punti distribuzione dei bicchieri plastic free e le fontanelle di acqua disseminate in tutto il Circo Massimo. Di Maio, quando sale sul palco dopo «tre ore di consiglio dei ministri», rivendica «il record di presenze, già dal sabato» ottenuto in questa edizione di Italia 5 Stelle. Per tutta la giornata, in verità, lo scenario è piuttosto desolante. 

È difficile trovare qualcuno che non abbia il badge con su scritto «stampa» oppure «parlamentare» o ancora «regionale» o «sindaco».

Nonostante la volontà di un ritorno alle origini «movimentiste», sul pratone romano vanno in scena riti tipici della politica tradizionale. Eletti locali che cercano di accreditarsi con gli onorevoli di Montecitorio e Palazzo Madama, futuri candidati alle Europee (così si definisce una signora, votazione online permettendo) che vanno a stringere le mani di deputati e senatori. Le Agorà, che dovrebbero essere spazi di partecipazione riservati al dibattito tra attivisti e consiglieri regionali, sono semivuote. L'unico vero «richiamo della foresta» delle origini è l' antipatia verso i giornalisti. La Repubblica, Il Giornale e Libero i più odiati.

E tra i capisaldi del Movimento del 2009, secondo le voci che si rincorrono, starebbe per crollare anche la regola del doppio mandato. Gli attivisti chiedono, i «portavoce» tentennano. «Di Maio non può smettere di fare politica» è il ragionamento esemplare delle alte sfere, pochi militanti sono d' accordo.
italia 5 stelleITALIA 5 STELLE

Prima dell' arrivo della squadra «ministeriale» guidata da Di Maio, l' unica star di giornata è Davide Casaleggio. Il figlio del fondatore, presidente dell' Associazione Rousseau, si fa vedere solo nel primo pomeriggio. Alle 15 interviene a un dibattito sul tema «Diventare cittadini digitali. Nuovi diritti, nuovi doveri», ma ieri si era già fatto vedere alla Camera accompagnato dal suo ex dipendente Pietro Dettori.

Solite visioni sulla partecipazione e «il superamento della democrazia rappresentativa», si parla di «dialogare con le foreste e gli algoritmi». Con i giornalisti che lo inseguono all' interno e all' esterno del padiglione «Rousseau» nemmeno una parola. Il capo della Casaleggio e Associati scappa via dal Circo Massimo assediato da microfoni e telecamere. Poi, finito l' assalto dei cronisti, rientra nell' arena. Un paio di selfie, due chiacchiere con qualche attivista e via di nuovo. A chi domanda se si fida di Matteo Salvini risponde con un silenzio gelido. Giù il sipario.

I MILITANTI BOCCIANO SALVINI «È UN FALSO, C' È SOLO SAN LUIGI»
Domenico Di Sanzo per “il Giornale”
italia 5 stelleITALIA 5 STELLE

Mancano ancora più di due ore all' arrivo di Luigi Di Maio sul palco.
Ma, a un certo punto, a prendersi la scena è un attivista siciliano che esibisce un cartello, abbandonandosi alla vanità delle luci dei flash di fotografi e curiosi. La scritta recita: «40% punto e basta». «Ho portato questo messaggio - dice - perché noi in un futuro dovremmo governare da soli, noi siamo alternativi alla Lega, spero che la prossima volta vadano col centrodestra e noi da soli dobbiamo arrivare al 40%».

Mentre tra la sabbia, il prato e gli stand, sgattaiolano i parlamentari al gran completo, da Emilio Carelli e Gianluigi Paragone, ai capigruppo di Camera e Senato Francesco D' Uva e Stefano Patuanelli, il messaggio dell' attivista siciliano sembra essere molto condiviso dalla «base» grillina.

italia 5 stelleITALIA 5 STELLE
Quello con la Lega di Salvini è un «matrimonio d' interesse» spiega un militante di Aprilia, provincia di Latina. Antonio, da Napoli, precisa: «Salvini è un falso, io credo solo in San Luigi». Il mantra suona così: «La stella polare è solo il contratto di governo, Salvini deve rispettare il contratto, noi e la Lega siamo alternativi». Clara, anche lei dalla provincia di Napoli, dice di avere sempre votato a sinistra e, prima del M5s, per l' Italia dei Valori. Poi attacca: «Non mi piacciono i suoi modi, Salvini fa leva sulla paura, lui ha bisogno di un nemico: prima erano i meridionali, ora sono gli immigrati».

di maio e paragoneDI MAIO E PARAGONE



«Noi il condono non lo mandiamo giù - è il messaggio fatto recapitare al Capitano da Bonaria, attivista pesarese - a me Salvini non piace». Al Circo Massimo, la «base» proviene quasi tutta da una militanza di sinistra delusa. Votavano per il Pci, i Ds, anche il Pd oppure i Radicali e l' Idv. Leggevano Repubblica da sempre, poi sono passati a comprare Il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio: «L' unico giornale libero - è il coro ripetuto - a Repubblica scrivono solo fregnacce».

La maggioranza di loro non sopporta Salvini «per la sua arroganza», molti altri non condividono le politiche economiche della Lega, quasi nessuno si fida di lui. L' unico riferimento è il «contratto», evocato continuamente nei capannelli di attivisti che si aggrappano a Di Maio e alla sua «sincerità».

davide casaleggioDAVIDE CASALEGGIO
All' ingresso del gazebo sulle politiche europee, troneggia il simbolo di Efdd, a Bruxelles gruppo del M5s, di cui fa parte il partito del populista britannico Nigel Farage. Lì davanti c' è chi ipotizza «un prossimo M5s europeo» e riferisce di «contatti con la Romania e la Bulgaria». Ma la sintesi la fornisce Alfredo, dalla provincia di Lecce: «Io ero 5 Stelle pure quando ero di sinistra».

Fonte: qui

sabato 30 giugno 2018

IL MOVIMENTO 5 STELLE PUBBLICA SU FACEBOOK UN SONDAGGIO CHE POI GLI SFUGGE DI MANO – ALLA DOMANDA “STATE CON LA CASTA O CON ROBERTO FICO?” VINCE LA CASTA ...

E IL MOVIMENTO LO RIMUOVE DAL SOCIAL NETWORK


CASTA O ROBERTO FICO M5SCASTA O ROBERTO FICO M5S

Inedito infortunio social per il MoVimento 5 Stelle, di solito il partito più scaltro nell'uso di Facebook. Ieri mattina la pagina ufficiale M5s ha lanciato un sondaggio dal risultato in apparenza più che scontato: "Noi pensiamo che i vitalizi siano un privilegio indecente e Roberto Fico si sta impegnando per eliminarli. La casta non è d'accordo e addirittura vorrebbe denunciarlo per questo. VOI DA CHE PARTE STATE?". E qui arriva la sorpresa: nel momento in cui scriviamo, le 16,30 del 29 giugno, il sondaggio ha raccolto al bellezza di 18.495 con un esito sorprendente: "La Casta" (rappresentata in effige da Fausto Bertinotti, Massimo D'Alema, Paolo Cirino Pomicino e Ciriaco De Mita) batte Fico 55% a 45%.
roberto ficoROBERTO FICO




Il sondaggio(dopo la figura di m...a) è stato cancellato dalla pagina Facebook del MoVimento 5 Stelle ... Fonte: qui




IL PRESIDENTE DELLA CAMERA ANNUNCIA LA SFORBICIATA SUI VITALIZI DEI PARLAMENTARI, MA DA DICEMBRE SU “TIRENDICONTO.IT” NON SI HANNO NOTIZIE DEI SUOI 14MILA EURO DI STIPENDIO MENSILE 

LA TERZA CARICA DELLO STATO AVEVA RINUNCIATO ALL’INDENNITÀ DI FUNZIONE, MA…

Gian Maria De Francesco per "il Giornale"

roberto ficoROBERTO FICO
«Una politica a costo zero è possibile e desiderabile». Così il Blog delle stelle, il nuovo house organ M5s da quando Grillo fa il battitore libero, ha annunciato la nuova proposta di francescanesimo politico per gli adepti del Movimento.

Il Comitato di garanzia dell' associazione-partito ha, infatti, proposto una formula innovativa per il trattamento economico degli eletti: l' indennità percepita non potrà superare i 3.250,00 euro netti mensili e sarà ridotta di un importo corrispondente alle ritenute per le assenze.

roberto fico prima dell auto bluROBERTO FICO PRIMA DELL AUTO BLU
Per le spese generali si avrà diritto a un rimborso forfettario di 3.000 euro per i parlamentari residenti fuori Roma e di 2.000 euro per i romani. La quota da restituire al bilancio dello stato, al Fondo per il microcredito o ad altra istituzione scelta tramite voto sulla piattaforma Rousseau non dovrà essere inferiore a 2.000 euro mensili.

Previsto, ovviamente, il versamento di 300 euro al mese a Rousseau per i servizi resi ai parlamentari. L' assegno di fine mandato non potrà superare i 15mila euro netti per cinque anni di legislatura. Cristallizzato anche l' obbligo di documentare tutto, inclusi i bonifici di restituzione, sul sito Tirendiconto.it o su altra piattaforma. Per il periodo gennaio-giugno 2018 è previsto un forfait di 6.500 euro per i neoeletti (3.500 euro per i non rieletti) più 950 euro da devolvere alla Casaleggio & C. per i suoi servigi.

roberto fico e giuseppe conteROBERTO FICO E GIUSEPPE CONTE



Si tratta di un colpo a effetto che fa il paio con il taglio dei vitalizi sponsorizzato dal presidente della Camera, Roberto Fico. In fondo, proprio la terza carica dello Stato, appena insediatasi, aveva rinunciato ai 4.223 euro mensili di indennità di funzione.

PAGINA DI ROBERTO FICO TIRENDICONTOPAGINA DI ROBERTO FICO TIRENDICONTO





Tuttavia è dallo scorso dicembre che su Tirendiconto.it non si hanno notizie di Fico (bonifico di 1.993 euro versato a febbraio) e dunque dei suoi circa 14mila euro mensili di stipendio non si hanno notizie. A dire il vero il pentastellato partenopeo è in buona compagnia. Tutta la truppa grillina «sopravvissuta» nella XVII Legislatura non ha inviato documentazione dal 31 dicembre 2017.

roberto fico con auto bluROBERTO FICO CON AUTO BLU





Ad eccezione del neopresidente della commissione Agricoltura della Camera, Filippo Gallinella, e del sottosegretario al Lavoro Claudio Cominardi che hanno inserito i dati di gennaio e febbraio. Il vice di Di Maio ha effettuato i bonifici relativi ai primi due mesi dell' anno il 18 giugno (3.388 euro ciascuno), l' altro deputato si era invece mosso tre giorni prima.

roberto ficoROBERTO FICO




In ogni caso, bisogna tener presente che i grillini nella scorsa legislatura hanno restituito almeno 25 milioni di euro e hanno rinunciato a una quarantina di milioni di euro di finanziamento delle Camere ai gruppi parlamentari. Sebbene la procedura non sia stata supertrasparente (con scontrini e bonifici saltati fuori all' ultimo minuto), il pauperismo autoimposto ha prodotto qualche risultato.

LUIGI DI MAIO ROBERTO FICOLUIGI DI MAIO ROBERTO FICO





L' impressione, tuttavia, è che si possano raggiungere ugualmente gli obiettivi di risparmio senza penalizzare una importante prerogativa costituzionale come quella del parlamentare. Piuttosto che utilizzare la frugalità come parametro si potrebbe spingere per la produttività come modello da seguire. Ad esempio, la prossima settimana l' Aula della Camera sarà convocata solo per il question time: 2,8 milioni in media di spesa per stipendi solo per rivolgere qualche interrogazione ai ministri.

Roberto Fico - memeROBERTO FICO - MEME
A Palazzo Madama, invece, è rimasto solo il decreto sugli ammortizzatori sociali (1,5 milioni di quota parte settimanale per indennità e rimborsi). Tutta l' estate sarà sottotono a meno che non si acceleri sul decreto dignità. Se non si pagassero i parlamentari per il mese e oltre di vacanza che si apprestano a godere, si risparmierebbero circa 18,5 milioni di euro, poco mena della metà del risparmio annuo per il ricalcolo dei vitalizi.
Roberto Fico - autobusROBERTO FICO - AUTOBUS





Vale la pena pensarci su.

Fonte: qui

sabato 19 maggio 2018

FICO QUERELA LE ‘IENE’ E LORO LO SBRANANO CON SEI DOMANDE

‘GRILLO DICE CHE LA QUERELA È UN’ARMA USATA DALLE ISTITUZIONI PER INTIMIDIRE E TAPPARE LA BOCCA. CI CONFERMA CHE LA COLF IMMA IN QUESTI ANNI NON HA MAI AVUTO UN CONTRATTO? 

E PERCHÉ ORA NON VIENE PIÙ DA VOI SE ERA SOLO UN’AMICA? 

SI PUÒ CHIAMARE BENEFICENZA IL LAVORO NERO DELL’UCRAINO ROMAN IN CAMBIO DI SOLDI? 

E PERCHÉ È STATO ALLONTANATO APPENA LEI È DIVENTATO PRESIDENTE DELLA CAMERA? 

FORSE PERCHÉ...

Fico querela le 'Iene' ma non gli dice perché. E loro gli fanno il contropelo

 


Dal sito delle ‘Iene’ - iene.mediaset.it
roberto fico prima dell auto bluROBERTO FICO PRIMA DELL AUTO BLU

Roberto Fico ci ha querelato.

Presidente Fico, ora che anche lei è un politico di primo piano e ricopre la terza carica dello Stato, anche lei usa la querela della verità, come denunciato da Beppe Grillo, invece che rispondere alle domande?

1. Presidente Fico è vero ciò che racconta Imma Franch, la ragazza che dichiara di aver preso 500 euro al mese per sei anni, lavorando 5 giorni alla settimana nella casa dove vive Lei con la sua compagna quando è a Napoli? È vero sì o no?

roberto fico con auto bluROBERTO FICO CON AUTO BLU
2. Presidente Fico, ci conferma come già fatto nell’intervista, che Imma in questi anni non ha mai avuto un contratto, i contributi versati e una paga al di sopra del minimo sindacale?

3. Presidente, Lei lo sapeva che fosse senza contratto? In tutti questi anni non ha mai pensato fosse giusto metterla in regola?

roberto fico e la colf in neroROBERTO FICO E LA COLF IN NERO


4. Presidente Fico, è vero che oggi la colf Imma, dopo il nostro servizio, non lavora più da voi? Perché? Se è vero, come ha dichiarato, che vi lega un rapporto di amicizia e non lavorativo, che è successo?

5. Presidente Fico, è vero o no che Roman, ragazzo ucraino che lei ha incontrato alla fermata dell’autobus, veniva a lavorare tre giorni alla settimana nella casa in cui vive quando sta a Napoli con la sua compagna? E che lavorava da voi fino a quando lei è diventato Presidente della Camera? Quanti soldi gli davate al mese? Quante ore lavorava a casa vostra? Se Imma come ha dichiarato è un’amica della sua compagna, Roman invece è lei che l’ha portato in casa, giusto? Si può chiamare beneficenza il lavoro nero in cambio di soldi?
roberto fico con l auto blu sotto casa della compagna dove vive quando e a napoliROBERTO FICO CON L'AUTO BLU SOTTO CASA DELLA COMPAGNA DOVE VIVE QUANDO E A NAPOLI

6. Perché ad un certo punto Roman ha smesso di lavorare per voi o di frequentare la vostra casa? È vero che avevate paura che scoppiasse uno scandalo essendo lui in nero e sprovvisto di permesso di soggiorno? Se non è questo il motivo, perché subito dopo l’elezione a Presidente della Camera ha smesso di frequentare la casa dove vive con la sua compagna?

Fonte: qui