9 dicembre forconi: Mrel
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sabato 28 aprile 2018

Bail-in, Bankitalia: Mrel, banche italiane rischiano buco passività idonee di 30-60 miliardi euro

Alert banche italiane.
“Il bisogno di aumentare le entrate e migliorare l’efficienza è evidenziato dall’introduzione della richiesta minimi di propri fondi e di passività che possono essere utilizzate in caso di bail-in (Mrel), fattore che potrebbe rendere necessario per diverse banche ricorrere a nuove e significative emissioni di bond sul mercato, con effetti negativi sul costo medio di finanziamento”. E’ quanto si legge nel rapporto sulla stabilità finanziaria di Bankitalia.

Bankitalia prevede che le banche più importanti dell’Italia possano far fronte al rischio di un buco complessivo di 30-60 miliardi di euro, sotto forma di passività Mrel, alla fine del periodo di transizione.
Praticamente Bankitalia avverte che l’introduzione del debito bailinable – ovvero di quei bond che le banche, stando alla recente regolamentazione dovranno iniziare a emettere per premunirsi contro eventuali situazioni di bail-in – potrebbe aumentare i costi di accesso ai finanziamenti e mettere ulteriormente a rischio i profitti degli istituti di credito, già insufficienti a coprire i costi di capitale.

Fonte: qui

Bankitalia: nuovi flussi NPL come prima crisi, per banche rischio aumento costi raccolta con Mrel

Riguardo alle banche italiane, “la qualità del credito continua migliorare” e “i flussi di nuovi prestiti deteriorati sono sui livelli precedenti la crisi finanziaria”. E’ quanto si legge nel rapporto sulla stabilità finanziaria di Bankitalia.
In particolare, l’incidenza dei crediti deteriorati (NPL) “nei bilanci degli intermediari è in forte riduzione, soprattutto per le banche che hanno effettuato ingenti operazioni di cessione; rimane però elevato per diversi intermediari”.

Le operazioni con cui alcune banche italiane hanno rafforzato i propri capitali hanno inoltre ridotto la differenza con altri istituti europei:
“Il completamento di alcuni aumenti di capitale ha ridotto il divario in termini di patrimonializzazione rispetto alla media degli altri paesi europei. L’esposizione delle banche italiane nei confronti del settore pubblico del Paese continua a ridursi a un ritmo sostenuto”.
Detto questo, l’introduzione del requisito Mrel per le banche potrebbe tradursi in un aumento significativo dei 
costi della raccolta.

“La redditività delle banche sta aumentando ma rimane molto bassa per numerosi intermediari di piccola e media dimensione. La necessità di ampliare i ricavi e di ridurre i costi operativi è accentuata dall’imminente introduzione del requisito Mrel, che potrebbe determinare incrementi rilevanti del costo della raccolta”.
Da segnalare che Mrel è l’acronimo che sta per MREL (minimum requirement for own funds and eligible liabilities), ovvero per richiesta minima di propri fondi e passività).

Fonte: qui

martedì 26 dicembre 2017

BISIGNANI: “IL GIORNO IN CUI SALTERANNO LE NOSTRE BANCHE”


Emerge una verità desolante alla fine dei lavori della commissione sulla banche presieduta da Pier Ferdinando Casini. È Luigi Bisignani sul Tempo a svelare il grande non detto, cioè che per tutto il tempo i commissari si sono impegnati tantissimo alla ricerca di dettagli pruriginosi sulle vicende che hanno riguardato Maria Elena Boschi, ignorando una notizia importantissima svelata dal governatore della Banca d’Italia che riguarda proprio il sistema bancario nazionale.
Chi se n’è accorto è invece l’Abi, cioè i banchieri italiani che sono “già nel panico – scrive Bisignani – perché già sa che è sulle banche che ricadrà la colpa della mancata revisione. Se non ci saranno modifiche entro giugno – rivela – scatterà un nuovo obbligo di patrimonializzazione per le banche, dal nome impronunciabile ‘Mrel’, che assorbirà tutte le risorse bloccando il credito a famiglie e imprese e strozzando, quindi, l’economia”.
Lo scenario peggiora per gli istituti più in difficoltà, visto che potrebbero essere costretti a “vendere alla clientela prodotti ad alto rischio, come fatto dalle quattro banche fallite e non solo da loro nel 2015”.
I risparmiatori sono sempre più sfiduciati nei confronti del sistema bancario, lo dimostrano secondo Bisignani il grande successo delle criptovalute. 
Un tempo il sistema bancario italiano era ritenuto solido, “finché non sono cambiate le regole Ue – ricorda Bisignani – davanti alle quali un governo serio si sarebbe magari opposto, se Mario Draghi non ci avesse costretti ad essere più realisti del re. La commissione Casini poteva recuperare in extremis e passare alla storia per aver salvato davvero le banche, a costo zero. Invece a pagare ancora una volta l’insipienza dei politici saranno i risparmiatori. E non ci sarà Babbo Natalo a consolarli”.