9 dicembre forconi: MICHELE EMILIANO
Visualizzazione post con etichetta MICHELE EMILIANO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta MICHELE EMILIANO. Mostra tutti i post

mercoledì 27 dicembre 2017

SULLA CARCASSA DELL’ILVA VA IN SCENA LO PSICODRAMMA TRA CALENDA E EMILIANO

IL MINISTRO ALZA LA VOCE: “SE LA REGIONE PUGLIA NON RITIRA IL RICORSO AL TAR CONTRO IL DECRETO SUL PIANO AMBIENTALE, IL 9 GENNAIO INIZIA LO SPEGNIMENTO” 

IL GOVERNATORE SE NE FREGA: “IL MINISTRO HA UNA CRISI ISTERICA”

Lorenzo Salvia per il “Corriere della Sera”

Era un braccio di ferro, è diventato uno scontro senza esclusione di colpi. Anche bassi. Da una parte il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che chiede alla Regione di Puglia di ritirare il ricorso al Tar contro il decreto sul piano ambientale per l' Ilva di Taranto, altrimenti il «9 gennaio inizia il processo di spegnimento».

Dall' altra lo stesso governatore della Puglia, Michele Emiliano, che accusa Calenda di fare «allarmismo», lo definisce «ministro pro tempore», lo accusa di avere avuto una «crisi isterica», e aggiunge che «tanto non ha un voto». Tutto comincia con un sms che arriva sul cellulare di Calenda, mentre al ministero è in corso una riunione per fare il punto sul futuro dell' acciaieria più grande d' Europa, che sta per essere rilevata dalla multinazionale ArcelorMittal.

CALENDA MATTARELLACALENDA MATTARELLA
Il messaggino arriva proprio da Emiliano, anche lui in sala: «Dobbiamo chiedere formalmente di riaprire nelle sedi opportune il riesame Aia», cioè dell' Autorizzazione integrata ambientale che serve a contenere l' impatto dell' acciaieria. Calenda sbotta: «Emiliano vuole fare melina sulla pelle dei lavoratori», dirà più tardi. E lancia il suo ultimatum, sul rischio spegnimento a partire dal 9 gennaio, giorno in cui sarà discusso il ricorso al Tar. Qual è il punto?

ArcelorMittal è pronta a investire nell' impianto oltre 2 miliardi di euro ma, visto che c' è il ricorso pendente e non si sa come andrà a finire, chiede che quei soldi siano garantiti dallo Stato italiano. «Non posso far pagare quel ricorso a tutti gli italiani» dice Calenda che chiede a Emiliano di fare marcia indietro.
michele emilianoMICHELE EMILIANO

Il governatore un mezzo passo lo fa. Dà mandato all' Avvocatura regionale di non discutere la sospensiva sul decreto ambientale fissata al Tar per il 9 gennaio. Quindi quel giorno non dovrebbe succedere nulla e non c' è il rischio che il prossimo anno cominci con lo spegnimento degli impianti. Ma il ricorso rimane in piedi: «Ritirarlo sarebbe una grande imprudenza perché farebbe perdere alla Regione l' unico mezzo che le consente di esercitare le prerogative costituzionalmente garantite».
PAPA BERGOGLIO ALL ILVA DI GENOVAPAPA BERGOGLIO ALL'ILVA DI GENOVA

Lo scontro resta, dunque. E la battaglia finale è solo rinviata di qualche settimana, quando il Tar si dovrà pronunciare non sulla richiesta di sospensiva ma sul merito della questione. Tutti i sindacati si schierano di fatto con Calenda, chiedendo a Emiliano il ritiro del ricorso. Anche Maurizio Landini, l'ex leader della Fiom, oggi segretario confederale della Cgil: «Non si può giocare con chi rischia di perdere il posto di lavoro. Ci vuole un atto di responsabilità per ritirare il ricorso».

ILVAILVA
Calenda apprezza: «La pensiamo diversamente su tante cose ma è una persona seria che, a differenza di Emiliano, si confronta sul merito». In una giornata complicata sul fronte della commissione banche, Matteo Renzi interviene due volte. Prima dice che la «chiusura dell' Ilva sarebbe un tragico errore».

Poi usa il registro del sarcasmo: «Offro un piatto di orecchiette a te e a Carlo Calenda ma deposita le armi, Michele Emiliano». E ancora: «Basta coi ricorsi, mettiamoci a un tavolo e salviamo insieme il futuro di Taranto. Offro io che notoriamente ho il carattere peggiore (ed è una bella gara tra noi tre)». Frecciata a Emiliano, senza dubbio. Ma anche a Calenda.

Fonte: qui

lunedì 13 febbraio 2017

EMILIANO: ‘RENZI STAVA CON BANCHIERI E PETROLIERI, ORMAI LA SUA STAGIONE È FINITA.'


‘ABBIAMO FERMATO IL SUO PROGETTO FOLLE, STERILE, TRISTE, CHE PUNTAVA SOLO A TUTELARE UN PO’ DI DEPUTATI, SEQUESTRARE IL PARLAMENTO CON UNA LEGGE ELETTORALE’

Chiara Giannini per www.ilgiornale.it

«L'era Renzi è finita», non ne hanno alcun dubbio gli esponenti della sinistra Pd, tra i quali il governatore della Puglia, Michele Emiliano, che ha partecipato ieri a Firenze, proprio «in casa» dell'ex premier, a una convention organizzata dall'onorevole Francesco Laforgia, a poche ore dal direttivo Pd.
MICHELE EMILIANO E MATTEO RENZIMICHELE EMILIANO E MATTEO RENZI

«Non guardiamo al passato - dice Emiliano - ma lavoriamo per costruire programmi condivisi dalla gente».

Quindi siamo veramente al tramonto dell'epoca Renzi?
«È evidente che siamo in una fase in cui abbiamo costretto il segretario a fare il congresso, perché lui non lo voleva fare. Aveva un altro obiettivo: voleva saltare direttamente alle elezioni. Aveva pensato, con la sentenza della Corte costituzionale, di sequestrare i capilista e di costruire questo progetto folle, sterile, triste, insopportabilmente inutile, al solo fine di tutelare un po' di deputati.
MICHELE EMILIANO E MATTEO RENZIMICHELE EMILIANO E MATTEO RENZI

È possibile mai che una comunità che è l'erede della Resistenza, della lotta operaia, visto che siamo quelli che abbiamo restituito la libertà a questo Paese, debba pensare di usare una legge elettorale per sequestrare la sovranità del Parlamento? Noi non possiamo permetterlo. Lui stesso, dimettendosi da segretario, riconosce gli errori commessi».

Quali sono stati gli errori dell'ex premier?
«Ormai degli sbagli di Renzi si è occupato il popolo italiano con il referendum del 4 dicembre e forse non è neanche utile impostare il dibattito sulla base di un'accusa verso di lui. Certo, non possiamo essere il partito di tutti. Con lui siamo stati attentissimi alle esigenze di petrolieri, banchieri e anche golfisti, dobbiamo invece essere il partito dei cittadini».

Qual è la soluzione, allora?
MICHELE EMILIANO A BARI PER RENZIMICHELE EMILIANO A BARI PER RENZI
«Quella di costruire programmi di governo con l'intervento dei cittadini, rispettando e attuando la Costituzione alla quale, evidentemente, gli italiani tengono molto, visto che l'hanno salvata da un'ipotesi di riforma(COME AL SOLITO UN MUCCHIO DI BALLE ELETTORALI!). Non siamo nati per ricostruire un passato che non può tornare, ma per seguire l'interesse del popolo italiano. In questo momento è uno slogan. Dobbiamo essere il partito di quelli che non contano niente, ovvero non solo clochard o disoccupati, ma anche di imprenditori con mille dipendenti e tante responsabilità, che sono vittima di un meccanismo nel quale qualcun altro, decidendo di entrare in un business, impedisce loro di realizzare dei sogni».

Pensate di farcela?
«Uno non deve fare le battaglie perché pensa di vincere, quello è il renzismo, ma perché sono giuste».

MICHELE EMILIANOMICHELE EMILIANO
Crede che si arriverà a una scissione?
«Le scissioni si fanno quando è impossibile la convivenza. Bisogna evitarla a ogni costo, perché tutti questi anni di lavoro sul Pd non vanno buttati via».

Fonte: qui