9 dicembre forconi: Kazakistan
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martedì 12 settembre 2017

OGGI C'E' L'UDIENZA PRELIMINARE SUL RAPIMENTO DI ALMA SHALABAYEVA, MOGLIE DEL DISSIDENTE KAZAKO MUKTAR ABLYAZOV RIMPATRIATA NEL SUO PAESE NEL 2013 E POI TORNATA IN ITALIA

LA PROCURA HA CHIESTO IL RINVIO A GIUDIZIO DI SETTE TRA DIRIGENTI E FUNZIONARI DI POLIZIA E DI UN GIUDICE DI PACE  

(ANSA) - Comincia oggi davanti al gup di Perugia Carla Giangamboni l'udienza preliminare sul presunto rapimento di Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Muktar Ablyazov rimpatriata nel suo Paese nel 2013 e poi tornata in Italia, per il quale la procura del capoluogo umbro ha chiesto il rinvio a giudizio, a vario titolo, di sette tra dirigenti e funzionari di polizia insieme al giudice di pace che si occupò della vicenda.

alma shalabayeva ipadALMA SHALABAYEVA IPAD
Nel fascicolo vengono ipotizzati i reati di sequestro di persona, falso e abuso d'ufficio. Tra gli indagati anche l'ex capo della squadra mobile di Roma Renato Cortese (attuale questore di Palermo) e l'allora dirigente dell'ufficio immigrazione Maurizio Improta (ora questore di Rimini). Il coinvolgimento del giudice di pace ha portato il fascicolo a Perugia per competenza territoriale.

E' probabile che nell'udienza di domani vengano affrontate le prime questioni tecniche preliminari. Per la procura del capoluogo umbro, quello di Alma Shalabayeva e Alua Ablyazova, la moglie e la figlia (di sei anni all'epoca dei fatti) del dissidente kazako Muktar Ablyazov espulse dall'Italia il 31 maggio del 2013 (e poi tornate nel dicembre dello stesso anno), messe su un aereo e rispedite in Kazakistan, fu un rapimento.

ANGELINO ALFANOANGELINO ALFANO
Realizzato - ritengono gli inquirenti - grazie ad una sequenza di falsi, abusi e omissioni compiuti da funzionari pubblici italiani e diplomatici kazaki (la posizione dei quali è stata separata dalle altre). Secondo l'accusa una lunga sequela di omissioni e falsi che avrebbero esposto la Shalabayeva al "concreto rischio di subire violazioni dei diritti umani". 

Tutti gli indagati hanno sempre sostenuto la correttezza del loro operato.

Fonte: qui
nazabaev bNAZABAEV 

giovedì 29 dicembre 2016

PUTIN E ERDOGAN TROVANO UN ACCORDO PER LA TREGUA IN SIRIA E SPARTIRSI IL PAESE

ASSAD RESTERÀ PER QUALCHE ANNO AL COMANDO MA GIÀ SI PARLA DI UN PERMESSO DI USCITA PER LUI E LA FAMIGLIA, E DI ALMENO UN PAIO DI NOMI PER LA SUCCESSIONE 

AMERICANI E SAUDITI TAGLIATI FUORI DAI GIOCHI

Marco Ansaldo per “la Repubblica”

Una tregua. E poi un piano di spartizione del Paese. Senza i sauditi, e con gli americani fuori gioco. 

Questo è il progetto che tre grandi potenze - Russia, Turchia e Iran - decise a proporsi come vincitrici della guerra in Siria, si preparano ora a siglare su Damasco.

Potrebbe essere questione di giorni, per il cessate il fuoco, se non di ore. Ma l'accordo fra i tre Paesi, con gli americani tenuti a distanza nel momento del passaggio di poteri fra Obama e Trump, e con l' opposizione dell' Arabia Saudita che non vuole la permanenza di Assad, sancisce il tentativo di un nuovo ordine regionale e soprattutto la forza di Vladimir Putin nell' imporre una "pax" russa.
vladimir putinVLADIMIR PUTIN

Il punto di frizione -superabile però - è proprio la presenza del Presidente siriano. Tuttavia le obiezioni della Turchia, nemica acerrima di Assad, sono destinate a cadere di fronte alla concessione piena che Mosca farà ad Ankara: mano libera nel fermare militarmente i curdi nel nord della Siria e, punto ancora più rilevante, il permesso di controllare e gestire l'intero nord del Paese, dove le truppe di Ankara sono già presenti per bloccare la nascita del Rojava, cioè il Kurdistan dell' Ovest.

Con il nord assegnato alla Turchia, e la permanenza di Assad per qualche anno a Damasco (ma già si parla di un permesso di uscita per lui e la famiglia, e di almeno un paio di nomi per succedergli fra i leader come lui alawiti), Russia e Iran resterebbero come i grandi protettori di Damasco.

ALEPPO COMBATTENTI PRO ASSAD FESTEGGIANOALEPPO COMBATTENTI PRO ASSAD FESTEGGIANO
Inoltre con l'Iraq lasciato agli Usa (qui vincitori), e la Siria nelle mani di Mosca, l'Iran otterrebbe il vantaggio di mantenere un Presidente alawita a Damasco, più vicino dunque agli sciiti, senza far cadere la capitale siriana in mani sunnite, oltre a tenere aperto il corridoio che collega Teheran a Beirut permettendo così il passaggio di armi agli Hezbollah nel Libano. Uno scenario figlio di eventi nati negli ultimi giorni, secondo alcuni autorevoli analisti come ad esempio Olivier Roy.

Per il politologo e orientalista francese, il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan infatti, già campione dell' Islam sunnita, è ora divenuto l'alleato di una coalizione russo-iraniana favorevole agli sciiti. Un cambio di alleanza - spiega - che arriva crudelmente dopo l'omicidio dell' ambasciatore russo ad Ankara del 19 dicembre scorso ad opera di un misterioso poliziotto in congedo.
assad putinASSAD PUTIN

Il cessate il fuoco, sostiene la Turchia, dovrebbe escludere tutti "i gruppi terroristici".
Quelli tenuti fuori dal prossimo importante vertice che definirà la pace in Siria, ad Astana, in Kazakistan, a metà gennaio. Proprio l' individuazione delle formazioni armate sarà uno dei nodi da sciogliere.

Fonte: qui