9 dicembre forconi

giovedì 12 gennaio 2017

QUEL FURBETTO DI MARCHIONNE – PURE LA FIAT CADE NEL DIESELGATE

PER LE AUTORITA’ AMERICANE HA MONTATO (SENZA DIRLO) UN SOFTWARE CHE CONSENTE EMISSIONI PIU’ ALTE, COME VOLKSWAGEN 

"HA SCHIVATO LE REGOLE. POSSIBILI SANZIONI CIVILI"

INTERESSATI 104 MILA VEICOLI 

CROLLA IL TITOLO A MILANO E WALL STREET

sergio marchionneSERGIO MARCHIONNE

Le Authority statunitensi accusano la casa automobilistica Fiat Chrysler di aver falsato i dati sulle emissioni. Dopo il Dieselgate che aveva travolto Volkswagen ma di fatto risparmiato l'ex casa torinese, ora gli strali dei controllori Usa si abbattono sul gruppo guidato da Sergio Marchionne. A farne le spese sono i titoli in Borsa che alla notizia crollano dell'18% a Wall Street e vengono congelati a Milano, dove poi precipitano a -15%.

La notizia è stata lanciata dall'agenzia di stampa Associated Press citando alcune fonti ed è stata poi confermata dalla Agenzia per la Protezione ambientale americana. Quest'ultima ha ufficializzato di aver notificato a Fca violazioni del Clear Air Act, ovvero delle norme sulle emissioni, su circa 104.000 veicoli.

DIESELGATEDIESELGATE
Nella sua nota l'Epa ha sottolineato che Fca potrebbe incorrere in sanzioni civili. I veicoli sui quali sarebbe stato montato (senza esser dichiarato) il software che consente emissioni diesel più alte degli standard sono i Jeep Grand Cherokee e i Dodge Ram, con i motori diesel 3.0 degli anni 2014, 2015 e 2016.

Fca "ha schivato le regole ed è stata scoperta", ha specificato l'Agenzia. Non comunicare l'esistenza di un software che influisce sulle emissioni di un'auto "è una seria violazione delle legge. Tutte le case automobilistiche devono giocare secondo le stesse regole", ha messo in evidenza l'Epa. "Ancora una volta una casa automobilistica ha assunto una decisione per schivare le regole ed è stata scoperta": l'Epa e le autorità della California "si sono impegnate a rafforzare i test con il caso Volkswagen, e questo è il risultato della collaborazione".
TRUMP MARCHIONNETRUMP MARCHIONNE

Dal canto suo, la casa guidata da Marchionne ha fatto sapere che intende contestare le accuse: stando a quanto riferito da Cnbc, sosterrà che le emissioni non sono state violate e che intende collaborare con le autorità e l'amministrazione Trump.

gli ingegneri dell universita del west virginia che hanno scoperchiato il dieselgateGLI INGEGNERI DELL UNIVERSITA DEL WEST VIRGINIA CHE HANNO SCOPERCHIATO IL DIESELGATE
Soltanto pochi giorni fa, sempre negli Usa e in particolare dal Salone dell'Auto di Detroit, il gruppo italo-americano sembrava avviato verso una luna di miele con la nuova presidenza in via di insediamento il 20 gennaio: dopo aver annunciato investimenti e la creazione di migliaia di posti di lavoro negli States, Fca si era guadagnata il ringraziamento pubblico del tycoon che ha recentemente sferzato tutte le cause automobilistiche intimandole a non delocalizzare la produzione in Paesi dalla manodopera più conveniente. E' sempre recente l'accordo tra le Autorità Usa e Volkswagen, che pagherà altri 4 miliardi per il suo scandalo emissioni.

Fonte: qui

LE FERROVIE FANNO SHOPPING IN INGHILTERRA E COMPRANO LA NXET - A FINCANTIERI I CANTIERI FRANCESI STX

PRESTO UN’OFFERTA PER LE PIU’ REDDITIZIE LINEE LONDRA-EDIMBURGO 

IN CORSA ANCHE VIRGIN 

NEL 2023, UN QUARTO DEL FATTURATO ARRIVERA’ DALL’ESTERO


Gerardo Adinolfi per la Repubblica

Dopo Grecia, Francia e Germania, le Fs continuano la loro espansione all’estero. Le Ferrovie dello Stato sbarcano a Londra ed entrano nel mercato dei trasporti su ferro del Regno Unito. Da subito con la gestione della linea per il South Essex e poi con l’assalto ai treni della Londra-Edimburgo e dell’East Midlands. Ieri la nuova Trenitalia Uk, società di diritto inglese controllata da Trenitalia, il ramo del gruppo Fs che si occupa del trasporto passeggeri, ha chiuso l’accordo per l’acquisto del 100% delle azioni di Nxet (National Express Essex Thameside) gestore della tratta inglese del franchise C2C, cioè dei collegamenti che da Londra portano a Shoesburyness, nel South Essex.
FS INGHILTERRAFS INGHILTERRA

Un’operazione da 70 milioni di sterline che ha portato nell’orbita delle Ferrovie un’azienda dal fatturato di 200 milioni di euro, con 600 dipendenti e una flotta di 74 treni Bombardier. I collegamenti giornalieri, invece, sono 400 con oltre 42 milioni di passeggeri e 26 stazioni. La società di proprietà del Tesoro ha così mosso i primi passi nei trasporti britannici, fondamentali per quel piano di espansione all’estero su cui Ferrovie ha scommesso una buona parte degli obiettivi dei prossimi 10 anni.

Nell’ultimo piano industriale, da qui al 2026, è prevista la crescita dei ricavi delle attività all’estero dal 13% attuale del fatturato al 23% fino a raggiungere i 4,2 miliardi di euro. Per formalizzare l’acquisizione bisognerà aspettare la fine dell’iter autorizzativo già avviato dal ministero dei Trasporti britannico, che nel 2014 aveva assegnato il contratto di servizio della linea a Nxet fino al 2029.
LONDRA EDIMBURGOLONDRA EDIMBURGO

«Stiamo anche monitorando le gare che il ministero bandisce» ha detto l’ad di Trenitalia Barbara Morgante. Entro gennaio Trenitalia Uk invierà la sua manifestazione d’interesse per la gara dei treni dell’East Midlands, cioè i collegamenti da Londra per la zona di Leicester, Nottingham e Liverpool in joint venture con un’altra società privata. Mentre entro aprile parteciperà alla gara per la Londra-Edimburgo (con connessioni per Manchester, Liverpool, Glasgow) ora in gestione alla Virgin Trains.

Tutto questo in attesa della liberalizzazione dello spazio ferroviario europeo, prevista nel 2020, e della quotazione in Borsa della divisione Frecce. All’estero Fs è già in Francia dove ha acquisito il 100% di Thello ma anche in Germania con Netinera e in Grecia con l’acquisizione di Trainose, privatizzata dal governo nel 2016. Nella lista degli obiettivi le rotte europee come la Parigi-Bruxelles, l’Amburgo-Colonia e la futura Milano-Zurigo-Francoforte.

Fonte: qui



A FINCANTIERI I CANTIERI FRANCESI STX DI SAINT-NAZAIRE

BONO: VOGLIAMO FARE L’AIRBUS DEI MARI 

LA STX COSTRUISCE NAVI MILITARI, PORTAELICOTTERI D'ASSALTO, SOTTOMARINI NUCLEARI E NAVI OFF SHORE

Paolo Pittaluga per Avvenire

FINCANTIERI MONFALCONEFINCANTIERI MONFALCONE
Più Italia nel mondo. Così il ministro dell' economia Pier Carlo Padoan qualche giorno fa salutava il successo dell' offerta di Fincantieri per l' acquisizione di Stx France, società che costruisce navi, e non solo, nei cantieri navali di Saint-Nazaire. Con Fincantieri - scriveva su Twitter - l' Italia diventa perno di un campione europeo nelle costruzioni navali.

La gioia del ministro è l' emblema dell' orgoglio italiano che va alla conquista di un pezzo pregiato della grandeur francese. Dopo tanti bocconi amari incassati, con i transalpini impegnati a fare shopping di molte nostre aziende - nei marchi di lusso della moda, nell' alimentare con la Lactalis che rilevò la Parmalat, nella grande distribuzione con Carrefour sulla Sme, nella meccanica con l' Alstom che acquisì Fiat Ferroviaria e, ancora, Vivendì primo socio di Telecom, in Mediaset e con la recente guerra che riempe di titoli i giornali - ecco profilarsi un colpo da novanta con l' acquisizione del sito sulla costa Atlantica che farebbe sì che che il nostro player navale diventasse se non il numero uno certamente uno dei primi del Vecchio continente e tra i primi cinque costruttori mondiali.
stx cantieriSTX CANTIERI

Il fatto che il tribunale fallimentare coreano di Seoul abbia ritenuto il gruppo italiano, unico a presentare un' offerta preferred bidder, miglior offerente per l' acquisizione è chiaramente un successo. Perché aggiudicandosi il 66,66% di Stx France Sa - cioé la quota di proprietà del gruppo coreano Stx Offshore & Shipbuilding, il restante 33,34% è nelle mani dello Stato francese - si va verso un gruppo d' eccellenza mondiale. Anche perché per l' acquisto dei cantieri si erano presentati altri 3 candidati, il gruppo asiatico Genting, con interessi nel turismo e nei casinò (la cosa aveva scandalizzato la Francia); il consorzio capeggiato dal gruppo olandese Damen, di cui facevano parte anche Msc Cruises e Royal Caribbean Cruises Ltd e un fondo di investimento anglocinese, che non pare abbia fornito sufficienti garanzie.
PADOAN SMORFIEPADOAN SMORFIE

Alla fine tutti si erano ritirati e solo Fincantieri ha depositato un' offerta. Quella vincente, seppur si tratti solo della prima tappa di un processo complesso, ma intanto prende corpo quel progetto - sognato dall' instancabile (72 anni) A.d. di Fincantieri, Giuseppe Bono - di un consolidamento di questa industria europea, un qualcosa paragonato all'"Airbus dei mari".

FINCANTIERI MONFALCONEFINCANTIERI MONFALCONE
D' altra parte è un' operazione che non deve poi sorprendere più di tanto in quanto già 'pianificata' nel marzo scorso durante il bilaterale Holland-Renzi proprio per contrastare la concorrenza asiatica. Infatti le reazioni di Parigi paiono più impostate ad un discorso di normale dialettica che non allo scontro. Dialettica per fare entrare nella quadra un pezzo di Francia, così si possono leggere le parole del segretario di Stato all' Industria, Christophe Sirugue, che ammoniva - prima dell' esito di Seoul - che l' Eliseo non esiterà a utilizzare tutte le leve di cui dispone . E a questo punto mira a fare rilevare al gruppo a controllo pubblico Dcns, specializzato nel settore militare e altro grande cantiere navale francese, una partecipazione di minoranza di Stx France.

L' opzione Fincantieri alla fine dovrebbe piacere in Francia: il gruppo triestino proporrà un progetto industriale con mantenimento del livello occupazionale (nel sito lavorano stabilmente 2.600 persone dirette e 5mila nell' indotto). Peraltro Fincantieri vanta un' ottima collaborazione con i transalpini nell' ambito militare navale. E l' offerta, si parla di 200 milioni di euro, è alla portata di Fincantieri che dopo la ristrutturazione si presenta sul mercato forte di ricavi per 4,2 miliardi di euro nel 2015 e con in portafoglio (a giugno 2016) lavori per 21,8 miliardi (oltre 5 anni di lavoro); inoltre, 19mila dipendenti (di cui 7800 in Italia) e 20 cantieri nei quattro continenti.
GIUSEPPE BONOGIUSEPPE BONO

Acquisendo Saint-Nazaire, Fincantieri avrebbe una struttura di dimensioni gigantesche: a partire da un bacino di carenaggio lungo quasi un chilometro dove costruire mega navi da crociera da 220mila tonnellate di stazza (a Monfalcone il limite è 180mila). Senza dimenticare che Stx costruisce navi militari, le portaelicotteri d' assalto, i sottomarini nucleari e le navi off shore.

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UMBERTO RAPETTO: ECCO PERCHÉ L'ITALIA È IN BALÌA DEGLI HACKER

I COMPUTER SONO UN FACILE BERSAGLIO E, ANCHE SE PROVVISTI DI ANTIVIRUS, RESTANO VULNERABILI 

I MALWARE PIÙ SOFISTICATI NON LASCIANO TRACCIA, RUBANO DATI, TRASFORMANO LA WEBCAM DEL PC IN MICROSPIE 

IL CASO DELL’IPHONE DI RENZI

1 - «ECCO PERCHÉ L'ITALIA È IN BALÌA DEGLI HACKER»
si puo entrare in casa altrui con un clicSI PUO ENTRARE IN CASA ALTRUI CON UN CLIC
Nino Materi per “il Giornale”

La parabola professionale dell' ex colonnello della Guardia di Finanza, Umberto Rapetto, 57 anni, è lo specchio di un' Italia «specializzata» nel liberarsi delle persone giuste al posto giusto. Rapetto era - ed è ancora - tra i massimi esperti internazionali di informatica. Forte di questa competenza aveva strutturato all' interno delle Fiamme Gialle un nucleo d' élite che il mondo ci invidiava: il GAT (Gruppo Anticrimine Tecnologico).

Per circa 30 anni Rapetto è stato lo «sceriffo del web» che ha «bucato» per primo la rete dei web-pedofili oltre a snidare gli hacker autori dello storico attacco ai computer della Casa Bianca. Tutti i giornali del mondo si occupavano di lui. Ma un giorno Rapetto ha pestato i piedi a chi non doveva: i signori del gioco d' azzardo.
HACKER ITALIA 2HACKER ITALIA 2

UMBERTO RAPETTOUMBERTO RAPETTO
Una cyber-truffa che, scoperta dal GAT comandato da Rapetto, ha fatto infliggere una mega multa da 98 miliardi (miliardi, non milioni!) di euro a 10 società concessionarie del gioco d' azzardo di Stato; la multa fu poi ridotta dalla Corte dei conti a 2,5 miliardi ma l' indagine del GAT fu confermata punto per punto.

Ma l' operato di Rapetto non piacque ai piani alti della politica (che hanno sempre ignorato uno scandalo dalle proporzioni senza precedenti per il nostro Paese) e non piacque soprattutto ai vertici della Guardia di Finanza che costrinse al pensionamento Rapetto. Da 2013 Rapetto si è dato all' insegnamento universitario, alla tv (ha condotto la trasmissione su Rai2, Il Verificatore) ed è al momento CEO di HKAO, startup operante nello scenario della sicurezza dei sistemi e delle reti.

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Generale Rapetto, alla luce dell' arresto dei fratelli Occhionero possiamo dire che l' Italia è in balìa degli hacker?
«Non solo l' Italia, purtroppo. E spesso non c'è bisogno di veri hacker, ma possono avere la meglio anche personaggi di minor calibro che si attrezzano facilmente con software di facile reperimento online».

Ma è possibile controllare la «porta di accesso» dei nostri pc?
«I computer sono facile bersaglio e, spesso sprovvisti anche di banali antivirus, aprono la strada ai malintenzionati. I malware più sofisticati non lasciano traccia, rubano dati, trasformano la webcam del pc in microspie. Difficile difendersi, specie se non si ha coscienza del rischio».

E allora dobbiamo rassegnarci ad essere hackerati?
«Il pericolo è elevato e purtroppo chi attacca sovente è più in gamba di chi dovrebbe, in teoria, smascherarlo».

Ma voi del GAT ci eravate riusciti.
HACKERSHACKERS
«Eravamo molto bravi. Purtroppo parliamo al passato. Il mio GAT abituato alle sfide più impegnative appartiene ad una stagione ormai trascorsa».

Tutta colpa di quella maledetta inchiesta sui «signori dell'azzardo di Stato»?
«Beh, diciamo che quell'indagine non mi ha certo procurato amici o riconoscimenti. Ma non è stata l'unica occasione per andare controcorrente».

Lei spesso tiene lezioni all'università. Qual è l'atteggiamento dei giovani in tema di hackeraggio?
«La strada da percorrere è lunga e irta di ostacoli. I giovani sembrano manifestare interesse e sensibilità, ma mancano ovviamente di esperienza».

Lei invece già nel 1990 scriveva il libro «Il tuo computer è nel mirino».
«Attuale più che mai, no?»

IL VIRUS RANSOMWAREIL VIRUS RANSOMWARE
2 - SE UN IPHONE PUÒ METTERE IN PERICOLO LO STATO
Marco Lombardo per “il Giornale”

Sulla stampa russa sono perfino arrivati a parlare di Renzi Crush Saga, parafrasando il titolo di un famoso giochino quando Matteo Renzi s'è fatto beccare a chattare in continuazione col suo iPhone da un avvelenato Putin durante un meeting ufficiale a San Pietroburgo.

Da noi, più semplicemente, Dagospia lo ha ribattezzato Pittibimbo per il suo essere costantemente tendente al cool, ma non c'è dubbio che il rapporto tra il nostro ex premier e il suo smartphone vada ben oltre quello che i suoi detrattori malignano ci sia con la Boschi. Il telefono, almeno, parla solo a comando.

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Renzi, insomma, voleva essere rottamatore in tutto, anche delle buone maniere istituzionali. Il problema però è che essere fighi e anche primi ministri nello stesso tempo, è un ossimoro dagli effetti collaterali devastanti.

«Ogni volta che vedevo Renzi con quell' iPhone in mano mi veniva lo sconforto», ha detto ieri all' Huffington Post Gioacchino Genchi, uno che per anni è stato superconsulente delle Procure nelle operazioni di voyeurismo tecnologico: «Mi auguro gli avessero dato un altro telefono per le conversazioni più importanti».

Vedendo Renzi sempre col Melafonino in mano la cosa sembra improbabile, anche perché di solito i cellulari criptati e a prova di hacker sono degli scatoloncini neri senza troppi fronzoli che mal si abbinano con i cappottini di cashmere. Se non fosse poi però che in certi casi è in ballo la sicurezza nazionale, ovvero quella di tutti noi.
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In pratica: anche se entrare in un account iCloud è tecnicamente impossibile se non grazie all'ingenuità del proprietario, Renzi chattava allegramente con il pianeta e cliccava compulsivamente sulle mail (anche quelle degli hacker) mentre nel resto del mondo si è sempre fatta un po' di attenzione sul traffico dati dei propri governanti.

Per dire: in nordamerica Blackberry, azienda che dal punto di vista delle scelte di mercato è arrivata quasi al fallimento, è rimasta in piedi perché il suo sistema di sicurezza è quello utilizzato da eserciti e agenzie di sicurezza nazionale. E di sicuro presidenti e primi ministri si affidano a cellulari, vecchi e nuovi che siano, dove è possibile fare le operazioni base per garantirsi più privacy possibile: staccare la batteria, per esempio; o non accedere a internet. Altro che iPhone o Galaxy: un vecchio Nokia Gsm con i suoi pochi tastini è insomma quello che ci vuole, e in giro c' è anche qualche finto tonto tecnologico che l' ha capito benissimo.
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Marco Travaglio per esempio è uno che dice di essere fermo all' età della pietra, ed in effetti nessuno ha mai pensato di mettere il naso nel suo smartphone, visto che lui non c'è l' ha. Gli piacciono i cellulari inintelligenti, quelli senza internet e senza app, che consentono di mantenere i messaggi privati appunto privati, si sa mai che si scopra qualche amicizia imbarazzante.
UMBERTO RAPETTOUMBERTO RAPETTO

Anche se la cosa non lo salva dalle brutte figure, visto che qualche mesi fa pubblicò un'intervista alla persona sbagliata per un caso di omonimia: «Ho digitato male sulla lista dei contatti - si giustificò - e ho chiamato quello sbagliato». Fu una figuraccia con tante scuse, e alla fine viene in mente che certe cose con lo smartphone non succedono. Una soluzione insomma si trova sempre e aveva ragione chi titolò Togliete l'iPhone a Renzi. Ecco: poi però datelo a Travaglio.


Fonte: qui

LA PROCURA DI ROMA HA AVVIATO INDAGINI PATRIMONIALI SUI FRATELLI, A CACCIA DI TRANSAZIONI ALL’ESTERO 

GLI ACCOUNT DI DRAGHI, RENZI E MONTI ATTACCATI MA NON VIOLATI 

IL RUOLO “TALPA” DEL POLIZIOTTO-MASSONE, CHE VANTA AMICIZIE CON GIOVANARDI E ALESSANDRO PANSA


1 - LA COPPIA VOLEVA VENDERE I SEGRETI DELLE AZIENDE ITALIANE E ORA È CACCIA AI COMPLICI
Giuliano Foschini e Fabio Tonacci per “la Repubblica”
Francesca OcchioneroFRANCESCA OCCHIONERO

Quello che Giulio Occhionero non dice, lo rivela il software spia da lui stesso progettato. Sottoposto al vaglio degli esperti di cybersicurezza, EyePiramid si dimostra essere un grimaldello tarato sull’Italia e sullo spionaggio di informazioni soprattutto di tipo economico e finanziario.

Un malware, acquistato negli Stati Uniti e rimodulato personalmente da Occhionero, che, dunque, accredita la pista investigativa al momento più probabile: quella che vedrebbe i fratelli Giulio e Francesca Occhionero “spacciatori” a pagamento di notizie riservate riguardanti grandi operatori e aziende strategiche italiane su una rete internazionale occulta. E contemporaneamente spioni a uso e servizio di qualcuno in Italia: le mail trafugate contenevano alcune parole chiave postate dall’ingegnere, ed erano tutte in italiano.

Per individuare ora i terminali del presunto mercato degli Occhionero, che sospetta l’accusa avevano fatto dello spionaggio un business, è necessario attendere l’esito della rogatoria negli Stati Uniti dove si trovano i server. Nel frattempo la Procura di Roma ha avviato indagini patrimoniali sui due arrestati e sui loro contatti più frequenti, nella convinzione di trovare transazioni all’estero.

D’altronde, gli Occhionero avevano fino al 2013 una società ben schermata: la “Westlands Securities srl Limited”, cervello italiano ma cuore fiscale e finanziario nei paradisi fiscali di Malta e Isole Turks e Caicos, che si era occupata di uno strano affare in Italia mai compiuto. Nel 2003 diventarono consulenti del governo americano per un’infrastruttura al porto di Taranto.

francesca maria occhioneroFRANCESCA MARIA OCCHIONERO
Nei progetti, come apparve sul sito del Pentagono (scatenando le ire delle associazioni pacifiste pugliesi) c’era un nodo telematico diretto tra la base navale e gli americani. Partner dell’operazione doveva essere la società Advanced Technology Services, il cui nome appare in uno dei cablo della diplomazia americana rivelati da WikiLeaks.

Parla “Eyepiramid”, quindi. L’ingegnere analista quantistico, come lui stesso ama definirsi, aveva reso quel vecchio software un fantasma: la versione che aveva messo a punto a febbraio del 2013, e con la quale aveva attaccato molti dei quasi duemila profili sicuramente hackerati, è risultata visibile a un solo antivirus. Questo però non significa che sia riuscito a colpire i grandi big a cui aveva inviato la mail infetta.

Sicuramente non è entrato nel computer del presidente della Bce, Mario Draghi, che aveva sì attivo il vecchio indirizzo di Banca d’Italia (essendone presidente onorario) ma non scaricava da tempo la posta elettronica di quella casella. E dunque non avrebbe mai potuto aprire il software spia che gli Occhionero gli avevano inviato. Al momento non c’è nemmeno prova che gli account di Renzi e Monti siano stati violati. Certo, però, sono stati attaccati.
giulio occhioneroGIULIO OCCHIONERO

«Ma il mio lavoro è vendere software che analizzano gli indici di borsa e il risk management, in base ad algoritmi di mia invenzione. Non ho spiato nessuno», si è difeso Occhionero, dimostrando di non essere l’uomo qualunque che vuol far credere. La prima notte trascorsa in una cella del carcere di Regina Coeli non lo ha smosso di una virgola. Di fronte al gip Maria Paola Tomaselli e al pm Eugenio Albamonte, durante l’interrogatorio di garanzia, ha negato tutte le accuse.

«Non c’è una sola parola di verità dentro l’ordinanza di arresto». Con piglio che a tratti ha assunto i toni aggressivi della vittima braccata. «Mi avete incastrato voi. La polizia mi ha hackerato il computer con un malware, avete compiuto un reato? Per questo, dubito che gli americani vi faranno entrare nel server. Voi sostenete di aver trovato sul mio computer dati e informazioni trafugate, ma potrebbe essere stato chi mi ha attaccato ad averle inserite», questo il senso della sua versione, così come riporta il suo legale Stefano Parrella.

Un muro. Sul quale si sono infrante le domande ogniqualvolta l’interrogatorio è virato sulle presunte intercettazioni abusive, sui politici schedati, sui due server statunitensi per i quali, ancora ieri, non ha voluto rivelare le password per l’accesso. «Questione di privacy, dentro ci sono cose mie personali».

francesca maria occhioneroFRANCESCA MARIA OCCHIONERO
Ai magistrati ha consegnato una favola che non sta in piedi. «Sono un nullatenente. Sto cercando lavoro, avevo una proposta interessante a Londra che adesso grazie a voi è saltata... da due anni mi mantengo con i 70mila euro che mia madre mi ha dato, frutto della vendita del nostro appartamento di Santa Marinella». E nullatenente si è dichiarata anche la sorella Francesca Maria. «Di informatica non so niente, nei server ci tenevo le bollette di casa».

2 - UN AGENTE-MASSONE FACEVA DA TALPA “PREPARÒ IL DOSSIER SUL PM DELL’INCHIESTA”
Marco Mensurati e Giuseppe Scarpa per “la Repubblica”

In ogni spy story che si rispetti c’è sempre una talpa. Quella dell’inchiesta sui fratelli Occhionero appartiene però a una specie particolare, a suo modo tipica del sottobosco romano: quella del poliziotto traffichino, politicizzato e massone che cerca di conquistare i favori del potente di turno raccontando dettagli delle indagini in corso.
GIOVANARDIGIOVANARDI

Maurizio Mazzella, questo il nome dell’uomo che adesso è indagato per favoreggiamento dalla procura di Roma, è un poliziotto dal profilo tipico. Agente della stradale di Salerno, era stato più volte sospeso dal servizio per motivi disciplinari, l’ultima ad agosto, quando aveva presentato all’amministrazione certificati medici fasulli. Ciononostante, era molto ben inserito negli ambienti romani che frequentava assiduamente per motivi “politico sindacali”.

Dopo quella sospensione, raccontano dalla polizia, si era sfogato con alcuni colleghi confessando l’intenzione di entrare in politica con Carlo Giovanardi di cui si professava grande amico. L’ex ministro non smentisce: «Sì lo conosco, è un sindacalista della polizia. Andiamo spesso a cena, a Roma lo frequentano in molti. Mi sembra un’ottima persona e mi stupisce che sia finito in una storia come questa». Quella con Giovanardi non era l’unica amicizia vantata, o millantata, da Mazzella: l’altra, forse la più importante, era quella con l’ex capo della polizia Alessandro Pansa, attualmente capo del Dis.

capo della Polizia Alessandro PansaCAPO DELLA POLIZIA ALESSANDRO PANSA
Che le amicizie siano vere o immaginarie, comunque, poco importa. Ciò che importa è il ruolo che la loro ostentazione può aver avuto in tutta questa vicenda. È infatti proprio a Mazzella e ai suoi contatti che il Gip si riferisce quando spiega come i due fratelli Occhionero potessero contare su «una rete di contatti che consentiva loro di acquisire informazioni circa il presente procedimento penale» in ossequio a una ferrea volontà di «conoscerne i particolari e influenzarne gli esiti».

Nell’interrogatorio Giulio Occhionero ha cercato di sminuire il più possibile il ruolo di Mazzella, nel mirino perché avrebbe fornito informazioni sul pm dell’inchiesta Eugenio Albamonte. Volevo capire — ha spiegato — se il magistrato che indagava era competente di informatica, così quando seppi che aveva tenuto una conferenza chiesi a Mazzella di procurarmi il testo del suo intervento. Tutto qui.

Inutile dire che la versione ha convinto poco gli inquirenti, se non altro perché la chiamata tra Occhionero e Mazzella, intercettata, è avvenuta il 5 ottobre, lo stesso giorno delle prime perquisizioni. Nelle prossime settimane, Mazzella verrà sentito. L’obbiettivo è capire quale delle due anime di questo strano agente ha agito in questa vicenda, se quella del traffichino o quella del poliziotto ben inserito negli ambienti che contano.

Fonte: qui

IL 70% DEGLI ITALIANI È ANALFABETA STRUTTURALE

CIOE’: LEGGE, GUARDA, ASCOLTA, MA NON CAPISCE. POI C’E’ ANCHE UN 5% CHE E’ INCAPACE DI CAPIRE QUALSIVOGLIA LETTERA O CIFRA 

LA COLPA E’ DELLA TECNOLOGIA CHE SOSTITUISCE UN DISCORSO CON UN’ICONA E DELLA TELEVISIONE

Mimmo Càndito per La Stampa

AnalfabetismoANALFABETISMO
Non è affatto un titolo sparato, per impressionare; anzi, è un titolo riduttivo rispetto alla realtà, che avvicina la cifra autentica all'80 per cento. E questo vuol dire che tra la gente che abbiamo attorno a noi, al caffè, negli uffici, nella metropolitana, nel bar, nel negozio sotto casa, più di 3 di loro su 4 sono analfabeti: sembrano “normali” anch'essi, discutono con noi, fanno il loro lavoro, parlano di politica e di sport, sbrigano le loro faccende senza apparenti difficoltà, non li distinguiamo con alcuna evidenza da quell'unico di loro che non è analfabeta, e però sono “diversi”. 

Qual é questa loro diversità? Che sono incapaci di ricostruire ciò che hanno appena ascoltato, o letto, o guardato in tv e sul computer. Sono incapaci! La (relativa) complessità della realtà gli sfugge, colgono soltanto barlumi, segni netti ma semplici, lampi di parole e di significati privi tuttavia di organizzazione logica, razionale, riflessiva.

SMARTPHONE A SCUOLASMARTPHONE A SCUOLA
Non sono certamente analfabeti “strumentali”, bene o male sanno leggere anch'essi e – più o meno – sanno tuttora far di conto (comunque c'è un 5 per cento della popolazione italiana che ancora oggi è analfabeta strutturale, “incapace di decifrare qualsivoglia lettera o cifra”); ma essi sono analfabeti “funzionali”, si trovano cioè in un'area che sta al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura o nell'ascolto di un testo di media difficoltà. Hanno perduto la funzione del comprendere, e spesso – quasi sempre - non se ne rendono nemmeno conto.

smartphone 6SMARTPHONE 6
Quando si dice che quella di oggi non è più la civiltà della ragione ma la civiltà della emozione, si dice anche di questo. 

E quando Bauman (morto l’altro giorno, grazie a lui per ciò che ci ha dato) diceva che, indipendentemente da qualsiasi nostro comportamento, ogni cosa é intessuta in un discorso, anche l'”analfabetismo” sta nel “discorso”. Cioè disegna un profilo di società nella quale la competenza minima per individuare una capacità di articolazione del proprio ruolo di “cittadino” - di soggetto consapevole del proprio ruolo sociale, disponibile a usare questo ruolo nel pieno controllo della interrelazione con ogni atto pubblico e privato – questa competenza appartiene soltanto al 20 per cento dei nostri connazionali.
MOSTRA CONTROCULTURA GIOVANILE LONDRA 2MOSTRA CONTROCULTURA GIOVANILE LONDRA 2

E' sconcertante, e facciamo fatica ad accettarlo. Ma gli strumenti scientifici di cui la linguistica si serve per analizzare il rapporto tra “messaggio” e “comprensione” hanno una evidenza drammatica.

Non é un problema soltanto italiano. L'evoluzione delle tecnologie elettroniche e la sostituzione del messaggio letterale con quello iconico stanno modificando un po' dovunque il livello di comprensione; ma se le percentuali attribuibili ad altre societá (anche Francia, Germania, Inghilterra, o anche gli Usa, che non sono affatto il modello metropolitano del nostro immaginario ma piuttosto un'ampia America profonda, incolta, ignorante, estremamente provinciale) se anche quelle societá denunciano incoerenze e ritardi, mai si avvicinano a queste angosciose latitudini, che appartengono soltanto all'Italia, e alla Spagna.
giovaniGIOVANI

Il “discorso” è complesso, e ha radici profonde, sociali e politiche.  Se prendiamo in mano i numeri, con il loro peso che non ammette ambiguità e approssimazioni, dobbiamo ricordare che nel nostro paese più di 23 milioni di italiani – circa il 40 per cento – non ha alcun titolo di studio o ha, al massimo, la licenza della scuola elementare. Non é che la scuola renda intelligenti, e però fornisce strumenti sempre più raffinati – quanto più avanti si vada nello studio - per realizzare pienamente le proprie qualità individuali.

Vi sono anche laureati e diplomati che sono autentiche bestie, e però è molto più probabile trovare “bestie” tra coloro che laurea e diploma non sanno nemmeno che cosa siano. (La percentuale dei laureati in Italia, poi, é poco più della metà dei paesi più sviluppati.)

I GIOVANI E LA LETTURAI GIOVANI E LA LETTURA
Diceva Tullio De Mauro, il più noto linguista italiano, ministro anche della Pubblica Istruzione (incarico che siamo capaci di assegnare perfino a chi non ha né laurea né diploma – e questo dato rientra sempre nel “discorso”), che più del 50 per cento degli italiani si informa (o non si informa), vota (o non vota), lavora (o non lavora), seguendo soltanto una capacità di analisi elementare: una capacità di analisi, quindi, che non solo sfugge le complessità, ma che anche davanti a un evento complesso (la crisi economica, le guerre, la politica nazionale o internazionale) é capace di una comprensione appena basilare. 

I GIOVANI E LA LETTURAI GIOVANI E LA LETTURA
Un dato impressionante ce l'ha fatto conoscere ieri l'Istat: il 18,6 per cento degli italiani – cioè quasi uno su 5 – lo scorso anno non ha mai aperto un libro o un giornale, non é mai andato al cinema o al teatro o a un concerto, e neppure allo stadio, o a ballare. Ha vissuto prevalentemente per la televisione come strumento informativo fondamentale, e non é azzardato credere – visti i dati di riferimento della scolarizzazione – che la sua comprensione della realtà lo piazzi a pieno titolo in quell'80 per cento di analfabeti funzionali (che riguarda comunque un universo sociale drammaticamente molto più ampio di questa pur amara marginalità).
SCUOLASCUOLA

E da qui, poi, il livello e il grado della partecipazione alla vita della società, le scelte e gli stili di vita, il voto elettorale, la reazione solo di pancia – mai riflessiva – ai messaggi dove la realtà si copre spesso con la passione, l'informazione e la sua contaminazione con la pubblicità e tant'altro che ben si comprende. E' il “discorso”. 

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Il “discorso” ha al centro la scuola, il sistema educativo del paese, le scelte e gli investimenti per la costruzione di un modello funzionale che superi il ritardo con cui dobbiamo misurarci in un mondo sempre più aperto e sempre più competitivo. Se noi destiniamo alla ricerca la metà di un paese come la Bulgaria, evidentemente c'é un “discorso” da riconsiderare.

(Questo testo é un omaggio a Tullio De Mauro, morto nei giorni scorsi, che ha portato la linguistica fuori dalle aule dell'accademia, e l'ha resa uno degli strumenti fondamentali di analisi di una società)

Fonte: qui

mercoledì 11 gennaio 2017

L'IGNOBILE RICATTO DI BEPPE GRILLO: MULTATO L’EURODEPUTATO AFFRONTE CHE HA LASCIATO IL MOVIMENTO PER APPRODARE CON I VERDI

GRILLO: O SI DIMETTE DAL PARLAMENTO DI STRASBURGO O DOVRA’ PAGARE A M5S 250 MILA EURO DA DESTINARE AI TERREMOTATI 

LA SANZIONE LA DEVE PAGARE BEPPE, INSIEME A CASALEGGIO, PERCHE' FA AFFARI CON IL MOVIMENTO 5 STELLE


Beppe Grillo per beppegrillo.it

Affronte ha deciso di lasciare il MoVimento 5 Stelle e passare ai Verdi. Gravi inadempienze al rispetto del codice di comportamento prevedono la richiesta di pagamento della sanzione di 250.000 euro prevista dal Codice comportamento per i candidati del MoVimento 5 Stelle alle elezioni europee e per gli eletti al Parlamento europeo che lui e tutti gli europarlamentari eletti del MoVimento 5 Stelle hanno firmato.

GRILLO EUROGRILLO EURO
Affronte dovrebbe dimettersi immediatamente dal Parlamento Europeo e lasciare spazio a un eletto del MoVimento 5 Stelle. Se questo non avverrà, con i soldi della sanzione di Affronte, che gli sarà notificata non appena saranno svolte le procedure burocratiche, aiuteremo i terremotati delle Marche e dell'Umbria.





M5s: avvocato Borrè, pagamento penale spetterebbe a Grillo 

(ANSA) -  L'ipotesi del pagamento di una penale per gli europarlamentari del M5s che non volessero dimettersi "è estremamente remota" in quanto contrastante con il principio di autonomia del mandato. Non solo. "Se violazione del codice di comportamento c'è stata questa sarebbe casomai ascrivibile a chi ha deciso di costituire un gruppo politico in seno al Parlamento europeo con partiti che non condividono i valori fondamentali del M5S", come nel caso dell'Alde. Lo afferma l'avvocato Lorenzo Borrè, ex M5s e difensore di un gruppo di 'dissidenti' espulsi e poi riammessi grazie alla sentenza di un tribunale.


PERCHE' BEPPE GRILLO E DAVIDE CASALEGGIO VOLEVANO ENTRARE NEL EUROGRUPPO ALDE, OVVERO COME FARE AFFARI CON IL MOVIMENTO




Controverso anche il passaggio che dovrebbe portare al versamento dei 250 mila euro previsti dalla penale ai terremotati perché il Comitato Promotore costituito per le elezioni europee a cui dovrebbe essere versata la "multa" risulta in "procinto di scioglimento". O meglio non dovrebbe esistere già più visto che risultava "in procinto di scioglimento" già nella relazione al Rendiconto del Comitato del 2015.
Fonte: qui
GRILLO ALDEGRILLO ALDE CASALEGGIO
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M5s: eurodeputato Affronte passa ai Verdi: "Non ci sono condizioni per restare"

Grillo: "Si dimetta o paghi 250mila euro". Ieri la scelta del movimento di tornare con Farage dopo lo stop all'ingresso nell'Alde


Ansa - "Prime defezioni in Europa: i Verdi italiani danno il benvenuto all'europarlamentare Marco Affronte, ex M5s, che stamane ha aderito al gruppo europeo dei Verdi". A renderlo noto è Angelo Bonelli, portavoce dei Verdi.
"Salutiamo l'entrata nella famiglia Verde europea e italiana dell'europarlamentare Marco Affronte" - scrivono in una nota i membri dell'esecutivo Nazionale dei Verdi Luana Zanella e Angelo Bonelli, che proseguono: "Marco Affronte è una persona di cui conosciamo il grande impegno nelle tematiche ecologiste. Siamo convinti che la sua presenza tra gli ecologisti italiani darà un grande contributo alle battaglie per la salvaguardia dell'ambiente e la promozione di una Europa più verde più giusta e più democratica. Affronte, con le sue competenze e la sua storia, non potrà che rafforzare i Verdi nel nostro Paese".

Lo stesso Affronte in una breve dichiarazione ha spiegato che si tratta di una "decisione sofferta" ma che "non ci sono più le condizioni per restare". L'eurodeputato ha detto di non sapere quanti altri seguiranno la sua strada e di non temere di dover pagare una penale.

L'eurodeputato pentastellato ha deciso di abbandonare il gruppo EFDD ed entrerà oggi a titolo personale nel gruppo dei Verdi. 

Affronte è così il primo europarlamentare eletto col M5S a lasciare la delegazione grillina a Bruxelles dopo il tentativo fallito di aderire al gruppo ALDE e la successivo decisione di restare nella formazione euroscettica guidata da Nigel Farage. Secondo fonti dei Verdi ci sarebbero però altri eurodeputati pentastellati in contatto col gruppo, in vista di un possibile ingresso nella formazione ecologista. 

Si parla in particolare di un possibile approdo di Dario Tamburrano, da sempre a favore di un ingresso nei Verdi.

"Affronte ha deciso di lasciare il M5S e passare ai Verdi. Gravi inadempienze al rispetto del codice di comportamento prevedono la richiesta di pagamento della sanzione di 250.000 euro prevista. Affronte dovrebbe dimettersi immediatamente e lasciare spazio a un eletto del M5S. Se questo non avverrà, con i soldi della sanzione di Affronte, che gli sarà notificata non appena saranno svolte le procedure burocratiche, aiuteremo i terremotati delle Marche e dell'Umbria". Così Beppe Grillo sul suo blog. La sanzione, precisa il leader M5S nel post 'dedicato' all'eurodeputato passato ai Verdi, è "prevista dal Codice comportamento per i candidati del MoVimento 5 Stelle alle elezioni europee e per gli eletti al Parlamento europeo che lui e tutti gli europarlamentari eletti del MoVimento 5 Stelle hanno firmato".


IL PASTICCIO DI BRUXELLES HA UN NOME E COGNOME: DAVIDE CASALEGGIO 

DA QUANDO HA EREDITATO L'AZIENDA-PARTITO, IL GIOVANE GURU HA INANELLATO UNA SERIE DI FLOP, DAL CAMPIDOGLIO ALL'INGRESSO, PER FARE AFFARI, FALLITO NELL'ALDE. GRILLO SI È FIDATO E SI È DOVUTO INTESTARE LA FIGURACCIA 

RAZIONALE MA ANTIPATICO, GLI MANCA LA PASSIONE POLITICA E LA VISIONE DEL PADRE. 

MA ORA UNA FRANGIA DEL MOVIMENTO GLI FA LA GUERRA


1 - ORA CASALEGGIO È NEL MIRINO DEI PARLAMENTARI
Alessandro Trocino per il “Corriere della Sera

DAVIDE CASALEGGIODAVIDE CASALEGGIO
«Io me ne andrei anche, ma chi li paga i 250 mila euro di penale?». L' eurodeputato esprime quel miscuglio di delusione mista a rassegnazione che ha colto molti 5 Stelle, non solo a Bruxelles. E che ha il corollario sgradevole di una multa salata in caso di violazione del contratto di fedeltà - sul modello di quanto accade a Roma - firmato dai «portavoce» dei 5 Stelle. Una figuraccia in eurovisione, quella della bocciatura del gruppo Alde e del ritorno nell' ovile Ukip, per la quale è già partita la caccia al colpevole.

Il primo a farne le spese potrebbe essere un oscuro collaboratore di David Borrelli, l' europarlamentare che ha guidato le trattative: l'«advisor» Francesco Calazzo. La sua testa è stata chiesta esplicitamente dall' Ukip, con una condizione decisamente umiliante per i 5 Stelle. Meno grave la punizione per Borrelli, che perderà la copresidenza del gruppo Efdd. Ma in cima a tutti, il nome fatto da molti è quello di Davide Casaleggio. È stato lui a ispirare la trattativa, lui a guidare Borrelli, prima dell' improvvisa retromarcia dell' Alde.
GIANROBERTO E DAVIDE CASALEGGIO A ROMAGIANROBERTO E DAVIDE CASALEGGIO A ROMA

Alla vera prima prova da leader, il figlio di Gianroberto ne è uscito con le ossa rotte.
Provocando più di un mugugno non soltanto nei peones, ma anche nel suo compagno d' avventura: Beppe Grillo. Il quale inizialmente non sarebbe stato favorevole all' ipotesi di lasciare Farage. Di fronte alle considerazioni di Casaleggio, Grillo si sarebbe piegato, finendo per sposare una soluzione che gli veniva prospettata come sicura e favorevole. E finendo per sostenerla.

Così non è stato e Grillo, come da copione, si è assunto, insieme a Casaleggio, le responsabilità di quanto avvenuto. Non nascondendo le critiche interne, per una volta.
C' è un passaggio da notare, nel suo post: «Dispiace per quei pochi portavoce che hanno parlato di "cercare di entrare nell' establishment"».

DAVIDE CASALEGGIODAVIDE CASALEGGIO
Facile capire a chi si riferisce. Basta leggere il post di Carlo Sibilia, già membro del defunto direttorio, che scriveva: «Cercare di entrare nell' establishment sarebbe incoerente, oltre che stupido». Salvo poi, dopo lo stop dell' Alde, cancellare il post, sostituendolo con questo: «Avevo scritto un post di "arrivederci" a Farage. L' ho cancellato».

Sibilia non è stato l' unico a contestare le scelte di Casaleggio e Borrelli. Michele Dall' Orco usa la stessa parola contestata da Grillo: «Confido che questa storia serva per il futuro: mai fidarsi dell' establishment». Il disorientamento è palese. Scrive Giuseppe Brescia: «Con Ukip condividevamo poche cose (quasi nulla) e infatti io mi sono sempre detto contrario. Giusto quindi staccarsi. Ma cosa condividiamo con Alde?». Nulla, o quasi.
Marta Grande conferma: «Non ho votato al referendum. Sono sempre stata contraria a Farage, ma anche Alde mi sembra che non c' entri nulla».

davide casaleggio 1DAVIDE CASALEGGIO 1
Il più duro di tutti è un europarlamentare romano, Dario Tamburrano: «Hanno preparato un accordo schifoso sulla testa della maggioranza di noi portavoce europei facendo piombare una domenica mattina, una votazione farlocca, prendendo per i fondelli noi, decine di migliaia di iscritti, milioni di elettori e lo stesso Beppe Grillo. Chi crede ad altro, o è in cattiva fede o è semplicemente un webete ».

Neologismo a parte, nell' elenco di Tamburrano di chi sarebbe stato preso in giro non risulta un nome: Davide Casaleggio.


2 - QUANTI FLOP DA QUANDO COMANDA CASALEGGIO JR
Paolo Bracalini per “il Giornale

beppe grillo davide casaleggioBEPPE GRILLO DAVIDE CASALEGGIO
Dal padre ha ereditato l' erre moscia, il carattere riservato e poi l' azienda, la Casaleggio Associati Srl, di cui ora è lui il presidente. Ma per quanto Davide Casaleggio sia dietro ad alcune intuizioni del papà (l' e-business applicato al M5s) e da ex enfant prodige degli scacchi non difetti certo di doti strategiche, all' erede mancano due caratteristiche che invece Gianroberto aveva: la passione per la politica e la visione.

Non è un caso che da quando al timone dei Cinque stelle, dopo la morte del padre nell' aprile scorso, c' è Casaleggio jr, il movimento abbia inanellato una serie preoccupante di sbandate, dal caos Campidoglio alla figuraccia sui gruppi del Parlamento Ue, in cui Davide Casaleggio ha responsabilità dirette. Il suo esordio politico era stato proprio a Bruxelles, quando apparve dietro Beppe Grillo nell' incontro con Nigel Farage per decidere le alleanze.

beppe grillo davide casaleggioBEPPE GRILLO DAVIDE CASALEGGIO
Sembrava un grigio tecnico arrivato lì solo per dare una mano al padre, più interessato al marketing on line e alle strategie di Rete della Casaleggio Associati che alla lotta politica in Italia, e invece il destino ha voluto che prendesse molto presto il posto del padre, a fianco di Grillo, anche un po' sopra di lui visto che le chiavi della macchina M5s (la piattaforma di voto dei parlamentari, i dati sugli iscritti) le possiede Davide Casaleggio, non il comico.

Laurea in Economia aziendale alla Bocconi, poi carriera nella ditta di famiglia, Davide Casaleggio si è ritrovato in un ruolo, quello di co-leader politico, che non gli viene naturale. E i segni si vedono, col divampare delle lotte tra correnti (specie a Roma) e gli inciampi continui del movimento. Il paragone col padre, con cui i Cinque stelle sono passati da essere un fan club di Beppe Grillo ad un movimento politico da milioni di voti, è dietro ad ogni angolo. «Il padre aveva i sogni, il figlio li traduce in tattiche e azioni pratiche.

David BorrelliDAVID BORRELLI
Il padre faceva riunioni a porte aperte, il figlio riunioni a porte chiuse - si legge in Supernova, il libro-verità sul M5s scritto dall' ex Casaleggio boy Marco Canestrari insieme all' ex ufficio stampa del movimento Nicola Biondo - Casaleggio jr sta simpatico a pochi e si scontra spesso con gli altri soci, all' occorrenza fa valere il suo status.

MASSIMO BUGANIMASSIMO BUGANI
Persona riservata e abitudinaria. Il padre era autorevole. Davide impone metodi e obiettivi. Conta l' obiettivo è il suo motto». Abitudinario, freddo, metodico: «Gianroberto offriva sempre la colazione, pagava lui per tutti, commentava qualche fatto di cronaca o accennava a qualche idea, poi si saliva tutti su al secondo», invece Davide «a colazione prende sempre brioche e succo di pera. Ogni giorno, brioche e succo di pera. Tanto è pieno di idee Gianroberto, tanto è metodico suo figlio».

Il londinese The Times gli ha appena dedicato un articolo definendolo «il misterioso mezzo britannico (la madre è inglese, ndr) web-guru che ha il potere sulla città di Roma», perché sarebbe lui a telecomandare la giunta Raggi. Parla poco, si fida di pochissimi, il suo cerchio magico si compone di Luigi di Maio, il consigliere bolognese Max Bugani e l' europarlamentare David Borrelli (autore del pasticcio a Bruxelles), e poi Piero Dettori, ex manager della Casaleggio ora, insieme a Bugani e Borrelli, componente dell' Associazione Rousseau, struttura parallela al M5s che gestisce tutte le votazioni. Presidente, Davide Casaleggio.

Fonte: qui

GRILLINI IN FUGA! - DOPO LA FIGURACCIA DI GRILLO E CASALEGGIO CON L’ALDE, L’EURODEPUTATO GRILLINO MARCO AFFRONTE LASCIA IL GRUPPO M5S ED ENTRA NEI VERDI 

CON LUI VA VIA ANCHE DANIELA AIUTO 

MARCO ZANNI POTREBBE PASSARE AL GRUPPO ENF CHE RIUNISCE LEGA E FRONT NATIONAL

M5S: ANCHE AIUTO AI VERDI, ZANNI SI AVVICINA A SALVINI
(ANSA) - Anche l'europarlamentare Daniela Aiuto, eletta con il Movimento 5 Stelle, ha chiesto di entrare nel gruppo dei Verdi, che nel pomeriggio voterà l'approvazione del suo ingresso. Lo si apprende da fonti della formazione ecologista, che stamani ha già accolto l'arrivo di Marco Affronte. L'eurodeputato Marco Zanni invece sta considerando di passare al gruppo Enf, la formazione che riunisce la Lega di Matteo Salvini ed il Front National di Marine Le Pen. Il segretario del Carroccio ha confermato di essere in contatto con alcuni parlamentari pentastellati, senza specificare nomi.

Nicola Barone per http://www.ilsole24ore.com

Primi smottamenti a Strasburgo per i Cinque Stelle. Da oggi l’eurodeputato Marco Affronte abbandona il gruppo entrando a far parte, come indipendente, dei «Verdi - Alleanza Libera Europea» che passano a contare, così, 51 parlamentari da 18 Paesi diversi. In una breve dichiarazione si parla di una «decisione sofferta», ma obbligata, essendo venute a mancare le «condizioni per restare». Quanti seguiranno la sua strada non è chiaro allo stato, né la possibilità che Affronte sia obbligato a versare una penale per la scelta fatta.

MARCO AFFRONTEMARCO AFFRONTE
«Mi fa piacere poter dire che qualunque differenza di vedute ci sia stata tra il Movimento 5 Stelle di Grillo e il sottoscritto è stata superata in maniera amichevole» spiegava stamattina in un’intervista Nigel Farage, leader dell'Ukip, dopo il riavvicinamento dei due. «La settimana prossima riprenderemo il nostro lavoro insieme al Parlamento di Strasburgo. La campagna di Grillo per un referendum sull'appartenenza dell'Italia all'euro sta guadagnando terreno. Da molto tempo ammiro il suo lavoro in Italia e gli auguro di avere successo».

IL RITORNO NELL'EFDD
MARCO AFFRONTEMARCO AFFRONTE
In poco meno di un giorno il Movimento ha compiuto un’inversione di rotta radicale, nuovamente a fianco degli indipendentisti britannici dopo l’altolà dei liberaldemocratici Ue. Ma con la subordinata rilevante di dover digerire le condizioni poste da Farage. Che sono, nell'ordine, la “testa” dei responsabili del “tradimento” e appunto una ripresa della battaglia per un referendum sull'euro.

Il leader inglese avrebbe chiesto la testa di David Borrelli entro martedì prossimo e del funzionario M5S che ha partecipato alla trattativa con l'Alde entro febbraio, con contratto in scadenza. Altra vittima indiretta del rientro a casa Efdd è Fabio Massimo Castaldo, da due anni e mezzo candidato alla vicepresidenza del Parlamento di Strasburgo e che ieri durante la riunione ha annunciato che non si ripresenterà per la carica.

GRILLO E FARAGEGRILLO E FARAGE
Grillo in un lungo post apparso sul blog conferma ed annuncia che il nuovo responsabile della comunicazione del Movimento all’istituzione Ue sarà Cristina Belotti. Il fondatore dei Cinque Stelle spiega ancora che il ritorno nell'Efdd rispetta la «volontà espressa dalla rete applicando la seconda scelta più votata dai certificati» ma si scaglia sia contro i deputati M5s critici dell'accordo con l'Alde, in primis Carlo Sibilia («non sanno come funziona il Parlamento europeo»), sia contro il leader dell'Alde Guy Verhofstadt. «Dovrebbe solo vergognarsi, perché da meschino si è piegato alle pressioni dell'establishment».

Fonte: qui